il post di qualche giorno fa di yue, a proposito delle raccolte di storie brevi della takahashi (che potete, anzi dovete!, leggere qui) mi ha messo voglia di rileggere la vecchia cara saga della sirena di rumiko takahashi.
una serie/non-serie diversa dalle tipiche opere della takahashi eppure forse una delle meglio riuscite (anche se inuyasha rimane sempre al primo posto nel mio cuoricino ♥)
la disney ci ha viziati e illusi da bambini, facendoci credere che le sirene fossero delle tipe carine e simpatiche con la coda di pesce e l'ugola d'oro, personcine di buon cuore che si invaghiscono di esseri umani e fanno di tutto per andare a vivere felici e contente con loro. ma ne loro né andersen tengono molto conto delle leggende più antiche, quelle che parlano delle sirene in modo decisamente diverso e sicuramente meno fiabesco.
la figura della sirena si perde tanto lontano nel tempo da essere ormai diventata un vero e proprio miscuglio di leggende: le prime di cui abbiamo notizia scritta sono quelle che tentano di far naufragare odisseo e compagni, ma sicuramente sono esseri conosciuti da molto prima, e forse per questo omero non si prende la briga di descriverle fisicamente. in generale sono figure mitologiche ibride, non sempre metà donna e metà pesce, alcune di loro ad esempio avevano metà corpo di uccello ed erano alate, come le arpie dell'odissea, altre sono delle vere e proprie chimere, formate da parti di esseri più disparati, ma sempre con il volto di donna.
l'iconografia della donna-pesce si fa sempre più presente nel medioevo, e sempre sono simbolo di seduzione che conduce al pericolo o alla morte. anche rifacendoci alla cultura classica greca, la loro parentela con le ondine e con le semidivinità marine le avvicina di molto alle gorgoni, cosa che di certo non ci rincuora affatto.
tutto questo cianciare per introdurre le sirene che popolano i racconti di rumiko takahashi. creature a volte bellissime a volte orribili la cui carne, se mangiata, può donare la morte, una vita da mostro oppure l'eterna giovinezza e l'invulnerabilità.
pochi sono quelli che riescono a sopravvivere dopo aver mangiato la carne di sirena, poiché in realtà è velenosa e modifica la struttura del corpo umano in modo così radicale che è difficile non impazzire o addirittura non morire tra atroci sofferenze.
yuta è uno dei pochi uomini che dopo aver mangiato la carne di una sirena è sopravvissuto e ha ottenuto l'eternità. in viaggio da cinquecento anni, sta cercando una sirena per poter tornare a essere un uomo normale. in uno dei primi racconti incontra mana, una ragazza che si è nutrita di carne di sirena ed è immortale come lui, e salvandola da un'orribile morte certa, la porta con se nel suo viaggio.
i racconti si situano in varie epoche storiche, prima e dopo l'incontro tra yuta e mana, e sempre il ragazzo si ritrova ad avere a che fare con persone che si sono nutrite di carne di sirena, alcune diventate immortali ma tutte, inesorabilmente, con un passato triste e crudele alle spalle.
cosa vuol dire essere immortali, eternamente giovani? può sembrare un sogno, ma è davvero così bello vedere tutti quelli che conosciamo, che amiamo, invecchiare e morire?
yuta non ha mai potuto stringere dei veri legami con le persone che ha incontrato, ha aspettato mezzo secolo prima di incontrare mana. ha visto le vite degli altri svanire in un soffio mentre la sua esistenza rimaneva bloccata in eterno ai suoi vent'anni. non gli è permesso di vivere una vita normale, di amare, di invecchiare e morire come ogni altro uomo al mondo.
alcuni dei personaggi che yuta e mana incontrano hanno mangiato la carne di sirena troppo presto o troppo tardi, rimanendo bloccati in corpi eternamente giovani o eternamente vecchi, altri hanno utilizzato quello che poteva essere un dono per fare del male, diventando vittime loro stessi di una vita assurda e impossibile.
per amore o per odio, si sono trascinate delle vite in un'eternità assurda, rendendosi conto ogni volta troppo tardi che l'ineluttabile destino che attende tutti in fin dei conti è il migliore di un'esistenza sempre uguale a se stessa.
tutti i racconti hanno tinte fosche, angoscianti e spesso horror, manca la vena umoristica delle serie più famose della takahashi, eppure l'autrice si è dimostrata più che capace di gestire delle storie così cupe, rendendo al meglio la psicologia dei personaggi, anche quelli che compaiono per poche pagine, sopratutto quelli femminili. le donne di questi racconti sono spesso mostri nati dall'esasperazione dei loro buoni sentimenti, donne che per il troppo amore si sono trasformate in creature orribili, in una spirale che mischia e confonde carnefici e vittime.
la saga della sirena non ha una vera e propria fine, ma per come è strutturata può terminare in qualsiasi momento oppure andare avanti all'infinito. la takahashi ha più volte dichiarato di non aver ancora messo la parola fine a questo suo lavoro, ma ancora dopo anni non ha ripreso a lavorarci.
il bosco della sirena, il segno della sirena e la maschera della sirena, sono tra i migliori lavori di rumiko takahashi e in generale tre dei volumi di racconti più belli usciti in italia tra i fumetti giapponesi. se non li avete ancora letti e vi capita di trovarli in giro - sopratutto adesso che si avvicina lucca - non lasciateveli scappare.