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venerdì 22 maggio 2026

betterland ~ intervista ad albhey longo

vaffanculo. voglio che il mondo continui.

tre anni e quasi-mezzo fa scrivevo per la prima volta di betterland di albhey longo sul blog audace. oggi torno a farlo qui perché betterland, che all'epoca era un webtoon, oggi è un bel volumetto di carta e inchiostro pubblicato con attaccapanni press, bello come prima, forse anche più di prima (grazie al cielo, nonostante tutte le possibili sperimentazioni, continuiamo ad avere la roba stampata).

ritratto di una generazione condannata alla precarietà, tra relazioni a cui è difficile dare un nome e lavori insoddisfacenti, un'eterna adolescenza stanca e un futuro che non si sa se, quando e come arriverà, betterland parla di quellə che, almeno una volta, si sono sentitə come nora: incasinatissimə ma prontə ad affrontare la fine del mondo.

sicura che non avete nessuna voglia di rileggere me dopo tre anni, questa volta ne ho parlato insieme all'autore.
buona lettura!


ciao albhey, grazie mille per aver accettato l'invito e benvenuto su claccalegge!
parliamo di betterland, il tuo ultimo fumetto per attaccapanni press che, in realtà, era già uscito tempo fa su tacotoon. cosa ti ha spinto a rimettere mano al progetto e ricalibrarlo per una pubblicazione cartacea?
► Ciao! Ancora una volta grazie a te! Diciamo che ho sempre augurato un futuro cartaceo a Betterland, la sua prima uscita come webcomics e l'editing di Dario Sicchio sono stati essenziali per trovare un ritmo adatto, dettato dagli episodi, ad una storia essenzialmente di slice of life mettendo l'attenzione su tutti gli elementi di mistero presenti! Ma allo stesso tempo con il webcomics mi ero reso conto di aver lasciato indietro una buona parte di lettori che non si erano mai avvicinati a tacotoon! Più lasciavo indietro loro più mi rendevo conto dell'importanza che aveva per me questa storia e da qui l'esigenza di una sua versione cartacea. Ho riabbracciato la bicromia che la storia aveva nelle prime mie bozze, levigato qualche dialogo, rivisto i disegni e la regia per adattarla alla tavola classica e così nasce questa nuova versione di Betterland!
betterland, all'inizio, sembra quasi una sorta di thriller o di urban fantasy, ma si svela prestissimo - come appunto dicevi tu - uno slice of life che racconta la provincia italiana, quella fatta di precarietà e disorientamento, di "disagio giovanile" come direbbero al tg. poi parliamo anche di questo, ma intanto, come mai hai deciso di usare l'elemento quasi-surreale per parlare di un problema in realtà molto pragmatico e tangibile?
► Non saprei darti una sola risposta vera e propria, vado abbastanza d'istinto su queste cose e tendenzialmente tendo a inserire un piccolo elemento straniante nelle storie che faccio, che spesso hanno una base slice of life! Nel 2019 lo feci con Sfera e l'utilizzo del tema dei superpoteri per parlare di ambizione e solitudine, e alla fine Betterland nasce poco dopo quindi "ero in quel periodo lì". A livello più logico ti dico anche che mi serviva partire settando un po' di mistero e assurdo per preparare il lettorə a quello che si sarebbe trovato davanti negli ultimi i capitoli! E poi tra le varie ispirazioni ce ne sono due che di sicuro hanno guidato alcune scelte più assurde, cioè Donnie Darko e Black Hole di Charles Burns.

quello che a me è sembrato il punto di intersezione tra queste due dimensioni - quella fantastica e quella realistica - è, senza fare spoiler, quel vuoto enorme che solo nora e luna sembrano capaci di vedere. come è nata l'idea di rappresentarlo in questo modo (un buco nel cielo che non tuttə vedono) e che cos'è per te, oltre questa metafora grafica?
► Tanto per citare un'altra storia sulla fine del mondo, in Melancholia la minaccia di una collisione planetaria è tangibile e concreta, io ovviamente non volevo andare verso una strada così concreta, ma l'idea e l'immagine di uno strappo nel cielo rappresentava bene la vita di Nora arrivata a quel punto. Poi come dice Luna qua si parla di "svegliarsi un giorno con un'idea, un'illuminazione da cui è possibile tornare indietro" e una delle cose di cui volevo parlare, se non proprio quella, è quella sensazione di preoccupazione perenne di qualcosa che potrebbe accadere, cosa che spesso viene abbinata al meteo, al cielo. Forse non l'ho mai detto così direttamente ma concettualmente in Betterland non si parla di depressione, ma della paura di poterci cadere. Poi io a Nora le voglio davvero bene, e su tante scelte mi sono affidato al personaggio e su dove voleva andare, anche se neanche io delle volte l'ho capito perfettamente!
parliamo proprio dellə personaggə e di nora in particolare, che è la protagonista della tua storia: la incontriamo in un momento abbastanza complesso, invischiata tra un lavoro frustrante, una relazione sentimentale non ben definita, la scoperta dello strappo nel cielo e l'incontro con luna. insomma, nora è un po' il paradigma di chi oggi c'ha più di 25 anni (e non so mettere un'età di fine a questa cosa, anzi, sono curiosa di sapere se prima o poi finisce), e insieme a lei lo sono lə altrə che si muovono intorno a lei nella storia. la domanda non è tanto da chi hai preso ispirazione per crearli, ma con chi volevi che parlassero? e che feedback hai ricevuto dallə lettorə che li hanno incontratə?
► Allora, io qua non ho mai capito una cosa dello scrivere perché si rischia sempre di finire in frasi fatte del tipo "lo scritto per parlare alle persone come "noi", per sentirci meno soli" ma che suona anche come un freddo "l'ho scritto per un target specifico cercando di rendere nazional popolare questo sentimento" e per me con Betterland non è stata nessuna delle due alla fine! Alla fine non ho scritto così tante "storie lunghe" quindi quando lo faccio lo faccio veramente, prendendo in prestito un altro termine del vocabolario de "le interviste a chi scrive", per esigenza! Esigenza, ma anche istinto, voglia, il sentire di essere sintonizzato con la sana arroganza di riuscire a mettere su carta un sentimento che sentivo di aver abbastanza digerito. Il feedback che sto ricevendo ora con il libro in versione cartacea non saprei descriverlo, ma mi sta dando stante soddisfazioni, complice anche la natura di autoproduzione che quindi prevede tanto confronto con le persone! Torna il discorso di essere connessi con quel tipo di sentimento, penso che sia un libro che arriva o non arriva, ma se arriva è un po' un abbraccione (dopo qualche calcio)
è molto un abbraccione! ♥️ a proposito, secondo me le vere protagoniste di questa storia sono le relazioni, di qualunque tipo. sono l'elemento che muove la narrazione, sono la cosa più importante che, nel bene e nel male, ha nora e probabilmente sono anche la cosa più importante per tuttə noi che ci identifichiamo un po' in nora. però, fuori dalla provincia in cui i rapporti crescono con il tempo, creare relazioni in questa epoca storica non è esattamente la cosa più facile. come si fa a fare comunità, a stringere legami e a cercare di sfangarla insieme? i fumetti - e le storie in generale - secondo te aiutano ancora?
► Non è facile come non lo è dare una risposta a questa domanda, ahaha! Perché è vero, le storie aiutano ancora, ma non possiamo neanche raccontarci la favola di un mondo dove una storia può rivoluzionare da zero una persona, può succedere, certo, ma deve esserci già da prima una breccia, un apertura una piccola. Perché il punto per me è il rimanere "aperti" al mondo come esperienza diretta, chiudersi nella propria visione, nella propria rabbia malriposta e frustrazioni varie non può portare che a una stagnazione di idee e quindi un assenza di cambiamenti, e così mi sa che non la sfanga nessuno, o se lo fa lo fa con una profonda amarezza. Non voglio essere frainteso, non viviamo nel mondo perfetto e leggerisssssimo di Richard Scarry ma in un mondo centomilavolte più tormentato che spesso ti invita a chiuderti in una bolla di negatività, anche la rabbia e la frustrazione possono avere una sfumatura di apertura verso gli altri! Nel bene o nel male, per mia esperienza, non sarei niente senza "gli altri" e devo molto più a loro che a me stesso. 
Ora... è difficile fare il punto di questa risposta, ahahah, quindi spero si sia capito qualcosa!

sì, sì, si è capito! e, anzi, mi ha fatto venire in mente il rapporto "complicato" tra nora e luna, il modo non-perfetto in cui si aprono una all'altra e alla possibilità che hanno di cambiare le cose insieme.
dicevo, le relazioni sono le protagoniste di questa storia e, dall'altra parte, l'antagonista è questo senso di claustrofobia, di mancanza di prospettiva che è molto poco fantasy, anzi, credo sia un tema che accomuna le ultime generazioni, gente che ha anche tanti anni di differenza, come forse non aveva mai fatto prima.
secondo te, quanto questo nostro modo di vivere precario e costantemente in bilico ha influito sul modo in cui nel mondo del fumetto - ma anche della letteratura, del cinema, delle serie tv eccetera - si raccontano le storie oggi? soprattutto, quanto peso ha avuto sulla trasformazione del fumetto dall'essere uno strumento per raccontare storie d'evasione pura al diventare uno dei mezzi più utilizzati per l'introspezione personale e la critica sociale?
► (Intanto concordo sulla fatto che sia una storia di rapporti!) Se ci pensi il mondo graphic novel dieci anni fa era pieno di storie considerate intime, spesso piccoli problemi personali e autobiografici, genere che si presta benissimo al fumetto per una sua possibile natura da "diario segreto"! Ora questo tipo di storie non trovano esattamente un gran terreno se non affrontate in una maniera molto più cruda, diretta e/o quirky ad esempio le storie di Martina Sarritzu su "la fine del mondo" per me sono INCREDIBILI proprio per quello. Per il resto penso che il pubblico sia meno disilluso e voglia semplicemente più (a volte solo apparente) sostanza, "parliamo di quest'argomento secondo il mio punto di vista", creando a volte capolavori a volte esperimenti più timidi, ma quello che io adoro del fumetto è che sembra davvero un metodo di comunicazione dove nessuno ambisce alla perfezione ma al "proviamo a vedere che ne esce"
provando a vedere che ne esce, tu hai tirato fuori una storia bellissima che è tanto politica quanto intima. in betterland si parla tanto di fine del mondo, che è un'idea che si declina in tanti modi e che negli ultimi anni, giustamente, è stata affrontata in tanti modi differenti da tantissimə autorə. cos'è per te - in betterland o anche in generale - la fine del mondo? e come lo salviamo?
► E come ti rispondo qua? Ahahah! Posso provarci ma negli ultimi anni la fine del mondo diciamo che è stato un pensiero abbastanza concreto per tutti! In Betterland non ho inserito riferimenti a situazioni concrete intanto per rendere ancora di più fuori dal tempo un momento di stasi nella vita di Nora in questa bolla di tempo e spazio in cui la storia e avviene. Ma volendo concentrare sulla fine di un mondo interiore, che per le dinamiche della storia equivale all'arrendersi al mondo stesso, volevo anche che il lettore inserisse la fine del mondo che vede nel suo presente nel tempo della storia che sta leggendo. Sul come salvarlo il problema è che non dovrei essere io a dare proposte, ma seguire ciò che ci sembra giusto e farci tante domande magari è un buon inizio, sigh 💔

ok, basta domande difficili, promesso! una cosa facile: in betterland ho notato alcuni riferimenti a 20th century boys, dal simbolo misterioso a forma di occhio che dà il via alla vicenda, ai riferimenti all'imminente fine del mondo. quali sono le opere - a fumetti e non - che ti hanno formato come autore e a cui ti ispiri?
► Ahahah, ok ok questa è più facile! Anche perché in betterland ho usato come guida alcuni tra gli autori che più ho amato come Clowes, Dylan Horrocks, Kevin Huizenga ecc! L'occhio invece, per assurdo per quanto poi abbia amato anni dopo 20th century boys, è un occhio che mi sono tatuato addosso ai tempi dell'accademia, e che da li inserisco quasi in ogni storia! Me lo tatuai proprio come monito per "non smettere di disegnare, il te del passato ti guarda", forse il significato ad oggi è un po' una cringiata, ma l'ispirazione per Betterland era perfetta ahah! Aggiungo anche dead dead demon dededededestruction di Asano come probabile ispirazione del tempo, manga incredibile!
Poi sai, di fumetto leggo tanto e Betterland lo scrissi anni fa ormai quindi non so tornare proprio alle origini, al tempo sicuramente stavo in fissa per tutti i Super amici, Ratigher e Tuono sopra tutti, magari al tempo anche loro mi hanno contaminato con qualcosa! E che queste storie prima di scriverle stanno un sacco macerare dentro, quindi alla fine tutto si mischia, tutto si annulla ahaha.
Ecco, aggiungerei con certezza Le ragazzine stanno perdendo il controllo di Ratigher! Forse è da lì che partito tutta questa storia? Non lo sapremo mai 🧚
ci sono circa tre anni di differenza tra il betterland webtoon e la sua versione cartacea. se l'avessi scritto ora, per la prima volta, pensi che sarebbe stato diverso?
► Penso che probabilmente non sarebbe esistita come storia! Sono passati 10 anni anni (sigh) dalla mia prima pubblicazione e di storie lunghe alla fine ne ho scritte tre, spesso in mezzo ho lavorato a storie brevi o con sceneggiatori, e penso che le storie lunghe mi vengano in periodi specifici dove chissacosa si allinea, le storie rimangono ma l'allineamento astrale non è detto! In passato delle storie hanno perso il treno della tempistica, ma non saprei dire se perché erano storie che non avevo l'esigenza di raccontare o semplicemente capitate in un periodo sbagliato! Ma mi piace questa sorta di casualità, penso sia proprio quello che mi piace di questa cosa "del fare fumetti"!


quali sono i tuoi prossimi progetti?
► Adesso non vedo l'ora che esca il volume con Zeta Galaxy, che il progetto di Riamise, il lungometraggio che sto scrivendo con Julien Cittadino insieme a Ibrido Studio, si sviluppi per vedere dove porterà e nel mentre continui i soliti lavori tra l'insegnamento e altre collaborazioni! Sicuro dopo l'uscita di Betterland cartaceo mi è venuta voglia di scrivere, vedremo quest'estate, ho una storia in mente da un annetto, devo solo aspettare si allinei qualche astro, ma sento che ci siamo :)
terrò d'occhio tanto gli astri - spero si allineino presto! - quando i tuoi canali perché non vedo l'ora di scoprire tutte queste belle novità! grazie mille per il tuo tempo ❤️ a prestissimo
► Super grazie ancora a te!

venerdì 12 dicembre 2025

riti di passaggio ~ intervista a luisa teresa cremonese

come si raccontano trent'anni di vita, trent'anni di lavoro in giro per il mondo con la pretesa di alleviare le sofferenze degli altri? con quale bagaglio si torna a casa? si apre la valigia e ne escono momenti che insistono per essere raccontati, che vogliono trovare un loro posto nel presente. questo libro è il loro posto, il posto dove possono trovare pace e un equilibrio con giornate ora piene di piccole cose senza importanza.

ho conosciuto luisa cremonese qualche anno fa, durante un corso di scrittura creativa. mi piaceva un sacco il modo in cui scriveva e mi piaceva la naturalezza con cui parlava dei suoi viaggi e del suo lavoro, trent'anni passati a girare il mondo, nei contesti più assurdi, pericolosi e dolorosi del mondo, quelli di cui di solito si sente parlare al tg, non quelli in cui organizzeresti un viaggio per le vacanze.
un po' di tempo dopo, luisa mi chiede se mi va di fare dei disegni per dei racconti che ha scritto, alcune storie che fanno parte di quella gigantesca raccolta di esperienze vissute e persone incontrate che ha accumulato e custodito con cura per anni. penso di aver fatto i disegni migliori di sempre (per i miei standard) per questo libro, avevo già letto alcune di queste storie ed ero emozionatissima - lo sono ancora! - di poter far parte di una cosa così bella e importante.

qualche settimana fa luisa mi ha portato una copia - anzi, due, perché al momento il libro esiste anche in spagnolo e presto sarà disponibile in inglese - di riti di passaggio e, se possibile, mi sono emozionata ancora di più: questi racconti sono incredibili, dolorosi e pieni di speranza allo stesso tempo. sono storie di chi ha vissuto la guerra, la paura, la miseria e ogni possibile sofferenza sulla propria pelle ma che comunque ha continuato a vivere, a ridere e a piangere, a sperare, a immaginare un futuro. e sono le storie di chi ha fatto in modo che un futuro si potesse ancora immaginare.

mai come in questi ultimi anni abbiamo sentito parlare tanto di diritto umanitario e mai come in questi ultimi anni ho pensato all'importanza fondamentale che il lavoro dellə operatorə umanitarə ha in contesti di guerra. in riti di passaggio si vedono - si sentono, si annusano, si vivono - questi contesti, e si capisce chiaramente in cosa si traduce questo lavoro nei fatti, nella sconvolgente quotidianità di quelle parti di mondo che non riusciamo neppure a immaginare.

luisa restituisce storie e memorie, strappa persone e famiglie all'oblio di un mondo che considera una buona fetta della popolazione mondiale come sacrificabile e le loro storie come scarsamente interessante, e lo fa con una delicatezza e un rispetto straordinari. leggendo e rileggendo queste storie mi sono commossa più volte, mi sono stupita, mi sono costretta e pensare a cosa vuol dire guerra quando questa parola si appiccica alla vita di ogni giorno, striscia dentro le case, si insinua tra le famiglie. e ho perso tutte le parole che avrei potuto inventarmi per provare a dire cosa ho sentito.

ho invitato luisa a parlare di riti di passaggio qui sul blog, quindi vi lascio alle sue parole - sicuramente più sensate delle mie. buona lettura!

ciao luisa, grazie mille per aver accettato il mio invito e benvenuta su claccalegge!
prima di iniziare a parlare del tuo libro, riti di passaggio, ti andrebbe di presentarti allə lettorə del blog?

► Grazie a te, Claudia, per questa opportunità. Seguo con molto interesse il blog di Claccalegge ed è un onore per me poter presentare qui il mio libretto. Io ho lavorato per 30 anni all'estero con diverse missioni umanitarie delle Nazioni Unite, e sono rientrata definitivamente in Italia da circa un anno. Ho vissuto a lungo in America Latina, tra Messico, Colombia, centro America e sud America. ho passato vari anni nei Balcani, durante e subito dopo la guerra. Sono stata lunghi periodi in medio oriente, in Africa e nei paesi dell'Europa dell'est. Il mio lavoro si è svolto sempre in prima linea, in zone colpite da conflitti di alta e spesso bassa intensità, ma persistenti. Mi sono occupata, assieme ai miei colleghi e colleghe, di organizzare l'assistenza umanitaria a popolazioni sfollate. Questo significa aiutarli a sopravvivere costruendo rifugi, facilitando l'accesso a cibi e cure mediche, cercando di far funzionare scuole e attività educative anche in condizioni precarie. Ma si tratta anche di negoziare condizioni di vita dignitose, relazioni amichevoli con le popolazioni che si trovano nelle loro comunità gente nuova e molto spesso fragile e traumatizzata. Perché l'accoglienza funzioni c'è bisogno della solidarietà di chi accoglie, di chi non si gira dall'altra parte e decide di aiutare. La solidarietà è una condizione che va coltivata, protetta e rinforzata costantemente, non si può dare per scontata, soprattutto quando le persone sfollate vivono per periodi lunghi, spesso per anni, in zone, paesi, città dove spesso i servizi sono già scarsi per i residenti. E con questo sono già entrata nell'essenza del mio libro!
ecco, parliamo di questo libretto, piccolo ma straordinario: come e quando è nato il desiderio di scriverlo? e perché hai deciso di intitolarlo riti di passaggio?
► In vari momenti, durante tutti questi anni, ho preso appunti, mi sono segnata nomi e fatti di persone che ho incontrato e che mi sono rimaste impresse nella mente e nel cuore, che mi hanno marchiato e hanno inciso dentro di me una serie di cicatrici invisibili, che però sanguinano ancora.
Poi qualche anno fa questi appunti hanno cominciato a prendere forma, a diventare storie. Storie che premevano per essere raccontate. Scriverle è diventato per me una maniera di prendermi cura di loro, ma anche di me
I riti di passaggio sono proprio questo: da ferita a cura. Mi è capitato di promettere ad alcune persone, come la piccola Juana, che non mi sarei dimenticata di loro.
Per me è stato anche il passaggio da un mondo ad un altro: venire a casa mi ha portato a imparare a vivere qui di nuovo. Non lo sapevo più, non lo ricordavo più.
Ecco, posso dire di avere vissuto in questi mesi la sindrome del reduce.
riti di passaggio è una raccolta di nove racconti molto brevi ma molto intensi, alcuni di questi sono, diciamo, a lieto fine, altri sono molto cupi e dolorosi, mentre l'ultimo, come dicevi, è dedicato proprio al "ritornare a casa". come hai scelto, tra tutte le esperienze che hai vissuto, quali storie raccontare? e c'è una storia in particolare che ti porti nel cuore, che per te significa qualcosa più delle altre?
► Le storie erano molte di più, veramente molte. Ho tagliato quelle più violente, dolorose, non risolte. Non c'è bisogno di bruciare tra le fiamme dell'inferno per sapere che esiste. E non tutte le ferite si sono cicatrizzate.
Così ho deciso di condividere quelle con cui ho fatto pace.
Tutte mi sono care, ma forse quella che ho più in mente è la storia del carabiniere Zappalà. E ce l'ho in mente per una parte non scritta, per una storia parallela che è rimasta nella mia penna e che forse un giorno racconterò. Si tratta della storia di un bambino di due anni, Guillermo, che faceva parti di quel gruppo che accompagnavo. Era nato coi piedi all'indietro e non poteva camminare. Si trascinava per terra, con grande fatica. strisciava in mezzo al fango, sui sassi. La madre era incinta e aveva altri bambini piccoli e non riusciva a stargli molto dietro. Il padre, quando non lavorava, se ne prendeva cura con un amore commovente. Ecco, se lo avessimo lasciato andare così, avrebbe strisciato per tutta la vita. Allora con un collega abbiamo convinto la famiglia di lasciarcelo portare in città per sentire se era operabile.
Ci sono voluti sei mesi, ma alla fine Guillermo ha camminato. Non ti dico cosa ho sentito quando lo ho visto in piedi, con le scarpe ortopediche, che camminava con passo lento e pesante ma fermo e sicuro. Prima di partire con suo padre mi ha preso la mano e me la ha stretta forte. E mi ha guardato con quei suoi occhioni neri come la notte. Non lo dimenticherò mai
Per anni hanno sempre trovato il modo di mandarmi notizie, anche se vivevano in un posto molto isolato e io ero in viaggio per il mondo.
questa di guillermo è una storia bellissima e fa capire cos'è il lavoro di aiuto umanitario molto bene. ma prima di parlare di questo, volevo chiederti cosa vuol dire "fare pace" con una storia? e come ci si riesce?

► Bella domanda. A volte nel mio lavoro si ha la presunzione di poter risolvere i mali del mondo. Ci si crede invulnerabili all' orrore a cui si assiste ogni giorno. Invece sono i mali del mondo che finiscono per corromperci. Il dolore insensato, la violenza, la brutalità ti guastano. Il lato oscuro del lavoro umanitario si chiama Post Traumatic Stress Disorder, si chiama trauma vicario, si chiama dipendenza, qualsiasi tipo di dipendenza.
Allora, per me fare pace significa imparare a lasciare andare le persone con le loro storie, saper dire addio, sentire compassione ma non assumere il dolore altrui come proprio. Alla fine questa è una forma di rispetto.

tu hai scelto un lavoro meraviglioso, fondamentale e anche estremamente difficile, che ha definito moltissimo la storia della tua vita: quando hai deciso che saresti diventata un'operatrice umanitaria? e cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?
► Più che una decisione è stato un destino. Ho sempre saputo che avrei fatto QUESTO. Non sapevo con chi, dove e come, quello è venuto dopo
Per me le Nazioni Unite sono state, e spero lo saranno di nuovo, il punto più alto della civiltà umana: riconoscere i diritti di tutte le persone in quanto persone è la più grande rivoluzione mai avvenuta. Riconoscere un'istituzione che protegge questi diritti come scopo principale, che regola i rapporti tra le nazioni in nome di questi diritti è quanto di più avanzato l'umanità sia riuscita ad esprimere.
E adesso...
negli ultimi mesi, però, molte risoluzioni dell'onu - mi riferisco a quelle in merito al genocidio in corso a gaza - sono state bloccate dal diritto di veto degli stati uniti, un comportamento che di "umanitario" ha avuto veramente poco. come sono stati vissuti questi momenti da chi ha speso buona parte della sua vita tenendo fede a un'idea che più volte è stata tradita in questo modo?
► L'unica cosa da fare che mi viene in mente è quella di non perdere anche la memoria. Berthold Brecht faceva dire a Galileo Galilei, costretto ad abiurare le sue scoperte, che ci sono momenti in cui bisogna mettere la verità sotto il mantello. Dicendo questo affida tutti i suoi scritti al suo discepolo più fedele, perché il metta in salvo.
Viviamo in un'epoca infame, dobbiamo resistere.
penso che vorrei farmela tatuare quest'ultima frase. tornando a "riti di passaggio", c'è una cosa che mi ha incuriosita parecchio in questo libro, forse una cosa molto piccola in confronto ad altre vicende che racconti, e cioè la storia del cane mussolini. la sua padrona ha deciso di chiamarlo così perché è tutto nero, quasi fosse uno scherzo. quando l'ho letto per la prima volta, mi è sembrato quasi un sacrilegio usare quel nome con tanta leggerezza, poi mi sono accorta che il mio punto di vista è quello di una persona che crede nei valori dell'antifascismo e che sente "sua" la storia della resistenza al nazifascismo in italia, mentre per altre persone, invece, il nome di mussolini può dire molto meno… ti è mai capitato, in questi anni di lavoro in giro per il mondo, di affrontare una situazione che si scontrava completamente con il tuo sistema di pensiero, al punto da risultarti incomprensibile?
► È proprio come dici, le percezioni e il vissuto delle persone sono molto diversi a seconda di dove vai. Se ho imparato una cosa in questi anni è quella di non giudicare. Un poco alla volta ho cercato di spogliarmi di ogni rigidità e di non avere la pretesa di capire sempre. Il mio unico punto fermo è rimasto quello del rispetto verso le altre persone. Se qualcuno fa del male a qualcun altro, lì non c'è rispetto, lì abbiamo il dovere di intervenire.
nelle tue storie non ci sono mai riferimenti spazio-temporali precisi. ho pensato che fosse per "proteggere" le persone di cui parli, che sono state vittime di situazioni tragiche e terrificanti, ma che allo stesso tempo, non situare questi racconti in un contesto mostra come la sofferenza umana - e la forza di chi resiste - sia la stessa, in ogni tempo e in ogni luogo…
► In buona parte è così, effettivamente. La confidenzialità nel nostro lavoro è una componente vitale, non solo per le persone protagoniste delle storie, ma anche per chi ci lavora.
Sai una cosa che fa la differenza in questo libro? I disegni. I disegni sono quasi una fotografia di una parte di queste storie, sono così armonici e integrati con il testo che non potrei immaginare questo libro senza di loro.
ahah, mi fai arrossire! volevo dirtelo alla fine per non rubare spazio, ma ci tenevo a ringraziarti anche qui per avermi dato la possibilità di fare parte di questo libro così bello, è stato davvero emozionante vederli stampati! grazie davvero!
torniamo a te: so che per te la scrittura è qualcosa di fondamentale e sempre presente, lo dici anche nel libro quando racconti il tuo ritorno a casa. hai dei nuovi progetti in mente?
► Certo, ho appena completato un libro assieme a un artista spagnolo. Io ho scritto la critica alle sue opere. Te lo mando, dacci una occhiata, ne sono molto orgogliosa!
L'artista ha la sindrome di Down e per questo non è stato preso molto sul serio nel suo percorso
E comunque continuerò a scrivere. In queste settimane voglio completare una serie di racconti lunghi, tutti centrati sulla frontiera, intesa come spazio fisico ma anche mentale. Poi ho il progetto di un romanzo a cui spero di lavorare nel 2026.
non vedo l'ora di leggerli!
ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e per avermi dato uno spazio così importante in riti di passaggio, continuerò a consigliarlo a tuttə! in bocca al lupo per i tuoi prossimi lavori e a prestissimo!
► Grazie a te, è stato veramente un piacere.


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giovedì 18 febbraio 2021

commenti randomici a letture randomiche (77)

nuovo post di letture poco coerenti tra loro, tre autoproduzioni, una (la prima) sconsigliatissima, le altre due invece da recuperare assolutamente.

icarus and the sun


menate adolescenziali sull'amore che manco a tredici anni.
però bei disegni.
la più grande fregatura che un crowdfunding mi abbia mai regalato.

quello che c'era una volta


questa invece è stata una bella sorpresa, d'altronde dopo laika sapevo di potermi fidare di studio rebigo, quindi appena ho visto il crowdfunding attivo ho subito partecipato.
quello che c'era una volta non è un fumetto ma un libro illustrato che spiega gli effetti dell'antropizzazione attraverso la rivisitazione di alcune favole e opere letterarie famosissime, tutte entrate nel nostro immaginario collettivo insieme ai paesaggi in cui sono ambientate: cosa sarebbe successo se però quei boschi e quei mari fossero stati quelli di oggi o di un futuro - purtroppo - sempre più vicino?
cappuccetto rosso, moby dick, la sirenetta, tarzan, il barone rampante, hansel e gretel, zanna bianca e molti altri si ritrovano a fare i conti con la deforestazione, l'inquinamento da plastiche, il riscaldamento globale e l'urbanizzazione selvaggia e i loro mondi, quelli che abbiamo sempre conosciuto e immaginato fin da bambini, cambiano completamente aspetto, perdono il loro fascino fiabesco e si scontrano con i disastri del presente.
eppure le loro storie non sono nate in ambientazioni fantascientifiche, quegli oceani, quei boschi immensi che nascondevano misteri e avventure erano reali, esistevano davvero... e adesso?
alla fine di ogni capitolo - ciascuno incentrato su un tema diverso, raccontato attraverso illustrazioni e testi brevi che stravolgono le storie che conoscevamo tanto bene - ci sono alcune pagine di infografiche e note su come l'antropocene sta cambiando la faccia della nostra terra e probabilmente anche il futuro delle nostre storie, su come noi lo stiamo facendo e su quanto è sempre più importante e urgente cercare delle alternative per continuare a immaginare giardini segreti, foreste infinite popolate da ladri buoni, oceani in cui una forchetta è un tesoro inestimabile e non uno tra i miliardi di rifiuti che lo stanno soffocando.

inerti


i fumetti di mammaiuto si comprano a scatola chiusa. e infatti non avevo la più pallida idea di cosa fosse inerti fino a che non mi sono messa a leggerlo, e forse per questo tipo di storie non può esistere approccio migliore.
inerti è un volumetto piccolino, snello, sottile, che si legge velocemente e su cui si possono intavolare discussioni di ore, è come se avesse una massa superdensa che per fortuna samuel daveti non ha diluito in inutili pipponi didascalici e che francesco rossi ha lasciato rendere attraverso i volti dei suoi personaggi e un ambientazione futuristica grigia e claustrofobica.

immaginiamo un futuro non meglio definito in cui il lavoro è stato completamente automatizzato: come cambierebbe il nostro modello economico e sociale se le macchine fossero capaci di svolgere da sole qualsiasi compito? cosa diventerebbe il lavoro umano? su che base si dovrebbe redistribuire la ricchezza? la liberazione dal lavoro salariato sembra la via più facile alla creazione della più felice delle utopie, un mondo in cui gli uomini finalmente non sono più costretti a produrre qualcosa per tirare a campare e possono finalmente godere pienamente del tempo a loro disposizione.
oppure si possono provare a immaginare modi alternativi di tenere sotto controllo una popolazione, si può sempre chiedere qualcosa in cambio di uno stipendio, di un'illusione di certezza, di stabilità, di tranquillità. ed è in questa alternativa distopica che tom, il protagonista di questa storia, si trova a vivere, costretto all'umiliazione di un'asta al ribasso per ottenere un posto di lavoro in cui semplicemente non dovrà fare nulla, un lavoro che è solo facciata, che non gli chiede altro che restare fermo, di essere inutile, inerte, di lasciare trascorrere a vuoto il suo tempo per ricevere poco più di un'elemosina. il bisogno di soldi è ossessivamente presente: erano i soldi a permettergli una vita felice con la famiglia che adesso lo ha allontanato, sono i soldi che deve dare alla ex moglie e alla figlia che lo spingono ad accettare un compito così umiliante, ed è per colpa dei soldi che mancano che è costretto a vivere a casa di sua madre, una donna che non esita un istante a sbattergli in faccia la lista degli errori che ha fatto durante la sua vita e a chiedergli di sloggiare prima possibile.

i soldi sono l'unica possibilità di salvezza per tom, non conosce altro, non riesce a immaginare nessun'altra soluzione, così quando si presenta la possibilità di trovarne tantissimi, non ci pensa due volte a rischiare la vita per ottenerli: una caccia al tesoro all'interno della fabbrica stessa, un labirinto in cui il rumore assordante impedisce a lui e ai suoi improvvisati compagni d'avventura persino di parlare, uno scenario quasi horror in cui non ci sono limiti ai rischi da correre.

inerti immagina un futuro che esaspera gli aspetti più cupi e inumani del nostro presente, in cui, come adesso, non esiste progresso che sappia davvero liberare gli uomini e che anzi non fa che stringere le pastoie in cui sono imprigionati.

lunedì 9 dicembre 2019

cavalier inservente

«va bene! non temete! ci penso io! DOMANI!»

di re e regine, regni lontani e fantastici, principesse da salvare e impavidi cavalieri ne abbiamo letto così da tanto da averne le palle piene già a quell'età in cui se dicevi ne ho le palle piene ti arrivava un ceffone di dorso (preferibilmente con la sinistra, così ti beccavi un colpo di fede sullo zigomo a rafforzare il concetto che non si parla in modo così cafone), ma in fondo sono storie che continuano sempre ad affascinarci e emozionarci, anche se sappiamo già come andrà a finire, forse perché ci piace identificarci con l'eroe senza macchia né paura che intrepido affronta ogni sfida e alla fine conquista pure l'amore e un bel castello, che non fa schifo a nessuno.


francesco guarnaccia ci aiuta in questo processo di identificazione riprendendo lo schema trito e ritrito della principessa da salvare, del mostro cattivo e del regno sotto minaccia ma dandoci finalmente una figura di cavaliere un po' più realistica, normale, più vicina alla nostra quotidianità.
insomma, prospero è un cazzone fancazzista che non riesce a deludere il re quando viene chiamato a castello per ricevere l'incarico di salvare la principessa. è cavaliere un po' per caso ma in realtà non sa neanche andare a cavallo, della gloria stigrandissimicazzi, alle giostre e ai duelli preferisce starsene svaccato su una specie di sacco (sta là in attesa di andare a comprare un divano serio) a perdere tempo con il suo fido scudiero. e sopratutto, prospero è un procrastinatore di prima categoria, e alla notizia che ha un mese (veramente sarebbero ventisette giorni...) per salvare la principessa, inizia un ferreo programma fatto di improbabili allenamenti, pause e rinvii.


riuscirà il nostro a compiere la sua impresa? col cavolo che ve lo dico, compratevi cavalier inservente (qui) o al massimo leggetelo sul sito di mammaiuto (ma il cartaceo è bellissimo, ve lo consiglio) perché merita davvero, perché prospero è un adorabile idiota e le sue gesta sono molto divertenti, perché il mondo in cui lui e gli altri vivono è il solito paesaggio allucinato a cui guarnaccia ci ha abituati con una palette da cosa-cazzo-c'era-nel-mio-bicchiere, per i colpi di scena inaspettati che la storia ci regala qua e là, rubando anche qualche lacrimuccia (maledetto!), perché è una favola più vera di tante altre, che sa parlare a tutti e di tutti e sa diventare uno specchio non solo dei nostri difetti peggiori ma di tutto quello che di buono c'è in noi che non sappiamo vedere, e se tutto questo non vi basta, allora perché... beh... perché è una figata, perché in ogni pagina si legge tutto l'entusiasmo di chi i fumetti li fa perché si diverte un mondo e vuole far divertire chi li leggerà. e a me pare che questo - per restare in tema - sia l'aspetto più nobile dei racconti, che siano a fumetti o meno.

martedì 29 ottobre 2019

shopping list di lucca - ovvero consigli per gli acquisti (secondo me) per chi ci andrà - sesta edizione

sono ormai rassegnata all'idea che non metterò più piede a lucca a meno che non accada un qualche miracolo, ma continuo a seguire gli annunci con enorme interesse e ad aspettare la fiera che è un po' il corrispettivo di natale per noi che ci foderiamo la casa e il cervello di pagine e pagine di fumetti.
come sempre, questa non è una lista completa delle anteprime e delle nuove uscite che saranno disponibili, solo la mia personalissima lista di consigli che equivale alla lista delle cose che vorrei tanto leggere, e anche questa volta, molto probabilmente, non riuscirò a recuperare tutto nemmeno entro lucca 2020, nemmeno se vendo un rene, ma ci si prova comunque.
aspetto i vostri commenti, pareri e consigli!


 • autoproduzioni • 

• un po' di nuovi titoli di mammaiuto, ve li segnalo tutti che da loro si compra di base a scatola chiusa: cavalier inservente di francesco guarnaccia e pregnacy comic journal di sara menetti (che si potevano acquistare anche in preordine), il nuovo titolo della collana duepunti i giorni della fame di lorenzo palloni e - se come me ve lo siete persi prima - from here to eternity, salvato dal macero (gran bella idea shockdom, davvero complimenti) che sarà disponibile in fiera e poi si potrà acquistare online per noi poveri sfigati che a lucca non ci saremo (sperando ne rimanga qualche copia).



• ho scoperto un nuovo collettivo di autoproduzioni che quest'anno presenta due titoli che mi piacerebbe tantissimo leggere: appena prima di sbocciare e la leggenda di potpourri. li trovate su potpourri comics.


 • graphic novel • 

• il nuovo libro di nicolas de crécy (autore de il celestiale bibendum, la repubblica del catch e prosopopus), il primo volume (saranno due) di visa transit, come sempre per eris edizioni, assolutamente imperdibile. al loro stand ci sarà anche il secondo - e conclusivo - volume di days of hate (del primo ho parlato qui) e rufolo e il grande evento di fabio tonetto (il post sul primo volume dedicato a rufolo lo trovate qui), uscito da un po' ma ci tenevo a segnalarvelo.
per chi se lo fosse perso (male!) c'è una nuova edizione, cartonata, di e così conoscerai l'universo e gli dei di jesse jacobs di cui ho parlato qui.
infine, tra le novità più recenti, vi consiglio the artist di anna haifisch (qui il post) e inn di jacopo starace (qui!).




• grandi novità e graditissimi ritorni anche per bao publishing: le ragazze del pillar di teresa radice e stefano turconi ci riportano nel mondo de il porto proibito, l'imperdibile nuovo libro di zerocalcare, la scuola di pizze in faccia del professor zerocalcare (che è uscito da un po' ma arriva a lucca con una variant cover che per una volta mi piace più della copertina originale), mercedes di daniel cuello (di cui vi consiglio di recuperare residenza arcadia), il primo volume de la belgica di toni bruno (autore di da quassù la terra è bellissima), alice di sogno in sogno di giulio macaione (autore di ofelia, basilicò e stella di mare, oltre che varie autoproduzioni) con i colori di giulia adragna (autrice di miss hall) e hilda e il re montagna di luke pearson.




momenti straordinari con applausi finti, il nuovo, imperdibilissimo libro di gipi per coconino press (non so se seguite i vari account di gipi, ma ha mostrato qualche anteprima tempo fa ed era tutto indicibilmente bellissimo) (a proposito di gipi, qui su claccalegge si è parlato di lmvdm, questa è la stanza e unastoria)

• per mondadori oscar ink esce libia, scritto dalla bravissima francesca mannocchi, giornalista d'inchiesta, e disegnato da gianluca costantini.


erri de luca firma la sceneggiatura de l’ora x - una storia di lotta continua, insieme a cosimo damiano damato e paolo castaldi per feltrinelli comics, e ammetto che mi incuriosisce moltissimo leggere uno dei miei scrittori preferiti in un ambito completamente diverso da quello in cui si muove di solito.

celestia volume 1 di manele fior, edito da oblomov edizioni, non credo serva dire altro.


• torna ernesto anderle, dopo il bellissimo vincent van love, con ridammi la mano, dedicato a fabrizio de andré, anche questa volta edito da beccogiallo.

• altro graditissimo ritorno è quello di grégory panaccione (autore de il mio amico toby) sempre per renoir comics, con un'estate senza mamma.


hop! edizioni presenta l'undicesimo volume della collana per aspera ad astra (ne abbiamo parlato qui) dedicato a amy winehouse con i disegni di liuba gabriele e come sempre i testi di lorenza tonani.

• torna anche jesse jacobs con il bambino delle ossa, per hollow press (e noi tutti amiamo jesse jacobs!)



• allo stand di saldapress ci saranno un altro titolo dell'instancabile lorenzo palloni, desolation club volume 1, disegnato da vittoria macioci e la società dei draghi del tè di katie o'neill.



• kleiner flug presenta il filo invisibile di ivana e gradimir smudja, un viaggio in due volumi nella storia dell'arte dalla preistoria al '900.


• allo stand di tatai lab verrà presentato il cofanetto di wondercity (e noi che invece abbiamo già i primi sei numeri ci attacchiamo al tram per il momento, nell'attesa di poter acquistare i volumetti conclusivi che ci mancano, ma siamo ottimisti e incrociamo le dita! ah, in questa nuova edizione non saranno spillati ma brossurati!) e il terzo e conclusivo volume di lumina (di cui ho parlato qui e qui e che, per la prima volta, non sono riuscita a prendere in preordine con il crowdfunding, spero di poter rimediare prestissimo, quindi lasciatemene almeno una copia da parte!)


 • manga e fumetti seriali • 

• non sono una grande fan dei titoli bonelli ma attica di giacomo bevilacqua non posso perdermelo. a lucca ci sarà in anteprima il primo dei sei volumetti della serie.

• passando ai manga, per coconino, nella collana doku, arriva uno dei titoli da me più attesi negli ultimi anni (in realtà è già uscito da qualche giorno ma volevo comunque suggerirvi di prenderlo se andate in fiera), ovvero la musica di marie di usamaru furuya.


• il primo volume de la fenice di osamu tezuka nella nuova edizione di j-pop, così finalmente mi decido a leggerlo e la grande avventura di astroboy, un volume unico "concentrato" (come dice l'editore) sul personaggio iconico di tezuka (no, non è un pot-pourri editoriale ma una storia autoconclusiva scritta da tezuka stesso).

• alla collana showcase di dynit si aggiungono due titoli che vi suggerisco: il primo è love my life di ebine yamaji, uscito anni fa in quel bellissimo esperimento (fallito) che fu manga-san (io infatti ho la vecchia edizione) e poi uno slice of life per gattofili, nekomichi di hisae iwaoka (l'autrice di donsei mansion e fiori di biscotto, ho parlato di entrambi qui)


• per la serie "i primi amori non si dimenticano mai" credo che non riuscirò a resistere alla tentazione di prendere un nuovo eroe, il primo volume della nuova serie di pk, nonostante le storie uscite negli ultimi anni su topolino non mi abbiano particolarmente entusiasmata, la speranza che queste siano migliori è grande. e poi pikappa è pikappa!
(edit: trovato in edicola, 10€ per una roba che è più copertina che altro. va bene il grande primo amore, ma anche prenderci meno per scemi sarebbe gradito. ovviamente skippato alla grande)


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come ogni anno ormai (è una delle poche tradizioni che riesco a rispettare) alla fine delle conferenze ci sarà il solito post con le faccette di yotsuba, il riassuntone degli annunci divisi per livello di entusiasmo generato, le ricorrenti lamentele e delusioni (se non sei deluso dagli annunci e non ti lamenti non è veramente lucca) e (spero) qualche gioia.
anche se ormai gli annunci si fanno in continuazione e senza aspettare le fiere non mi arrendo e rimango fedele a questo appuntamento annuale che rimane sempre un mix di aspettative deluse, sogni infranti e qualche sorpresa.
per quel poco che serve, incrocio le dita per avere notizie di lumberjanes e giant days, mi auguro arrivi qualche nuovo volume di billy nebbia e spero ancora che prima o poi ci portino davvero shirayuki hime per il quale prego da anni, e che magari, dopo un sacco di titoli che non mi sarei mai e poi mai aspettata di vedere in italia, arrivino yasha della yoshida o basara (seeeee, figuriamoci!), che voglio leggere da millenni.
e voi? avete già fatto il toto-annunci?