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sabato 18 maggio 2024

commenti randomici a letture randomiche (83)

tra i modi più inoffensivi di declinare il mio essere totalmente irresponsabile c'è la mia capacità di lanciarmi su nuove serie nonostante ne stia già seguendo in numero spropositato (a mia discolpa posso dire che alcune sono quasi alla fine!) e così negli ultimi tempi ho letto tre nuovi numeri uno che mi sono piaciuti molto e che vi consiglio (così diventate irresponsabili pure voi e mi sento meno sola e meno in colpa).

 kaiju girl caramelise 


uno shoujo manca tutto cuoricini e lucine + i kaiju (ovvero i giganteschi mostri teriomorfi della fantascienza giapponese, tipo godzilla) sembrerebbe un'accoppiata implausibile ma invece funziona!
kuroe, la protagonista di kaiju girl caramelise, oltre a essere un'adorabile studentessa del liceo in divisa da marinaretta e occhioni luccicosi, convive da sempre con una strana sindrome che la fa trasformare in kaiju ogni volta che prova delle forti emozioni.
a volte una mano che si trasforma in artiglio, altre volte delle grosse scaglie che appaiono sulla sua schiena o una coda che spunta a tradimento da sotto la gonna, il corpo di kuroe esprime i suoi sentimenti in modo tanto sincero quanto bizzarro.
ovviamente, nel corso degli anni kuroe si è trovata più e più volte a essere additata come mostro dallə amicə e compagnə di classe, ragion per cui cerca di passare più tempo possibile da sola e di non dare troppo nell'occhio per tenere al sicuro il suo segreto.
un piano ineccepibile nella sua semplicità, non fosse che arata, il classico compagno di classe bello, dolce e gentile che piace a tutte, decide di diventare suo amico, scatenando inevitabilmente un turbinio di emozioni che farà trasformare kuroe, per la prima volta, in un gigantesco kaiju, scatenando il panico in tutta la città.
ora, se questo fosse uno shoujo un po' più standard, kuroe dovrebbe riuscire a conquistare il cuore di arata nonostante la sua strana condizione di ragazza-kaiju e magari dover affrontare una rivale carinissima... ma qui tutto è abbastanza assurdo che, invece della rivale in amore, c'è una carinissima ragazza di nome manatsu che ha una passione smodata - e anche abbastanza cringe - per i kaiju, convinta che kuroe sia una sorta di miko del lucertolone...
insomma, c'è un po' tutto l'immaginario rosa e mieloso da shoujo scolastico rimescolato insieme a un po' di fantascienza e di commedia umoristica.
un ottimo primo volume che fa venire voglia di continuare la lettura, assolutamente promosso! grazie mille ad angela e a silvia per avermelo consigliato!

 tales of reincarnation in maydare 


prendi una mattina qualsiasi, in una scuola qualsiasi. prendi una ragazza di nome kazuha, una protagonista qualsiasi da shoujo manga; airi, la sua migliore amica e tooru, il ragazzo che piace a entrambe. prendi la scena di una dichiarazione sul terrazzo della scuola. sembra l'inizio di una delle millemila commedie scolastiche che hai già letto centinaia di volte. però, dopo appena qualche pagina, ti ritrovi ad assistere al brutale assassinio di tuttə e tre lə personaggə. dunque, la storia è finita?
no, perché subito dopo ti ritrovi in un mondo fantastico, a maydare, terra di magia e incanto dove streghe e maghi controllano la realtà e il loro potere domina ogni cosa. makia, la protagonista, ha esattamente lo stesso aspetto della ragazza che avevi visto correre sul tetto verso la morte qualche pagina prima, e così thor, un ex schiavo capace di usare la magia, somiglia in tutto e per tutto al ragazzo di cui lei era innamorata.
la loro storia, nonostante l'ambientazione sia stata stravolta, sembra essere legata indissolubilmente a quella di kazuha e tooru e a quella di un'antica strega leggendaria che un tempo governava con crudeltà maydare...
questo primo volumetto di tales of reincarination in maydare è fortemente introduttivo, ci presenta lə personaggə e il loro mondo, a volte in modo troppo didascalico, eppure l'idea di questi piani di esistenza collegati è parecchio interessante e sono davvero curiosa di andare avanti con la lettura!

 jinbocho sisters 


fantascienza, fantasy e adesso un bello slice of life ambientato nel quartiere delle librerie di tokyo e disegnato (e scritto) niente poco di meno che da kei toume (grazie al cielo, almeno per questa volta scampata dalle grinfie di rw) jinbocho sisters è uno di quei fumetti di cui basta la copertina a convincermi.
potremmo dire che è semplicemente la storia di tre sorelle - ichika, tsugumi e minoru karakida - che si ritrovano a ereditare una vecchia libreria di libri usati e che decidono di proseguire l'attività di famiglia, portando avanti la loro vita quotidiana. ma gli slice of life non sono mai semplicemente qualcosa: ogni volta si tratta di entrare nelle vite dellə personaggə, scoprire un po' alla volta il loro passato, i loro sogni, le relazioni che lə legano, seguire il corso degli eventi in cui ogni piccola azione ha il suo enorme significato.
l'inizio forse si dilunga in qualche spiegone di troppo ma a kei toume posso perdonare ogni cosa, soprattutto perché quella tranquilla vecchia libreria - una piccola, affollatissima libreria piena di testi antichi, più o meno rari, praticamente il sogno di ogni appassionatə lettorə! - di famiglia sembra nascondere qualcosa di prezioso, qualcosa su cui il bel vicino di casa delle tre sorelle sembra aver messo gli occhi...
anche questo ve lo straconsiglio

giovedì 14 marzo 2024

tokyo alien bros.

 il tè, se lo si beve da soli, ha un sapore più delicato, come se gli mancasse qualcosa...


ogni volta che proviamo a creare, immaginandolo, l'altro da noi, non facciamo che interrogarci su ciò che siamo per provare a scoprire quello che, senza filtri e distorsioni, forse non riusciremmo a cogliere.

nell'alieno riversiamo paure - come nel caso di tutte quelle storie in cui creature provenienti dallo spazio, con cui abbiamo difficoltà di comunicazione più o meno importanti, arrivano sul nostro pianeta per conquistarlo, schiavizzarci o annientarci - o speranze - l'altro tipo di alieni che abbiamo immaginato, quelli che provano a comprenderci e a farsi comprendere da noi, senza alcuna intenzione bellica - ma, in ogni caso, si tratta di schemi che abbiamo imparato a riconoscere nel nostro mondo, che fanno parte della nostra esperienza di e con gli esseri umani.
è come se non potessimo fare altro che rispecchiarci in ogni altra possibile forma di esistenza o, più egocentricamente, come se ogni altra possibile forma di esistenza non possa essere se non adattabile a quegli schemi - sia biologici sia culturali - che ci appartengono.

insomma, nonostante già solo sul nostro pianeta ci siano miliardi di forme di vita differenti, quando la nostra immaginazione crea lə alienə, lo fa a nostra immagine e somiglianza.
e, come accennavo all'inizio, nell'indagare le ragioni del contatto, cerca le risposte a tutto quello che non ha il coraggio di chiedere all'umanità: immaginiamo alienə schiavistə e colonizzatorə perché siamo statə - e continuiamo a essere - schiavistə e colonizzatorə a nostra volta, lə immaginiamo curiosə e desiderosə di esplorare nuovi mondi perché siamo statə - e continuiamo a essere - affascinatə dall'ignoto e mossə dall'urgenza della conoscenza.

oppure, ed è questo il centro di tokyo alien bros. di keigo shinzo (autore di hirayasumi, di cui ho parlato qui e qui), proviamo a chiederci cosa farebbero delle creature estranee al nostro modo di vivere se si ritrovassero sul nostro pianeta alle prese con la nostra quotidianità, con le nostre abitudini, le nostre leggi, le nostre regole e con tutto quello che diamo per scontato. proviamo, insomma, a vederci dal di fuori, a mettere i nostri panni addosso a qualcun altrə per vedere come se la cava.

la storia di tokyo alien bros. è quella di fuyunosuke e natsutaru tanaka, due fratelli provenienti da un altro pianeta in missione sulla terra per capire se il nostro mondo è adatto a un'eventuale colonizzazione da parte della loro specie.
i due riescono a cambiare le loro sembianze a piacimento e ad assumere un aspetto umano e, a parte un grave problema di intolleranza al sale, pare che riescano a gestire abbastanza bene la loro permanenza qui sulla terra.
almeno, dal loro punto di vista.


fuyunosuke, che è arrivato per primo, si è in qualche modo ambientato. il suo bell'aspetto e il carattere solare e amichevole gli permettono di mimetizzarsi tra gli esseri umani abbastanza facilmente. tra lə amicə è considerato un tipo un po' strambo ma simpatico che ha un sacco di successo con le ragazze. inoltre, per adattarsi alla vita da essere umano e per provare a capire le diverse forme di relazioni e legami che questi creano tra loro e con le altre specie, fuyunosuke vive con due gatti e un cane.
l'arrivo di natsutaru non crea eccessivo scompiglio nella vita di fuyunosuke che, anzi, è in qualche modo entusiasta di poter condividere le sue esperienze con il fratello.
natsutaru però, dal canto suo, è molto meno propenso ad adattarsi al pianeta e allə suə abitanti. questo mondo gli sembra assurdo e assurdə sono lə suə abitanti con cui, inizialmente, natsutaru non riesce minimamente a legare.
i due fratelli sembrano gli opposti in ogni cosa, soprattutto nelle loro relazioni con le creature terrestri, umanə in particolare. ma piano piano qualcosa inizia a cambiare in natsutaru, un po' grazie agli interventi di fuyunosuke, un po' grazie agli animali domestici con cui si è abituato a convivere.


nonostante fuyunosuke sia riuscito ad ambientarsi bene, la sua è più una sorta di mimetizzazione esteriore che una vera e propria comprensione e incorporazione delle regole umane. fuyunosuke resta fuyunosuke, per quanto bravo possa essere a leggere i desideri degli esseri umani e a soddisfarli. natsutaru, invece, cambia radicalmente, imparando a riconoscere dentro di sé sentimenti mai presi in considerazione prima.
e se il mondo mette davanti ai due fratelli i suoi aspetti più ripugnanti e deprimenti, dà anche loro la possibilità di scoprire la reale bellezza dei legami: quello che lega natsutaru al suo cane - puzzolente ma caldo - e ai suoi gatti, quello che lega i due fratelli in modo indissolubile da sempre.

alienə o no, quale che sia il mondo in cui abbiamo vissuto, quale che sia la storia che ci ha fatti arrivare a questo presente, nessunə di noi è realmente privo di connessioni, legami, affetti. e, a prescindere dalla nostra forma, dalla nostra identità e dai nostri desideri e obiettivi, quegli affetti sono quello che ci rende davvero ciò che siamo.

venerdì 8 marzo 2024

gateball park

«che cosa se ne fa di tutti questi spazzolini, dottore? terrà un incontro sull'igiene orale?»
«li porto in regalo al gb»
«di solito si portano dei dolcetti...»
«appunto per questo»

il gateball è uno sport inventato in giappone dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, che si ispira al croquet, divenuto velocemente molto popolare. può giocare chiunque, indipendentemente dall'età e dal sesso. e in effetti il cast di personaggə di gateball park di natsume ono è ampio e variegato: dieci persone diversissime tra loro accomunate dalla passione per il gateball che si incontrano ogni giorno - dal lunedì al sabato, dalle 8:00 del mattino alle 11:30 - per allenarsi insieme.
o meglio, per stare insieme, per staccare dalla routine quotidiana del lavoro, per prendersi una pausa dagli impegni familiari o, per chi è già in pensione o non è ancora abbastanza grande da iniziare la scuola, semplicemente per riempire le proprie giornate.

gli allenamenti diventano un po' una scusa per mangiare insieme - ed è per questo che il dottor takuzo, dentista fin troppo rigoroso nel suo lavoro, va alle riunioni portandosi dietro spazzolini per tuttə - per chiacchierare, persino per innamorarsi! il parco degli allenamenti di gateball diventa il teatro di scontri e incontri, di amicizie, di simpatie e di antipatie, insomma di quella che è la vita quando persone così diverse tra loro decidono di ritrovarsi tutte insieme ogni giorno e di mescolare le proprie quotidianità.
c'è, ad esempio, matsuko che, nonostante la paura di ingrassare, cucina ogni giorno per la squadra e assaggia tutto quello che portano anche lə altrə, come i dolcetti di saotome, una signora di mezza età che sembra essere un'eterna adolescente. saotome ha una cotta per nishi, pacato pensionato che si fa notare poco sul campo ma che cambia completamente carattere quando scopre l'hobby del giardinaggio. e poi c'è la giovane michi, una vera e propria promessa del gateball tanto quanto la piccolissima sora, una bimbetta deliziosa tutta occhioni che ha appena iniziato l'asilo e che ha la stoffa per diventare una vera campionessa.

gateball park è un fumetto leggero e rilassante, lontano anni luce da not simple, più simile ad altre opere dell'autrice come, ad esempio, la quinta camera. uno slice of life in cui la vita di provincia è la vera protagonista, dove i momenti personali della vita di ognunə si susseguono come perle di una collana, contrapponendosi e completandosi a vicenda.


lo stile dei disegni è quello secco, veloce, espressivo e cartoonoso tipico di ono, che abbiamo già avuto modo di apprezzare più volte, perfetto per caratterizzare ciascun personaggə, per tratteggiare la sua personalità unica e inconfondibile.

una lettura godibile e leggera per quanto, personalmente, apprezzi i lavori più drammatici di questa autrice ma che sicuramente piacerà allə fan di natsume ono e allə appassionatə di slice of life.

mercoledì 21 febbraio 2024

skip & loafer ~ vol. 1 e 2

un primo giorno perfetto per la perfetta vita da liceale che mi aspetta! perché ho già un programma chiarissimo per il mio futuro!

sono pochissimi i casi in cui sono contenta di sbagliarmi, uno di questi è quando prima snobbo un fumetto e poi mi decido a provarlo, scoprendo che in realtà mi piace un sacco. 
con skip & loafer è andata esattamente così.
ammetto che inizialmente la cover non mi aveva attratta per niente (e la protagonista mi ricordava un po' sadako di arrivare a te, manga che avevo adorato all'inizio ma che poi mi dava lo stesso fastidio di un ascesso dentale il venerdì sera quando sai che lə tuə dentista riapre lo studio martedì pomeriggio, fatto che aveva peggiorato la mia idea iniziale).
insomma, mi sono decisa a provare i primi due volumetti e bum! amore a prima lettura!

la storia è quella di mitsumi iwakura, una ragazza di quindici anni che si sposta dalla piccola cittadina di provincia a tokyo per frequentare il liceo, incipit piuttosto banale, certo, ma da questo momento in poi iniziano tutte le cose che mi hanno convinta che forse c'è una speranza per il romance scolastico.

faccio un elenco di buoni motivi per leggere questo manga:
1- l'obiettivo di mitsumi non è trovare l'amore! halleluja! non ne potevo più di protagoniste il cui unico scopo nella vita è trovare l'uomo dei loro sogni e sposarsi appena fresche di diploma per vivere felici e contentə. mitsumi sogna una brillante carriera scolastica, poi la frequentazione di un'università prestigiosa che le permetta di lavorare al ministero degli affari interni e della comunicazione per trovare una soluzione al calo demografico e, infine, godersi la pensione come sindaca amata e rispettata nella sua città natale. presenza di maschi di cui innamorarsi perdutamente: zero!
2 - zero fantasticherie sull'amore ma nessun rifiuto a priori: mitsumi è una ragazza allegra, solare, simpatica e divertente che riesce facilmente a fare amicizia. il suo primo giorno di scuola incontra sosuke shima, il classico bel ragazzo che sembra brillare di luce propria e che - grazie al cielo! - non è il solito bello e dannato da shoujo manga, anzi! sosuke si dimostra fin da subito un ragazzo gentile e dal cuore d'oro e, anche se si indovina abbastanza presto la presenza di un background abbastanza complicato, non dà mai l'impressione di trasformarsi nel cliché del bel ragazzo dal passato drammatico. anche lui promosso!
3 - mitsumi non è una mary sue: non è particolarmente bella, è intelligente ma non è un genio assoluto, riesce a infilare una figura di cavolo dietro l'altra e le sue origini di ragazza di provincia semplice e ingenua emergono con facilità. insomma, non è l'essere perfetta a trasformarla in una sorta di calamita umana attorno cui si inizia a radunare in fretta un eterogeneo gruppetto di amicə, ma il suo entusiasmo e la sua capacità di prendere tutto quello che c'è di buono in ogni situazione.


4 - la storia non si concentra solo sulla coppietta principale né tantomeno esclusivamente sui rapporti romantici ma riesce a delineare contemporaneamente tutte le figure che ruotano intorno a mitsumi e sosuke: c'è mika egashira, che inizia a dar filo a mitsumi solo quando capisce che così facendo può avvicinarsi a sosuke; yuzuki murashige, la bellezza mozzafiato che, se questa fosse un'altra storia, sarebbe la rivale o la bellona antipatica e superficiale, che invece cerca di mettere mitsumi in guardia dalle cattiverie di cui non riesce ad accorgersi da sola e makoto kurume, lo stereotipo della ragazza timida e solitaria - con tanto di occhiali e treccine - che accanto a mitsumi sembra riuscire ad aprirsi a nuove amicizie altrimenti mai neppure immaginate.
5 - non c'è una gerarchia tra questi rapporti: agli occhi di mitsumi, ogni relazione sembra avere lo stesso peso specifico delle altre, non ci sono amiche del cuore e amiche-e-basta, e non vale la regola che un eventuale cotta venga prima dellə amicə.
6 - l'ingenuità di mitsuki è ingenuità, non incapacità di rendersi capire le strutture sociali che scopre un po' alla volta, non abbiamo davanti una sprovveduta ma una ragazza che poco alla volta inizia ad aggiustare il tiro e capisce come comportarsi nei diversi contesti, senza stravolgere sé stessa.
7 - mitsumi non è la classica protagonista che sfugge il confronto, arrossisce e passa mesi e mesi a torturarsi con paranoie e una sfilza infinita di e se o, peggio, a confidarsi in modo poco chiaro con le persone sbagliate per dare il via a una sequela di fraintendimenti che servono, sostanzialmente, ad allungare la trama quando non c'è nient'altro da dire. nulla di tutto questo, anzi, mitsumi sa discutere con chiarezza quando qualcosa non le torna, e lo fa non col lo scopo di far valere la sua prospettiva ma di comprendere quella di chi ha di fronte.

potrei aver trovato lo shoujo* perfetto (che, manco a dirlo, è privo di orrendi elementi smut che spesso e volentieri superano il limite della molestia e della violenza e che odio con tutto il mio cuore) e non vedo l'ora di andare avanti!
e voi lo state leggendo?

* mi segnalano che in realtà è un seinen!

martedì 19 dicembre 2023

il viaggio di shuna

non si sa con certezza quando avvennero queste vicende: forse in un passato lontano ormai incerto, o forse in un futuro remoto. c'era una volta, sul fondo di un'antica valle scavata da un ghiacciaio, un minuscolo regno dimenticato dal tempo.

l'idea alla base de il viaggio di shuna è stata ispirata da una leggenda tibetana, il principe che divenne cane, che miyazaki aveva immaginato come un film. la realizzazione di un lungometraggio animato così "semplice e privo di fronzoli", come dice lui stesso nella postfazione del libro, non ebbe però troppo successo e l'idea venne riconvertita in un racconto ibrido, a metà tra il fumetto e il romanzo illustrato, ovvero quello che abbiamo avuto modo, quarant'anni dopo la sua prima pubblicazione, di leggere oggi.

è facile riconoscere nei tratti di shuna e della sua cavalcatura quelli che poi saranno i protagonisti de la principessa mononoke, il principe ashitaka e yakkuru, una somiglianza che però non si riduce solo all'aspetto esteriore: sono entrambi principi, entrambi coraggiosi e nobili d'animo, impegnati a salvare il loro popolo, pronti al sacrificio ed entrambi, durante il loro viaggio, si innamorano di una ragazza per la quale sono disposti a lottare.

dentro il viaggio di shuna c'è tutto quello a cui miyazaki ci ha abituatə negli anni, a partire dal ruolo predominante della natura e dei paesaggi, che riescono sempre a essere molto più che semplici sfondi e ambientazioni, diventano protagonisti stessi del racconto ed è, infatti, proprio intorno all'idea di una natura ostile e di un paesaggio poco ospitale che si sviluppa il racconto.


shuna è il principe di un popolo povero, schiavo della fame e di una terra sterile e fredda su cui il sole arriva a fatica, nascosto dai monti. un giorno, shuna trova un vecchio viandante ridotto allo stremo delle forze, lo soccorre e lo porta al villaggio per curarlo e, per ringraziarlo, lui gli mostra dei semi sconosciuti, frutto di piante che, stando alle sue parole, crescono rigogliose e numerose in campi lontani e sono capaci di nutrire popoli interi. così inizia il viaggio di shuna alla ricerca di quei semi dorati e nutrienti, un viaggio difficile in una natura magnifica e spietata. ma se la terra non concede alcuna comprensione agli esseri umani, sono questi a essere però davvero crudeli: shuna incontra uomini che vendono e comprano altre persone, vede città prospere che basano la loro grandezza sulla schiavitù e decide che - se non può stravolgerne le regole - può almeno salvare due sorelle, le uniche che accettano di correre il rischio di essere libere.
tra la maggiore, thea, e shuna, nasce un sentimento che va oltre la riconoscenza e sarà proprio l'amore di thea, nel momento più difficile del viaggio, a fare la differenza per shuna...

la storia è, proprio come dice miyazaki, senza fronzoli e molto lineare ma - insomma, è miyazaki! - riesce ad essere comunque avvincente e bella come sanno esserlo i film dello studio ghibli, un po' per il carisma dellə personaggə, un po' per le atmosfere a metà tra i paesaggi incantati da fiaba e la maestosa spietatezza della natura. c'è tutta la grandiosità del mito in questa storia, ed è proprio nella sua semplicità che si trova il suo punto di forza.

giovedì 14 dicembre 2023

commenti randomici a letture randomiche (80)

dopo più di due anni dall'ultimo post di commenti randomici a letture randomiche, recupero la non-rubrica del blog per lasciarvi qualche parere veloce su alcune delle ultime letture. questa volta ci sono due volumi unici - uno che ho adorato e uno che non mi è piaciuto affatto - e il primo volume di una serie che non vedo l'ora di continuare a leggere.

goodbye eri


cominciamo da quello più difficile.
so che quello che sto per scrivere va in direzione contraria alla maggioranza dei commenti che si trovano in giro. ho letto tantissimi pareri positivi e pieni di entusiasmo su tatsuki fujimoto e sulle sue opere (che, oltretutto, sono state spinte tantissimo dall'editore italiano e hanno ricevuto diversi premi in giappone) e, sinceramente, non riesco ancora a capirne il perché.
avevo letto anche look back prima, e non mi era piaciuto per niente. ho provato a dare un'altra occasione a fujimoto, mi sembrava doveroso vista la sua fama, ma stavolta è andata anche peggio. goodbye eri mi ha dato lo stesso fastidio di un film recitato male o di un racconto scritto solo per svolgere un compitino. insomma, mi aspettavo una roba straziante ed emotivamente potente e invece mi sono ritrovata a leggere quello che potrei definire solo come un esperimento sull'uso della regia che non mi ha convita del tutto. ma quello che mi ha davvero delusa è la distanza siderale che ho sentito tra me e lə personaggə e le loro storie. una madre affida a suo figlio un cellulare e il compito di riprenderla per più tempo possibile, perché ha scoperto di essere malata e di stare per morire. yuta gira ore e ore di video ma alla fine non riesce ad accontentare la madre fino alla fine e non trova il coraggio di assistere - e filmare - il momento della sua morte, come lei aveva chiesto.
yuta monta i video e ne fa un film che proietta a scuola, all'inizio delle superiori: è il disastro, viene insultato e deriso così tanto da fargli scegliere il suicidio. a salvarlo però, proprio in extremis, è eri, una ragazza appassionata di film, l'unica colpita dal suo lavoro presentato a scuola. per mesi e mesi, eri fa vedere dei film a yuta, con lo scopo di fargli capire come funziona il linguaggio cinematografico così che il suo prossimo film sia un successo. e il film successivo sarà proprio su eri che, come sua madre, sta per morire.
detta così, è una roba da piangere dalla prima all'ultima pagina ma, nonostante tutto, non mi ha trasmesso una sola, singola emozione. ho trovato i personaggi piatti oltre ogni tollerabilità e anche la scelta di regia di usare sempre lo stesso formato orizzontale per le vignette - per rendere l'inquadratura fatta con il cellulare - dopo un po' mi ha stancata.
non colpevolizzo neanche troppo la scelta di star comics di presentarlo come l'autore rivelazione dell'anno, non credo che se avessi avuto aspettative meno alte sarei riuscita ad apprezzare qualcosa di questo volume.

fish society


allo stesso modo, non mi spiego perché unə autorə come panpanya sia passatə così tanto in sordina nonostante le sue opere - queste sì! - siano, secondo me, degli esperimenti di narrativa surreale validissimi, letteratura d'evasione stricto sensu. fish society è, al momento, l'ultimo volume uscito (di panpanya ne ho parlato già qui e qui), un'altra bella raccolta di venti storie in cui la protagonista, la bambina senza nome, continua a vivere avventure sospese tra la realtà e il sogno immersa in paesaggi di provincia caleidoscopici e mutevoli, accompagnata da creature inverosimili e sempre innamorata del cibo.
la penna di panpanya funziona come un microscopio capace di svelare le minuscole meraviglie della realtà, il suo è uno sguardo attentissimo ai dettagli e liberi da pregiudizi e luoghi comuni, sempre capace di cogliere lo stupore in ogni angolo.


stando a baka-updates, fino a ora star comics ha pubblicato tutte le raccolte di racconti di panpanya a eccezione di ashizuri suizokukan (tradotto come ashizuri aquarium o feet scraping aquarium), pubblicato in giappone nel 2013, quindi un anno prima di an invitation from a crab, e mokei no machi, uscito in patria nel 2022 (qui sopra le cover originali). spero tantissimo di riuscire a leggere al più presto anche questi due titoli!

hirayasumi ~ vol. 1


so che questa non è la prima opera di keigo shinzo che arriva in italia ma tokyo alien bros e holiday junction hanno un costo improponibile (continuo a cercarli tra l'usato, se li trovate/vendete fatemi un fischio!) e randagi non mi sembrava troppo nelle mie corde. hirayasumi, invece, mi sembrava perfetto come primo approccio e, in effetti, è stata una lettura piacevolissima che non vedo l'ora di continuare!

protagonista della storia è hiroto, un freeter ventinovenne che prende la vita così come viene, giorno dopo giorno, con allegria e leggerezza. proprio per il suo carattere solare e spensierato, tempo prima aveva stretto amicizia con una vecchietta dall'atteggiamento burbero ma dal cuore d'oro. senza una famiglia sua, la vecchia signora aveva praticamente adottato hiroto e alla fine aveva deciso di lasciare a lui la sua piccola, sgangherata casetta.
dopo poco tempo di vita nella sua nuova casa - che ha accettato con affetto, riconoscenza ma anche tanta malinconia - da hiroto arriva sua cugina minore natsumi, diciottenne giunta a tokyo per frequentare l'accademia di belle arti. natsumi ha poco dell'allegria e dell'atteggiamento leggero di hiroto e iniziare una nuova vita in mezzo a gente sconosciuta le causa tantissime ansie, ha paura di rimanere senza amicə ma ancor di più di essere giudicata per il suo sogno segreto di diventare una mangaka. eppure, nonostante le differenze, lə due cuginə sembrano formare una bella squadra con hiroto che aiuta natsumi a prendere le cose più alla leggera e natsumi che prova a fargli tenere la testa ben piantata sulle spalle.
l'atmosfera da slice of life e lo scenario della casetta un po' retrò mi riportano alle vibes da maison ikkoku: storie di vita quotidiana, personaggə un po' sopra le righe e un approccio alla vita più lento di quello che ci si aspetterebbe da una metropoli come tokyo. praticamente, il tipo ideale di manga-coccola che adoro!

domenica 3 dicembre 2023

flow

tutta la materia oscilla, costantemente, in modo leggero. tutto è instabile. a volte l'equilibrio si rompe e la materia cambia forma. questo è un mondo instabile e misterioso.
nessuno sa cosa succederà in futuro.


hirota è un operatore per lo smaltimento dei flow, fenomeni causati dall'instabilità della materia e dall'incontro tra le sostanze oscillanti e i desideri della gente che causano trasformazioni imprevedibili della realtà. ad aiutarlo c'è chima-chan, una donna di trentacinque anni che - proprio a causa di un flow - si ritrova ad avere l'aspetto di una dodicenne. ma il vero capo della squadra è presidente, un grosso, pigro gattone bianco che sfrutta l'abilità innata dei felini per riconoscere i flow e aiutare i due bipedi a trovare la soluzione giusta per riportare tutto alla normalità.

flow, la miniserie di yuki urushibara, che era già arrivata anni fa sugli scaffali italiani con mushishi e underwater, opere dai toni meno scanzonati, è strutturata a episodi più o meno autoconclusivi anche se le storie di chima e hirota - anche queste collegate ai flow - fanno da filo conduttore per tutti e tre i volumi, e mantengono alta l'attenzione dellə lettorə fino alla fine.

i flow possono essere di natura e intensità differente: la sensazione di smarrimento di uno studente incapace di prendere una scelta importante può dar vita a nuove strade così come lo stress di una ragazza che cerca di mostrarsi sempre perfettamente in ordine può smussare gli angoli delle cose, dai più piccoli oggetti fino agli spigoli delle strade, trasformando la realtà in un caos morbido e confortevole (ma non per tuttə!), o il desiderio di posare gli occhi su uno scenario montano può spostare letteralmente un intero appartamento.

questi fenomeni non sembrano mai essere troppo pericolosi e così la leggerezza di hirota nell'affrontarli non diventa mai una vera fonte di guai. l'eccessiva serenità con cui il ragazzo affronta i casi, però, spesso mette a dura prova chima, abituata com'era a dedicarsi anima e corpo al lavoro prima di cambiare il suo aspetto e dover abbandonare la sua carriera.

flow è una miniserie carina i cui punti forti sono la delicata e spensierata poetica che caratterizza tutte le storie (sarebbe bello se tutti i desideri fossero così innocenti da causare appena qualche piccolo scompiglio nella serena quotidianità della cittadina raccontata da urushibara) e i disegni semplici ed espressivi, ricchi di dettagli soprattutto nelle ambientazioni, capaci di trascinare lə lettorə in un giappone di provincia in cui il tempo sembra sospeso e i problemi poco più che scherzetti da trickster dispettosə.

personalmente mi è piaciuta un sacco, è esattamente il mio genere di fumetto - ovvero qualcosa a metà tra lo slice of life e il fantastico, in più c'è un gattone - però è difficile, anzi, impossibile descriverla come un must o un capolavoro e certo il formato (e di conseguenza il prezzo!) dei volumi non aiuta lə lettorə ad avvicinarsi a un titolo simile. l'unica pecca è, secondo me, proprio il trattamento ricevuto da dynit: creare un'edizione troppo lussuosa e cara (circa o più del doppio della media dei volumetti attualmente in commercio, decisamente troppo per qualcosa che dovrebbe essere "pop") per un manga carino ma non imperdibile significa perdere una buona fetta di possibili lettorə che avrebbero magari potuto avvicinarsi a un titolo come questo, già abbastanza di nicchia, se il prezzo fosse stato più popolare.

continuo a sostenere che una politica editoriale simile allontani la massa dellə lettorə da opere che non siano i soliti battle shounen o gli stravisti shoujo scolastici, alimentando il pregiudizio verso le serie commerciali e lə suə estimatorə. molto spesso il gusto personale e la voglia di uscire dalla propria confort zone, di scoprire generi e titoli diversi dal solito, finiscono per piegarsi a questo tipo di logiche di mercato che, anziché allargare il proprio pubblico di riferimento, puntano su un target necessariamente troppo ristretto anche se, magari, fidelizzato.
probabilmente la mia sarà una speranza a vuoto ma mi auguro che prima o poi dynit ripensi la sua politica di prezzi/formato rendendo accessibili i suoi titoli - spesso molto interessanti - a tuttə lə appassionatə.

venerdì 24 novembre 2023

yokohama kaidashi kikou - vol. 1

the other day, you shocked me. you showed me that my heart could take flight, and I didn't need to do it in a human way. it seems I had still been trying to imitate people better.
now I've started to wonder... just what we're made of. I've come to think being a robot as just another quirk.

togliamoci subito il dente, così non ci pensiamo più: aspettavo una traduzione italiana di yokohama kaidashi kikou più o meno da quando ho iniziato a girellare su internet e ad appassionarmi di manga, cioè tipo dal 2003/2004. più o meno vent'anni di attesa fino all'annuncio da parte di una delle case editrici che apprezzo di meno (per colpa non soltanto dei ritardi stratosferici nelle pubblicazioni ma anche per le traduzioni incomprensibili, come ad esempio quella degli ultimi volumi di himitsu, di cui sinceramente non c'ho capito nulla).
quindi, visto che nel frattempo una casa editrice americana, la seven seas lo stava pubblicando in un'edizione stratosferica, una omnibus che raccoglierà tutta la serie in cinque volumoni di 450 pagine - di cui molte a colori come nell'edizione originale - circa ciascuno, mi sono buttata senza alcun rimorso su quella (così ne approfitto anche per restaurare la mia autostima in merito alla mia capacità di leggere in inglese. se vi interessa, qui trovate tutte le informazioni).

la pubblicazione di yokohama kaidashi kikou (che si traduce più o meno come un giro di shopping a yokohama, non c'è nessun blog) è iniziata nel 1994 su afternoon, una delle più famose riviste di manga seinen giapponesi e si è conclusa nel 2006, e nel frattempo è stata adattata in due serie di oav di due episodi ciascuna tra la fine degli anni '90 e i primi duemila.
yokohama kaidashi kikou si potrebbe collocare a metà strada tra il genere post-apocalittico (o da apocalisse in corso, per essere più precisə e lo slice of life: ambientato in un futuro non troppo lontano nel tempo ma non meglio precisato, ci mostra un mondo in cui i cambiamenti climatici e i disastri ambientali hanno fatto innalzare drasticamente il livello del mare, divorando città intere sulla costa come, appunto, quella di yokohama. il numero degli esseri umani è calato notevolmente e ora la gente vive in piccole, modeste comunità anche molto distanti tra loro, mentre la tecnologia è molto più avanzata di quella che conosciamo, e la presenza di robot fisicamente uguali agli esseri umani è perfettamente assodata.

una di queste è alpha, la protagonista della storia. qualche anno prima dell'inizio della storia, il suo creatore è partito per un viaggio e l'ha lasciata nella penisola di miura dove alpha decide di aprire un piccolo caffè. alpha è curiosa e innamorata del mondo in cui vive, dei suoi paesaggi e delle persone che lo abitano e spesso, con la sua macchina fotografica e il suo motorino, va in giro a collezionare memorie e ricordi, accompagnandoci alla scoperta delle piccole ma preziose schegge di bellezza e malinconia che riesce a scovare in giro.
a distinguere alpha dagli altri esseri umani è solo il colore verde dei suoi capelli, eppure la consapevolezza di essere un robot la fa sentire diversa e, al contempo, incuriosita e affascinata da ciò che rende gli esseri umani davvero umani.
insieme a lei, gli altri personaggi che animano i paesaggi di questo giappone costiero e quasi deserto sono il giovane takahiro, affezionatissimo ad alpha, e suo nonno, che tratta alpha un po' come se fosse anche lei sua nipote. c'è poi la strana creatura umanoide, dalle fattezze di una ragazza agile e forte come una bestia selvatica, che solo in pochə riescono a vedere e che, a suo modo, è molto affezionata a takahiro. c'è poi kokone, il primo robot che alpha incontra, una ragazza che lavora come corriere e che diventerà presto amica di alpha.

la storia va avanti lentamente, ogni capitolo è quasi una storia a sé, un frammento di quotidianità in cui, nella malinconia di un mondo che muore lentamente, chi è rimastə si sforza di cogliere ogni lampo di bellezza, di gioia e di stupore per poterlo conservare nella sua memoria.
l'apocalisse di hitoshi ashinano procede lenta e senza brusche accelerazioni e l'atmosfera è quella tutta squisitamente giapponese in cui malinconia e contemplazione della bellezza si uniscono insieme, regalando un'emozione unica che è impossibile esprimere con una sola parola ma che evoca immediatamente l'immagine di un albero di ciliegio da cui cadono leggeri i petali.

quale che sia l'edizione che scegliate, vi consiglio tantissimo di recuperare questo titolo

lunedì 12 giugno 2023

la musica di marie

"dio concesse a marie il dono della musica per colmare di gioia l'animo delle persone (dal libro di pyrite)"

si dice che le mani che lavorano sono più sacre delle bocche che pregano e di sicuro è così che gli abitanti di pyrite onorano dio: pyrite è una terra di laboratori e artigiani, un paradiso steampunk fatto di elaborati meccanismi, ingranaggi e rotelle. pyrite è un'isola, una delle tante in cui gli esseri umani vivono in pace. ogni isola, come pyrite, ha una sua particolarità, culturale ed economica e tutte sono collegate tra loro in un sistema-mercato perfettamente funzionante.

non ci sono conflitti tra le isole, anzi, a essere precisi, gli esseri umani che le abitano non sanno nemmeno cosa sia la guerra, non conoscono l'ira, l'odio, la cattiveria. è un'umanità nuova, sorta dopo che dio ha cancellato gli uomini e le donne di un'era ormai perduta, un tempo in cui l'ingegno era a servizio della crudeltà e la gente si uccideva a vicenda e distruggeva il pianeta in cui viveva.
su questa nuova umanità veglia marie, un enorme automa volante, una dea meccanica che orbita intorno al pianeta e diffonde la sua musica. il suo è un suono che nessuno riesce a percepire ma che comunque riesce a placare gli animi e mantiene la pace.
c'è però un prezzo da pagare per l'utopia: marie assicura la pace ma impedisce alle tecnologie e ai saperi umani di progredire. attraverso marie, dio pone un limite alla capacità creativa dell'umanità.
togliere questo limite significa perdere l'innocenza, l'armonia, la pace e piombare ancora una volta in una realtà di violenza e sopraffazione.
ogni cinquant'anni, però, qualcunə è chiamato a scegliere tra il progresso o la pace. a doverlo fare, questa volta, è kai, l'unico capace di sentire la musica di marie.
ma chi è in realtà kai? un illuminato salvatore dell'umanità? un profeta, un intermediario tra dio, marie e la terra? un visionario? o è lui stesso l'ombra di un sogno infranto ormai da tanto tempo?

la musica di marie inizia come una sorta di slice of life per poi virare bruscamente verso una narrazione che si moltiplica sul piano della speculazione filosofica, delle visioni, del sogno, forse anche dell'allucinazione.
personalmente l'ho trovato meraviglioso, sorprendente nel finale e molto intelligente nei suoi aspetti più teorico-mistico-filosofico.

post pubblicato in origine su instagram.

domenica 11 giugno 2023

la biblioteca sotterranea e altri racconti

c'è una quantità di volumi incredibile, e tutti solo con il nome. una raccolta di biografie? 
ma... che razza di posto è questo? 

ultimamente mi piacciono parecchio le storie brevi che evocano suggestioni ed emozioni prima ancora di raccontare un evento. quelle che, per dirla male, raccontano poco e niente ma lo fanno bene, così bene da trasformare quel niente in qualcosa di sorprendente.
le storie de la biblioteca sotterranea e altri racconti sono così.


quella che mi è piaciuta di più, ad esempio, racconta di una ragazza che vorrebbe tanto andare al mare ma si deve accontentare di mettere nella vasca dei sali da bagno profumati. non è esattamente un inizio particolarmente entusiasmante e avvincente, ne converrete, ma pian piano il mare arriva da lei e stravolge la realtà che la circonda, come se il suo mondo non fosse che una bolla nell'oceano.
così molte (non tutte, certo) di queste tavole traducono in immagini quell'ineffabile meraviglia dell'inverosimile, del fantastico, quella sensazione di straniamento e stupore che è così difficile restituire a parole.
queste storie mi hanno ricordato un po' i fumetti di panpanya, una versione soft, meno assurda di quella del misteriosə autorə ma comunque molto piacevole da leggere se vi piace il genere.

post pubblicato in origine su instagram.

lunedì 8 maggio 2023

the second goldfish

«sono dei piccoli tesori, perciò li tengo da parte. un giorno riaprirò questa scatola e sarò travolta da un fiume di ricordi e nostalgia. già non vedo l'ora»
«davvero? mi riesce difficile immagino che degli oggetti che ti sono già praticamente indifferenti ora ti daranno gioia in futuro»
«a volte sei troppo saggio»

quando leggo le storie di panpanya ci ritrovo dentro un sacco di me, di solito nelle cose che sembrano più stupide. dico stupide perché mi sono un po' troppo abituata a etichettare le cose come dovrei fare secondo il metro di giudizio comune, adattandomi a quelle che sono le aspettative che la società ha su di me. leggere panpanya, vagare insieme alla bambina senza nome e vivere le sue avventure assurde, mi riporta sempre a provare quella meraviglia, quello stupore per il mondo e le sue stranezze che dovrebbe essere prerogativa dellə bambinə e invece, per fortuna, certa letteratura è ancora in grado di farci provare.

post pubblicato in origine su instagram.

giovedì 16 febbraio 2023

not simple

"la tua vita è incredibile. non esistono film del genere al giorno d'oggi. un film che raccontasse una storia simile sembrerebbe falso. voglio scrivere un romanzo su di te. ma inizierò a scriverlo tra un anno. quando incontrerai la donna dell'appartamento. che ne dici?"

tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, diceva tolstoj all'inizio di anna karenina.
la famiglia di ian è una famiglia infelice, tutta la sua vita è infelice. quella di ian è un'esistenza che si è sviluppata affastellando una sfortuna dopo l'altra e che finisce solo dopo l'ennesimo, sfortunato incontro. una ragazza lo scambia per un barbone e lo invita a mangiare con lei in un ristorante solo per farsi vedere in sua compagnia: suo padre le ha promesso che ucciderà il suo fidanzato ma lei non ci crede davvero. per precauzione però, decide di farsi vedere insieme a un barbone qualsiasi per ingannarlo. ian però non è un barbone, sta girando l'america a piedi in cerca di sua sorella. non è la prima volta che una sconosciuta lo invita a pranzo convinta che lui sia un senza tetto: tre anni prima, una donna ha fatto la stessa cosa. ian e lei hanno parlato delle loro vite, delle loro famiglie, dei loro desideri. si erano dati appuntamento dopo tre anni esatti e quando incontra la ragazza manca un solo giorno all'appartamento.
ian viene ucciso dagli scagnozzi del padre di quella ragazza proprio mentre lei scopre che la donna di tre anni prima è sua madre.
ad assistere a tutto questo c'è jim, uno scrittore amico che di ian che promette di raccontare la sua storia in un libro.
così inizia not simple, così finisce la storia di ian, ma per sapere come è cominciata bisogna girare pagina e prepararsi a ingoiare bocconi ancora più amari di questo, perché se la sua fine è tragica, anche tutto quello che gli è successo prima, da quando è nato, è incredibilmente triste e ingiusto.


natsume ono ci pungola così con le parole di jim, ci mette subito voglia di sapere cosa è successo di tanto terribile nella vita di questo povero ragazzo. dopo questo prologo spiazzante e velocissimo, ricomincia dall'inizio e ci racconta di ian dagli anni della sua infanzia, ci presenta la sua famiglia crudele che sembra nasconderci qualche segreto inconfessabile.
suo padre è un uomo orribile, un narcisista pieno di sé che abbandona la famiglia senza rimorsi, sua madre è un'alcolizzata che lo odia e solo sua sorella kylie sembra provare un po' d'affetto per lui.

svelandoci un segreto per volta, andando avanti e indietro tra i ricordi e il presente, ono ci mette davanti alla straordinaria purezza di un ragazzo nato e cresciuto tra l'odio e il disprezzo, un personaggio quasi da tragedia greca, nato sotto una cattiva stella, il cui destino è segnato fin dalla nascita. nonostante tutto il male subito, ian rimane un puro: sembra incapace di provare rancore, di desiderare vendetta. c'è come una luce dentro di lui che si accende a ogni sorriso, una luce che è sopravvissuta agli abusi, alla mancanza d'amore e di tenerezza.

not simple è un romanzo intricato in cui ogni fatto sembra esistere solo per poter rimandare a qualcos'altro, una storia così incredibile da sembrare impossibile, finta.
i disegni di natsume ono sono inconfondibili, il suo tratto spigoloso, il modo in cui reinventa le anatomie per dare un volto ai suoi personaggi, tutti occhi e bocca, essenziali e fortemente espressivi, quasi delle maschere.
il suo disegno, dietro l'apparenza un po' naïf, è molto studiato e riesce a restituire delle ottime scelte di regia, dando a tutta la storia un assetto quasi cinematografico.


not simple è un manga dalle tematiche forti che meritava un trigger warning grosso come un elefante in copertina, decisamente inadatto a un pubblico di giovanissimi che potrebbero lasciarsi ingannare dai disegni e un po' dalla quarta di copertina.

*trigger warning (spoilero il meno possibile ma...)*
dentro c'è di tutto (anche se non ci sono scene esplicite, i fatti vengono raccontati, non mostrati, smorzando un po' l'effetto sullə lettorə): abusi sessuali, incesto, alcolismo, prostituzione minorile, famiglie disfunzionali.
***
personalmente l'ho trovato un'ottima prova di scrittura.
natsume ono riesce a gestire una storia così difficile senza scadere nel patetismo e senza renderla inverosimile, facendo di not simple un dramma contemporaneo che varrebbe la pena trasformare in un film o in un'opera teatrale.

giovedì 4 novembre 2021

tekkon kinkreet

- ma se dio ha creato gli uomini...
- dio?
- sì! perché non li ha fatti tutti uguali?
- in che senso?
- grassi, magri, alti, bassi, simpatici, antipatici, sono tutti diversi! dio ci ha provato e si è sbagliato!
- "sbagliato?"
- si! quando ha fatto shiro, dio si era pentito di avere fatto l'ippopotamo con la bocca troppo grande. perciò a shiro manca qualche rotella nella testa... e anche a kuro. anche a kuro manca qualche rotella.
- dio si è sbagliato anche con kuro?
- sì! ma le rotelle che mancano a kuro, ce le ha shiro. ce le ho tutte io.


shiro e kuro non hanno i genitori, non vanno a scuola, dormono dentro una macchina, vivono per le strade del quartiere di takaracho, il loro quartiere.
non sono affatto due poveri orfanelli, sono i gatti, protettori del quartiere, famosi per la loro capacità di volare letteralmente da un palazzo all'altro e per l'incredibile violenza da cui sanno lasciarsi travolgere quando il quartiere è in pericolo.
e il quartiere, il loro quartiere, è davvero in pericolo, minacciato da uno yakuza che vuole trasformarsi in imprenditore e cambiare takaracho per il suo personale tornaconto, a qualunque costo, poco importa se questo significa continuare a inondare le sue strade di sangue e coinvolgere le bande locali in una guerra sempre più spietata, in cui shiro e kuro non esitano a buttarsi a capofitto, una guerra che prosegue senza enormi sconvolgimenti fino al momento in cui i due ragazzi non finiscono per essere divisi e l'equilibrio si spezza, portando a conseguenze inattese.

questa è grossomodo la trama di tekkon kinkreet, opera di taiyo matsumoto dei primi anni '90 che anticipa alcune tematiche del forse più celebre sunny, uscito qualche anno fa per j-pop (e adesso di nuovo disponibile) dopo un primo, fallimentare tentativo di pubblicazione da parte di kappa edizioni per la collana manga-san nell'ormai lontano 2008.


shiro e kuro, bianco e nero. i due protagonisti sono uno l'antitesi dell'altro, opposti e complementari, inseparabili. il primo è un ragazzino solare, che esprime le sue emozioni senza riserve, a volte, nonostante la durezza della vita in strada, fin troppo ingenuo, al limite del distacco dalla realtà. shiro sa di essere il soldato in missione sulla terra, il cui compito è assicurare la pace. e dove shiro volge gli occhi al cielo per confermare a qualcuno lassù che sta facendo bene il suo dovere, kuro tiene i piedi ben piantati per terra, è freddo e duro come la roccia, quasi incapace di provare emozioni se non per shiro, disposto a tutto pur di proteggerlo, pur di non cambiare nulla della realtà che li circonda.

senza perdersi in spiegoni e didascalie, taiyo matsumoto ci lascia vagare per tarakacho e tra i pensieri dei due ragazzini - difficile dire quale sia l'ambiente più surreale - mettendo in piedi un racconto di crescita (difficile definirlo di formazione) crudo e visionario in cui convergono quei topoi che fanno di sunny un'opera tanto amata come il conflitto tra l'infanzia e l'età adulta, tra i grandi sogni dei bambini e le meschinità dei più grandi, un conflitto che qui però si esplicita narrativamente e graficamente in molto poco metaforiche sprangate in testa e calci allo stomaco.


il racconto è tutto affidato ai dialoghi e ai pensieri dei personaggi, scambi di battute essenziali, a volte anche solo allusivi, in alcune situazioni persino incomprensibili, e non c'è spazio per una qualche voce narrante e questo - insieme alla straordinaria espressività dei disegni - rende la lettura incalzante, veloce quasi quanto i voli dei gatti sui tetti del quartiere.

rispetto a sunny però tekkon kinkreet ha in più un'estetica più sporca e visionaria che sembra voler conciliare insieme le stesse contraddizioni che animano shiro e kuro: takaracho sembra un incubo a metà tra una violenza decadente e disperata e un infantilismo gioioso e ingenuo in cui si susseguono architetture insensate e personaggi ai limiti del surreale.

per quanto abusata sia quest'espressione, è davvero un piccolo capolavoro e sono stata felicissima di essere riuscita a recuperarlo.
e adesso, in attesa della pubblicazione di number 5, mi aspetta anche gogo monster, di cui spero di riuscire a parlarvi a breve!

giovedì 29 aprile 2021

pillowfish

cosa sono venuta a fare qui?
ma, soprattutto, dov'è qui?!

torna panpanya e la sua anonima protagonista con la seconda antologia di racconti pillowfish, ancora una volta immersa in una città senza nome popolata da personaggi assurdi, un luogo dove il tempo si ripiega su se stesso e i luoghi della realtà scivolano dentro quelli delle leggende metropolitane.

nelle ventidue storie di questa nuova raccolta, di nuovo intervallate da stralci di diario e appunti, lo spazio urbano e quello naturale si fondono ancora - in un rapporto strano di interdipendenza, bisogno e lotta - e tornano all'atmosfera onirica che avevamo scoperto in an invitation from a crab: che si tratti di scoprire l'origine di una nuova strana razza di pesci, di trovare delle linee sconosciute della linea ferroviaria che si pensa di conoscere benissimo o di trovare il cuscino che garantisca il riposo perfetto, la ragazzina (bambina? donna?) di panpanya si ritrova sempre davanti a una nuova scoperta, un pezzetto di città che svela il suo volto alla risoluzione di un mistero e ne lascia intravedere innumerevoli altri, come fosse una sorta di infinito labirinto che sfugge alla consueta concezione di spazio-temporale.


alla fine della prima antologia ero rimasta un po' perplessa, sta volta con pillowfish sapevo già cosa aspettarmi ed è stato più facile entrare nella sua atmosfera e apprezzarne le storie. mi ero detta contenta della scelta di star comics di pubblicare un autore (autrice?) così particolare, confermo anche dopo questa seconda raccolta e aspetto di leggere la terza.

lunedì 21 dicembre 2020

an invitation from a crab

alcune volte, quando si riflette su qualcosa, succede che vengano in mente all'improvviso cose  strane di cui non si comprendono bene le ragioni, la causa o l'origine. mentre dormiamo, poi, capita spesso di fare sogni incoerenti. se hanno un bel significato, magari li consideriamo dei segni d'ispirazione, ma in genere non hanno un senso particolare.
in ogni caso, si tratta spesso di cose che non hanno molto a che fare con la vita reale (di quelle che ci coinvolgono direttamente in genere comprendiamo le ragioni) e quindi finiscono in qualche modo per svanire dalla memoria senza che si trovi una spiegazione convincente.
questo mi sembra un po' uno spreco, perciò cerco di non dimenticarle e provo a spiegarle. ogni volta che mi imbatto in cose misteriose, rifletto sulla loro vera natura, ma finisco sempre per capirle ancora meno e per farmi venire in mente idee assurde. comunque, nonostante ciò, ho la sensazione che una parte di me si diletti con certi pensieri incoerenti.

la lunga citazione che ho riportato all'inizio del post è tratta dal brano che conclude an invitation from a crab, la prima raccolta di storie di una serie che raccoglierà i lavori di panpanya e che continuerà a essere pubblicata da star comics nel corso del 2021 e 2022 (da aprile al ritmo di un volume ogni quattro mesi), una citazione lunga ma che credo riassuma al meglio l'atmosfera di tutto il volume.
leggendo an invitation from a crab ho capito che ho usato troppo spesso il termine onirico a sproposito. in effetti buona parte dei sogni, almeno di quelli che faccio io, più che essere immaginifici o surreali sono semplicemente un susseguirsi di situazioni assurde, illogiche e incoerenti.
ed è nella loro illogicità e incoerenza che sta l'aspetto più affascinante in fondo. questo volume di panpanya mi ha dato quella stessa sensazione di stordimento che mi resta quando mi sveglio subito dopo un sogno strano, uno di quelli in cui succedono cose insensate e in cui le mie reazioni agli eventi che vivo nel sogno sono così illogiche che poi mi chiedo perché diamine mi sono comportata così, a volte è tutto così assurdo che mi sento quasi in colpa.
le storie di questo volume sono qualcosa di appena un po' meno incoerente di un sogno, come un sogno sono stranianti e assurde e, come se ci fosse appena svegliati da un sogno, dopo la lettura si tende a dimenticare l'esatta successione degli eventi già dopo pochi secondi, resta solo la sensazione di disorientamento, quella sorta di ossessione per cui si cerca di capire il perché di qualcosa che sfugge a ogni possibile spiegazione.


protagonista delle diciotto storie di questo volumetto è una ragazzina di cui non conosciamo il nome né l'età, la cui identità sembra cambiare di volta in volta: in alcune storie è una bambina alle prese con giocattoli assurdi, in altre una ragazza che lavora part-time in una fabbrica che produce energia elettrica, in altre occasioni una studentessa alle prese con i compiti. che stia inseguendo un granchio per qualche motivo perso per le strade della città, che si ritrovi a scendere a una stazione della metropolitana a cui non aveva mai fatto caso prima o a raggiungere l'amazzonia per riportare a casa uno strano animale esotico, le avventure che vive hanno tutte la stessa atmosfera straniante e irreale.

accanto a lei anche gli altri personaggi hanno fattezze assurde: animali antropomorfi appena abbozzati o adulti le cui facce sono nascoste da strane maschere o scatole di cartone, emblema di un mondo misterioso e incomprensibile a cui si contrappone la visione infantile e curiosa della protagonista, sempre pronta a scoprire, nei suoi vagabondaggi, qualcosa di nuovo e insolito.


a rendere ancora più surreale l'atmosfera è il contrasto tra i fondali e gli ambienti, disegnati con uno stile realistico e attento ai dettagli, e lo stile dei personaggi, molto semplice e quasi abbozzato.

tra i racconti a fumetti ci sono alcune pagine a metà tra racconto breve e appunti di diario, riflessioni su argomenti svariati che personalmente ho apprezzato tantissimo, sopratutto quello finale (che infatti ho riportato all'inizio del post).


questo primo volume basta per capire quanto panpanya sia capace di realizzare opere diverse dai manga più mainstream a cui siamo decisamente più abituati, una lettura che non fa certo gridare al capolavoro ma che è stata comunque molto interessante (il racconto della fermata della metropolitana è probabilmente il migliore, squisitamente inquietante). sono curiosa di conoscere meglio questo autore e spero che prima o poi, accanto ai racconti brevi, provi a misurarsi con una narrazione più ampia.
e poi sono contenta della scelta di star comics di portare opere un po' più underground senza per forza stamparle in volumoni giganteschi a prezzi improponibili (qualsiasi riferimento a dynit è assolutamente voluto), spero che oltre a quelle di panpanya arrivino le opere di qualche altro autore capace di smontare un po' gli stereotipi che da anni continuiamo - anche, e forse sopratutto, noi lettori di vecchia data - ad avere sui fumetti orientali.