venerdì 30 marzo 2018

il mio amico toby

il mare limpido, la campagna verde e splendente, le mucche (che no, non sono pericolose), un gatto con un orecchio mezzo sbrindellato (il nemico), il bastoncino lanciato da un bambino, i quadri del suo padrone, i cani-femmina (che scarseggiano). e il cibo.
sopratutto il cibo.


non è facilissimo parlare della vita di ogni giorno di toby, cane vattelapesca, non troppo bello e neanche particolarmente intelligente, un adorabile tonto nasone-e-lingua-penzoloni che passa le giornate a esplorare un piccolo pezzetto di mondo lasciandosi travolgere da mille emozioni, sgranando i suoi immensi occhioni buoni davanti a ogni novità, ammirando con devozione infinita il suo padrone, tirando fuori quella faccia devastante da cane in procinto di morire di stenti dopo aver finito il cibo nella sua ciotola perché il toby di grégory panaccione è così realistico e vero che non solo non c'è neppure una singola parola nel libro (i cani non hanno bisogno di parole) ma, sebbene sia solo il disegno di un cane, panaccione lo rende capace di suscitare quello scioglimento immediato di qualsiasi cuore di pietra possa soffermarsi un attimo su queste pagine tanto quanto riesce a fare qualsiasi cane in carne e ossa (e pelo) con i suoi occhi lucidi e la sua testolina piegata di lato con fare dubbioso.
ecco, se avete presente la morsa allo stomaco che vi prende quando guardare un cucciolo e vi sciogliete in urletti isterici e la perdita totale di qualsivoglia forma di serietà e compostezza, allora potete farvi un'idea di quello che proverete a sfogliare le pagine de il mio amico toby.

ingenuo, dolce e fedele, toby diventa un wannabe-pericoloso-cane-da-guardia quando un gatto si avvicina troppo a casa sua, ma il tentativo andato a male di far fuori il nemico porterà a un incontro inaspettato tra due bipedi, un'amicizia insperata e qualcuno in più a cui volere bene.
questa grossomodo la trama (senza spoiler) se proprio vogliamo trovarne una, ma la bellezza di questo libro sta più nei momenti in cui toby è l'assoluto protagonista e ci svela un mondo che non ha bisogno di parole per essere raccontato: un prato è la bellezza di poter correre in mezzo all'erba, una mucca è superare la paura per qualcosa di sconosciuto, qualche ora trascorsa da solo a casa diventa tutto lo sconfortante, grigio, freddo e desolante senso di abbandono che spezza il cuore fino a quasi farlo fermare e il ritorno del proprio padrone è uno scoppio di gioia tale da non riuscire a tenersi fermi.
la noiosa campagna, sempre uguale a se stessa, cambia aspetto in modo sorprendente se la guardiamo con gli occhi puri (ugh, passatemelo per questa volta) di un cagnolino, diventa un turbinare folle di emozioni e sensazioni.


grégory panaccione ci regala la possibilità di trascorrere un po' di tempo guardando il mondo in un modo completamente nuovo, un mondo che non conosce schemi rigidi né definizioni esatte, fluido e luminoso come i suoi acquerelli e magicamente riesce a farci sentire i suoni e gli odori e il calore del sole e il tocco dell'erba e l'irrefrenabile gioia di vivere di un cane tonto e felice.

(il libro sarà disponibile in libreria e online a partire dal 4 aprile!)

mercoledì 28 marzo 2018

sofia dell'oceano

forse, oceano, tu sei l'unico vero amico che ho.

ed è per questo che ti chiedo aiuto.

vorrei essere meno triste quando è sera, e smettere di pensare che l'ombra rossa non mi permetterà di diventare più alta di un portaombrelli.

prima di essere sofia dell'oceano, sofia è solo sofia ha sette anni, un gatto nero di nome meo, una bambola di nome veronica, due zii un po' assenti, due genitori che non ha mai conosciuto, è alta come un portaombrelli, adora stare nella serra della sua immensa casa e da sempre è malata per colpa dell'ombra rossa che la costringe a stare isolata in un lembo di terra senza nessun amico - beh, meo è un amico ma non è che sia proprio un grande oratore... - oltre l'oceano.
e a chi altro allora chiedere aiuto per riuscire a guarire?

nelle favole quando hai sette anni, scrivi un messaggio, lo metti dentro una bottiglia e la affidi alle onde capita che qualcuno ti risponde e ti catapulta dentro la più incredibile delle avventure.
ed infatti a sofia capita proprio di sentirsi chiamare dal folto del boschetto vicino casa sua da uno strano vecchietto con un occhio solo che le offre il suo aiuto per permetterle finalmente di guarire.

e nelle favole, quando hai sette anni e qualcuno risponde al tuo messaggio in bottiglia, non è che ci sia molto da aspettare, e infatti sofia non ci pensa due volte, insieme a veronica e meo, a salpare con capitan occhioblu verso la sua strana casa-sottomarino, alla ricerca di alcuni cristalli dai poteri magici, capaci di guarire da ogni malessere.


qui la fantasia di marco nucci e kalina muhova prende il volo tra creature degne del paese delle meraviglie di alice o del peggiore incubo: un equipaggio di strani animali accoglierà sofia per poter sfidare il tremendo principe malattia, un uomo pazzo e crudele che non desidera altro che la morte totale e assoluta di ogni creatura e l'ancor più spaventoso martirio, il più enorme e spaventoso dei mostri marini, incarnazione stessa della paura.

la storia si snoda tra le descrizioni di un mondo sottomarino misterioso e affascinante, gli scontri con i nemici e poi ancora i ricordi e i racconti di capitan occhioblu, in un mosaico che poco per volta si costruisce tra passato e presente, abbraccia il futuro, dà una forma e un volto a quello che è buono e a quello che è crudele, mostra le paure e permette la speranza.
notevolissima, oltre all'intreccio della storia, la cura delle illustrazioni, ricche di particolari, suggestive, a volte spaventose, a volte malinconicamente poetiche di kalina muhova (già autrice e fondatrice del collettivo brace) che da con le sue matite un tocco ancora più onirico e delicato all'avventura di sofia.

lunedì 26 marzo 2018

commenti randomici a letture randomiche (53)

ragazzi, ma cosa non è saga? a ogni nuova uscita si conferma come una delle migliori serie in assoluto e questo meraviglioso numero otto mi ha regalato momenti di ansia, gioia, commozione, tristezza, terrore, tutto praticamente.
altro che disturbo bipolare.
il tremendo evento che ci aveva sconvolti nello scorso numero ha comportato la necessità di un viaggio verso uno dei luoghi più squallidi dell'universo, dove hazel, alana, marko e petrichor vivranno gli ennesimi momenti non del tutto piacevoli, faranno incontri non esattamente sperati, e ci faranno come al solito piangere ettolitri di lacrime mettendoci davanti agli occhi l'esistenza nuda e cruda, con tutta la bellezza e lo schifo che si porta addosso.
disturbantissimo il capitolo che ci mostra cosa è successo nel frattempo al volere, un po' meno quello su ghüs. fantastico il finale tanto quanto è straziante chiudere il volume e sapere di dover aspettare mesi prima di continuare.
in ogni caso, se non avete mai letto saga, fatelo. davvero, non c'è nessun motivo per perdersi questo capolavoro (e io infatti non vi dico praticamente nulla per non spoilerare, ma un po' devo sfogarlo tutto questo entusiasmo)

mentre vi disperate in attesa del prossimo volume di saga, andate a fare un giro in edicola e prendete le cronache del regno dei due laghi, firmato da quella meravigliosa coppia di autori che sono silvia ziche e tito faraci, così ridete un po' e non pensate a tutto il resto.
pubblicate su topolino tra il 2010 e il 2017 (io ad esempio ne avevo letti solo alcuni episodi), le storie di questa saga fantasy vedono i più famosi abitanti di topolinia destreggiarsi in un regno medievale un po' assurdo, tra draghetti-sveglia e muffe canterine (stonate), dove re topolino è costretto dal libro delle leggi a sorbirsi richieste e capricci del popolo in quanto padrone del regno e prova in ogni modo a perdere la corona (e le troppe, sfiancanti responsabilità), affidandosi a un improbabile generale dell'esercito - un pippo-soldato molto poco adatto alla battaglia - e a un aiutante, segretario, consigliere che certo non brilla per intelletto - manetta, ovviamente.
geniali le storie più lunghe (ma anche quelle più brevi, non ne hanno sbagliata una!), quella contro i barbari guidati da gambadilegno e quella in cui, per colpa di uno gnomo permaloso, re topolino finisce in un mondo strano in cui i carri si spostano senza cavalli e nessuno sa dove si trovi il suo castello...
geniali le mille gag con pippo, rock sassi, sgrinfia e tutti gli altri, ma d'altronde con quei due nomi lì in alto sulla copertina, cosa ci potevamo aspettare?

se invece preferite qualcosa di più romantico, c'è il quinto volume di amarsi, lasciarsi che propone situazioni da commedia degli equivoci a più non posso, in cui rio, in seguito a un sogno quanto mai imbarazzante, sta cominciando a rivalutare il suo comportamento nei confronti di yuna, yuna diventa sempre meno timida e introversa e comincia ad attirare le attenzioni del buon agatsuma, akari continua a scervellarsi su kazuomi cercando di decifrare ogni gesto, ogni tono di voce, ogni parola per capire se ha o no qualche possibilità (ma siamo proprio tutte così? non si smette mai di sezionare, analizzare, considerare, e ripensare più e più volte anche alle più enormi banalità, purché vengano fatte e dette dalla persona che ci piace), innamorata persa contro ogni sua teoria di razionalizzazione dell'amore e kazuomi si svela pian piano una persona completamente diversa da quello che sembrava, per nulla così immediato, schietto e sincero.
forse fino a ora il volumetto più appassionante, incasinato e in qualche modo divertente della serie. o forse sono io che lo dico di ogni roba che sforna io sakisaka, non saprei. però più questa serie va avanti, più mi piace!

ultimo consiglio (che aggrava la condizione randomica di questa non-rubrica) è adieu mon cœur di angelo calvisi, edito da casasirio in un formato che ho adorato (entra perfettamente nella tasca della mia giacca!) e che da nome alla collana dieciquindici.
la storia è semplicemente quella di un ragazzo qualsiasi con una abbastanza banale avversione per la scuola, la scontatissima voglia di limonare - i suoi amici l'hanno già fatto tutti! - e l'altrettanto ovvia vita familiare incasinata. o almeno così sembra all'inizio, in quell'inizio anni '80 fatto di pomeriggi di fancazzismo in oratorio, genitori che litigano, fratelli piccoli e rompipalle, feste da adolescenti sfigati e primi amori buttati alle ortiche, ma poi, saltando di dieci anni a ogni capitolo, la vita e la personalità di paolo ci appaiono improvvisamente più definiti, modellati, e naturalmente incasinati.
non sappiamo cosa succede tra un capitolo e l'altro, lo ritroviamo così ventenne con l'appendice spappolata, troppo alcool in corpo e l'amore per de gregori e la chitarra, e i ricordi di una vita in comunità e poi ancora più avanti già musicista affermato, e poi ancora uomo adulto alle prese con una vita traballante, come se viaggiasse su una strada piena di buchi in una macchina senza ammortizzatori, due figli mezzi francesi e un matrimonio mezzo sfasciato o forse finito del tutto, e un appuntamento fisso ogni anno a cui non può rinunciare per niente al mondo.
è nel non detto, in quegli anni muti tra una data e l'altra nei frontespizi che si raccoglie la vita di paolo, in quegli eventi tanto importanti che sembra siano scontati, come se paolo lo conoscessimo da sempre e sapessimo tutto di lui, come i suoi fan, come la gente con cui è cresciuto.
soltanto alla fine, dieci anni in poche frasi per dirla come uno bravo o trenta in poche pagine, riusciremo a mettere insieme tutti i pezzi e lasciarne uno nostro tra le pagine, come segnalibro o come grazie per una storia che sembrava banale ma che, come tutte le storie, banale non è.

giovedì 22 marzo 2018

la spaventosa paura di épiphanie frayeur

- ma io non voglio dimenticare me stessa voglio solo dimenticare la mia paura.
- perché?
- m'impedisce di andare avanti.
- e dove diavolo vorrebbe andare?


épiphanie è una bambina di otto anni e mezzo (a otto anni e mezzo è fondamentale specificare che sono e mezzo) e anche la sua paura ha otto anni e mezzo.
sono nate insieme épiphanie e la sua paura, una paura enorme e nera e spaventosa, che la segue, letteralmente, come un'ombra. anzi, potremmo tranquillamente dire che ombra e paura sono la stessa cosa, e che épiphanie non ha soltanto paura della sua ombra, più che altro ha paura di tutto e la paura/ombra lo sa benissimo e sa come deve comportarsi ogni volta.
ma prima o poi di questa paura bisogna pur liberarsene, e così épiphanie inizia il suo viaggio in un bosco misterioso, in cui una guida - che ha perso la sua serietà e la sua gravità - galleggiando come un palloncino le indica la strada per lo studio del dottor psyche, il cervellotico specialista che le consiglia una terapia, qualcosa per curarsi perché, è evidente a tutti ormai, la paura di épiphanie è una malattia a tutti gli effetti.
ne la spaventosa paura di épiphanie frayeur il viaggio continua in un tempo e uno spazio irreali come quelli di un sogno, e continuano gli incontri: prima un parrucchiere dall'anatomia bizzarra come un incubo, che tenta di domare i capelli di épiphanie che per colpa della sua costante paura stanno sempre ritti in testa e non hanno alcuna intenzione di farsi domare, poi un donchisciottesco cavaliere errante, senza macchia e senza paura, che salva le fanciulle in ambasce per condurle verso il sole e lontano da ciò che le spaventa, infine un portentoso circo, pieno di ogni sorta di meravigliosa stranezza, con un coraggioso domatore che propone a épiphanie di domare lo strano, terrificante mostro che si porta dietro proprio come se fosse una fiera selvaggia e pericolosa, e una buffa, piccola indovina non troppo brava a scrutare nel futuro...


séverine gauthier, che aveva già sceneggiato l'uomo montagna, scrive una favola per piccoli e grandi, una sorta di alice nel paese delle meraviglie, in cui una bambina compie un viaggio in un mondo incredibile, incontra creature assurde e alla fine impara la più importante delle lezioni: puoi affidarti a chi vuoi, puoi provare a lasciare che siano gli altri a risolvere il tuo problema, ma la paura va affrontata, capita e in qualche modo accettata, non puoi semplicemente sperare che prima o poi sparisca.
clément lefèvre mette su carta questo mondo incredibile con un tratto dolce e rotondo, tingendolo dei colori freddi e cupi della paura e del bosco e di quelli caldi, luminosi e rassicuranti del sole al tramonto, dando ai personaggi aspetti quasi caricaturali e giocando col bianco del foglio, annullando spesso la griglia tipica del fumetto per realizzare pagine quasi da libro illustrato.

come tutti i bei libri per bambini, la spaventosa paura di épiphanie frayeur è capace di colpire anche i più grandi e di farsi leggere a più livelli: un'avventura nel fitto di un bosco misterioso e incantato, o un viaggio fino alle profondità del nostro animo.

martedì 20 marzo 2018

indomite ~ vol. 1

negli ultimi anni stanno spopolando le biografie - che siano in prosa o a fumetti, illustrate o meno - dedicate alle donne che hanno in un modo o nell'altro rivoluzionato la storia, messo da parte il fardello di pregiudizi e discriminazioni che, in quanto donne, ci portiamo dietro da millenni.
qui sul blog ho già parlato di cattive ragazze e il più famoso storie della buonanotte per bambine ribelli, ma i titoli sono davvero tantissimi e se da un lato è facile cominciare con le lamentele sul fatto che sia in qualche modo un'operazione commerciale che sfrutta il risveglio del femminismo 2.0 - se mi passate il termine - dall'altro possiamo per una volta evitare le polemiche e vedere il lato positivo della cosa, ovvero che in mezzo ai tanti passi indietro che facciamo (senza dover per forza toccare il doloroso tasto delle tante vittime di femminicidio che di giorno in giorno aumentano il loro numero, basta pensare alle tremende idiozie sul gender, i tentativi di censura sui libri per bambini che insegnano qualcosa di diverso da bella principessa in pericolo salvata dal prode cavaliere o quelle dei decerebrati che sono finiti a parlare di caccia alle streghe) oggi è sicuramente più facile rispetto a qualche anno fa che le bambine crescano con modelli di riferimento che permettono loro di sognare qualcosa di più rispetto a vaporose gonne rosa o amori romantici che vivono per sempre felici e contenti (senza nulla togliere alle gonne vaporose e all'amore romantico, eh).


in questo filone che potremmo definire letteratura per l'infanzia femminista si inserisce anche bao publishing con il primo volume di indomite di pénélope bagieu, una raccolta di brevi biografie illustrate di donne che - come dice il titolo - non hanno vissuto la loro condizione di donna come una limitazione, nonostante le avversità della società, dei ruoli imposti e di quel cosa diranno i vicini che ci ha francamente stancate da molto più tempo di quanto non sappiamo credere.
l'autrice di joséphine dedica questa prima parte della sua opera a quindici donne più o meno famose, da clémentine delait, donna barbuta, gigantesca e forzuta, che non ebbe mai paura di mostrarsi così diversa dalla canonica pallida emaciata e delicata fanciulla bisognosa di attenzioni, a margaret hamilton, la spaventosa interprete della strega di oz, che riuscì a diventare attrice nonostante il suo aspetto non proprio avvenente e il suo naso gigantesco, o annette kellerman, che da gracile bambina costretta a camminare con dei pesantissimi sostegni per le gambe divenne letteralmente una sirena e inventò il primo costume da bagno per le donne che permettevano di muoversi agevolmente in acqua, o ancora la famosissima tove jansson, che oltre a creare i mumin - per la quale è conosciuta e amata in tutto il mondo - sfidò le leggi del suo paese amando un'altra donna, passando per la ginecologa agnodice, che nel IV sec a. c. ad atene si camuffava da uomo per esercitare la sua professione e riuscì non solo a salvare moltissime donne che, impaurite e imbarazzate all'idea di farsi visitare da dottori maschi, spesso morivano di parto, sdoganando la professione anche per le donne, le mariposas, le sorelle della repubblica dominicana che si opposero al regime dittatoriale del loro paese, che non si piegatono ai ricatti e alle ingiustizie e che furono barbaramente uccise per questo il 25 novembre del 1960, giorno che ancora oggi ricordiamo e celebriamo ogni anno per dire no alla violenza sulle donne, passando per regine, combattenti, stelle dello spettacolo, esploratrici, tutte donne che si sono caparbiamente opposte a un mondo assurdo che vuole limitare le loro vite e considerarle inferiori, sbagliate e inadatte solo per via di quello che hanno tra le gambe.

pénélope bagieu racconta le loro storie con delicatezza e ironia, disegna la loro bellezza senza concedersi a nessuno stereotipo, fa brillare la loro intelligenza, il loro coraggio, la loro tenacia nell'andare avanti anche nei momenti più difficili, e alla fine di ogni storia ci regala un'illustrazione che ritrae ogni suo personaggio nel momento più significativo della sua vita.

dettaglio dell'illustrazione dedicata alla storia di leymah gbowee, operatrice sociale,
che lottò per i diritti delle donne e vinse il premio nobel per la pace nel 2011

non sono una che di solito sviolina sugli effetti di stampa ma va detto che l'edizione bao è bellissima, la parte che nell'immagine della copertina vedete in rosso è in realtà realizzata con un effetto metallico a specchio, un bel dettaglio in una cover così minimale (e la carta ha un odore fantastico, so che ci sono un sacco di sniffatori di pagine seriali lì fuori), e a questo primo volume se ne aggiungerà presto un altro che non vedo l'ora di leggere!