Visualizzazione post con etichetta fumetto americano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fumetto americano. Mostra tutti i post

venerdì 9 gennaio 2026

gaza 1956 - note a margine della storia

questo è il racconto delle note a margine prese assistendo allo spettacolo di una guerra dimenticata. nel 1956 la guerra vide l'egitto contrapporsi a una strana alleanza tra gran bretagna, francia e israele; con il contorno di un susseguirsi di incursioni dei guerriglieri palestinesi e delle forze israeliane attraverso i confini di gaza; e le note a mergine... be', come la maggior parte delle note a mergine, finirono in fondo alle pagine della storia, in perenne bilico.
la storia può fare a meno delle note a margine. le note a marine quando va bene sono un'opzione; se va male fanno lo sgambetto alla grande narrazione. di tanto in tanto appaiono edizioni più agili e di facile lettura: la storia di scrolla di dosso in un colpo solo un po' di note a margine. e capite bene perché: la storia è sovraccarica. non può fare a meno di produrre pagine ogni ora, ogni attimo. la storia s'ingozza degli episodi più freschi e deglutisce quanto può ciò che è vecchio.

quante volte abbiamo detto che non è iniziata il 7 ottobre (2023)?
questo libro è stato scritto e disegnato nella prima decade del nuovo millennio e racconta - prova a raccontare - eventi che risalgono a circa mezzo secolo prima. eventi che, inesorabilmente, sono difficili da isolare, da non lasciar sovrapporre ad altri: 1948, 1954, 1967, e poi ieri, un mese fa, questa mattina, poche settimane fa...

gaza 1956 - note a margine della storia è un'opera ibrida, tra graphic journalism e social history, la storia, cioè, che non si concentra ai grandi avvenimenti politici ma che si basa sulle fonti orali e che, quindi, indaga il passato dei popoli, della gente comune, di chi quei grandi avvenimenti li ha quasi sempre subiti. ed è anche, ovviamente, il diario di campo di joe sacco durante il suo soggiorno a gaza e la sua ricerca di informazioni, storie e ricordi.
se andiamo a fare una ricerca su quel periodo, scopriamo che nelle cronache ufficiali gaza viene a malapena nominata. quella che è ricordata come la crisi di suez, fu una guerra lampo che coinvolse francia, gran bretagna e israele contro l'egitto, che si ricorda per lo straordinario accordo di interessi tra stati uniti d'america e unione sovietica e per essere stata, in qualche modo, la fine dell'impero britannico.

joe sacco, però, cerca una storia molto più piccola - almeno in senso geografico - dentro questa storia così ampia, ovvero quella di rafah, la piccola cittadina di gaza (che ormai abbiamo sentito nominare migliaia di volte ma che all'epoca della pubblicazione di questo fumetto non era così conosciuta) e del massacro compiuto dall'esercito israeliano ai danni della popolazione palestinese: 111 morti, secondo le stime ufficiali, che pure parlavano - quando non omettevano del tutto la vicenda - di tragico errore.
sappiamo benissimo, ormai da tanto, il significato nascosto di quelle parole, ma sacco, davanti alla carenza di informazioni nei report ufficiali, decide di trovare la verità di quel giorno nelle parole di chi, ancora, ne conserva la viva memoria.

a gaza incontra uomini e donne di ogni età, parla con loro, chiede di quel giorno del novembre 1956.
il ventaglio di risposte che gli si para davanti è dei più complessi e variegati, e bisogna riconoscergli la bravura e la professionalità di riportare - per quanto lui stesso avvisi che ogni storia è inevitabilmente filtrata non soltanto dagli interpreti sul campo, ma anche dal suo lavoro - questo risultato così intricato e mai perfettamente coerente.

raccogliere informazioni sul campo però è difficile, perché è difficile per lə suə testimoni mantenere salda la memoria su un giorno preciso, su un massacro preciso quando ogni giorno porta violenza e uccisioni, quando ogni persona ha visto morire qualcunə della propria famiglia o lə propriə vicinə di casa o lə amicə, quando è scampata lei stessa più volte alla morte, a volte solo per un soffio.
sacco racconta l'impossibilità di ricordare esattamente cosa testimonia ogni cicatrice che si ha sul corpo: questa ferita risale al 1956? o al 1967? o a un altro giorno ancora, uno dei tanti in cui lə palestinesə vengono assassinatə e le loro case rase al suolo?
massacro dopo massacro, distruzione dopo distruzione, morte dopo morte: nei racconti, così come nell'oggettiva realtà dei fatti, non c'è soluzione di continuità e non c'è - anche quando si cerca, anche quando si desidera a ogni costo trovarla - alternativa alla resistenza.

poco alla volta, mettendo a confronto le testimonianze e cercando le sovrapposizioni nei resoconti, sacco riesce a mettere in qualche modo a fuoco il dodici novembre 1956: una violenza immotivata e brutale, ricordi che traboccano di incredulità, di sopportazione e di paura, una violenza che si innesta a quella del presente spesso causando la rabbia dei ragazzi più giovani: perché non parli di oggi? perché pensi a ieri?


ma l'oggi c'è, ed è impossibile da ignorare. sacco è davanti alle ruspe che distruggono le case, per strada accanto al passaggio di un funerale dell'ennesimo ragazzino colpevole di aver tirato una pietra, presente quando rachel corrie viene assassinata atrocemente dall'iof. l'autore non spreca tempo e spazio in didascalie, non aggiunge riflessioni personali e meno che mai giudizi, ma il suo sentire è tanto chiaro quanto lo è una verità innegabile, e cioè che non può esserci alcuna riflessione sul presente né reportage che non tenga conto di più un'occupazione assassina che dura ormai da quasi settant'anni, e che nessun atto di violenza che può essere raccontato dallə cronistə (palestinesə e non) può prescindere dalla conoscenza di tutto ciò che è stato.
la storia della palestina è, prima ancora della storia dei suoi capi, delle date e degli eventi mediaticamente più risonanti, la storia vissuta sulla pelle del popolo palestinese.
e questo popolo è ritratto con un rispettoso realismo tanto nella sua miseria quotidiana, quanto nella forza titanica del suo resistere.

i sottintesi di sacco sono tantissimi, e forse quello che mi ha colpita di più è l'ossessione dellə palestinesə per il conflitto con israele, probabilmente la cosa più facilmente fraintendibile di tutto il libro. c'è una domanda, nascosta tra le righe di una narrazione che non si concede mai un attimo di riposo: cosa resta alla gente se ogni giorno, ogni ora, ogni momento della sua vita è una lotta per la sopravvivenza? il primo crimine tra i tanti imperdonabili commessi da israele è la spoliazione delle aspirazioni, dei sogni, delle speranze e dei progetti di un intero popolo.

gaza 1956 è un'opera che restituisce alla verità un episodio - uno dei tanti - che sarebbe stato, altrimenti, perduto nell'oblio e sotterrato dalle bugie della propaganda. un libro importantissimo per capire un po' di più anche l'abominevole genocidio ancora in corso.

lunedì 21 luglio 2025

animal pound

la fattoria degli animali era un'allegoria di come le utopie ideali del comunismo potessero degenerare nelle crudeli realtà del fascismo [...] ottant'anni dopo, la fattoria degli animali è un classico radicato nella coscienza del mondo occidentale. tuttavia, non è più l'avvertimento urgente e rilevante che era un tempo. perché la minaccia odierna del fascismo non deriva dalla perversione degli ideali della sinistra che guarda al futuro, ma dagli imbroglioni che distorcono gli ideali della destra che guarda al passato.


nella sua prefazione, tom king chiarisce immediatamente cos'è animal pound: una risposta a la fattoria degli animali, una sua versione aggiornata e contestualizzata nel presente, che guarda a questo presente prospettando un futuro - proprio come nel romanzo di orwell - che se è pure germinato dalle migliori intenzioni, si dirige verso l'abisso.

in un qualche rifugio per animali di città, una gattina e un vecchio cane fanno amicizia. per lucky, ormai anziano e inadottabile, sono le ultime ore. le loro vite, come le vite di tutti gli altri animali, dipendono esclusivamente dagli esseri umani per il cibo, un posto dove dormire, qualche coccola o, lì nel rifugio, per non finire nella stanza degli aghi. la vita degli animali, racconta lucky, è scandita dall'aprirsi e dal chiudersi delle porte, simbolo assoluto del potere degli esseri umani su di loro. una chiave che gira dentro una serratura traduce il destino di una giornata o quello di una vita intera.
lucky non distingue tra cani, gatti e conigli. per lui, ognunə di loro è soltanto una creatura privata della propria libertà, e in questo tuttə sono uguali.


è ricordando le parole di lucky che qualche anno dopo madame fifi, ormai una gatta adulta, e titan il nuovo cane che vive nella gabbia di lucky, decidono di scatenare la rivoluzione che fino ad allora era stata soltanto sognata.
ma, proprio come succede ne la fattoria degli animali, alla vittoria e a un primo periodo in cui viene instaurata una sorta di democrazia, la situazione inizia a precipitare velocemente all'interno del rifugio, trasformando quel sogno di libertà in un incubo in cui pian piano all'eguaglianza si sostituisce la sopraffazione, e la parità di diritti cede il passo alla legge del più forte.


l'ascesa di piggy - un bulldog il cui nome riporta immediatamente a orwell mentre l'aspetto e gli slogan parodiano fin troppo palesemente il presidente americano - la resa ideologica di titan e l'allontanarsi dalla politica di madame fifi, sopraffatta dal declino di quella società ideale che aveva aiutato a costruire, si fanno metafora del nostro presente.
proprio come è accaduto in america negli ultimi mesi - caso più eclatante e palese ma non troppo dissimile da quello che accade da noi - pervertire i concetti di libertà e indipendenza e demandare il proprio potere e le proprie responsabilità a chi si fa valere solo per la propria forza, trascina gli animali del rifugio in una spirale di orrore.

leggere animal pond è come rileggere la cronaca degli ultimi anni di buona parte dell'occidente: la perdita di senso della democrazia e l'ascesa di personaggə incompetenti, volgari e violentə nel plauso generale di chi, senza nemmeno dover aspettare troppo, ne diventerà vittima.
ma king non offre nessuna soluzione al disastro né alcuna consolazione che vada oltre la placida resa. potrebbe essere interpretato come un finale mancato, nel bene o nel male.
personalmente, credo che king voglia semplicemente suggerire che un sistema corrotto così fortemente e profondamente non si smantella dall'oggi al domani, né che può sperare nell'intervento di un qualche ero solitario: il cambiamento deve nascere collettivamente e dal basso e travolgere sistematicamente ogni cosa.


i disegni di peter gross e i colori di tamra bonvillain non cedono alla tentazione di antropomorfizzare gli animali, ma uno stile così realistico non fa che rendere la storia ancora più cruda e brutale, aiutandoci a vedere attraverso il racconto e a mettere a fuoco il nostro oggi, ricordandoci che basta davvero poco per ritrovarci in un futuro in cui non avremo più la possibilità di aprire da solə le nostre porte.

lunedì 11 novembre 2024

roaming

volevo venire qui per stare con la mia migliore amica, ma tu... sei... tu non sei più tu.


roaming è una storia che parla dell'avere vent'anni, di com'è l'amicizia a quell'età, di com'è l'amore, di come ci si relaziona con sé stessə mentre ci si costruisce, un pezzo alla volta.
in modo anche inaspettatamente doloroso, a volte.
e inaspettatamente doloro è il viaggio a new york di dani, zoe e fiona.
cioè, inaspettatamente vale per loro, o per chi i vent'anni li sta vivendo adesso.
noi, che ormai stiamo quasi doppiando il traguardo, lo sapevamo benissimo fin da subito come sarebbe andata a finire.

new york è per dani e zoe il sogno di sempre. amiche fin da quando erano piccole, la provincia del canada in cui sono cresciute adesso sembra essere troppo stretta per due ragazze che si stanno trasformando in qualcosa di nuovo.
stanno crescendo ma, a volte, non si cresce seguendo la stessa traiettoria, o allo stesso ritmo.
le strade si dani e zoe hanno iniziato a dividersi quando hanno scelto percorsi di studio diversi all'università: arte e biologia. cosa potrebbe esserci di meno compatibile?


ma a scatenare davvero la tempesta tra dani e zoe è la presenza, durante il tanto sognato viaggio a new york di fiona.
dani e fiona studiano insieme, vivono nello stesso dormitorio e forse non potrebbero essere più diverse: ingenua e un po' infantile dani, il suo carattere stride con l'atteggiamento da "bad girl" di fiona.
eppure, in qualche modo il loro rapporto funziona finché l'incontro zoe - divisa tra l'affetto di lunga data per dani e la nuova irresistibile attrazione per fiona - non arriva a destabilizzare tutto.

forse perché, come dicevo sopra, questi tornado emotivi appartengono a un periodo passato della mia vita, di roaming ho preferito l'aspetto "taccuino di viaggio" che la storia in sé.
vedere new york attraverso i disegni di mariko e jillian tamaki me l'ha resa più affascinante di quando non siano mai riusciti a fare foto o video della città, e questo probabilmente perché la vera osservatrice - quella che ci presta il suo punto di vista per "visitare" la città, è dani, l'unica con cui ho empatizzato.
ho trovato zoe e fiona spesso - per non dire sempre - insopportabili, ho desiderato per tutto il tempo trascinare dani fuori dalla storia ed evitarle il dolore che prova chi viene lasciatə al margine. le ho voluto bene, davvero, per tutto il tempo in cui nessun'altrə, nella storia, l'ha fatto.


forse, roaming è un fumetto da adolescenti, forse è un fumetto da adolescenti di "quel" tipo, forse sono semplicemente troppo vecchia per queste cose o forse sono rimasta troppo uguale a quell'adolescente che in viaggio voleva solo vedere i musei, scattare le foto, divertirsi con le amiche e comprare i souvenir.
forse semplicemente non sono la lettrice giusta per roaming perché, per tutto il tempo, ho desiderato quello che desiderava dani: un altro viaggio, un'altra storia.

lunedì 8 aprile 2024

girl juice

«ti chiedi mai perché siamo qui?»
«madonna, no. dio mi ha donato questo stupido cervello che può fare solo pensieri sciocchi... pensieri come "questo selfie è abbastanza carino per essere postato?" o "cosa c'è per pranzo?". se iniziassi a fare pensieri importanti devierei dal piano che dio ha avuto per me. e, uuuh, no, grazie!»
«quindi... quale pensi che sia il piano che dio ha per te?»
«boh... probabilmente di essere figa e sempliciotta per sempre»
«ci sta»

prendete quattro coinquiline (non amiche. coinquiline) e una cagnolina. quattro coinquiline che riassumono le ossessioni e le idiosincrasie di un'intera generazione, le esasperano e le ingigantiscono in modo che occupino praticamente ogni centimetro quadrato di spazio delle loro esistenze (inclusa quella della cagnolina). mischiate tutto con una abbondante dose di irriverenza, qualche sex toy, e un mucchio di social, app, cellulari e webcam costantemente attivi. aggiungete un po' di traumi infantili, spiriti da esorcizzare, un paio di tonnellate di umorismo, disegni ipercarini e un po' gommosi, colori supersaturi, accertatevi di aver rimosso ogni possibile bigottismo e moralismo e... ta-dah! ecco a voi girl juice!

ana è una disegnatrice di fumetti con una strana fissazione per i clown, sadie è sempre presa dal suo lavoro e sta insieme a tallulah, che sogna di diventare un'influencer famosa. e poi c'è bunny: tremendamente carina, tremendamente hot e tremendamente sciocca, ossessionata dal sesso e innamorata persa della sua cagnolina britney (per inciso: è britney che paga l'affitto).
bunny è il centro gravitazionale attorno a cui ruota freneticamente questa piccola galassia di assurdità quotidiane, un concentrato di stranezze, segreti e completini sexy.
bunny è un po' il motore primo di quasi tutti gli episodi che compongono la prima parte di girl juice, brevi sketch di sei vignette - una tavola ciascuno - che ci trascinano nella vita sconclusionata, folle e incredibilmente divertente delle quattro ragazze e che fanno da preludio alla seconda parte della storia, dedicata a tallulah, al suo canale utube e a una... presenza quantomeno bizzarra, se resta ancora qualcosa capace di stupirci a questo punto.


benji nate crea un mondo che affronta le mille crisi della gen-z con un'ironia dissacrante e scorretta, senza toni da denuncia e senza scivolare nella rappresentazione intimistica e psicologicamente attenta delle sue protagoniste, anzi, ne fa quasi delle maschere, dei grossi grumi di stereotipi che riassumono al meglio le nostre esistenze isteriche e precarie: l'artista portoricana prende tutto quello che potrebbe rendere una storia drammatica e lo rovescia, fino a farci ridere di gusto davanti alla rappresentazione esasperata e full-color della quotidianità di una generazione lontana anni luce da quelle che l'hanno preceduta.


se siete stanchə di quelle narrazioni che ritraggono lə nuovə giovani adultə con toni intimistico-drammatico-psicologico, se volete provare a leggervi attraverso una lente diversa, irriverente, politicamente scorretta (e che probabilmente farebbe correre qualche vostra zia a recuperare il primo rosario disponibile), avete trovato il fumetto che fa per voi.

mercoledì 17 gennaio 2024

commenti randomici a letture randomiche (81)

un paio degli ultimi fumetti letti lo scorso anno - che mi hanno entusiasmata molto meno di quanto pensassi - e il primo libro del nuovo anno, consiglio apprezzatissimo della cara stella dello scartafaccio, tutto mischiato insieme nel disperato tentativo di sfoltire un po' la pila delle cose-che-ho-letto-e-di-cui-vorrei-parlarvi.

 kaina of the great snow sea ~ vol. 1 


due sono le cose che mi hanno convinta a provare il primo volume di kaina of the great snow sea: il nome di tsutomu nihei (prima o poi sarò ricca e recupererò tutto blame!) e l'idea di due mondi vicinissimi che però quasi si ignorano completamente.
non lo boccerei ma tocca ammettere che come inizio è un po' meno entusiasmante di quello che immaginavo - o forse, semplicemente, speravo - ma ha del potenziale, che spero venga fuori nel prossimo volume.
il pianeta in cui vive kaina - si tratta della terra? un futuro in cui i cambiamenti climatici hanno devastato il clima? - è praticamente sommerso dalla neve. l'unico posto in cui ci sono ancora esseri umani è la membrana celeste, la superficie che si estende sopra gli alberi orbitali, piante gigantesche che affondano le loro radici lì dove nessunə vive più ormai, un mondo disabitato di cui restano poche tracce di un passato lontano. o almeno, questo è quello che crede kaina, il più giovane, anzi, l'unico ragazzo in una comunità di vecchiettə, preoccupatə per il suo futuro quando loro non ci saranno più. tuttə loro si occupano di kaina, come in una grande, strana famiglia, mentre lui va a caccia (le uniche prede disponibili sono dei giganteschi e anche un po' orripilanti insetti - e le loro uova - che vivono tra gli alberi orbitali). l'umanità, insomma, sembra destinata a estinguersi a breve ma la quotidianità della membrana celeste viene scossa dall'incontro tra kaina e la principessa ririha, un'abitante del mondo di sotto. sfuggita all'esercito nemico, ririha racconta di un mondo ormai completamente soffocato dal mare di neve, in cui pochi villaggi e città sorgono tra le radici degli alberi orbitali.

nonostante l'umanità sia a un passo dall'estinzione per la mancanza di acqua e di sostentamento, il paese di valgia semina morte e terrore per derubare gli altri insediamenti. lo scopo del viaggio di ririha era quello di riuscire a incontrare il saggio della foresta, qualcuno sulla membrana che sapesse aiutarla a salvare il mondo. ririha sapeva che si trattava solo di una leggenda, ma a cosa altro affidarsi quando ogni possibilità di sopravvivenza sembra essere scomparsa?

la storia, fin qui, sembra interessante ma c'è qualcosa di non troppo definibile - o che comunque non riesco a individuare con precisione - che rende tutto meno appassionante di quanto potrebbe essere.
sono molto curiosa di leggere almeno un altro paio di volumi per sapere che piega prenderà la storia e capire se ne vale la pena o meno andare avanti.

 saga ~ vol. 11 


ogni volta che esce un numero di saga io sono ipermegaentusiasta. stavolta però mi sono quasi annoiata a leggere questo volume perché sembra che non succeda niente di che. o meglio, sembra che si stia preparando il terreno per un sacco di cose che succederanno dopo. il ricordo di marko continua a essere ossessionante e non soltanto per hazel e alana. se non si trattasse di saga, mi aspetterei che, in un modo o in un altro, tornerebbe, ma qui nessuna gioia è regalata a caso e mi sa che di miracoli non ne vedremo. e mentre alana cerca di sbarcare il lunario e offrire una vita dignitosa e sicura a hazel e a scudiero, non soltanto lə due bambinə sembrano avere quello di mettersi nei guai come obiettivo principale, ma il resto dell'universo pare non abbia alcuna voglia di dimenticarsi di loro e smettere di dargli la caccia.
il problema è che ormai ci sono in ballo troppə personaggə e troppe trame e sottotrame che si intrecciano e che, vista la cadenza delle uscite, si dimenticano almeno in parte.
penso che il prossimo volume sarà più interessante, intanto ci tengo a sottolineare che per me questa continua a essere una delle serie migliori degli ultimi anni. toccherà fare qualche rilettura e prendere appunti per non perdersi per strada...

 seppellitemi lassù in montagna 


seppellitemi lassù in montagna di francesca tacchi è stato il mio primo libro del 2024.
sono un po' scaramantica su questa cosa, quando inizio con un libro che mi piace molto poi, di solito, riesco a leggere cose belle per tutto l'anno, quindi sono stata contentissima di cominciare con una storia folle come questa, in cui magia e resistenza antifascista si fondono in modo totalmente inaspettato che però funziona benissimo.
c'ho messo un po' prima di leggerlo proprio perché mi faceva strano mettere insieme due elementi così diversi, avevo paura che mischiare fantastico e storia andasse a svilire la seconda (e, soprattutto perché si parla di un pezzo di storia così importante, ero parecchio spaventata). però ho dovuto ricredermi. se è vero che
ogni giorno è buono per ammazzare nazisti
è anche vero che ogni storia è buona per ammazzare nazisti. e fascisti. che poi sono la stessa cosa. insomma, mi piacciono molto le storie in cui lə partigianə fanno fuori lə nazistə, che si tratti di storia o di pura invenzione (è il motivo per cui mi piace tanto star wars), e in questo racconto non ci si risparmia di certo.
è il 1944 è veleno, nome di battaglia, vuole solo eliminare più feccia fascista/nazista dalla faccia della terra prima di morire. è sicuro che morirà a breve, è sicuro che non vedrà l'italia libera dal fascismo, che non sopravvivrà abbastanza da festeggiare la vittoria della resistenza ma a lui non importa. l'unica cosa che desidera è la vendetta.
diventato partigiano, veleno ha incontrato rame, compagno, amico e amante. rame è uno che ha lo sguardo lungo, capace di vedere oltre, di immaginare il suo paese libero, di sognare un futuro giusto ed equo per tuttə. e, se pure veleno continua ossessivamente a cercare la vendetta senza curarsi della sopravvivenza, forse rame è la sua ancora, è quello che in qualche modo lo tiene ancorato alla vita, un giorno alla volta.

insieme a rame, c'è angizia - l'antica dea etrusca dei veleni - a proteggerlo e a dargli il potere di curare le ferite, sue e dellə altrə. veleno è votato alla morte in combattimento ma ha la capacità di salvare la vita anche nei casi più disperati. l'anello che porta con sé, eredità della sua famiglia - una famiglia di serpari - guarisce ogni ferita, mentre le percezioni di veleno si alterano: avverte l'abbraccio di angizia, vede i suoi serpenti avvolgere tutto intorno a lui, sente la voce della dea e il sibilare degli animali che la accompagnano.
francesca tacchi riesce a raccontare questi momenti con così grande intensità che sembra di vederlo, questo ragazzo e il suo mondo che si immergono in un'altra realtà così straordinaria da non potercisi mai abituare davvero, un piano di esistenza in cui la dea svela che veleno e cura, morte e vita non sono che le due facce della stessa medaglia.
ed è proprio in virtù delle doti di veleno che lui e rame, insieme ad altre due partigiane, mosca e irma, vengono incaricatə di portare a termine una missione fondamentale per le sorti della guerra. una missione durante la quale veleno scoprirà di non essere l'unico ad avere un legame così stretto con le divinità, e che in fondo, di morire per mano di un nazista non ne vale poi così tanto la pena...

mercoledì 31 maggio 2023

serial

"a un certo punto hai commesso un errore e io lo troverò.
e te lo conficcherò nel cuore"

torna il mio amatissimo terry moore - autore del mai abbastanza consigliato strangers in paradise e altre cose belle come motor girl, rachel rising, s.i.p. 25 anni dopo, eccetera - con serial, una storia interamente dedicata a zoe, la bambina immortale di undici anni tanto carina quanto letale che abbiamo già incontrato proprio in rachel rising e poi in s.i.p. 25 anni dopo e in five years.
ritrovare lə stessə personaggə in storie diverse, vederlə interagire insieme, vivere nuove avventure e affrontare nuove sfide è una delle cose che mi piacciono di più delle opere di moore, è un modo per non salutare troppo presto quellə che, a dirla tutta, sono anche più che semplici personaggə di fumetti: sono persone vere e proprie a cui ci si affeziona e non si vorrebbe lasciarlə mai. non so se succede anche all'autore ma, di sicuro, per me è una gioia ogni volta.

la trama è semplice ed è letteralmente cucita addosso alla personaggia di zoe (è vero che ogni storia è perfettamente leggibile a sé, ma più approfondite la conoscenza del terryverso e più entrerete nelle storie) quando una serial killer uccide la sua amica jill, zoe non ha nemmeno un attimo di esitazione. la troverà e la ucciderà.
serial è una storia dove lə buonə lasciano tutta la scena allə cattivə e dove il limite tra vittima e carnefice si fa sottile, confuso e inafferrabile. perché le cose non sono mai tutte bianche o tutte nere, perché il male non ha soltanto un volto, perché il dolore sa condurre tanto all'annichilimento quanto alla ferocia e alla vendetta.
ancora una volta, moore ci regala una storia straordinaria e continua a espandere il terryverse lasciando aperta la possibilità che la storia vada avanti e si intrecci (o almeno, io spero tanto che succeda!) a quelle dellə altrə personaggə delle sue opere.

post pubblicato in origine su instagram.

domenica 25 settembre 2022

saga 10

ecco come sopravvive un'idea.
cresce e cambia, spesso ben oltre le intenzioni dei suoi creatori.
e, se per essere considerata "buona", deve sopravvivere a chi l'ha avuta, allora direi che ero a metà dell'opera.


la pausa - che doveva durare un anno ma che si è allungata fino a quattro - è finalmente conclusa e possiamo di nuovo tornare a leggere una delle serie più appassionanti, originali e intricate di sempre.
le parole di hazel a inizio volume sembrano avere una doppia chiave di lettura: riprendere la narrazione qualche anno dopo che si era - in modo anche piuttosto sconvolgente (non faccio spoiler nel caso in cui qualcuno passasse da qui senza aver letto i precedenti nove volumi - fortuna sua, se vuole recuperare ora si eviterà quattro anni di astinenza) - interrotta e rincuorare noi lettori che saga continuerà e che brian k. vaughan ha le idee chiare circa la direzione da intraprendere.

sono, appunto, passati circa tre anni dall'ultimo episodio, hazel è cresciuta continuando a vagare per un universo sempre sconvolto dalla guerra e sempre intenzionato a ucciderla: figlia di una soldatessa landfalliana e di un soldato di wrath, entrambi disertori, hazel è l'incarnazione stessa della più pericolosa delle idee, quella che la guerra tra wrath e landfall non è che il motore primo economico e politico dell'intero universo, a beneficio di pochi governanti e - ovviamente - pagata dai mondi e dalle popolazioni più povere.

cover originale del capitolo 57

questa guerra tra due mondi - anzi un mondo, landfall, e la sua luna, wrath - ha trascinato nel conflitto tutto l'universo o quasi, costringendo chiunque a schierarsi da una parte o dall'altra, travolgendo altri pianeti e popolazioni più povere, nascondendo (neanche tanto) gli interessi di chi la guerra la fa dal suo comodo posticino di comando. è in questo universo che una soldatessa di landfall e un soldato di wrath, si conoscono, si innamorano, disertano e generano una figlia: una meraviglia per loro, un abominio per chiunque altro.
hazel, la bambina che potrebbe stravolgere l'assetto politico universale con la sua sola esistenza, è la prova tangibile e viva dell'assurdità di questa guerra. ha le ali di landfall e le corna di wrath, ma soprattutto è la prima a essere nata tra due "razze" che si sono sempre odiate, la testimonianza che l'unione e la pace potrebbe esserci e potrebbe portare a qualcosa di decisamente migliore della guerra. è ancora di più: l'idea - salvifica o oscena - che landfalliani e lunari sono uguali, fanno parte della stessa specie. accettare un'idea come questa significherebbe non semplicisticamente la pace nell'universo ma il crollo di un sistema immenso che collega interi sistemi solari e che trova nella guerra risorse economiche e motivazioni politiche necessarie a mantenersi.

alla storia di hazel e dei suoi genitori - alana e marko - si intrecciano quelle di mercenari assassini, giornalisti, scrittori, principi diseredati, amanti vendicative eccetera, una matassa ordinata di storie, una trama fino a ora gestita in modo brillante da brian k. vaughan e impreziosita dai disegni straordinari di fiona staples, entrambi tornati in questo decimo volume in splendida forma.

questi nuovi cinque capitoli non risentono affatto del salto temporale e anzi riescono a dare qualche risposta ad alcuni dei perché (molti anche abbastanza disperati) che più avevano affollato la mente dei lettori quattro anni fa, alla fine del nono volume, senza però mai scadere nel fanservice.
diceva cechov che se in scena si vede una pistola, allora prima o poi sparerà e vaughan lo sa bene, utilizzando il più macabro dei dettagli con cui poteva riprendere la storia per dare una nuova spinta alla trama e giustificare - da un punto di vista esclusivamente narrativo, perché noi lettori non gli perdoneremo mai quello che ha fatto - il finale del capitolo cinquantaquattro.

cover originale del capitolo 60

vecchie conoscenze e nuovi personaggi si alternano tra le pagine di questo decimo volume in cui neanche una vignetta è sprecata, il livello della narrazione - e quello dei disegni - è altissimo e non c'è nulla di cui unə lettorə portebbe lamentarsi (a esclusione, ovviamente, di quella porzione di fandom che pretende di essere in grado di sostituirsi agli sceneggiatori in ogni serie, semina lamentele in ogni dove e dei quali, personalmente, cerco di ignorare l'esistenza), anzi, il livello di tensione/emozione è quello a cui siamo ormai felicemente abituati e l'hype a fine volume resta altissimo.
anche se il tono della racconto di hazel ci rassicura che la vedremo crescere e che - almeno per quello che riguarda lei - non ci aspettano brutte sorprese e anche se siamo ufficialmente entrati nella seconda parte della storia (vaughan aveva detto che saga si sarebbe concluso con il capitolo 108, ovvero diciannove volumi in totale), questa è l'unica serie in cui mi vengono i brividi ogni volta che sto per girare pagina, un mix di ommioddiononvogliovedere e vogliosaperetuttoadesso.

mancano pochissimi giorni all'uscita del volume in libreria (il 30 settembre per la precisione) e se siete fan della serie vi consiglio di prenderlo immediatamente e di non cedere alla tentazione di sbirciare le ultime pagine! buona lettura!

lunedì 27 settembre 2021

stargazing

è per questo che sono così diversa dagli altri. in realtà sono un essere celeste, come quelli nei miei quaderni. presto penso che verranno a prendermi, così sarò di nuovo con la mia gente. così andrà tutto bene.

dopo il principe e la sarta, bao publishing porta in italia un'altra opera di jen wang che parla di amicizia, di crescita e di sogni da realizzare. stargazing è una storia più semplice e intima - ispirata all'infanzia dell'autrice - in cui però è facile ritrovare lo stile e le atmosfere che ci avevano fatto amare così tanto la storia di frances e sebastian.


questa volta le protagoniste sono due bambine, entrambe di origine taiwanese e figlie di emigrati negli stati uniti, christine hong e moon li.
christine è una ragazzina un po' introversa, divisa tra scuola e lezioni di violino, brava e diligente in quello che fa senza mai però riuscire a emergere troppo. la sua vita tranquilla e un po' monotona viene stravolta il giorno in cui i suoi genitori decidono di affittare la casetta sul retro - dove prima viveva il nonno di christine - alla mamma di moon, che si trova in un momento di difficoltà economiche.
christine ha già incrociato moon e il carattere espansivo e vivace della nuova arrivata ha già dato modo a parecchi di spettegolare su di lei: c'è chi dice che sia violenta e che questo sia il motivo per cui ha dovuto cambiare scuola, chi insiste sul fatto che la sua famiglia sia povera, chi, più in generale, la considera una stramba. e in realtà anche christine, quando scopre che moon andrà ad abitare proprio dietro casa sua, non è troppo entusiasta, ma le cose cambieranno molto più rapidamente di quanto ci si sarebbe aspettati.


nonostante i timori iniziali, christine si lascia coinvolgere subito dall'espansività di moon, scoprendo di avere gli stessi gusti in fatto di musica, facendosi trascinare in coreografie e balletti che non avrebbe mai azzardato da sola e perdendosi nelle fantasie della nuova amica, nei disegni di figure magiche in volo che lei raccoglie nei suoi quaderni.
moon riesce facilmente a inserirsi nel gruppo di christine, quasi interamente composto di bambini di origine asiatica, e a sfatare tutti i miti che aleggiano su di lei. è aperta e sincera e ci vuole poco a capire che non è affatto la bambina violenta e strana di cui avevano sentito parlare prima di conoscerla.

così passano i giorni, il legame tra christine e moon si fa sempre più stretto e christine scopre una se stessa che non avrebbe neppure immaginato, una versione di sé più libera dagli schemi e dalle convenzioni, capace di divertirsi e persino di permettersi qualche piccola, innocente trasgressione.
eppure pian piano, christine inizia a sentirsi divisa in due: da una parte c'è l'affetto e l'ammirazione per moon, dall'altro sente che il suo cambiamento - che si riflette in qualche voto non brillante a scuola e in qualche occhiataccia di troppo da parte di suo padre - non la soddisfa totalmente, allontanandola troppo dall'immagine che aveva costruito di se stessa, una se stessa molto più diligente, lontana dalle fantasticherie e dai sogni ad occhi aperti di moon.
se christine inizia in qualche modo ad allontanarsi e a cercare di risolvere questo suo piccolo dramma interiore, moon invece sembra non accorgersi di quello che sta succedendo alla sua amica fino a suscitare in lei persino gelosia, dandole l'impressione che quel rapporto a due non sia in fondo così importante come christine pensava.
e il giorno in cui christine, arrabbiata, triste e impaurita, tradisce la fiducia di moon per paura di essere tradita e ferita a sua volta, si scatena qualcosa di totalmente inaspettato e molto più grande di quanto due bambine avrebbero mai potuto immaginare.


stargazing è la storia di due ragazzine che si rivolge principalmente a un pubblico molto giovane ma non per questo pecca di superficialità, anzi, se la leggerezza è non avere macigni sul cuore, si può tranquillamente dire che jen wang riesce a raccontare con leggerezza e senza alcuna retorica una storia difficile, tanto più quanto è davvero ispirata a un episodio fondamentale della sua infanzia.
christine e moon, nonostante le incertezze, le paure, la difficoltà di mettere a fuoco i propri sentimenti e di cominciare, pian piano, a crescere, accettando di poter sbagliare, di poter ferire qualcuno a cui si vuole bene e di poter essere feriti da chi si vuole bene, riescono a superare insieme il più difficile dei momenti, a dare un senso alle loro paure e ai cambiamenti, perdendosi forse per un attimo ma ritrovandosi poi più legate e forti di prima.

mercoledì 23 giugno 2021

mi stai ascoltando?

quando succede qualcosa di terribile o qualcosa di meraviglioso... qualcosa di enorme, ti fa sentire come se le montagne si possano sbriciolare o il cielo possa scomparire...
sai di cosa sto parlando?

bea e lou si conoscono appena, tra loro ci sono quasi dieci anni di differenza, lou è una bravissima meccanica e lou invece non sa neppure guidare ma entrambe si ritrovano una sera in una stazione di servizio, spinte dalla stessa necessità: scappare il più lontano possibile.

il loro viaggio insieme comincia assolutamente per caso: lou non ha il coraggio di lasciare una ragazzina in fuga da casa da sola e bea non ha nessuno da cui andare o a cui chiedere ospitalità.
quasi forzate inizialmente, il loro viaggio on the road per un texas che si svela sempre più fantastico e irreale chilometro dopo chilometro le avvicina sempre di più, ma ad abbattere definitivamente i muri che hanno alzato per proteggersi sarà una gatta trovata per strada, che bea battezzerà diamond e che decideranno di salvare e riportare a casa, cercando l'indirizzo scritto sulla sua targhetta, dalla famiglia che sicuramente la starà cercando.
dall'incontro con diamond non soltanto le due donne riescono ad aprirsi e a confidarsi il motivo della loro fuga, ma l'intero paesaggio inizia a perdere sempre di più contatto con la realtà: il meteo cambia con una velocità incomprensibile e le due si ritrovano praticamente inseguite da dei tizi inquietanti che si presentano come dipendenti dell'ufficio per le indagini delle strade ma sono, per qualche misterioso motivo, interessati a diamond.


tillie walden mette in scena una storia che sa scivolare con grazia e naturalezza dal road trip al fantasy, due protagoniste che nel corso del viaggio cambiano, crescono, si aprono l'una all'altra, trovano il coraggio di parlare dei loro traumi e delle loro paure.
senza alcuna retorica, walden crea una bellissima metafora - a voi scoprirne qualcosa in più - della capacità di superare i momenti più difficili e saper creare da sé le proprie alternative, le nuove strade da percorrere per raggiungere finalmente la serenità.


dopo un esordio come su un raggio di sole non ci si poteva aspettare poco da un'autrice come tille walden ma anche questa volta mi stai ascoltando? supera tutte le aspettative.
speriamo che bao publishing annunci presto alone in space, uscito da pochissimo per avery hill publishing, una raccolta di storie che comprende le prime pubblicazioni dell'autrice, inedite e non, sketch e illustrazioni.

mercoledì 16 giugno 2021

commenti randomici a letture randomiche (79)

negli ultimi tempi uso spesso instagram per scrivere commentini brevi sulle mie letture, ma su alcuni titoli credo sia il caso di soffermarsi a scrivere qualcosa in più dopo averci riflettuto un po' più a lungo.
questa volta vi parlo di un titolo bello, uno bellissimo e uno che ha qualche problemino di troppo...

le black holes

c'è teresa, che invece di preoccuparsi del suo debutto in società, scrive poesie dai toni macabri che imbarazzano la madre e la rendono oggetto di scherno delle sorelle, e poi ci sono laura, cristina e gloria che hanno formato un gruppo punk, le black holes: non sanno suonare bene, e questo importa poco, ma laura sa scrivere dei testi davvero incredibili, una roba a metà tra stephen hawkins e le poesie gotiche.
tra teresa e le black holes c'è in mezzo un bosco e più di un secolo e mezzo di distanza, eppure le loro esistenze si sfiorano, a volte fino a sovrapporsi.
borja gonzáles firma un piccolo capolavoro di astrattismo e poesia, un fumetto che fa dell'aspetto visivo il suo punto di forza - nessuno dei personaggi ha un volto, i colori utilizzati nelle tavole sono pochissimi, tutti tra i toni del turchese, del rosso corallo e del nero, colori poco saturi che danno l'idea di un lunghissimo chiaro di luna che accompagna le protagoniste e che unisce i loro mondi così lontani, molte scene sembrano un sogno lisergico e fantastico.
le black holes è una storia tutta al femminile in cui le protagoniste - che vivano nell'ottocento o ai giorni nostri - sono impegnate a trovare la loro identità, a far sentire la loro voce, senza curarsi troppo dei modelli imposti dalla società.

la fenice

de la fenice al momento ho letto i primi quattro volumi, sono indietrissimo sulla pubblicazione ma sto cercando di recuperare più velocemente possibile.
avevo altissime aspettative su questa serie che non solo non sono state deluse ma sono state ampiamente superate, ogni volume è stato una vera e propria sorpresa.
le varie storie - i "libri", come da sottotitolo di ogni volume - contenute in questa serie spaziano tra diversi generi, con diversi personaggi e ambientazioni, tutte accomunate dalla presenza e dalla ricerca quasi ossessiva della fenice, creatura mitica, di cui è difficile riuscire a comprendere la natura, il cui sangue donerebbe l'immortalità a chiunque riesca nell'impresa di ucciderla.
alla narrazione, contaminata da tantissime influenze che provengono dagli ambiti più disparati - dal fumetto comico al gekiga, dalla religione alla filosofia, dalla storia e dal folklore giapponese alla fantascienza - si aggiungono le riflessioni dell'autore, cosa che rende la fenice un'opera densissima non solo dal punto di vista narrativo ma anche filosofico ed etico.

la presenza della fenice in ogni storia non limita le riflessioni esclusivamente sul valore della vita in quanto esperienza destinata a concludersi, ma tutto quello che ruota intorno a lei permette a tezuka di spaziare su più temi: nel primo volume, ad esempio, il desiderio della regina himiko di ottenere l'immortalità scatena guerre, invasioni e riduzione in schiavitù o anche, nel secondo volume, la riflessione sul senso stesso di essere umano in un mondo in cui l'umanità, con al proprio fianco una razza aliena antropomorfa, si trova costretta a vivere sottoterra al riparo dalla crisi che lei stessa ha creato, affidata completamente all'intelligenza artificiale di giganteschi computer dal quale dipendono tutte le decisioni, correndo ferocemente verso l'autodistruzione.

sintetizzare tutto è praticamente impossibile, raccontare le storie significherebbe rovinare la lettura a chi non ha ancora avuto modo di avvicinarsi a quest'opera, ma credo che continuerò a consigliare la fenice a tutti per almeno le prossime cinque decadi.

libertalia vol. 1 - il trionfo o la morte

avevo un sacco di entusiasmo per questo primo volume di libertalia (la serie dovrebbe essere completa in tre volumi, spero di non sbagliarmi) fin dal primo annuncio, ho avuto un sacco di difficoltà a trovarlo (grazie rw per la pessima distribuzione) e però mi sono lanciata subito nella lettura non appena sono riuscita ad averlo.
ecco, a prima lettura sono rimasta un po' - troppo - confusa. mi è sembrato che a ogni scena fosse stato dedicato troppo poco spazio, che tutto fosse troppo veloce e troppo poco chiaro.
quindi l'ho riletto una seconda volta cercando di capire un po' meglio.
il problema è che la narrazione si sposta di continuo, a un ritmo che non fa che confondere il lettore, a ogni scena sono dedicate pochissime vignette e pochissime battute (ho anche dei dubbi sulla traduzione perché alcune frasi sono abbastanza incomprensibili), ed è tutto tremendamente veloce: in 48 tavole conosciamo il protagonista di questa storia, olivier misson, convinto antischiavista che, dopo aver ucciso il padre della sua fidanzata che commerciava illegalmente schiavi africani, si imbarca su una nave in compagnia di un prete italiano e libertino conosciuto non si capisce bene come, si scontra con gli inglesi, incontra dei pirati, incontra altri tizi per mare nemici dei pirati di prima, sbarca su un'isola, vuole fondare una colonia ma si ritrova ospite di una regina che per qualche strana ragione parla la sua stessa lingua, sposa una principessa, nel frattempo qualcuno dalla francia medita vendetta contro di lui... se non ci avete capito niente, bene, questa è la sensazione che mi ha dato questo primo volume.

il lavoro di rudi miel e fabienne pigière mi è sembrato davvero tremendo, una sceneggiatura arraffazzonata e poco chiara e se i disegni di paolo grella sono davvero belli, non riescono per nulla ad aiutare a riconoscere visivamente i personaggi al volo, tutti troppo simili tra loro.
insomma, ci sono milioni di difetti in questo volume eppure ho ancora voglia di leggere i prossimi, sarà che, nonostante tutta la confusione, la storia - incentrata tutta (o meglio quel po' che se ne capisce) sul valore della vita e della libertà - non sembra male e la speranza - che i prossimi volumi siano un po' più comprensibili - è l'ultima a morire...
ma a meno che non siate in fissa con i pirati, lasciate stare questa roba.

venerdì 29 gennaio 2021

su un raggio di sole

ricopriamo ruoli diversi. certe volte aggiustiamo muri, altre restauriamo opere d'arte. ogni lavoro è diverso.
può anche essere frustrante. ogni tanto ci assumono per trasformare un posto pieno di storia in qualche brutto complesso di uffici. mi si spezza sempre il cuore.
ma vuole anche dire che siamo le ultime a vedere un posto prima che sparisca.
e char tiene traccia di ogni luogo in cui andiamo. così, anche se scopare, non non lo dimenticheremo.

è davvero difficile parlare di un libro come su un raggio di sole perché fin dalla prima pagina ci si ritrova catapultati in un universo futuristico e onirico, un universo esclusivamente femminile, in cui si viaggia su astronavi a forma di pesce in giro per la galassia, tra mondi noti e altri quasi leggendari e pericolosi, un universo che cerca di conservare la sua memoria e i suoi segreti mentre - come in qualsiasi altro universo - un immenso intreccio di vite, storie e sentimenti si disfa e si ricrea di continuo, collegando passato e presente, l'infinitamente piccolo del singolo individuo e l'infinitamente grande del tutto in cui vive.
così la storia di mia, che ha appena iniziato a lavorare come restauratrice ed è riuscita a trovare il suo posto in una ciurma già ben coesa, fatta di legami familiari e affettivi, è legata da un filo lungo cinque anni a grace, ai tempi della scuola, delle ribellioni adolescenziali e dei primi amori, e - attraverso grace - a un universo fragile, minacciato dalla distruzione di interi ecosistemi e mondi, e alla necessità di salvarlo. e di salvare se stessi.

attorno alla storia di mia, tillie walden crea un affresco di personaggi, di trame e sottotrame, di legami, fughe, ricerche, desideri, segreti e sogni, una ragnatela di storie che svela poco alla volta il suo schema, riallaccia i fili, chiarisce ogni dubbio, racconta un universo intero e intere generazioni partendo dalla storia d'amore di due quattordicenni in balia di qualcosa molto più grande di loro.


quello che rende su un raggio di sole così speciale è da un lato il perfetto worldbuilding che walden riesce a fare senza troppi spiegoni e senza neppure lasciare nulla di irrisolto (nonostante sia stato serializzato inizialmente come web-comic, l'intera storia ha una struttura molto ben organizzata), dall'altro - sopratutto - la sua capacità di creare personaggi perfettamente caratterizzati, con una personalità ben precisa, ciascuna con il proprio bagaglio di emozioni, ricordi e aspettative, ciascuna capace di seguire la propria storia in modo coerente con la propria identità.


lo stile di disegno di tillie walden è molto espressivo, mischia elementi futuristici e onirici con altri molto più classici e quotidiani, così passiamo da strutture architettoniche da fantascienza a paesaggi alieni a interni di camerette piene di libri e pupazzi, dove su tutto dominano colori freddi e scuri - gradazioni di blu, grigio, viola, rosso e tantissimo nero - che ricordano sempre l'ambientazione spaziale della storia, vignette ricche di dettagli e altre vuote, mute, piene di spazi bianchi, che lasciano echeggiare le emozioni delle protagoniste.

se proprio devo trovare un difetto a questo libro è la sua mole gigantesca, più di 500 pagine che lo rendono un tomo poco maneggevole, ma che scorrono dalla prima all'ultima lasciandoci una bella storia d'amore e di amicizia, e l'appello alla consapevolezza che non siamo isole in mezzo all'oceano: facciamo parte di un mondo, di un universo, siamo legati al nostro passato e al nostro ecosistema, siamo collegati ad altre persone e qualsiasi scelta facciamo deve tenere conto di tutto questo, non per bloccarci e riempirci di ansie e paure, ma per imparare ad agire con coscienza e responsabilità (o ad essere dei pazzi incoscienti quando serve, perché no?.


bao publishing ha anche annunciato che entro la fine del 2021 leggeremo un altro titolo di walden, che in italiano dovrebbe chiamarsi mi stai ascoltando? e che se è bello anche solo la metà di su un raggio di sole, sarà un acquisto obbligato.

lunedì 11 gennaio 2021

commenti randomici a letture randomiche (74)

non facevo questa cosa dei commenti randomici a letture randomiche da settembre! pensavo molto meno, sarà che - escluso l'ultimo mese più o meno - ho aggiornato pochissimo questo povero blog...
l'ultima volta ho riempito il post di fuffa personale, ma ormai provo grandissima insofferenza per chi scrive robe interminabili sui fatti propri online, quindi evito e passo direttamente ai - come al solito non richiesti - consigli di lettura.

ruby falls

una cittadina di periferia e un vecchio omicidio il cui ricordo è perso nella nebbia della mente di un'anziata signora malata d'alzheimer.
questa è la cornice in cui si muove la storia di lana - nipote dell'anziana signora di cui prima e incapace di tenersi a lungo nessun lavoro per via del suo carattere poco ben visto nell'ambiente provinciale di ruby falls - e della sua fidanzata blair, acrobata che svende la sua arte in patetici club per ometti frustrati.
seguendo il racconto di sua nonna clara e i suoi ricordi confusi, lana riesce in qualche modo a scoprire la verità su un'oscura vicenda di quasi mezzo secolo prima.
la storia di per sé non è molto avvincente, i colpi di scena sono un po' troppo prevedibili e nel complesso non è nulla di indimenticabile ma i disegni di flavia biondi sono talmente belli che alzano la media: blair mi ha più volte fatta dubitare della mia eterosessualità e della mia promessa di non tagliarmi mai più la frangetta troppo corta.
consigliato ai fan di flavia (ann nocenti non la conoscevo prima di ora e quindi non saprei se il livello è più o meno lo stesso delle altre sue storie)

yeti

sono riuscita a recuperarlo finalmente dopo anni che cincischiavo nella versione da edicola (la collana visioni, nel caso vi interessasse su primaedicola al momento si riescono a recuperare tutti i volumi e si riesce a risparmiare qualche cosina rispetto alle edizioni originali), ero incerta se mi fosse piaciuto o meno e anche dopo la lettura sono ancora un po' in dubbio: mi è piaciuto o no? sicuramente mi è piaciuto yeti, il personaggio principale, questo grosso, buffo, tenero e buono gigantesco coso rosa che si esprime in modo strano (dice solo gnù), costretto ad abbandonare la sua valle dopo che la cosiddetta civiltà l'ha trasformata in una discarica.
yeti arriva a parigi, ha difficoltà a trovare un lavoro, a farsi degli amici, a sentirsi a casa. fino a quando non incontra caterina, aspirante fumettista, della quale si innamora a prima vista. con lei e i suoi amici inizierà in qualche modo a provare a far parte di questo mondo nuovo senza però riuscirci del tutto.
yeti ha un'ispirazione autobiografica e si rifà in generale all'esperienza di chi decide di lasciare casa, magari per trasferirsi in una grande metropoli in cui inevitabilmente si sente un pesce fuor d'acqua.
yeti è già nel suo aspetto inadatto alla vita in città: tanto grosso e ingombrante quanto ingenuo, sembra impossibile per lui confondersi tra gli altri.
è facile riconoscersi in yeti (a me basta uscire fuori di casa per sentirmi così, figuriamoci se varcassi la frontiera) e sicuramente l'aspetto migliore di questa sorta di favola realista è proprio le sensazioni che questo personaggio riesce a trasmettere.
però... forse mi aspettavo qualcosa in più? non saprei bene spiegare cosa manca a questa storia, solo che chiuso il volume non mi è rimasto molto a parte l'affetto per questa mega big-bubble.
consigliato? ni, provatelo se siete amanti degli slice of life o se siete lontani da casa e volete consolarvi sapendo di non essere i soli a sentirvi spaesati.

adventure time - beginning of the end


questo qui invece è straconsigliatissimo se siete fan di adventure time, ma dovete cercarlo in inglese visto che quegli scemi di panini non pubblicano più nulla di a.t. da un bel po' e molto probabilmente non pubblicheranno più nulla.
finn si ritrova al cospetto di chronologius rex, signore di tutto il tempo, colpevole di aver infranto una promessa e condannato a essere cancellato dalla storia e di rimanere per l'eternità bloccato nella quarta dimensione. mentre jake, con l'aiuto della principessa gommarosa e tutti gli altri, cerca di salvarlo, finn rivive tutta la sua storia e noi con lui: in beginning of the end ci sono il passato, il presente e alcuni dei possibili futuri di finn e di ooo, si rincontrano tutti (o quasi) i personaggi principali della serie e alla fine ci scappano pure due lacrimucce