lunedì 5 febbraio 2024

smack! vol. 1 ~ intervista a giacomo guccinelli (collettivo moleste) e matilde sali (eris edizioni)

e allora peli: come appendice naturale e stratificazione culturale. peli che in natura servono come antibatterici, ammortizzatori e protezione, amplificando addirittura la percezione del mondo, ma nel mondo artificiale (culturale) sono invece sporchi e volgari.
[...] "se non sei frida kahlo, che può rivendicare la sua genialità dall'alto del suo monociglio, allora prendi le pinzette, normodotata, tu non te lo puoi permettere".
e noi invece vogliamo permettercelo.
vogliamo liberare spazi mentali occupati da questioni laterali.

che bella che è questa zine che prende il via da una cosa piccola e insignificante come un pelo e apre gli occhi su storie, corpi, diritti, rivendicazioni, spazi, politica, desideri.
i peli si fanno sineddoche del corpo tutto e della possibilità di viverlo pienamente, senza permettere a nessunə di limitarne o forzarne le esperienze. i peli, che sembrano cose piccole e insignificanti, in realtà si portano dietro questioni enormi di autodeterminazioni negate e rivendicate.

tra fumetti e prosa, si racconta il corpo come spazio di riappropriazione identitaria e come strumento per rivendicare il proprio diritto di occupare spazio, di essere nel mondo, di vivere la propria vita fuori da costrizioni e convenzioni. smack! - che suona come un bacio o come uno schiaffo - è, come vedremo meglio nelle parole di chi l'ha creata e di chi l'ha pubblicata, una zine transfemminista e intersezionale, e lo è davvero, non si limita a essere un contenitore vuoto ricoperto di etichette.
e moleste, il collettivo che ha dato vita a questo bel progetto, è molesto davvero nel momento in cui mette al centro di tutte le sue riflessioni il corpo come espressione politica di identità plurali, tenendosi ben lontano dal femminismo prêt-à-porter e trovando nuovi spazi per voci che non vogliono più essere soffocate.

le storie a fumetti e quelle in prosa, raccontano i mondi marginali che non trovano spazio nella narrazione più nota e convenzionale, quegli spazi in cui cappuccetto rosso non aspetta il cacciatore per salvarsi e le regine non sono affatto meno dei re, spazi in cui rasarsi i capelli diventa un atto politico, in cui peli e capelli diventano la chiave d'accesso per una riflessione sulla razzializzazione delle persone non-bianche. e poi, ancora, si ride sulle nostre assurde ossessioni legate ai peli e al oddio, se finisco in ospedale proprio oggi che non mi sono depilata? e i capelli, simbolo di femminilità per eccellenza, si trasformano in emblema di lotta, in gabbia in cui intrecciare i silenzi forzati, nel nemico da combattere quando cominciano a ingrigirsi.
e sono, infine, ancora una volta i peli a ricordarci che le violenze vanno combattute in prospettiva intersezionale perché le discriminazioni non si sommano ma si moltiplicano, perché non può esistere la lotta al dominio del maschile sul femminile senza lotta al dominio occidentale sulle persone bipoc.

un pelo, un capello, qualcosa di così piccolo e marginale è capace di raccontare così tanto!
questo primo numero di smack! è una sorta di cassetta degli attrezzi, un prontuario di difesa pratica nei confronti di un mondo che vuole corpi conformi, ordinati, disciplinati, silenziosi, obbedienti. corpi come cose, da prendere, usare e poi gettare via.
a tutto questo, ci dicono moleste, possiamo ribellarci, anche solo un pelo alla volta.


ciao giacomo e benvenuto su claccalegge! e bentornata matilde! grazie mille a entrambə per essere qui oggi!

inizio chiedendoti, matilde, com’è nata la collaborazione con moleste?
► La collaborazione con Moleste nasce principalmente perché il collettivo ha contattato Eris per chiederci se eravamo interessatə come realtà a produrre e distribuire la zine. Noi, come casa editrice, seguiamo sin dalla nascita il collettivo Moleste e siamo statə molto felici quando è nato, abbiamo sempre creduto che fosse un qualcosa di molto importante, di cui ci fosse assolutamente bisogno. L'esempio del collettivo Moleste è un esempio positivo, se in tutti gli altri ambiti nascessero collettivi simili, dove ovviamente ancora non ci sono, saremmo, come dire, già a metà della strada per cambiare la situazione. Ovviamente, dopo che il collettivo ci ha contattatə, noi abbiamo riflettuto tantissimo su quale fosse il reale apporto che poteva dare Eris alla zine a tutti i livelli, sia dal punto di vista della creazione vera e propria della zine sia nel divulgarla, nel farla girare eccetera. Devo dire che è una collaborazione molto bella, di confronto, orizzontale, fatta di chiacchiere per trovare le soluzioni migliori per far girare la zine il più possibile.
quale è stato il ruolo di eris nella creazione di questo primo numero di smack!?
► Quando il collettivo Moleste ci ha proposto la pubblicazione di Smack! per noi è stato importante fin da subito chiarire che, nella correttezza e nel rispetto di quella che è una realtà politica, volevamo "entrarci" il meno possibile. Non volevamo che la nostra presenza venisse avvertita come un controllo editoriale o qualcosa di simile. Loro ci hanno fatto vedere i contenuti e noi li abbiamo trovati incredibili, perfetti per la zine e abbiamo, quindi, lasciato totale libertà, com'è giusto che sia, al collettivo nella scelta di tutti i contenuti. Quello che è stato il nostro vero e proprio contributo è stato il pensare un diverso modo di distribuzione per la zine, capire come poteva essere fatta, capire i meccanismi che avrebbero portato alla scelta del prezzo giusto, accessibile, tagliando fuori la distribuzione nazionale vera e propria ma, allo stesso tempo, cercando di diffonderla sul territorio attraverso modi diversi. Abbiamo anche pensato che una zine come Smack! nasce da una rete di persone, da un collettivo e ci sembrava giusto, proprio per valorizzarla dal punto di vista artistico e politico, diffonderla in rete con altre realtà, attraverso librerie indipendenti, collettivi e infoshop con cui collaboriamo, in modo che arrivasse nel modo giusto nelle mani delle persone.
si parla spesso, da un po’ di tempo, di editoria femminista ma, nel concreto, cosa vuol dire?
► Sì, negli ultimi tempi si parla spesso di editoria femminista ma credo che sia un'espressione che, come dire, vuol dire tutto e vuol dire niente. Secondo me, la prima grande differenza da fare è quella tra un'editoria che ospita nel proprio catalogo singoli titoli e un'editoria transfemminista nel senso degli intenti, che quindi mette al centro un discorso politico, di contenuto, di storia di diversi immaginari, di esplorazione di altri immaginari, che mette al centro una policy, e di conseguenza un diverso modo di stare sul mercato - perché poi, purtroppo, l'editoria è un mercato! Per noi, fare editoria transfemminista vuol dire, ad esempio, scegliere insieme al collettivo Moleste di fare Smack! nella consapevolezza che è una zine che divulga determinate idee, contenuti e immaginari e che deve essere divulgata per quello che è. Quindi al centro del lavoro ci deve essere il contenuto e non il profitto, non un determinato tipo di visione egoriferita che mette al centro non quello di cui si vuole parlare ma discorsi altri, che poi femministi non sono. Crediamo che l'importante - ed è una posizione che condividiamo con tante altre case editrici che stanno facendo in questi anni un ottimo lavoro - è il modo di porsi, il rispettare i tempi delle persone con cui si collabora, il cercare di essere una realtà orizzontale, il comprendere che se si vuole contrastare il performativismo ci devono essere i fatti e non solo le parole, e capire che le scelte sono scelte di contenuto e non di vendibilità di un titolo o del lavoro di una persona. Quello che viene prima di tutto, ovviamente, è il contenuto e la ricerca artistica e la libertà con cui questa persona fa il suo lavoro, fa quello che vuole fare.

smack! sarà distribuita in libreria e sarà disponibile sul vostro sito, come sempre. ci sono inoltre dieci librerie (libreria antigone di milano, libreria delle donne, modo infoshop e inuit di bologna, nora book & coffee e belleville comics di torino, libreria antigone e libreria tuba di roma, libreria tamu di napoli e spine bookstore di bari) che avranno un ruolo speciale nella distribuzione di smack! puoi spiegarci meglio come funziona? come sono state scelte le librerie e, soprattutto, perché avete scelto proprio questi dieci spazi?
► La distribuzione di Samck! sarà diversa dal solito. Ovviamente è in vendita sul nostro shop online ma consigliamo alle persone che la vogliono di usare il nostro shop online solo se non hanno altre realtà di riferimento, nel mondo fisico, in cui possono andare. Appunto esistono dieci librerie sparse in varie città d'Italia che si occupano di distribuirle insieme a noi. Questo vuol dire che - oltre che essere a disposizione dellə lettorə - anche altri collettivi, altre soggettività artistiche e politiche possono rivolgersi a queste librerie o a noi per averle a loro volta da vendere, quindi con un prezzo scontato specifico per queste realtà, per averle e ospitarle sui propri scaffali, sui propri banchetti e portarla quindi in giro in altri modi, proprio perché si parla di un discorso divulgativo e politico, e crediamo che lo spazio non sia soltanto quello degli scaffali delle librerie ma anche quello di altri ambiti. Ovviamente, molte altre librerie hanno preso e hanno in vendita Smack!, librerie amiche con cui collaboriamo, anche queste sparse in tutt'Italia. Qualsiasi libreria, in realtà, ci può contattare per comprarla se vuole ospitarla sui propri scaffali. È una lista molto grande e work-in-progress perché in realtà la zine sta venendo distribuita e quindi ogni settimana si aggiungono nuovi punti vendita che la stanno vendendo. La scelta è proprio quella di lavorare a stretto contatto con quelle librerie che sappiamo avere un'attitudine femminista, un determinato approccio politico e artistico e, allo stesso tempo, collaborare in modo stretto per la sua distribuzione e diffusione con tutte quelle realtà che siano non solo le librerie ma anche infoshop, collettivi, altre realtà che fanno banchetti in giro per il mondo in modo che chiunque la voglia ospitare e diffondere lo possa fare.
ci sarà la possibilità di trovare smack! anche in altri spazi – ad esempio presentazioni, festival, fiere eccetera?
► Ovviamente la zine, sino a esaurimento scorte, continuerà a girare per l'Italia, sugli scaffali delle librerie, durante eventi, presentazioni, eccetera. Si inizierà a breve con un calendario, le persone del collettivo cercheranno di portarla in giro in tutta Italia e allo stesso tempo, ovviamente, nei vari festival e fiere in cui noi o il collettivo Moleste parteciperà. Speriamo di finire presto le copie ma, allo stesso tempo, speriamo di poterla portare in giro per un anno perché è una zine annuale! Speriamo che duri un anno e di riuscire a portarla a tutte le fiere e i festival a cui solitamente partecipiamo.
(domanda da nerd che rosica perché si è persa il numero zero) ci ristampate il numero zero?
► Per le persone nerd come te che si sono perse il numero zero possiamo dire che, per ora, insieme al collettivo non c'è una previsione di ristamparla ma il fatto che il numero zero sia in questo momento introvabile e illeggibile - a meno che non hai una persona amica che ce l'ha e te lo presta - è una cosa su cui ci stiamo confrontando per trovare soluzioni diverse dal solito per renderlo disponibile. Però questo è ancora in work-in-progress per cui non posso dare anticipazioni, perché con Moleste non abbiamo ancora trovato la soluzione migliore per fare girare ancora il numero zero.

giacomo, cos’è il collettivo moleste e come è nato?
► Moleste è un collettivo transfemminista intersezionale nato dalla necessità di un gruppo di autrici di condividere i propri vissuti di abuso o di discriminazione sessista nel mondo del fumetto. Il collettivo si configura come luogo di mutuo ascolto, un luogo di riflessione e condivisione, un laboratorio in cui poter immaginare un ambiente più paritario e scevro da dinamiche patriarcali di sopraffazione, in cui la professionalità sia realmente riconosciuta a tutti i livelli.
Un collettivo di fumettist3, sceneggiatrici, disegnatrici, coloriste, letteriste, soggettiste, giornaliste, traduttrici, ghost writer che lavorano - o vorrebbero lavorare nei mondi del fumetto. Un collettivo in cui ciascunǝ vuole il riconoscimento del proprio impegno, essere giudicatǝ come artista in un ambiente solidale che ci rispetti come professionist3.
come si può aderire?
► Chi condivide la nostra visione e con essa la nostra pratica politica e ha intenzione di supportare il lavoro del collettivo può diventare firmatariǝ: è possibile inviare una mail a info@moleste.org. Può firmare chiunque, ovviamente non c’è esclusione o preclusione di genere per supportare il nostro progetto.
È anche possibile scriverci per proporvi come parte più attiva: il collettivo si basa su lavoro a titolo volontario e ogni aiuto per crescere, sviluppare reti e nuove collaborazioni è sempre ben accetto.
smack! è una creatura ibrida da tanti punti di vista e pian piano cercheremo di prenderli in considerazione tutti, ma intanto ti chiedo: come si tiene insieme il concetto di zine autoprodotta e lavoro con una casa editrice?
► Smack! fin dalla sua genesi, realizzata col suo numero zero, nasce come zine totalmente autoprodotta, lo stesso vale per questo numero. L’indipendenza nel manifestare la nostra visione politica attraverso contributi artistici è per il collettivo una priorità politica. E tuttavia, quando Eris, le cui pubblicazioni si collocano in maniera significativa nel discorso transfemminista intersezionale, ha risposto positivamente alla nostra proposta di collaborazione, per il collettivo si è concretizzata una bellissima opportunità. Eravamo nel pieno della lavorazione del numero uno, ma è stato bello vedere da parte di Eris come la casa editrice abbia supportato il progetto e scelto di farci da rete per dare al nostro messaggio una portata ancora più ampia. Eris ha inoltre adottato una politica di accessibilità economica dando la priorità alla copertura delle spese vive della zine mantenendo il prezzo di vendita il più possibile alla portata di tutt3.
sono ibridi anche i linguaggi usati, dal fumetto (principalmente) ai testi in prosa alle illustrazioni con didascalie brevi: come si mettono insieme tante forme espressive differenti?
► La pratica politica intersezionale è intimamente connessa alla contaminazione culturale, all’ibridazione e alla pluralità dei linguaggi, elementi strutturali nella progettazione di Smack! e parte consistente della nostra identità di collettivo.
All’interno della zine ogni contenuto trova la sua forma, ogni voce è valorizzata dal medium più idoneo a farla risuonare. Il fumetto, il saggio breve, l’illustrazione libera e lo stream of consciousness raccontano con differenti medium e tone of voice storie personali, intrecciando 35 voci in una dimensione che è contemporaneamente personale e corale, dove la pluralità è forma e sostanza che si oppone al modello unico binario-cis-bianco e patriarcale.

il tema centrale è quello dei peli che viene declinato in tantissimi modi e diventa lo spunto di base per riflessioni che, anche quando sono molto diverse tra loro, partono dal vissuto personale per raccontare esperienze collettive, più o meno vicine al nostro presente. perché, secondo te e secondo voi-collettivo, ancora oggi nel 2024, il corpo femminile e alcune sue parti in particolare, come i peli/capelli appunto, riescono a essere simboli così forti di lotta politica per l’autodeterminazione (o per la sua negazione)?
► Il pelo in ogni sua accezione e dimensione letterale, letteraria, metaforica, simbolica, allegorica e politica è un elemento narrativo in grado di coinvolgere vicende personali, intime e personali così come narrazioni ampie e più universalizzabili, il pelo in quanto tema potenzialmente trasversale all’esperienza di ogni persona. L’intenzione era quella di accogliere ma anche andare oltre alle accezioni più comuni che convivono col pelo (come la pratica della depilazione), il pelo come elemento archetipico e cardine di molteplici narrazioni: il pelo è il tempo che passa, è spaccato culturale, etnico, antropologico, il pelo, che può, nelle sue differenti manifestazioni, diventare potente atto politico. Il topic della zine diventa così mise en abime e al tempo stesso anche smascheramento dello sguardo maschile, delle meccaniche che il potere oppressivo maschile-cis-bianco-abile e patriarcale esercita sempre sui corpi. Il pelo è spesso discrimine, come raccontano le voci di Smack! tra ciò che è giusto e desiderabile e ciò che è incuria e indesiderablità, il pelo diventa in questa ottica potenziale elemento di crisi e di messa in discussione di una cultura che non sentiamo nostra e che vogliamo cambiare.
abbiamo parlato di linguaggio ibrido e tematiche multiformi ma c’è un altro aspetto che mi è piaciuto molto e cioè che questa prima zine include un bel contributo di amleta, un’associazione femminista intersezionale di attrici che è un po’ il parallelo di moleste ma nel mondo del teatro. come è nata questa collaborazione?
► Uno degli obiettivi di Smack! è uscire dalla propria bolla di riferimento e utilizzare le narrazioni visive di cui ci occupiamo per parlare dei temi che ci stanno a cuore. La fanzine ci serve da ponte e tramite, così come ci ha aiutato a tessere una rete con le realtà che condividono la nostra visione. Lo scorso anno abbiamo collaborato con Brigata Basaglia, che si occupa degli stigmi di genere legati alla malattia mentale, quest’anno invece abbiamo voluto coinvolgere Amleta, realtà che parallelamente a noi si occupa di questioni di genere all’interno del mondo del mondo dello spettacolo. Pensiamo che ogni occasione sia buona per stringere alleanze, per sostenere la denuncia e far emergere in ogni luogo gli squilibri di potere legati ai dictat del patriarcato, e questo compreso razzializzazione, abilismo, grassofobia e omo-bi-lesbo-a-transfobia.
si parla tantissimo di intersezionalità però poi non sono tanti gli ambienti e i progetti che riescono davvero a essere intersezionali. cosa vuol dire questa parola per moleste e quali sono le strategie che adottate per far sì che le vostre pratiche rispettino davvero il principio di intersezionalità?
► Come scrivevo sopra la nostra pratica politica che si riflette in Smack! è intersezionale nella forma e nei contenuti perché pone l’attenzione alla complessità e agli aspetti multidimensionali dei fenomeni di violenza, abuso e discriminazione senza mai dare per scontato il contesto economico, sociale, culturale e politico nei quali queste sono perpetrate, valorizzando piuttosto le voci, gli sguardi e le soggettività: il pelo visto da un caleidoscopio di punti di vista ciascuno dei quali merita attenzione e ascolto. Definiamo il nostro approccio intersezionale anche perché non parla per, non parla di, ma parla sempre con, dando, senza sovradeterminare, la parola alle persone, ai corpi che prima di raccontarle vivono le rotte che tracciano e le identità che vestono e manifestano quotidianamente.
quali sono i progetti che moleste sta portando avanti (oltre smack!, ovviamente)?
► Oltre al progetto Smack! il collettivo si occupa di supportare chiunque abbia subito molestie o abusi attraverso strumenti di supporto, iniziative, attività formative, reti e spazi - online e offline - di prossimità. Il collettivo ha inoltre all'attivo la pubblicazione dell’antologico Fai Rumore pubblicato dell’Editrice Il Castoro a maggio 2022, inserito nel Progetto Scuole della stessa casa editrice, in uscita nel 2024 per Dark Horse Comics.
Per sapere di più del lavoro del collettivo invitiamo chi sta leggendo questa intervista a consultare il Manifesto sul nostro sito www.moleste.org e a seguirci sulle nostre pagine social.
grazie mille a entrambə ancora una volta e un megaimboccallupo per tutti i prossimi progetti! ♥

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martedì 30 gennaio 2024

trilogia della città di k.

nonna ci picchia spesso, con le sue mani ossute, con una scopa o uno strofinaccio bagnato. ci tira per le orecchie, ci agguanta per i capelli.
altre persone ci danno anche dei ceffoni e dei calci, non sappiamo neanche perché.
i colpi ci fanno male e ci fanno piangere.
[...] decidiamo di irrobustire il nostro corpo per poter sopportare il dolore senza piangere.
[...] nel giro di poco tempo non sentiamo effettivamente più nulla. è qualcun altro che ha male, è qualcun altro che si brucia, che si taglia, che soffre.
non piangiamo più.

trilogia della città di k. è un libro difficile. in tutti i sensi possibili.
è difficile da leggere perché la storia di lucas e claus fa male, ma proprio tanto male, e perché agota kristof non è certo il tipo di autrice che prende lə suə lettorə per mano e lə accompagna lungo il sentiero della narrazione.
anzi. agota kristof è più una che semina chiodi d'acciaio per strada sperando che ti si buchino le gomme.
in curva.
vicino a un dirupo.
trilogia della città di k. è un romanzo che in realtà sono tre: il grande quaderno, la prova e la terza menzogna, pubblicati tra il 1986 e il 1991 e tradotti in italiano - tutti e tre insieme - per la prima volta nel 1998.

la storia inizia come inizierebbe una favola raccontata da unə bambinə a cui mai nessunə, però, ha raccontato delle favole. inizia in una città senza nome e in un tempo qualsiasi, durante una guerra qualsiasi, crudele, ingiusta e dolorosa come tutte le guerre.
lə protagonistə non hanno nomi, ci sono solo una madre disperata che non sa più come sfamare i suoi figli, un padre lontano e una nonna acida e malvagia.
e poi ci sono due gemelli, due bambini che sono praticamente una cosa sola, un'entità plurale condensata in un noi che pensa, parla e si muove all'unisono.

il grande quaderno, da cui prende il titolo il primo romanzo, è quello in cui i due gemelli scrivono e raccontano la loro nuova vita in campagna dalla nonna, una vecchia lurida al limite della bestialità, avara e incapace di provare un briciolo di tenerezza, compassione e affetto. anzi, la donna non perde occasione per picchiare, offendere e abusare dei due bambini in ogni modo possibile.
giorno dopo giorno, evento dopo evento, i due gemelli descrivono nel loro quaderno una società inaridita dalla guerra e dalla fame, un ambiente in cui riescono a sopravvivere solo soffocando ogni emozione e ogni bisogno dietro un'armatura d'indifferenza, e lo fanno con un linguaggio studiatamente freddo e asettico in cui qualsiasi tipo di sentimento è bandito per scelta cosciente e consapevole.
il loro è un mondo incattivito in cui non c'è spazio per l'infanzia, in cui bisogna crescere alla svelta e imparare a superare lə adultə in astuzia, per rimediare cibo, per proteggersi dal freddo, per sopravvivere alle prepotenze e alle violenze.
col tempo, i due bambini diventano sempre più insensibili, si trasformano in creature capaci di tutto pur di strappare un giorno dopo l'altro al tempo, fino a raggiungere un livello di freddezza e mancanza di empatia che, per noi lettorə, diventa un macigno quasi ingestibile.

le cose cominciano a complicarsi tra la fine di questo primo libro e il secondo - la prova - perché, dal momento in cui i due fratelli si separano, diventa difficile riuscire a capire cosa succede a chi e, soprattutto, chi sono questi chi di cui si parla, e che parlano.
nell'ultima parte, la terza menzogna, nonostante il titolo, in realtà pian piano le cose si svelano per quello che davvero sono. ovviamente, parlare di cosa si svela, come e per quale motivo lo fa sarebbe un po' un delitto perché trilogia della città di k. è un libro che va scoperto man mano, lasciandosi avviluppare dalle bugie, dagli inganni e dai motivi che li hanno resi necessari.

agota kristof scrive con uno stile asciutto, essenziale, senza mai censurare l'orrore, anzi: le parole, le frasi così secche e taglienti sottolineano ogni volta che serve la miseria e la meschinità del mondo dellə suə personaggə, riuscendo al contempo a scrivere un romanzo di enorme intensità.

venerdì 26 gennaio 2024

le streghe di manningtree

il suo nome di battesimo è anne, ma tutti la chiamano "la beldam west". le si addice, poiché è un appellativo ingombrante e malvagio: sembra il nome di un deserto biblico su cui dio ha fatto cadere una pioggia di meteoriti. beldam. "belle" è una parola francese che significa "bella" (e bella mia madre non è , anche se dicono che un tempo lo sia stata). e "dam" come "damned", "dannata". un concetto che mi guardo bene dallo sceverare.

le streghe di manningtree, romanzo d'esordio di a.k. blakemore, è uno dei libri letti a fine dell'anno scorso insieme alla coven di lettura* dedicata alle streghe, appunto. e forse, tra gli ultimi che abbiamo scelto di leggere, è uno di quelli che mi hanno lasciato il sapore più sciapo in bocca.

la storia si rifà alle reali persecuzioni contro le streghe nell'inghilterra del XVII secolo. per la precisione, siamo nel 1643 quando inizia la vicenda, a manningtree, una piccola cittadina dell'essex da cui la guerra ha portato via tutti gli uomini, lasciando le donne a macerarsi - e a macerare i loro piccoli odi personali, acuiti dalla fame e dai sacrifici che tempi simili impongono - da sole in paese.
le più vecchie, le più povere, quelle non ancora sposate e, in generale, chiunque si faccia notare troppo, diventa facilmente mira della antipatie altrui. e la beldam west è una che si fa notare decisamente troppo e su cui circolano, sottovoce, pettegolezzi circa la sua non proprio integerrima condotta morale.
rebecca, voce narrante della storia, è la sua unica figlia. e, almeno all'inizio del romanzo, prova odio e disprezzo per quella madre così fuori dalle righe. là dove la beldam west si lascia andare all'alcol e alle cattive compagnie, rebecca cerca di essere una ragazza modello: instancabile lavoratrice, modesta, pudica, devota e studiosa (di catechismo, ovviamente, non fatevi strane idee). studiare, soprattutto, è una delle cose che preferisce perché il suo insegnante è lo scrivano john edes, per cui bella nutre un amore puro e innocente.

in poche parole, rebecca è un'insopportabile bacchettona bigotta il cui virginale candore e la convinzione di peccare a ogni respiro che fa risultano stancanti in breve tempo.
ho passato tutta la prima parte del libro a sperare che prima o poi sua madre prendesse il suo posto.
la svolta, tanto nella trama quanto nella noiosissima esistenza di rebecca, arriva insieme a matthew hopkins, l'inquisitore.
e quando arriva l'inquisitore, improvvisamente le donne - soprattutto quelle più povere, vecchie e sole - iniziano a diventare streghe. o a vedere il diavolo nei posti più impensabili, come accade a rebecca, e a convincersi di esserlo.

matthew hopkins è un uomo orribile e odioso, ha una mente perversa e malvagia che riversa quella stessa malvagità su chiunque si posi il suo sguardo. hopkins vede il peccato in tuttə tranne che in sé stesso e - cosa che non ci sorprende affatto - mette subito gli occhi addosso a rebecca e a sua madre, tra le altre. l'evento che scatenerà l'inferno per le donne di manningtree è una strana febbre che coglie un bambino. da questo momento il paese si anima di dicerie su streghe, maledizioni, invidia e sortilegi.
dai primi pettegolezzi alle prigioni fredde e umide il passo è brevissimo.
buona parte del libro è dedicata proprio ai lunghi anni tra le prime accuse fino alla fine del processo a diverse donne, tra cui, ovviamente, ci sono anche rebecca e sua madre.
alla ragazza serve patire sulla propria pelle tutta quella crudeltà, quell'orrore, quell'odio per cominciare a schiarirsi la mente su dio e gli uomini e per cambiare, pian piano e con cautela, idea su sua madre.

quello che mi ha convinta meno di questo libro - che vanta un bello stile di scrittura, soprattutto se vi piacciono i toni un po' barocchi - è proprio la protagonista. sicuramente, rebecca è figlia del suo tempo ed è la più probabile rappresentazione di una giovanissima popolana dell'inghilterra del '600, istruita il minimo indispensabile e cresciuta in un ambiente intriso di puritanesimo.
però - proprio come si diceva nel gruppo - adesso avremmo bisogno di personagge che non siano sempre e solo vittime, anche a costo di essere meno coerenti con il contesto storico (d'altronde, si parla di romanzi, non di saggi), e di una visione dell'essere strega che possa sottolineare il potere, la conoscenza, la forza e l'indipendenza delle donne che hanno sfidato un certo modo di pensare e non quello di chi ha cercato, a tutti i costi, di conformarvisi.
insomma, non è un brutto libro, anzi, è molto appassionante, però sarebbe bello riuscire a leggere qualcosa di diverso (ad esempio, qualcosa di più simile a le streghe in eterno).

* per tutte le info sulla coven vi rimando alla pagina instagram della sua fondatrice.

mercoledì 17 gennaio 2024

commenti randomici a letture randomiche (81)

un paio degli ultimi fumetti letti lo scorso anno - che mi hanno entusiasmata molto meno di quanto pensassi - e il primo libro del nuovo anno, consiglio apprezzatissimo della cara stella dello scartafaccio, tutto mischiato insieme nel disperato tentativo di sfoltire un po' la pila delle cose-che-ho-letto-e-di-cui-vorrei-parlarvi.

 kaina of the great snow sea ~ vol. 1 


due sono le cose che mi hanno convinta a provare il primo volume di kaina of the great snow sea: il nome di tsutomu nihei (prima o poi sarò ricca e recupererò tutto blame!) e l'idea di due mondi vicinissimi che però quasi si ignorano completamente.
non lo boccerei ma tocca ammettere che come inizio è un po' meno entusiasmante di quello che immaginavo - o forse, semplicemente, speravo - ma ha del potenziale, che spero venga fuori nel prossimo volume.
il pianeta in cui vive kaina - si tratta della terra? un futuro in cui i cambiamenti climatici hanno devastato il clima? - è praticamente sommerso dalla neve. l'unico posto in cui ci sono ancora esseri umani è la membrana celeste, la superficie che si estende sopra gli alberi orbitali, piante gigantesche che affondano le loro radici lì dove nessunə vive più ormai, un mondo disabitato di cui restano poche tracce di un passato lontano. o almeno, questo è quello che crede kaina, il più giovane, anzi, l'unico ragazzo in una comunità di vecchiettə, preoccupatə per il suo futuro quando loro non ci saranno più. tuttə loro si occupano di kaina, come in una grande, strana famiglia, mentre lui va a caccia (le uniche prede disponibili sono dei giganteschi e anche un po' orripilanti insetti - e le loro uova - che vivono tra gli alberi orbitali). l'umanità, insomma, sembra destinata a estinguersi a breve ma la quotidianità della membrana celeste viene scossa dall'incontro tra kaina e la principessa ririha, un'abitante del mondo di sotto. sfuggita all'esercito nemico, ririha racconta di un mondo ormai completamente soffocato dal mare di neve, in cui pochi villaggi e città sorgono tra le radici degli alberi orbitali.

nonostante l'umanità sia a un passo dall'estinzione per la mancanza di acqua e di sostentamento, il paese di valgia semina morte e terrore per derubare gli altri insediamenti. lo scopo del viaggio di ririha era quello di riuscire a incontrare il saggio della foresta, qualcuno sulla membrana che sapesse aiutarla a salvare il mondo. ririha sapeva che si trattava solo di una leggenda, ma a cosa altro affidarsi quando ogni possibilità di sopravvivenza sembra essere scomparsa?

la storia, fin qui, sembra interessante ma c'è qualcosa di non troppo definibile - o che comunque non riesco a individuare con precisione - che rende tutto meno appassionante di quanto potrebbe essere.
sono molto curiosa di leggere almeno un altro paio di volumi per sapere che piega prenderà la storia e capire se ne vale la pena o meno andare avanti.

 saga ~ vol. 11 


ogni volta che esce un numero di saga io sono ipermegaentusiasta. stavolta però mi sono quasi annoiata a leggere questo volume perché sembra che non succeda niente di che. o meglio, sembra che si stia preparando il terreno per un sacco di cose che succederanno dopo. il ricordo di marko continua a essere ossessionante e non soltanto per hazel e alana. se non si trattasse di saga, mi aspetterei che, in un modo o in un altro, tornerebbe, ma qui nessuna gioia è regalata a caso e mi sa che di miracoli non ne vedremo. e mentre alana cerca di sbarcare il lunario e offrire una vita dignitosa e sicura a hazel e a scudiero, non soltanto lə due bambinə sembrano avere quello di mettersi nei guai come obiettivo principale, ma il resto dell'universo pare non abbia alcuna voglia di dimenticarsi di loro e smettere di dargli la caccia.
il problema è che ormai ci sono in ballo troppə personaggə e troppe trame e sottotrame che si intrecciano e che, vista la cadenza delle uscite, si dimenticano almeno in parte.
penso che il prossimo volume sarà più interessante, intanto ci tengo a sottolineare che per me questa continua a essere una delle serie migliori degli ultimi anni. toccherà fare qualche rilettura e prendere appunti per non perdersi per strada...

 seppellitemi lassù in montagna 


seppellitemi lassù in montagna di francesca tacchi è stato il mio primo libro del 2024.
sono un po' scaramantica su questa cosa, quando inizio con un libro che mi piace molto poi, di solito, riesco a leggere cose belle per tutto l'anno, quindi sono stata contentissima di cominciare con una storia folle come questa, in cui magia e resistenza antifascista si fondono in modo totalmente inaspettato che però funziona benissimo.
c'ho messo un po' prima di leggerlo proprio perché mi faceva strano mettere insieme due elementi così diversi, avevo paura che mischiare fantastico e storia andasse a svilire la seconda (e, soprattutto perché si parla di un pezzo di storia così importante, ero parecchio spaventata). però ho dovuto ricredermi. se è vero che
ogni giorno è buono per ammazzare nazisti
è anche vero che ogni storia è buona per ammazzare nazisti. e fascisti. che poi sono la stessa cosa. insomma, mi piacciono molto le storie in cui lə partigianə fanno fuori lə nazistə, che si tratti di storia o di pura invenzione (è il motivo per cui mi piace tanto star wars), e in questo racconto non ci si risparmia di certo.
è il 1944 è veleno, nome di battaglia, vuole solo eliminare più feccia fascista/nazista dalla faccia della terra prima di morire. è sicuro che morirà a breve, è sicuro che non vedrà l'italia libera dal fascismo, che non sopravvivrà abbastanza da festeggiare la vittoria della resistenza ma a lui non importa. l'unica cosa che desidera è la vendetta.
diventato partigiano, veleno ha incontrato rame, compagno, amico e amante. rame è uno che ha lo sguardo lungo, capace di vedere oltre, di immaginare il suo paese libero, di sognare un futuro giusto ed equo per tuttə. e, se pure veleno continua ossessivamente a cercare la vendetta senza curarsi della sopravvivenza, forse rame è la sua ancora, è quello che in qualche modo lo tiene ancorato alla vita, un giorno alla volta.

insieme a rame, c'è angizia - l'antica dea etrusca dei veleni - a proteggerlo e a dargli il potere di curare le ferite, sue e dellə altrə. veleno è votato alla morte in combattimento ma ha la capacità di salvare la vita anche nei casi più disperati. l'anello che porta con sé, eredità della sua famiglia - una famiglia di serpari - guarisce ogni ferita, mentre le percezioni di veleno si alterano: avverte l'abbraccio di angizia, vede i suoi serpenti avvolgere tutto intorno a lui, sente la voce della dea e il sibilare degli animali che la accompagnano.
francesca tacchi riesce a raccontare questi momenti con così grande intensità che sembra di vederlo, questo ragazzo e il suo mondo che si immergono in un'altra realtà così straordinaria da non potercisi mai abituare davvero, un piano di esistenza in cui la dea svela che veleno e cura, morte e vita non sono che le due facce della stessa medaglia.
ed è proprio in virtù delle doti di veleno che lui e rame, insieme ad altre due partigiane, mosca e irma, vengono incaricatə di portare a termine una missione fondamentale per le sorti della guerra. una missione durante la quale veleno scoprirà di non essere l'unico ad avere un legame così stretto con le divinità, e che in fondo, di morire per mano di un nazista non ne vale poi così tanto la pena...

martedì 16 gennaio 2024

l'archivio dei finali alternativi

sono storie che parlano di cupidigia, di menzogne, di violenza e di abuso. sono storie sul potere e sulla disperazione. ci sono enigmi e trappole, ci sono mostri e fantasmi e corpi spezzati, braccia mancanti e gambe mozzate e teste perdute. e, mentre wilhem si concentra sulla trama e i personaggi, jacob, non smette mai di pensare a come accadono le cose, nota che quasi tutti i personaggi entrano, escono o si perdono in un bosco.

se dovessi scegliere il libro più strano letto l'anno scorso, l'archivio dei finali alternativi vincerebbe staccando tutti gli altri titoli di parecchi punti. probabilmente è uno dei più belli che ho letto, sicuramente uno dei più interessanti eppure è un po' troppo cervellotico perché rientri tra i miei preferiti (in fondo, resto una lettrice che si innamora di pancia delle storie e per questa qui, invece, ci vuole molta più testa e, magari, carta e penna a disposizione).

provare a spiegare di cosa parla questo libro è una vera impresa: parla di fiabe, di chi le racconta e di chi le raccoglie e di una cometa, quella di halley (anche prima che fosse di halley) che passa accanto alla terra ogni settantacinque anni circa, di chi la osserva e di chi ne è osservatə, e poi parla di fratelli e di sorelle, di famiglie, di segreti, di amanti, di boschi, di streghe e di salvatrici, parla di scatole di biscotti, di crudeltà, di violenza, di abusi - che, proprio come notava wilhem, sono cose che è facile trovare in tante storie - a anche di amore. ecco, fare un elenco così in fondo non è poi tanto difficile, è molto più complicato capire come tutti questi elementi siano collegati - e lo siano in modo praticamente perfetto e tremendamente complesso.
così complesso che, probabilmente per la prima volta in vita mia, ho dovuto prendere appunti per capirci qualcosa. e per provare a rispondere alla domanda di cui prima.

la narrazione segue i passaggi della cometa che, come le luci sul palcoscenico di un teatro, illumina momenti e storie. così, quelle che sembrano vicende scollegate, lontane decenni e secoli le une dalle altre, diventano brani di una stessa narrazione, quella della cometa stessa che, nel suo eterno allontanarsi e poi ritornare verso il sole, sbircia la terra a ogni passaggio.
eppure, questi frammenti non sono raccolti in ordine cronologico: lindsey drager usa, per collegarli, la storia di hansel e gretel e la storia di come il racconto di cui sono protagonistə si trasforma in fiaba, si scompone per secoli e secoli in un prisma di versioni e interpretazioni differenti, narrato da migliaia di voci diverse, prima di essere imprigionato sulla carta, fissato in un'unica forma.
è da qui, nel 1835, che inizia il romanzo. mentre la cometa attraversa la notte, wilhem e jacob grimm decidono quale sarà la versione definitiva della fiaba dellə due bambinə persə nel bosco.
per registrare una fiaba si deve accettare di perdere sempre qualcosa. alcune cose devono rimanere taciute e nascoste. l'arte della narrazione, aveva detto il fratello, consiste nel sapere dove e come lasciare spazi vuoti.
le diverse versioni di hansel e gretel che hanno ascoltato si somigliano un po' tutte.
tutte tranne una.
a raccontarla è una donna e quello che sostiene è che il motivo che ha indotto lə genitorə a far perdere lə bambinə nel bosco non era la fame, né la miseria. era l'incapacità di accettare che hansel fosse attratto da altri uomini, era il rifiuto di un modo diverso di amare. era l'odio e il desiderio di annientamento verso ciò che non si riesce a comprendere, così forte da troncare persino i legami di sangue. secondo il racconto di questa donna, gretel sceglie di andare nel bosco, di abbandonare lə genitorə crudeli per seguire il fratello e proteggerlo.
wilhem, consapevole del segreto di jacob, decide di fare come la bambina della fiaba. e per proteggere il fratello - che mai si sposerà né avrà figli - decide di nascondere per sempre il segreto di hansel, e quindi quello di jacob, negli spazi vuoti, in quel non detto che cristallizza, per sempre, la storia dellə bambinə persə nel bosco così come l'abbiamo sempre conosciuta.
in qualche modo, wilhem prova a cancellare l'orrore di una violenza, di un odio così feroce per tenere jacob al sicuro. ma la cometa continua a girare e fratelli e sorelle continuano a nascondere e a condividere segreti.
se nei libri di fiabe è la miseria a portare all'abbandono di hansel e gretel, sulla terra si continua a odiare e ad allontanare chi ama in modo differente, nei secoli dei secoli.

nel 1910, a un altro passaggio della cometa, incontriamo una donna. è stata rinchiusa in un manicomio e sta disegnando. disegna la storia di due bambinə persə nel bosco e affamatə, due bambinə su cui lo sguardo si posa dall'alto, da sopra le cime degli alberi. lei ancora non lo sa ma quei disegni verranno trovati, nascosti in una scatola di biscotti, da un'infermiera e pubblicati. l'edizione illustrata di hansel e gretel sopravvivrà ancora per secoli e, nel 1986, verrà donata da uno scrittore - inconsapevole discendente di wilhem grimm - a un suo giovane amante, un programmatore allontanato dalla famiglia che non accetta il suo essere omosessuale.
e, ancora, in una terra ormai sull'orlo del tracollo, nel 2136, la cometa può illuminare quelle pagine strette tra le mani di una donna in cerca di acqua che non sa più leggere.
e nel 2211 quella stessa storia di bambinə abbandonatə e di boschi in cui perdersi e poi forse ritrovarsi si può ascoltare nello spazio, se si è capaci di decifrare i messaggi di due sonde gemelle che cercano altre forme di vita a cui recapitare il loro messaggio, l'eredità di un'umanità che continua a raccontare la crudeltà verso due bambinə che, mano nella mano, attraversano il bosco.
copie di copie, pagine uguali una all'altra come quelle che un entusiasta johannes gutemberg mostra, in una sera del 1456, alla sua gemella. il viso di lei si rispecchia in quello di lui, i lineamenti si sovrappongono proprio come fanno i fogli stampati grazie all'invenzione del fratello, l'unico che crede alla sua storia, l'unico che vuole preservare la sua memoria.
e ancora e ancora, la storia di hansel e gretel, degli amori proibiti, dei boschi e dei segreti condivisi attraversa il tempo e lo spazio, ancora si nasconde nelle scatole dei biscotti, ancora svela il punto di vista di una stella che vorrebbe solo suo fratello accanto a sé:
ogni volta che imparava qualcosa di nuovo faceva tutto il viaggio di ritorno per vedere il fratello, il sole, perché il suo lavoro era al centro dell'universo e non poteva lasciare il posto vacante. gli raccontava cosa aveva imparato. vieni con me, gli chiedeva, verso i porti sicuri ai confini del mondo, dove non c'è così bisogno di te. vieni con me e vivi ai margini dove puoi imparare e amare e perdere, i tre grandi obblighi morali. e anche se ogni volta il sole di rifiutava di seguirla, la sorella stella ritornava.
quello di lindsey drager è un bellissimo esperimento narrativo, un gioco colto ed elegante fatto con le storie e le parole, con i personaggi e gli oggetti e le epoche, un gioco di rimandi che si rincorrono e si ritrovano tra un capitolo e l'altro, tra un passaggio della cometa e l'altro, avanti e indietro tra passato e futuro.
un libro come, forse, non ce ne sono altri al mondo, strano e affascinante di cui tutto quello che vi ho raccontato non è che un pizzico.