sabato 29 giugno 2013

persepolis

e finalmente riesco a tornare. non che mi sia assentata per mancanza di tempo, bensì per mancanza di entusiasmo, tra lavori che durano quattro giorni e poi arriva il licenziamento e gente che fa di tutto per assassinare qualsiasi entusiasmo derivante dall'idea di una nuova proposta.
al momento quello che ho in testa è di riesumare qualche vecchio libro del liceo (cerco disperatamente il mio geymonat che la madre ha deposto in qualche luogo inaccessibile nel camerino, lì dove se non sei almeno un metro e sessanta e non sai arrampicarti su una scaletta non puoi neanche avvicinarti) e voglio andare a fare fotografie in giro, giusto per il gusto di creare qualcosa di bello.
innumerevoli sono gli sguardi scettici e gli sbuffi di noia.
ma non è di questo che voglio parlarvi.

come dicevo nello scorso post, le ultime letture non mi hanno per nulla entusiasmata.
ma ho finito un paio di giorni fa persepolis, e anche se non mi ha fatto gridare di gioia, di certo mi ha lasciato sensazioni e giudizi decisamente positivi.

la prima opera a fumetti di marjane satrapi è anche la sua autobiografia. persepolis racconta la storia di marjane dalla sua infanzia fino all'età adulta, ricoprendo una quindicina di anni dell'autrice stessa, e narrandoci al contempo le vicende storie dell'iran, la sua trasformazione da monarchia a repubblica teocratica e sopratutto la rivoluzione islamica e le pesanti restrizioni sociali imposte dal fanatico nuovo sistema di governo religioso.

da bambina nata in una famiglia di progressista, che tenta di comprendere il difficile e contraddittorio mondo degli adulti, che si lascia trasportare da ideali che lei stessa non comprende ancora fino in fondo e che si affida la notte tra le braccia del suo amico dio, dello stupore e dell'accettazione dello stato di guerra, con tutto quello che comporta, marjani cresce in un paese in cui ogni cosa può essere vista come un errore che porta al rimprovero, al castigo, anche alla prigionia e alla morte.
l'accettazione sconcertata degli anni dell'infanzia lascia posto poco per volta alla rabbia dell'adolescente ribelle, che sogna l'occidente come il paradiso dorato della libertà, con la sua musica punk e le sue donne libere di vestirsi e truccarsi come preferiscono.
gli anni della guerra però non accennano a portare alla gente la dolcezza dell'annuncio della fine delle ostilità, e la società, sopratutto nei sistemi educativi, diventa sempre più rigida.
marjane, che ha frequentato il liceo misto francese per anni, si ritrova nelle scuole dove ragazzi e ragazze stanno in aule separate, dove persino le scale sono separate per evitare sguardi e contatti non conformi alle leggi morali, dove ogni giorno le lezioni sono interrotte dalle preghiere e dai lamenti per la morte dei martiri.
impossibile per lei non controbattere alle assurde imposizioni degli insegnati, cosa che convince presto i genitori a mandarla a studiare in austria, per tenerla fuori dalla guerra e per permetterle di crescere senza diventare una sposa sottomessa prima dei vent'anni, priva di esprimersi, pensare e ragionare.

marjane, da ragazza ribelle e progressista in iran, si ritrova a essere una conservatrice in europa. le abitudini dei ragazzi della sua età le sembrano folli e sterili, vuote ostentazioni di una ribellione insensata. ribellarsi contro cosa? verso i genitori, che dovrebbero essere i primi ai quali dare rispetto e amore?
la libertà sessuale in qualche modo la scandalizza e le droghe, che all'inizio la spaventano, diventano il pane quotidiano durante la sua rapida discesa nella depressione.
estranea nel suo paese, nel quale non riesce ad adattarsi ancora una volta per colpa delle leggi morali troppo rigide e insensatamente severe, estranea in europa, nella quale è e rimane un'immigrata nostalgica che non riesce ad ambientarsi fino in fondo.
arrivata al limite in austria, senza più casa, senza amici, con tante delusioni alle spalle, si riduce a vagabondare fino a quando una bronchite non la fa risvegliare in ospedale e la convince a ritornare a casa.
lì la situazione si complica. se il troppo liberismo europeo la destabilizzava, le restrizioni morali e comportamentali del suo paese rendono l'esistenza sempre più difficile.
le feste sono proibite, lo studio all'università, in arti grafiche e plastiche, è reso difficilissimo dall'impossibilità di usare dei modelli svestiti. il solo modo per andare avanti è nascondersi dai controlli, con le feste clandestine o con le sessioni di studio private, dove ognuno a turno fa da modello agli altri, con il tacito consenso di professori che non hanno il coraggio, né le ragioni, di manifestare apertamente il loro consenso nei confronti dei ragazzi. per marjane arriva anche l'amore, e il rapporto tra lei e reza è sottoposto ai controlli continui per strada, dove una coppia non può mostrarsi insieme se non è pronta a dimostrare il matrimonio o una parentela molto stretta, è costretto a consumarsi nelle rispettive abitazioni, senza libertà nè serenità.
il solo modo per ufficializzare il loro status di coppia è ovviamente il matrimonio, che però rovinerà il loro rapporto conducendoli ben presto al divorzio, al seguito del quale marjane tornerà di nuovo in europa.


il resto della storia non viene narrato, ma sappiamo che l'autrice vivrà fino a oggi in francia dove lavora come illustratrice e autrice di fumetti.

quello che colpisce in persepolis è la mescolanza eterogenea eppure riuscitissima della componente intima e autobiografica con quella meno emozionale del racconto storico delle vicende dell'iran.
la satrapi non si perde in autocommiserazioni neanche quando ci parla dei periodi più neri della sua vita, i bombardamenti giornalieri, la morte degli amici cari, la disillusione nei confronti di dio, la depressione, e neanche ci annoia con impersonali elenchi di eventi storici per farci sapere cosa successe in iran da quando lei ha memoria.
con la calma e la consapevolezza di chi ha assimilato e accettato la sua storia difficile, la satrapi la racconta in modo esaustivo e mai morboso, emozionante e mai melodrammatico, accostando alle frasi scarne e spesso lapidarie, disegni di grandissima forza espressiva, fatti di linee grosse e nette, campiture larghe e pesanti, segni a volte quasi stilizzati e fortemente eloquenti nelle loro forme quasi primitive. potente e comunicativo, il disegno della satrapi è concettuale e indescrivibilmente poetico, sopratutto quando si associa ai racconti della sua infanzia, per diventare sempre più descrittivo quando si ritrae nel passato più recente.
proprio nel suo stile grafico e in quello narrativo, all'apparenza così semplici e lineari, si nasconde la forza dirompente ed espressiva di un'opera fortissima e poetica.

lunedì 24 giugno 2013

post poco interessante sulle ultime letture poco interessanti

sono stati giorni di totale mediocrità. io non so, forse sono fissata, ma mi guardo attorno e mi sembra che tutti abbiano una vita interessante e divertente e piena di robe da raccontare. e nel frattempo mi sembra di sprofondare sempre di più nel baratro di cosa mi racconti di bello? no beh niente.
neanche le letture mi hanno consolata, forse sono io che sto davvero scazzata, ma non ho beccato nulla di memorabile, niente che mi abbia risvegliata un po' dalla noia e dai cattivi pensieri.
bah.
vi faccio una carrellata veloce di tutta questa noia.

vacanze in villa di madeleine wickham.
lo sapete, io ormai amo alla follia la kinsella.
eppure.
questo romanzo mi ha lasciata un po' così, con quel senso di è tutto qui? alla fine che non è che sia proprio il massimo per un libro.
due famiglie si ritrovano a dover condividere la stessa villa per le vacanze, grazie al simpaticissimo scherzo del tipo che li ha invitati. chloe, che si suppone sia una sarta, o una stilista, o qualcosa di non meglio identificato, con il suo compagno philip, che è (giustamente) costantemente depresso per via del lavoro che potrebbe scomparire da un momento all'altro e i suoi due figli, il sedicenne sam e il piccolo nat, trattati più o meno come cactus sullo sfondo.
dall'altra parte c'è hugh con la sua famiglia, le due odiose e ancora più cactus sullo sfondo bambine e la moglie snob, antipatica e acida, amanda, con tanto di babysitter semitossica e rasta, jenna.
considerando che la villa è enorme, non ci dovrebbero essere più di tanti problemi, non fosse che hugh e chloe stavano insieme circa quindici anni prima del gioioso incontro. e che si erano lasciati per la paura di lui di dover crescere il bambino di lei, sam, che all'epoca non aveva neanche un anno.
ci sarebbero gli elementi per una bella commedia scoppiettante e divertente, invece ci accontentiamo di una squallida sequela di debolezze e mediocrità.
di sciatteria nella vita ce n'è abbastanza anche senza doversela cercare nei libri.

la casa stregata di howard p. lovecraft.
io del maestro indiscusso dell'horror non avevo mai letto niente, questo libretto mi sembrava un buon modo per cominciare. ma vi assicuro che è anche un buon modo per terminare.
escludendo l'insopportabile sovrabbondanza di termini come orribile, mostruoso, tremendo, spaventoso e frasi tipo abisso di terrore, baratro di orrore eccetera, direi tranquillamente che le occhiaie del risveglio fanno molto più spavento. due racconti noiosissimi, che non danno neanche un briciolino di tensione, che si capisce tutto fin dalla seconda riga.
inquietanti morti di chissà cosa che lanciano maledizioni su chi abita in una certa casa e misteriose sette pagano-sataniche che mangiano (forse) bambini e fanno altre minchiate di riti poco credibili.
insomma, una vera e propria schifezza.
mi spiace signor lovecraft, non so cosa ci trovino nei tuoi libri, ma sono davvero noiosi. se devo leggere qualcosa di ansiogeno preferisco il bugiardino della tachipirina, mi mette più paura.

namida usagi 9 di ai minase.
ok, a me questo manga mi è piaciuto tanto fino ad adesso. ma di questo volumetto, davvero!, non se ne poteva sentire il bisogno.
non succede nulla di nulla, a parte le più stupide paranoie da liceali giapponesi da shoujo manga.
la fotografa che ci prova con narumi continua a provarci con narumi, momoka vorrebbe che lui stesse lontano da lei però non glielo dice, anzi, lo incoraggia a fare il modello e amano che continua a fare lo zerbino deciso a togliersi il fango delle pedate da dosso per confessare i suoi sentimenti a momoka, come un idiota che si butta senza paracadute dritto verso una distesa di spuntoni di roccia.
capitoli extra alquanto imbarazzanti per la totale inutilità, spero proprio che con l'ultimo volumetto si ritorni in carreggiata, è stata una lettura troppo carina per devastarla alla fine.

i love tiffany di marjorie hart.
anche qui, mi aspettavo di più.
è una sorta di racconto-diario dell'estate del '45 vissuta da due ragazze dell'iowa come commesse fattorino da tiffany. qualche dettaglio sulla guerra, qualche altro sulle storie d'amore, pochissimo sulle amiche, meno ancora - che cazzo! - su tiffany
. più
lo guardo, meno riesco a ricordare esattamente cosa c'è dentro tutte queste pagine.
non è che sono proprio io dell'umore sbagliato?

cosa mi metto oggi? di fifi lapin.
anche questo librino qui, tanto desiderato, è stato abbastanza deludente. mi aspettavo più disegni, ecco. insomma, è quello il motivo per cui l'ho comprato. carini i consigli di fifi, veramente scoccianti le interviste. insomma, se voglio qualcosa del genere mi compro elle o vogue.
beh, di certo non comprerò l'altro libro della cara coniglietta, a meno che non abbia prova provata che sia diverso da questo qui!

insomma, un sacco di tristezza. spero che l'estate porti qualcosa di meglio. adesso ho iniziato persepolis e devo dire che finalmente mi trovo tra le mani qualcosa di veramente meritevole.
spero di parlarvene presto!

domenica 23 giugno 2013

annuncio annuncio! ofelia di giulio macaione per comma22!

finalmente, dopo aver tanto desiderato di leggere la notizia, è arrivata! ofelia di giulio macaione verrà pubblicato in cartaceo dall'editore comma22!


la notizia è stata data da radio kiss kiss e sulla pagina del gruppo fb dedicato a ofelia, e io l'ho letta stamattina sul blog del buon hermès.
Ofelia non è strana soltanto fisicamente, ma è anche un po' borderline: parla con la propria ombra ed ha un gatto-camaleonte. Vive in una grande casa appartenuta alla defunta nonna, una famosa illustratrice di libri per ragazzi. L'abitazione ha però qualche segreto: lo studio della nonna, infatti, è stato chiuso per suo stesso volere e nessuno sa dove si trovi la chiave. La vita di Ofelia procede serenamente, nonostante qualche battibecco con il suo fidanzato, Oscar, finché, un giorno, arriva Jake, un misterioso studente inglese... Dal disegnatore di "The Fag Hag" e "Innamorarsi a Milano", una nuova serie a fumetti che saprà sicuramente conquistarvi.
(la trama di ofelia è stata presa dalla pagina del gruppo fb)

ovviamente il volume conterrà i capitoli già pubblicati on line sul sito di renstudio, quelli mancanti della serie, delle pagine extra e delle illustrazioni inedite. e c'è anche la notizia di nuove sorprese in arrivo...
la curiosità dovrà rimanerci fino al prossimo lucca comics&games, durante il quale verrà presentato in anteprima il volume. visto che so già che io non ci sarò, se qualcuno vuole spedirmi una copia, magari con un disegnino, si faccia avanti!

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se qualcuno si fosse chiesto in questi giorni dove sono sparita... beh, come al solito, sono riuscita a trovare lavoro il 20 giugno, quando a palermo si sfiorano quasi ogni giorno i 40°, e per giunta ci sto più di un'ora ad arrivare lì, camminando felicemente sotto il sole e sull'asfalto rovente (sono riuscita a ustionarmi i piedi. con i sandali, ovvio.)
si tratta del solito call center, dove lavoravo l'estate scorsa e anche quest'anno durerà poco, visto che la partenza si avvicina e finalmente potrò provare a rilassarmi un po', cosa che in questi giorni, per il lavoro e per altri motivi meno ameni, è davvero impossibile.
ho delle robe di cui parlarvi, ma nulla che mi abbia più di tanto entusiasmato, quindi al massimo aspettatevi in settimana un megapost riassuntivo delle ultime letture, sempre che io non esploda o mi sciolga prima.
nel caso in cui dovessi sparire, vi lascio i miei saluti adesso, giorno 3 si parte e non sono sicurissima che a ischia avrò la connessione. forse sì...
se vi va, seguitemi su instagram, che è la roba che aggiorno più di frequente!

sabato 15 giugno 2013

sunny 1








sunny non è un manga di cui è facile parlare. perché è un manga che comunica più con le immagini che con le parole. quindi potrei anche fermarmi qui. ma.

la storia inizia con l'arrivo di sei all'istituto hoshinoko, una sorta di orfanotrofio dove vivono bambini orfani e abbandonati, gli adulti che se ne occupano e un cane. nel giardino dell'istituto è parcheggiata una vecchia nissan sunny, un auto fuori uso che i bambini usano per giocare.

la storia sono le storie dei bambini che vivono lì e lo scorrere dei giorni, tra le avventure immaginate e quelle vissute. i litigi, la paura dell'abbandono, la rabbia, i sogni, i giochi.

sunny è una di quelle opere dove quello che conta non è il cosa ma il come. ed avendo io una predilezione per i come ben fatti, l'ho trovata meravigliosa. senza bisogno di troppe parole.

lunedì 10 giugno 2013

arrivare a te 9 e strobe edge 9

in vista dell'ormai prossima partenza, questo mese il fumettaro non mi vedrà nemmeno. in compenso sono riuscita a recuperare un paio di cose in edicola, e credo proprio che saranno i soli acquisti fumettosi del mese. prima di parlarvi dei fumetti però, vi spammo l'altro blog - (ancora)unanuvola -  passateci ogni tanto che lo sto riempiendo di fotografie e so che a qualcuno di voi che passa da qui piacciono le foto!

cominciamo subito con arrivare a te! il nono volumetto, se non avete visto l'anime e quindi non conoscete già la storia, è una tortura psicologica. se non l'avete ancora letto siete avvisati.
oh beh, a ben pensarci tutto questo manga è una tortura psicologica!
le paranoie di sawako e kazehaya sono arrivate al punto tale che i due hanno seri problemi a decifrare la realtà, al punto di convincersi dell'esatto contrario di quello che palesemente succede davanti ai loro occhi. prima di chiedere una perizia psichiatrica per i due, fate un respiro profondo e *attenti agli spoiler!*
kento è perfettamente riuscito a fare il lavaggio del cervello a sawako, cosa non troppo difficile, a quanto pare basta dirle che gli asini volano e lei rimarrà ore a fissare il cielo.
con poche stupidissime parole è riuscita a convincerla che kazehaya l'ha trattata bene solo perché le faceva pena, e che adesso che lei è riuscita a integrarsi nella classe potrebbe smetterla di dargli fastidio, che lui non è minimamente interessato a lei e che in ogni caso lui, kento, è disponibilissimo ad accettare le simpatie, e non solo, della protagonista.
sawako, invece di dargli la tanto meritata ginocchiata in mezzo alle gambe, si mette a piangere, sconvolta all'idea di allontanarsi da kazehaya. il problema di questa donnina è che prende come oro colato qualsiasi cosa senta pronunciare da chiunque. la possibilità di dire no, fatti i cavoli tuoi, stronzo! non le passa neanche per l'anticamera del cervello.
ma siamo in uno shoujo manga, e ovviamente alla scena della fanciulla in lacrime davanti a un ragazzo segue necessariamente la scena dell'eroe senza macchia e senza paura pronto a pestare a sangue il bastardo che l'ha fatta piangere. kazehaya però non mena kento ma si limita a dichiararsi a sawako davanti a tutti. esattamente! le dice che le vuole bene. e lei? continua a piangere in preda al panico ed è convinta che lui le abbia detto di starle lontano. se pure al ti voglio bene in modo diverso da come me ne vuoi tu, le viene il dubbio di capire cosa intenda precisamente, decide che kazehaya le vuole bene come se ne può volere a un cane randagio e comincia a deprimersi e a continuare a piangere, mentre lui se ne va convinto di essere stato rifiutato. ma si può?
tutti continuano a capire tutto e nessuno si prende la briga di tirargli una secchiata d'acqua fredda addosso e farli ragionare.
le paranoie continuano per quasi tutto il volumetto, con pin che li prende in giro, chizu e kurumi che danno dell'ottusa (e sono ben generose!) a sawako e tutto il resto del mondo che ride della sua idiozia.
insomma in qualche modo qualcosa scuote sawako e quando kazehaya, che ha giusto un grammo di fegato in più di lei, le dice di presentarsi in aula perché le vuole parlare, lei, con la solita aria di chi si è trovata improvvisamente incinta di nove mesi e deve affrontare un parto plurigemellare senza anestesia e con un preavviso di cinque minuti, si ferma davanti alla porta dell'aula convinta di riuscire questa volta a mostrare i suoi veri sentimenti a kazehaya.
ci riuscirà? manco a dirlo, dobbiamo aspettare il prossimo numero per saperlo.

e se arrivare a te è perso in una serializzazione praticamente infinita, strobe edge si avvicina al finale, con un nono numero da batticuore, fangirleggiamento estremo e urletti isterici a ogni pagina!
*attenti agli spoiler anche qui!*
ren è geloso come un pazzo! il legame che si è creato tra nina e il capogruppo della squadra di tifoseria gli rode quanto non si può immaginare, e non fa nulla per nasconderlo. quando nina cerca di raggiungere il tizio sul treno, ren scende dal suo vagone per fermarla, in uno di quegli atteggiamenti da sono il bel tenebroso, figo e impulsivo e tu bambina non puoi resistermi, yeah! che tanto mi piace in lui!
nina, parlando con le amiche, ha capito che anche volendo, non è possibile cambiare i propri sentimenti soltanto volendolo, quindi si rassegna e si toglie dalla testa l'idea di rinunciare a ren.
il quale adesso si è finalmente convinto di dichiararsi! allelujah, ci siamo quasi! e invece...
proprio quando i due piccioncini dovrebbero incontrarsi per la fatidica dichiarazione da parte di entrambi, ninako assiste alla penosa rissa tra ando e un tizio per strada. ando si fa pestare e muore di vergogna all'idea di farsi vedere così da nina, le dice che ormai ha rinunciato all'idea di conquistarla e si è rassegnato, con l'atteggiamento da cane bastonato, a cederla a ren.
non è che sia esattamente una di quelle scene a cui ogni ragazza vorrebbe assistere. e proprio dopo aver lasciato ando in condizioni pietose, incontra ren, che le confessa il suo amore.
non era quello che desiderava? non era il suo sogno più bello, la sua speranza più grande? e che fa? ancora sconvolta per l'incidente di ando lo rifiuta!!! ma buon dio, è amica di sawako questa qui? perché perché perché???
fortuna che ren è un po' più sveglio. nelle ultime pagine becca nina seduta sul suo - di lui! - banco, lei scatta in piedi imbarazzata come non mai, cerca di scappare (e mi viene il dubbio sempre più forte che in giappone abbiano serissimi problemi di comunicazione e di controllo emotivo) ma lui la blocca al muro e le dice che se non gli spiega quali sono i suoi veri sentimenti non la lascerà andare.
due mesi di sofferta attesa e finalmente dovremmo vederli insieme felici e contenti! non vedo l'ora di leggere l'ultimo numero!