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lunedì 9 marzo 2026

vergini ~ la folle storia della verginità

di fatto, una vergine è una donna senza uomo. e come recitava uno slogan dei primi tempi dell' mlf: «una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta»

ormai sono anni che si fanno ricerche e si discute sul fatto che i maschi della gen z siano molto più conservatori e reazionari non soltanto delle loro coetanee femmine ma anche degli uomini delle generazioni precedenti. è una tendenza spaventosa, che va a braccetto con il proliferare di criminali misogini che spargono odio sul web, tra social e podcast, che mira principalmente alle donne e non solo.

è un panorama desolante e preoccupante, che si innesta magnificamente - no, non sto divagando, tutto è strettamente collegato quando parliamo di derive sociali e politica - nella svolta fascistoide che interessa un po' il mondo tutto e che ci sta trascinando verso futuri sempre meno auspicabili.
e poiché tutto è collegato, non possiamo che attenzionare ogni prodotto culturale, a maggior ragione quelli che scelgono di parlare ai target più giovani, che cerca di resistere e di decostruire i peggiori stereotipi che certi aspetti della nostra (in senso globale) cultura si trascina dietro, come - tornando alla misoginia di cui sopra - quelli legati alla verginità, ovviamente intesa come esclusivamente femminile!, argomento tra i preferiti di chi non sa bene nemmeno come è fatta una vulva ma che sentenzia sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne.

vergini - la folle storia della verginità è firmato da élise thiébaut, scrittrice, giornalista, editrice, sceneggiatrice e membro dell'associazione avocats sans frontières france, che da anni dedica il suo lavoro ai diritti delle donne, e disegnato da elléa bird, fumettista di lyon che mette insieme nelle sue opere l'amore per il romanzo gotico e per il crime all'impegno femminista.

il risultato è un mix tra memoir e saggio che passa per i ricordi e le esperienze personali di thiébaut e per le sue ricerche storiche e antropologiche su uno dei temi che più hanno ossessionato l'umanità fin dai tempi più antichi in quasi ogni parte del mondo. quello di verginità, ci ricorda thiébaut, è un concetto estremamente ampio: nell'antica grecia le dee vergini non erano tali perché non avevano rapporti sessuali - anzi! - ma perché erano libere dal matrimonio e dalla maternità; le vestali, sacerdotesse romane consacrate a vesta, godevano di un rispetto e un ruolo politico precluso alle altre donne e a volte prolungavano i voti anche dopo il periodo richiesto dalla dea proprio per mantenere il loro status. vergine per eccellenza è maria, la madre di gesù, che dalle antiche dee che difendevano la propria indipendenza sembra aver ereditato davvero poco ma che pure rimane come riflesso sbiadito di una concezione di femminile più sfaccettato di quello che il cristianesimo ci ha raccontato.


ma la verginità non è, come sappiamo bene, un'idea che si perde tra miti antichi e storie di passati più che remoti. ripensando alla sua adolescenza e giovinezza - e facendoci ripensare all'idea post-sessantottina di libertà sessuale come sinonimo di attività sessuale, preferibilmente promiscua e sfrenata - le autrici ci raccontano l'ansia di affrancarsi da quella verginità che era vissuta come l'àncora alla condizione di eterne bambine inesperte del mondo.

fisicamente parlando, la verginità è testimoniata da una minuscola membrana, l'imene, che stringe (non chiude!) l'orifizio vaginale. l'ossessione (maschile) per questo tessuto ha dettato per secoli un controllo morboso sul corpo delle donne (da parte degli uomini), controllo che si è poi regolamentato con l'istituzione del matrimonio e che corre parallelo al bisogno (maschile, anche questo) di avere la certezza sulla legittimità degli eredi (soprattutto di quelli maschi...).
thiébaut e bird spiegano con didascalica chiarezza cos'è davvero l'imene, come può variare da donna a donna, come può anche non esserci, come può non lacerarsi durante i rapporti sessuali e rimanere intatto fino al momento del parto, smontando idee che sarebbe davvero assurdo pensare di avere ancora oggi e che invece...

ma religione, storia e biologia non sono tutto. questa storia è la folle storia della verginità, ed è folle perché piena di contraddizioni, di regole stabilite come fosse un gioco - un gioco che è costato tanta, troppa sofferenza - di associazioni tra caratteristiche fisiche, comportamenti e valore morale totalmente arbitrarie.
la thiébaut ragazzina e quella adulta parlano insieme senza salire in cattedra a propinarci una lezione, ma viaggiano tra ricordi, aneddoti, credenze, ricerca e cultura pop - da giovanna d'arco a britney spears - per riprendere il controllo del discorso sul corpo femminile e restituirlo alle donne per quello che è davvero - un mucchio confuso di idee fisiologicamente errate e mistificate che serve solo a opprimere - e per iniziare ad affrontarlo con consapevolezza e meritata leggerezza.

vincitore del prix des droits des femmes «coup de cœur» al salon littéraire des deux rives 2024 e del prix bonnes mines du meilleur album 2024 al salon bédécines, vergini - la folle storia della verginità arriva in libreria domani, 10 marzo.

lunedì 8 dicembre 2025

il segreto delle caramelle al pompelmo

come potrei essere arrabbiata con chikako e mayumi perché mi nascondono qualcosa? ci sono cose che neanch'io sono mai riuscita a dire.

sicuramente, avete visto almeno una volta i konpeitō, le tipiche caramelline giapponesi coloratissime con quella strana forma bitorzoluta che ricorda un po' delle stelline. per intenderci, sono quelle che fanno impazzire i nerini del buio de la città incantata.

i nerini del buio alle prese con una pioggia di konpeito


in realtà, come suggerisce il nome, questo tipo di caramelle non sono originarie del giappone, ma arrivano nel paese del sol levante tra il XV e il XVI secolo dal portogallo (dove si chiamano confeito) insieme ai missionari.
per preparare i konpeitō ci vogliono dai sette ai dieci giorni: l'acqua zuccherata - ed eventualmente aromatizzata - viene lavorata dentro la dora, una vasca roteante, ed è il processo stesso di cottura a creare le protuberanze che caratterizzano queste caramelle.

perché parlare dei konpeitō? perché il segreto delle caramelle al pompelmo gira proprio intorno a una pasticceria, la itō kompeitō - che ha fatto della produzione di questi zuccherini la sua specialità - e intorno alla famiglia che la gestisce, la cui storia ha un sapore a metà tra il dolce e l'aspro, proprio come una caramella al pompelmo.

siamo nel giappone di oggi, in un piccolo villaggio affacciato sul mare. è estate, c'è una luce calda e felice che avvolge ogni cosa, che fa brillare il mare e accende il verde degli alberi, ma l'atmosfera di itō kompeitō è molto meno dolce e allegra di quanto ci si aspetterebbe.

da quasi un anno, infatti, l'appartamento sopra al negozio di caramelle è abitato soltanto dalla vecchia chikako, oltre che da shiro, il gatto bianco di famiglia. l'estate precedente l'unica figlia di mayumi è andata via da casa senza dire nulla, poco dopo la morte di yasuo, suo padre, lasciando sua mamma a chiedersi il perché di questo allontanamento inspiegabile, per di più in un momento così delicato.


a distanza di un anno, però, la vita di chikako si anima inaspettatamente: la nipote suzu, che aveva vissuto per parecchio tempo nella loro casa da ragazzina, è tornata insieme ai due figli, con un matrimonio distrutto alle spalle e tanti brutti ricordi da cancellare, e poco dopo anche mayumi si ripresenta senza alcun preavviso...

la storia dell'ultimo anno di questa famiglia viene presentata attraverso le diverse prospettive dellə personaggə, in un continuo svelarsi di segreti, paure, speranze e delusioni. il segreto delle caramelle al pompelmo mette in scena i piccoli e grandi drammi comuni a così tante persone, e l'esperienza, così facile da vivere, del non riuscire a raccontarsi completamente neppure alle persone che più amiamo per colpa di quella stupida idea che mentire è meglio che ferire le persone a cui vogliamo bene condividendo con loro un pezzettino del nostro dolore.
l'unico testimone, il più silenzioso e riservato possibile, è proprio shiro, il gatto bianco, sempre presente nei momenti più difficili, quasi fosse una sorta di spirito guardiano... o, come immagina il piccolo rin, un supereroe che difende la sua famiglia.

camille monceaux tratta temi piuttosto importanti e "pesanti" con estrema delicatezza e senza sensazionalismi, che spaziano dalla violenza domestica all'autolesionismo, dall'accettazione della propria sessualità e dei propri sentimenti al lutto, mentre i disegni di virginie blancher - che, devo ammettere, inizialmente mi avevano un po' respinta ma a cui mi sono abituata durante la lettura, fino al punto da non riuscire a immaginare un altro stile così tanto adatto a questo tipo di storia - alleggeriscono i toni, regalando a una storia drammatica e "adulta" un'atmosfera più leggera, che anticipa il lieto fine che - fidatevi - a un certo punto arriva.

il segreto delle caramelle al pompelmo è una lettura-coccola, ma anche un interessante commistione di oriente e occidente: le atmosfere sono quelle che abbiamo imparato a conoscere dai manga e dagli anime, eppure i toni della narrazione e lo stile dei disegni lo avvicinano moltissimo a quelle opere più tipicamente europee, capaci di parlare a target di pubblico forse più ampi di quelli delle riviste nipponiche.

giovedì 5 giugno 2025

bea wolf

ehi, aspetta!
ascolta le vite dei bimbi del tempo che fu, i paladini del mondo,
i piccoli ribelli ai genitori, gli inappropriati, gli impudichi,
gli indomiti domatori di bulli,
i sabotatori del sonno, i soffia-sberfletti,
lottatori contro i limitatori di letizia,
liberi dalla paura, destinati alla fama.


«attenzione! sappiamo della gloria, in giorni lontani, dei danesi con l'asta, dei re della nazione; che grandi cose fecero quei principi, nel passato...»
così inizia beowulf, il più antico e importante poema epico della letteratura anglosassone, ed è immediato trovare l'eco di questi primi versi all'inizio di bea wolf, il non-fumetto scritto da zach weinersmith e illustrato da boulet.

la storia si apre con una lunga dinastia di re e regine bambinə che risale al prode carl, modellatore di montagne, localizzatore di metalli, flagello dei bulli. lontana dall'idea che ne hanno lə adultə, regnare per lə bambinə significa condividere ricchezze - ovvero giocattoli, dolci e snack di ogni tipo - e proteggere il proprio gruppo dalle perenni minacce che arrivano dal mondo adulto: essere costrettə a lavarsi i denti o a passare il tempo con giochi educativi, non ingozzarsi di schifezze zuccherate e, cosa peggiore di tutte!, crescere.


è proprio questa la minaccia che grava sulla generazione di bambinə di re roger - detto il costruttore per aver realizzato la gloriosa casa sull'albero - impersonata dal terrificante grindle.
grindle è il non plus ultra dell'adultità: quarantenne grigio, dotato di riportino unticcio e gambette sottili da triste impiegato. questo cupo, anonimo e dimenticabile figuro vive proprio accanto alla casa sull'albero e le risate e le urla dei giochi dellə bambinə gli sono tanto indigeste da portarlo a dichiarare guerra allə piccolə vicinə.
grindle ha un solo, devastante potere, ovvero quello di rubare l'infanzia con un semplice tocco. le sue vittime, appena sfiorate, si trasformano in teenagers dai capelli appiccicosi di gel, schiavə di cellulari e dediti allo sbaciucchiamento selvaggio o, peggio, diventano all'istante adultə bisognosə di restare costantemente aggiornatə dai telegiornali, interessatə all'andamento delle borse o alle ultime beghe politiche.


eppure, nonostante il valore del suo esercito, re roger non riesce a sconfiggere l'odioso avversario. ad aiutarlo, però, arriva da lontano una valorosa combattente. questa è la spada giurata della regina heidi, cugina di carl e alleata di roger. bea wolf, questo il nome, è una bambina che ha già avuto modo di provare il suo coraggio e la sua integrità morale. vestita della sua armatura-orsacchiotto, bea wolf è pronta a vendicare i torti subiti dallə alleatə e a preservare il loro diritto a un'infanzia allegra e casinista.

dicevo all'inizio che bea wolf è un non-fumetto, e in effetti manca della tipica struttura a vignette, con i dialoghi dellə personaggə racchiusi nei baloon. quello di weinersmith e boulet è più un ibrido tra un libro illustrato e un fumetto vero e proprio. boulet disegna con un tratto morbidissimo, arricchito da accurati chiaroscuri, che rende lə piccolə protagonistə di questa storia tremendamente adorabili, morbidə monellə con gli occhi tondi e vestitə di improbabili miscugli di capi che ci riportano alla mente l'isola che non c'è. il perfetto opposto di grindle, dunque, stereotipo grottesco dell'adulto che non abbandona la propria banale e pigra routine neppure per un attimo. ai testi, così, rimangono gli spazi bianchi sopra e sotto alle illustrazioni, un modo per raccontare la storia non soltanto attraverso i dialoghi, come avviene solitamente, e di poter quindi avvicinarsi allo stile maestoso dell'epica.


riprendendo il tono, la poetica e il linguaggio caratterizzanti le epopee mitiche del passato, i due autori francesi danno vita a un racconto che parla di bambinə e allə bambinə (anche quellə che anagraficamente non rientrano più nella categoria), e che restituisce all'età dell'infanzia tutta la sua imparagonabile grandiosità e bellezza, oggi forse perduta o quasi in quella confusione di bambinə zittitə con uno smartphone che spara lucine e canzoncine a tutto volume, che non vedono l'ora di diventare grandi, e adultə che non hanno mai voluto saperne di crescere.

venerdì 16 maggio 2025

happy endings

se vuoi che questa cosa funzioni davvero, dovresti farti più coraggio. guarda dove siamo. potrebbe essere la tua ultima occasione.

una disegnatrice un po' fredda e un modello freddoloso.
due agenti spaziotemporali ligiə al dovere, un pericoloso gattino e un vecchio barbiere.
un giardiniere superstizioso e un piangitore di tombe (qualsiasi cosa sia, poi).
tre storie diverse e lontanissime tra loro che si sovrappongono perfettamente in un solo punto: quello in cui ci si fa coraggio e si decide di cogliere l'occasione perfetta e irripetibile per poter dire che vissero tuttə felici e contentə.

non conoscevo lucie bryon e non sapevo nulla di happy endings se non che mi piaceva un sacco la copertina (soprattutto per merito del gattino!), quindi ho iniziato a leggerlo senza nessun tipo di aspettative o di idee preconcette.
e mi ha stupita come pochissimi fumetti sono riusciti a fare nell'ultimo periodo!

happy endings raccoglie tre storie: buon anno, ocean (la mia preferita) e canzone di un giorno d’estate. nel primo racconto, il più breve dei tre, un ragazzo si ritrova mezzo nudo in un laboratorio artistico di una scuola di pittura a fare da modello per una ragazza quasi sconosciuta, che lo ha abbordato senza tergiversare e gli ha chiesto di posare per lei perché l'ha subito trovato bellissimo. a lui è bastata solo quella parola per sciogliersi e accettare l'invito, sicuro che dietro questa insolita richiesta ci fosse il tentativo di passare una serata romantica... ma di romantico sembra esserci ben poco nei progetti della disegnatrice che sembra quasi divertirsi a tormentarlo e a farlo congelare al freddo di una scuola vuota la notte di capodanno.
eppure, anche i cuori che appaiono di ghiaccio sanno quand'è il momento di sciogliersi...


con ocean cambiamo completamente registro, passando dal romance/slice of life puro della prima storia a un'atmosfera più da racconto sci-fi. protagonistə della storia sono tood e boots, due agenti incaricati di rilevare e risolvere le anomalie nel tessuto spaziotemporale. un'occupazione che si direbbe di tutto rispetto, non fosse che a entrambi sembra che il loro ruolo sia più che altro quello di tappabuchi, soprattutto dopo quest'ultima missione, che consisteva nel fermare un pericoloso micetto che non si sa in che modo avrebbe potuto stravolgere l'equilibrio dell'universo. fortuna vuole, però, che il loro comunicatore si guasti. e che un vecchio parrucchiere cerchi qualcuno a cui affidare il suo amato negozio. e, insomma, mentre aspettano di essere recuperatə, dovranno pur mangiare qualcosa e dormire da qualche parte, no?
inizia così una nuova fase della loro vita, in un tranquillo paesino francese, in cui la straordinaria ordinarietà di un'esistenza qualsiasi si rivela molto più entusiasmante e sorprendente di qualsiasi missione speciale.

infine, con canzone di un giorno d'estate bryon si immerge in una sorta di realismo magico. arthur trova un lavoretto come giardiniere in un cimitero e qui inizia ad incontrare un ragazzo misterioso e affascinante che ogni giorno piange su una tomba diversa. come può conoscere tuttə quellə defuntə? alcunə mortə sicuramente prima che lui nascesse, oltretutto! arthur si convince di aver a che fare con un fantasma ma la realtà è che anche vincent lavora al cimitero, per la precisione come piangitore di tombe, qualcosa di ancora più improbabile di un fantasma, probabilmente. eppure, nonostante i primi fraintendimenti, sembra che tra i due ragazzi stia sbocciando qualcosa...

con uno stile di disegno che si fa sempre più dettagliato, sicuro e morbido man mano si va avanti con la narrazione delle tre storie, lucie bryon racconta la bellezza delle piccole cose quotidiane, gli incontri, l'amore, la gioia del trovare il proprio posto se non nel mondo, almeno nella propria vita.

ho apprezzato tantissimo, inoltre, che ci siano coppie di ogni tipo: un ragazzo e una ragazza, due ragazze, due ragazzi. ma anche una famiglia fatta di amicə che vivono nella stessa casa e dormono nello stesso letto pur non avendo una relazione romantica/sessuale. così come mi è piaciuto che certi stereotipi vengano stravolti - nella prima storia abbiamo una ragazza sicura di sé e un po' maliziosa e un ragazzo timido e romantico, ad esempio - senza alcun didascalismo di sorta.

perché se c'è una cosa naturale, è che non esistono regole fisse in natura, se non quella che ognunə cerca di realizzare la propria felicità come meglio crede. ed ecco che l'amore qui è qualcosa che non si cura degli stereotipi e delle convenzioni, che non si dà etichette ma che, semplicemente, prende la forma che preferisce. ed è da questa libertà che germoglia il seme della felicità.
happy endings è un libro che racconta questa felicità come una cosa piccola e facile da sperimentare: basta avere coraggio e saper cogliere l'occasione giusta.

lunedì 12 dicembre 2022

talli ~ figlia della luna vol. 1

non possiamo rischiare, se i suoi poteri sono gli stessi di sua madre non può restare in libertà. rischiamo una nuova guerra delle chimere...


qualche anno fa, non ricordo più esattamente come, girellando sul web avevo trovato un fumetto che mi sembrava interessantissimo, talli - fille de la lune, un euromanga fantasy che parlava di una ragazza dotata di poteri misteriosi, di una religione proibita e di magia. la trama e i disegni mi avevano colpita immediatamente, l'unica cosa che mi frenava è che in quel periodo era disponibile solo in francese e i miei ricordi delle lezioni di francese del liceo erano decisamente troppo sbiadite per avventurarmi in una lettura simile.
ho sperato che qualcuno lo traducesse in italiano e finalmente renoir comics ha realizzato il mio desiderio!

questo primo volume di talli figlia della luna ci porta subito al cuore della storia: il castello di lord borïn è sotto attacco e i soldati che stanno cercando di espugnarlo cercano lui e sua figlia. durante l'assedio, borïn affida sua figlia talli ad alan, un cavaliere dall'apparenza buffa, con un improbabile taglio di capelli a scodella e un nasone invidiabile che sulle prime non sembra esattamente eccellere per sangue freddo.
ma è dal momento in cui padre e figlia si salutano, quello in cui lui dice figlia mia, finalmente stai per lasciare questo castello, come hai sempre sognato. ora va'... e ritrova i tuoi... che le nostre antenne di lettorə si rizzano di curiosità: perché quel "finalmente"? cosa impediva a talli di lasciare il castello prima? e perché sognava di andare via? chi vuole catturarla e per quale motivo? ma soprattutto... se borïn è suo padre, cosa vuol dire quel "ritrova i tuoi"? ecco, adesso è impossibile fermarsi nella lettura: i misteri sono tanti e le promesse, tutte racchiuse in quelle prime pagine di prologo, sono molto interessanti.


da qui inizia una storia di fughe, incontri e scontri, di avventure, di magia. inizia la storia di una ragazza dal passato misterioso che neppure lei conosce pienamente ma che in qualche modo è entrato prepotentemente nella sua vita e che adesso ha bisogno di recuperare. il viaggio di talli, in compagnia di alan, che si rivela presto un validissimo combattente, e di pavel e lélo, due bizzarri mercanti che sembrano anche loro custodire numerosi segreti, è un viaggio alla scoperta di sé. un percorso che la porta presto a scoprire la sua vera natura e a conoscere la storia del suo mondo: un tempo gli esseri umani vivevano in pace con le invocatrici, donne dotate della capacità di entrare in armonia con la natura e di evocare, con il proprio sangue, gigantesche chimere.
le invocatrici non erano affatto pericolose. come le streghe che hanno riempito pagine e pagine di processi della nostra storia, erano solo donne fortemente legate alla natura (e qui, anche alla magia), che usavano i loro poteri a fin di bene.
ma la finzione riprende la storia: ciò che è diverso, ciò che facciamo difficoltà a comprendere ci spaventa. e quando qualcosa ci spaventa, abbiamo davanti a noi un bivio: possiamo provare a conoscerlo oppure possiamo distruggerlo.
ed è questo che è successo prima della nascita di talli: una guerra contro le evocatrici che ha portato, adesso, a una caccia frenetica degli eretici, ovvero tuttə coloro che continuano a venerare meness, la dea della luna, progenitrice della stirpe delle evocatrici.

talli non lo sa ancora ma è a questo passato che è legata, un passato cupo, pieno di violenza e ingiustizia che si riflette nel presente e che la costringe adesso a proteggersi da chi, come prima era terrorizzato dai poteri delle evocatrici, adesso teme lei e vuole distruggerla.


in un solo volume c'è un worldbuilding che funziona benissimo - la parte dedicata alla storia di meness, delle invocatrici e dei suoi seguaci è davvero molto bella - e soprattutto dei personaggi che fin da subito ci appaiono ben caratterizzati: talli, cresciuta come una nobile un po' viziata e pronta al comando, che affronta con coraggio un mondo che fino ad allora le era sempre rimasto estraneo, alan che si rivela un cavaliere tanto abile quanto puro di cuore, il vecchio pavel che è molto più di un semplice mercante di cianfrusaglie e soprattutto - il mio preferito al momento - lélo, un ragazzino misterioso incredibilmente abile nei combattimenti che non riesce a dormire dopo il tramonto (e che infatti spesso di addormenta anche nel bel mezzo di un discorso). tra lui e talli sembra nascere fin da subito un rapporto di amore-odio che promette qualche soddisfazione anche per i lettorə più romanticə.

sourya, autore della storia e dei disegni, ci racconta che talli è nato dalla sua passione per i giochi di ruolo fantasy e in effetti sembrano esserci tutti gli elementi classici del genere: un party ben costruito, un obiettivo da raggiungere, cattivi da sconfiggere, un mondo da esplorare.
personalmente, ho trovato in questo volume tutto quello che cercavo in un fumetto fantasy: dallo stile che mixa elementi tipici del fumetto giapponese e quelli del fumetto francese-europeo, un tratto magari non esageratamente stiloso ma semplice ed elegante, con un'ottima caratterizzazione grafica dei personaggi e cura delle ambientazioni. e poi una storia appassionante che non si preoccupa di inserire filler qua e là giusto per allungare un po' il brodo ma che anzi mantiene costantemente viva l'attenzione dei lettorə, proprio come se fosse un videogioco.


la pubblicazione di talli in francia si conclude al terzo volume, anche se l'autore sta continuando autonomamente a disegnare la storia: qui potete trovare il quarto volume (si può leggere gratuitamente) mentre potete finanziare il progetto di sourya attraverso la sua pagina patreon.
renoir invece ha intenzione, non appena sarà possibile, di portare da noi anche i prossimi volumi. speriamo che riescano ad acquisire i diritti, il lavoro di sourya (e anche vale anche per noi lettorə!) merita di vedere la sua conclusione!

lunedì 11 luglio 2022

1984

la psicopolizia mi troverà. verranno a prendermi di notte e sparirò come tanti altri. sarò cancellato, vaporizzato... la mia stessa esistenza verrà negata. mi fucileranno.
fa lo stesso.
abbasso il grande fratello.


mettersi alla prova con un capolavoro come 1984 di george orwell non è certo un'impresa facile, eppure jean-christophe derrien e rémi torregrossa sono riusciti perfettamente nell'intento.

1984 - il cui titolo provvisorio fu l'ultimo uomo in europa, espressione poi ripresa in uno dei passaggi più salienti della narrazione - è uno dei romanzi distopici più conosciuti e citati al mondo, ma se qualcuno dovesse ancora essere convinto che il grande fratello sia solo un programma di pessimo gusto, ecco la trama a grandi linee:
winston smith vive a londra e lavora per il partito nel dipartimento archivi del ministero della verità. il suo compito è cancellare e alterare qualsiasi documento del passato per far sì che corrisponda al presente. è il 1984 - forse - quando winston inizia a tenere un diario in cui appunta i suoi pensieri e in cui sfoga il suo odio per il grande fratello, il cui sguardo onnipresente e onnisciente controlla e conosce tutto.


il mondo di winston ha conosciuto la guerra nucleare ed è adesso diviso in tre giganteschi superstati: oceania, eurasia e estasia. il governo del suo paese, l'oceania, è controllato dal grande fratello, entità quasi mitologica che governa ogni cosa: ogni azione, ogni pensiero, ogni ricordo, persino ogni sentimento. i tre superstati sono perennemente in guerra - la propaganda a volte sostiene che l'oceania è sempre stata alleata dell'eurasia e in guerra con l'estasia, a volte il contrario - e questo richiede ovviamente sacrifici alla popolazione che non è semplicemente costretta a una vita di stenti e privazioni, ma deve anche attenersi a una precisa ortodossia che prevede un totale asservimento al partito nelle azioni come nei pensieri: basta pochissimo a tradirsi, una strana espressione del volto, una parola sbagliata pronunciata nel sonno o detta con leggerezza mentre si parla con qualcuno possono essere indice di uno psicoreato (un crimine commesso con il pensiero, non con le parole o con le azioni, e quindi incontrollabile molto spesso da chi lo compie ma mai dal grande fratello), punibile con la morte.
consapevole che la sua esistenza è appesa a un filo sottilissimo e che il solo mettere silenziosamente in dubbio quando proclamato dalla propaganda ufficiale lo porterà presto alla morte, winston abbandona pian piano tutte le precauzioni che metteva in atto per cercare di passare inosservato, preso dall'urgenza - e dalla consapevolezza che questo sia possibile - di trovare una via di fuga da questa esistenza inumana.
affascinato da una giovane donna della lega antisesso (ovviamente, amore e attrazione sono proibiti da grande fratello, è accettato solo il matrimonio solo a fini procreativi finché la scienza non troverà modi alternativi per generare nuove vite) per la quale prova all'inizio sentimenti contrastanti, e convinto che uno dei suoi superiori faccia in realtà parte di una confraternita che mira a rovesciare il potere, winston vive un breve periodo in cui rinnega il grande fratello e tutto ciò che il governo gli impone.
pensa liberamente, ama liberamente, vive liberamente.
almeno, fin quando il partito gli consentirà di farlo.


l'opera di derrien e torregrossa è molto fedele e rispettosa dell'originale, la trama è sì snellita ma non è stato eliminato nulla di fondamentale e in generale un po' dell'atmosfera si perde più che altro per la velocità di lettura consentita dal mezzo fumetto, decisamente maggiore di quella che permette il romanzo.
lo stile dei disegni, realistico e attento ai dettagli, è perfetto per rendere al meglio il contesto in cui si svolge la vicenda: le tavole in bianco e nero ricordano le atmosfere cupe e desaturate del film nineteen eighty-four (in italiano orwell 1984) di michael radford (anche questo, ottimo adattamento del romanzo, vi consiglio di recuperarlo) e aiutano a rendere quel senso di disperata oppressione in cui nulla è lasciato libero di esistere al di fuori della volontà del grande fratello e del partito.

una scena del film nineteen eighty-four

tra le pagine si affastellano i corpi dei membri del partito, corpi controllati e ammaestrati a eseguire nulla di più che i compiti che il partito chiede loro, incasellati in uffici piccoli come cubicoli e incastrati uno accanto all'altro come celle di un alveare o nei lunghi tavoli delle mense, tutti con gli stessi vestiti, con la stessa folle devozione al grande fratello negli occhi, tutti circospetti e pronti a denunciare chiunque al minimo segno di allontanamento dall'ortodossia.
fuori, ai margini della società e della concezione stessa di essere umani, i prolet vivono nella miseria più totale, abbrutiti dalle malattia e dalla povertà, tenuti buoni da intrattenimento di infima categoria e considerati poco più che bestie. sono loro, dice winston, gli unici che potrebbero unirsi e rovesciare questo governo assurdo, ma sono privi della capacità di pensare, di organizzarsi, di reagire. semplicemente, sopravvivono.


l'unica fuga possibile da tutto questo squallore angosciante è julia: dietro il suo aspetto di fedelissima del partito e membro della lega antisesso - motivo per cui winston inizialmente la odia - julia è una ribelle che si è riappropriata del suo corpo e della libertà di usarlo per amare chi vuole, contro le severe regole di castità volute dal partito.
seduce winston con un bigliettino e una fuga tra le campagne fuori dal centro abitato, un angolo di sterpaglie senza controlli dove la monocromia lascia spazio ai primi tenui, timidi colori.
insieme a lei, winston riscopre la sua parte più umana: pensa, ama, sceglie. si riappropria dello spazio che il regime del grande fratello ha tolto a lui e a ogni altro essere umano, ma commette l'enorme errore di credere di poter sfuggire al controllo e al giudizio del partito: nulla è davvero esente dallo sguardo del grande fratello che costantemente guarda e ascolta e sembra quasi poter leggere i pensieri di chiunque.

(si tratta di una storia pubblicata nel 1948, quindi non so quanto possa essere sensato questo alert, ma comunque: spoiler sul finale)
proprio quando lui e julia sono certi di poter prendere parte alla rivoluzione, ecco che gli artigli del partito si chiudono su di loro, separandoli e portandoli nel ministero dell'amore, luogo di torture e condizionamento mentale da cui winston uscirà - dopo aver tradito julia e aver scoperto che non esiste alcuna ribellione, i nemici del partito e la loro propaganda, tutto è opera del partito stesso - annientato nel corpo e nello spirito e finalmente capace di amare totalmente il grande fratello.
il finale del fumetto è più fedele a quello del libro di quanto non lo sia quello del film: come nel romanzo, il sorriso di sincera felicità di winston è la campana a lutto che segna la morte dell'ultimo uomo d'europa.

1984 è quindi un'ottima trasposizione dell'opera originale (che resta comunque un capolavoro irraggiungibile e di cui il fumetto restituisce solo in parte il senso di ansia e oppressione) consigliatissima sia ai fan del romanzo di orwell sia a chi non l'ha mai letto e vuole averne un assaggio. 

mercoledì 16 giugno 2021

commenti randomici a letture randomiche (79)

negli ultimi tempi uso spesso instagram per scrivere commentini brevi sulle mie letture, ma su alcuni titoli credo sia il caso di soffermarsi a scrivere qualcosa in più dopo averci riflettuto un po' più a lungo.
questa volta vi parlo di un titolo bello, uno bellissimo e uno che ha qualche problemino di troppo...

le black holes

c'è teresa, che invece di preoccuparsi del suo debutto in società, scrive poesie dai toni macabri che imbarazzano la madre e la rendono oggetto di scherno delle sorelle, e poi ci sono laura, cristina e gloria che hanno formato un gruppo punk, le black holes: non sanno suonare bene, e questo importa poco, ma laura sa scrivere dei testi davvero incredibili, una roba a metà tra stephen hawkins e le poesie gotiche.
tra teresa e le black holes c'è in mezzo un bosco e più di un secolo e mezzo di distanza, eppure le loro esistenze si sfiorano, a volte fino a sovrapporsi.
borja gonzáles firma un piccolo capolavoro di astrattismo e poesia, un fumetto che fa dell'aspetto visivo il suo punto di forza - nessuno dei personaggi ha un volto, i colori utilizzati nelle tavole sono pochissimi, tutti tra i toni del turchese, del rosso corallo e del nero, colori poco saturi che danno l'idea di un lunghissimo chiaro di luna che accompagna le protagoniste e che unisce i loro mondi così lontani, molte scene sembrano un sogno lisergico e fantastico.
le black holes è una storia tutta al femminile in cui le protagoniste - che vivano nell'ottocento o ai giorni nostri - sono impegnate a trovare la loro identità, a far sentire la loro voce, senza curarsi troppo dei modelli imposti dalla società.

la fenice

de la fenice al momento ho letto i primi quattro volumi, sono indietrissimo sulla pubblicazione ma sto cercando di recuperare più velocemente possibile.
avevo altissime aspettative su questa serie che non solo non sono state deluse ma sono state ampiamente superate, ogni volume è stato una vera e propria sorpresa.
le varie storie - i "libri", come da sottotitolo di ogni volume - contenute in questa serie spaziano tra diversi generi, con diversi personaggi e ambientazioni, tutte accomunate dalla presenza e dalla ricerca quasi ossessiva della fenice, creatura mitica, di cui è difficile riuscire a comprendere la natura, il cui sangue donerebbe l'immortalità a chiunque riesca nell'impresa di ucciderla.
alla narrazione, contaminata da tantissime influenze che provengono dagli ambiti più disparati - dal fumetto comico al gekiga, dalla religione alla filosofia, dalla storia e dal folklore giapponese alla fantascienza - si aggiungono le riflessioni dell'autore, cosa che rende la fenice un'opera densissima non solo dal punto di vista narrativo ma anche filosofico ed etico.

la presenza della fenice in ogni storia non limita le riflessioni esclusivamente sul valore della vita in quanto esperienza destinata a concludersi, ma tutto quello che ruota intorno a lei permette a tezuka di spaziare su più temi: nel primo volume, ad esempio, il desiderio della regina himiko di ottenere l'immortalità scatena guerre, invasioni e riduzione in schiavitù o anche, nel secondo volume, la riflessione sul senso stesso di essere umano in un mondo in cui l'umanità, con al proprio fianco una razza aliena antropomorfa, si trova costretta a vivere sottoterra al riparo dalla crisi che lei stessa ha creato, affidata completamente all'intelligenza artificiale di giganteschi computer dal quale dipendono tutte le decisioni, correndo ferocemente verso l'autodistruzione.

sintetizzare tutto è praticamente impossibile, raccontare le storie significherebbe rovinare la lettura a chi non ha ancora avuto modo di avvicinarsi a quest'opera, ma credo che continuerò a consigliare la fenice a tutti per almeno le prossime cinque decadi.

libertalia vol. 1 - il trionfo o la morte

avevo un sacco di entusiasmo per questo primo volume di libertalia (la serie dovrebbe essere completa in tre volumi, spero di non sbagliarmi) fin dal primo annuncio, ho avuto un sacco di difficoltà a trovarlo (grazie rw per la pessima distribuzione) e però mi sono lanciata subito nella lettura non appena sono riuscita ad averlo.
ecco, a prima lettura sono rimasta un po' - troppo - confusa. mi è sembrato che a ogni scena fosse stato dedicato troppo poco spazio, che tutto fosse troppo veloce e troppo poco chiaro.
quindi l'ho riletto una seconda volta cercando di capire un po' meglio.
il problema è che la narrazione si sposta di continuo, a un ritmo che non fa che confondere il lettore, a ogni scena sono dedicate pochissime vignette e pochissime battute (ho anche dei dubbi sulla traduzione perché alcune frasi sono abbastanza incomprensibili), ed è tutto tremendamente veloce: in 48 tavole conosciamo il protagonista di questa storia, olivier misson, convinto antischiavista che, dopo aver ucciso il padre della sua fidanzata che commerciava illegalmente schiavi africani, si imbarca su una nave in compagnia di un prete italiano e libertino conosciuto non si capisce bene come, si scontra con gli inglesi, incontra dei pirati, incontra altri tizi per mare nemici dei pirati di prima, sbarca su un'isola, vuole fondare una colonia ma si ritrova ospite di una regina che per qualche strana ragione parla la sua stessa lingua, sposa una principessa, nel frattempo qualcuno dalla francia medita vendetta contro di lui... se non ci avete capito niente, bene, questa è la sensazione che mi ha dato questo primo volume.

il lavoro di rudi miel e fabienne pigière mi è sembrato davvero tremendo, una sceneggiatura arraffazzonata e poco chiara e se i disegni di paolo grella sono davvero belli, non riescono per nulla ad aiutare a riconoscere visivamente i personaggi al volo, tutti troppo simili tra loro.
insomma, ci sono milioni di difetti in questo volume eppure ho ancora voglia di leggere i prossimi, sarà che, nonostante tutta la confusione, la storia - incentrata tutta (o meglio quel po' che se ne capisce) sul valore della vita e della libertà - non sembra male e la speranza - che i prossimi volumi siano un po' più comprensibili - è l'ultima a morire...
ma a meno che non siate in fissa con i pirati, lasciate stare questa roba.

venerdì 4 giugno 2021

commenti randomici a letture randomiche (78)

torna la non-rubrica meno attesa del web, i miei commenti su cose lette ultimamente, qualche riga in più di quelle che scriverei su instagram ma che comunque messe qui mi fanno sembrare tutto meno perso nella marea di contenuti usa e getta (sì, lo so, per ora sono monotona con questa storia, che poi a me piacciono pure i bookstagrammer e compagnia, però il blog è il blog, o forse sono solo io che sono vecchia e nostalgica e non riesco ad evolvermi e a lasciarmi indietro le vecchie abitudini)

un altro mondo

questo libro l'ho scoperto per caso, ho letto un post di non-ricordo-chi (vedi che poi alla fine i social sono belli e utili?) che ne diceva un gran bene e si lamentava del fatto che fosse difficile da trovare.
quando sento di un libro bello ma difficile da trovare il mio cervello non fa in tempo a elaborare l'informazione che sto già a cercarlo su qualche sito di vendita libri usati e simili.
il punto non è questo comunque, il punto è che questo libro meriterebbe in effetti una ristampa perché anche se non è la lettura imperdibile per antonomasia, è comunque un romanzo che si fa leggere con molto piacere (anche se, per pietà, nel caso di una ristampa fatelo con una copertina decente perché questa è una delle peggiori che ho mai visto dopo quelle degli harmony).

mi tolgo subito un sassolino: la forma del diario, attraverso cui è narrata la vicenda, è la cosa che mi è piaciuta meno, anche se dà la possibilità alla protagonista di scrivere emozioni, pensieri, riflessioni eccetera.
un altro mondo è un romanzo di formazione con delle sfumature di fantasy che quasi non influiscono sulla realtà ma che sono determinanti per la vicenda di mori, voce narrante e protagonista della storia.
l'evento più importante della storia di mori però accade prima che inizi il diario e scopriamo dettagli su quanto successo solo poco alla volta, espediente narrativo molto interessante che rende ancora più appassionante la lettura e fa sopportare meglio alcuni passaggi davvero lenti.
tutto quello che viene narrato è quindi il modo in cui mori cresce e si adatta alla nuova vita che inizia proprio in quel momento passato di cui inizialmente non sappiamo nulla: fuggita dalla madre - che lei stessa definisce una strega e alla quale dà colpa della tragedia che l'ha colpita - viene iscritta dal padre e soprattutto dalle tre sorelle di lui in un collegio femminile nel quale fa difficoltà ad ambientarsi, anche per via di una menomazione fisica che la costringe a camminare con un bastone.
senza delle vere amiche e con una famiglia disastrata, mori trova conforto nei libri: divora una quantità spaventosa di romanzi, principalmente di fantascienza e fantasy (armatevi di block notes durante la lettura per segnarvi titoli e autori da scoprire o approfondire, a mori piace moltissimo parlare delle sue letture), scopre il meraviglioso mondo delle biblioteche e dei gruppi di lettura, dove conosce finalmente qualcuno a cui legarsi, la sua karras (sì, devo leggere vonnegut assolutamente).
ma mori crede anche nella magia, anzi sa che esiste: conosce le fate, sa fare incantesimi, sa che sua madre sa usarla e in modo malvagio. l'elemento magico è sottile ma fondamentale nella vita di mori, che è pure cosciente del fatto che per quasi tutti gli altri non sia così.
in certi momenti questo tema è un po' ambiguo e il fatto che la struttura sia quella del diario aumenta questa sensazione: la magia esiste davvero? o mori è semplicemente condizionata da un trauma troppo difficile da sopportare per una ragazzina della sua età e usa la magia come spiegazione per le cose che non sa spiegarsi altrimenti (ad esempio, è convinta che il gruppo di lettura sia nato grazie a un suo incantesimo, ma non potrebbe semplicemente essere un modo per rimproverarsi di non riuscire a stringere dei rapporti di amicizia, di piacere agli altri senza l'aiuto di forze sovrannaturali?)

il finale è un po' affrettato e mi è dispiaciuto moltissimo perché quello che succede in realtà è un evento importantissimo e sarebbe stato molto meglio riuscire a dargli il giusto spazio nella narrazione, ma ciò non toglie che il romanzo di jo walton resta un bel racconto di formazione, non perfetto ma emozionante: mori riesce a superare un'enorme tragedia, a riprendere in mano la sua vita, a curare le sue passioni e a formare l'adulta che sarà. le ultime righe, bellissime, mi hanno quasi fatto piangere come una fontana.

non è facile trovarlo in giro, ma se vi capita chiudete un occhio sulla copertina e dategli una possibilità.


mickey e l'oceano perduto

mickey e l'oceano scomparso è il primo volume di questa collana in cui panini stamperà storie disney del mercato francese, qualche altro titolo era già apparso per giunti negli scorsi anni (io voglio tantissimo recuperarli, mi sembrano molto interessanti, anche più di questo) ma adesso pare ci sarà una certa continuità editoriale... ma sempre di panini si parla, quindi chi lo sa.

questo non è malissimo come esordio di una nuova collana, una storia che non si allontana troppo dai canoni disney ma che riesce abbastanza bene a innovare i personaggi, adattandoli perfettamente al contesto della narrazione, un contesto un po' steampunk un po' quasi da fantasy grazie al lavoro incredibile di silvio camboni che ha curato i disegni e ai colori di gaspard yvan e jessica bodart (l'aspetto visivo è il vero punto di forza del volume, davvero spettacolare).
la trama, sceneggiata da denis-pierre filippi, è il punto più debole soprattutto perché risente moltissimo del numero risicato di pagine a disposizione per cui alcuni colpi di scena e eventi davvero fondamentali vengono risolti in modo frettoloso e poco convincente.

resta insomma una buona lettura, non siamo ai livelli delle storie di casty ma è comunque una spanna sopra molte storie di topolino (che poi io non lo leggo da anni quindi non so, ma negli ultimi tempi mi aveva stancato abbastanza...), confido molto nelle prossime uscite!

the poetry of ran

un bel cofanetto con due volumi di grande formato, bei disegni un po' wannabeberserk, un po' di fan service e tutta la fuffa fantasy che potete immaginare.
the poetry of ran è una miniserie perfetta per gli amanti del genere, la storia di tolue, una cantastorie che aspira a restare nella memoria del suo paese e di un guerriero, ran, che fin dall'infanzia si è caricato dell'onere di sconfiggere i karma, mostri terrificanti che seminano morte e terrore nei vari regni.
sconfiggere un karma però non da solo onore e riconoscenza, ma costringe chi li uccide ad assorbire tutta la loro impurità e attirare su di sé il disprezzo della gente.
fin dal loro primo incontro tolue decide di seguire ran, questo strano guerriero tanto abile in combattimento quanto incapace di relazionarsi normalmente con gli altri e nel corso del viaggio scopre la storia dei figli dell'impurità, e del loro maestro, un tempo un valoroso guerriero, ora a sua volta trasformato in un terrificante mostro...

di certo non è un capolavoro ma è breve, veloce, pieno d'azione e senza troppe pretese: una lettura leggera e piacevole per gli amanti del genere mostri&spadeimprobabili.

martedì 27 aprile 2021

pelle d'uomo

«le donne della nostra famiglia custodiscono un segreto. siamo in possesso di una pelle d'uomo.
un oggetto raro, forse unico, che viene da molto lontano.
lo chiamiamo lorenzo. dal momento che ho avuto solo figli maschi, ti spetta di diritto.
una volta sulla tua pelle, nessuno dubiterà di avere davanti un ragazzo. e così potrai muoverti in incognito nel mondo degli uomini. potrai conoscere il tuo fidanzato in prima persona e vederlo nel suo habitat naturale.»

il fumetto più premiato dell'anno, l'ultima opera di hubert, uno dei titoli più attesi di questa prima parte dell'anno, pelle d'uomo mantiene tutte le promesse che ci eravamo immaginati dal momento del suo annuncio e forse fa anche di più: le aspettative erano altissime ma la lettura è riuscita a sorprendermi molto più di quanto mi sarei aspettata.

(sembrerà che vi ho spoilerato chissà quante cose ma in realtà, nonostante abbia raccontato qualche stralcio della trama, c'è tantissimo da scoprire tra le pagine di questo libro, potete continuare a leggere il post senza paura!)

in una non meglio precisata città dell'italia rinascimentale, bianca vive uno dei momenti peggiori per ogni ragazza di buona famiglia: è stato organizzato il suo matrimonio e ovviamente non conosce - se non da lontano e appena di sfuggita - il suo promesso sposo. certo, a lei è andata meglio di come sia finita a molte altre che si sono ritrovate a condividere il letto con uomini con più del doppio dei loro anni: giovanni è un uomo giovane e attraente, un ottimo partito a detta dei suoi genitori, ma resta comunque un estraneo.
nella mente di bianca non passa nemmeno per un momento l'idea di ribellarsi al volere della sua famiglia, sa che deve sposare giovanni e che non ha alcuna possibilità di tirarsi indietro senza screditare i suoi genitori e dare abbastanza da spettegolare alle donne della città per i mesi a venire, ma questo non le impedisce di confidare i suoi dubbi alle amiche o alla madre.
alla fine le va anche bene sposare un uomo scelto dai suoi genitori, ma almeno vorrebbe poterlo conoscere prima del matrimonio.
mentre sua madre non riesce nemmeno a comprendere il desiderio di bianca, la sua madrina la invita a passare qualche giorno da lei e lì le rivela il segreto della pelle d'uomo, l'oggetto che le permetterà di assumere l'aspetto di un uomo per potersi avvicinare a quel mondo sconosciuto e lontano, e sopratutto a giovanni, per potersi fare un'idea di chi è l'uomo che sta per sposare.

«non solo non trovo nessuna affinità con il mio fidanzato, ma lo trovo un uomo disgustoso»
«è solo il linguaggio degli uomini, mia cara. noi ci mostriamo più delicate di quanto non siamo, loro si mostrano più forti... anche a costo di fingere»
la prima volta come lorenzo non va affatto bene: bianca riesce ad avvicinare giovanni senza farsi riconoscere, ma quello che scopre su di lui e in generale sul mondo maschile la disgusta profondamente, ma riesce a superare questo momento e da quel momento in poi non solo il suo rapporto con giovanni prenderà una direzione inaspettata, ma tutta la città si troverà coinvolta in una serie di eventi che porteranno molti a riflettere sui rapporti tra maschile e femminile da punti di vista completamente inediti.
«qui le ragazze sono un miraggio... e così ci ritroviamo a passare la vita tra maschi. ci facciamo il bagno insieme, giochiamo alla lotta... e spesso dormiamo nello stesso letto. tra quei corpi amici che si schiudono davanti ai nostri occhi, come restare indifferenti? le ragazze sono così lontane, così sconosciute! noi invece conosciamo bene i nostri corpi e il piacere che possiamo provare... che peccato c'è a volerlo condividere con gli amici più stretti?»
il rapporto tra giovanni e lorenzo evolve rapidamente: se bianca si era avvicinata a lui con la pelle di lorenzo solo per scoprire chi era l'uomo che avrebbe dovuto sposare a breve, si ritrova presto a provare qualcosa per lui, qualcosa di ricambiato, ma con lorenzo, non con bianca.
questo la destabilizza e la confonde, non tanto perché ha scoperto che il marito è omosessuale, ma perché sa che lui amerà solo lorenzo e non lei e non potrà mai svelargli il segreto della pelle d'uomo e della vera identità di lorenzo.
«non è un disonore avere un corpo! un corpo non è né buono né cattivo... non ha alcun valore morale, se tu che gliene attribuisci!»
intanto in città il fratello di bianca, angelo, predicatore moralista e bigotto, riesce a ottenere sempre più potere e seguito, trascinando tutta la popolazione in un'ossessiva caccia al peccatore che non risparmia niente e nessuno. ma fino a che le sue vittime sono donne e omosessuali, tutto sembra andare bene, angelo è ben visto, anzi è considerato un campione della fede e colui che estirperà l'immoralità dalla città, quando però le sue leggi arrivano a toccare anche gli uomini, a punirli per i loro tradimenti, per l'abitudine di andare con le prostitute, la città si ribella, approfittando del carnevale, e sarà proprio bianca/lorenzo - stanca di essere accusata di essere una tentazione vagante in quanto donna e un abominio in quanto uomo innamorato di un altro uomo - a scatenare una vera e propria rivolta contro il fratello, seppur nei panni di lorenzo.

inutile raccontare altri dettagli della storia o come si conclude la vicenda di bianca, lorenzo e giovanni, lascio a voi il piacere di leggere il libro e scoprirlo.


ci sono due cose che però voglio sottolineare e che credo abbiano valso a pelle d'uomo tutti i riconoscimenti che ha guadagnato: da un lato la combinazione perfetta tra la sceneggiatura di hubert e i disegni di zanzim, che hanno dato vita a una narrazione fluida e appassionante e a personaggi profondi e ben caratterizzati anche in poche pagine, dall'altra la capacità di porre l'accento su quanto una società patriarcale e maschilista non sia un problema solo per le donne - quasi sempre costrette a matrimoni di comodo, a mariti per i quali non provano nulla, a vite interamente passate senza conoscere il piacere, l'amore, il desiderio e a sentirsi solo accusare di essere demoni tentatori - ma anche per gli uomini stessi, quelli che amano altri uomini perché accusati di andare contro natura, gli etero perché educati a non considerare le donne se non come oggetti, incapaci e impossibilitati a conoscerle veramente, anche dopo il matrimonio, creature da acquistare con un matrimonio che serva a consolidare affari e posizione sociale e da fecondare per assicurarsi una discendenza, ma non compagne con cui poter condividere la propria vita.

nel carnevale di hubert e zanzim, la follia di una notte diventa l'anticipazione di una speranza, di un momento in cui chiunque sarà libero di vivere nel proprio corpo, di usarlo come vuole e per amare chi vuole, senza condanne moraliste e senza giudizi di sorta.
attraverso gli occhi di una ragazza di qualche secolo fa che voleva semplicemente conquistare il cuore del marito che gli era stato imposto hubert e zanzim raccontano l'assurdità del nostro presente e danno voce al desiderio e alla necessità di abbattere ogni stereotipo maschilista, omofobo ed eteronormativo.

giovedì 4 marzo 2021

nonostante tutto

«che dio abbia pietà di me! dicevi sul serio, mi vuoi baciare! e cosa succederà, dopo questo bacio?»
«non ne ho la minima idea…»

ho aspettato tanto prima di scrivere qualcosa su nonostante tutto di jordi lafebre, ho dovuto metabolizzare per bene quello che mi aveva lasciato dentro, cercare di svolgere la matassa di pensieri e sensazioni e provare a dare un senso a tutto.

*attenzione! post semipolemico e probabilmente molto lontano da quello che avreste voluto leggere*

ancora una volta, il problema tra me e questo libro sono state le premesse: una storia d'amore. una storia d'amore nonostante tutto. la parte romantica di me, quella che adora le storie d'amore (soprattutto quelle nonostante tutto!) non vedeva l'ora di tuffarsi tra le pagine, di leggere di zeno e ana, di scoprire, seguendo l'ordine a rovescio che lafebre ha dato ai capitoli, il cuore di questa storia, il punto in cui il sasso aveva colpito l'acqua e aveva lasciato propagare le onde per quasi quarant'anni. cosa mi aspettavo? credevo che avrei letto una storia in cui due innamorati fanno qualsiasi cosa per stare insieme, immaginavo di leggere un continuo cercarsi e inseguirsi e provavo a capire cosa era il tutto che si doveva riuscire a sconfiggere, superare o semplicemente mettere da parte per poter essere felici.


ecco, ora forse la parte romantica di me occupa troppo spazio o è semplicemente troppo ingenua, ma non mi sarei mai aspettata una storia come questa, una storia d'amore in cui sono gli innamorati stessi a mettersi il bastone tra le ruote, ad allontanarsi, a chiudere a chiave desideri ed emozioni e dedicarsi a tutto tranne che alla persona che amano.
dal loro primo incontro non hanno fatto che pensare uno all'altra, poi però hanno immaginato che ogni essere umano ha un percorso già tracciato, ben chiaro, che parte proprio davanti la punta dei propri piedi e non intende cedere di un solo centimetro: come far combaciare la strada di un uomo che vive di sogni e di orizzonti sconfinati e quella di una donna pragmatica in cerca di sicurezze?
potevano esserci tantissime risposte a questa domanda, ma ana e zeno hanno scelto la più facile e immediata: impossibile.

lei ha scelto un marito dolce e responsabile, una famiglia come tutte, un lavoro sicuro, lui si è lasciato trasportare tra le onde, ha conosciuto tante donne quanti paesaggi, ha continuato tutta la vita a dividersi tra il lavoro di libraio, quello di marinaio e il suo dottorato all'università.
nel frattempo si sono sentiti, scritti, pensati, si sono raccontati le loro vite giorno per giorno, ma non hanno mai provato a stare insieme, ad affrontare la quotidianità, le piccolezze della vita, i problemi, la realtà, tutte quelle cose che fanno di una vita insieme una vera vita insieme, forse meno romantica delle lettere in bottiglia e delle telefonate segrete, ma più coraggiosa, una vita realmente nonostante tutto.
chi è stato accanto a loro, che sia stato per poco tempo o per tutta la vita, ha dovuto subire impotente il ruolo di secondo posto, con l'amara rassegnazione di chi - forse stavolta davvero - ama nonostante tutto.


quello che zeno e ana forse hanno amato più di ogni altra cosa, sono state le loro vite e tutto ciò che ne ha fatto parte: per ana non c'è stato nulla di più importante della sua famiglia e della sua carriera di sindaco, per zeno nulla che potesse mettere un freno al suo vagabondare. e sarebbe bastato questo: cosa c'è di più bello che avere le idee chiare su come si vuole vivere e rimanere coerenti con se stessi? cosa dovrebbe renderci più felici se non scegliere giorno dopo giorno come trascorrere il nostro tempo?
non ci sarebbe stato nulla di più perfetto delle storie di ana e zeno se entrambi non le avessero avvelenate col fantasma di una mancanza pluridecennale, con un amore che nessuno dei due aveva il coraggio di rendere tangibile e reale, quell'amore che doveva essere il protagonista della vicenda e invece suona come l'elemento sbagliato dalla prima all'ultima pagina. (ok lo so, vado contro la quasi totalità dei commenti scritti su questo fumetto, giuro che ho provato a vederci quello che ci hanno trovato quasi tutti ma proprio non ci riesco...)

nonostante io abbia detestato i due protagonisti e le loro scelte per tutta la durata della storia, non posso che apprezzare il lavoro di jordi lafebre: disegni, regia, sceneggiatura, tutto è magistrale, e la scelta di raccontare dal presente al passato è perfetta per dare un taglio particolare al tono quotidiano della vicenda. spero di rileggerlo presto alle prese con altri personaggi e altre storie perché credo che sia il tipo di autore in grado di riempire di carattere e poesia ogni racconto.
semplicemente io, zeno e ana non ci siamo piaciuti. nonostante tutto.