martedì 23 aprile 2019

ventuno

il patto è questo. io vi racconterò la mia storia, quella vera, e voi la ascolterete, che vi piaccia o no, perché vi parlerò di tossici ed emarginati, di sesso, di violenza e di morte. sicuramente lo sapete a cosa mi riferisco. quella pulsione del cazzo quando vi dicono: non guardare in basso, invece voi lo fate, guardate, e quando tutto gira è ormai troppo tardi. è questa la realtà. viviamo dentro un abisso pieno di gallerie e tunnel. è buio, umido e puzzolente. se chiudete gli occhi riuscite a immaginarvelo. benvenuti nel pozzo.

se vi sentite già un po' a disagio già da queste prime righe, state tranquilli, è tutto normale.
poi va sempre peggio.

immaginatevi questo mondo sotterraneo, oscuro, sporco e malsano, un pozzo che qualcuno un tempo ha iniziato a scavare, non si sa bene perché ma l'ha fatto, e poi hanno continuato, uomini e donne sono andati sempre più giù, hanno aperto nuove gallerie e cunicoli, si sono trascinati dietro un pezzo di umanità che scendendo ha perso tutto, un'umanità che è persino difficile definire tale: nati sottoterra come se fossero già morti, sbattuti fin dall'infanzia in un inferno in cui esistono solo violenza e squallore, gli abitanti del pozzo esistono solo in funzione del pozzo stesso, vivono le loro vite tremende solo per scavare, sempre di più, per scendere sempre più in basso, come automi. letteralmente. adorano il dio della meccanica, praticano rituali terrificanti in cui, tramite amputazioni e innesti, si trasformano in insetti meccanici, creature mostruose che perdono pezzo a pezzo anche la forma di esseri umani, si trasformano in macchine, più forti, più resistenti, più utili, il cui unico scopo è scavare ancora e ancora.

immaginatevi questo mondo e dimenticate tutto quello che di positivo assocereste al concetto di umanità: nessuna pietà, nessun senso di giustizia, di onestà. nel buio dei tunnel rischiarati solo da lanterne, dove il sole non è mai arrivato, non c'è che violenza: uccisioni, stupri, cannibalismo sono all'ordine del giorno, l'orrore che si consuma tra reietti malati, deformi, creature prive di qualsiasi aspirazione che non sia riuscire a fottere qualcun'altro e sopravvivere almeno un altro giorno.

ecco il pozzo, il mondo di ventuno, il protagonista da cui il romanzo prende il titolo, tutta la realtà che conosce e che ha imparato a far sua.
sa quali sono le regole, sa qual è il futuro che l'aspetta e che, nonostante sia cosciente della scarsità di alternative, cerca di rimandare facendosi di droghe improbabili, passando le sue giornate tra tossici nullafacenti ed evitando di rivelarlo ai suoi familiari, fino al giorno in cui si rende conto che conoscendo i segreti degli abitanti del pozzo e riuscendo a manipolare la situazione a suo piacimento, raccontando storie, piegando la verità con le parole, mettendo gli uni contro gli altri e approfittando della loro paura, può ottenere molto di più di quello che non gli darebbe un'intera vita di duro lavoro.

ventuno è un adolescente e come ogni adolescente che si rispetti non ha nessuna voglia di seguire il percorso che qualcuno ha stabilito per lui. ma è un adolescente che non conosce altro che la decadente disperazione del pozzo, un adolescente senza guida, senza eroi, senza morale, un adolescente che non perde tempo a fantasticare di quello che sa bene essere impossibile.
ventuno sa che se anche riuscisse a uscire dal pozzo, se andasse nel mondo esterno, lì non sarebbe altro che una creatura ripugnante, odiata e disprezzata da tutti. conosce i suoi limiti e sa che il massimo a cui può aspirare è di salire nella scala gerarchica del pozzo, di diventare parte della malavita che controlla ogni cosa. il massimo cui può ambire è prevaricare su quelli che fino a qualche giorno prima erano suoi pari, ed è a questo che punta.
better to reign in hell than serve in heaven diceva uno che di inferni se ne intende parecchio.

guillem lópez non ci prova nemmeno a farci empatizzare con ventuno, a renderlo anche solo vagamente simile a un eroe, per quanto sgangherato e improbabile.
ventuno è l'espressione della società in cui vive, solo un po' più furbo e fortunato degli altri, ma rimane un essere abbietto e odioso concentrato tutto su sé stesso, sull'immediata soddisfazione dei suoi desideri.
vive in una società che non ha coscienza di sé stessa, che non sa nemmeno immaginare un cambiamento della propria condizione e di conseguenza cerca il cambiamento non del sistema ma nel sistema.
nel pozzo manca qualsiasi forma di associazione comunitaria che non abbia a che fare con le mostruosità rituali di questa strana religione, che si esaurisce tutta nei rituali stessi. neppure la famiglia ha la struttura sociale basilare che si troverebbe persino tra gli animali, gli affetti sono così sbiaditi che quasi non esistono, ognuno pensa solo alla propria sopravvivenza, tutti sono contro tutti.
questo è, a mio avviso, l'aspetto più terrificante di questo romanzo di lópez, ovvero la mancanza innaturale di una qualsiasi forma di struttura comunitaria che non sia quella della malavita organizzata (e plausibilmente legata al mondo esterno), l'apice di una piramide gerarchica sgangherata a cui ventuno aspira senza preoccuparsi di schiacciare chiunque serva pur di arrivare più in alto possibile.

il linguaggio, coerentemente con la realtà del pozzo, è volgare, crudo, diretto, ma mai scarno o semplicistico. mentre leggevo mi ha fatto venire in mente l'ossario di sedlec con le sue decorazioni elaboratissime, opulente ma grottesche e terrificanti che sembrano dire che gli esseri umani non sono nulla, non valgono nulla, ma possono tornare utili.

probabilmente non sarà la lettura migliore per i primi giorni di spensieratezza primaverile ma come ogni buon romanzo (e qui ci sarebbe da ricordare che relegare la narrativa di genere in qualche categoria di roba da nerd illetterati diventa sempre di più qualcosa di veramente stupido), superato il senso di malessere, lascia lo spazio aperto a un sacco di riflessioni.
buona lettura e buona insonnia.
e se non l'avete ancora fatto, recuperate anche challenger, sempre per i tipi di eris edizioni.

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