martedì 8 agosto 2017

ci rivediamo a settembre!


eh. io questo post speravo di non farlo, però.
il caldo - e la sfiga - mi stanno uccidendo, spero di sopravvivere ad agosto (anche se qui l'estate di solito continua anche per buona parte di settembre), ma anche se in qualche modo continuo a leggere - non tutto quello che vorrei, ma qualcosa sì - e vorrei parlarvi di un sacco di cose belle, niente, non ce la faccio proprio: stare al pc è una tortura e io non riesco a concentrarmi su nulla di quello che provo a fare, e se devo fare le cose male, tanto vale non farle proprio.

e immagino che anche voi, tra ferie e vacanze, siate lontani dagli schermi, quindi credo proprio che non sentirete più di tanto la mia mancanza (ora ditemi che non è vero, altrimenti piango!)

e quindi niente, sperate che le temperature scendano presto almeno sotto i 35°, che qui sono giorni che a casa siamo sopra i 40° e io non ho più il cervello in forma solida.

ci rivediamo prestissimo con un sacco di cose belle, ma intanto non mi abbandonate! continuate a seguire la pagina facebook del blog (e se vi va di farvi gli affari miei, vi ricordo che mi trovate anche su instagram )

buone vacanze a tutti!

giovedì 3 agosto 2017

lumina ~ vol. 2

il secondo volume di lumina si è fatto attendere parecchio, ma - credetemi - poche volte l'espressione ne è valsa la pena è stata detta con più sincerità.

linda cavallini e emanuele tenderini - fondatori del tatai lab oltre che autori di lumina e creatori di uno dei mondi fantasy/sci-fi più articolati e complessi del panorama fumettistico italiano - avevano già dato vita a qualcosa di completamente rivoluzionario con il primo volume di lumina, scrivendo e disegnando un fumetto che non è solo bellissimo per la storia, i disegni e la colorazione (l'hyperflat, un metodo totalmente folle di rendere la profondità tramite diversi livelli di colore leggermente sfalsati tra loro, ottenendo un effetto che fonde perfettamente la resa fotografica e quella pittorica), ma anche per la confezione del prodotto, senza limitarsi a qualche effettuccio sulla copertina ma facendo stampare ogni tavola in esacromia, riuscendo a raggiungere l'obbiettivo incredibile di avere su carta una resa persino più luminosa e precisa di quella visibile a schermo (lo so che sembra una minchiata detta per sviolinare, ma è la verità).

del primo volume di lumina (e dei vari spiegoni tecnici sulla stampa eccetera) ne avevo già parlato con entusiasmo qui, quindi fate il ripasso così passiamo direttamente al secondo volume.


il destino di lumina è incerto: il pianeta è minacciato da un'entità misteriosa e terribile, la madre di luce a caccia del fej-farok, lo spirito stesso di lumina, il dio che ne permette la sopravvivenza.
eppure, qualcosa di strano è successo quando due terrestri sono apparsi su lumina, il fej-farok si è diviso ed è scomparso, e mentre una parte - il farok - è già tra le grinfie della madre di luce, dell'altra metà non si hanno tracce, mentre l'unico che poteva sconfiggere la madre di luce, l'abissale lu-ay, pare si sia ribellato al suo destino, lasciando le sorelle pescatrici e tutto lumina in preda a dubbi e paure.

non c'avete capito molto, vero? beh, tocca leggere il primo volume, ma in ogni caso, consolatevi, non siete i soli a sentirvi confusi: sicuro di essere a casa sua, e di essersi svegliato dopo uno strano e brutto incubo, kite scopre che in realtà non stava affatto sognando.
si trova davvero su un pianeta alieno, un mondo governato dalla magia, dove le regole che conosceva non hanno molto significato e dove una ragazza vestita da cosplay lo sta accusando di aver rubato il suo fruff, qualsiasi cosa sia un fruff.

la sua avventura era già cominciata, ma kite se ne sta rendendo conto solo ora, e gli amici di shani (che non è affatto una cosplay) gli hanno appena rivelato di essere il contenitore di una parte del dio che mantiene in vita il pianeta, e che deve rimanere con loro, protetto e al sicuro.


e pensate che kite lo farà? ovvio che no, perché insieme a lui è stata trascinata su lumina sua sorella miriam, di cui ha perso le tracce, e l'unica cosa che gli importa adesso è di trovarla e assicurarsi che stia bene, in barba a qualsiasi dio, abissale o madre di luce di cui tutti continuano a blaterare.

inizia così un viaggio clandestino in compagnia di shani, trascinata (in modo un po' subdolo, questo bisogna dirlo) attraverso i bellissimi paesaggi a cui linda e emanuele ci hanno abituati, alla ricerca di miriam e magari di qualche risposta sul loro inspiegabile coinvolgimento riguardo le sorti di un pianeta alieno.
nel frattempo troviamo - in viaggio alla ricerca di kite e miriam - anche altre due vecchie conoscenze, oleg e juba, decisamente meno ingenui e amichevoli di shani, in compagnia di un abissale che sembrerebbe parecchio interessato ai due terrestri e sopratutto al loro ruolo su lumina...


non ho nessuna voglia di spoilerarvi tutta la storia, anche se rimarrei qui a parlarne per ore (sopratutto della parte conclusiva che è pazzesca), ma l'unica cosa che posso osservare senza rovinarvi la lettura è che rispetto al primo volume il numero dei personaggi è cresciuto e la trama si è velocizzata parecchio, e - proprio come per kite - anche noi stiamo cominciando ad ambientarci su lumina e a capire un po' di più di quello che sta succedendo su questo strano, misterioso mondo.

come nel primo volume, rimangono le incredibili illustrazioni a doppia pagina, i paesaggi belli da mozzare il fiato, con una resa quasi fotografica, capaci di riassumere lo spirito un po' fantascientifico e un po' arcadico di lumina e di darci modo di tirare il fiato tra un evento e l'altro, e i piccoli, strani e buffi esserini che li abitano, quasi a ricordarci che sì, ci troviamo proprio in un mondo alieno, pieno di meraviglie da scoprire.


lumina si conferma non solo come capolavoro narrativo, grafico e tecnico, ma anche come una vera e propria rivoluzione: un fumetto nato da uno scambio continuo tra autori e pubblico, denso di passione ed entusiasmo, curato fino nel più piccolo dei dettagli, una sorta di canzone d'amore al fumetto stesso.

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se non avete partecipato al crowdfunding (shame on you!) potete rimediare recuperando tutti i volumi sul sito di tatai lab, compresi i due spin-off dedicato a shani e oleg (di cui ho già parlato sul blog qui e qui) e il bellissimissimo art/sketchbook che faceva parte dei nuovi perk, pieno zeppo di illustrazioni, pin-up e disegni preparatori, una gioia per gli occhi: linda cavallini ha disegnato un sacco di creature di razze diverse, donne umanoidi alte e flessuose come ballerine, guerrieri forti e possenti, animaletti graziosi e buffi (quando arrivate alle pagine degli animaletti se riuscite a non urlare di pucciosità non avete un cuore), tutti con una cura straordinaria non solo dei dettagli e degli aspetti decorativi - per esempio dei vestiti, che sono dei veri e proprio capolavori - ma anche fisiologicamente credibili (giapponesi, imparate!), un lavoro che non lesina ne sugli studi di anatomia né sulla ricerca di uno stile personale.


vi ricordo pure che per rimanere aggiornati su lumina e sui progetti del tatai lab, oltre che continuare a seguire la sottoscritta, potete mipiacciare la loro pagina facebook!

sabato 29 luglio 2017

i love shopping a las vegas

(questo post giace come bozza da settimane e io me ne sono accorta solo adesso!)
ho approfittato di una desolante giornata di febbre e mal di testa di qualche tempo fa per leggere l'ultimo capitolo (per ora si spera!) della saga di becky brandon, nata bloomwood, i love shopping a las vegas, uscito ormai da un bel po', ma di cui ho aspettato l'edizione economica prima di decidermi a comprarlo. poi mi sono accorta che non ho mai scritto nemmeno mezza riga qui su i love shopping a hollywood, il capitolo precedente, in cui, subito dopo new york, becky, luke e minnie - la loro adorabile e capricciosissima bambina - si trasferiscono nella città del cinema per eccellenza grazie alla nuova cliente di luke, sage seymour, l'attrice più famosa e chiacchierata del momento.
inutile dire che becky si caccerà nei guai per l'ennesima volta, con il suo sogno di diventare la stilista delle star, perdendo completamente la testa e quasi diventando un'altra persona, arrivando addirittura a iscriversi a un esclusivissimo centro benessere pieno di gente famosa in cui curare - tra le altre - la dipendenza da shopping.
a loro uniscono presto non solo i genitori di becky, ma anche suze e tarkie, un po' in crisi e desiderosi di risolvere i loro problemi con una vacanza.
inutile riportare qui tutta la trama, ma questo libro - il settimo della serie - aveva un finale tremendo: cioè, non finiva! ci lasciava in preda al panico con becky e tutta la banda pronti a partire all'inseguimento di graham - il papà di becky - e tarquin, spariti per chissà quali misteriosi motivi...

e così il nuovo libro si apre con la più stramba delle squadre di ricerca - becky, luke, minnie, la mamma di becky e la sua vicina janet, suze e l'insopportabile alicia, la-stronza-dalle-gambe-lunghe - nella sua seconda parte del viaggio americano, su un'improbabile roulotte tra scenette comiche e momenti più seri, forse anche troppo considerando quello a cui la kinsella ci aveva abituate, alla ricerca dei due mariti dispersi e sopratutto della verità che si cela nel passato di graham e dei suoi amici...


questo romanzo non è piaciuto a tutti i fan di i love shopping, sopratutto a chi si aspettava ancora e ancora i soliti casini tra spese pazze, carte di credito in rosso e figure da due soldi, tutto quello che insomma ci faceva tanto ridere nei primi episodi della serie.
invece io ho apprezzato proprio le differenze tra questo e i primi romanzi di becky, per un motivo fondamentale: da quando faceva la giornalista finanziaria a oggi becky è cresciuta, ne ha passate tante, ha trovato un fidanzato, si è sposata, è diventata mamma, ha più o meno imparato dai suoi errori e si è resa conto - forse inconsciamente - che ci sono cose più importanti persino dei saldi.
becky è cresciuta e cresciamo anche noi che seguiamo le sue storie e, magari non a tutti ma a me sì, ha fatto piacere vederla prendere coscienza di quello che ha e che la rende una donna davvero fortunata, quel qualcosa che va oltre la carriera di successo (che poi, nonostante i suoi mille fallimenti, becky è una lavoratrice eccezionale, ha un talento incredibile nel contagiare il suo entusiasmo ai clienti, in qualsiasi settore lavori, e qualsiasi altra cosa le capiterà di fare in futuro - perché credo proprio che ci saranno ancora altri episodi di i love shopping - sarà un successo come sempre, almeno fino a prima dell'inevitabile disastro): una famiglia unita e sempre presente, una famiglia un po' allargata in cui c'è spazio pure per gli amici di sempre e in cui ognuno è lì pronto ad aiutare gli altri, pronto ad andare dall'altra parte dell'oceano senza pensarci due volte o di mettere da parte l'orgoglio e saper ricominciare da capo.
sarà pure stucchevole, ma non è da sottovalutare. e forse in questo romanzo il momento più importante, tra le scene più propriamente d'azione e i tanti siparietti comici che la famiglia bloomwood sa riservare, è proprio quello in cui questo processo di crescita si fa più chiaro ed esplicito, un momento quasi drammatico, ma che la kinsella ha saputo rendere benissimo.

becky cresce, ma in realtà non cambia mai, rimane la solita shopping addicted entusiasta della vita e pronta a godersela fino in fondo, e io non vedo l'ora di tornare a leggere le sue avventure!

lunedì 24 luglio 2017

una più del diavolo

«pare che il diavolo sia scomparso. e non sto parlando di una di quelle volte in cui si dà per disperso per spuntar fuori come se nulla fosse. questa volta è seria.»
«perché dovrebbe?»
«per via del dio padre. ha perso la pazienza. erano eoni che non succedeva. questo può voler dire solo una cosa: che l'avversario è venuto a mancare. le qualità una volta incarnate dal diavolo stanno tornando all'origine e non possiamo permetterlo.»


giovanni archei è il protagonista di una più del diavolo, eroe suo malgrado, fa il musicista in una band non troppo famosa ma nemmeno tanto sconosciuta, ha appena rotto (molto male) con la sua fidanzata, ha un pessimo gusto in fatto di abbigliamento, degli amici con soprannomi improbabili, una coinquilina trans che gira video su trucchi e abbigliamento e prepara il miglior caffè di napoli ed è l'umano prescelto per aiutare l'angelo dei segreti raziel - e il suo titubante compagno bartolomio - a ritrovare il diavolo, che è sparito non si sa dove né perché, causando un turbamento nella forz la fine dell'equilibrio tra bene e male che da millenni teneva calmo il buon dio e che adesso è la causa di vere e proprie decimazioni della popolazione.

quando la decisione è tra crepare male e provare a non crepare male, ma non è certo che, la scelta è praticamente obbligata, e così - tra viaggi negli inferi che hanno ben poco a vedere con dante e un'atmosfera che ricorda tanto dogma e il vangelo secondo biff - archei inizia la sua folle avventura, passando tra demoni più gentili - e stupidi - di quanto mai si potesse immaginare e un paradiso in cui la burocrazia è un vero e proprio... inferno.

già la trama sembra divertente così, ma lorenzo vargas, il giovanissimo autore di questo romanzo (quando ho letto la sua data di nascita ho subito pensato a questa tavola di zerocalcare. e poi ho pianto) sa scrivere con ironia e sarcasmo, sa creare situazioni al limite dell'assurdo senza farle mai scadere nel ridicolo e puntellare la storia di colpi di scena imprevedibili (tipo un po' prima della fine, ho chiuso il libro e ho gridato un loool interiore lungo almeno cinque minuti).
insomma, vargas sa farti sorridere per tutto il tempo, facendoti sentire non solo in sintonia con i personaggi ma con la voce narrante stessa, perché non è che un libro che parla di cose serie tipo l'amicizia o il rapporto tra dio e la sua creazione, deve per forza essere noioso.

e quindi se state cercando qualcosa di bello, intelligente, divertente e appassionante da leggere in questi giorni di caldo infernale, una più del diavolo è il libro che fa per voi.
buona lettura!

mercoledì 19 luglio 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXVIII

un sacco di altre belle letture in casa claccalegge!

cominciamo con lumberjanes 5 che lascia intatto il mega-hype che si era creato alla fine del quarto volume, prendendosi una vera e proprio pausa dalla trama principale con due episodi autoconclusivi che comunque non fanno rimpiangere nulla se non l'attesa prima del prossimo volume (ché di lumberjanes non se ne ha mai abbastanza). 
il primo capitolo è un flashback sull'arrivo delle occupanti del capanno roanocke al campeggio, una storia breve che inizia seguendo il viaggio delle cinque ragazze e che ci svela qualche dettaglio in più sulle protagoniste: jo in una macchina superpazzesca con due papà adorabili e iperapprensivi per il futuro della loro bambina, che immaginano già iscritta in qualche prestigiosa università in notevole anticipo sui tempi convenzionali; ripley in un chiassoso pulmino guidano dai genitori e riempito fino allo sfinimento da otto fratelli di ogni età e l'immancabile nonna, alle prese con una gomma da masticare sui capelli che sarà il cupido che farà nascere l'amicizia tra lei e april, la solita rossa tutto pepe che da sfoggio di una forza spaventosa (e un'altrettanto spaventosa incapacità di organizzare un bagaglio con lo stretto indispensabile, si direbbe) fin dal primo momento, che in attesa di jo (le due sono le uniche che già si conoscono) ripara con prontezza al guaio di ripley, regalandole il ciuffo blu che ben conosciamo; e poi mal - arrivata in taxi senza i suoi genitori, che ci lascia intendere siano abbastanza disinteressati al suo campeggio - e molly (di lei non vediamo l'arrivo) al loro primo incontro e... colpo di fulmine!
alla prima riunione con jen sparisce mr. sparkles, l'animaletto di pezza di ripley ed è questa la prima avventura ufficiale delle lumberjanes, con buona pace delle regole infrante e delle urla di jen.
ah, e scopriamo pure come si sono conosciuto molly e bubbles (il suo non-cappello).

nei capitoli successivi (di cui sinceramente i disegni non mi hanno fatta impazzire di gioia, preferivo quelli in stile simil-stevenson) invece le nostre scoprono che nel lago vicino al campo abitano niente poco di meno che le sirene! e sì, sono davvero appassionate di musica, ma non quella roba soffiata dentro le conchiglie, sono delle vere rocker! e così quando una di loro racconta di come ha litigato con la sua migliore amica e coofondatrice della sua band, april decide di aiutarle a riappacificarsi e a suonare insieme, ma tutto questo si rivela più difficile del previsto e causa non pochi problemi con le altre ragazze. ovviamente, per un fumetto che grida amicizia al massimo, le cose andranno per il meglio, ma non vi racconto niente di più! buona lettura!

rimanendo sempre in casa bao publishing da qualche tempo è uscito anche il settimo volume dell'apprezzatissimo saga, uno dei migliori titoli in giro negli ultimi anni, di cui avevo già parlato qui quando ho recuperato i primi sei volumi.
questo è un volume che si può considerare un po' un autoconclusivo, un capitolo che inizia e finisce e ci lascia in un bagno di lacrime e completamente a pezzi. siete avvisati (gli inviti a gruppi di sostegno morale sono ben accettati).
la più odiata e temuta di tutte le famiglie dell'universo, l'emblema stesso di una pace possibile e non voluta, si è finalmente ricongiunta e sta anche per allargarsi: hazel - voce narrante, nonché abominevole frutto dell'amore proibito tra due rappresentanti di razze storicamente nemiche e in quanto tale ricercata da tutti i poteri alti che non vogliono altro che farla sparire per timore che possa diventare il simbolo della tanto agognata pace - alana e marko, insieme a sir robot - alla ricerca del figlio che gli è stato rapito da un ribelle - all'onnipresente isabel, babysitter fantasma, e petrichor, trans originaria di wreath che si è affezionata ad hazel e che le ha salvato la vita, continuano il loro viaggio e si ritrovano costretti a fermarsi per fare rifornimento su phang, una piccola cometa che, nonostante le sue modestissime dimensioni e la varietà di razze che la abitano, non è riuscita a sottrarsi alla guerra tra wreath e landfall, esattamente come il resto dell'universo.
qui su phang i nostri vedranno un altro aspetto della guerra, quello meno spettacolare e più triste, quello dei non combattenti, dei civili, dei rifugiati, della gente comune che risente dei giochi di potere di chi sta così in alto da non sapere nemmeno della loro esistenza.

perché uno dei punti di forza di questa storia, nonostante sia in tutto e per tutto avulsa dalla realtà con le sue razze aliene e l'ambientazione fantascientifiche/fantasy, è la capacità di parlare dell'umanità senza nemmeno farci vedere un essere umano, affrontando senza timori argomenti fondamentali del nostro tempo: amori proibiti, odio razziale, guerre, sfruttamento della prostituzione e ovviamente la questione - troppo sottovalutata nel nostro caro civilizzato e cristiano mondo - dei rifugiati e dei profughi di guerra.

anche se quasi tutta la storia è dedicata ad hazel e famiglia, gli autori non si dimenticano di sophie e gwendolin, accompagnate da gatto bugia, che nel frattempo stanno architettando qualcosa in modo decisamente poco ortodosso.
in ogni caso, quello che succede su phang, quella che doveva essere solo una breve sosta per il rifornimento dell'astronave, si trasforma in un lungo soggiorno, costellato di eventi traumatici per noi lettori e ovviamente per alana, marko e hazel.
non posso spoilerarvi niente, ma la quarta di copertina recita qualunque fan di game of thrones si sentirà immediatamente a casa, e in effetti in quanto a colpi di scena e momenti strazianti brian k. vaughan ha poco da invidiare al caro martin.

e per rilassarci un po' mentre aspettiamo di continuare a leggere le avventure di hazel vi stra-consiglio il nuovo volume di macanudo, sempre edito da nuova frontiera.
l'universo è misterioso o il mistero è universale? esce dopo circa un anno da una pioggia di idee (qui su claccalegge) e ci regala la solita dose di dolcezza, poesia e ironia senza mai tralasciare le riflessioni sociali o filosofiche (e i misteri misteriosi!) a cui i personaggi di liniers, tra folletti, pinguini, gatti e strani mostriciattoli, ci hanno abituati.



nel frattempo sto leggendo uno dei romanzi più divertenti che mi siano capitati sotto mano e non vedo l'ora di parlarvene non appena l'avrò finito, e dopo quello toccherà a una delle mie eroine preferite! tra qualche giorno andremo con lei in egitto! (indovinate di chi sto parlando?)

giovedì 13 luglio 2017

quando parlavamo con i morti

non che sia un'esperta in materia ma credo che si possa dire che ci sono due tipi di storie horror: quelle piene zeppe di mostri, killer crudeli, sbudellamenti e urla di terrore e quelle che prendono una storia banale e quotidiana e vi inseriscono un pizzico di sur-realtà, facendo deragliare la narrazione verso qualcosa di spaventosamente misterioso.
quando parlavamo con i morti fa parte della seconda tipologia di storie horror, è un librettino piccolo dall'aria innocente, tu lo guardi e pensi col cavolo che puoi mettermi paura e invece ti ritrovi con i brividi in piena estate e con la certezza di aver trovato un'autrice, mariana enriquez, che merita di essere conosciuta meglio.


quanto parlavamo con i morti racconta tre storie di cui la prima da il titolo alla raccolta, tre storie che potrebbero essere successe a chiunque in qualunque parte del mondo e che proprio per questo fanno gelare il sangue. personalmente, ho trovato una sorta di crescendo nel livello di orrore, dalla prima all'ultima.
protagoniste e voci narranti delle storie sono tre donne e tutti e tre i racconti si focalizzano su drammi molto reali e attuali, il che riesce a renderli ancora più realistici: le quattro ragazzine di quando parlavamo con i morti con la loro tavola ouija che cercano di mettersi in contatto con i desaparecidos, la giovane donna di le cose che abbiamo perso nel fuoco che assiste impotente al degenerare di un'idea folle e disperata e infine l'impiegata dell'archivio di bambini spariti che nell'ultimo (davvero impressionante) bambini che ritornano proverà a non indagare sulla misteriosa sorte di una bellissima e sventurata ragazzina scomparsa.

ora uno da un racconto horror si dovrebbe aspettare chissà quale atmosfera da brivido, tutta una serie di frasi che non fanno che aumentare l'ansia, quella roba ben costruita a tavolino come le colonne sonore dei film, quelle musiche fatte apposta per farti preoccupare se poi non te la farai addosso davanti a tutti e invece la enriquez niente, se ne frega totalmente di questi giochetti da due soldi (che poi non sono da due soldi, dai) e lascia semplicemente che, data la premessa, la storia continui il suo corso, trascinando i personaggi e il lettore in quello stato di angoscia pura che solo la paura dell'ignoto e dell'inconoscibile sa dare.
in questo, e sopratutto nelle tematiche dell'ultimo racconto, mi ha parecchio ricordato saramago - benché il modo di scrivere sia diverso - con quella capacità di creare situazioni surreali e assurde scartando al principio giusto di qualche centimetro dalla linea retta dell'abitudinario per ritrovarsi poi lontani chilometri dal nostro già ben spianato e conosciuto sentiero.

martedì 11 luglio 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXVII

in questi mesi è assolutamente improponibile persino l'idea di andare in fumetteria, fa troppo caldo per arrivare fino in centro a palermo, per cui credo di essere in ritardo su un sacco di serie, o almeno su tutte quelle che non arrivano in edicola.
però in effetti qualcosina in edicola la riesco a trovare (e poi casomai c'è amazon), per cui penso sia arrivato il momento di fare il punto delle non-proprio-ultime uscite manga:

arrivare a te - che finalmente sta per concludersi, anche se ancora non si sa quanti numeri ci aspettino alla fine - continua con la lentezza esasperante che lo contraddistingue ormai da parecchio. in questo volume 27 non succede praticamente quasi nulla, i due protagonisti, kazehya e sawako, continuano a rimuginare su quello che sarà il loro futuro, pensando e ripensando mille volte a cosa comporterà stare lontani. ok, non è una scelta facile, ma da quanti volumi va avanti? da quanti mesi ci sorbiamo questa roba? nonostante ormai stiano insieme da parecchio continuano a comportarsi in un modo che ha poco della timidezza e molto dell'assurdo, il che risulta sempre più fastidioso e irreale.
le uniche due note positive - cose che in un altro qualsiasi manga si sarebbero risolte in due pagine e che qui invece si trascinano da secoli - sono: kazehaya "parla" (per karuho shiina "parlare" significa improvvisare un monologo degno di un melodramma per qualsiasi cosa, senza nessun confronto tra le due parti, una roba inverosimile quanto una telenovela spagnola) con suo padre, cercando per una volta di dar voce ai suoi desideri (e ovviamente scopriamo che quel padre scorbutico e freddo è in realtà un timidone affettuoso con gravi problemi relazionali); e il momento in cui ayane - che pure sembrava la più sveglia e spigliata in questo covo di decerebrati - si rende conto di quello che prova per una certa persona, cioè pin, dai, l'abbiamo capito da millenni!
sono stanca morta di questa serie che era iniziata in modo carino ma che da mesi e mesi arranca in modo spaventosamente lento, che ha perso ogni spunto e che, volume dopo volume, si ripete sempre uguale a se stessa, ma allo stesso tempo, dopo ventisette numeri e quasi cinque anni (!!!) di pubblicazione non ho nessuna voglia di interromperla.
però continuare a leggere è sempre più una fatica e una noia pazzesca.

una serie che invece non mi annoia mai, nonostante sia anche questa arrivata a un numero considerevole di uscite, è natsume degli spiriti. il diciottesimo volume è uscito a maggio e il prossimo ci aspetta a settembre per cui sono un po' fuori tempo a parlarne adesso, però due paroline vale sempre la pena di spenderle.
nonostante il tono e le atmosfere si mantengano quasi sempre invariate e nonostante non ci siano eventi epocali troppo di frequente, yuki midorikawa ha saputo creare una serie che può continuare ad affascinare all'infinito ed è riuscita a dar vita a personaggi che, seppur lentamente, crescono e cambiano (cosa che la signora shiina dovrebbe imparare a fare).
il primo e l'ultimo episodio dell'albo sono, come capita spesso, storie autoconclusive che non aggiungono molto alla trama ma che comunque rivelano sempre di più qualcosa delle personalità dei personaggi. nel primo, natsume si ritrova, come è già successo altre volte, ad aiutare un piccolo spirito in difficoltà, appianando una lite nata da una spiacevole incomprensione tra due yokai, entrambi intenzionati ad agire in buona fede, mentre l'ultimo vede protagonista una ragazza che inconsapevolmente si ritrova a fare amicizia con uno yokai.
oltre che sul rapporto di natsume con i suoi nuovi amici e la famiglia, buona parte degli episodi di questa serie si concentrano proprio sul rapporto tra gli yokai e gli umani, abitanti di due mondi lontanissimi, governati da regole inconciliabili tra i quali però spesso nascono comunque sentimenti di affetto sinceri.questa malinconia tipicamente giapponese legata alla bellezza delle cose effimere è una delle cose che più mi piace di natsume degli spiriti, oltre ovviamente nyanko-sensei ubriaco.
l'episodio centrale del volumetto invece da una spinta avanti molto importante alla trama principale, cioè quella legata al taccuino degli amici. non vi racconto molto, ma anche questa volta natsume si vede trascinato nel bel mezzo di una bega tra umani e yokai, gli viene chiesto di parteggiare per gli esorcisti che stanno tentando di trovare una camera di un vecchio esorcista, piena zeppa di incantesimi e altri veri e propri tesori per chi si ritrova a combattere gli yokai e ovviamente il nostro decide di risolvere la questione nel modo più pacifico possibile...
però questa volta il suo segreto non è più al sicuro, anzi è stato scoperto proprio da una di quelle persone che più di ogni altra natsume ha voluto tenere lontano dal taccuino di sua nonna...

continuando a parlare di yokai, ma decisamente meno carini e amichevoli di quelli che incontra natsume, passiamo a noragami, di cui, dall'ultima volta che ne ho parlato (qui), ho letto altri due volumi. ed effettivamente parlare del secondo numero senza aver letto il terzo sarebbe stato un po' inutile visto che si tratta di una sorta di lungo episodio che si conclude proprio nel terzo volume e che mi aveva lasciata un po' tipo meh alla fine del secondo.
nel primo numero yato, una divinità in cerca di fama e seguaci, sceglie un giovanissimo neo-defunto, yukine, come suo strumento divino.
ma yukine è un adolescente e come ogni adolescente fare il bastian contrario e vivere in una costante condizione di disagio è quasi un obbligo morale, figuriamoci per un ragazzino che ha perso letteralmente tutto: la sua vita, i ricordi, il futuro, gli amici, le speranze. letteralmente ogni cosa.
arrabbiato e frustrato per la sua attuale condizione, pieno di risentimento pure nei confronti di yato, che considera un dio debole e misero, yukine inizia a commettere furtarelli e scorrettezze varie, convinto di passare inosservato.
il legame che però lo lega a yato va oltre quello che lui immagina e le cattive azioni commesse da yukine iniziano a creare ripercussioni poco piacevoli sul suo padrone, che viene letteralmente corrotto per colpa del ragazzo.
nel frattempo entrano in scena nuovi personaggi - da uno shounen action non ci potevamo certo aspettare che tutto continuasse a ruotare attorno ai tre protagonisti - o meglio nuove divinità: bishamon, il dio della guerra (che è in realtà una gran gnocca con delle mega tette antigravità), che sembra avercela con yato con qualcosa successa in passato, tenjin, un dio delle lettere (un tipo un po' snob, bisogna dirlo) e la svampita bimbogami - dio della miseria - che per non farsi allontanare dagli altri usa come nome d'arte quello di una divinità della buona sorte (kofuku).
a loro si uniscono altre divinità con il loro seguito di strumenti divini e suppongo che saranno tutti molto importanti nei prossimi volumi, ma nel terzo tutta l'attenzione si sposta su yukine e yato e sulla corruzione che sta quasi per ucciderlo.
ovviamente la presenza di hiyori sarà fondamentale per la risoluzione della vicenda (non faccio spoiler, anche se era ovvio che lei c'entrasse in qualche modo) ma sembrerebbe che da adesso si cominci a entrare nel vivo della storia: si è accennato più volte al passato non proprio candido di yato, ai nemici che si è procurato e agli insospettabili alleati sui quali può contare.

quello che mi sta piacendo molto di questo manga è che, nonostante sia un action, si da molto peso all'aspetto che - se mi passate il termine - si potrebbe definire più filosofico: la condizione degli strumenti divini e il loro rapporto con le divinità, filtrati dallo sguardo umano di hiyori, è una tematica importante e in qualche modo anche un po' pesante.
il personaggio di nora, ad esempio, è veramente triste e malinconico, spero torni presto perché voglio conoscere meglio la sua storia.
insomma, non solo cazzotti e tipe con le tette esagerate, quindi sì, continuo a consigliarvelo.

due parole velocissime anche su due shoujo che mi stanno piacendo tanto, uno quasi giunto alla conclusione e uno appena cominciato: il numero nove di rere hello che è uscito il mese scorso e che ci ha permesso di conoscere qualcosa in più sul passato e sulla famiglia di minato, tutto grazie a una bottiglietta di profumo quasi dimenticata. lui e ririko continuano a essere una delle coppie più equilibrate e mentalmente sane della storia degli shoujo manga, e l'episodio del gatto smarrito ha dato al mio cuoricino il colpo di grazia, per cui non posso smettere di adorare questo manga anche se a conclusione di questo volume ci viene proposto il più scontato dei cliché: l'incontro combinato a sorpresa con una kohai bellissima e di buona famiglia (e ovviamente timida e senza amici) che ovviamente ha già una mezza cotta per il protagonista. ci aspetta un penultimo volume in cui sbrogliare la situazione e poi happy ending o rogo dell'intera serie.

e infine il secondo volume di tsubaki-cho lonely planet, che mantiene le promesse del primo numero: la storia di fumi va avanti tranquilla, così come prosegue il suo lavoro di domestica a casa dello scrittore kibikino. lei si va rendendo sempre più conto di avere una cotta ma ci risparmia tutte le idiozie pseudo sdolcinate da adolescente in piena crisi sentimentale che potremmo aspettarci da uno shoujo manga, lui ancora non svela niente di quello che sente e in qualche modo tutto questo ricorda molto una stella cadente in pieno giorno, cosa che comunque non mi dispiace anche se sa di già visto.
il giorno in cui fumi accetta di iniziare a lavorare in un locale un po' dubbio e decisamente non adatto alla sua giovane età per cercare di guadagnare qualche soldo extra e ripagare più velocemente i debiti di suo padre, si ritrova a farsi beccare sia da kibikino che da aioi, il ragazzo che aveva deciso di tormentarla per farle pagare uno sgarro di parecchi anni prima.
l'imbarazzo è tanto ma così scopriamo che kibikino è più premuroso di quanto (fumi) si aspettasse (noi lo avevamo capito subito) e che il passato di aioi non è stato esattamente quello dei bimbi della pubblicità della mulino bianco.
e se tutto questo - i debiti, il lavoro di domestica, una cotta per un uomo più grande che non sembra affatto interessato a lei e un ragazzo in cerca di vendetta - non fosse abbastanza, fumi scopre di avere anche una rivale in amore che sembra parecchio agguerrita.
l'avevo scritto anche l'altra volta, tsubaki-cho lonely planet non è il massimo dell'originalità ma i cliché - che sono tantissimi - sono gestiti tanto bene da renderlo comunque una lettura molto piacevole.

domenica 9 luglio 2017

to be read ~ luglio


dovrei rinominare questa rubrica in penitenziagite perché ormai è tipo la mia confessione mensile su quanto sia difficile mantenere i propri buoni propositi di lettura.
sinceramente, ho sempre pensato che imporsi qualcosa da leggere fosse la peggiore delle idee, però quando ci si ritrova con tre pile di robe da leggere diventa tutto tipo ommioddio troppe cose, non ce la farò mai, non sono nemmeno in grado di finire un libro, faccio schifo, attacco netflix e muoio sul letto. ricordatemi così: inutile, quindi qualcosa di deve pur fare.
giugno è stato il mese della crisi, mi è venuto il blocco del lettore e del blogger principalmente per due motivi: il caldo maledetto che mi fa pesare da morire stare davanti al pc a provare a concentrarmi su qualcosa che non sia lo scrollare con noia e indifferenza la bacheca di facebook, e un bel casino che ho combinato con la spalla destra che sono riuscita a lussarmi due volte di seguito in piscina (no ok, chiariamo, se pensate che io sia una nuotatrice vi sbagliate di grosso, in piscina sto con i bracciolini e arrivo a reggere per non più di 400 metri, roba vergognosa che le mie povere articolazioni pagano a caro prezzo a quanto pare) ergo tenere in mano un libro diventa un'impresa tremendamente difficile: e siccome sono costretta a leggere a letto, ci metto sì e no dieci minuti prima di addormentarmi come un pollo senza nemmeno rendermene conto.
il risultato l'avete visto: anche se sono riuscita a leggere a smozzichi qualcosa, non sono riuscita a tirar fuori il solito numero di post che scrivo di solito (o magari sì e mi sento solo in colpa perché la lista delle cose di cui scrivere è tremendamente lunga? non lo so, fa troppo caldo per pensare in modo lucido), quindi per questo mese mi sono posta come obbiettivo una tbr veramente piccina, oltre al recupero di almeno metà della pila delle cose di cui devo scrivere ma che ancora non.
continuate a passare da qui, giuro che mi riprenderò presto.


come sempre c'è il trucco, perché alcuni di questi li ho letti, altri li ho letti quasi del tutto... però vabbè, l'obbiettivo più che altro è riuscire a scrivere un po' più regolarmente qui nonostante tutto, ergo nella tbr ci va anche quello che ho già scodellato.

il primo libro è i racconti dei vicoletti, che è anche il primo titolo della nuova collana bao dedicata al fumetto cinese.
devo leggere l'ultimo capitolo, ma è veramente adorabile e carino, penso che mi stia piacendo anche più di reverie, ma poi ne parlerò meglio.
anche di diario di un fantasma mi manca poco, e vi anticipo solo che è un megaflash pazzesco, anche se non è che da de crécy ci si possa aspettare qualcosa di meno.
quello che mi sta succedendo l'ho preso a una marina di libri. lo voglio leggere tantissimo, ma ho fatto un voto alla divinità dei libri letti a metà di finire prima il resto e poi leggere questo qui.
il settimo volume di saga me lo sono sciroppata qualche notte fa, mi ha lasciata in lacrime, mezzo per la storia, mezzo per la spalla che mi si devasta ogni volta che tengo un libro in mano per più di quindici minuti. ma sticazzi, questo volume è stato pazzesco e io ho bisogno di un gruppo di supporto morale per arrivare indenne al prossimo.
un lungo cammino invece l'ho recuperato all'arf. aspetta da veramente troppo tempo, esattamente come una più del diavolo, che mi hanno mandato almeno un mese fa (e ha in copertina un gatto con l'aria da stronzo, direi che basta questo per amarlo)
poi c'è nomi cosi animali, uno dei tanti acquisti di una marina di libri, che mi sembra una figata (ma è pesante! devo riuscire a trovare un posto dove poggiarlo per leggere) e infine il micro quando parlavamo con i morti, anche questo già letto, e non vedo l'ora di riuscire a scriverne qualcosa in più.

e e e beh, spero di riuscire a mantenere tutte queste (auto)promesse, nel frattempo io e il mio mega blocco di ghiaccio anti dolore vi salutiamo!

giovedì 29 giugno 2017

reverie ~ review party

bao in cinese significa tesoro, e quale nome migliore per una nuova collana di bao publishing dedicata ai manhua, ovvero i fumetti cinesi?
oggi in libreria trovate il secondo titolo della collana - dopo i racconti dei vicoletti, uscito la settimana scorsa - reverie, di golo zhao, un fumetto che farà gola agli appassionati dei film dello studio ghibli e agli amanti delle storie surreali e romantiche.


l'ultimo giorno a parigi del nostro giovane protagonista termina in modo assai diverso da come l'aveva immaginato qualche ora prima, letteralmente dentro il più famoso dei quadri di hopper e in compagnia degli artisti che più apprezza: è un aspirante scrittore, ancora alla ricerca del proprio stile, un ragazzo cinese in francia, nella città che per antonomasia è stata il cuore pulsante di quell'universo artistico che lo affascina da sempre, culla dell'impressionismo e di una sorta di realismo che non sa abbandonare la propensione al romanticismo.
e a parigi incontra dominique, una ragazza francese di origine cinese, accanto alla quale trascorrerà un ultimo folle e indimenticabile giorno nella città più bella del mondo.


reverie è il racconto della fine di un viaggio e di un amore ancora non fiorito, di possibilità sfiorate e subito perse, di incontri vissuti in quel luogo di confine tra la realtà e il sogno, un posto in cui è facile lasciare la mente libera di creare visioni fantastiche o terrificanti, il posto nel quale le storie di uno scrittore in cerca di sé e del suo stile possono prendere vita come uomini che volano, ragazze che vengono da giove e strane e pericolose malattie che si diffondono in modo misterioso.


la realtà si distorce in un infinità di caleidoscopi di corpi e stelle, immagini danzanti che si sostituiscono all'architettura della città, tutto sembra sempre più un sogno a occhi aperti surreale e mutevole, la reverie del titolo appunto, e il tratto rotondo ed elegante di golo zhao e le tinte seppia delle tavole, capaci di regalarci anche momenti di stasi perfetta, quasi delle fotografie disegnate, ritagli di istanti in cui il non-detto è il protagonista assoluto, sanno aggiungere quel pizzico di dolce malinconia alla storia.


continuate a scoprire reverie anche su: una banda di cefali, il canale di ilenia zodiaco e the book of writer!

domenica 25 giugno 2017

cosa c'è nella mia wishlist - parte VIII


la premessa a questo post è necessaria, o per meglio dire, la premessa è il post, questa volta è roba ancora più fuffosa del solito, e quello della wishlist in fondo è solo un pretesto, in fondo ho ancora pile e pile di roba da leggere e dovrei evitare di comprare cose nuove, ma tanto so già che non ci riuscirò, quindi amen, facciamolo.
il problema è che - ve ne sarete accorti - in questo periodo scrivere qui mi viene davvero difficile: sarà il caldo, sarà lo scazzo esistenziale, ma non sono riuscita ad accendere il pc per giorni. non c'ho voglia di fare niente di niente a parte: 1) dormire, 2) guardare roba su netflix (sto recuperando una vecchia serie, non vi dico quale perché sono anni che cerco di evitare gli spoiler per potermela godere per bene! ne parliamo appena finisco), 3) andare a mare.
persino leggere mi risulta pesante, sembra che il mio cervello sia pieno di schiuma da barba, sto accumulando persino topolino perché non riesco a finire di leggere le storie senza addormentarmi (al momento l'unica eccezione è ducks on the road, la storia anni '70 di turconi/radice che dovete leggere, credetemi, è una genialata totale e assoluta, una delle pochissime cose per le quali il mio cervellino esce dal suo penoso stallo e ricomincia a funzionare, voglio parlarvene per bene appena si concluderà).
caldo a parte, che mi devasta perché non riesco nemmeno a dormire dignitosamente, sto passando uno di quei momenti in cui mi sembra che ogni cosa che faccio sia inutile e stupida, mi sento (più del solito) un fallimento ambulante, e la voglia di mettermi qui a scrivere sparisce.
insomma, io qui sul blog ci vomito su arcobaleni ed entusiasmo ogni volta, è il mio angolo felice e aggiornarlo giusto perché devo farlo mi sembra un po' brutto.
oh, non ho nessuna intenzione di sparire, i post ci saranno eccome, solo che non credo di riuscire a garantire la solita regolarità eccetera. insomma non lo so, magari più tardi mi passa e da lunedì trovate i soliti tre post a settimana senza problemi, chi lo sa. quello che so per certo, e che sa anche il mio salvadanaio (che non è un porcellino, ma un panda, così, per puntualizzare) è che una delle cose che mi tirano su di morale è fare shopping.
e quindi, ecco i prossimi tre titoli che non vedo l'ora di depennare dalla wishlist:


il racconto dell'ancella di margareth atwood.
voglio questo libro da secoli, l'ho scoperto quando cominciarono i primi rumors sulla serie tv, che poi ho visto (e ne ho parlato qui, quando ancora la serie era in corso) e adorato alla follia.
inizialmente, lo sapete, il libro era fuori catalogo e io ero arrabbiata con l'universo intero perché non riuscivo a trovarlo nemmeno tra l'usato, niente di niente. tragggedia.
poi, proprio grazie alla serie tv è stato ristampato (e bisogna dirlo: con un'edizione davvero bella! ero in panico all'idea che avrebbe avuto una tremenda copertina con qualche screen della serie e lo strillone "il romanzo che ha ispirato la serie tv").
ho avuto l'occasione di comprarlo solo una volta alla feltrinelli, ma l'unica copia che ho trovato era talmente rovinata che non l'avrei presa nemmeno a metà prezzo, per cui (considerando anche le spese folli fatte a una marina di libri) ho rimandato l'acquisto, dicendomi che prima sarebbe il caso di finire almeno 5/6 dei libri che ho comprato ultimamente.
però sto sbroccando, voglio leggerlo assolutamente!!! mi sa che il mio proposito di finire prima altra roba non durerà ancora a lungo...


i folletti, i pinguini, fellini, enriqueta, olga e tutti gli altri sono tornati e io non posso che essere la persona più felice del mondo! ve lo ricordate (altrimenti andate qui) quanto ho gioito del fatto che macanudo fosse stato recuperato da la nuova frontiera dopo l'abbandono da parte di doubleshot, e adesso è finalmente uscito il settimo volume, con una bellissima olga in copertina!
siamo seri, chissenefrega del risparmio e delle pile di libri e fumetti che aspettano di essere letti? è uscito macanudo! yeee!!!


saga - volume sette di brian k. vaughan & fiona staples
il nuovo volume di saga! non serve altro, è già nel carrello amazon, vado a concludere l'ordine, ciao!

mercoledì 21 giugno 2017

le due metà della luna

conosci la leggenda della luna sull'acqua?

la luna, lo sanno tutti, è sempre piena, ferma e splendente nel cielo, nonostante quello che raccontino le leggende, che la vogliono scomparsa e sostituita da un grande mantello tondo e luminoso.
lo sanno tutti e lo sa bene anche alba, un'industriosa e ottimista topolina appena giunta alla città di croma, un posto un po' grigio, dove la vita è frenetica e la gente sembra sempre troppo scura in volto.
nonostante l'ispirazione, la creatività e la gioia di fare siano quasi del tutto scomparse dalla vita degli abitanti di croma, alba non crede subito al racconto della sua vecchia vicina talpa, una vecchietta un po' picchiatella che crede che la leggenda della luna scomparsa sia vera, esattamente come fosco, quello strano corvo che nonostante tutto l'ha salvata quando ne aveva bisogno...
dopo un tranquillo mese di lavoro come sarta in una boutique di croma, alba si ritroverà invischiata in una faccenda decisamente pericolosa, a metà tra fantasia e realtà, tra passato e presente, pronta a sfuggire alla crudele e fredda proprietaria di una fabbrica di fazzoletti (no ok, è tremendo detto così, ma poi capirete) e ai suoi gabbiani scagnozzi.



le due metà della luna è un racconto di formazione e avventura appassionante, una storia che ricorda un po' le emozioni che ci davano da bambini i vecchi film della disney (e il fattore animali antropomorfi in tal caso aiuta parecchio) o i fantasy per ragazzi, quelli in cui subito ci affezionavamo all'eroe e lo seguivamo nelle sue peripezie tutti palpiti e ansia, nonostante sapessimo fin da subito che avrebbe vinto e che tutto si sarebbe concluso per il meglio. è infatti uno degli ultimi titoli della collana per ragazzi tipitondi di tunué, un racconto quindi adattissimo a un pubblico più giovane che saprà sicuramente apprezzarne l'atmosfera piena di avventura e magia, tanto quanto a un pubblico più adulto, non solo per l'effetto nostalgia di cui sopra, ma anche perché sa unire una storia appassionante a un ritmo serrato, sa essere originale nonostante i tanti rimandi alla mitologia classica e a quelle atmosfere da racconto fantasy anni '90, e sa farci tornare in qualche modo un po' bambini, pronti a credere alle favole, alle leggende di lune scomparse e avventurose topoline che possono salvare la città - e il mondo! - dai malvagi senza scrupoli.

lunedì 19 giugno 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXVI

insomma, il problema è che ormai è estate inoltrata, fa un caldo bastardo e stare al computer a scrivere è una tortura, vorrei solo stare a mare a leggere sotto l'ombrellone sorseggiando un buon té freddo (non è vero, vorrei un martini). quindi l'unico modo per portare avanti il blog è cercare di recuperare il più velocemente possibile i post arretrati, tutta la roba che ho letto negli ultimi tempi (o almeno una parte) e di cui non ho ancora scritto niente.
oggi verrà fuori un frullatone di roba, tutta bellissima, che vi costringerà a spendere un sacco di soldi quindi, se avete in mente di passare un bel weekend al mare, non leggete nulla. anzi no, leggete questo: domani scade il ghiveuei! qui il post da condividere per partecipare.
e ora fuggite, prima che sia troppo tardi!

iniziamo subito con uno shoujo manga che dovete comprare assolutamente (se vi piacciono gli shoujo manga, altrimenti no, ovvio), cioè tsubaki-cho lonely planet, l'ultimo lavoro di mika yamamori, già nota per una stella cadente in pieno giorno.
la storia prende le basi da una situazione che non è certo il massimo dell'originalità (praticamente l'input è lo stesso - solo per citare uno dei titoli più recenti - di quello di rere hello), ovvero: ragazza in difficoltà economica, senza casa e con una famiglia di irresponsabili alle spalle, decide di andare a servizio per mantenersi e ripagare i debiti dei suoi.
ma la yamamori riesce a rendere tutto molto meno banale di quanto ci si possa aspettare da un incipit del genere creando una protagonista un po' fuori dalle regole: fumi è una ragazza determinata e fiera, affascinata più dagli elettrodomestici e dalle padelle che dai vestiti, poco incline all'innamoramento facile e con un caratterino sicuramente più interessante delle tante protagoniste tutte occhi languidi e sospiri, in grado di evitarci la noia dei soliti batticuori e guanciotte rosse anche quando si scopre che lo scrittore presso cui farà da domestica, akatsuki kibikino, non è affatto il gentile e compassato signore di mezza età che aveva immaginato, ma un giovane burbero con lo sguardo truce, i capelli lunghi e uno scarsissimo senso dell'ordine.
ah, e ovviamente è un figo pazzesco, che però ci evita quelle insulsaggini al limite della denuncia per molestia cui sono soliti i tizi fighi - e più vecchi della protagonista - negli shoujo manga, e già solo per questo io il signor kibikino lo amo parecchio.
alla fine del volumetto, quando tra fumi e lo scrittore si sta cominciando a creare una sorta di equilibrio che lascia intravedere una qualche possibilità di convivenza-con-sviluppi-interessanti, arriva un altro personaggio-cliché: il ragazzo che lei ha conosciuto anni prima, ha ferito e di cui si è dimenticata, a cui ovviamente tocca il ruolo di quello che vuole vendicarsi ma che in fondo ha un debole per lei e lo abbiamo già capito, grazie.
in parole povere tsubaki-cho lonely planet è un manga che gioca con i cliché del genere riuscendo a dar vita a personaggi spontanei, in grado di recitare con naturalezza anche nelle situazioni più assurde. straconsigliatissimo!

poi c'è forse l'amore di sualzo e silvia vecchini, che è uscito per tunué qualche tempo fa e che, sopratutto se siete degli animi romantici, vi consiglio di comprare e ancor più di regalare.
forse l'amore infatti non è un vero e proprio fumetto ma una piccola poesia illustrata, o un libro di illustrazioni che canta una poesia, fate voi.
pagina dopo pagina, i versi di silvia vecchini sono raccontati in immagini dai disegni di sualzo e rincorrono il significato della parola - e del sentimento - più misterioso e più conosciuto di tutti: cos'è l'amore?
[forse l'amore] è vergognarsi un poco, non essere sicuri / e poi sentir arrivare tutta insieme una forza che non sapevi neppure di avere.
silvia prova a spiegare mentre sualzo disegna una mattina qualsiasi di due ragazzi, la sveglia, i vestiti, le strade affollate, i compiti a scuola, i rapporti con i compagni eccetera, perché l'amore forse non è che tutto quello che ci fa vivere, crescere, imparare, essere noi stessi.
una lettura velocissima ma dolce e tenera.

cambiando completamente genere, volevo consigliarvi di leggere elysium, un romanzo edito da zona 42 che ho letto in un periodo in cui avevo voglia di un bella distopia angosciante che mi lasciasse incollata alle pagine fino alla fine.
in realtà elysium ha a che fare con il mio concetto di distopia angosciante e iper appassionante solo a metà, ma è un romanzo che trova il suo punto di forza nella sua struttura e nell'idea di fondo che si colloca più nel filone urban fantasy che in quello fantascientifico/distopico.
sullo sfondo della narrazione, sfocata e descritta a sprazzi e senza troppi pipponi, la nostra terra sta vivendo il momento peggiore possibile e per una volta l'ambientazione post-apocalittica non dipende dalla scelleratezza umana e dal nostro poco saggio uso delle risorse di madre natura.
cosa succede al nostro pianeta lo scopriamo poco alla volta, capitolo dopo capitolo, sopratutto quando capiamo il gioco tra i due veri protagonisti del racconto e riusciamo a lasciare qualche neurone libero di stare attento a ogni dettaglio: antoin/antoinette e adrien/adrienne ritornano e si trasformano di capitolo in capitolo, la loro storia ritorna e si ripete di volta in volta, intervallata dai codici di un computer che sembra raccontarci di loro, dei loro dolori, delle loro paure, della tragedia che si ritrovano a vivere e rivivere ogni volta, e sopratutto del loro immenso amore, come in un folle spettacolo teatrale in cui gli attori rimangono sempre gli stessi ma a ogni cambio di scenografia viene loro dato un nuovo ruolo in cui continuare a essere loro stessi.
jennifer marie brissett esordisce con un romanzo pazzesco, una storia millenaria che sa riflettere tanto di concetti un po' astratti come il fato e l'immortalità dell'anima quanto di aspetti decisamente più pratici, tipo quello che vede un intero pianeta agonizzante e senza speranze, in cui il lettore viene risucchiato e lasciato vorticare in una spirale in cui la vita si ripete, ogni volta crudele e straziante, in cui riesce a riconoscere le stesse frasi e lo stesso ineluttabile destino, e in cui, man mano che si procede, le scenografie di cui sopra si fanno sempre più terrificanti.
a toglierci gli ultimi dubbi che rimangono a fine lettura ci pensa l'autrice stessa, pronta a colmare le nostre lacune circa gli ispiratori storici della vicenda.

venerdì 16 giugno 2017

book blog tour "frantumi" VI tappa ~ intervista a giovanni masi e rita petruccioli

ancora una volta qui su claccalegge si conclude un blog tour organizzato da bao publishing, questa volta dedicato a frantumi, scritto da giovanni masi e disegnato da rita petruccioli.

come sempre, in fondo al post troverete tutte le informazioni per partecipare al giveaway che permetterà a tre di voi di vincere una copia di frantumi, uno sketch di rita e una spilletta con uno dei personaggi del libro.

intanto vi lascio all'intervista (beh sì, prima c'è il mio commentino sul fumetto, ve lo volevate perdere?) ai due autori! buona lettura!


uno scambio di messaggi scritti, cancellati, riscritti e ancora ricancellati e riscritti, così si apre frantumi, con un dialogo virtuale tra due fidanzati, un dialogo che ci mostra tutte le loro paure, le loro insicurezze e la difficoltà che creano nella loro comunicazione.
mattia sta aspettando sofia seduto a un tavolino di un bar alla stazione roma termini. lei gli ha appena scritto di dovergli parlare, ha accennato a degli esami e a delle notizie non-buone.
penso che a tutti sia capitato di vivere quel brivido, quella sensazione di gelo che parte dal midollo e ci ghiaccia ogni centimetro del corpo, e di aver pensato, in quel momento, che se ce lo avessero chiesto, avremmo detto che tutto il nostro mondo si era appena disintegrato in mille pezzi.
ecco, questo è quello che succede a mattia, ma lui non ha il tempo di usare frasi fatte con nessuno perché nel momento in cui sente che tutto sta per crollare e disfarsi, ecco che tutto effettivamente crolla, si disfa, si rompe in un sacco di piccoli pezzi. di frantumi.
è un attimo e mattia si ritrova perso in un inquietante mare rosso in cui i pezzi della realtà che conosceva, che era ben salda fino a pochi attimi prima, sono come rottami in balia delle onde.
confuso e spaesato, mattia scorge una nave e, affacciata come se fosse una signora che si gode la sua meritata crociera nel mar mediterraneo, una ragazza con gli occhiali da sole, che non sembra affatto stupita di dover raccattare qualcuno dal mare rosso.
da questo momento inizia per mattia un viaggio alla ricerca di quello che ha dimenticato - sofia? chi è? questo nome gli dice qualcosa, ma cosa? - e quello che ha perso, letteralmente un pezzo, un frammento di sé. un viaggio sullo sconfinato mare rosso, in cui si renderà conto che quello che è successo a lui è già capitato ad un sacco di altre persone, gente come porcellane cadute a terra, scheggiate o quasi del tutto frantumate, ognuna alla ricerca dei suoi pezzi.
l'unica persona che - anche se senza troppo entusiasmo - lo accompagnerà in questo viaggio mettendolo al sicuro dai suoi stessi errori è la ragazza che lo avvista per prima, laila, misteriosa, con i suoi segreti e il suo dolore nascosti dietro gli occhiali da sole.

frantumi è un racconto-metafora, una storia sul dolore e sulla perdita, una storia che vira dall'esterno - il rapporto un po' in crisi tra sofia e mattia - e si ripiega violentemente su se stessa, scavando all'interno di quel dolore e di quella paura per raccontare il dolore e la paura di chiunque si sia sentito almeno una volta perso in un mondo che non riconosce più, fatto a pezzi da qualcosa, spaventato dall'idea di non riuscire più ad andare avanti.

notevolissimo dal punto di vista visivo, il tratto di rita petruccioli è essenziale e molto pop, la palette cromatica è ridotta all'essenziale, tinte piatte e bordi netti, perfetti per illustrare il mondo frammentario in cui mattia si ritrova a vagare.

e come promesso, lascio la parola ai due autori!


ciao giovanni, ciao rita, grazie mille per il vostro tempo e benvenuti su claccalegge!
ci raccontate come è nato frantumi?
Gio: Frantumi era un soggetto che avevo in testa già da qualche tempo quando una sera ho visto i lavori di Rita in un centro sociale a Roma. Non ci conoscevamo così le ho chiesto se le andava di provare a fare un fumetto insieme, le ho raccontato la mia idea e Rita ha deciso di mettersi in gioco. Dai suoi appunti e dalla riscrittura che ne è nata è venuto fuori il fumetto che è stato poi pubblicato.
(per giovanni) la storia di frantumi è una storia forte, dolorosa, incentrata su un tema di cui non si parla spessissimo che non è tanto la sofferenza in sé, ma il modo in cui la affrontiamo e ne usciamo.
eppure frantumi non è un racconto "pesante": hai deciso fin da subito di ottenere questo effetto? quali sono i primi accorgimenti che hai deciso di usare?
Gio: Non amo molto le storie autobiografiche, quindi raccontare Frantumi in quel modo era fuori discussione. Amo invece molto le storie che sembrano raccontare una cosa ma che invece celano altro, come Cuore di Tenebra per esempio. Frantumi si inserisce in quel filone. È un fumetto d’avventura, in cui le cose succedono rapidamente e i personaggi non stanno (quasi) mai fermi, ma in cui il centro dell’avventura stessa, il motivo per cui succedono le cose, ti riporta a una tematica che speravamo con Rita fosse se non inedita, quanto meno inusuale. Quindi sì, l’idea di non renderlo un racconto “pesante”, come dici tu, c’era fin dall’inizio. Speriamo di esserci riusciti!
(per rita) tu sei un'illustratrice "prestata" al mondo del fumetto: come è stato cambiare così radicalmente il modo di raccontare?
In realtà ho scoperto di sentirmi più una fumettista che finora si è prestata al mondo dell’illustrazione. Ho sempre letto fumetti fin da piccola, ma mi spaventava farne e così ho ripiegato sull’illustrazione fino a questa mia prova con Frantumi.
Nonostante fosse un mio grande desiderio fare fumetti, non ti dirò che è stato facile il passaggio da un linguaggio all’altro. Fare fumetti comporta un lavoro molto più approfondito su spazio, tempo e soprattutto sui personaggi. Come linguaggio necessita di una concentrazione maggiore rispetto all’illustrazione, almeno per come lavoro io.
(per rita) dicevamo che fumetto e illustrazioni sono due mezzi diversi di narrare le storie: adesso che li hai sperimentati entrambi, quale pensi che ti sia più congeniale?
Rita: Non lo so ancora. Sicuramente sul fumetto ho ancora poco esercizio e quindi fatico di più.
(per giovanni e rita) l'elemento grafico e quello cromatico sono i punti di forza di questo libro, a primo impatto risalta in qualsiasi libreria tra tutti gli altri fumetti o libri illustrati. tralasciando al momento il tratto molto riconoscibile e originale di rita, avete deciso insieme la palette cromatica (o meglio le varie palette cromatiche) della storia?
Gio: Mi piacerebbe dire di sì, ma in realtà ho messo molto poco bocca sui colori. Mi fidavo di Rita da questo punto di vista. 
Rita: Giovanni mi ha lasciato carta bianca su questi aspetti, in particolare su quello del colore. Avevo un’idea precisa sin dall’inizio dei colori che avrebbe avuto la nostra storia, e già in fase di story board ho utilizzato i colori, da un lato perché mi aiutavano a comprendere il sistema di pieni e vuoti della mia composizione grafica, ma anche perché per me è stato fondamentale utilizzarli in modo narrativo. Per farti un esempio... ogni personaggio ha dei colori che lo contraddistinguono, Sofia è gialla, colore che è quasi assente o moto debole nelle scene in cui lei non è presente.
Sulla composizione grafica, avevo una sceneggiatura con una regia molto dettagliata, che mi son divertita a sottolineare con composizioni grafiche che ne rafforzassero il dinamismo. Di ogni mia iniziativa ragionavamo insieme con Giovanni e in qualche caso abbiamo modificato le scene sulla base delle mie intuizioni grafiche.
(per giovanni) come è nata la collaborazione con rita? hai scritto la storia sapendo già che l'avrebbe disegnata lei, o l'idea è venuta dopo, quando la trama si era già delineata?
Gio: In parte ti ho già risposto sopra. La storia l’ho pensata quando ancora non la conoscevo, ma è stata riscritta profondamente quando Rita ha deciso di collaborare a questo progetto. Dico sempre che sui credits del libro c’è scritto: Testi Masi, Disegni Petruccioli. Ecco, non è esattamente così. Ci siamo confrontati con Rita continuamente, fosse un dialogo o un’inquadratura.

(per rita) le tavole di frantumi ci presentano un mondo molto visionario: come l'avete creato? avevate entrambi l'idea chiara che tu hai poi tradotto in segno grafico, o hai dato tu una forma definitiva alle intuizioni di giovanni?
Rita: Sui personaggi ho avuto carta bianca, mentre gli sfondi sono stati la parte più problematica. Giovanni aveva un’idea molto chiara del “mondo in frantumi” e io gliel’ho un po’ deviata in direzioni che mi erano più congeniali. Insieme alla sceneggiatura spesso mi ha fornito references fotografiche o composizioni di tavole che sono state preziosissime per capire cosa voleva e poi trovare il modo di rendere la sua idea.
(per giovanni e rita) questa forse è una stupidata, ma la prima cosa che ho pensato guardando il mare rosso è stato il mare di lcl di neon genesis evangelion. non so se è un riferimento voluto, ma in ogni caso, c'è qualche opera (non necessariamente tra fumetti o animazione) a cui vi siete ispirati, per l'ambientazione o i personaggi?
Gio: Bello Evangelion! Allora, il mare rosso è merito di Rita. Io volevo che fosse fatto tipo di mercurio, ma giustamente Rita mi ha fatto notare che tutto quel grigio avrebbe fatto abbastanza schifo sulla pagina, calcolando pure che il Mare Rosso non è proprio un posto bello e rassicurante. Il riferimento a Evangelion ci sta, è una delle mie cose preferite in assoluto di sempre, ma in questo caso non è diretto, almeno per me. Come ti accennavo, Frantumi è stato ispirato tanto da Cuore di Tenebra e dalla sua ambivalenza fatti reali / fatti raccontati, e poi da mille altre cose. C’è dentro il Macbeth, come Corto Maltese o Dylan Dog. È molto, molto difficile per me indicare a cosa mi sono ispirato perché di solito “rubo” di qua e di là in base a quello che serve alla storia che sto scrivendo. 
Rita: mi fa ridere che hai citato Evangelion, perché durante tutta la lavorazione del fumetto, io ho preso in giro il protagonista del nostro libro, paragonandolo a Shinji Ikari! Comunque no, il mare rosso non è tratto da lì, all’origine doveva essere color mercurio, ma io trovavo che rosso e rosa fossero una bomba insieme e che rendessero bene il senso di straniamento che serviva alla storia.
(per giovanni e rita) come è stato lavorare insieme? siete sempre stati d'accordo su tutto man mano che la storia prendeva forma o c'è stato qualche momento in cui avete faticato a trovare una soluzione che piacesse a entrambi?
avete qualche aneddoto sulla lavorazione di frantumi da raccontarci?
Gio: lavorare con Rita è stato molto divertente e, sinceramente, non mi ricordo grossi dissapori. Diciamo che ci siamo molto fidati l’uno dell’altra in base a quello che sapevamo fare meglio. Se si tratta di composizione o di colori, di solito do molto retta a ciò che dice Rita. Se si tratta di regia o di dialoghi, Rita tende a fidarsi molto. Ovviamente, Rita ha rivisto tutti i dialoghi del libro e io tutte le tavole disegnate, quindi abbiamo sempre trovato una soluzione che soddisfacesse entrambi. 
Rita: si è vero, abbiamo condiviso ogni decisione insieme. Al di là del risultato di cui son soddisfattissima, il dialogo che si è generato è stato decisamente interessante perché abbiamo approcci artistici molto diversi e questo mi ha permesso di  imparare un sacco di cose che atrimenti non avrei incontrato nel mio percorso. Io faticavo un po’ a immedesimarmi nella storia d’amore tra Mattia e Sofia, così un giorno ho chiamato Giovanni e gli ho chiesto di raccontarmi, tutta una serie di cose su di loro due che non ci sono nel nostro libro, ma che per me erano fondamentali per dare anima ai disegni. Giovanni era un po’ stupito da questa “sessione di gossip” ma era quello che mi serviva. Immagino che sia un po’ quello che farebbe un attore che deve impersonare un personaggio.
(per giovanni e rita) quali sono i vostri prossimi progetti? continuerete a lavorare insieme?
Gio: allora, c’è un’altra storia che ho scritto che Rita deve disegnare a breve, e sarà completamente diversa da Frantumi e per un progetto molto, molto particolare. Poi boh, sicuramente altre cose insieme le faremo, anche se siamo già al lavoro su progetti personali che verranno però annunciati tra un po’ e di cui non posso dire assolutamente niente.
grazie mille per essere stati qui con noi!


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