lunedì 12 febbraio 2018

anita je t'aime | il grande sgarbo

dopo giorni travagliati e confusi, sono finalmente tornata, in tempo per il mese del bbb dedicato a effequ (qui l'intervista del mese) con due graphic novel a prima vista diversissimi ma accomunati da due caratteristiche: l'ambientazione - l'italia del risorgimento - e la loro natura di ucronia.
entrambe le storie infatti prendono spunto da quella domanda che ci assilla sempre, anche in contesti meno universali e storicamente rilevanti, quel cosa sarebbe successo se invece... ? che ci arrovella le viscere o, ed è questo il caso, permette di immaginare storie sbagliate, da mondo parallelo, ma sicuramente interessanti.


la prima, anita je t'aime, di greta xella, parte dall'idea che nel 1849 la anita amata da garibaldi non muoia davvero, ma che si dia alla macchia in segreto, dopo aver inscenato il proprio decesso, per dedicarsi alla rivoluzione al fianco di un bakunin che qui è suo illegittimo fratello, abbandonando il suo amore per una causa più grande, quella in cui entrambi credono.
a parte le mie personali idee su quello che davvero il risorgimento fu e la mia non condivisione dei ruoli che greta xella fa assumere a personaggi storici come marx, la storia appassiona e funziona, scandita da lunghi vuoti riassunti in poche righe e brevi momenti salienti della vita di anita in giro per l'europa, scorci di una rivoluzione comune e inarrestabile e di due amanti che si sfiorano, si sbagliano di poco, percorrono binari paralleli che si avvicinano e si allontanano, che vivono vite lontane ma continuano a pensarsi e amarsi.
un fumetto che ha l'aria di un libro illustrato, con tavole atipiche, scene che occupano anche due pagine intere, in cui i disegni espressivi e cartoonosi di greta stemperano l'atmosfera a volte pesante che pervade la vita straordinaria di una donna passionale e determinata negli ideali politici quanto nell'amore.


stefano cardoselli alza notevolmente il tiro e colpisce la storia dritto al cuore con il suo il grande sgarbo, con una pallottola sparata da un triste, lugubre burocrate senza scrupoli dritto in faccia a quell'eroe dei due mondi (?) uccidendo con lui lo spirito stesso del risorgimento e immaginando un'italia senza più possibilità di unificarsi.
preoccupato infatti della possibile perdita del suo impiego, e del piccolo potere che riesce a ottenerne, all'arrivo dei garibaldini, ferdinando ragozzino, burocrate al soldo del regno delle due sicilie, decide di eliminare il problema alla base, con alle spalle i poteri forti della chiesa, incarnati - con l'ironia dissacrante che caratterizza tutto il racconto - dalla tremendamente brutta, cattiva e manipolatrice suor marcella ragozzino, devota più ai poteri forti e a  un cardinale dallo scudiscio facile che alla misericordia divina.
ucciso garibaldi e devastato l'umore dei coraggiosi dell'italia, aggirati briganti e banditi, e ottenuto l'appoggio dello stato pontificio, non sarà difficile dividere l'italia ancor più fortemente di quanto non lo fosse, impresa forse poco credibile ma paradossalmente più fattibile che recuperare il suo amato posto di lavoro.
ironico e irriverente, cardoselli fa a pezzi la storia e la ridisegna con un tratto sporco dal gusto punk, senza risparmiarci momenti quasi splatter, alleggerendo tutto con un italiano arcaico un po' maccheronico che da all'intera vicenda un tono carico di humor nerissimo e che non risparmia nessuno - chiesa e politica sopratutto - da un capovolgimento dei fatti reali, fino a presentarci il più impensabile dei narratori possibili per questa vicenda assurda, grottesca, divertente e surreale.

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