venerdì 31 marzo 2017

anteprima "colors of lust" e intervista a ornella savarese

vi ricordate che qualche tempo fa vi ho parlato di gimkhana, un fumetto bellissimo, autoprodotto, scritto, disegnato e colorato da una ragazza italiana bravissima?
beh, se volete, potete rinfrescarvi la memoria qui, intanto oggi vi presentiamo in anteprima l'artbook dedicato ai personaggi di gimkhana, colors of lust, una raccolta di illustrazioni un po'piccanti, quindi via i bimbi!


e sì, ho usato il plurale non per manie di grandezza, ma perché ornella ha accettato di dedicarmi un po' di tempo e rispondere a qualche domanda sul suo lavoro e su questo nuovo libro, che troverete in anteprima al napoli comicon e che dal primo aprile sarà disponibile per il preordine (info qui).

buona lettura!

ciao ornella e benvenuta su claccalegge ♥
come hai scoperto di voler diventare una disegnatrice di fumetti?
 A dire il vero non c’è stato un momento preciso in cui ciò è successo. Da bambina, essendo figlia unica, ero molto molto facile alla noia, oltre che abbastanza incapace di socializzare con gli altri ragazzini, perciò mio padre mi sommergeva di fumetti, soprattutto “Topolino” e correlati! Col tempo, leggendo, mi è sorta la curiosità: cosa si prova a FARE fumetti, invece che leggerli e basta? Quindi goffamente a 7 anni cominciai a costruirmi volumetti piegando i fogli A4 e rilegandoli con lo scotch, disegnando storielle di un certo ragazzino, Mistral, che ancora oggi porto nel cuore! Con il tempo raccontare storie attraverso i fumetti è diventata una vera e propria necessità, non farlo mi dava la sensazione di essere chiusa in gabbia, quindi è stato una scoperta graduale e “silenziosa”.
quali sono i tuoi "attrezzi" preferiti quando disegni?
Al momento mi sto approcciando all’inchiostrazione tradizionale a pennello, per cominciare a far pratica al di fuori del digitale! Mi diverte molto sperimentare sempre mezzi nuovi, anche solo per uscire dal famigerato “blocco dell’artista”. Tuttavia il mio strumento preferito è assolutamente la matita; anche se ora non uso il mezzo tradizionale per il fumetto per questioni di praticità, per tutto il resto ricorro sempre a quello che sicuramente è lo strumento più semplice con cui ho iniziato e con cui ho più confidenza! 
ci racconti la genesi di gimkhana?
“Gimkhana” nasce, senza esagerare, per puro caso! Si parla ormai di circa cinque anni fa: dopo un periodo di allontanamento, ero tornata su DeviantART, che avevo precedentemente frequentato molto di più, e non avevo mai disegnato qualcosa con dei personaggi umani. Per riavviare la galleria cominciai a fare delle tavole di prova con questi due giovincelli dispersi (Tyler e Sean), e addirittura era ambientato ai giorni nostri! Dopo che la prima decina di tavole ebbe suscitato (con mia gran sorpresa) dell’interesse, decisi che fosse il caso di darmi una linea da seguire, e così feci! In realtà, non avendo mai studiato arte e fumetto, tutte le tavole seguivano soltanto ciò che avevo appreso leggendo fumetti da piccola. Le nozioni base le avevo intuite da sola, perciò tutto il resto, la narrazione, i personaggi, nascevano e si muovevano sulla sola base del mio istinto da lettrice.
Se all’inizio c’era una sorta di distacco emotivo nei confronti di quello che facevo, all’improvviso non è stato più così! Raccontare questa storia, dare vita a questi personaggi , vedere come le persone ne fossero coinvolte a loro volta,  mi prese così tanto che nel giro di due anni completai i primi tre volumi (molto più brevi rispetto a quelli attuali, ma ci arriverò a breve) , finché … mi fermai. All’improvviso, guardando all’intera prima fase della storia, non le sentii più mie, non soltanto a livello tecnico (in due anni ero cresciuta artisticamente) ma anche narrativo.
La storia non aveva la profondità che volevo avesse, i personaggi neanche. Non erano fin dall’inizio quelli che avevo costruito man mano col tempo; sentivo di aver sbagliato tutto, che avrei dovuto preparare il tutto meglio sin dall’inizio, ma dopotutto mai avrei immaginato di portare avanti questa storia e di affezionarmi a lei. E così, arrivata alle 264 tavole (ricordo ancora il numero da deviantART!) cancellai tutto, e ricominciai da capo! Per l’occasione ho adottato la divisione attuale in quattro volumi , che sono momenti concettuali diversi sebbene parte di un’unica storia, e soprattutto ho cercato di darle una serietà e una profondità differente, ma soprattutto : studiarla.
   Mi piace sempre far presente che “Gimkhana” in realtà sia la testimonianza della mia crescita; quando la rileggerò, più in là, vedrò la mia prima adolescenza nelle 200 pagine scartate, poi il mio primo sforzo nel lavorare sul serio a qualcosa nei primi due volumi, rivedrò alcuni cambiamenti avvenuti in me stessa negli ultimi due volumi e nell’evoluzione dei personaggi, e infine il graduale cambiamento artistico (inevitabile!). Mi piace pensarlo come il mio dialogo indiretto con il lettore, e anche se è un progetto difficilissimo da portare avanti tutto da sola, amo portarlo avanti!
gimkhana ha una trama molto strutturata, la storia si svolge tanto tra le tribù pellerossa che tra i bianchi "civilizzati": che tipo di ricerca c'è dietro la realizzazione di ambientazioni e personaggi così diversi tra loro?
Ammetterò che, paradossalmente, il mio interesse verso il periodo storico e le vicende relative è nato con alcuni studi universitari. Nella primissima versione di Gimkhana a cui ho accennato, non c’era chissà quale ragionato studio; nelle versioni attuali, invece, sto cercando di essere sufficientemente accurata a livello storico (anche se credo sia impossibile esserlo alla perfezione!) Questo interesse lo devo al mio professore di “Storia dell’economia” e “Storia del pensiero economico”, esami grazie ai quali ho approfondito le interessanti dinamiche economiche e sociali del periodo e che sono stati una vera manna dal cielo! È piuttosto complicato, soprattutto perché le tematiche etiche al momento sono scottanti e vanno prese con le pinze, essendo facilmente travisabili; inoltre devo mantenere il giusto equilibrio fra trama “romanzata” e contesto reale, ed è molto difficile. A causa della mancanza di mezzi di ricerca sicuri al cento percento , quando tratto del contesto storico (cosa che accadrà particolarmente nei volumi terzo e quarto) cerco di adottare una prospettiva abbastanza lontana per evitare errori e inaccuratezze, basandomi sulle informazioni certe (poche, ma certe) che riesco a raccogliere da libri e altre fonti! In particolare sui pellerossa sono stata costretta a romanzare più del resto, proprio a causa della vastità e della vaghezza delle notizie, ragione per la quale ho creato una tribù fittizia.
al momento siamo a metà della storia e da domani (in preordine online) e poi al comicon di napoli, sarà possibile acquistare il tuo nuovo lavoro legato all'universo narrativo di gimkhana, colors of lust, un artbook che contiene, oltre agli sketch e alle illustrazioni, anche delle storie brevi... ci racconti qualcosa su questo nuovo lavoro? cosa aggiunge questo libro ai due volumi precedenti? e ci sarà qualche anticipazione di quello che vedremo nei volumi conclusivi? (non so se si capisce, ma sono curiosissima!)
“Colors of lust” nasce dalla mia esigenza insoddisfatta di avere… spazio narrativo infinito!Durante l’avanzare della storia, essendo piena di avvenimenti e sviluppi di trama, non c’è moltissimo tempo per approfondire i rapporti delle coppie presenti; le dinamiche principali si spiegano tranquillamente fra brevi momenti in cui l’attenzione è focalizzata su di loro e poi in sottofondo alle vicende principali, ma sento di non aver comunque spazio sufficiente per parlare di più di loro! A questo problema ho ovviato parzialmente con gli extra narrativi in appendice ai volumi, e ho poi pensato di trasferirli in un artbook separato! È un po’ un esperimento artistico, un po’ una sfida personale verso il tema dell’erotismo, che mi ha sempre bloccata (ah, la timidezza!).Questo libro extra va a spiegare il rapporto delle coppie che abbiamo già conosciuto, quelle che abbiamo soltanto “sfiorato” e quelle che dovremo ancora conoscere; da qui, infatti, qualche anticipazione dei volumi futuri, ma ho fatto ben attenzione a non spoilerare troppo!

il tuo stile è molto personale, e anche se è possibile riconoscere influenze molto diverse tra loro, hai un tratto estremamente originale e riconoscibile. c'è qualche disegnatore/illustratore/fumettista che pensi ti abbia ispirato maggiormente?
Dunque mi è davvero difficile individuare una fonte di ispirazione precisa, dato che in realtà mi sottopongo ad un brainstorming continuo di svariati artisti e tecniche, quindi tendo ad apprendere un po’ di tutto, riadattarlo a me stessa, senza mai voler scadere nel plagio! Tuttavia se dovessi individuare con esattezza degli artisti che non posso fare a meno di seguire e di ammirare, direi che sono Orpheelin (Anne Voitot, un’eccellente artista francese) ed Enrico Marini, anche se ho altri svariati “senpai” che non riuscirei ad elencare!
dicevamo che alla conclusione di gimkhana mancano ancora due volumi, ma hai già in mente qualche progetto per un prossimo lavoro? che tipo di ambientazione di piacerebbe dare a una nuova storia?
A dire il vero in questi anni, riuscendo a concentrarmi solo su un progetto alla volta, sono stata davvero poco “creativa” al di fuori di Gimkhana stesso; tuttavia, recentemente ho sentito il bisogno di distrarmi e mi sono avventurata nella stesura di un altro paio di progetti. Uno è una graphic novel a sfondo LGBT, mentre l’altro è una sorta di enorme fiaba con ambientazione che richiama la cultura e gli usi egizi (o meglio, decisamente ispirata a questi, sebbene in un luogo fittizio, quasi fantasy). Entrambi sono ancora in stato di “scarabocchi su taccuino”, per dirla in maniera molto banale, ma ho intenzione di lavorarci al fine di una pubblicazione editoriale (sperando!).
tu sei una bravissima sceneggiatrice, una bravissima disegnatrice e una bravissima colorista: ma se dovessi lavorare in team con altri autori, quale sarebbe il ruolo a cui non sapresti rinunciare?
È molto difficile decidere! Avendo sempre ricoperto tutti questi ruoli, non ho sviluppato preferenze più per l’uno o l’altro; ma se dovessi scegliere, credo non saprei rinunciare alla parte di colorista. La fase del colore mi rilassa, mi mette continuamente alla prova ed è la parte in cui vedo il disegno prendere davvero vita, quindi credo che non riuscirei a dire di no a un ruolo del genere!
quali sono secondo te i punti di forza dell'autoproduzione? e quale, invece, pensi sia la parte più "scomoda" del dover fare tutto in proprio?
Nell’autoproduzione hai la possibilità di metterti alla prova per davvero, di costruire il tuo progetto, il tuo pubblico, di imparare tantissime cose senza dover necessariamente dipendere da altri. Se i risultati arrivano, puoi darti una bella pacca sulla spalla e dirti “Bravo/a, ce l’hai fatta da solo/a”. Ti fa capire quanto ami davvero il tuo progetto, perché ogni singola cosa che lo riguarda sarà in qualche modo un sacrificio (in termini di tempo, di soldi, di fatica e anche di autostima). Però, esattamente come amplifica la fatica, amplifica anche le soddisfazioni; è un’arma a doppio taglio!
La parte più scomoda è proprio il dover emergere; emergere in un mondo dove tutti fanno tutto, dove purtroppo i social stanno rovinando la concezione del pubblico riguardo il fumetto e l’arte in generale, dove la meritocrazia si fa spazio a fatica. Direi che la parte più scomoda è il trovare la forza di credere in se stessi abbastanza da resistere e perseverare, di affrontare le difficoltà anche meramente pratiche del gestire un progetto da solo. Ma è una bella sfida!
oltre al comicon di napoli, in quali delle prossime fiere potremo incontrarti?
Al momento non ho molte certezze a riguardo, ma ho in programma anche il Lucca Comics & Games 2017! Speriamo bene!
ti ringrazio tantissimo di essere stata in nostra compagnia, ti mando un abbraccio e un mega in bocca al lupo per gimkhana e per tutti i tuoi progetti futuri! ♥

mercoledì 29 marzo 2017

the wicked + the divine 1

ogni novant'anni dodici dei si incarnano in altrettanti ragazzi.  
vengono amati. vengono odiati. 
nel giro di due anni sono tutti morti. 
sta succedendo ora. 
sta succedendo di nuovo.


beh, ammettiamo che l'idea di divinità che si incarnano in esseri umani non è esattamente la più originale e innovativa, anzi, è una delle storie più di moda degli ultimi duemila anni, ma kieron gillen e jamie mckelvie hanno saputo aggiungere una chiave decisamente nuova, partendo dalla questione chi, oggi, è amato o odiato follemente da milioni di persone?
che domande, le popstar ovviamente.
ed ecco qui l'ambientazione per the wicked + the divine: dodici divinità incarnate in dodici belle, giovani e famose popstar.


the wicked + the divine non si prefigura affatto come una storia semplice: oltre all'ovvia domanda perché ogni novant'anni dodici divinità dovrebbero reincarnarsi in dodici ragazzini? ci sono dodici personaggi di cui scrivere le storie, analizzarne la psicologia, capire come reagiscono a questo loro assurdo destino, quali sono i rapporti tra loro e come si relazionano con il resto del mondo.
di tutto questo, nel primo volume, c'è veramente poco.
insomma sì, c'è un difetto in questo volume, e tanto vale togliersi subito il dente: di trama ce n'è poca e niente.
l'attenzione si concentra sopratutto su laura, una fan sfegatata di buona parte delle divinità che incontreremo in queste prime pagine, uno dei personaggi - almeno al momento - più insulsi che si potrebbero immaginare. laura è una fan, e, come ogni fan, vorrebbe poter somigliare ai suoi idoli. tutto qui. non usereste molte altre parole per descriverla.
ed è una fan fortunata, visto che si ritrova a conoscere da vicino alcuni dei suoi idoli, trovandosi coinvolta però, come testimone di un omicidio di cui viene accusata lucifero, che in questa reincarnazione è una bella ragazza un po' androgina che somiglia un sacco a david bowie.
lucifero si professa innocente e laura vuole provare a scoprire chi, tra gli altri dei, è realmente colpevole di quanto accaduto.
il resto della storia serve a introdurci gli altri personaggi: amaterasu, bellissima e un po' frikkettona, sakhmet, una dea-gatto che ricorda parecchio rihanna, morrigan e baphomet, due tizi che sembrano usciti da una band visual-key con una passione per il gothic, baal, un rapper che - da bravo rapper - ha un debole per l'eccesso e il cattivo gusto e ananke, la più vecchia delle divinità, quella che sembra essere il fulcro immobile di tutto questo lungo processo di reincarnazioni e morti, il personaggio fino ad ora più misterioso ed affascinante.

quindi poco e niente su tutto quello che vorremo sapere, solo tanta carne al fuoco da far invidia a una pasquetta palermitana, ma in compenso il background di quella che sarà la vicenda è ben descritto: divinità/star adolescenti e capricciose, adorate da stuoli di fan in un contesto che più glamrock di così diventa jem e le holograms, nessuna reticenza a mostrare scene di violenza e, già in questi primi capitoli, colpi di scena a gogò.
siamo solo all'introduzione praticamente, ma le premesse per una storia intricata e appassionante ci sono tutte, quindi... buona lettura e buona ansia fino al prossimo volume!

lunedì 27 marzo 2017

frida ~ operetta amorale a fumetti

dai, frida...
ricordati di te...
per me...
la vita di frida kahlo e il suo modo di fare arte sono stati - letteralmente - fuori dall'ordinario. frida kahlo è diventata una vera e propria icona pop non solo per il suo stile tanto personale, nella pittura come nella vita di ogni giorno, ma per aver reso la sua vita, la sua pittura e sé stessa un unica ininterrotta forma d'arte, il motivo e l'espressione di una ricerca artistica e poetica su frida, in tutte le sue sfumature, ma sopratutto sulla coesistenza contraddittoria ma inevitabile di vita e morte, dolore e gioia.

a raccontare la sua storia in frida - operetta amorale a fumetti è una vanna vinci in stato di grazia, in un romanzo di più di duecento pagine in cui, attraverso un dialogo tra frida stessa e la morte, la sua fedele compagna di tutta la vita, si snoda un racconto appassionato e appassionante, in cui lo scorrere del tempo avvolge gli amori, le sofferenze, le passioni, la pittura, la politica, le vicende familiari, gli incontri e i sentimenti dell'artista, senza nessuno spazio per le regole e per le convenzioni: tutto quello che avviene attorno a frida sembra impregnarsi della sua stessa unicità.

frida è da sempre una donna speciale, ma dopo l'incidente sul tram, nel settembre del 1925, la morte miracolosamente scampata, i lunghi mesi di dolorosa convalescenza e tutto quello che poi ne deriverà, cambieranno per sempre il suo modo di vivere e di dipingere, dando alla sua arte quel tratto egocentrico ed autoreferenziale che la contraddistingue, e allo stesso tempo, trasformando la pittura in uno strumento di indagine interiore, un modo per conoscersi, capirsi, raccontarsi e sopratutto per sopportare le enormi sofferenze che dopo l'incidente non la abbandoneranno quasi mai, e - attraverso questa ricerca interiore - capire e conoscere il mistero stesso della vita e della morte.


vanna vinci disegna tavole libere da qualsiasi gabbia o schema ripetitivo, i baloon si intrecciano o si sovrappongono, le figure sono libere dai contorni rigidi delle vignette, i volti cambiano e i personaggi, a seconda del racconto, si fondono letteralmente tra loro, come delle chimere nate da un sogno o da un ricordo lontano.
il tratto di vanna vinci è sempre molto attento ai dettagli, personale ed elegante, ma a mio personalissimo avviso, con il personaggio di frida, con i suoi vestiti messicani, le sue acconciature piene di fiori, con i fondali ricchi di piante e di elementi decorativi tipicamente messicani, sembra proprio che non solo abbia dato il meglio, ma si sia anche divertita parecchio, quel tipo di divertimento che provi quando il lavoro che fai coincide con quello che vorresti fare.

frida - operetta amorale a fumetti è uno di quei libri-capolavoro che non stancano mai, che puoi rileggere o anche solo sfogliare mille volte ed emozionarti sempre, e finirà assolutamente tra gli imperdibili di claccalegge

mercoledì 22 marzo 2017

orlando curioso e il segreto di monte sbuffone

in attesa di non stancarti di andare, tosca dei boschi - entrambi prossimamente per bao publishing -  e l'adattamento per la disney di orgoglio e pregiudizio, stefano turconi e teresa radice ci regalano ancora una volta una piccola meraviglia con orlando curioso e il segreto di monte sbuffone, edito recentemente per bao publishing.


dopo il successo de il porto proibito i due tornano a rivolgersi ai più piccoli, così come era stato con viola giramondo e con le tante storie scritte per la disney (tra le più recenti, la saga di pippo reporter, che si è da poco conclusa nell'edizione definitive collection e che vi consiglio taaantissimo), con un racconto breve, semplice e ricco di magia e poesia come solo loro due sanno fare.


orlando vive con mamma e papà - sempre impegnatissimi a scrivere i loro libri - su una piccola isola, in una casetta ai piedi della montagna vicina a un villaggio di pescatori. anche se non ha fratelli e sorelle, orlando non si annoia mai, perché nel villaggio conosce tutti, gioca con gli altri bambini, accoglie i turisti che arrivano al porto, segue con attenzione il lavoro dei pescatori e se serve fa da assaggiatore per le nuove ricette della locanda.

ma quando il monte sbuffone si sveglia dal suo lungo sonno e ricomincia a... sbuffare, il villaggio inizia ad agitarsi e tutti decidono di andare via, spaventati dal vulcano. tutti tranne la mamma e il papà di orlando, che pensano che non ci sia alcun pericolo così imminente da dover abbandonare la loro bella casetta e sopratutto il loro lavoro...

così orlando rimane solo e annoiato, almeno fin quando, in barba alle raccomandazioni dei suoi genitori, non decide di andare a vedere cos'è che fa sbuffare il monte...


quella di orlando curioso è una storia breve e semplice, la trama è lineare e senza grandissime sorprese per i lettori più adulti - mancano ad esempio i tanti riferimenti a personaggi famosi che si trovano spesso nelle storie disney o che erano fondamentali in viola giramondo - una storia scritta proprio per un pubblico giovanissimo, facile da leggere e da seguire, eppure i due autori sanno sempre emozionare anche se chi legge ha più di almeno quattro anni.
di sicuro una certa trentenne si è davvero entusiasmata a scoprire cosa nasconde il monte sbuffone!

in poche pagine teresa radice ha scritto un'avventura divertente, che parla di amicizia, di coraggio e di scoperte e stefano turconi ha dato vita a un paesaggio che odora di mare, di sole e di limoni, stradine e vicoletti che ricordano i paesi del meridione, con la loro luce dorata, le voci e i profumi che dalle cucine invadono le strade, disegnando tavole ricchissime di dettagli e particolari che rendono il mondo di orlando ancora più vivido e reale.
e se i più piccoli apprezzeranno l'intrepido, curioso orlando, a noi grandicelli rimane - e non è certo poca cosa! - di tornare bambini intrepidi e curiosi, pronti a esplorare il mondo e scoprire quanto possano essere divertenti i suoi segreti!

lunedì 20 marzo 2017

campagna di crowdfunding e presentazione di "melagrana" di attaccapanni press

attenzione attenzione! oggi pomeriggio alle 15:00 inizia il nuovo crowdfunding di attaccapanni press, che abbiamo già conosciuto con grimorio qualche tempo fa (e ne abbiamo parlato qui e qui): il nuovo progetto, che ha coinvolto tantissimi fumettisti e illustratori italiani, è melagrana, un'antologia in cui l'eros sarà il protagonista indiscusso dei racconti...

volantino promozionale ~ Flavia Biondi

in attesa di avere il libro tra le mani, ho chiesto agli autori delle storie di presentarci il loro lavoro rispondendo per noi alla domanda perché lasciarsi sedurre da melagrana? ed ecco le loro risposte, in puro stile blurb e qualche anteprima. bello vero? allora tra un po' tutti su indiegogo a finanziare questo progetto perché qui non si vede l'ora di poterlo leggere!
Perché ce n'è per tutti i gusti e per tutti gli stili! Ogni chicco ha qualcosa di diverso e inimitabile, e insieme fanno un frutto da sfogliare dolce, accattivante e inaspettato.
Laura Guglielmo
Perché la melagrana è antiossidante, e anche del sesso si dica mantenga giovani. Figuriamoci l'effetto di leggere Melagrana, quindi…
Ariel Vittori
Perché la mela come frutto proibito era banale 
Flavia Biondi

Jessica Cioffi

Chi ha detto che la banana è l'unico frutto dell'amor?
Giopota
Perché con Melagrana puoi avere bellissimi fumettini + storie di culo insieme, invece di continuare a leggere quelle storiacce di culo disegnate male nell'angolo più recondito del deep web
Vittoria Macioci
Perché siamo lascivi ♥
Giulio Macaione

Greta Xella

Perché già solo le anteprime fan venire caldo alle orecchie!
Ilaria Urbinati
Perché tanto lo sappiamo tutti che avete un solo chiodo fisso, e noi ve lo serviamo rilegato e in HD
AlbHey Longo

Ilaria Urbinati

ecco la lista completa degli autori:
albhey longo, ariel vittori (introduzione), lonnom bao, claudia 'nuke' razzoli, eleonora bruni & beatrice zeo bovo, fabio mancini, flavia biondi, giopota, giulio macaione, gloria pizzilli, greta xella, ilaria urbinati, jessica 'loputyn' cioffi, laura 'la came' camelli & giorgio trinchero, laura guglielmo, martina andrea batelli, serena ferrero, vittoria macioci, matteo de longis (illustrazione) e lorenzo fornaciari (copertina).

per rimanere aggiornati sul progetto e sulla campagna di crowdfunding vi invito a seguire la pagina facebook di attaccapanni press!

venerdì 17 marzo 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXI

marzo 2017 sarà ricordato come il mese della sfiga, dell'influenza e dei malesseri. anzi, ad essere precisi, credo proprio che qualcuno mi abbia fatto una macumba, perché ok i malesseri stagionali, ma non ho mai avuto un'influenza così infame e duratura.
ma siccome si sa, io sono una personcina ottimista, ho approfittato di questi giorni di solitudine (stai lontana che mi contagi!) e noia per lavoricchiare e leggere tutto quello che il mal di testa semiperenne mi ha consentito di leggere, ovvero non tutto quello che avrei voluto ma abbastanza da poter tornare a fare un post di randomica fuffosità.

il più fuffoso e adorabile dei libri letti di recente è ovviamente la seconda raccolta di vignette di sarah anderson, un grosso morbidoso bozzolo felice, dove continuano le avventure dell'alter-sarah tra paranoie, scazzi sovrumani, maglioni rubati, lotte senza speranza con il proprio utero e sociopatia portata fino al limite massimo.
come nel primo volume, si tratta di episodi brevissimi, in media di quattro/cinque vignette ciascuno, che raccontano momenti quotidiani della vita da tutto-vi-prego-ma-non-chiedetemi-di-essere-davvero-un'adulta, filtrati dallo sguardo della protagonista/autrice, capace di rendere le situazioni più banali un capolavoro di comicità tragica.
le vignette di sarah anderson, quando non ti piegano in due dalle risate, ti fanno inevitabilmente esclamare ehi, ma quella sono io! e se non vi è mai capitato di pensare questa cosa nemmeno una volta, allora molto probabilmente non conoscete nemmeno sarah anderson, né il suo libro, né la sua pagina facebook (e sicuramente non siete qui a leggere questo post) perché siete troppo impegnati da cose tipo - ugh! - vivere la vita vera.
mollate tutto, recuperate questo libro (e anche crescere che palle!), raggomitolatevi sotto una coperta con una mega felpa addosso e una pizza accanto ed eccovi risolti tutti i problemi, anche quelli a cui non avete ancora pensato.

ma in realtà noi millennials (ho scoperto l'esistenza di questa definizione da poco e mi ha gasato, era da tanto che non trovavo un gruppo in cui inserirmi, e qui, per forza di cose, ci rientro appieno, quindi ora faccio come i bambini che imparano parole nuove e le usano ogni volta che possono farlo) abbiamo tanti modi di convivere con la vita, l'universo e tutto quanto (cit.), cosa che diventa incredibilmente più complessa se vi capita di nascere femmine.
pénélope bagieu ci racconta in una sorta di diario a fumetti - la mia vita è assolutamente affascinante - la sua storia che, anche qui, è un po' lo specchio di una generazione, una generazione che davanti al no future dei punk degli anni ottanta si fa matte risate mentre cerca di sopravvivere tra stage, contratti a tempo determinato, le aspettative su cosa dovrebbe essere/fare/dire una ragazza perbene, lo shopping compulsivo (è uno dei mali più diffusi a quanto pare, consolatevi), famiglia, fidanzato, amiche, colleghi e incontri fortuiti per strada.
un po' come in joséphine, pénélope bagieu disegna piccoli momenti quotidiani per mostrare le contraddizioni, le assurdità e le isteriche convenzioni di una società tutta basata sulla forma più che sulla sostanza.
e vi ricordo che lo trovate nel pack promo sul sito di hop edizioni (qui), quindi proprio non avete scuse per rimandare ancora l'appuntamento con questa autrice!

in ultimo due parole le voglio spendere per il trentunesimo episodio di monster allergy, domulacrum, che poi sarebbe il primo della nuova serie.
da un lato mi ha entusiasmata rivedere i vecchi personaggi di una serie di quando ero ragazzina, ritrovarli cresciuti e però di nuovo alle prese con quel mondo fatto di mostri, domatori, rifugiatori e misteri, di nuovo in missione, insieme zick ed elena, proprio come ai vecchi tempi.
dall'altro lato mi è sembrato che tutto spingesse un po' troppo sul tasto nostalgia, che fosse tutta una bella, affascinante, ben strutturata trappola per i vecchi lettori che non volevano lasciar andare i personaggi di una serie amata, che però, in fondo, non sono più quelli di un tempo: mi sono chiesta parecchie volte, durante la lettura, ma se io non fossi stata una fan della vecchia serie, questa storia qui mi sarebbe piaciuta lo stesso? e boh, mi sa proprio di no.

va bene che è il primo episodio di una nuova serie, che in qualche modo doveva collegare quello che è stato fino ad ora con quello che sarà, va bene che è scontato che i primi episodi sono sempre un po' introduttivi e quindi ci sta che non appassionino poi più di tanto, va bene che io ormai non sono più quella che ero quando leggevo monster allergy (che però i vecchi volumi mi gasano ancora come ai tempi), però questo mi è sembrato un po' moscio rispetto a prima, e i nuovi zick e elena, così cresciuti, mi stanno meno simpatici di quello che erano all'inizio, quando erano solo due bimbetti casinisti e buffi.
è stato un po' come se quello fosse andato via per sempre, rimpiazzato da qualcosa che - magari perché i cambiamenti all'inizio non piacciono mai a nessuno - non riesce a reggere il confronto.
non so esattamente cosa, forse semplicemente non è stato abbastanza divertente e un po' troppo affrettato: in effetti, a fine lettura, la sensazione è che questo primo episodio può tranquillamente anche essere l'ultimo, non mette nessuna voglia di sapere cosa succederà dopo, e non mi sembra proprio il massimo per iniziare.
come se questo domulacrum fosse un modo molto garbato e anche un po' timido di dire a noi trentenni allora che si fa? volete continuare a leggere le storie di zick ed elena? pensateci con calma, eh, ormai non è più il tempo di passare ogni giorno in edicola a chiedere se è uscito il nuovo numero.
e d'altra parte, un volumino che costa un accidenti perché wow è cartonato! e wow lo trovi solo in libreria, mica in edicola come ai vecchi tempi quando eri ancora un bimbetto! a chi dovrebbe essere destinato se non ai vecchi nostalgici?

e quindi sì, sono una vecchia nostalgica che voleva tornare ai bei tempi andati in cui leggevo le storie di un ragazzino allergico ai mostri e della sua amica buffa e simpatica e che per farlo è dovuta scendere a patti, accollandosi un ragazzino che non tiene più l'inalatore in mano una vignetta sì e una no, l'amica buffa che ora è una strafiga, i mostri che quasi non ci sono, niente sfruscio, i cattivi che dove diamine sono finiti i pirati fantasmi e tutte quelle altre cose spaventosamente fighe? e un volumino cartonato che costa quasi quindici euro perché ormai gli spillatini sono da sfigati e noi vogliamo solo i graphic novel in bella mostra alla feltrinelli.
delusa? beh, mentirei se dicessi di no. ma mentirei pure se dicessi che non mi frega niente di sapere come andrà avanti la storia (ma con calma, e sopratutto che mai e poi mai zick ed elena finiscano insieme o ritorno a credere che la serie sia finita con il ventinovesimo episodio, altro che la nuova trilogia non esiste), so che al prossimo numero cincischierò un po' e poi cederò di nuovo, anche se per me questa roba non è - almeno non è ancora - monster allergy.
consigliato? solo se vi avanzano quindici euro e volete soffrire un po' anche voi.

mercoledì 15 marzo 2017

joséphine

è pallida, ha i fianchi troppo larghi e il seno troppo piccolo, ha un gatto di nome bradpitt, amici senza troppi peli sulla lingua ed è disperatamente single: joséphine, nata dalla matita di pénélope bagieu, è la cugina parigina di bridget jones (quella dei film, ché il libro non mi è piaciuto per niente) e di lucrezia.


joséphine è l'esempio perfetto della trentenne single di oggi: stressata da un lavoro poco soddisfacente, ossessionata dallo shopping compulsivo, tampinata da chi non fa che ricordarle che alla sua età non ha uno straccio di uomo, disperata dentro jeans troppo stretti, con un pessimo rapporto con l'abbonamento della palestra e con la famiglia, che non smette un attimo di paragonarla alla sorella, moglie di un ricco chirurgo, mamma di due adorabili pargoli (alla tua età non hai ancora figli?) e con un lavoro molto più serio del suo.

all'inizio la storia di joséphine è raccontata in episodi brevi - anche di solo una pagina - slegati tra loro, squarci di - tragicomica - vita quotidiana in cui, ammettiamolo, non è poi così difficile ritrovare qualcosa di proprio, ma sono episodi che, pian piano, iniziano a formare un quadro unico, una sola storia fatta sfighe e piccole frustrazioni fino a che non si compie il più agognato dei miracoli e... arriva un fidanzato! e adesso che si fa?

ecco, lì allora bisogna cominciare con quelle piccole paranoie, che diventano man mano sempre più esasperanti, che i luoghi comuni - ai quali joséphine si attiene con millimetrica precisione - vogliono tipiche delle donne: e quindi gelosie per nulla, dialogo zero, pianti di nascosto e mille e mille dubbi.
e sappiamo benissimo come va a finire poi un rapporto basato sul sospetto, vero?


nel secondo volume dedicato alle sue avventure joséphine (joséphine 2 - va tutto bene) torna più matura e arrabbiata, come leggiamo in quarta di copertina, ok, ma di certo non ha perso la sua capacità di cacciarsi in situazioni imbarazzanti e disastri cosmici, questa volta - tra le vaschette di sushi dimenticate mezze piene nei cassetti della scrivania mentre è in vacanza e le crisi per colpa di una nuova, giovanissima, carinissima, dolce e gentile collega - arrivando a trovare il peggiore degli uomini possibili: quello già sposato!
insomma, non c'è pace per joséphine, e mentre la sua vita continua ad andare a rotoli a tutto gas e canticchiando allegra, il suo ex si sposa e la invita al matrimonio, le sue amiche hanno adorabili rosei e morbidi bambini e traslocare in un nuovo appartamento diventa indispensabile (leggendo capirete perché). insomma, nessuna buona nuova?
no, in realtà qualcosa di incredibilmente positivo sembra profilarsi all'orizzonte, proprio all'ultima pagina di questo volume... e io non ho ancora il terzo!!! sigh! devo recuperarlo al più presto perché ora sono davvero curiosa di sapere come andrà a finire...

le amanti di bridjet jones - già detto - o dei romanzi di sophie kinsella non possono assolutamente perdersi questa trilogia: joséphine è la rappresentazione del quotidiano imbarazzo nello scontrarsi ripetutamente con una società in cui l'apparenza e gli obblighi imposti contano più di ogni altra cosa e forse, rispecchiandoci in questa ragazza dai fianchi larghi e dalla lingua tagliente, possiamo ritrovarci e darci una mano a uscire dal tunnel delle nostre paranoie, o almeno continuare a percorrerlo facendoci una risata quando serve!


ah, vi segnalo che in questi giorni, sul sito di hop edizioni, trovate il pack con i primi due volumi di joséphine e la mia vita è assolutamente affascinante, della stessa autrice, a un prezzo scontatissimo!

lunedì 13 marzo 2017

intervista all'illustratrice laura proietti

ammetto che tra i tanti usi impropri che faccio di instagram, oltre quello di fotografare compulsivamente la mia gatta e i libri che letto (so che dovrei fare foto degne di questo nome, ma non c'ho voglia già da troppo tempo), c'è anche quello di cercare in giro illustratori bravissimi per poi sbavare sui loro lavori e rodermi tantissimo per essere in grado di fare solo i miei soliti disegnilli scemi.
in una delle tante sessioni di questa sorta di masochistica penitenza però ho beccato i lavori di una ragazza così originali e ricchi di personalità che ne sono immediatamente innamorata. dopo averla stalkerata un po' sui social, ho scoperto che avrebbe fatto parte del gruppo di autrici che sta lavorando al progetto artiste, così non ho più resistito e mi sono finalmente decisa a chiederle se le avrebbe fatto piacere fare due chiacchiere qui su claccalegge e... niente, lascio la parola a laura proietti!

buona lettura!

hermione granger - foto di laura

ciao laura! benvenuta su claccalegge! ci racconti di come è nata la tua passione per il disegno?
Ciao!! Beh, raccontare com'è nata la mia passione per il disegno è molto semplice.
La mia passione per il disegno credo proprio sia nata con me, e da quando ho messo in mano la mia prima matita non ha fatto altro che crescere e crescere di continuo. Non ricordo un momento senza, e non immagino nemmeno lontanamente la mia vita futura senza di essa.
Da piccola sono sempre stata una bambina introversa, e "affidarmi" al disegno per esternare le mie gioie o le mie paure mi è sempre  stato fondamentale e naturale.
Anzi, ti dirò, la mia grande passione per il disegno invece che essere nata con me, credo proprio sia nata prima di me!
work in progress... - foto di laura proietti

attualmente è in corso il crowdfunding per artiste, a cui tu partecipi insieme a tante altre disegnatrici: è la prima volta che partecipi a un'antologia di fumetto?
Sì! E' la prima volta che partecipo ad una antologia del fumetto.
E non perché sono una delle tante disegnatrici che vi partecipa, ma questo progetto è tra i più interessanti e belli che abbia mai visto! Sono appena uscita dalla Scuola del Fumetto di Palermo, e nemmeno il tempo di guardarmi intorno che mi ritrovo in un progetto così bello e pieno di persone bravissime e dolcissime.
Mi sento fortunata. E' un progetto tutto al femminile, dove si guarda alla forza e alla vita di grandi Artiste nella storia.
Il crowdfunding è aperto, e quindi invito tutti gli amici di questo bellissimo blog a supportarci e informarsi alla pagina Facebook di Artiste!
uno scorcio dello studio - foto di laura

quali sono i materiali e/o le tecniche che preferisci usare quando disegni?
Ho iniziato disegnando con gli acquerelli, Promarker o china. Poco predisposta al disegno digitale (ho sempre odiato la tecnologia).
Ma inspiegabilmente, poco meno di tre anni fa ho iniziato a colorare per gioco in digitale.
E mi è sembrata una magia.
Colori vividi, molte più possibilità, maggiore velocità e controllo.
Insomma, mi sono innamorata della tavoletta grafica e di Photoshop, e da allora praticamente lavoro solo in digitale.


fanart di la la land - laura proietti

io ti ho scoperto su instagram grazie a una fanart su hermione, ma tu disegni tantissime fanart: quali sono i tuoi personaggi - di fumetti, libri, fil, serie tv eccetera - preferiti?
Amo disegnare personaggi già esistenti più o meno reali. L'ho sempre trovata una sfida.
Da un lato hai la possibilità di avere un personaggio già ben strutturato e funzionale da tutti i punti di vista, fisici e caratteriali. Ma dall'altro, devi importi di rendere originale ciò che magari è già super sdoganato.
Prendo ad esempio Alice nel Paese delle Meraviglie, di cui ho fatto un progetto.
E' stato bellissimo e difficilissimo.
Per quanto riguarda i miei personaggi preferiti, per l'appunto Alice nel Paese delle Meraviglie, Harry Potter, di recente ho fatto una illustrazione a tema La La Land...e insomma tanti altri che ho già ben in mente e spero presto di mettere su "carta".
il tuo stile di disegno è molto particolare - e a me personalmente piace da impazzire - e si adatta bene sia al fumetto che alle illustrazioni, due media solo in apparenza simili tra loro: quale di queste due "strade" pensi di intraprendere a livello professionale?
Questa domanda mi fa molto sorridere, e ti dico subito perché:
Appena uscita dal Liceo Artistico qualche annetto fa, ero sicura al 100% di intraprendere la carriera del fumetto.
Già mi vedevo fumettista con china e fogli da inchiostrare.
Ma, un giorno andando alla Feltrinelli, mi è capitato sotto mano il libro "L'erbario delle fate" di Benjamin Lacombe, che nemmeno conoscevo.
L'ho aperto, sfogliato, e ho avuto un emozione così grande che al solo pensarci mi tornano le lacrime agli occhi.
Ho pensato "Io voglio fare questo. Voglio far provare questo." Quella sensazione bellissima di quando tutto si fa chiaro.
Io quel giorno ho deciso di fare l'illustratrice, ed è una scelta che faccio ogni giorno.
E ti dirò, io non voglio solo fare l'illustratrice, ma voglio arrivare a quel livello lì.
Voglio emozionare con le mie illustrazioni.
"strani unicorni" - laura proietti

chi sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzata e ispirata?
E qui il caro Benjamin Lacombe ritorna. Ovviamente da un punto di vista affettivo, meno stilistico.Mentre da un punto di vista stilistico al primo posto c'è Julia Sardà, che adoro.
quali sono i tuoi prossimi progetti?
I miei prossimi progetti sono sicuramente di lavorare. Tanto.
Fare libri illustrati, favole per bambini e divertirmi come faccio sempre.
E già c'è qualcosa che bolle in pentola...ma sssh!
grazie mille per essere stata con noi! in bocca al lupo per tutto e speriamo di rivederti presto!

autoritratto - laura proietti

per conoscere meglio laura e i suoi lavori, vi invito a seguirla su facebook, instagram e behance.

giovedì 9 marzo 2017

misdirection

La misdirection (direzione dell'attenzione) è una sorta di sottofondo costante di ogni buon gioco di prestigio. Essa consiste nella capacità del prestigiatore di attirare l'attenzione del pubblico solo sulle parti del gioco o della scena che egli ritiene opportune, permettendo così di sviare l'attenzione da movimenti e mosse che non devono essere viste e ricordate. In questo modo il pubblico avrà l'impressione di azioni pienamente legittime laddove in realtà sono stati realizzati dei "trucchi".
La
misdirection si produce con lo sguardo, con il tono della voce, con i movimenti e soprattutto con tecniche psicologiche che permettano di far focalizzare l'attenzione del pubblico su ciò che il prestigiatore ritiene opportuno.
(fonte wikipedia)


federica ha tredici anni, passa le giornate delle sue ultime vacanze estive prima dell'ingresso al liceo in vacanza in montagna con i nonni e con il suo smartphone perennemente in mano, lo usa per tenersi in contatto con gli amici e per registrare il suo diario.
e la sera prima, dopo aver passato di nascosto una notte in discoteca con la sua amica noemi, di qualche anno più grande di lei, si risveglia cercandola ma senza riuscire a trovarla da nessuna parte.
inizia così, insieme a un altro ragazzo che come federica e noemi alloggia nello stesso residence per le vacanze, a cercare la sua amica ma senza risultato.
nonostante la sua ansia e la sua preoccupazione per le sorti dell'amica, nessuno in paese, nemmeno la madre di noemi, sembrano preoccupate per quello che potrebbe essere successo, anzi, sembrano fare a gara a chi sa essere più cattivo...

misdirection potrebbe essere un giallo, ma è più un racconto di formazione, la storia di come bastino gli eventi di un solo giorno per far crollare quell'innocenza dei tredici anni, per prenderci per la collottola e buttarci a calci fuori dal nido sicuro dell'infanzia e per farci rendere conto che le cose non sono semplici e sicure come le abbiamo sempre pensate.


lucia biagi non è certo un'esordiente, anzi ha diverse pubblicazioni alle spalle tra autoproduzioni e collaborazioni con diverse case editrici, come illustratrice e fumettista, ma il suo tratto, seppur molto controllato e preciso, mantiene una freschezza quasi naïf che ho apprezzato tantissimo, sopratutto per l'espressività dei personaggi.
l'esperienza si vede tutta invece nella scelta della colorazione, che alterna sapientemente bicromia e monocromia, dando fin dalle primissime pagine uno stile riconoscibile e originale alle tavole e aiutandoci a seguire i passaggi temporali, sia nelle scelte di regia, nei tempi della narrazione, che sa spostarsi sapientemente dal presente ai flashback dell'immediato passato, strutturando al meglio la vicenda e conducendoci, poco per volta insieme a federica, alla scoperta del vero mistero legato alla scomparsa di noemi.

misdirection lo trovate tra pochi giorni - il 14 marzo - in libreria e online, e io vi consiglio di prenotarlo già adesso!

mercoledì 8 marzo 2017

storie della buonanotte per bambine ribelli

oggi, in più di quaranta paesi in tutto il mondo, si terrà lo sciopero globale delle donne, un'iniziativa nata in argentina dalle stesse attiviste che hanno fondato ni una menos un paio di anni anni fa, un movimento di solidarietà tra le donne non solo del sud america ma di tutto il giorno per chiedere il rispetto vero, e non solo sulla carta (quando almeno lì c'è), dei diritti politici, sociali, medici ed economici di tutte le donne.
negli ultimi anni ci sono state tante manifestazioni, tra le quali quella del 26 novembre scorso a roma e la women's march il 21 gennaio, che ha visto le donne di più di centosessanta paesi scendere in strada a dare il loro sostegno alle donne americane minacciate dalla politica sessista e misogina del nuovo governo trump.
il movimento non si è mai fermato, e oggi riprende in mano il vero significato dell'otto marzo, che non è una festa commerciale ma un giorno dedicato alla lotta per i diritti delle donne in tutto il mondo e alle donne che, con le loro battaglie, ci hanno permesso oggi di avere quei diritti che fino a qualche anno fa non erano nemmeno lontanamente immaginabili.
qui trovate tutte le informazioni sullo sciopero di oggi e qui un'intervista molto interessante che vi consiglio di leggere, ma in realtà, oltre a parlarvi oggi di questa iniziativa bellissima e importante, che sostengo completamente e di cui sottoscrivo ogni punto, volevo approfittare di questa giornata per scrivere qualche riga su un libro che ormai da mesi sta spopolando, e a ragione, in mezzo mondo: storie della buonanotte per bambine ribelli.


lo scorso anno veniva presentato il crowdfunding per la pubblicazione di un libro di non-favole dedicato alle bambine - e ovviamente ai bambini - di tutto il mondo: goodnight stories for rebel girls, scritto a quattro mani da elena favilli e francesca cavallo, giornalista una, regista l'altra, entrambe italiane emigrate in america e fondatrici di timbuktu, una nuova realtà editoriale digitale per bambini dai 6 ai 10 anni.
il progetto goodnight stories for rebel girls ha un successo spaventoso e immediato, raggiungendo il suo primo obiettivo nelle prime 30 ore e arrivando, a fine campagna, a raccogliere più di un milione di dollari e ottenendo il record per il libro più finanziato in crowdfunding della storia.

a pochi mesi dall'arrivo dei reward della campagna - lo scorso dicembre - mondadori ha saputo cavalcare l'onda e ha acquistato i diritti per la pubblicazione del libro qui in italia, in cui è disponibile da pochi giorni, ma basta dare un'occhiata ai social (#storiedellabuonanotteperbambineribelli su instagram ad esempio) per capire fin da subito quanto è stata calda l'accoglienza del pubblico, anche decisamente più grandicello del target di riferimento.


ma dove sta il segreto del successo? nella formula, semplicissima e per questo geniale, del libro stesso: cento storie di cento donne che, ribellandosi ai luoghi comuni, alle dittature, agli stereotipi, alle regole, a tutto e tutti, sono riuscite a cambiare la loro storia e la nostra, tutte illustrate da circa sessanta bravissime artiste, che hanno dato vita, parallelamente, a una meravigliosa e suggestiva galleria di ritratti.
cento biografie scritte in modo semplice e diretto, con uno stile perfetto anche per le bambine (e i bambini) più piccole, che un po' ricorda quello delle favole, per insegnare che ogni bambina, ogni ragazza, ogni donna può essere quello che vuole, che quello di principessa non è l'unico ruolo possibile e sopratutto che le donne possono arrivare ai loro obiettivi anche da sole, senza aspettare fate madrine o principi azzurri ad aiutarle.
ora, io non ho mai condiviso il nuovo astio per le principesse disney, non le ho mai considerate deboli o foriere di valori sbagliati, anzi, quelle sono state i personaggi che da bambina mi hanno trasmesso il significato di molte cose che considero ancora più che positive: il coraggio di seguire i propri sogni, la caparbietà e la tenacia, la solidarietà, l'affetto per gli amici e per la famiglia, la forza d'animo, lo spirito di sacrificio eccetera eccetera, e credo che ognuno debba essere libero/a di scegliersi gli eroi e i miti che vuole, chi vuole essere una principessa deve essere libera di sognare corone e merletti senza sentirsi in difetto tanto quanto chi vuole diventare un'astronauta può immaginarsi su marte senza che nessuno le dica che sarà impossibile.
ma alle principesse mancava una cosa che invece hanno le protagoniste di storie della buonanotte per bambine ribelli: non sono reali.
quelli erano esempi astratti di concetti tanto nobili quanto vaghi, ma qui, nelle biografie di queste donne importantissime, c'è il messaggio che è davvero possibile essere quello che si vuole e c'è qualcuna pronta a dimostrartelo con la sua storia.


tra le pagine di questo libro troviamo personaggi più o meno recenti, artiste, sportive, scienziate, attiviste politiche, cantanti, scrittrici, poetesse: tutte donne che hanno dimostrato attraverso loro stesse che nessun ruolo è precluso a qualcuno per la sua natura. e se alle bambine farà bene crescere pensando di poter ottenere qualsiasi risultato senza essere limitate dal loro essere bambine, a noi più adulte resta comunque la possibilità di imparare ancora e da queste donne grandissime.

lunedì 6 marzo 2017

il cane che guarda le stelle ~ il cane che guarda le stelle: racconti

il cane che guarda le stelle è uscito nel novembre del 2015 e per tutto questo tempo io ne ho rimandato acquisto e lettura per una semplice ragione: al questo manga vi commuoverà il mio cervello si è messo in moto immaginando la tragica storia di un povero cagnetto maltrattato e abbandonato che moriva malissimo lontano da qualsiasi sguardo affettuoso. già solo a pensarci stavo così male che, nonostante io ami parecchio gli slice of life e le storie che raccontano di animali, ho deciso che non avrebbe avuto le mie lacrime.
poi, un paio di settimane fa, l'ho visto in libreria, l'ho sfogliato velocemente e ho capito che non avevo capito niente. così ho preso lui e qualche giorno dopo il cane che guarda le stelle: racconti. e adesso, visto che ho scoperto di non essere stata la sola a farmi film tragici in testa, è arrivato il momento di spiegarvi perché, sopratutto se amate gli animali, vi consiglio di recuperarli entrambi.


beh a dire il vero è molto semplice: non c'è nessun cagnolino maltrattato e abbandonato che muore solo e senza aver conosciuto l'affetto di un umano. anzi.

*attenzione agli spoiler!*

il primo racconto, il più lungo e quello che da il titolo alla raccolta, inizia con la triste scoperta in un campo del cadavere di un uomo, rimasto dentro la sua automobile per almeno un anno, e quello di un cagnolino, morto però molto più di recente.
è la storia di happy e della sua famiglia.

raccolto da una bambina quando era solo un cucciolo dentro uno scatolone, happy si ritrova ad avere, oltre a un nome e alla nuova compagna di giochi, una mamma e un papà.
ma i bambini, si sa, si stancano presto dei giocattoli nuovi, e la mamma è più brava a punirlo quando sbaglia che a giocare con lui. l'unico che lo porta a passeggiare e parla davvero con lui e il papà, un uomo comune, con un carattere fin troppo pacifico e incline alla rassegnazione.
quando la moglie chiede il divorzio e la figlia si allontana da lui, non gli resta che happy, pochi soldi e qualche oggetto che non riesce neppure a riempire il portabagagli della sua auto.
senza lavoro, senza casa, malato e ormai senza famiglia, a questo esempio dell'ovvia domanda che salta fuori parecchio spesso quando si leggono manga, e cioè ma possibile che in un paese come il giappone non esista l'assistenza sociale?, non rimane che mettersi in viaggio con il suo cagnolino, nella speranza di riuscire a cominciare una nuova vita.
durante il loro viaggio, happy e il suo papà si ritrovano a vivere tante piccole avventure che li renderanno sempre più uniti e bisognosi uno dell'altro: l'incontro con un misterioso bambino diretto in hokkaido, un'imprevista corsa dal veterinario, la pesca, la vendita dei pochi oggetti rimasti.
il destino di entrambi non è dei più rosei, ma quel legame che si è creato tra loro non li lascia cadere nella disperazione nemmeno nei momenti di maggiore sconforto: è un rapporto che va oltre quello che banalmente si sintetizza in padrone-cane, perché non esiste alcuna subordinazione: sono amici, più che amici sono una famiglia e forse qualcosa di ancora più importante: l'amore e la devozione di happy sono, come quelli di tutti i cani, assoluti, così grandi da riuscire a smuovere persino l'animo di un uomo solitamente poco incline alle passioni e ai sentimenti.
e se anche è stato per poco, un uomo e un cane hanno saputo sperimentare quel legame incredibilmente forte e assoluto che solo gli animali sanno farci provare. ditemi se non è un bel finale questo!

il secondo racconto - vi avverto, questo è veramente più triste - miracolosamente risponde alla domanda di cui sopra: sì, in giappone gli assistenti sociali esistono, ma, almeno nei manga, di un aiutino avrebbero bisogno persino loro.
il signor okutsu è infatti un assistente sociale, abita nella vecchia casa che gli hanno lasciato i nonni davanti a un campo di girasoli, e a lui viene affidato il compito di riconoscere il cadavere ritrovato nella macchina. quando viene a sapere che in realtà è stato seppellito anche un cagnolino, trovato accanto al suo padrone, okutsu inizia a ripensare alla sua infanzia e sopratutto al suo cane, un dolce cucciolo regalatogli dal nonno quando era ancora piccolo: un cane forse sciocco, felice per poco, che non solo non reagiva ai dispetti, ma che amava incondizionatamente quel bambino che era quasi indispettito dalla sua bontà.
seguendo le tracce del misterioso viaggiatore che si è preso la briga di andare a morire in un campo con il suo cane senza portarsi dietro nemmeno un documento, okutsu inizia a intuire il tipo di rapporto che c'era tra i due ed inevitabilmente, a ripensare a quello, praticamente nullo, tra lui e il suo cane, scoprendo non solo di essere stato un pessimo padrone, ma di aver perso la possibilità di sperimentare una felicità da far invidia.


il secondo volume racconta due storie collegate a quella di happy, che si chiudono poi in un unico finale riunisce idealmente tutte le vicende.

la prima storia ci fa conoscere uno sfortunato fratellino di happy, rimasto solo dopo che lui è stato portato via dalla bambina, malato e abbandonato dentro uno scatolone.
viene recuperato da una burbera, anziana signora convinta che non le rimanga altro da fare che aspettare di morire, esattamente come quel cucciolo malato.
ma, lo sappiamo benissimo, i cani cambiano le persone, e sanno addolcire persino il più triste e cinico dei cuori, riuscendo non solo a farsi salvare, ma diventando salvatori a loro volta.

il secondo riprende e approfondisce la vicenda del bambino diretto in hokkaido, quello che per qualche giorno aveva viaggiato al fianco di happy e del suo papà, e di come, rubando un carlino da un negozio di animali, salvandolo, senza sapere che era l'ultimo rimasto di una cucciolata in un negozio, sempre snobbato da tutti, troppo vecchio ormai e prossimi a una brutta fine.
accanto al suo nuovo amico, riesce a raggiungere il nonno in hokkaido, che quando sente la sua storia, ritorna al posto di origine, per ringraziare tutti quelli che si sono occupati del nipote e per scusarsi con i proprietari del negozio in cui si trovava il carlino. sulle tracce di happy e del suo papà, il bambino riuscirà a scoprire l'amore, l'affetto, la lealtà e la gentilezza che gli erano sempre stati negati.

nelle ultime pagine, sotto i fiori di ciliegio, è facile rendersi conto di quanto un incontro, forse voluto dal destino, forse deciso prima ancora delle nostre nascite, con un esserino scodinzolante possa cambiarci la vita.

quindi, lasciate perdere tutti i vostri timori, preparate i fazzolettini e leggete assolutamente questi due volumini. meglio ancora se avete un cane (o un gatto, un coniglio, un criceto, eccetera, va bene uguale) da abbracciare nel frattempo!

venerdì 3 marzo 2017

e così conoscerai l'universo e gli dei

sia che immaginiamo un dio creatore, che ci ha dato la vita per sconfinato amore, sia che pensiamo di essere stati noi a creare gli dei a nostra immagine e somiglianza, la verità è che non siamo mai tanto arroganti ed egocentrici quando parliamo di dio.
ma se le cose fossero andate in modo completamente diverso?


in principio gli dei erano tre: ablavar, zantek e blorax, anzi quattro, perché c'era anche il loro maestro, e per ricevere la sua approvazione i tre dei giocavano con la materia, davano origine a mondi e alle creature che li abitavano, cercando di sfruttare al meglio le loro capacità e la loro immaginazione.

tra strutture molecolari psichedeliche e impossibili, in questa genesi della terra vediamo il nostro pianeta popolarsi di ani-mali e u-mani: i primi creati da ablavar, forse un po' grotteschi ma a loro modo teneri e accarezzevolissimi (cit.), i secondi da zantek, più evoluti ma decisamente meno... carini.


secondo e così conoscerai l'universo e gli dei di jesse jacobs la creazione del mondo e dei suoi abitanti non è stata poi qualcosa di così grandioso e magnificente come siamo stati abituati a credere: capricciosi e infantili, ablavar e zandek si sono scontrati per far prevalere le proprie creature l'una sull'altra agli occhi del loro maestro.
zandek però, desideroso di distruggere l'opera di ablavar e di umiliarlo in ogni modo possibile, non perde occasione per usare i suoi uomini per insegnare loro a essere crudeli e violenti.


la prima famiglia di umani infatti non ci fa esattamente onore: la prima coppia è ingenua, incapace di discernere il bene dal male, incapace di capire il perché delle cose, di trovare un collegamento tra causa ed effetto. probabilmente, la donna è stata la prima ad essere stata creata: ha più esperienza e il mondo la spaventa di meno di quanto non faccia con il primo uomo, terrorizzato da ogni cosa che non capisce - ovvero quasi tutto - ossessionato solo dal pensiero di procurarsi il cibo, qualsiasi esso sia.
mezzo gradino evolutivo sopra (e non che questo sia necessariamente un bene) sono i loro due figli, che sembrano riproporre in piccolo lo scontro tra i due dei: rispettoso e sensibile uno, crudele l'altro, sempre insieme ma sempre in contrasto tra loro. non vi fa venire in mente niente?


le possibili analisi sono tante: i due fratelli, che ovviamente ricordano la coppia caino/abele della bibbia, sviluppano le loro attitudini - e di conseguenza i loro destini - in modo completamente diverso da quello che conosciamo perché diversi sono gli dei di jesse jacobs dal dio della genesi: non c'è alcuna legge morale a cui obbedire per queste divinità, o se ce ne sono non ci appartengono e non le capiamo.
zandek fa la guerra ad ablavar per il puro piacere di farla, come un bambino che fa i dispetti a un altro bambino, e al contempo vede, come unica possibilità di mostrarsi superiore a lui, quella di intralciare il suo lavoro, così le creature di zandek praticano atti di violenza e crudeltà senza farsi domande, senza neppure immaginare cosa possa essere il concetto di morale.
jesse jacobs non interpreta né giudica il comportamento dei suoi personaggi, ma ci lascia la possibilità di farci un'idea precisa sull'origine e sul significato della violenza stessa.

oltre le considerazioni di carattere etico, che ho trovato inaspettatamente forti e importanti, e così conoscerai l'universo e gli dei ci regala tavole visionarie in cui geometrie impossibili e strutture organiche si fondono, separano e riuniscono continuamente, in un caleidoscopico assestarsi della creazione stessa, sintetizzato e concluso nell'espressione di ablavar davanti a un mondo diverso da quello che aveva creato, un mondo tanto più apprezzato dal suo maestro quanto più spigoloso, duro e crudele di quello che aveva immaginato.


io penso che i concetti più importanti e basilari legati alla verità della natura e della condizione umana siano in realtà estremamente semplici, così tanto da rendere insignificante - ed estremamente difficile - qualsiasi tentativo di parlarne, di discernerli e spiegarli.
su alcuni di essi, tra le pagine di questo capolavoro, jacobs ci aiuta a fare chiarezza, in modo più emozionale che razionale.
e così conoscerai l'universo e gli dei è un libro di cui è difficile parlare ma che riesce - senza trasformarsi in un trattato filosofico, ma rimanendo sempre nel piano della narrativa - a lasciare la sensazione che, attraverso una versione fantastica e fantasiosa della creazione, ci sia stato concesso di afferrare qualcosa di fondamentale sull'essenza umana.
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