giovedì 4 giugno 2026

gomìtolo 7 ~ maggio 2026

questo gomìtolo esce in ritardissimo ma va bene lo stesso. d'altro canto, cosa non è in ritardo nelle nostre (nella mia) vite?

sto ancora cercando di capire come sono arrivata a metà di questo anno, anche se sto ancora a confondermi e a scrivere le date con l'ultima cifra sbagliata. le giornate sono interminabili e le settimane volano, tutto è un delirio e io non riesco mai a fare tutto quello che vorrei.

una delle cose più consolatorie di questo mese è stato che un po' di persone mi hanno detto che conoscono e seguono il blog, e persino che ce ne sono altre che lo seguono anche se non ci siamo mai incontrate. bello, sono felice. però se siete tra queste, ogni tanto lasciatelo un messaggino, un commento, un qualche segno di vita, ché pensare di scrivere messaggi in bottiglia che forse non arriveranno mai su nessuna spiaggia non è proprio il massimo.

questa cosa di gomìtolo era iniziata perché non ne potevo più dei social.
non è cambiato niente e, anzi, negli ultimi giorni stanno impazzando delle polemiche così stupide e feroci che reggo tutto ancora meno. sapete di che parlo, no? della questione due spicci e del fatto che non-si-sa-chi ha scritto dei messaggi anonimi per sputtanare uno dei pochissimi personaggi pubblici di questo paese per cui personalmente nutro una stima immane a livello umano.
o, come mi è stato detto, che mitizzo.
boh, forse lo faccio. abbiamo tuttə bisogno di un qualche punto di riferimento, no?
quello che mi urta di tutta questa storia è che l'unica cosa che viene fuori da una protesta fatta così, con i messaggini anonimi su instagram, è che lə animatorə della serie - coinvoltə o meno nella protesta, fa nulla visto che chi ha scritto non c'ha messo il nome e ha parlato con toni generici - c'hanno fatto la figura di chi non sa come si organizza uno sciopero e con chi ci si interfaccia, zerocalcare s'è preso una vagonata di merda assolutamente immeritata e persone orripilanti come g4sp4rri (lo scrivo così perché altrimenti mi fa un po' impressione, scusatemi, sono una persona sensibile in fondo) hanno avuto sponda per fare le loro solite porcherie - tipo parlare di diritti del lavoro quando l'anno scorso vi convincevano che non si doveva andare a votare per il referendum sul lavoro, ve lo ricordate?
altra merda sta venendo a galla, tipo i nomi di chi sta a capo delle case di produzione eccetera, che guardacasochil'avrebbemaidetto si ricollegano a un certo partito di un certo - ugh - senatore, e secondo me questa storia tirerà giù a valanga un sacco di porcherie. e, o succede che viene fuori che michele rech è il più grande attore vivente e negli ultimi quindici anni c'ha preso per il culo interpretando un personaggio che non è, oppure si dovrà fare la fila per chiedergli scusa.
se conoscete qualche sito che accetta scommesse fatemi sapere, che io di certezze ne ho poche ma su questa cosa saprei dove puntare.


intanto, due spicci l'ho vista, è bellissima come sempre e come sempre m'ha commosso e fatto a pezzettini il cuore. perché io sono così, piango per le cose di zerocalcare e per i video dei cagnolini felici. e perché da la profezia dell'armadillo in poi, poche cose m'hanno fatto sentire non-sola come i fumetti e, dopo, le serie sue.
(ma tu vedi se mi doveva toccare di mitizzare un maschio bianco cis etero. almeno abbiamo scoperto che è canaro, mi danno l'attenuante)

comunque, di questa storia ne ho parlato con un po' più di diplomazia qui insieme al sommo audace. (però mi dovevo sfogare. almeno lo faccio negli spazi miei)

sono una fangirl

altra cosa importante di maggio è che c'è stato il salone del libro di torino, che ci sono andata, che ho visto pochissime persone e che con quelle pochissime persone ci sono stata bene.
grazie a eris che è sempre famiglia , dove incontro sempre gente straordinaria come mel (qui due parole sul suo libro ma tra qualche giorno esce un'intervista pazzesca sul blog audace) e eugenia erba, e che mi ha permesso di respirare la stessa aria di agustina bazterrica. grazie a chi mi accoglie al suo stand sempre con parole bellissime (sì riccardo-di-diabolo, parlo di te ), grazie a chi non mi ha fatto perdere in autobus e mi ha fatto squattare una sedia allo stand di zona42 (ciao vargas).
che dire? il salone è sempre un delirio, fa caldo, non si respira e si finisce per comprare un botto di roba che boh, chissà quando la leggo. quest'anno, però, in questa categoria rientra un solo acquisto per me, sto imparando a contenermi.
ad essere sincera ho girato il meno possibile proprio per evitare di fare danni e un po' perché tra stanchezza e alcuni momenti di presa-a-male è andata così. ci sono state persone a cui avrei voluto presentarmi e invece poi ho fatto dietrofront, e altre con cui invece sono riuscita a parlare (ciao maicol & mirco, è stato bellissimo conoscerti ma le prossime magliette falle anche piccole che pure a me piacciono i tuoi disegni, mica solo a quellə grandə).
amen. magari il prossimo anno va meglio, chi lo sa.


questo mese ho letto di più ma c'ho meno voglia di scrivere.
volevo parlarvi di due libri, di uno poi ci farò una recensione fatta per bene, promesso, dell'altro vi dico adesso.
crescere, la guerra è uno dei miei acquisti (niente bookhaul o foto acquisti, smettiamola con questi contenuti dove ostentiamo cosa compriamo, soprattutto dopo il post su quanto siamo anticapitalistə) fatti a torino ma non al salone - finalmente sono riuscita a farmi un girettino tra le bancarelle sotto ai portici che vedevo sempre nelle foto dellə altrə e rosicavo - e mi ha fatto compagnia durante un altro viaggio verso torino (ve lo dico dopo).
è un poema che a leggerlo si sente la voce di francesca mannocchi direttamente nelle orecchie, quel suo modo di raccontare le cose con lucidità e pacatezza e fermezza (ecco, anche lei è un'altra che mi fa commuovere e piangere di rabbia). racconta la guerra cantando chi la guerra l'ha vissuta, la vive.
sulla quarta di copertina si legge una scrittura che attraversa la guerra non tanto come evento, bensì come condizione del corpo, della memoria, ed è davvero così. poco importano le date e le coordinate, quello che resta è la storia di chi cerca di restare un essere umano lì dove le condizioni per esserlo cessano di esistere. si cantano i corpi ma anche le case abbandonate e distrutte, il doversi separare da tutte quelle cose quotidiane, banali forse ma fondamentali per costruire una quotidianità, per mettere insieme la propria storia.
la guerra come cancellazione di quel sommare momento a momento per costruirsi una vita, per arrivare alla fine ad avere una memoria. la poesia come uno spintone, una forza che ci fa fare un passo avanti per sfondare la cornice e imparare a guardare un paio di occhi alla volta, una vita alla volta, cos'è la guerra fuori dal linguaggio chirurgico di chi la racconta senza averla mai vissuta, di chi ne fa numeri e statistiche.
l'orrore è questa cosa qui, questo distruggere l'umanità dellə altrə mentre sfiguriamo la nostra.

parlo troppo, gesticolo di più

e poi, dicevo, a torino ci sono tornata due settimane dopo il salone, grazie all'associazione binaria che ha ospitato me e gresa a parlare - ancora, dopo tre anni - di decostruzione antiabilista.
parlare ho parlato tanto, come faccio sempre. se mettessi insieme tutte le cose che ho detto in questi anni, magari ci scrivevamo altri due libri.
però, sinceramente, la cosa più bella che questo librino qui mi ha dato è stata l'andare in giro a parlare con persone che magari non incontrerò mai più ma con cui abbiamo per un attimo costruito qualcosa insieme, in posti dove forse non tornerò mai più ma che almeno una volta ho attraversato.
e, se mai capiterà qui qualcunə che quel libro l'ha letto o ci ha ascoltate parlarne da qualche parte, grazie per averci dato la tua attenzione, è sempre bellissimo .

foto bonus: a ravenna andavano di moda le papere

mercoledì 3 giugno 2026

anatomia di me

questa è la mia tortura: oscillare tra una festa bellissima in un giardino incantato ed essere falena svuotata, che si è spinta troppo vicino alle luci del party.

a volte, nell'ipersaturo mercato editoriale dove tutto somiglia a qualcosa, arriva un libro che non fa eco a niente e che è impossibile da collocare nello scaffale giusto.
anatomia di me è un memoir, un libro di poesia, un diario illustrato, una riflessione profonda sulla salute mentale in chiave politica e antipsichiatrica. è una testimonianza preziosa per lə studiosə sociali che si occupano di medicalizzazione e di pratiche della biomedicina e psichiatria occidentale ed è un abbraccio per chi vive con una diagnosi psichiatrica e - soprattutto per colpa di quelle pratiche - si sente solə.

scritto e disegnato nel corso di anni, anatomia di me è nato come diario personale, uno spazio in cui cercarsi e cercare il senso del proprio percorso dal momento della diagnosi: disturbo borderline e disturbo bipolare.
la diagnosi di una patologia è, per quasi tuttə, il punto di svolta nella vita: da un lato dà significato e risposte a quello che prima non si riusciva a nominare o comprendere, dall'altro si incide addosso come un'etichetta, rinchiude in una definizione da cui poi è difficile tirarsi fuori.
ci si dice ok, ora so perché sono così, ma perché sono così? e la risposta è impossibile da trovare perché, semplicemente, non esiste.

anatomia vuol dire, letteralmente, tagliare attraverso, dissezionare. ed è questo quello che mel fa in questo libro, attraverso le immagini e la poesia.
disegni e parole - tracciati i primi e scritte le seconde a penna, direttamente sul foglio, senza la rete di sicurezza di una bozza a matita prima - danno forma all'inconcepibile e all'innominabile, restituiscono alla realtà esterna un mondo interno in cui, dice l'autrice, si può viaggiare. una geografia del proprio io che deve essere esplorata, mappata e, infine, compresa.


questo luogo-essenza è il territorio dell'autoanalisi tanto quanto quello della medicalizzazione. mel viaggia e racconta, come un'esploratrice che compila un coscienzioso rendiconto di un paesaggio mai visto prima e, insieme, parla dell'ambivalenza della cura, come terapia che placa i momenti di maggior sofferenza e come imposizione e reificazione dellə paziente. tutta la sua esperienza, per come emerge dal libro, è estenuante oscillazione: tra stati d'animo di estrema intensità, tra accettazione e rifiuto degli interventi medici, tra lo scorrere velocissimo di emozioni estenuanti e la trattazione calma e competente della diagnosi, tra una disperazione inconsolabile e una luminosa volontà di guardare avanti.

leggere anatomia di me non è facile. poco importa se ci si riesce a riconoscere o no nelle visioni oniriche e asfissianti delle pagine illustrate o nella forza sconcertante delle parole che non fanno mai sconti né ingentiliscono la realtà.
carne viva - che doveva essere il titolo per come era stato pensato all'origine - è quella che vediamo e tocchiamo a ogni pagina. è un corpo privo di pelle, della più elementare delle difese, messo a nudo che chiede di essere guardato, riconosciuto e accolto, prima di tuttə da sé stesso.


in un orizzonte culturale, medico e letterario che relega la narrazione in merito alla salute mentale sul ripiano più alto degli scaffali riservati allə specialistə e allə addettə ai lavori - o al massimo a caregiver o familiari di persone con diagnosi - un libro come questo apre lo spazio alle voci di chi la diagnosi la vive sulla propria pelle. ancora una volta, il personale smette di essere testimonianza di una specifica storia per farsi esperienza politica e collettiva, strumento di conoscenza, consapevolezza e terapia per chiunque - e da qualsiasi prospettiva - abbia bisogno di conoscere.

di questo libro incredibile ne ho parlato anche con mel in un'intervista (bellissima) che leggerete prestissimo sul blog audace! stay tuned.