mercoledì 6 luglio 2016

quella luce negli occhi

prima di iniziare a parlare del libro, tocca fare una premessa, una roba che se volete potete anche saltare eh, ma io comunque cerco di non andare troppo per le lunghe.
il fatto è che la premessa è necessaria, altrimenti non si capirà bene quello che dirò del libro, o meglio, magari vi aspettate quello che io non posso dirvi di questo libro. ma se non vi spiego la premessa, non posso spiegarvi cosa non posso dire. troppo complicato così, vado con ordine.

dunque, come ormai saprà chi segue questo blog da un po' di tempo - e quei tre gatti che mi conoscono di persona e ogni tanto passano qui per sbaglio - io ho un pessimo rapporto con il genere horror. non sono mai riuscita a vedere un film horror, quelle poche volte che ho visto qualche scena un po' splatter o angosciante o eccessivamente violenta (o anche solo violenta) in un film, ci sono poi stata malissimo per mesi, giuro. al periodo delle medie feci incubi assurdi per non ho idea quanto tempo, ma comunque tanto, per colpa di qualche dylan dog che lessi all'epoca. non ho mai letto un libro horror perché sapendo come reagisco a questo tipo di cose, ho preferito dar precedenza ad altro (con la mia wishlist è impossibile un pensiero tipo vorrei leggere qualcosa ma non so cosa. lo so benissimo, cazzo!). però, come penso sia normale per tutta l'umana specie, quello che mi spaventa mi attrae. e quindi, anche se non riesco comunque a vedere film o leggere fumetti o libri horror, ammetto che determinate tematiche o figure hanno una certa fascinazione su di me, sopratutto quando sono trattate da un punto di vista che vada oltre il semplice ora ti faccio cagare in mano. per esempio, ho apprezzato parecchio intervista col vampiro (libro, il film non me lo vedo manco morta) per il modo in cui si parla dei vampiri: ok, sono dei mostri che dissanguano la gente per sfamarsi, ma sono anche creature maledette che hanno davanti l'eternità per soffrire della scomparsa di tutti quelli che amano e per il rimorso di dover uccidere ogni volta per poter sopravvivere. è l'aspetto psicologico, se vogliamo, quello che mi piace di questo tipo di storie. come ci si sente a essere il mostro? ecco, questa cosa sarà interessante per quello che riguarda il libro, ma ora ci arriviamo.

una delle figure tipiche del genere horror che mi ha sempre affascinata, oltre ai vampiri, sono i non morti. ok, mi fanno uno schifo pazzesco e non riesco nemmeno a tollerare un non morto disegnato, non potrei mai vedere un film simile né potrei sopportare un racconto troppo dettagliato sulle parti più disgustose della faccenda (decomposizione e nutrizione in particolar modo).
quindi - e ci siamo finalmente! - sono secoli che cercavo qualcosa che parlasse dei non morti andando oltre i vermi e gli svisceramenti, qualcosa che non fosse solo splatter e panico.
e poi un bel giorno, mi ritrovo a girellare sul sito di clichy (è come quando girelli in libreria, io lo faccio saltellando da un sito all'altro, da un editore all'altro, da un blog all'altro) e becco quella luce negli occhi: un libro che parla di non morti senza focalizzarsi solo su splatter e panico. da voglio tantissimo questo libro a ok, lo prendo, c'è voluto veramente pochissimo rispetto ai miei soliti tempi di stagionatura in wishlist.
se siete giunti fino a qui bravi. il libro mi è piaciuto un botto ed era esattamente il libro che volevo leggere da anni. ovviamente, non aspettatevi riferimenti a film sui non morti, a telefilm sui non morti, ad altri romanzi sui non morti, perché questo è il mio primissimo approccio in merito. ecco perché tutto questo infinito pippone, per pararmi il culo ed evitarmi commenti a sproposito di the walking dead e affini.


siamo più o meno ai giorni nostri, in lousiana, nella città di baton rouge. è l'ultima settimana del mese che mike e matt si sono dati come tempo massimo per cercare il padre di quest'ultimo, il signor mazoch.
da meno di un anno è esplosa una misteriosa quanto pericolosa epidemia che ha riempito la città di non morti, le acque adesso iniziano a calmarsi, ma i casi di contagio continuano a crescere di giorno in giorno, e molto probabilmente al signor mazoch deve essere capitato un qualche brutto incontro con un infetto che lo ha reso un non morto, o nella peggiore delle ipotesi, il pasto di un non morto.
matt non si rassegna e vuole a tutti i modi trovare il padre, e mike non ha intenzione di lasciare l'amico da solo esposto al pericolo del contagio.

l'azione si svolge in soli sei giorni, da lunedì a sabato, e a dirla tutta è forse eccessivo definirla azione. in effetti matt e mike si affidano alla comune teoria che qualcosa, una forma di memoria incosciente, spinge i non morti a tornare nei luoghi che avevano amato da vivi, o quelli a cui semplicemente erano abituati. per questo, ogni giorno, cercano il signor mazoch, un ex-idraulico dalle abitudini non troppo salutari, nei posti che frequentava giornalmente: la sua casa, i fast food dove consumava montagne di cibo spazzatura, eccetera. hanno tempo solo fino a che non arrivi la stagione degli uragani, poi sarà impossibile continuare le ricerche, e anche solo sperare di trovare il signor mazoch.
in questo periodo, la situazione in cui vivono è abbastanza controllata e tranquilla: delle squadre speciali di polizia hanno già rinchiuso gli infetti in speciali centri di quarantena, gli episodi di contagio ci sono, ma non sono troppo comuni: dopo il terrore, la gente ha ricominciato a vivere con relativa serenità.

nel frattempo mike deve relazionarsi con le sue paure, i suoi pensieri, i suoi dubbi e la sua ragazza, rachel. la ricerca del signor mazoch, e in generale la vicenda della città impestata, sono solo un modo per bennet sims, attraverso la voce di mike, per riflettere sui temi che ci affascinano e ci tormentano dal momento in cui abbiamo smesso di essere scimmie: la vita, la morte, la coscienza, l'identità, la memoria, gli affetti familiari, l'amore, i rapporti complicatissimi tra tutte queste cose.
se la fatica di doversi adattare alla tensione degli ultimi mesi, al terrore del contagio, al pericolo di questi cannibali inarrestabili non fosse già abbastanza, ai sopravvissuti tocca di dover trovare un nuovo modo per vivere la loro solita vita, di non cedere alla paura, di continuare a essere quello che erano, senza però per questo abbassare la guardia.
rachel è la figura che meglio sintetizza tutto questo: è una ragazza che se pure ha conosciuto momenti dolorosi, difficili e tristi, ama troppo la vita per lasciarsi terrorizzare e chiudersi fra quattro mura in preda al panico. ogni volta che rievoca con mike qualche momento felice che i due hanno vissuto insieme, non fa che ricordare a sé stessa e al suo uomo che la paura non deve cambiarli, che hanno il dovere di rimanere quelli che erano: due giovani innamorati con sogni e speranze per il loro futuro insieme, con la gioia del presente e il piacere di condividere il passato.
se rachel risplende di una dorata luce di ottimismo, dall'altro lato mike con i suoi dubbi, la sua curiosità quasi perversa e ossessiva per i non morti che pure lo terrorizzano tanto, cerca di immedesimarsi in loro, di capire cosa sentono, cosa vedono, cosa ricordano, cosa sono in grado di decidere e cosa invece è dettato da una sorta di istinto mnemonico e animalesco. e matt con il suo atteggiamento cupo e chiuso, sono l'altra faccia della medaglia, quella inevitabilmente scossa a causa della continua minaccia che incombe su chiunque, in qualsiasi momento.

se i non morti sono - in questo romanzo e credo in qualsiasi altro racconto di cui sono protagonisti - un tentativo a dare una risposta alla fatidica domanda cosa c'è dopo, o quanto meno la forma materiale della nostra incapacità di accettare la morte, l'atmosfera dell'intero racconto mi ha più volte riportato alle sensazioni vissute davanti ai tg qualche mese fa, durante le lunghissime, angoscianti dirette relative agli attentati in francia, in belgio, in turchia, proprio pochi giorni fa mentre scrivevo questo post (e tutti gli altri): la frustrante irrisolvibile ansia che ci coglie ogni volta che qualcosa di incontrollabile sconvolge le nostre vite e ci fa sentire continuamente in pericolo, senza poter sapere da dove arriverà il nemico, né che forma avrà. e al contempo, la voglia - come se fossimo rachel - di continuare a vivere, ad assaporare il presente nelle sue piccole, grandi meraviglie, a sognare il futuro senza darla vinta al terrore.

quella luce negli occhi è un romanzo tanto semplice, di facile lettura, appassionante, quanto denso, forte, emotivamente coinvolgente.
mike racconta gli eventi, andando avanti e indietro tra presente e passato, ricorda i momenti felici e quelli tristi, fa digressioni, espone i suoi dubbi, le sue teorie, le sue speranze, e lo fa in modo da farci entrare immediatamente nella vicenda, da lasciarci spaesati quanto lui, pieni di dubbi e di paura quanto lui, ma anche di aiutarci a riflettere sul significato stesso dell'esistenza, e di come questa, inesorabilmente, comprenda la sua stessa fine.
insomma, che siate o meno amanti del genere horror, che vi piacciano o meno i non morti, fatevi una favore e leggete questo libro.

8 commenti:

  1. Sembra molto interessante! Ti capisco, anch'io sono impressionabile, soprattutto per quanto riguarda il tema dello stupro. Diversi anni fa andai con Matteo a vedere "Uomini che odiano le donne" e dopo poco c'è una scena davvero pesantissima, ho tenuto gli occhi chiusi e le orecchie tappate per tutta la scena, poi appena è finita sono schizzata fuori dalla sala con un senso di nausea pazzesco. Oppure una volta mi è capitato di leggere un articolo di cronaca, scritto fin troppo bene, la notte non sono riuscita a chiudere occhio e per un po' di giorni mi ha fatto compagnia una grande inquietudine. Cooooomunque. L'unico libro che ho letto a tema zombie è stato "Breathers" di tale Browne, tra le mie prime letture in inglese, ho dei ricordi vaghi, mi era sembrato simpatico ma un po' di splatter c'era. Ho provato a leggere anche "Orgoglio e pregiudizio e zombie" , speravo fosse una cosa simpatica ma non sono riuscita ad andare oltre il primo capitolo, una grande delusione. Intervista col vampiro è un gran bel libro ma lascia una grande malinconia, hai ragione. Ps: Basilicò alla fine è stato ordinato ^^ la mia Feltrinelli purtroppo non l'aveva

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    1. a me non fa troppa impressione "leggere" i fatti di cronaca, anche se detesto quelli troppo morbosi. mi fa proprio schifo anche solo il concetto.
      però film e affini niente, non riesco a vederli. entro in panico.

      se riesci a recuperare questo libro fammi sapere, aspetto pure la tua opinione su basilicò! ♥

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  2. Hai nominato Intervista col vampiro quindi è come avermi evocata LOL Non posso fare altro che consigliarti assolutissimamente anche il seguito "Scelti dalle tenebre" (poi c'è un'altra decina di libri, ma è dai primi due che si comincia) e che sarebbe l'ingresso di Lestat come voce narrante (un delirio esistenziale...), soprattutto viste le ragioni per cui ti è piaciuto. Certi passaggi di quel libro mi sono rimasti proprio stampati in testa. Il film secondo me potresti guardarlo. Io ho resistito tranquillamente e l'ho visto più volte. E' talmente vecchio che si vedono proprio i pupazzoni x'D

    Come ben saprai dalla mia esperienza con "Dolci tenebre", neanche io ho un buon rapporto con l'horror ma sto cercando di avvicinarmi al genere giusto per qualche titolo. Non leggerò mai It di king perchè ho il terrore dei clown, ma studiando la letteratura gotica mi sono appassionata a quanto ci stia (in)consciamente dietro ad ognuna di queste figure "non-morte".
    Questo titolo me lo segno ;)

    A proposito delle tue ultime parole...sto leggendo Kobane Calling e ho L'Angoscia.

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    1. ah ma ora che me lo dici mi viene in mente che ho letto sia scelti dalle tenebre che la regina dei dannati, e della regina dei dannati ho visto anche il film! poi mi sono bloccata, le saghe troppo lunghe non mi entusiasmano, ma non escludo che prima o poi...

      questo te lo consiglio perché di "spaventoso" in senso stretto non c'è nulla, e poi è molto molto moooolto bello!

      bellissimo kobane calling, vero? è pesante per certe cose, ma merita tantissimo!

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    2. oddio, il film della regina fu uno scempio x'D sì questa è una saga bella lunga, ma la maggior parte sono libri che si possono leggere anche singolarmente :)

      Poi comunque nella lettura di romanzi ho una soglia di sopportazione più alta xD

      Kobane l'ho appena finito. E' stata una lettura devastante, ma bellissimo.

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    3. sì, uno dei film più trash della storia, ma quanto era bella aaliyah? ;_;

      siamo in due per quello che riguarda i livelli di sopportazione nei romanzi. cioè, ok, posso leggere una descrizione dei non morti qui, ma non credo che vorrei vederli in un film. e poi a dirla tutta questo libro è meno morboso e cruento di certi programmi di approfondimento di cronaca nera che vanno in tv il pomeriggio...

      sono contenta che ti sia piaciuto anche kobane calling! è veramente devastante e bellissimo, da stretta allo stomaco e lucciconi agli occhi.

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  3. Sono esattamente come te per quanto riguarda l'horror! Inutile dire, quindi, che questo libro mi incuriosisce molto.

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    1. e allora leggilo! ti assicuro che non c'è nulla di spaventoso o fastidioso, è un libro bellissimo! ^_^

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