venerdì 15 dicembre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLVIII

prendiluna è l'ultimo (per ora) romanzo di stefano benni, che mi ha fatto compagnia per numerosi viaggi in autobus fino a un paio di settimane fa. ammetto che negli ultimi anni benni, con i suoi romanzi più recenti, mi aveva un pelino delusa e me ne ero allontanata.
di prendiluna, da brava gattomane, mi aveva da subito fatta innamorare la copertina piena di gatti, l'ho preso senza pensarci troppo, sentendo che poteva essere la volta buona di riavvicinarmi a uno dei miei scrittori preferiti.
e, saranno stati i diecimici, sarà stato dolcino, o forse la buona prendiluna, ma pare proprio che abbiamo fatto pace.

la storia è quella di prendiluna, anziana insegnante ormai in pensione, e della profezia rivelata da un gatto fantasma che solo lei può realizzare: portare a termine la sua missione - trovare dieci giusti a cui consegnare i diecimici - è l'unico modo per salvare l'umanità.
il viaggio di prendiluna si sposta nel mondo reale e in quello onirico, ed è difficile decidere se sono più assurdi e inverosimili i trumpi cattivi e razzisti che incontra su un pullman o i trisogni che condivide con dolcino l'eretico e michele l'arcangelo, due pazzi - forse, di certo internati in manicomio - che insieme a lei vogliono salvare il mondo destituendo finalmente dal suo potere sconfinato il diobuono, che forse poi così buono non è.
tra partite di pallone invisibile, regine dei sex shop, trasmissioni televisive patetiche, lotte tra angeli e diavoli, sogni matrioska, poliziotti con il pallino del cinema, odiatori seriali, anime gentili e sette misteriose e crudeli, in un mondo più folle e insensato del più assurdo sogno che cornelius noon abbia mai studiato, si ritrova il buon vecchio stefano benni di margherita dolcevita e di saltatempo, con il suo stile inimitabile, la sua ironia che non risparmia nessuno e la sua capacità di saper rendere goffamente adorabile una realtà di stupidi schermodipendenti in cui eroi nascosti, incontri indimenticabili e amori infiniti, sanno restituire all'umanità la fiducia che a volte sembra perdere in se stessa.
sicuramente non il suo romanzo migliore, non all'altezza di elianto o la compagnia dei celestini, per citarne due, ma a mio modestissimo avviso il più riuscito degli ultimi anni.

durante il periodo di sconti di coconino di qualche tempo fa ho recuperato un po' di titoli che volevo, tra cui faremo senza di manu larcent, un libro di cui avevo letto tanto bene che non potevo farmelo scappare.
in effetti è un libro bellissimo, ma che non mi aspettavo così pesante. da noi è uscito dieci anni dopo l'edizione francese, come tiene a ricordarci zerocalcare che ha tradotto e introdotto (qui) l'edizione italiana, e questa è un po' la prova che, anche se solitamente si parla tanto dei libri appena pubblicati e poco di quelli più vecchi, un buon libro non ha la data di scadenza.
faremo senza non ha una vera e propria trama, è più qualcosa a metà tra un flusso di coscienza e una sorta di sfogo tardoadolescenziale (l'autore l'ha scritto quando aveva vent'anni, ma va bene anche a trenta, fidatevi) sulla vita, l'ansia, le paure, il senso di inadeguatezza.
zerocalcare dice "quanto è tutto dolorosamente vero" e in effetti potremmo chiudere il commento con questa frase: questo omino buffo e un po' tenero che attraversa le tavole da una pagina all'altra, alle prese con i suoi mostri personali è una sorta di assoluto, l'omino buffo che ognuno di noi ha dentro e che deve fare i conti con quel gran casino che è la vita.


non è facile raccontare questo lungo, cupo monologo, alleggerito solo dai disegni a volte quasi comici, faremo senza è un libro che va letto, che bisogna chiudere di tanto in tanto e rimanere qualche minuto o qualche ora a pensarci su, magari a smaltire il magone che a volte sale inevitabilmente in gola.

tutta un'altra storia per il primo, spettacolare e disturbate volume di animosity, in uscita in questi giorni per saldapress, scritto da marguerite bennett e disegnato da rafael de latorre: cosa succederebbe se improvvisamente gli animali si risvegliassero, sapessero parlare e avessero una coscienza come quella degli uomini? ovviamente, sarebbe il caos.
stanchi di essere uccisi, abbandonati, sfruttati, trasformati in cibo, cavie da laboratorio o pellicce, la rivoluzione sarebbe immediata.

sandor, un vecchio bloodhound e la sua bambina jesse, amici da sempre, si ritrovano nel bel mezzo della guerra più incasinata e feroce che si possa immaginare, in un mondo ancora sconvolto e del tutto impreparato ad affrontare una novità del genere.
e mentre da un lato umani e animali cercano di trovare accordi su come riuscire a sopravvivere tutti insieme adesso che certo è impossibile continuare a cacciare e allevare, dall'altro sandor, con il cuore colmo d'amore per la bambina che l'ha cresciuto, amato e protetto da sempre, ha capito che è arrivato il momento di invertire i ruoli e, adesso che lei è rimasta sola e non ha altri al mondo, deve riuscire a portarla indenne dal suo fratellastro che, nonostante non la conosca, può di certo assicurarle un futuro più sicuro di quanto non sia capace di fare un cane già anziano.

animosity sa passare bene dall'atmosfera tesa, violenta e spesso cruenta che caratterizza buona parte della narrazione e che la mantiene viva e accattivante senza mai spingere troppo sull'acceleratore, e quella dolcissima e malinconica tra sandor e jesse. basta meno della metà di questo primo volume per entrare appieno nella storia, farci coinvolgere e desiderare scoprire come andrà avanti la loro avventura, promosso a pieni voti.

ultimissima lettura è ophidian - avvento, di lucio perrimezzi e francesca follini, edito da noise press, una sorta di numero zero su quella che potrebbe essere una nuova serie parecchio interessante.
per via delle poche pagine del volume, la narrazione è velocissima e serrata, e densa di colpi di scena praticamente a ogni tavola. senza fare spoiler, ci ritroviamo insieme a seth frozen, brillante avvocato, a scoprire che angeli e demoni sono una realtà molto più vicina di quanto potessimo immaginare.
seth, risvegliatosi da pochi anni da un coma che lo lasciava senza speranze, ha scoperto le sue origini, la storia della sua famiglia e di come questa si collega alla battaglia più antica del mondo: quella tra dio e i suoi angeli, reietti, privati della loro condizione, relegati a vivere tra gli uomini, condannati come gli uomini alla morte.
quale dio può dirsi misericordioso, buono e giusto se tradisce i suoi figli? e come si può obbedire e essere fedeli a questo dio?
l'eterna lotta tra bene e male, dove ogni confine si fa labile e confuso è appena ricominciata, guidata da un nephilim contro il più infimo dei traditori.
la storia e i personaggi sono affascinanti, e se proprio dobbiamo trovare un difetto a questo volume è l'eccessiva velocità con cui sono presentati gli eventi. coerente per essere un numero zero, mi auguro che il seguito della storia sappia gestire meglio i tempi e approfondire di più il complesso background che è stato presentato di sfuggita fino ad adesso.

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