di fatto, una vergine è una donna senza uomo. e come recitava uno slogan dei primi tempi dell' mlf: «una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta»
ormai sono anni che si fanno ricerche e si discute sul fatto che i maschi della gen z siano molto più conservatori e reazionari non soltanto delle loro coetanee femmine ma anche degli uomini delle generazioni precedenti. è una tendenza spaventosa, che va a braccetto con il proliferare di criminali misogini che spargono odio sul web, tra social e podcast, che mira principalmente alle donne e non solo.
è un panorama desolante e preoccupante, che si innesta magnificamente - no, non sto divagando, tutto è strettamente collegato quando parliamo di derive sociali e politica - nella svolta fascistoide che interessa un po' il mondo tutto e che ci sta trascinando verso futuri sempre meno auspicabili.
e poiché tutto è collegato, non possiamo che attenzionare ogni prodotto culturale, a maggior ragione quelli che scelgono di parlare ai target più giovani, che cerca di resistere e di decostruire i peggiori stereotipi che certi aspetti della nostra (in senso globale) cultura si trascina dietro, come - tornando alla misoginia di cui sopra - quelli legati alla verginità, ovviamente intesa come esclusivamente femminile!, argomento tra i preferiti di chi non sa bene nemmeno come è fatta una vulva ma che sentenzia sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne.
vergini - la folle storia della verginità è firmato da élise thiébaut, scrittrice, giornalista, editrice, sceneggiatrice e membro dell'associazione avocats sans frontières france, che da anni dedica il suo lavoro ai diritti delle donne, e disegnato da elléa bird, fumettista di lyon che mette insieme nelle sue opere l'amore per il romanzo gotico e per il crime all'impegno femminista.
il risultato è un mix tra memoir e saggio che passa per i ricordi e le esperienze personali di thiébaut e per le sue ricerche storiche e antropologiche su uno dei temi che più hanno ossessionato l'umanità fin dai tempi più antichi in quasi ogni parte del mondo. quello di verginità, ci ricorda thiébaut, è un concetto estremamente ampio: nell'antica grecia le dee vergini non erano tali perché non avevano rapporti sessuali - anzi! - ma perché erano libere dal matrimonio e dalla maternità; le vestali, sacerdotesse romane consacrate a vesta, godevano di un rispetto e un ruolo politico precluso alle altre donne e a volte prolungavano i voti anche dopo il periodo richiesto dalla dea proprio per mantenere il loro status. vergine per eccellenza è maria, la madre di gesù, che dalle antiche dee che difendevano la propria indipendenza sembra aver ereditato davvero poco ma che pure rimane come riflesso sbiadito di una concezione di femminile più sfaccettato di quello che il cristianesimo ci ha raccontato.
ma la verginità non è, come sappiamo bene, un'idea che si perde tra miti antichi e storie di passati più che remoti. ripensando alla sua adolescenza e giovinezza - e facendoci ripensare all'idea post-sessantottina di libertà sessuale come sinonimo di attività sessuale, preferibilmente promiscua e sfrenata - le autrici ci raccontano l'ansia di affrancarsi da quella verginità che era vissuta come l'àncora alla condizione di eterne bambine inesperte del mondo.
fisicamente parlando, la verginità è testimoniata da una minuscola membrana, l'imene, che stringe (non chiude!) l'orifizio vaginale. l'ossessione (maschile) per questo tessuto ha dettato per secoli un controllo morboso sul corpo delle donne (da parte degli uomini), controllo che si è poi regolamentato con l'istituzione del matrimonio e che corre parallelo al bisogno (maschile, anche questo) di avere la certezza sulla legittimità degli eredi (soprattutto di quelli maschi...).
thiébaut e bird spiegano con didascalica chiarezza cos'è davvero l'imene, come può variare da donna a donna, come può anche non esserci, come può non lacerarsi durante i rapporti sessuali e rimanere intatto fino al momento del parto, smontando idee che sarebbe davvero assurdo pensare di avere ancora oggi e che invece...
ma religione, storia e biologia non sono tutto. questa storia è la folle storia della verginità, ed è folle perché piena di contraddizioni, di regole stabilite come fosse un gioco - un gioco che è costato tanta, troppa sofferenza - di associazioni tra caratteristiche fisiche, comportamenti e valore morale totalmente arbitrarie.
la thiébaut ragazzina e quella adulta parlano insieme senza salire in cattedra a propinarci una lezione, ma viaggiano tra ricordi, aneddoti, credenze, ricerca e cultura pop - da giovanna d'arco a britney spears - per riprendere il controllo del discorso sul corpo femminile e restituirlo alle donne per quello che è davvero - un mucchio confuso di idee fisiologicamente errate e mistificate che serve solo a opprimere - e per iniziare ad affrontarlo con consapevolezza e meritata leggerezza.
vincitore del prix des droits des femmes «coup de cœur» al salon littéraire des deux rives 2024 e del prix bonnes mines du meilleur album 2024 al salon bédécines, vergini - la folle storia della verginità arriva in libreria domani, 10 marzo.


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