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martedì 11 aprile 2023

un mistero alla luce del giorno

"siamo la stirpe, siamo resistenti intelligenti e crudeli. laboriosi, instancabili e cinici. aspettiamo il momento di poter uscire dalle nostre tane e prendere possesso di un pianeta vuoto, secco e grigio. nelle nostre mani il mondo sarà uno strabiliante termitaio meccanizzato, perfetto per contenere generazioni e generazioni della nostra schiatta! l'uomo è il nostro unico cruccio. lo sopportiamo a malapena e solo perché fa il nostro gioco... piano piano depilerà ogni foresta, asciugherà ogni fiume e renderà amara ogni zolla di terra. tu, alexander von humboldt, stai già dando prova di essere uno di quegli esseri umani che intralceranno i nostri piani mortiferi"

l'ultimo quarto dell'anno 1769 diede i natali non solo a napoleone bonaparte ma anche a quello che, ai suoi tempi, fu, subito dopo il famoso condottiero, l'uomo più famoso del mondo: alexander von humboldt, esploratore, naturalista, geologo, geografo e botanico.
proprio la sua fama gli diede la possibilità di confrontarsi con gli uomini più potenti di quegli anni e i suoi scritti - in cui il sapere scientifico si univa all'interesse per l'arte e per i sentimenti umani (merito probabilmente della sua amicizia con goethe) e in cui forniva ai suoi lettori mappe a illustrazioni commissionate ai migliori incisioni - ebbero grande successo editoriale.
un mistero alla luce del giorno però non è la biografia del noto scienziato (anche se questo termine non era ancora in uso all'epoca di von humboldt), o almeno, non lo è esattamente: ispirandosi alla storia della sua vita, fatta di viaggi e di scoperte, marco taddei e eleonora antonioni danno vita a  un racconto immaginifico in cui lo stesso von humboldt, aiutato da due personaggi misteriosi, è una sorta di ecologista ante-litteram, difensore del bene del nostro pianeta dai piani malvagi della stirpe.


il primo incontro con i malefici insettoni nascosti al centro della terra e intenzionati a trasformare il nostro pianeta in uno sterile e grigio termitaio accade quando alexander è appena un bambino: già affascinato dal creato e rispettoso di ogni meraviglia che la realtà pone davanti ai suoi occhi, il piccolo von humboldt soffre della freddezza del fratello e ancor di più della madre. trascinato nel mondo sotterraneo della stirpe, alexander scopre una minaccia di cui non farà mai parola con nessuno. chi gli crederebbe, d'altronde? forse persino lui si è convito di essere stato solo preda di un incubo.
la storia di von humboldt procede a salti temporali, lasciando che gli anni trascorrano tra un capitolo e l'altro e raccontandoci solo gli eventi cruciali della sua esistenza, come ad esempio l'incontro con aimé bonpland, anche lui appassionato naturalista, che diventerà collega e amico di alexander per tutta la vita. infatti, è insieme a bonpland quando, nelle ancora sconosciute e selvagge americhe, humboldt si ritrova finalmente a conoscere mr. croc e montefur.
i due non soltanto hanno salvato alexander e bonpland dall'annegamento in un fiume popolato di alligatori, non solo hanno tratto in salvo tutti i campioni raccolti in mesi di ricerca ma, in una notte silenziosa e stellata nel cuore della foresta, spiegano a humboldt l'importanza dell'equilibrio naturale che coinvolge tutte le cose, ogni forma di vita sul pianeta, dalla più piccola alla più grande, dalla più innocua alla più terrificante: l'esistenza di ecosistemi, di connessioni totali tra ambiente e forme di vita e, soprattutto, lo sconvolgimento che l'essere umano porterà - anzi, sta già cominciando a portare - in tutto questo, permettendo alla stirpe di avere successo nei propri piani.

aver colto l'importanza di queste connessioni porta il pensiero di humboldt ad affacciarsi anche sullo squallido mondo del potere e della politica. un altro capitolo è dedicato allo scontro con niente di meno che napoleone bonaparte sulla necessità di una pace e fratellanza universali tra tutti gli esseri umani.
come le creature viventi hanno bisogno di pace per vivere le proprie vite, così humboldt inizia a vedere il pianeta come un organismo, una gigantesca creatura viva di cui ogni esistenza è parte integrante e funzionale alla sua stessa sopravvivenza. le idee, reputate visionarie, di alexander però si scontrano contro un mondo in cui le persone sembrano interessate a tutto fuorché all'incredibile bellezza del cosmo.

non c'è possibilità di resa però nei piani di humboldt e nessuno potrà mai scoprire dove i suoi amici montefur e mr. croc abbiano guidato le sue nuove imprese il giorno in cui il suo corpo resta ancorato a questo mondo per il quale humboldt spese ogni momento della sua esistenza.


intriso di fantastico e proiettato nel nostro futuro, un mistero in pieno giorno più che la biografia di un uomo vissuto quasi tre secoli fa è una storia tremendamente attuale: la crisi climatica che stiamo vivendo oggi ha radici profonde e lontane nel tempo e humboldt è stato solo uno dei tanti che nel corso dei decenni ci hanno messo in guardia contro i rischi che stavamo correndo.
la stirpe, che si diverte ad annichilire i cervelli di chi ha cercato di porre rimedio alla catastrofe, per quanto spaventosa è un nemico comunque meno spaventoso di quello che in realtà sembra desiderare una realtà ancora peggiore di un termitaio alieno impiantato sui paesaggi del nostro pianeta.

i disegni di eleonora antonioni (che ha illustrato anche il bellissimo non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano) sono ancora una volta molto eleganti ed evocativi, qui accompagnati da una palette che gioca su soli tre toni di colore: il verde, colore-tema di humboldt, della natura e del presente, il viola, straniante e innaturale colore della stirpe e del mondo da loro immaginato, e il rosa per mr. croc e montefur e per la speranza di quell'unico modo di salvare il futuro - cioè il nostro presente - dall'avidità e crudeltà umana.

venerdì 22 giugno 2018

non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano

caro diario, io sono nulla, loro hanno tutto e non sanno che esisto.

non so se siete il tipo di lettori che si lasciano affascinare dalle copertine dei libri, o se siete grandi abbastanza da ricordare il periodo in cui a scuola i portacolori esplodevano di penne colorate, i diari erano forse la cosa più importante che si teneva dentro lo zaino, che già a metà anno scolastico straripavano di biglietti, ritagli, adesivi, testi di canzoni, dediche, disegni, gli anni dei video su mtv, delle spice girls, dei pantaloni a vita bassissima e zampa larghissima, le magliette che lasciavano l'ombelico scoperto (no, non le chiamavamo ancora crop top), il frisé, le treccine, la bigiotteria trovata in allegato al cioè... sto divagando, ma se avete la mia età, è inevitabile che questi ricordi vi travolgano davanti a non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano.

il fumetto di eleonora antonioni e francesca ruggiero si articola in tre storie diverse ma che si svolgono quasi contemporaneamente, all'interno della stessa scuola - palcoscenico inevitabile delle storie adolescenziali.
la prima protagonista è giulia, la tipica ragazza poco appariscente, occhialuta, per nulla alla moda, per niente stra-ricca, nemmeno troppo carina. nella sua classe c'è federica, alla quale lei non può che guardare con invidia e ammirazione: federica è ricca, bella, interessante, ha una casa straordinaria e due genitori fuori dal comune, un sacco di amiche e le basta un niente per avere tutti i ragazzi che vuole. sembra impossibile che due ragazze così possano diventare amiche, invece è proprio quello che succede, e per giulia è come essere ammessa d'improvviso a un club esclusivo nel quale sente di non meritarsi di stare, e per rimanere lì la sola cosa da fare è mettere se stessa da parte e trasformarsi il più possibile nella copia di federica.
ma, come si suol dire, augurati di non ottenere quel che chiedi.
la vita che giulia immaginava stupenda ci mette davvero poco a rivelarsi una delusione totale, vuota, stupida e banale, ma è anche un passo importante, una tappa obbligatoria per acquisire finalmente consapevolezza di sé e del valore della propria identità.


la seconda storia è quella di anna e di un'amicizia che nasce in modo violento e cresce prendendosi tutto lo spazio, tutto il tempo, tutti i pensieri, occupa pagine dell'onnipresente diario tra disegni, ritagli e confessioni, che forse è qualcosa di più o forse no, che sembra unica e infinita e fortissima o forse è solo una bolla di sapone bella e fragile, come sono sempre gli amori adolescenziali.
e se giulia e anna chiedono attenzioni, aggrappandosi a qualcuno, cercando una qualche felicità tra un altro paio di braccia o in un gruppo di vincenti, clarice - la protagonista della terza storia - è più uno spirito libero, indipendente, a cui più che delle amiche, dell'essere parte di qualcosa di riconoscibile, interessa la sua passione per la corsa. e quando viene notata da un talent scout invece di impazzire di gioia come farebbero tante altre sue compagne, continua a testa bassa a mirare dritta ai suoi obiettivi.
perché le bambine non sanno solo urlare e chiedere attenzione, hanno imparato a prendersi quello che vogliono e non avete nessun modo di fermarle.


dopo misdirection, eris edizioni continua a restituire all'adolescenza quell'importanza che spesso le viene negata grazie a un'osservazione per nulla superficiale, anzi profonda e interessata, del periodo forse più complesso della nostra vita, gli anni delle prime aspettative, dei cambiamenti, del disincanto, delle scoperte, degli obblighi sociali; gli anni in cui ci si ritrova a sbattere la testa contro muri di cui non capiamo la necessità, tra la voglia di conformarci e confonderci col mondo e quella di essere diversi e unici, con un'attenzione particolare declinata al femminile (ma fruibile anche da un pubblico maschile), a un mondo che è rosa solo in apparenza ma che inizia a svelare le tragiche contraddizioni tra cui la vita delle donne, fin da subito, è costretta ad andare avanti, e che possono essere distrutte solo attraverso la loro conoscenza e comprensione.