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lunedì 23 settembre 2019

ai confini dell'anima

lo statuto della follia in grecia oscilla tra due estremi: in parte corruzione dell'anima, in parte profonda esperienza dello spirito, poiché solo attraverso la follia si può giungere a esplorare l'estremo confine della natura umana.

il book bloggers blabbering ha trascorso il mese di settembre in compagnia di raffaello cortina editore (qui l'intervista di sissiforbooks), e io ne ho approfittato per approfondire un po' la mia conoscenza dell'antica grecia grazie a questo bel saggio di giulio guidorizzi, ai confini dell'anima, dedicato al rapporto con la follia, che tanta parte ha avuto nella letteratura tragica, nella mitologia e più in generale nella vita e nel pensiero di quel mondo tanto lontano nel tempo quanto vicino nella nostra quotidianità.

in grecia il folle non è un recluso, non esistono strutture manicomiali, con buona pace di platone che pure le aveva proposte, anzi - e lo vediamo sopratutto nelle storie che l'epica e la tragedia ci hanno consegnato - è una presenza costante in quella società: che sia il terrore che non lascia tregua ispirato dalle erinni che perseguitano oreste, l'accecamento di aiace o quello di eracle, la pazzia simulata di solone per farsi credere ispirato dagli dei a riprendere la guerra contro i megaresi o le allucinazioni che portano le baccanti a smembrare perseo, la follia fa parte della quotidianità così come del mito, ha la duplice capacità di avvicinare l'uomo al divino e di fargli scoprire la sua più profonda interiorità.
ma relegare la follia all'ambito religioso/magico/superstizioso sarebbe un grave errore più che una semplice leggerezza: guidorizzi ci mostra, citando il trattato sulla malattia sacra, come fin dal V sec. a. c. i greci avessero capito che la follia era una malattia come le altre, e che la sua "sede" non era il cuore o il fegato, come si pensava fino ad allora, ma la mente, il cervello, e che poco potevano fare i maghi o gli sciamani, il compito di curare gli ammalati era dei dottori.
accanto a questa visione illuminata della follia, permane l'aspetto religioso, in cui il folle assume quasi un aspetto venerabile: dall'ispirazione poetica al furore dionisiaco, il folle poteva essere davvero l'individuo scelto dagli dei.

partendo da questa ambivalenza tra scienza e fede, guidorizzi ci permette di continuare questo viaggio virtuale prima attraverso i poemi omerici, soffermandosi sulla psicologia dei personaggi, e poi attraverso il vorticoso e sfrenato mondo del tiaso donisiaco.

nonostante i tanti riferimenti letterari e l'attenzione posta alla materia, ai confini dell'anima rimane un saggio accessibile a tutti, un'opera divulgativa estremamente piacevole da leggere, che non annoia e non risulta mai troppo pesante, tenendo costantemente il lettore ancorato alle sue pagine.
al contempo è al momento l'unico testo italiano che approfondisce l'affascinante tematica del rapporto con la follia, suggerendoci un modo diverso di porci in relazione con essa: non temendola ed evitandola, ma accettandola come parte di un mondo complesso e sfaccettato che smette di spaventarci solo quando impariamo davvero a conoscerlo.

lunedì 18 marzo 2019

space invaders

nessuno ricorda chiaramente il momento esatto, ma tutti ricordiamo che all'improvviso cominciarono a vedersi bare, funerali e corone di fiori e non potevamo più fuggire, perché tutto sembrava essersi trasformato il qualcosa di simile a un brutto sogno.

gli anni '80 in cile, la dittatura e l'orrore che si insinuano nei sogni dei bambini e che si trascinano per anni nella loro memoria.
che fossero sogni o ricordi o ricordi poi sognati e dai sogni ricordati, questo non è facile riconoscerlo.
ecco in poche parole il romanzo di nona fernández, un lungo racconto in cui, attraverso il ricordo dei sogni e di alcune immagini rimasse impresse nella loro memoria, quelli che furono bambini ai tempi di pinochet narrano l'atmosfera del cile in quegli anni.

il regime militare, la violenza, le sparizioni sono tutte offuscate dal loro sguardo innocente e infantile: i funerali che invadono le strade, le riunioni scolastiche con gli alunni tutti in riga, col braccio sulla spalla del compagno avanti per mantenere la giusta distanza, le divise impeccabili, indossate alla perfezione, senza saltare un bottone, la polizia che entra in casa di notte interrompendo il sonno di una notte e privando tutte quelle che seguiranno del riposo, gli incubi che rubano il posto ai sogni, i vuoti che iniziano a prendere il posto delle persone, i banchi di scuola che non hanno più qualcuno a occuparli, e poi le minacce, gli arresti, le parole incomprensibili ma che lasciano una scia di terrore.
e poi c'è lei, estrella gonzalez, la nuova compagna di scuola che suo papà accompagnava amorevolmente a scuola, lei che un giorno sparisce, è costretta ad andare via, e che torna sempre, anche dopo tanti anni, nei sogni di ognuno.
la sua presenza è come un filo che li collega tutti anche se ormai vivono vite lontane. il suo ricordo si insinua ogni notte nel letto di ognuno di loro, cambia aspetto, diventa una voce o le parole di una lettera.

non il regime in sé, ma l'atmosfera strisciante di qualcosa troppo difficile da dire, qualcosa di troppo spaventoso per poter essere nominata, ecco cosa raccontano i sogni confusi dei bambini di space invaders: come nel gioco, non è facile capire chi siano davvero i nemici, perché ci stanno attaccando, perché bisogna difendersi, lottare, sparare, uccidere, distruggere le navicelle nemiche.
come nel gioco, dove puoi provare a superare il record ma l'invasione aliena non finirà mai, anche qui non c'è alcuna possibilità di vittoria, anche dopo la fine della dittatura, anche dopo la fine dell'infanzia, i ricordi torneranno a infilarsi nei loro smemorati materassi.
come nei sogni, l'orrore del racconto è nei particolari banali che restano a ossessionare la memoria giorno dopo giorno, dettagli insignificanti che tradiscono l'inquietudine di un paese ferito, come in un sogno, spesso non è chiaro il contesto dei ricordi: nascosti dagli adulti forse, forse semplicemente troppo crudeli per poter essere compresi.
il tempo non è chiaro, confonde tutto, mischia i morti, li trasforma in uno solo, li separa di nuovo, si muove all'indietro, procede al contrario, gira come il carosello di una fiera, come nella gabbia di un laboratorio, ci intrappola in funerali, marce e arresti, senza darci alcuna certezza di continuità o di fuga.se siamo stati lì o meno, non è chiaro. se partecipammo a tutto questo, nemmeno.
nona fernández costruisce un racconto complesso e articolato attraverso le voci dei suoi protagonisti, crea con le parole immagini e suggestioni, lascia intuire quello che i bambini percepiscono appena, che non comprendono ma che rimane immagazzinato nei loro ricordi, confuso da un generale senso di straniamento dall'orrore che non si lascia mai chiaramente vedere in volto, ci trascina in questo mondo sfocato come il dormiveglia, quando è ancora incerto il confine tra ciò che sappiamo essere davvero accaduto e quello che invece abbiamo solo immaginato, e ci accompagna fino al risveglio - nostro e dei suoi protagonisti - svelando la realtà nella sua interezza solo alla fine.
c'è un angoscia di fondo, qualcosa di inspiegabile eppure sbagliato, la sensazione di una presenza al margine del campo visivo che segue tutto il racconto e che, anziché dire cosa furono quegli anni, ci permette di viverne, anche solo in minima parte, le atmosfere.

mercoledì 13 febbraio 2019

diario di rondine

tutto è cominciato otto mesi fa. ero reduce da una delusione d'amore così idiota che è meglio non parlarne. alla mia sofferenza si aggiungeva la vergogna della sofferenza. per impedirmi un simile dolore, mi strappai il cuore. un'operazione semplice, ma poco efficace. il dolore che mi aveva assediato dilagava ovunque, sotto la pelle e sopra, negli occhi, nelle orecchie. i miei sensi mi erano nemici e non la smettevano di ricordarmi quella stupida storia.
decisi allora di uccidere le mie sensazioni. mi bastò individuare l'interruttore interno e spostarlo verso l'universo del né-caldo-né-freddo. fu un suicidio sensoriale, l'inizio di una nuova esistenza.
da allora non soffrii più. non sentii più niente. la cappa di piombo che mi mozzava il respiro scomparve. e anche il resto. abitavo in una specie di vuoto.

io amo follemente amélie nothomb.
lei inizia a raccontare e tu ti perdi, ipnotizzato dalle sue parole, e a poco vale che a volte le storie che racconta sembrano assurde e impossibili, niente può convincerti a posare il libro e andare a fare qualche altra cosa, devi arrivare fino alla fine e anche allora, per giorni e settimane, quel racconto ti rimane in qualche angolo della testa, a rigirare e sbattere contro le pareti del cervello, a ricordarti di quanto è assurdo, sì, probabilmente crudele, ma assolutamente bellissimo.
ecco, lo so che è banale scrivere di una storia che è bellissima. cioè, non vuol dire molto, ma non so trovare un altro termine per libri come diario di rondine: è assurda, a tratti grottesca, indicibilmente violenta, persino perversa e non nascondo che fa anche stare abbastanza male. ma la nothomb scrive in modo che tutto questo diventi bello, bellissimo.
e niente, dobbiamo arrenderci alle sue capacità, rassegnarci all'idea di amare la storia di un assassino per noia.

diario di rondine è esattamente questo, il racconto di come un uomo, dopo una delusione amorosa di cui non sapremo mai nulla, spegne letteralmente le sue sensazioni, si trasforma in un essere incapace di emozionarsi. all'inizio la cosa funziona, certo, ma dopo un po' la noia prende il sopravvento sul sollievo di non dover più soffrire. incapace di rimettere le cose a posto, inizia a cercare ogni modo possibile per riuscire a uscire da questo torpore sensoriale, emotivo e sessuale.
l'epifania arriva per caso:
fu un album dei radiohead a far scattare qualcosa. si intitolava amnesiac. [...] lo ascoltai e non provai nulla. era l'effetto che ormai aveva su di me ogni genere di musica. stavo quasi per alzare le spalle all'idea di essermi procurato altri sessanta minuti di niente quando comincio la terza canzone [...] in teoria non c'era nulla di commovente, ma mi stupii quando mi accorsi di avere una lacrima all'angolo dell'occhio. [...] prigioniero appena liberato, mi abbandonai al godimento. [...] non si è mai così felici come quando si è scoperto il modo di perdersi.
le emozioni tornano dunque solo al contatto con qualcosa mai sperimentato prima: suoni mai conosciuti, nuovi odori, sensazioni nuove. e i radiohead, ovvio. la musica della rock band inglese lo ossessiona continuamente, lo accompagna ovunque, indossa le cuffie anche quando svolge il suo lavoro di pony express. e quando, inevitabilmente, si ritrova a fare un incidente e farsi licenziare.

senza soldi, incapace di sentire qualsiasi cosa, senza alcun tipo di affetto o di talento. anzi no, un talento ce l'ha: ha un'ottima mira. manca solo l'ultimo elemento per trasformarsi in un killer perfetto, e questo arriva sotto forma di un russo di nome yuri, conosciuto per caso in una sala biliardo.
pochi discorsi, un contratto, una pistola e il primo incarico.


a questo punto la trasformazione è completa: un uomo freddo, incapace di provare qualsiasi emozione, incapace di empatia, di pietà, di amore scopre che uccidere gli risveglia piaceri dimenticati, come se una porta di spalancasse su una nuova dimensione dell'erotismo. e viene anche pagato per farlo.
è uno dei migliori, un killer che non si tira mai indietro, chiunque si tratti di uccidere, non fa domande, agisce senza lasciare traccia, fa fuori chiunque deve.
ma ovviamente non esiste meccanismo che non si inceppi a un certo punto. e quando si ritrova a dover uccidere un ministro e la sua famiglia, succede qualcosa di così inaspettato da compromettere ogni cosa.

diario di rondine è un memoir, un thriller, una storia di trasformazione, di follia, d'amore e di morte, confezionato con l'eleganza decadente e crudele a cui la nothomb ci ha abituati, una lettura veloce e intensa, che corre precipitosamente verso il finale, tremendo e crudele, che chiarisce l'intera struttura del romanzo.
come ogni volta, la nothomb si rivela imperdibile.


vi ricordo che voland sarà l'editore che ci terrà compagnia per tutto il mese di febbraio al nostro indie bbb cafè. seguiteci sulla pagina del book bloggers blabbering per rimanere aggiornati sui nostri progetti, le recensioni e le interviste!

martedì 22 maggio 2018

freedom hospital

se lasciassi il paese, avrei la sensazione di tradire la rivoluzione.
è per questo che ho creato il freedom hospital.


nel marzo del 2011 iniziano in siria le manifestazioni della popolazione contro bashar al-assad, succeduto al padre che aveva iniziato a governare il paese nel 2000.
il regime di assad iniziò a reprimere da subito con forza le manifestazioni, dando il via a quel conflitto che continua tutt'oggi e che vede in campo numerosi schieramenti politici in contrasto tra loro.
la storia di yasmine e del suo freedom hospital inizia circa un anno dopo l'inizio del conflitto: è la primavera del 2012 e le vittime sono già più di quarantamila.
c'è chi ammazza e chi ricuce, chi taglia gole e chi costruisce diritti, chi bombarda e chi apre un ospedale, chi odia e chi si innamora, chi vende armi e chi diserta per non sparare, c'è persino chi viene qui apposta, lasciando una casa sicura, per dare una mano con un bisturi o una telecamera.
cecilia strada firma la prefazione alla storia di hamid sulaiman e con le sue parole non coglie soltanto l'atmosfera di freedom hospital ma quella di tutte le guerre del mondo, del dolore, dell'orrore sconfinato che portano con sé, ma anche di quella che chiama la meravigliosa varietà dell'essere umano. fuori e dentro al freedom hospiral, l'ospedale clandestino aperto da yasmine, si muovono i personaggi della storia, un microcosmo variegato di tipi umani che riproduce in piccola scala il complesso scacchiere politico/religioso siriano: yasmine è una giovane siriana che ha studiato fuori dal suo paese, non è un medico ma ha comunque deciso di aprire l'ospedale per aiutare le vittime della guerra, indipendentemente dal loro schieramento. insieme a lei conosciamo fin da subito sophie, vissuta per lo più in francia ma di origine siriana. dopo l'inizio della rivoluzione contro assad, in siria è stato permesso di rimanere e di lavorare solo ai giornalisti pro-regime. lei è una giornalista clandestina, intenzionata a portare fuori dal confine siriano quello che sta succedendo.
gli altri, tra pazienti e medici, sono tutte figure il cui passato, in qualche modo è collegato alla guerra: c'è chi intende fermare il regime con la lotta armata, chi è stato arrestato e torturato perché sospettato di essere contro assad, chi ha disertato l'esercito per non dover sparare contro i civili inermi e chi ha semplicemente deciso di rimanere in qualità di medico per aiutare yasmine.
tra loro c'è un ragazzo che ha perso la memoria e non ricorda nulla del suo passato, un personaggio enigmatico e forse pericoloso che yasmine però non si rifiuta di aiutare, nonostante il pericolo che si possa correre ad avere una potenziale spia all'interno dell'ospedale.


seguendo il corso delle stagioni, hamid sulaiman racconta le vicende dei personaggi del freedom hospital, le loro paure, ossessioni, speranze, i loro amori e i loro conflitti, spesso riflesso delle vicende che coinvolgono tutto il paese, e lo fa con un segno grafico netto, un bianco/nero assoluto che non lascia spazio a grigi intermedi: le scene sono avvolte in una luce accecante o in un buio profondo, i dettagli spariscono - e in certi casi, nelle scene più cruente ad esempio, è un bene per noi lettori - è tutto si riduce all'essenziale, fino ad alcune pagine, mute, assordanti, in cui le macchie di colore raccontano quello che non è possibile dire.


hamid sulaiman non prende parte per nessuna delle fazioni in campo se non per quella che auspica la fine della guerra: sottolinea l'assurdità della guerra attraverso i discorsi - per noi occidentali forse ancora più scioccanti - sul martirio, sull'odio ad esempio tra sunniti e sciiti che si trascina avanti da più di un secolo e che non ha, in fondo, nessuna ragione di essere, e poi il coinvolgimento - da ambo le parti - di bambini e ragazzi giovanissimi, usati come mero simbolo propagandistico, la religione sempre presente, assoluta, usata come fossero i fili che i burattinai usano per far muovere le loro marionette, le droghe assunte dai soldati per riuscire a commettere atrocità impensabili senza esitazione.
lo sguardo di sulaiman è uno sguardo triste e disincantato su un popolo che massacra i suoi stessi fratelli, i suoi figli, in nome di qualcosa che ormai è difficile persino da definire: chi combatte in nome di un dio più giusto e legittimo di un altro, chi in nome della propria stirpe, più giusta e legittima di un'altra, chi per o contro un leader. pochissimi rimangono in siria, al centro dell'inferno, per il solo motivo per cui valga la pena: la volontà di costruire, finalmente, la pace.

lunedì 12 marzo 2018

il matrimonio di chani kaufman

ammetto con sincerità che quando ho iniziato a leggere questo libro mi sembrava di tenere in mano un mattone bollente, non avevo nessunissima voglia di leggere una qualche storia d'amore, sopratutto se doveva culminare in un matrimonio e in un vissero tutti felici e contenti o peggio ancora in qualche già sentito piagnisteo di quanto sia noiosa la vita dopo essersi sposati.
ero giù di morale e ho iniziato a leggere la storia di chani con tutti i pregiudizi possibili, dicendomi che non sarei riuscita mai a finire questo libro, temendo persino di odiarlo.
ebbene, nonostante la copertina con i suoi colori tenui e il disegno dei due sposi suggerisca una storia frivola quasi da romanzo rosa, il matrimonio di chani kaufman è un romanzo che parla sì d'amore, ma che di frivolo, stucchevole e melenso non ha proprio nulla. e forse scegliere di leggerlo proprio in una fase di sbandamento sentimentale è l'idea migliore che si possa avere, perché seppure non curi nessuna ferita, regala un sacco di belle e potenti riflessioni non soltanto sull'amore romantico, ma sulla vita e sui tanti legami che intrecciamo al suo interno.
quindi almeno voi non fate come me, accantonate i pregiudizi e qualsiasi cosa vi stia succedendo in questo momento, vogliate bene a eve harris e alla sua chani, sapranno donarvi ore preziose.


chani e baruch stanno per sposarsi.
sono giovanissimi, si conoscono appena e sanno che il loro matrimonio durerà per sempre, che non c'è nessuna possibilità di tornare indietro.
ma d'altronde sono ebrei ortodossi e nella loro comunità è così che funziona, innamorarsi, corteggiarsi, stare insieme, convivere e avere rapporti fuori dal matrimonio è da gojim e da peccatori.
entrambi sanno che con un po' di fortuna l'amore arriverà, o che comunque potranno accontentarsi di una vita insieme rispettabile, accettata dagli altri e benedetta da dio.
o almeno è questo quello che devono pensare e credere.
in realtà ovviamente entrambi sono terrorizzati e pieni di dubbi, costretti a un'esistenza le cui tappe sono decise sempre da qualcun altro, le cui decisioni hanno necessariamente bisogno del consenso della famiglia e di tutta la comunità, una vita in cui è fondamentale apparire agli occhi degli altri come dei buoni ebrei, rispettosi delle tradizioni, modesti e giusti.
ma non è facile ignorare il mondo esterno alla comunità, le ragazze libere di vestirsi con gonne corte e camice che lasciano libere le braccia, la musica così diversa dai canti dei fedeli, il cibo non kosher, la gente che decide della propria vita senza che tutta la famiglia e i capi religiosi dicano cosa sia giusto o meno fare, maschi e femmine che si abbracciano, baciano e parlano insieme senza nessuna vergogna, che vivono una vita in cui non c'è nessun dio ad esaminare ogni loro più piccolo gesto e pensiero e a giudicarli.
come vivevano le altre persone? sentivano e pensavano come lei? com'era vagare liberamente nel mondo e non dover preoccuparsi delle proprie azioni e delle loro conseguenze spirituali?
eve harris racconta la vita di una comunità ebraica ultraortodossa attraverso la storia di questi due ragazzi e di come il destino li ha portati uno accanto all'altra a compiere il passo più importante della loro esistenza, così giovani e inesperti, molto più di quanto non lo siano i ventenni non ebrei.

il racconto inizia proprio con il loro matrimonio e la harris è bravissima a lasciarci confusi e sopraffatti dagli eventi esattamente come i due sposi, ma si sposta presto indietro nel passato, saltellando tra mesi e anni, raccontando una storia più grande e più antica che coinvolge non solo chani e baruch, ma anche la moglie del rabbino, rivka, e la sua decisione di rinunciare a una vita libera e ordinaria per amore, i suoi rimpianti, le sue gioie e i terribili dolori che ha sofferto accanto a un uomo tanto innamorato di lei quanto timoroso del suo dio e del giudizio dei suoi vicini, e suo figlio avromi, tormentato da un amore impossibile per una ragazza non ebrea.
la storia di rivka è forse quella più forte e toccante e lei è sicuramente il personaggio che più ho amato durante tutta la lettura: è lei che più di ogni altro nel racconto fa riflettere - e non soltanto noi lettori - sulle scelte che si compiono, su quello a cui si rinuncia e quello in cui si spera.

l'incontro, il fidanzamento e infine i preparativi per il matrimonio, offrono il pretesto per illustrare un modo di vivere - sopratutto dal punto di vista femminile - lontano anni luce dal nostro.
nella piccola comunità ebraica di chani tutto è deciso dagli altri, ma mai imposto con la forza da nessuno: qualsiasi siano i desideri di una persona, donna o uomo che sia, e purché rispettino le leggi di dio, ciascuno è libero di provare a realizzarli e tutti, familiari e capi religiosi, fanno sì che questo possa essere possibile.
ci sono amori teneri e sinceri, nati dal reciproco rispetto e da quello stesso amore per lo stesso dio e le stesse tradizioni, partoriti e cresciuti insieme a tanti bambini, ci sono dolori nascosti sotto tanti strati di vestiti e dignità, e sono sopratutto le donne - madri, spose e figlie, ma anche sensali e suocere e nuore - a giostrare silenziosamente i ruoli all'interno della comunità, favorendo o impedendo le unioni, accompagnando i figli verso il loro futuro, sostenendo le madri stanche e preoccupate, confortando le sorelle, combattendo per avere una vita felice e rispettabile.
donne forti e coraggiose sotto le parrucche che nascondono i loro veri capelli - nessuna donna sposata può mostrarli ad altri se non al marito - che sopportano tanti parti lodando dio o la mancanza di bambini nella dolorosa e silenziosa accettazione di una volontà così misteriosamente crudele, la cui vita è scandita dai doveri di moglie e madre, tra i riti di purificazione mensile, le pance che si gonfiano e sgonfiano a ogni nuovo bambino, i pasti da preparare, i figli più piccoli da consolare e quelli più grandi a cui trovare la sposa - o lo sposo - adatto, i mariti da sostenere e in qualche modo amare.

la comunità ebrea di cui racconta eve harris sarebbe un incubo claustrofobico e angosciante se lei non sapesse stemperare con ironico affetto le tante assurde - almeno ai nostri occhi - limitazioni e tradizioni da osservare, e se ci sono dei momenti in cui davvero questa esistenza così fermamente regolata appare crudele, ci sono anche tanti momenti in cui non si può che provare affetto sincero e anche ammirazione per chi riesce a vivere così. mi è capitato persino di invidiare la sicurezza di una vita già decisa in cui di certo almeno hai la certezza di non commettere errori madornali (o hai almeno una trentina di persone da accusare poi), di non trovarti solo senza sapere cosa fare per andare avanti.

più di trecento pagine che scorrono senza mai annoiare o pesare, che ci presentano un'umanità ingenua e tanto spaventata della vita quanto innamorata di essa, uomini e donne consapevoli che ogni respiro e ogni felicità e un dono e che questa gioia va restituita, grandi nella loro fedeltà a dio e alla comunità e al contempo piccoli e chiusi nei confronti del resto del mondo del quale rifiutano buona parte di gioia che chiamano peccato.
una storia importante che non solo da modo di conoscere uno stile di vita per noi praticamente inconcepibile e quasi del tutto sconosciuta (almeno per me, non sapevo assolutamente nulla di come si vive in una comunità così piccola e così fervidamente religiosa) ma che sa - e forse suona un po' paradossale, ma è vero - parlare di amore (in tanti sensi) con enorme e vera coscienza.


per me è stata una bellissima sorpresa questo libro e devo ringraziare il book bloggers blabbering e liberaria - che sta con noi per tutto il mese di marzo - per avermi dato modo di scoprirlo! continuate a seguire il gruppo e i nostri progetti qui!

lunedì 8 gennaio 2018

indie BBB cafè | intervista a hop! edizioni

anno nuovo, nuovo giro per il nostro indie cafè!


ci terremo compagnia tra blogger e case editrici indipendenti anche durante il 2018, consigliandovi e scoprendo un sacco di nuovi libri e cominciamo proprio oggi su claccalegge in compagnia di hop! edizioni! e continuate a seguirci sulla nostra pagina facebook e sul nostro mini-blog!


ciao ragazze, grazie mille per aver accettato l'invito all'indie bbb cafè! siamo tutte molto contente di iniziare questo nuovo anno coi voi!
cominciamo dal principio! come è nata hop! edizioni?
Hop! è nata nel 2012 con la pubblicazione di Joséphine di Pénélope Bagieu, autrice che abbiamo portato in Italia per primi - con la trilogia sulla single parigina e con l'autobiografia per strips La mia vita è assolutamente affascinante - insieme a Rizzoli Lizard che contestualmente ha pubblicato invece la prima graphic novel di Pénélope, Un amore di cadavere. È stato un vero e proprio colpo di fulmine per il lavoro della Bagieu, scoperto in rete, a farci appassionare alla chick lit a fumetti. Abbiamo ritenuto fosse un mercato nuovo, non così esplorato in Italia, una versione diversa, ironica e divertente, dei libri di “costume e società”. Lorenza ha lasciato il vecchio lavoro nel mondo dell'arte e ha fondato con l'amica Daniela Hop! Oggi siamo in cinque soci e la nostra produzione - coerente e variegata al tempo stesso - non è solo legata al mondo del fumetto, ma anche all'illustrato. Ci piace definire il nostro catalogo come una raccolta di gift book, libri da regalare e regalarsi.
cosa succede quando hop! incontra un autore che gli piace? come nasce il libro di un esordiente?
Dopo una fase iniziale in cui il nostro catalogo era costituito esclusivamente da opere straniere,  quindi da libri pubblicati all'Estero da portare in traduzione in Italia, dal 2014 abbiamo virato verso una produzione quasi esclusivamente italiana. Ma la particolarità è che, per rimanere fedeli all'assunto iniziale di una casa editrice a vocazione “femminile”, abbiamo iniziato a progettare i lavori da pubblicare. Si contano davvero sulle dita di una mano i libri che negli ultimi anni sono nati da proposte esterne. In quel caso si tratta di opere che ben collimano con la nostra filosofia editoriale. Per il resto lavoriamo a progetti creati da noi, che ci interessano, e cerchiamo gli autori che riteniamo più adatti alla resa di quel progetto. Se un autore ci piace e il suo stile corrisponde a quello richiesto per un lavoro in cantiere, anche se esordiente (ma già collaudato in altre esperienze, come editoria per riviste o web) lo contattiamo e ragioniamo insieme sulla fattibilità del volume. Quasi sempre le proposte sono così belle e la scelta dell'autore così azzeccata che il feeling è immediato e il risultato unico e meraviglioso. 
josephine
nel vostro catalogo ci sono opere di autrici che già prima di essere pubblicate erano abbastanza note sui social, ma come si comporta un editore nei confronti dei web comic? sono una buona vetrina per scoprire autori interessanti, o possono intaccare quel lavoro fatto di scelte, revisioni, selezioni eccetera che compete all'editore e che fino a qualche anno fa era un passaggio obbligato per permettere che l'opera arrivasse a noi lettori?
Inizialmente abbiamo scelto opere straniere che erano stati piccoli casi editoriali nei loro paesi di origine, come le opere della Bagieu o Soy de pueblo di Moderna de pueblo. Naturalmente la scelta era sempre mirata a corrispondere alla nostra idea di Edizioni Hop! (opere al femminile, attuali, ironiche, che affrontassero un'analisi sociale in chiave umoristica). In questi casi il web è stato fondamentale per scoprire e apprezzare lavori come quelli. Inoltre le autrici avevano creato già opere estranee alla loro proposta web e lì ci siamo dirette. Per quanto riguarda le autrici note sui social le cui opere fanno parte del nostro catalogo, come Carote e Cannella e Virgola, anche qui il rapporto si è evoluto e si sta evolvendo. Conoscevamo e apprezzavamo Elena Triolo prima del suo boom sul web. Elena è stata una dei 13 autori di La fine dell'amore. Graphic short stories, progettato nel 2013. Eravamo alle prese con PopPorno, un progetto Hop!, quando abbiamo deciso di pubblicare anche una raccolta delle sue strisce web. Abbiamo poi progettato insieme Make up e altri disastri e Condividi e stiamo lavorando insieme a due nuovi volumi per il 2018. Lo scambio quindi, come nella migliore tradizione editoriale, è continuo, fermo restando il valore unico di un autore come Elena, capace con la propria personale interpretazione di ribaltarti un testo con una battuta o un disegno. Anche con Virgola stiamo lavorando a nuovi progetti studiati insieme e condivisi. Tutto il nostro ringraziamento va a due autrici che oltre ad essere talentuose e uniche nel loro genere in Italia, sono bravissime a coltivare i consensi pubblici sui social e sono comunque sempre disponibili a incontrare il nostro gusto e ad ascoltare l'opinione della casa editrice. Detto questo, oggi quasi tutti gli autori hanno una vetrina web, che sia su Facebook o, per le illustratrici soprattutto, Instagram. Lavorando insieme a loro alla promozione dei libri si raggiunge un maggior numero di potenziali lettori.
cosa mi metto oggi?
invece, come scegliete un autore già pubblicato all'estero per portare le sue opere qui in italia?
Come in parte detto poco sopra, fondamentale è che rispecchi il nostro desiderio di trattare tematiche femminili, in modo originale. Ora con ironia, ora con incredibile intensità, com'è stato nel caso di Asa Grennvall in 7° Piano, che tratta della violenza domestica.
ogni anno sentiamo sempre gli stessi discorsi sulla crisi dell'editoria, soprattutto del fumetto, ma poi in libreria ogni mese ci sono tantissime novità. come si può spiegare questa situazione a prima vista un po' paradossale?
La crisi dell'editoria è un dato, per quanto riguarda fumetto e illustrato negli ultimi anni si è riscontrato un nuovo interesse, molto più forte che in passato da parte di un pubblico prima digiuno. Le case editrici che si occupano di questo settore, ritenuto tuttora di nicchia, sono senza dubbio minori quantitativamente di quelle di saggistica e narrativa e, per questo, lo spazio da dividersi è maggiore. Importante è differenziare l'offerta e il segreto, almeno per noi, sta nella scelta di un prodotto che ci rappresenti, nella crescita qualitativa e nella definizione di una propria identità. Siamo fiduciosi perché, pur essendo e rimanendo una piccola realtà, la nostra crescita è tangibile: il riscontro del pubblico aumenta ogni anno. 
la casa tellier
il vostro catalogo è molto variegato, ci sono titoli un po' per tutti i gusti, ma c'è una prevalenza di autrici e di libri che strizzano maggiormente l'occhio a un pubblico femminile, il che è un po' strano, soprattutto se si pensa che molto spesso – purtroppo! – si crede che i lettori di fumetti siano principalmente maschi. la vostra scelta di un catalogo più "rosa" nasce per opposizione a questa idea o perché effettivamente si tratta di un pregiudizio infondato?
Quando Hop! è nata, nel 2011, in Italia il pregiudizio era fondato (ah ah ah) e lo spirito della casa editrice è stato proprio quello di proporre fumetti per donne che parlassero di donne in modo leggero, prendendo in giro le idiosincrasie del quotidiano e le richieste sempre più pressanti di una società che imponeva il modello di una donna multitasking, performante, ma anche dolce, sexy ecc. ecc. I nostri libri e i booktrailer che li promuovevano agli inizi sono tutti su questo tema. Oggi ci sentiamo di dire che le cose sono in grande evoluzione. Con la crescita del mercato del fumetto molte autrici sono uscite dal cono d'ombra delle collaborazioni dietro le quinte e sono diventate autrici uniche. Noi continuiamo a trattare esclusivamente tematiche che abbiano tangenza con il mondo delle donne perché la sensibilità femminile e tutto quanto la circonda ci è più affine.
audrey

cosa ci aspetta per il 2018? nuovi titoli (siamo molto curiose, lo ammettiamo) ma anche mostre, fiere, festival... dove possiamo incontrarvi?
Un 2018 speciale. Continueranno le biografie illustrate in forma di picture book. La prossima uscita sarà dedicata a Coco Chanel e sarà Elena Triolo ad illustrare la fiera e rivoluzionaria stilista francese. Altri nomi? Jane Austen e Marina Abramovic e poi un personaggio di una serie TV che ha cambiato il volto (e il pensiero) delle single di tutto il mondo: Sarah Jessica Parker aka Carrie Bradshaw. Ci sarà il ritorno di Virgola con un'opera mai vista sul web. Ci sarà l'esordio in casa Hop! di Veci che sta lavorando sui testi di Davide Calì per il fumetto Maschi da evitare. Ci sarà un secondo libro di Elena Triolo/Carote e Cannella dedicato all'Ansia. E poi il ritorno di un'autrice di narrativa che adoriamo, già prestatasi al fumetto come sceneggiatrice di La fine dell'amore. Graphic short stories: con Ilaria Bernardini lavoreremo al primo libro per bambini di Hop! e poi a un fumetto travolgente. Ma quest'ultimo sarà pubblicato nel 2019. Ci troverete tra mostre ed eventi molto spesso a Milano insieme all'ultimo personaggio illustrato, la Milanese imbellita, protagonista della guida fashion omonima che sta avendo un riscontro fortissimo (seguite gli eventi su Facebook). Proprio in gennaio a Pavia al Sottovento si terrà una mostra delle tavole originali di La Casa Tellier di Iacopo Vecchio e, nel periodo della mostra dedicata a Frida Kahlo al Mudec di Milano, ci sarà spazio in città per una piccola mostra collaterale delle illustrazioni del picture book dedicato a Frida da Sara Ciprandi. Poi ovviamente saremo al Lucca Comics, al Treviso Comic Book Fest e al Salone del libro di Torino. Torneremo probabilmente al Chiù Festival di Terlizzi e parteciperemo alle iniziative delle amiche di Spine in Puglia.
grazie mille per questa bella chiacchierata, un abbraccio e buon lavoro!
Grazie a voi e alla prossima!
frida

hop!: facebook, twitter, instagram, pinterest

venerdì 8 dicembre 2017

BBB is coming to town ♪

e inizia oggi - otto dicembre, la giornata che da il via ai preparativi natalizi e che a casa mia si trasforma nella festa del fai l'albero prima che camilla faccia rotolare tutte le palline sotto i divani - il progettino natalizio del bbb, per concludere in bellezza l'anno trascorso insieme e prepararci al prossimo, che sarà pieno zeppo di sorprese che scoprirete tra pochissimi giorni!


per il mese di dicembre, diletta di paper moon ha avuto la bella idea di creare una sorta di secret santa che, da brave blogger, regala un consiglio ad hoc a sorpresa a ognuna di noi.
in attesa di scoprire quale sarà il libro/fumetto scelto per me (e da chi, sono curiosissima!), il mio consiglio di oggi, è per camilla di bibliomania: camilla è una ragazza un po' riservata, tanto dolce, amante della lettura, dei viaggi e del mare e, sopratutto girellando sul suo profilo instagram, mi ha subito fatto venire in mente la memoria dell'acqua, un fumetto che lessi qualche anno fa e che sa di salmastro, di avventura e di mistero.
sono sicura che è il tipo di storia che le piacerebbe tantissimo, spero di aver indovinato!

addobbi (infrangibili!) pronti per l'albero di natale!

e poi abbiamo anche pensato a un regalino per i lettori che amano le decorazioni di natale, i pupazzi di neve, gli scampanellii e l'atmosfera piena di lucine, gioia, felicità e zucchero a velo che si sparge dai pandori: adesso, oltre a riempire di gnomi felici ogni angolo di casa (e lasciarli uccidere dai gatti, chi ne ha uno lo sa bene!), potete rendere più natalizio anche lo schermo del pc, con i migliori auguri da parte di noi del book bloggers blabbering! ♥

cliccate sull'immagine per ingrandirla e scaricarla! ♥

mercoledì 1 marzo 2017

indie BBB café | intervista a eris edizioni


l'indie BBB café ha aperto i suoi battenti a gennaio, proponendosi di essere un luogo virtuale in cui noi del book bloggers blabbering, gli editori, gli autori e i lettori potessero chiacchierare di libri, di editoria e sopratutto di storie. in questi primi mesi abbiamo conosciuto casasirio e las vegas edizioni (vi rimando qui per rileggere tutti i post fino a ora pubblicati) mentre marzo si apre qui su claccalegge ospitando eris edizioni, una casa editrice indipendente e innovativa, che ha raccolto nel suo catalogo, dal 2010 a oggi, titoli e autori fuori dagli schemi, nomi affermati e artisti esordienti, autori italiani e stranieri, che hanno saputo regalare un nuovo significato alla narrativa in generale ma sopratutto al fumetto, e che, nel giro di poco dal momento in cui l'ho conosciuta, è diventata tra le mie case editrici preferite.

ma la smetto con i preamboli e vi lascio immediatamente alla bella chiacchierata che mi hanno concesso! buona lettura!


ciao ragazzi, grazie mille per aver accettato l'invito all'indie bbb cafè! siamo felici e un pizzico orgogliose (ammettiamolo!) di avervi qui con noi!
iniziamo... dall'inizio! ci raccontate della nascita di eris edizioni?
Eris è nata nel 2009 a ridosso della fine del movimento studentesco dell’Onda (che si opponeva alla riforma Gelmini della scuola e dell'Università). Nel 2010 abbiamo dato alle stampe i primi libri che erano autoproduzioni, piccoli oggetti rilegati a mano e in tiratura limitata, di poesia e narrativa illustrata. Solo più tardi sono arrivati i primi libri stampati in tipografia. I primi tre anni, dal 2010 al 2013, ci sono serviti per imparare tutto quello che oggi sappiamo sullo scegliere, produrre e commercializzare un libro. Tre anni di autoformazione (nessuno di noi aveva avuto in precedenza esperienze nel campo editoriale) e continuo scambio di informazioni con i nostri colleghi, collaboratori e amici.
Quando abbiamo cominciato l'avventura avevamo tra i 23 e i 25 anni e nessuna idea di cosa avrebbe comportato dare vita a una realtà come Eris. Come molti altri, sentivamo (e sentiamo) un grande bisogno di qualcosa che andasse oltre l'omologazione della produzione culturale (non solo editoriale). Un'omologazione che non ha un colpevole occulto, come troppo spesso ci viene comodo pensare, ma che si basa sull'inerzia, la semplificazione, l'annullamento delle complessità e l'appiattimento degli standard. Un meccanismo che taglia fuori e lascia inespressa una grande parte di noi e del mondo in cui viviamo. Quindi abbiamo pensato: facciamolo noi, troviamo queste storie, diamogli spazio.
Così è arrivato anche il nome: Eris, la dea della discordia nella mitologia greca. La famosa mela d'oro destinata "alla più bella" che le dee, vanitosissime, si contesero tra loro scatenando la Guerra di Troia, la offrì lei, Eris. Al di là della sua indole "guerrafondaia", abbiamo ripreso questo concetto di "discordia" perché rappresenta perfettamente l'incontro-scontro alla base di ogni narrazione, del farsi cultura, del costruire partendo dall'ammettere le differenze. E poi insomma, si dice che fosse piccolina e che più la si combatteva più lei cresceva, sino a essere così grande da toccare con la testa il cielo, una bella metafora.
nell'immaginario comune fumetto e prosa sono due "mezzi" completamente differenti e a volte capita che gli appassionati dell'uno snobbino un po' l'altro.
perché avete deciso di inserire entrambe queste forme narrative nel vostro catalogo?
Nel nostro percorso le storie e i disegni coesistono sin dall'inizio. Tutti i libri della collana Atropo Narrativa sono illustrati, proprio come i romanzi dell'800 e inizio '900. Ma non è solo questo il motivo.
Anche se per qualcuno esiste una netta divisione tra le due forme, a noi piace pensarle per quello che sono: semplicemente storie. Ogni libro, come dice Roberto Calasso di Adelphi, è un capitolo di un libro ancora più grande, il catalogo. E il catalogo non è la pagina-shop di un sito internet né un elenco di titoli ordinato, ma l'anima, l'essenza di una realtà editoriale.
Dietro ogni nostro libro c'è quel bisogno a cui accenavo prima, raccontare ed esprimere ciò che altrove è normalizzato, banalizzato, standardizzato e che non intacca mai la percezione di ciò che ci circonda. Per noi questo bisogno è una ricerca senza fine: la portiamo avanti nella narrativa come nel fumetto o nella saggistica, così come nell'horror, nella fanstacienza o nel racconto autobiografico.
È un approccio che può sembrare strano, ma al di là delle tifoserie dei "generi", esiste un mondo di persone abituate a passare dal romazo al fumetto, dal cinema alla serie tv, molto più facilmente di quanto ci si potrebbe aspettare. Lo facciamo noi stessi tutti i giorni.
Eris nasce attorno a quest'idea imprescindibile e tutta la struttura si muove ed evolve al suo servizio. Per questo la differenza tra forme e generi non ci ha mai spaventato. E con il tempo i lettori hanno imparato a comprenderla e ad apprezzarla.
cosa succede quando eris incontra un autore che gli piace? come nasce il libro di un esordiente?
Esattamente come gli altri libri di cui possiamo seguirne la genesi.
Lavorare con gli autori è forse uno degli aspetti più belli per noi. Cerchiamo sempre di farlo in maniera laboratoriale, mettendo a disposizione le nostre competenze affinché la storia che gli autori hanno pensato possa concretizzarsi al massimo delle possibilità. La genesi di una storia è un'alchimia misteriosa che spesso sfugge anche a chi la storia l'ha pensata e voluta. Il nostro sforzo costante nella fase dell'editing è proprio quello di far sì che la storia rimanga coerente a se stessa, a come si è presentata all'inizio nella testa dell'autore. Passiamo spesso moltissime ore con gli autori, se non giornate intere, a rivedere passo per passo lo storyboard o la bozza del libro, confrontandoci e trovando soluzioni insieme, ma sempre con un unico obbiettivo: la riuscita della storia per come ci è stata proposta.
un'ampia veduta dall'alto dell'Eris Caos (foto di gabriele)
e invece come scegliete un autore già pubblicato all'estero per portare le sue opere qui in italia?
Scegliamo sempre opere e/o autori che non sono mai stati pubblicati in Italia e che ovviamente si sposino con la nostra linea editoriale. Questo perché, sopratutto per quanto riguarda il fumetto, le importazioni dei libri nel nostro paese sono rigidamente legate a meccanismi di compravendita dei diritti che puntano l'attenzione verso una cerchia spesso ristretta di stili e autori. Questo, oltre a far trascurare una grande quantità di materiale dal valore incredibile, impedisce una ricerca molto più personale di cui Eris invece non può fare a meno. 
Non a caso stiamo esplorando soprattutto percorsi che hanno rivoluzionato la scena del fumetto nei paesi di origine e che qui in Italia sembrano lontani e impensabili, narrazioni complesse e graffianti che hanno la forza di mettere in discussione chi le legge. E nel pubblicarli abbiamo scoperto poi che molti autori e lettori nostrani sono estremamente ricettivi a questi percorsi e che probabilmente non aspettavano altro che la possibilità di sperimentarli.
il fumetto in italia è davvero in crisi? non si parla di altro, ma è innegabile che negli ultimi anni, sopratutto con lo sdoganamento del termine graphic novel, che pare abbia nobilitato la letteratura disegnata, i fumetti si trovano praticamente dappertutto, persino nelle librerie dei supermercati, e i lettori sembrano essere aumentati di parecchio... ma allora dove sta il problema?
Fumetto o no, l'editoria evoca sempre la parola crisi. Crisi di vendite, emorragie di lettori.
Non siamo nel settore da così tanti anni per avere un paragone storico così vasto...
Sicuramente il fumetto seriale, quello da edicola per intenderci, ha subito dei significativi cali di vendita negli ultimi 20 anni, lo dicono le statistiche, ma i suoi numeri rimangono comunque importanti, non paragonabili al fumetto di cui invece ci occupiamo noi, quello che pare sia stato nobilitato.
Questo tipo di fumetto nasce sin da subito con l'idea di essere destinato alle librerie come alle fumetterie. Senz'altro in questi anni si è fatto spazio, anche nelle librerie generaliste, e senza dubbio ha conquistato un'attenzione notevole. Ma a parte casi eccezionali, che davvero si contano sulle dita di una mano, "la nuova ondata" del fumetto è perfettamente allineata alle vendite di un piccolo/medio editore di varia.
Grazie alla nostra duplice vocazione letteraria e fumettistica e la conoscenza dei relativi settori, ci siamo fatti l'idea che quello del libro, per sua natura, non può essere un mercato redditizzio come normalmente si intendono i mercati. Un libro non potrà mai rendere come un prodotto high-tech. Anche se si fa di tutto per cambiare questa natura.
Il sistema editoriale è al collasso, non perché mancano i lettori, ma perché si tenta disperatamente di non far implodere su se stesse strutture gigantesche o autoreferenziali. E lo si fa pubblicando una quantità di titoli sempre più spaventosa e inseguendo grandi numeri e non grandi libri. Perdendo oltretutto la capacità di accompagnare e far crescere nuove generazioni di autori e lettori.

Tornando al fumetto, crediamo che questo momento di rinnovata attenzione sia destinato ad arrestarsi o quanto meno a stabilizzarsi, è fisiologico. Sarebbe saggio quindi approfittare di questa occasione per sperimentare nuovi percorsi e possibilità. Temiamo invece che la tendenza sia quella di importare i vizietti dell'editoria tout court: cataloghi giganteschi, appiattimento di standard professionali, con meccanismi che partono dalla fame di nuove pubblicazioni sempre più numerose e che finiscono nel vicolo cieco di tirature più esigue di quelle delle autoproduzioni, in cui l'editore aumenta i titoli in catalogo senza realmente scommettere sugli autori, sfiorando i meccanismi assurdi dell'editoria a pagamento. È una storia già vista, forse si può ancora arrestare. Altrimenti sarà crisi vera.
voi siete molto attivi sui social, dai "teaser" delle uscite future, alle presentazioni, alle condivisioni di recensioni e foto dei vostri albi ma anche di alcuni momenti di vita in casa editrice: quanto può influire il passaparola su internet per il successo di un piccolo editore?
Può influire molto, ma da solo non basta a costruire una comunità forte di lettori. Anzi ti dirò che molto spesso è un magnifico specchio deformante (a volte ci scrivono lettori che pensano che siamo una grande azienda con molti dipendenti, mentre invece siamo in tre a fare praticamente tutto) e il rischio di perdere i contatti con la realtà e con la portata del tuo lavoro nel mondo al di fuori del web è sempre in agguato. Non ci si può accontentare o adagiarsi sugli allori per qualche centinaia di like. Il mondo dei lettori è stratificato e trasversale e il web non può raggiungerlo e contenerlo tutto.
C'è di buono che con il web l'editoria ha scoperto di poter comunicare la parte più affascinante del suo mondo ai lettori e quindi di poter costruire nuovi modi di creare e mantenere il rapporto con loro. Dopo la spersonalizzazione dell'entità "casa editrice" a favore della struttura aziendale tipica degli anni '80, si sta finalmente, ma non sempre, recuperando quel rapporto empatico e comunitario che in passato legava l'editore ai lettori. Un rapporto che noi torinesi per esempio avvertiamo ancora fortissimo nei fedelissimi dell'Einaudi dei tempi d'oro.
È chiaro che deve però esistere un'idea fortemente aggregante e sopratutto la disponibilità ad accettare il fatto che oggi fare editoria significa anche sapersi districare nel mondo della comunicazione.
Django il nostro severissimo editor in chief  (foto di gabriele)
e a proposito di trasparenza, voi siete l'unico editore - almeno tra quelli di cui mi è capitato di leggere qualcosa - che, alla fine di ogni libro, pubblica una scheda che spiega come vengono ripartiti i guadagni del prezzo di copertina: la percentuale degli autori, dei traduttori, della distribuzione eccetera. come mai avete deciso di condividere con i lettori queste informazioni?
È un'idea che abbiamo "rubato", perché le grandi idee si rubano, a Stampa Alternativa. Solo dopo abbiamo scoperto che Feltrinelli è stato il primo editore a farlo tanti anni fa.
Abbiamo deciso di replicare l'iniziativa anche noi perché il divario informativo tra chi fa i libri e chi li legge è spesso gigantesco. E molto spesso anche chi è del settore tende a sottovalutare la complessità dell'organizzazione: non ci sono solo l’autore, la tipografia e l’editore, nel mercato editoriale sono coinvolti anche il magazziniere o il commesso della libreria.
Inoltre le politiche di sconti sui libri promosse da catene e shop on-line stanno creando un meccanismo che porta sempre più spesso a far pensare che il libro possa e debba essere scontato sempre. Non è così. Il libro è un prodotto che non si avvantaggia dei rincari delle merci normali. Questo significa che quello sconto ricadrà sulle spalle di qualcuno. Che non è né la libreria di catena né lo store on-line che promuove lo sconto. Manca consapevolezza e solo l'editore, che conosce a menadito tutti i passaggi della filiera, può spiegare queste cose al lettore. 
un'altra particolarità del vostro catalogo è che le vostre opere sono distribuite sotto licenza creative commons, un'idea del tutto diversa rispetto a quella di buona parte degli editori che si preoccupano di "proteggere" i loro contenuti in tutti i modi. quanto e in che modo è importante che un'opera diventi accessibile a tutti? e come questo riesce a non danneggiare economicamente voi in quanto editore, anzi - spero! - ad avere un risultato positivo?
Il concetto di copyright per come siamo abituati a pensarlo oggi, è l'esatto opposto della cultura. La storia della cultura è fatta di rimandi, influenze, contaminazioni e anche di furti. Un'opera vera è fatta per navigare il mondo, per diventare di tutti. È questa la potenza della cultura. La concezione rigida del copyright è per cui paradossale. Non poter leggere i brani di un libro in una situazione pubblica (non a scopo di lucro) senza le autorizzazioni è paradossale. Non poter dipingere sui muri di un pronto soccorso pubblico infantile i beniamini, tipo i personaggi della disney, dei bambini a cui quella struttura è rivolta, è paradossale (in Italia fu fatta causa dalla Disney per un motivo simile).
La scelta delle Creative Commons (che applichiamo solo se l'autore è concorde e che, tranne casi rari, non possiamo applicare ai titoli tradotti dall'estero poichè rilasciati in origine con copyright classico) non ci danneggia né ci avvantaggia particolarmente. È una scelta etica. Che ha un'applicazione giuridica e che comporta dei limiti e degli obblighi che tutelino l'autore e il nostro lavoro. Affidiamo nelle mani dei lettori l'opera dandogli la possibilità di condividere il contenuto a patto che ne riconosca la paternità, non la riproduca per sfruttarla commercialmente e non ne tragga opere derivate.
Se in molti sentono la necessità di condividere un'opera non vedo come questo posso essere un danno. Significa che è diventata un piccolo patrimonio per molti e domani, chissà, lo potrà essere ancora di più. Siamo sicuri che ciò possa davvero creare un danno economico? Vogliamo ricordare che i WuMing mettono le loro opere in download gratuito dal loro sito? Non ci sembra che la cosa li abbia danneggiati dal punto di vista editoriale.
gli antichi Lari della famiglia Eris (con offerte) (foto di gabriele)
cosa ci aspetta per il 2017? nuovi titoli (ovvio, io sono curiosissima!) ma anche mostre, fiere... dove possiamo incontrarvi?
Partiamo dalla fiere più imminenti: tra un paio di settimane saremo a Padova per Be Comics. A fine marzo parteciperemo per la prima volta a Book Pride a Milano, fiera nazionale dell'editoria indipendente. Ad aprile al Ratatà di Macerata e al Comicon di Napoli. A maggio al Salone del libro di Torino. Ma stiamo già lavorando per il prossimo Treviso Comic Book Festival e per Lucca Comics and Games ovviamente.
Per quanto riguarda i titoli nuovi, abbiamo iniziato l'anno con E così conoscerai l'universo e gli dei di Jesse Jacobs. A metà marzo uscirà il nuovo graphic novel di Lucia Biagi Misdirection. Ad aprile pubblicheremo il nostro primo romanzo tradotto dall'estero Challenger di Guillem Lopez, tradotto da Francesca Bianchi e illustrato dal nostro Sonny Partipilo. A maggio The Squirrel Machine di Hans Rickheit... per l'autunno il bellissimo Sacred Heart di Liz Suburbia... ma stiamo lavorando anche ad altre novità...
non sono sicura di riuscirci, ma ci provo: avete qualche piccolo scoop per noi? magari qualche indizio su una prossima pubblicazione? ci avete svelato che adam tempesta ha un nuovo libro in programma, e dopo itero perpetuo, io sto già friggendo adesso! ci svelate qualche cosina in più?
Solo qualche indizio a carattere temporale: per fine aprile e per giugno stiamo preparando una grande sorpresa fumettistica. Incrociamo le dita.
Per giugno abbiamo in programma un'altra uscita per la collana di narrativa che presto sveleremo.
Per quanto riguarda Adam Tempesta invece... posso solo dirvi che il nuovo libro sarà tutto a colori, che sarà molto diverso da Itero Perpetuo e che Adam è un artista in pienissima evoluzione artistica... data di uscita? Al più tardi nel 2018!
grazie mille per questa bella chiacchierata, un abbraccio e buon lavoro!
Grazie a voi e complimenti per l'idea di aggregarvi tra blog, siamo davvero curiosi di vedere come si evolverà questa vostra esperienza!
momento revisione testi con gli antichi tarocchi di Marsiglia (foto di gabriele)

link utili:
eris edizioni: sito e pagina facebook
book bloggers blabbering: sito e pagina facebook

su claccalegge abbiamo parlato di:

domenica 18 dicembre 2016

for whom the jingle bell tolls ~ il natale tra i cliché degli shoujo manga

il book bloggers blabbering torna all'attacco con una serie di post dedicati al natale... a modo nostro! vi faremo leggere una serie di articoli che vi faranno scoprire come si vive quel momento magico, fatto di dolci, regali, alberi addobbati e accrediti delle tredicesime, facendo un giro tra letteratura e fumetto.
per scoprire tutti i prossimi post date un'occhiata al calendario alla fine di questo post!


in giappone, vista la scarsa percentuale di fedeli cristiani, il natale non è una festa ufficiale, di quelle segnate in rosso sul calendario, i negozi, le scuole e gli uffici rimangono in funzione e ovviamente l'aspetto religioso è meno sentito che da noi, ma in ogni caso nemmeno i giapponesi sanno resistere alle lucine colorate, agli alberi addobbati e all'usanza di scambiarsi i doni.
però, in barba al christmas with the yours easter what you want, per i giapponesi il natale è una sorta di san valentino reprise, e sopratutto la vigilia è un momento da passare con la persona amata.

e ovviamente l'appuntamento sotto la neve del 24 dicembre è uno dei più inevitabili - e almeno per quello che mi riguarda, uno dei più amati - cliché da shoujo manga. ♥
elementi imprescindibili sono, a parte i vari palpitamenti di cuoricino: la scena del ommioddio cosa mi metto, a cui segue quella in cui la nostra protagonista è vestita in modo a dir poco adorabile, l'incontro in un luogo pubblico, preferibilmente pieno di altre coppiette e alberi di natale scintillanti e luminosi, meglio ancora se sotto la neve, lo scambio dei regali (lui di solito ha sempre qualche accessorio ultracarino, tipo un fermaglio per capelli - in quel caso lo appunta direttamente sulla sua frangetta, una roba che se provate a farlo sembrate delle idiote, ma nei manga funziona benissimo - o uno strap per il cellulare, quello di lei per lo più è una sciarpa fatta a mano, magari  il  primo lavoro a maglia della vita ma è sempre bellissimo e io invece ancora non ho imparato a fare dritto e rovescio), e - quando a noi povere fangirl va bene - il bacio a stampo tutto timido con la faccia rossissima, preferibilmente su uno sfondo di fuochi d'artificio.
non vi viene voglia di tornare ad avere quattordici anni (magari in un posto dove c'è la neve e nonostante il freddo non vi si screpola il naso? non intendo il giappone, parlo proprio di trasformarsi in una protagonista di shoujo manga)

quale argomento migliore per il mio #bbbchristmas?


• nina e koga da love button di maki usami. la regina dei cliché da shoujo manga, che io adoro nonostante le sue storie siano prevedibilissime, non poteva farsi mancare un appuntamento sotto la neve!


• sawako e kazehaya da arrivare a te di karuho shiina. non credo esistano due tonti più tonti di sawako e kazehaya, sono di una dolcezza disarmante, ma dopo venticinque volumi di incomprensioni e guance arrossate viene proprio voglia di aspettarsi che questa serie finisca prima possibile.
intanto, ripassiamo il loro primo, un po' disastroso, natale insieme.


• miki e yu da marmalade boy di wataru yoshizumi. questo titolo è uno dei must have per ogni appassionata del genere, praticamente un pezzo di storia degli shoujo, non poteva mancare nella lista! christmas date anche per due dolcissimi miki e yu!


• sana e akito da il giocattolo dei bambini di miho obana. altra pietra miliare, direttamente dagli anni novanta (quanta nostalgia!), il giocattolo dei bambini, meglio noto nel nostro paese come rossana. qui, sana e akito festeggiano il loro compleanno di mezzo, che cade, pensa un po', proprio il 24 dicembre.
vi confido che, tra tutte, questa è la mia scena preferita! ♥



• kira e rei da mars di fuyumi soryo. e per finire una scena che non si svolge esattamente a natale, ma se rei kashino ti porta in moto a vedere uno squallidissimo agglomerato industriale in piena notte, e ti dice che quelle lucine ricordano un albero di natale, allora quello è un albero di natale.

ed eccovi il calendario di for whom the jingle bell tolls, con tutti gli appuntamenti!
we wish you a bbbeautiful christmas! ♥