lunedì 27 novembre 2017

il re delle fate

"abbiamo appena ucciso un essere vivente. con un vestito."

diventare un omicida non è mai un'esperienza senza conseguenze, ma diventare un faticida sarà per obi uno dei più grandi casini della sua vita.
e certo che lui non è esattamente un ragazzo modello, anzi: non eccelle a scuola, è un po' sfigato e nessuna ragazza sembra interessata a lui.
ha una sola amica, rita, la più svampita della scuola, che è l'unica persona su cui obi può contare.
e rita è con lui quando, collaudando l'elicotterino telecomandato che gli ha mandato sua mamma, uccide per sbaglio una fata. e nemmeno una fata qualsiasi, ma il re delle fate dell'appennino, ritrovandosi così costretto, in virtù delle ferree (si fa per dire, le fate odiano il ferro, per loro è letale) leggi del popolo fatato, a prendere il posto del defunto sovrano.

ora, passare da sfigato totale a re potrebbe anche essere un bel passo avanti, ma di regnare su degli esserini alati e dal comportamento assurdo, come il suo nuovo entourage non smette un attimo di fargli notare, non è esattamente il sogno di nessun adolescente.
così per un po' obi approfitta dei suoi nuovi poteri, sopratutto il suo nuovissimo e del tutto magico ascendente sulle donne, per godersi la sua vita senza occuparsi troppo del regno: le ragazze cadono ai suoi piedi e gli altri ragazzi lo ammirano stupiti ogni volta che si mette in mostra (saper parlare con gli animali ha i suoi vantaggi quando si ambisce a una vita da spaccone).
i suoi consiglieri però non lo mollano un attimo, e per di più gli svelano che gli rimangono pochi mesi di vita: secondo le usanze del regno infatti, se un re non viene ucciso prima, deve essere sacrificato a settembre, durante l'equinozio di autunno.

un prezzo troppo caro da pagare, anche paragonato al suo mai sperimentato prima successo con il gentil sesso. e se ci fosse una via di uscita...?


con il re delle fate (edito da edizioni bd), andrea meucci scrive una storia che pur nella sua semplicità sa riservare un paio di colpi di scena inaspettati, ma sopratutto è una bella storia d'amicizia e di crescita: un romanzo di formazione urban fantasy, che sa mischiare bene il mondo immaginato del regno delle fate e quello tristemente vero delle meschinità, prepotenze e cattiverie a scuola, e che lo fa senza forzature, giocando con due personaggi, quelli di obi e rita, che sono outsider tanto in mezzo alle fate che tra i compagni di scuola.

menzione anche per lo stile delle tavole di elena triolo: non solo il suo stile particolarissimo, fresco e divertente, ma anche la colorazione (monocromo, con intere campiture riempite a matita, e dettagli a colori) danno alla storia quel tocco di ironia e di leggerezza che la rende così brillante.

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