venerdì 9 agosto 2013

la bambina che salvava i libri

la bambina che salvava i libri è un titolo sbagliato.
a dire il vero doveva essere la bambina che rubava i libri. non so perché gli editori italiani si convincono che un titolo che non c'entra nulla con la storia sia meglio di quello originale soltanto perché suona meglio. più buono forse.
in ogni caso non è questo il punto.

la bambina che salvava i libri è davvero un bel romanzo, uno di quei libri che fanno male e bene allo stesso tempo.
liesel, questo è il nome della bambina del titolo, è una ladra di libri. e incontra la narratrice della storia, la signora morte, per tre volte.
la prima volta succede quando compie il suo primo furto: ha nove anni e ha appena seppellito il suo fratellino insieme a sua mamma. sono dovuti scendere dal treno dove lui è morto, proprio davanti ai suoi occhi. sua mamma li stava conducendo a molching, dalla famiglia che si sarebbe presa cura di loro due, adesso che era scoppiata la guerra e lei non poteva più badare a loro.
proprio dopo aver sepolto il bambino sotto la neve, liesel trova un libretto nero per terra, caduto a uno dei becchini. anche se non sa leggere, sa che non può lasciare il libro lì.
arrivata davanti alla sua nuova casa, nella himmelstrasse, la strada del paradiso, è costretta a dire addio a sua madre e a conoscere i suoi nuovi genitori: rosa e hans hubermann. non sono certo una famigliola da pubblicità: la himmelstrasse è una strada di poveri e gli hubermann non fanno eccezione. rosa è una donna dal carattere di ferro, avara di buone parole e prodiga di insulti e ceffoni. hans, il marito, il nuovo papà di liesel, invece è un uomo buono, dagli occhi d'argento, l'uomo che ogni notte consolerà liesel dai suoi incubi e le insegnerà a leggere.
i giochi di una bambina triste che ha conosciuto il dolore di perdere tutta la sua famiglia nella germania nazista e in guerra, saranno accompagnati da rudy steiner, un ragazzino dai capelli giallo limone, abile ladruncolo e noto come l'imitatore di jesse owen.
quando in casa di liesel arriva max, un giovane ebreo in cerca di un nascondiglio, hans, compagno d'armi del padre del ragazzo durante la prima guerra mondiale, e rosa non potranno negarglielo.
nella soffitta gelida, in compagnia di un ebreo fuggiasco e di suo padre con l'immancabile fisarmonica, liesel impara a leggere e a scrivere, impara l'importanza e il potere delle parole, quelle dei libri che ama leggere, quelle pronunciate da un uomo che ha scatenato la guerra e che ha ucciso la sua famiglia, quelle che generano un odio incommensurabile verso gli altri, verso quegli ebrei che da un giorno all'altro hanno smesso di essere tedeschi e sono diventati quella penosa colonna di moribondi in marcia che nessuno voleva - o poteva - aiutare.

l'orrore della guerra e dell'odio, la paura, la perdita delle persone care, la povertà, la fame, tutto viene narrato senza pietismi o pateticità di sorta, anzi, spesso le bravate di liesel e rudy riescono a strappare un sorriso. se le lacrime e il dolore salgono fino agli occhi durante la lettura, non è per un effetto voluto, ma è per la drammatica veridicità degli eventi narrati. è la verità che fa male più di ogni frase a effetto che potrebbe volgere a compassione il lettore.
la morte narra il racconto della storia di liesel, di quella dei suoi genitori, di max, di rudy, dell'europa stretta nella morsa della guerra, stanca del troppo lavoro a cui è costretta. a volte rastrella anime senza pensare a nulla, altre volte si lascia commuovere e culla i bambini che porta con se. non si poteva scegliere narratore migliore per un periodo orribile come quello.
magari non cambierà davvero la vita come dice la solita frase adesca lettori in copertina, ma di certo è un libro che da una bella botta nello stomaco. forte e intenso, è impossibile non innamorarsi dei personaggi, non soffrire con loro, non ridere, non vivere la loro vita durante la lettura e anche dopo
.
è un racconto che fa male e si fa amare per quello che è: la storia di una guerra attraverso la vita di una vittima, perché nessuno esce indenne da una guerra, qualsiasi essa sia, raccontata come si raccontano le storie vere, senza inutili fronzoli, senza lo sfregio del buonismo e dei commenti gonfi di moralismi da pochi soldi.

6 commenti:

  1. sembra un bel libro! mi hai messo curiosità :)

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    1. merita molto, se lo trovi leggilo!

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  2. Sembra una bella lettura! ^^
    io in genere evito di leggere libri ambientati in questo periodo storico perchè mi fanno venire il magone ç__ç però magari si può fare un'eccezione ogni tanto, basta prepararsi psicologicamente u.u

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    1. questo è molto da magone, però è bello davvero, credo che ne valga la pena!

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  3. Ce l'ho e mi riprometto sempre di leggerlo poi rimando, ma m'ispira tantissimo!

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    1. leggilo leggilo! è bellissimo e molto coinvolgente, io ci ho passato sopra un paio di notti insonni... ma merita molto, nonostante le inevitabili lacrime!

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