venerdì 24 novembre 2017

non stancarti di andare

me lo sono rigirato a lungo tra le mani questo libro, non stancarti di andare, atteso con amore e curiosità fin dalle primissime anteprime.
d'altro canto come poteva essere altrimenti? teresa e stefano sono due autori che ti fanno innamorare delle loro storie, dei loro personaggi, del loro modo di raccontare che va oltre le parole e i disegni e che è permeata di tutta la loro passione e del loro affetto.
dopo viola giramondo, dopo il porto proibito, dopo orlando curioso, le aspettative, per questo libro che gli editori che avevano potuto sbirciarlo in anteprima definivano un capolavoro, erano altissime.
e non c'è voluto molto a soddisfarle: la scintilla è scattata subito, già da quella quarta di copertina dove, invece della solita sinossi o degli strilloni di penne autorevoli, c'è quella definizione che ruba spazio alla grammatica e fa posto all'emozione: attendere: infinito del verbo amare, scritta sopra l'immagine di una donna con un pancione gigantesco e l'immancabile maglietta a righe da pirata.
lo rigiro ancora, passo le dita a contare le pagine, a riempirmi di quel consiglio così necessario stampato accanto alle figure di questi due ragazzi che si guardano con infinita dolcezza: non stancarti di andare. tutti avremmo bisogno di qualcuno che ce lo sussurra con un sorriso, e se non c'è, possiamo consolarci ogni volta tornando a questa storia.


la sensazione, fin da subito è strana: mi sono sentita un po' come qualcuno che spia nell'album dei ricordi di qualcuno, che guarda dal buco della serratura, che ruba un'intimità troppo forte per essere solo finzione narrativa: l'affetto tra i personaggi di questo libro, i loro sentimenti, i loro legami sono così veri e profondi e narrati con così tanta sincerità che in qualche modo sembrano parlare proprio con te che stai leggendo. ho avuto bisogno spesso di mettere giù il libro, fermarmi, fare scendere quel groppo di commozione per dirmi che forse esageravo un po' a sentirmi l'unica destinataria di quella storia, che non è davvero così, anche se stefano e teresa questo scherzetto te lo fanno spesso, ti raccontano una storia come se ti guardassero dritto negli occhi e quella storia fosse solo tua.
se non è questo che fa di un narratore un grande narratore, allora non so cos'altro possa essere.

il breve flashback iniziale lo capiremo solo dopo, ma i protagonisti della vicenda li conosciamo quasi subito: iris e ismail, una giovane coppia innamorata e felice, approdata nella casa in cui lei viveva da bambina, rimasta esattamente com'era circa trent'anni prima. sembra l'inizio del più comune degli idilli: la casa dell'infanzia ritrovata, il lavoro tanto desiderato, l'amore perfetto... ma ismail deve partire, tornare per qualche settimana in siria, nella sua città, sistemare le ultime cose prima del trasloco definitivo in italia. è la primavera del 2013, il conflitto siriano è iniziato da circa un anno ma la situazione sembra non troppo pericolosa, non abbastanza per rinunciare a un ritorno.
un mese dopo, o meglio, una luna dopo - il racconto è scandito dalle fasi lunari, che aprono ogni capitolo con una calligrafia in arabo e una citazione presa in prestito a canzoni, poesie, libri eccetera - iris si scopre incinta.
mentre intorno a lei inizia a presentarcisi il caleidoscopio di personaggi che fanno parte della sua vita - zia tiz, amica di sua mamma e ginecologa, ale, l'amica di sempre, janis, la più importante maestra di disegno, che non ha solo saputo riconoscere il suo talento, ma che le ha permesso di sentirti rivelata a se stessa, la sua folle e sboccatissima mamma, con i suoi capelli rossi e i suoi mille impegni - ismail, che in siria sta aiutando a mettere al sicuro da un eventuale espandersi della guerra i reperti di un museo, viene rapito, ed è solo la più inaspettata delle coincidenze a salvarlo.
da questo momento iniziano due viaggi paralleli, due pellegrinaggi che lentamente muovono i loro passi verso un unica meta: l'incontro, l'attesa, la vita, l'amore.
iris, con il suo amore minuscolo nella pancia, in attesa di ismail, inizia pian piano un percorso a ritroso, tra i suoi ricordi e quelli della sua famiglia: l'infanzia di sua madre, la sua giovinezza sregolata, e poi il viaggio in siria con ale, i primi incontri con ismail e con un prete straordinario, padre saul, anima di un monastero universale, tempio di ogni dio, di ogni spiritualità, porto per ogni uomo e ogni donna in cerca di una risposta o semplicemente di un momento di riflessione, di preghiera. la chiesa di saul risuona di tante lingue, conosce i tanti nomi di dio e gli infiniti modi di pregarlo, li mette insieme, non esclude nessuno, apre le braccia a tutti: è lì che l'amore in boccio di ismail e iris è stato riconosciuto, e dal quel prete gigantesco dai capelli rossi e il sorriso gentile è stato benedetto. iris va indietro nel tempo e poi corre avanti, a scrivere le lettere che il suo piccolo leggerà poi qualche anno dopo, a raccontargli dei loro mesi di via in due.
nel frattempo ismail dovrà affrontare il più duro dei viaggi tra ogni sorta di orrore, paura e sofferenza: il viaggio di chi perde ogni diritto, di chi deve riconquistarsi la vita passo dopo passo, di chi deve sopravvivere anche quando lo sconforto prende il sopravvento e l'umanità sembra essere perduta per sempre. vedere i propri compagni morire e incontrare altri prendere il loro posto, con gli occhi assetati di vita, di giustizia, di futuro.

"nel cuore degli uomini"

non stancarti di andare è un racconto corale in cui teresa traccia innumerevoli legami che si dipanano avanti e indietro nel tempo, una struttura complessissima che pure non si ingarbuglia mai, che sa raccontare la storia più difficile, complicata, assurda e incasinata di tutte: quella della vita, degli affetti, dei legami, dei cambiamenti, degli sbagli e del momento in cui si chiede scusa, si ricomincia, ci si ritrova. e lì dove teresa intreccia parole, stefano trova di volta in volta il tratto giusto, il segno esatto per le sue immagini: a volte la delicatezza dei pastelli, altre il segno graffiante di una biro o un pennarello, colori luminosi o campiture nere, primi piani intensissimi o scorci di paesaggio che sanno esprimere la forma sfaccettata e complessa del mondo.

è un libro indimenticabile questo, che ti rimane nel cuore, che ti porta vicino non solo iris e ismail e il loro bambino, non solo la loro storia, non soltanto quel sistema solare di vite e racconti che ruota intorno a loro, ma rimane sopratutto il viaggio di ismail, così simile a quello dei tanti che sbarcano sulle nostre coste: indesiderati, cacciati, odiati.
giochiamo con le loro vite senza neppure provare a conoscerle, senza volerci sporcare l'anima a guardare i loro occhi e assaggiare un granello del loro dolore. raccontare l'esodo dei disperati, il loro viaggio tremendo attraverso il deserto, l'affidare la loro vita a uomini senza scrupoli né coscienza, non era facile. bastava pochissimo per scadere nel patetico, o per raffreddare le emozioni con troppo didascalismo, bastava poco per scivolare nell'orrore e nel grottesco, ma teresa e stefano riescono a farlo nel migliore dei modi possibili: non nascondono nulla ma non cadono mai nel voyerismo fine a se stesso, non si lasciano andare a sterili lagnanze ma non dimenticano il dolore: rispettano la dignità di chi quel viaggio lo compie, quella che ogni volta troppi fanno finta che neppure esista, la dignità che sa sopportare anche la morte ma che non regge l'indifferenza. le pagine di questo viaggio sono bellissime e vere e poetiche e dense di voglia di vivere, di non arrendersi, di non stancarsi di andare.

ho vissuto la lettura di non stancarti di andare come una lunga lettera indirizzata proprio a me: il mistero dell'amore che si fa vita e della vita che si fa viaggio, dei sogni che spingono i piedi lontano, del dolore che insegna ad apprezzare la gioia, della disperazione che si fa fame di speranza.
ed è ricco di riflessioni sul nostro rapporto con dio, qualsiasi nome vogliamo dargli, con la spiritualità, con l'incontro con quel qualcosa di immenso e bello che a volte abbiamo occasione di sperimentare, pure se lontano dalle chiese: un divino che non esclude nessuno, che non si definisce sulla base di un alterità ma su quella della condivisione e della somiglianza, una religione che forse non esiste o forse è l'unica in cui valga la pena credere, quella dell'amore, dell'unione, dell'accoglienza.
la figura di padre saul è forse una delle più riuscite, sicuramente, come poi spiegano gli autori a fine del volume, una delle più sentite: ispirata a paolo dall'oglio, gesuita italiano che negli anni '80 aveva fondato una comunità monastica mista ed ecumenica nel deserto a nord di damasco e che fino alla sua sparizione, nel luglio del 2013, si era davvero dedicato, proprio come il saul del libro, al dialogo interreligioso volto all'accettazione e alla convivenza di fedi diverse, aprendo le sue porte a cristiani, musulmani e visitatori di passaggio.

è difficilissimo raccontare questo libro, io ci ripenso da giorni a come scrivere questo post. mi sono resa conto che è impossibile raccontarlo o meglio, raccontare quello che scuote dentro, come si fa un groppo e dalla gola sale sciogliendosi in lacrime e rimane dentro come un tesoro prezioso.
ho pensato che era meglio provare semplicemente a dire quello che mi ha lasciato, forse in modo un po' confuso e delirante, come confusi e deliranti ci lasciano le cose belle ogni volta che ci toccano.
è più facile dire che è raro trovare un libro così. quindi lasciate perdere tutto quanto e leggetelo.

4 commenti:

  1. Oddio, mi stai facendo venire una voglia metta di leggerlo T.T ♥ mi ricordo che l'avevi messo tra le segnalazioni di Lucca, e già là volevo prenderlo in fiera solo che sono stata bloccata dal prezzo (povertà inside): mi sa che l'unica soluzione è farmelo regalare per Natale!!

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    1. sì sì, fattelo regalare assolutamente, non puoi non leggerlo!

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