venerdì 9 gennaio 2026

gaza 1956 - note a margine della storia

questo è il racconto delle note a margine prese assistendo allo spettacolo di una guerra dimenticata. nel 1956 la guerra vide l'egitto contrapporsi a una strana alleanza tra gran bretagna, francia e israele; con il contorno di un susseguirsi di incursioni dei guerriglieri palestinesi e delle forze israeliane attraverso i confini di gaza; e le note a mergine... be', come la maggior parte delle note a mergine, finirono in fondo alle pagine della storia, in perenne bilico.
la storia può fare a meno delle note a margine. le note a marine quando va bene sono un'opzione; se va male fanno lo sgambetto alla grande narrazione. di tanto in tanto appaiono edizioni più agili e di facile lettura: la storia di scrolla di dosso in un colpo solo un po' di note a margine. e capite bene perché: la storia è sovraccarica. non può fare a meno di produrre pagine ogni ora, ogni attimo. la storia s'ingozza degli episodi più freschi e deglutisce quanto può ciò che è vecchio.

quante volte abbiamo detto che non è iniziata il 7 ottobre (2023)?
questo libro è stato scritto e disegnato nella prima decade del nuovo millennio e racconta - prova a raccontare - eventi che risalgono a circa mezzo secolo prima. eventi che, inesorabilmente, sono difficili da isolare, da non lasciar sovrapporre ad altri: 1948, 1954, 1967, e poi ieri, un mese fa, questa mattina, poche settimane fa...

gaza 1956 - note a margine della storia è un'opera ibrida, tra graphic journalism e social history, la storia, cioè, che non si concentra ai grandi avvenimenti politici ma che si basa sulle fonti orali e che, quindi, indaga il passato dei popoli, della gente comune, di chi quei grandi avvenimenti li ha quasi sempre subiti. ed è anche, ovviamente, il diario di campo di joe sacco durante il suo soggiorno a gaza e la sua ricerca di informazioni, storie e ricordi.
se andiamo a fare una ricerca su quel periodo, scopriamo che nelle cronache ufficiali gaza viene a malapena nominata. quella che è ricordata come la crisi di suez, fu una guerra lampo che coinvolse francia, gran bretagna e israele contro l'egitto, che si ricorda per lo straordinario accordo di interessi tra stati uniti d'america e unione sovietica e per essere stata, in qualche modo, la fine dell'impero britannico.

joe sacco, però, cerca una storia molto più piccola - almeno in senso geografico - dentro questa storia così ampia, ovvero quella di rafah, la piccola cittadina di gaza (che ormai abbiamo sentito nominare migliaia di volte ma che all'epoca della pubblicazione di questo fumetto non era così conosciuta) e del massacro compiuto dall'esercito israeliano ai danni della popolazione palestinese: 111 morti, secondo le stime ufficiali, che pure parlavano - quando non omettevano del tutto la vicenda - di tragico errore.
sappiamo benissimo, ormai da tanto, il significato nascosto di quelle parole, ma sacco, davanti alla carenza di informazioni nei report ufficiali, decide di trovare la verità di quel giorno nelle parole di chi, ancora, ne conserva la viva memoria.

a gaza incontra uomini e donne di ogni età, parla con loro, chiede di quel giorno del novembre 1956.
il ventaglio di risposte che gli si para davanti è dei più complessi e variegati, e bisogna riconoscergli la bravura e la professionalità di riportare - per quanto lui stesso avvisi che ogni storia è inevitabilmente filtrata non soltanto dagli interpreti sul campo, ma anche dal suo lavoro - questo risultato così intricato e mai perfettamente coerente.

raccogliere informazioni sul campo però è difficile, perché è difficile per lə suə testimoni mantenere salda la memoria su un giorno preciso, su un massacro preciso quando ogni giorno porta violenza e uccisioni, quando ogni persona ha visto morire qualcunə della propria famiglia o lə propriə vicinə di casa o lə amicə, quando è scampata lei stessa più volte alla morte, a volte solo per un soffio.
sacco racconta l'impossibilità di ricordare esattamente cosa testimonia ogni cicatrice che si ha sul corpo: questa ferita risale al 1956? o al 1967? o a un altro giorno ancora, uno dei tanti in cui lə palestinesə vengono assassinatə e le loro case rase al suolo?
massacro dopo massacro, distruzione dopo distruzione, morte dopo morte: nei racconti, così come nell'oggettiva realtà dei fatti, non c'è soluzione di continuità e non c'è - anche quando si cerca, anche quando si desidera a ogni costo trovarla - alternativa alla resistenza.

poco alla volta, mettendo a confronto le testimonianze e cercando le sovrapposizioni nei resoconti, sacco riesce a mettere in qualche modo a fuoco il dodici novembre 1956: una violenza immotivata e brutale, ricordi che traboccano di incredulità, di sopportazione e di paura, una violenza che si innesta a quella del presente spesso causando la rabbia dei ragazzi più giovani: perché non parli di oggi? perché pensi a ieri?


ma l'oggi c'è, ed è impossibile da ignorare. sacco è davanti alle ruspe che distruggono le case, per strada accanto al passaggio di un funerale dell'ennesimo ragazzino colpevole di aver tirato una pietra, presente quando rachel corrie viene assassinata atrocemente dall'iof. l'autore non spreca tempo e spazio in didascalie, non aggiunge riflessioni personali e meno che mai giudizi, ma il suo sentire è tanto chiaro quanto lo è una verità innegabile, e cioè che non può esserci alcuna riflessione sul presente né reportage che non tenga conto di più un'occupazione assassina che dura ormai da quasi settant'anni, e che nessun atto di violenza che può essere raccontato dallə cronistə (palestinesə e non) può prescindere dalla conoscenza di tutto ciò che è stato.
la storia della palestina è, prima ancora della storia dei suoi capi, delle date e degli eventi mediaticamente più risonanti, la storia vissuta sulla pelle del popolo palestinese.
e questo popolo è ritratto con un rispettoso realismo tanto nella sua miseria quotidiana, quanto nella forza titanica del suo resistere.

i sottintesi di sacco sono tantissimi, e forse quello che mi ha colpita di più è l'ossessione dellə palestinesə per il conflitto con israele, probabilmente la cosa più facilmente fraintendibile di tutto il libro. c'è una domanda, nascosta tra le righe di una narrazione che non si concede mai un attimo di riposo: cosa resta alla gente se ogni giorno, ogni ora, ogni momento della sua vita è una lotta per la sopravvivenza? il primo crimine tra i tanti imperdonabili commessi da israele è la spoliazione delle aspirazioni, dei sogni, delle speranze e dei progetti di un intero popolo.

gaza 1956 è un'opera che restituisce alla verità un episodio - uno dei tanti - che sarebbe stato, altrimenti, perduto nell'oblio e sotterrato dalle bugie della propaganda. un libro importantissimo per capire un po' di più anche l'abominevole genocidio ancora in corso.

venerdì 2 gennaio 2026

gomìtolo 2 ~ dicembre 2025


al netto dei numeri, delle statistiche e dei risultati (che tristezza che è poi stare sempre a guardare il rendimento di tutto, pure delle cose che si fanno per diletto o per passione e non per lavoro. dovremmo smetterla, dovremmo ricominciare a condividere le cose per il puro gusto di farlo e di parlarne con lə altrə, ritornando a goderci il nostro - poco - tempo libero invece di trasformarlo nell'ennesimo spazio in cui dobbiamo performare) sono davvero contenta di avere a disposizione questo spazio, di uscire sempre di più dalle dinamiche dei sarà-possibile-peggiorare-ancora? social, di scrivere qualcosa di diverso di quello che di solito faccio qui.

dicembre è il mio mese (invernale) preferito, è il mese del claccaday e di natale, delle luci, degli alberi decorati e dei regali. lo so che il natale è tipo il tempio del capitalismo e che buona parte dell'internet che non è occupata dai video dei gattini è piena di meme su quanto faccia schifo il cenone i parenti (spoiler: credetemi, anche se è tradizione e se poi la nonna ci resta male, potete rifiutarvi) ma non ci posso far nulla, a me continua a piacere. e mi piace ancora di più adesso che "natale" vuol dire tornare a casa e stare in famiglia per un sacco di giorni (meme a parte, si può scegliere cosa ci fa stare bene e fare proprio quella cosa lì. magari dirlo fa meno engagement del video dove imitate la zia che vi chiede quando scodellate un paio di pargoli, però ecco.)
così ho passato l'ultima parte di dicembre a coccolare olivia e ruffola, a lanciare elastici e palline, leggere libri e fumetti, a fare qualche passeggiata vicino al mare, e a guardare qualche film seduta su un divano vero. e, ovviamente, ho approfittato del tempo libero per scrivere, qui e sul blog audace, dove prossimamente leggerete un'intervista che non avrei mai sperato di fare

a dicembre, però, ho letto meno di quanto sperassi. ho letto soprattutto un mucchio di fumetti (alcuni per l'intervista di cui sopra) e pochi libri. ultimamente mi sono ritrovata a iniziare un sacco di romanzi che non riuscivano a prendermi, che ho abbandonato con un segnalibro in mezzo e che probabilmente proverò a riprendere più in là (è un metodo che di solito funziona. alcuni libri non sono davvero brutti, semplicemente arrivano al momento sbagliato).
però, tra le cose che ho letto, ne ho lette un sacco davvero belle, altre un po' meno. e quindi, finalmente, ecco il riassuntone:

foto fatta così perché ci tenevo a immortalare quell'angolino bellissimo di camera mia

tra le ultime letture prima di lasciare la mia cameretta tardoadolescenziale di bologna ci sono il secondo volume de il volume del tempo e la female man.
con questa serie di solvej balle ho un rapporto decisamente strano. da un lato trovo che sia una delle cose più noiose mai lette, in cui succede talmente poco che più che una trama sembra una soluzione omeopatica. dall'altro, questo nulla è scritto in un modo che mi trattiene e mi fa divorare le pagine una dopo l'altra. non che sia uno stile particolarmente bello, assolutamente, però il fluire dei pensieri della protagonista, e soprattutto il fatto che sia così ridondante a volte, ha su di me un effetto quasi ipnotico. e comunque voglio assolutamente capire perché e come questa tipa si è ritrovata bloccata dentro un diciotto novembre e non riesca a venirne fuori.
ovviamente, il secondo volume finisce proprio nell'unico momento in cui finalmente stava per succedere qualcosa, ma ho il terzo già pronto nello scaffale-dei-libri-da-leggere.

la female man, invece, mi aspettava da più di un anno e finalmente è arrivato il suo momento. si può classificare come fantascienza giusto perché si parla di dimensioni parallele ma per il resto è tutto un meraviglioso delirio femminista, un sogno a occhi aperti furioso, incazzatissimo in cui joanna russ costruisce un mondo utopico abitato da sole donne - whileaway - e distrugge ogni possibile stereotipo di genere, le aspettative sulle donne, l'idea di famiglia patriarcale come dovere a cui assolvere. a raccontare sono quattro donne, quattro possibili versioni della stessa donna (in un passaggio illuminato, russ spiega molto chiaramente ed esplicitamente che poco importano le caratteristiche genetiche proprie di un individuo, quello che fa veramente una persona è il contesto culturale-economico-politico-ambientale in cui vive e il ruolo sociale che si ha in questo contesto) le cui voci spesso si sovrappongono fino a rendersi irriconoscibili. la female man non è un libro facile da leggere, non ha una trama lineare né uno stile particolarmente amichevole nei confronti dellə lettorə (e nonostante questo la traduzione di oriana palusci scorre che è una meraviglia), e va benissimo così, ché di libri facili è pieno il mondo. scritto negli anni '70, la female man resta più che attuale anche oggi, è un romanzo potente, carico di una rabbia che dovremmo ritrovare ogni giorno.

comprare fumetti online e mandarli a casa giù è un ottimo modo per
avere più regali da aprire a natale

a proposito di donne e di femminismo, ho approfittato degli sconti di novembre per recuperare questi tre titoli di una delle mie autrici preferite di sempre, la meravigliosa silvia ziche.
penso di ricordarmi i suoi fumetti praticamente da sempre, di esserci cresciuta e di aver forgiato buona parte del significato di ironia e umorismo proprio grazie alle sue storie, prima su topolino e poi su tutti i libri che ha pubblicato in questi anni.
nuove prove tecniche di megalomania è una critica geniale non tanto ai social network in sé ma all'uso che ne facciamo. da leggere dopo aver rispolverato il precedente prove tecniche di megalomania per capire quanto disastroso sia il declino culturale e sociale a cui l'uso sconsiderato delle nuove tecnologie ci sta portando. e non chiedo scusa se sembro una vecchia babbiona che non sa stare al passo con i tempi, il punto non è questo. e non è nemmeno questo il luogo e il momento per fare una megafilippica su questi argomenti, per cui leggetevi i fumetti che spiegano tutto molto bene.
... e noi dove eravamo? e l'allegra vita della quota rosa sono, invece, due meravigliosi esempi di come si possano affrontare discorsi anche molto seri e politicamente impegnati in modo leggero e comprensibile a lettorə di qualunque età. nel primo, lucrezia incontra le sue antenate e ripercorre la storia delle conquiste femministe per arrivare a fare propria l'idea che non si può avere una solida visione del futuro né tantomeno la forza di continuare a lottare per tutto quello che sarà senza una consapevolezza del passato e delle lotte già portate avanti e delle vittorie ottenute.
e sempre lucrezia è la protagonista de l'allegra vita della quota rosa, un geniale compendio di storie velocissime e vignette taglienti che fanno a pezzi tutta la banale idiozia degli stereotipi di genere e del maschilismo imperante.
consigliatissimi a chiunque, soprattutto allə più giovani e a chi sta iniziando ora ad interessarsi di femminismo e questioni di genere.


per questo claccaday ho ricevuto tantissimi fumetti ma al momento (anche per questioni meramente logistiche) sono riuscita a leggere soltanto forget me not, la mia prima volta con un libro di loputyn (di cui ho sempre apprezzato l'eleganza dei disegni). è stato davvero una sorpresa, non mi sarei mai aspettata che mi piacesse così tanto!
la storia di veronica, strega che vive in una casetta tra le montagne in compagnia dell'asinello burro (che ha conquistato il mio cuore fin dal primo istante ) e di un paio di galline, potrebbe sembrare quasi una storia triste, di perdita e di rinuncia. e invece a me è sembrata una storia di liberazione e di riconquista, una storia che scavalca l'idea che l'unica felicità possibile è quella che si divide con un'altra persona (possibilmente del sesso opposto, meglio ancora se sotto il sacrosanto vincolo del matrimonio), che supera l'idea che non si possa guarire dalla sofferenza di un lutto, che ciò che ci fa felici oggi ci debba fare felici per sempre, che non ci siano più nuovi orizzonti da scoprire.
forget me not parla di traumi da affrontare e da risolvere e dell'amore che non è per forza la vita di coppia, è cura e condivisione, è amicizia e incontro.
pagina dopo pagina, questa storia mi ha commossa davvero e mi ha fatto riflettere su quanto immaginare la felicità in un solo e unico modo non faccia altro che impedirci di trovare la vera forma che la felicità ha per ciascunə di noi. e che abbiamo bisogno della cocciutaggine di un asinello per andare avanti e avanti fino a che non la incontriamo.


non so più inquadrare lindsey drager perché tanto mi era piaciuto l'archivio dei finali alternativi quanto mi ha deluso perdute le figlie. mi è sembrato quasi di leggere l'abbozzo di due storie diverse, o meglio di due versioni della stessa storia, come se l'autrice non fosse del tutto sicura di cosa raccontare e di come farlo. un'opera che gira su sé stessa senza trovare una direzione precisa, piena di immagini e significati forzati. ci sono sinceramente rimasta male perché ero sicura che mi sarebbe piaciuto un sacco, e invece. non so nemmeno come parlarne!


che emozione questo libretto, che malinconia leggere conversazione su tiresia e sentire risuonare in mente la voce di camilleri! un monologo scritto e interpretato a teatro dal maestro, e trasmesso in tv nel 2019 che all'epoca mi aveva emozionato tantissimo. sentire la voce di camilleri che racconta la storia di questo indovino cieco che per un capriccio degli dei aveva avuto corpo sia di uomo sia di donna, che aveva vissuto innumerevoli vite in epoche diverse, che era stato raccontato più e più volte come simbolo di saggezza o di menzogna, era un po' come sentirsi consegnare il suo personale testamento, l'amore per il teatro, per le storie e per chi quelle storie le abita e le rende indimenticabili.
quella di camilleri, più che un'interpretazione, sembra quasi un'incarnazione - entrambi ciechi, entrambi narratori, uno di futuri e uno di finzioni - una delle tante vite di tiresia in cui, finalmente, è lui stesso a parlare e a svelare la verità sulla sua vita.


e, ovviamente, ho visto l'ultima stagione di stranger things. fino al penultimo episodio mi è pure piaciuta, nonostante abbia difetti a palate (tra i quali, ricordiamo, un paio di attori platealmente filosionisti - motivo per cui si consigliava e si consiglia ancora di non guardarlo su netflix. piratə sì, amicə di chi massacra bambinə mai), ma il finale è stato veramente pessimo.
senza troppi spoiler: se fosse durato circa la metà, sarebbe stato pure accettabile, ma l'ultima ora poteva benissimo essere uno spin-off per dare il contentino allə fan, non il vero finale della serie. un po' come lost e poi game of thrones, questa serie aveva tantissime potenzialità che però sono state sprecate proprio alla fine. il problema è che fino a che si scriveranno storie per far contento il pubblico, sarà sempre una roba così. lə autorə dovrebbero avere qualcosa da dire a prescindere dalle eventuali critiche, a prescindere dalle logiche commerciali, non fare fanfiction con lə loro stessə personaggə. è questa la (mia) vera nostalgia dell'epoca pre-internet.
amen, aspettiamo la prossima serie evento sapendo che comunque alla fine ci lamenteremo.

ruffola ha molto apprezzato il regalo che ha portato babbo natale

alla fine di tutto questo, bisogna fare i conti con questo cambio di data. ad essere sincera, per me il capodanno vero è sempre quello tra agosto e settembre, è in quel momento lì che sento la fine di qualcosa e che mi sento davvero pronta a ricominciare. però ok, seguo il calendario.
in questi ultimi giorni, come voi, ho visto milioni di classifiche e best of e wrapped vari in ogni dove ma io non ne ho per niente voglia (e poi odio le classifiche in quanto tali, anche perché spesso è impossibile accostare due opere diversissime tra loro e provare a decidere qual è la migliore), ma vi lascio un elenco dei post - su claccalegge e sul blog audace - dove ho scritto delle cose più belle lette in questo anno appena concluso:
e quindi vi auguro, anzi ci auguro un 2026 pieno zeppo di bei libri e bei fumetti, di letture davvero stimolanti, emozionanti e intelligenti, di belle persone con cui parlarne. ma soprattutto, quello che mi auguro di tutto cuore è che il mondo rinsavisca, che questo spaventoso ritorno al potere del fascismo globale abbia un freno e una fine, che si riesca a porre fine al genocidio in palestina e a tornare a rispettare davvero il diritto internazionale.
continuiamo a parlarne, a scriverne, a tenere viva l'attenzione su quello che succede a gaza e nei territori palestinesi occupati, parliamo di tutto quello che non va e che possiamo cambiare, anche solo un minuscolo pezzettino alla volta (se volete fare qualcosa per la causa palestinese ma non sapete cosa, un'ottima idea è iniziare da qui).

bonus: foto-cartolina da vicino casa