venerdì 28 aprile 2017

cinque titoli da non perdere a napoli comicon!

per la serie meglio tardi che mai, ecco una velocissima lista di cose che se siete al comicon di napoli dovreste recuperare assolutamente! e visto che devo recuperarli anche io, che al comicon non ci vado, per questo mese questo post fa un po' le veci della rubrica wishlist.

in primo luogo assolutamente il nuovo romanzo a fumetti di nicolas de crécy (autore de il celestiale bibendum e la repubblica del catch), sempre edito da eris edizioni: diario di un fantasma, a metà tra il racconto autobiografico e una raccolta di riflessioni sulla ricerca artistica dell'autore.


al comicon esce anche in anteprima il nuovo lavoro di simone prisco, che dopo vita e irene, torna - sempre grazie a douglas edizioni - con immortali, un fumetto che si promette più maturo e duro dei precedenti e che già dalle anteprime sembra assolutamente meraviglioso! se volete saperne qualcosa in più, ne ha parlato una banda di cefali qui.


dell'artbook dedicato a gimkhana - colors of lust - di ornella savarese ve ne avevo parlato qui, ma vi rinfresco la memoria perché in questi giorni lo trovate disponibile in anteprima (al comicon, certo).


poi passate dallo stand di shockdom perché continua la pubblicazione dei fumetti del collettivo mammaiuto (su claccalegge vi ho parlato di un ragazzo parte per un viaggio ferisce qualcuno non torna più a casa), questa volta con mooned!


dulcis in fundo i fortunelli che si trovano al comicon potranno leggere in anteprima il secondo episodio de il marchio di moldrock. il primo episodio invece lo trovate su topolino 3205 del 26 aprile (è ancora in edicola, quindi, se non riuscite ad andare a napoli, consolatevi così!)


e adesso aspettiamo i nuovi annunci, incrociando le dita e sperando in un sacco di belle novità!

mercoledì 26 aprile 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXIII

oggi, nella rubrichina più randomica del web, vi parlo di un sacco di cose bellissime, quindi pronti a riempire i carrelli di amazon (o a fare un giro in libreria).

cominciamo da yuri - asa nisi masa, edito qualche mese fa da coconino press, o meglio, si tratta di una riedizione, visto che per la prima volta era stato pubblicato nel 2003.
gran bella idea quella di ristamparlo, perché - almeno io - altrimenti me lo sarei perso e sarebbe stato un peccato.
yuri è un fumetto abbastanza atipico, anche nella sua storia editoriale: uno dei più grandi editori giapponesi, kodansha, decise di proporre al suo pubblico un manga realizzato da un autore occidentale. quell'autore è igort e yuri è il piccolo capolavoro che ha realizzato, tornato poi in italia grazie a quella che - all'epoca e fino a poco tempo fa - era la sua casa editrice.
abituati ai manga che leggiamo ogni giorno, yuri è qualcosa di completamente diverso: non solo una meraviglia visiva come se ne trovano raramente, ma è anche un perfetto esempio di come due modi di fare fumetto, a prima vista completamente diversi, come quello nipponico e quello italiano, se ben miscelati tra loro, riescono a dare vita a qualcosa di unico e bellissimo.
yuri è una favola cosmica, letteralmente: racconta i viaggi stellari a bordo dell'astronave green kangaroo del piccolo yuri, cosmonauta in cerca della sua mamma accompagnato e accudito da uba, una tata-robot di legno.
il piccolo astronauta esplora pianeti e mari alieni, incontra creature a volte spaventose, a volte gentili, a cui chiede aiuto per riuscire a ritrovare la madre.
i racconti sono brevi, introdotti da leggende spaziali e filastrocche, che aiutano a rendere al meglio il tono infantile e poetico delle storie, perfetto per il pubblico di riferimento, che è appunto quello dei bambini. le vignette sono molto grandi, spesso una sola scena occupa metà o tutta la tavola e l'azione non è molta, ma la bellezza della storia sta tutta nella dolcezza del giovanissimo protagonista e nel modo in cui si relaziona agli alieni che incontra, e sopratutto nel suo desiderio di riabbracciare sua madre, che è il vero motore dei suoi viaggi.
igort disegna scenari dettagliatissimi, colorando ogni tavola e rendendo yuri un po' un ibrido tra fumetto e libro di illustrazioni. consigliatissimo.

passando ad uscite più recenti, io spero che tutti abbiate preso il primo volume di our little sister di akimi yoshida (qualche millennio fa ho parlato del suo - bellissimo! - banana fish), uno di quei titoli che mai e poi mai mi sarei sognata di vedere in italiano e invece è in corso di pubblicazione per star comics.
se avete visto il film omonimo - little sister - ispirato al manga (ve lo consiglio, è molto carino e le attrici sono davvero bravissime), probabilmente conoscete già l'inizio della storia: yoshino, chika e sachi, le tre sorelle koda, abitano insieme in una grande casa e antica casa a kamakura. i genitori le hanno lasciate sole da parecchi anni, ma le tre sono riuscite sempre a vivere bene insieme, e adesso che sono adulte, vivono le loro vite senza sentire più di tanto la mancanza della madre e del padre. la loro vita continua tranquilla e serena, tra qualche battibecco, i fidanzati sbagliati e il lavoro, tra quelle mura piene dei ricordi della loro infanzia, fino al giorno in cui non arriva la notizia che il loro padre è morto.
nonostante non lo vedano da quindici anni, nonostante lui abbia sposato altre donne e avuto altri figli, decidono lo stesso di partecipare al funerale,
arrivate al paese in cui il padre, alla stazione conoscono suzu, la loro sorellastra, una ragazzina che fin da subito mostra un'indole dolce e decisamente più matura di quella che solitamente ha una ragazza della sua età. nonostante il soggiorno sia breve, le tre sorelle si affezionano subito a suzu e, considerato che ormai sia sua madre (la seconda delle tre mogli del padre) che suo padre non ci sono più, le chiedono se vorrebbe venire a kamakura con loro. suzu accetta senza pensarci troppo e dopo pochi giorni arriva nella grande casa delle koda.
inizia quindi questa nuova convivenza a quattro, e alla vita delle tre giovani donne si intreccia quella di un'adolescente alle prese con la scuola, la squadra sportiva, le amicizie, e insieme alle loro vicende e ai loro piccoli drammi, quelle degli altri abitanti del piccolo paese.
our little sister è un manga corale che parte benissimo, raccontando il presente e il passato di una famiglia, la vita di un piccolo paese sul mare, e sopratutto tratteggia senza troppi fronzoli la storia di quattro giovani donne. se proprio vogliamo trovargli una pecca, credo che lo stile di disegno non sarà troppo apprezzato dal grande pubblico, cosa che, in accordo con il suo essere uno slice of life, non mi fa pensare che possa diventare un best seller.
ma fidatevi di akimi yoshida e un po' anche di me, e provate a fare un giro anche voi a kamakura. vi assicuro che ne vale la pena!

un po' meno entusiasmo me l'ha regalato il primo numero della nuova edizione di lamù. in buona sostanza il punto è questo: il pregio e il difetto di questo esperimento (star comics ha proposto un'antologia in due volumi per valutare la reazione del pubblico prima di decidere se ristampare tutta la serie) coincidono. mi spiego meglio: bella l'idea di fare un'antologia, sopratutto considerando che si tratta di una storia ad episodi - tipico di rumiko takahashi - che funzionano anche autonomamente, e considerando pure che un gran numero di volumi tutti così probabilmente fanno più gola ai fan della vecchia generazione in preda alla nostalgia che ai lettori più giovani. ma il problema, a mio avviso, è stata la selezione delle storie. pensavo che almeno il primo capitolo ci fosse, o che avremmo trovato episodi completi, invece l'inizio manca e alcuni episodi sono capitoli di storie più lunghe.
quindi sì, bella l'edizione a colori e in grande formato, bella l'idea di riportare in libreria un titolo di tanti anni fa, bella anche l'idea dell'antologia, ma la selezione dei capitoli poteva essere diversa, sopratutto a beneficio di chi - come la sottoscritta - non ha ricordi del vecchio manga o dell'anime.
un buon prodotto per i fan e i nostalgici, ma se non conoscete almeno un po' la storia, è difficile capirci qualcosa. peccato, speravo in qualcosa di diverso e più leggibile per tutti.

penultimo volume per romantica clock, che mi sta mettendo addosso un'ansia tremenda e voglio assolutamente sapere come va a finire!
avevamo lasciato akane deboluccia ma in fase di ripresa, adesso è arrivato il momento dei tanto sospirati esami di ammissione e lei, nonostante tutto, si è impegnata come una pazza per riuscire a superarli, per poter frequentare la stessa scuola di suo fratello aoi.
ma tutto questo stress non le fa affatto bene, e subito dopo l'esame akane ha un altro malore, per cui finalmente decidono di sottoporla ad esami più approfonditi, per scoprire che ha una non meglio identificata malattia del sangue e che le servirà un non meglio specificato trapianto.
in ospedale akane fa amicizia con un sacco di bambini ricoverati con lei, mentre i suoi amici, che non possono entrare nemmeno per farle visita (si tratta pur sempre di ospedali pediatrici e di ragazzini troppo piccoli per poter essere ammessi nei vari reparti), cercano di farsi forza tra loro e di prepararsi al suo ritorno. solo shin, il più grande per età, riesce ad incontrarla e passare un po' di tempo con lei.
la guarigione di akane sembra possibile, perché aoi, in quanto gemello, è un donatore compatibile, ma in ogni caso richiede tempo, ma alla notizia che è stata ammessa alla scuola dei suoi sogni ogni dubbio e paura spariscono per far ritornare il suo ottimismo più forte che mai.
dubito che ci sarà un finale triste (già qui il momento lacrimuccia c'è stato e per quello che mi riguarda è stato anche troppo per una storia così), ma in ogni caso mi sento davvero in ansia per quale sarà l'esito della vicenda.
insomma, certe serie non dovrebbero essere bimestrali, o almeno non per tutta la durata della pubblicazione! datemi il finale adesso!!!

in ultimo la grande gioia di questo giro: il volume tre di himitsu! personalmente ci avevo già messo una croce sopra, visto che goen ci ha fatto aspettare quasi un anno per vederlo (e sì, c'è già chi ha letto il numero quattro, mannaggia!), e invece eccoci qui.
si accettano scommesse sulla data di uscita del quinto. se poi penso che sono d o d i c i volumi mi sento male...
ma dunque, dicevamo, himitsu!
in questo terzo volume continuano le (dis)avventure del nono, mettendo un po' da parte i due protagonisti, maki e aoki, lasciandoci concentrare del tutto sul caso in corso: il ritrovamento di un corpo completamente scuoiato, un omicidio ributtante e un cervello intatto, lasciato quasi apposta perché la polizia, in possesso della tecnologia capace di leggere i ricordi impressi nei cervelli anche dopo la morte, scoprisse il motivo di un tale delitto.
da qui prende le mosse un caso che risale in realtà a cinque anni prima e che coinvolge dei ragazzi allora appena diplomati, uno spietato assassino e delle vittime innocenti...
quasi tutto il volume è dedicato a questa storia, quindi non andrò oltre a svelarvi la trama, ma bisogna ammettere che reiko shimizu è davvero brava a mantenere alta la tensione fino alla fine.

lunedì 24 aprile 2017

l'occupazione

 [...] gli stati uniti furono occupati dall'europa unita, anzi da un'entità che si definiva paesi uniti d'europa, di cui faceva parte anche la russia  che aveva sostituito l'europa unita e gli stati membri, contestualmente all'occupazione degli usa. a quanto pare questi due eventi epocali si erano verificati senza alcun preavviso e nello stesso momento.  
[...] dopo un'ora, sul san francisco chronicle online comparve un articolo che parlava non dell'occupazione, ma del fatto che molti giornali ne avessero riportata la notizia, aggiungendo che era del tutto falsa, e che però la diffusione della stessa non era una burla ma qualcosa di pericoloso e sinistro. verso l'alba l'informazione era divisa.

siamo a manhattan, in un anno imprecisato ma che si direbbe non troppo lontano nel futuro, l'occupazione è in corso a quanto pare, ma la cosa non preoccupa più di tanto nessuno nel mondo, sopratutto non andreas e jacob, due amici - entrambi programmatori (che si direbbe essere il lavoro più importante nella loro realtà, se mi passate il termine) - che hanno altri problemi tra le mani: andreas viene improvvisamente e senza alcun motivo abbandonato da nora, la sua fidanzata, la quale scompare senza lasciare traccia né dare nessuna giustificazione, mentre jacob è ossessionato da tokyo, o meglio dalla persona che si nasconde dietro il nick tokyo e che si diverte a distruggere jacob non solo durante le partite di go online, alle quali partecipano entrambi, ma anche e sopratutto con messaggi di pura e gratuita cattiveria che lasciano intendere che lui - tokyo - lo conosca parecchio bene. insomma, l'occupazione c'è ma non si vede, non cambia niente nella vita di tutti i giorni, non ci sono invasori per strada, non c'è nulla che somigli anche solo lontanamente a una guerra e alla gente non viene chiesto di cambiare nulla della propria routine.
senza svelarvi troppo, la trama verterà principalmente su questi due percorsi di ricerca, rispettivamente nora e tokyo, ma dilungandosi in digressioni (apparentemente) sconclusionate e fuori contesto: dagli incontri con personaggi improbabili e organizzazioni assurde, alle descrizioni di inguardabili serie tv, mantenendo sempre sullo sfondo l'occupazione.

ora, il punto è che non è facile parlare di questo libro senza fare spoiler o senza togliervi il gusto di scoprire in cosa consiste veramente l'aspetto distopico, che c'è ed è anche interessante, quindi mi limiterò a una domanda: se un fatto enorme come l'occupazione degli stati uniti d'america da parte dell'europa è qualcosa di cui non si riesce a trovare conferma tramite qualsiasi fonte di notizie, più o meno valida che sia, su quali informazioni abbiamo davvero il controllo?
e qual è la distanza tra la nostra realtà e quella in cui i media danno notizie contraddittorie e non verificabili, i rapporti tra la gente si fondano principalmente sui messaggi e le e-mail (o i party aziendali, pieni di gente che sta lì perché ci deve stare e non perché ha davvero voglia di farlo), e la cultura pop sforna porcherie abominevoli che nonostante tutto diventano dei must che ci tolgono il sonno?

l'occupazione è un romanzo fatto principalmente di distrazioni e di eventi fondamentali, tutti così strettamente collegati tra loro che è quasi impossibile distinguerli o almeno metterli al loro posto in una scala di "importanza", la rappresentazione di una distopia in cui non ci sono grandi fratelli o governi invasivi a controllarti, ma solo il caos di mille imput che riempiono le vite dei personaggi, riempiendole di fuffa e svuotandole delle cose importanti, cosa che ricorda fin troppo da vicino le nostre esistenze, con la sola differenza che alessandro sesto è un narratore migliore di quello che a volte ci capita, capace di farci sorridere anche in mezzo a questo tragicomico caos e di tenerci incollati alle pagine per il puro gusto di leggere, di seguire le vicende di andreas e jacob, anche col dubbio che forse non ne verremo mai a capo.

venerdì 21 aprile 2017

visione ~ un po' peggio di un uomo | un po' meglio di una bestia

premessa per chi si fosse perso le puntate precedenti: io non sono una appassionata né una grande conoscitrice dell'universo marvel. visione l'avevo visto (ugh) solo in qualche film degli avengers, quindi la mia conoscenza del personaggio è pari a zero, ma i commenti che ho letto sulla miniserie visione (si è conclusa di recente con il secondo volume, per un totale di dodici episodi), mi ha convinta che avrei dovuto leggerla a tutti i costi, cosa di cui non mi pento affatto, ma temo di non essere riuscita a godermela appieno come è stato per chi conosceva già il sintezoide protagonista della vicenda.


una famiglia, una casetta uguale a tante altre, un quartiere uguale a tanti altri, una tranquilla, normale, ordinaria e anonima vita medio-borghese senza troppi problemi. esattamente come quella degli esseri umani.
questo è quello che sogna visione,  creatura sintetica, membro degli avengers e trentasette - più o meno - volte salvatore della terra.
a dire il vero, visione aveva già avuto una famiglia, ma non era andata proprio come sperato (chi legge marvel da tanto lo sapeva già, per gli altri c'è il flashback a inizio del secondo volume di questa serie), però questa volta tutto sembra decisamente meglio: sia sua moglie virginia che i suoi figli gemelli viv e vin sono sintetici, creati per essere la sua famiglia.
insomma, tutto perfetto, no?

beh no.

visione è una miniserie che, sebbene parli di supereroi, si stacca completamente da quel filone di fumetti fatti principalmente di assurdi costumi attillati e combattimenti a super cazzottoni, a favore di una delle tematiche più interessanti quando abbiamo a che fare con esseri sintetici: qual è il vero significato di umanità? di normalità? qual è il modo per arrivare alla felicità?

tom king scrive uno slice of life cupo, a tratti angosciante, che sebbene riprenda lo stra-usato tema dell'androide che cerca di capire la sua natura e di avvicinarsi agli esseri umani, lo fa prendendo come protagonista non un singolo personaggio, ma una famiglia intera, con le sua già complesse interazioni interne, calata in una realtà in cui gli eroi - mascherati e no - non sono poi così strani da vedere, ma nella quale non è comunque facile integrare perfettamente un nucleo familiare così fuori dalla norma.


mentre la famiglia visione, sopratutto viv e vin, che oltre ad essere androidi sono anche due adolescenti, cosa che già di per sé crea un sacco di problemi, cerca di ambientarsi senza riuscirci al meglio, c'è da tenere in conto che in un mondo in cui sintezoidi, avengers e supercattivi sono la norma, ci si può aspettare minacce ben più gravi di qualcuno che non vede di buon occhio avere dei vicini metallici.

visione è una storia leggibilissima per chi non segue le testate marvel, non tanto perché non serve avere grande conoscenza del background dei personaggi per riuscire a seguire la trama, ma perché più che la trama è tutto il resto che ha portato questo fumetto a essere uno dei titoli più discussi degli ultimi tempi: il concetto stesso di umanità, quello status a cui i sintezoidi cercano di arrivare ed adeguarsi per sentirsi normali, viene analizzato e sviscerato da più punti di vista nei dialoghi dei membri della famiglia visione, e nel tentativo di comprendere le nostre contraddizioni e le assurdità a cui ci aggrappiamo, ci danno modo di riflettere sulla nostra natura almeno tanto quanto loro.

e anche questa volta, come per ms. marvel, vi consiglio di leggere questa miniserie, indipendentemente dal fatto che i supereroi vi piacciano o meno, anzi, magari è l'occasione buona per rivalutarli. io, dal canto mio, mi auguro che la marvel continui a sfornare titoli del genere.

lunedì 17 aprile 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXII

ok, lo so, è pasquetta e state tutti in gita, altro che leggere i miei post.
spero di essere in gita pure io. meno male che si possono programmare i post. almeno quelli!

dunque, anche se non c'è nessuno qui (oh andiamo, recupererete domani casomai), volevo ugualmente scrivere due parole su alcuni degli ultimi acquisti in fumetteria (la solita pila troppo alta di roba che chiede un commento che giace da giorni sulla scrivania mi impone di farlo).

cominciamo da rere hello. l'ho già detto che mi piace un sacco questo manga? tipo ogni volta che ne parlo? siamo a tre volumetti dalla conclusione e tutto sembra andare per il meglio per i nostri piccioncini. ririko, dopo un iniziale momento di impasse, è riuscita a tener testa alla governante di minato, etsuko, e alle sue preoccupazioni, dimostrando di essere in grado di studiare, svolgere il suo lavoro e cucinare per minato, anzi, dimostrandole che preparare il cibo per lui le da gioia.
dopodiché tocca al figlio di una famiglia per la quale i due lavorano dar fastidio con insistenza a ririko, fino a che minato non interviene. insomma, i due insieme sanno fare squadra, sono la coppia più naturale e spontanea che ricordo in un manga (almeno in questo momento!) ma appena provano a fare i fidanzatini al primo appuntamento, ecco che si scatena il panico!
ma in ogni caso, sono entrambi adorabili, la storia prosegue bene e ormai penso sarà difficile riuscire a rovinarla alla fine.
oh beh, lo so. mai dire mai. però...

serie per cui invece nutro decisamente più timori - oh ti prego non diventare un'idiozia senza motivo - è hatsu haru. ok, anche il quarto volumetto è andato giù bene, eppure non so perché man mano andavo avanti nella lettura, più pensavo ecco, tra un po' comincia a scadere. il problema è che più andiamo avanti con la lettura e più ho la sensazione che non succeda in effetti nulla. in realtà i rapporti tra i protagonisti si vanno sviluppando, ma con una lentezza esasperante, e, nel caso di kai e riko, vanno nella direzione sbagliata, passando tra fraintendimenti assurdi, sotto gli sguardi impassibili degli amici che non si decidono ancora ad aiutarli a capire come stanno davvero le cose.
ecco, il mio timore è che diventi una luuunga sequela di oh ma io non avevo mica capito come arrivare a te, una sfilza di volumetti fatti di i due si dicono tre parole, non capiscono nulla di cosa intendono dire e non sanno nemmeno spiegarsi, passano i giorni - e le pagine - successive a farsi pippe mentali assurde, si chiariscono - più o meno - e poi ricominciano da capo.
ecco, mi auguro che non diventi così.
per il momento è ancora una lettura piacevole, e io spero tantissimo di sbagliare le mie previsioni.

invece con amami lo stesso penso di poter andare sul sicuro. mi spiace per shizuki fujisawa, ma qui siamo a un altro livello, e si capisce subito.
per michiko, la più goffa trentenne in circolazione, sembra che finalmente vada tutto bene: ha un fidanzato e un lavoro dignitoso, non deve più dipendere dal suo capo e comincia finalmente a vedere all'orizzonte la possibilità di riuscire a sposarsi. tutto assolutamente perfetto.
ma allora perché continua a interessarsi a kurosawa? perché continua a parlare di lui ad akira? perché è arrivata al punto di attaccare bottone con haruko - la donna di cui kurosawa è innamorato - come se fosse in preda alla gelosia?
noi lo sappiamo benissimo, ma lei ovviamente non ha ancora capito niente.
e tra stupide liti, faccette improbabili e momenti imbarazzanti, la storia prosegue a ritmo sostenuto, senza mai calare e senza farci correre il rischio di annoiarci anche un solo momento.
siamo quasi a metà della serie e michiko continua a incasinare sempre di più la sua posizione, rischiando di sposare un uomo che non si è ancora resa conto di non amare solo per sentirsi tranquilla e normale, e sopratutto rischiando di perdere la persona che sembra essere perfetta per lei.
oltretutto, alla fine del volumetto arriva un nuovo personaggio, kadoma, una nuova collega superseria (e super alta!) che a me ha fatto simpatia fin da subito.
per fortuna mi manca pochissimo per leggere il prossimo volume, anzi, mi aspetta già in fumetteria... mi spiace sapere che questa serie terminerà così presto, ma mi auguro che planet annunci presto la pubblicazione del sequel.

le ultimissime righe le vorrei spendere a un titolo di qualche tempo fa, che io ho recuperato però da poco, the wedding eve, un volume unico che vi consiglio tantissimo.
raccoglie sei storie brevi che, ognuna a suo modo, raccontano l'amore da punti di vista diversi, con molta eleganza (e dopo la nakahara un po' ci vuole!) e un pizzico di nostalgia e amarezza.
un fratello che si prepara al matrimonio di sua sorella, un padre che passa un pomeriggio con la sua bambina dopo tanto tempo, due vecchi fratelli che, dopo anni, ricordano ancora l'amore per la stessa donna, una storia legata a uno strano spaventapasseri in mezzo al grano e all'affetto di due fratelli orfani, uno scrittore fallito che si ritrova a vivere una vicenda decisamente fuori dall'ordinario e infine la breve storia di un gatto che non sa rispondere al telefono.
sono tutte storie molto poetiche, con quel velo di tristezza squisitamente giapponese, disegnate con un tratto elegante, curato e privo di inutili fronzoli.
se, come me, l'avete snobbato quando uscì circa tre anni fa, e se amate gli slice of life, provate a recuperarlo e non ve ne pentirete.

domenica 16 aprile 2017

buona pasqua!

illustrazione di evacarot

che siate religiosi o no, qualsiasi significato abbia questa giornata per voi, vi auguro di passarla al meglio! e magari senza mangiare nessuno!

buona pasqua (e buone letture!)

venerdì 14 aprile 2017

giant days ~ vol 1

«ehi, secondo voi se non fossimo state vicine di stanza saremmo diventate amiche lo stesso?» 
«sì!» 
«no.»

«oh.»


daisy wooton, esther de groot e susan ptolemy si ritrovano, dopo poche settimane dall'inizio della loro vita universitaria, a essere diventate amiche, nonostante siano diversissime tra loro.
daisy è una dolcezza tutta ingenuità e riccioli, esther una pallida gothlady che riesce a trasformare una tranquilla giornata in un dramma da film e susan è una tipa decisamente pragmatica, forse anche troppo pragmatica, almeno all'apparenza.

come in ogni fumetto d'ambientazione scolastica che si rispetti, anche in giant days di lezioni ne vedremo veramente poche, perché su, siamo seri, sono quelle le cose che più vi rimarranno in mente di quel periodo della vostra vita, quelle che rendono giganti questi giorni? ovvio che no.
le nostre tre, oltre a far crescere - in modo non esattamente da manuale - il rapporto tra loro, si ritrovano a interagire con il mondo circostante, che da un lato richiama le classiche comedy con le classiche dinamiche tardoadolescenziali, dall'altro, è infarcito di quelle tematiche che sono diventate il pane quotidiano per la nostra generazione (beh, magari per chi ha qualche anno più di me, ma in linea teorica rientro ancora nella categoria millennials...): cyberbullismo, omofobia, sessismo, tutto quello schifo che è sempre esistito ma che i social ci hanno permesso di vivere da vicino ogni giorno, volenti o nolenti.
senza parlare dei germi.

susan, esther e daisy fanno parte di quella generazione iperconnessa con il più alto disagio relazionale della storia, ma hanno la lingua tagliente e la battuta sempre pronta, cosa che rende questi quattro primi episodi veramente spassosi e divertenti.
ho letto in giro che molti paragonano giant days a lumberjanes, ma in realtà - escluso il tema amicizia-tra-ragazze, che potrebbe permetterci di inserirlo nello stesso filone di w.i.t.c.h.my little pony - non ci sono poi tante similitudini, né nella trama né tra i personaggi, anche se probabilmente, se avete apprezzato le scout più toste del mondo, probabilmente vi piaceranno anche queste tre casiniste.

la disegnatrice, lissa treiman, ha lavorato con disney per film come ralph spaccatutto e big hero six (che io adoro entrambi), e in effetti è facile notare una certa affinità con quel design, che però, personalmente, continuo a preferire definirlo non disneyano ma euromanga, quello stile un po' cartoonoso ma molto espressivo e dettagliato, che ha cominciato a dilagare ed essere apprezzatissimo dai tempi d'oro di w.i.t.c.h. in poi.
e che io amo follemente, ma questo forse non era necessario saperlo.

con un solo volume ancora abbiamo tanto da scoprire su queste ragazze, ma personalmente posso ammettere che hanno già fatto breccia del mio cuore: sono strambe, questo sì, ma hanno carattere e personalità, e anche se sono bravissime a pizzicarsi, il rapporto tra loro è - almeno per il momento - perfetto. e poi - sopratutto dopo tanti anni passati a divorare shoujo manga in cui l'unica cosa che conta è la cotta per il figo di turno (lo so, ma mi piacciono un sacco lo stesso, che ci posso fare) - il filone amiche per la pelle è uno dei miei preferiti in assoluto!


ah, un'ultima cosa ma fondamentale: la cover è vellutata, una delle cose più accarezzevoli che io abbia mai toccato, vi assicuro che continuo ad accarezzarla da giorni, è una droga!
quindi spero vivamente che edizioni bd faccia uscire presto il secondo volume o rischio di consumare la copertina di questo qui!

mercoledì 12 aprile 2017

supersorda!

da piccola ero normalissima. giocavo con le cose di mia mamma. guardavo la tv con il mio fratellone ashley e la mia sorellona sarah. correvo in bici nel sellino dietro papà. cercavo i bruchi con la mia amica emma. e cantavo.
ma poi tutto cambiò.

cece ha quattro anni quando, per colpa di una brutta malattia, perde improvvisamente l'udito.
sono gli anni settanta e gli apparecchi acustici non sono certo quelli di adesso.
l'apparecchio di cece è una scatoletta piuttosto ingombrante che si porta appesa al collo, con due cuffiette collegate. usarlo a casa non è un problema, e anche all'asilo la cosa è più facile del previsto, perché nella sua classe ci sono un sacco di bambini come lei, tutti con la loro scatoletta e le loro cordine. ma quando iniziano le elementari, cece e la sua famiglia si trasferiscono in un nuovo quartiere.
sta per iniziare la scuola, una scuola nuova piena di bambini sconosciuti e per cece iniziano i dilemmi: da un lato, teme che di sembrare brutta, strana, diversa con quelle cuffiette e la scatolina che si intravede da sotto la maglietta, ha paura di non riuscire a fare amicizia con nessuno, dall'altro, la sua fervida immaginazione corre a trasformare la sua scatolina, l'orecchio fonico (nome decisamente suggestivo!), nel suo superpotere, in quel qualcosa in più che la rende sì diversa, ma davvero speciale e super: una meravigliosa e strabiliante supereroina, supersorda!


supersorda! è un fumetto davvero strabiliante che mi ha sorpresa fin dall'inizio.
si rivolge a un pubblico giovane (e certo l'espediente di disegnare tutti i personaggi come coniglietti aiuta in tal senso) ma non fatevelo scappare per questo, perché difficilmente sentirete parlare così di diversità.

cece bell racconta la sua storia - la cece del fumetto è lei da bambina - con assoluta sincerità, sapendoci divertire e commuovere al contempo, senza nascondere o edulcorare i momenti più difficili, e senza mai diventare pesante, autocommiserante o noiosa: la vera protagonista di questa storia è l'infanzia, quella dei giochi in giardino, delle amicizie importantissime e sincere, delle paure e delle speranze.

cece vive la sua sordità con l'ingenuità di una bambina: non si sente diversa perché sorda, si sente diversa per via della macchinetta appesa al petto, quel qualcosa in più che potrebbe far allontanare gli altri, e immediatamente, come fanno i bambini quando non sono condizionati da comportamenti idioti e sbagliati appresi dagli adulti, comincia a fantasticare su come il suo essere diversa può diventare qualcosa in più, si trasforma in una bambina super, con la sua canottiera con la rosellina carina e l'orecchio fonico in grado di sentire quello che gli altri non sentono, una bambina superspeciale in grado di affascinare e far meravigliare tutti dei suoi straordinari poteri.


supersorda!, attraverso quelle dinamiche infantili che determinano i rapporti tra normale e diverso, parlando di amicizia, prime cotte e bullismo, manda il messaggio importantissimo che accettarsi per quello che si è non è rassegnarsi all'autocommiserazione, ma prendere coscienza delle straordinarie e personali capacità e doti di ognuno, per imparare a diventare, ciascuno di noi, super.

lunedì 10 aprile 2017

polina

più leggerezza. deve sembrare facile 
[...] 
se non mostrerà loro grazia e leggerezza, vedranno solo fatica e difficoltà.


polina ha sei anni all'inizio della storia. è una bimba piccola ed esile, ma ha lo sguardo pieno di determinazione: vuole diventare una ballerina e ci riuscirà, ma è impossibile non tradire una certa insicurezza, sopratutto quando sei solo una bambina.
eppure, nonostante le sue previsioni e le prime critiche ricevute, riesce ad essere ammessa, alla sua prima audizione, all'accademia di danza classica.
dovrebbe essere una sorta di traguardo, un obbiettivo importante da raggiungere, sopratutto a sei anni, ma per polina è solo l'inizio di un lungo percorso fatto di sacrifici e fatica.

il mondo di polina, il mondo della danza, che visto dal di fuori sembra così delicato e gentile, nasconde invece non solo i sacrifici e la fatica fisica degli allenamenti, ma sopratutto la frustrazione propria di chi passa tutta la vita a cercare di raggiungere un limite che si allontana sempre di più, maggiori sono gli sforzi fatti per sfiorarlo. i complimenti sono pochi e le critiche tante, le lacrime si vedono più spesso dei sorrisi, e l'affetto spesso si nasconde sotto la durezza, come accade per bojinski, l'insegnante di polina, per lei quasi come un padre artistico, il maestro non solo di danza ma - ed è importante per una ragazzina che vediamo accanto a una figura familiare solo per pochissime pagine - di vita.

gli allenamenti, le indecisioni, le parole non dette tra amici, la freddezza degli insegnanti, la pressione delle audizioni e degli esami, e poi l'amore, la gelosia, il senso di abbandono, e ancora i nuovi incontri, le nuove possibilità, il successo anche, tutto esiste nella vita di polina accanto a un'unica immutabile costante: non esattamente la solitudine, quando la necessità di non dover contare su nessuno tranne che su sé stessa, sulla sua perseveranza, il suo talento, le sue capacità.


bastien vivès ha un tratto impreciso, che da a prima vista l'impressione di incompletezza, eppure in polina tutto questo si trasforma in una perfetta resa di fluidità e movimento, elementi fondamentali nel tipo di storia che racconta, e che danno alle figure non solo eleganza, ma vitalità ed espressività.
allo stesso modo, il senso di incompiutezza di avverte nel modo di raccontare, nella narrazione a brandelli, priva di didascalie che diano un qualche suggerimento al lettore sul momento in cui si trova e quanto tempo è passato da quello precedente, eppure, per quanto inizialmente di un senso di disorientamento, questo espediente ci permette di concentrarci sui momenti fondamentali della storia, lasciando che siano i silenzi, gli sguardi e il non-detto a raccontarci il resto.


polina ha il pregio di non essere solo un romanzo sulla danza, di non raccontare solo la storia di una ballerina, ma di saper narrare l'esistenza di una giovane donna, una vita - come tutte le vite - fatta di sogni, errori, speranze e affetti.
un libro che sa dire molto più di quello che racconta, una bellissima prova d'autore che vi consiglio di leggere assolutamente.

venerdì 7 aprile 2017

il piano orientale

sulla tastiera di un pianoforte, l'intervallo minimo tra due tasti corrisponde a un semitono... 
ma abdallah pensava alle melodie orientali... 
nella musica orientale, l'intervallo più piccolo è il quarto di tono! 
e quindi non si può suonare una melodia orientale con un pianoforte.

nel 1959 a beirut abdallah kamanja sta per partire alla volta di vienna.
nella stessa città, nel 2004, zeina si prepara ad arrivare a parigi.
le loro storie lontane nel tempo si intrecciano in un racconto che fa la spola tra oriente e occidente, che unisce suoni, musica e parole diverse, che crea suoni, musiche e parole nuove, strette insieme a formare un ponte tra due culture tanto vicine quanto incapaci di capirsi e conoscersi fino in fondo.

il sogno di abdallah kamanja, un uomo gentile, un po' demodé e sempre in ritardo agli appuntamenti, è quello di riuscire a creare un pianoforte in grado di suonare la musica orientale - il piano orientale del titolo - che, senza tradire la sua natura e la sua forma, possa indifferentemente dar voce a melodie strutturalmente diverse e fino ad ora inconciliabili. dedica tutta la sua vita a trovare il modo di permettere a questo strumento, tipicamente occidentale, di far vibrare suoni tipicamente orientali.
alla storia di abdallah l'autrice intreccia la sua, quella di bambina bilingue, che ha sempre parlato l'arabo e il francese, creando una lingua solo sua, diventando poi una ragazza che andrà a studiare a parigi e che tornerà tante volte nella sua beirut: le parole per zeina, la musica per abdallah, i suoni sono il ponte perfetto, il filo che cuce insieme due pezzi di mondo e due pezzi di anima.


certo, la vicenda della costruzione di un pianoforte in grado di suonare intervalli più brevi di quelli che suona solitamente non è che sia esattamente l'argomento più gettonato delle chiacchiere al bar, e molto plausibilmente potrebbe lasciar pensare che si tratti di un libro poco appassionante, ma zeina abirached è riuscita a tratteggiare una storia che non sa solo appassionare e interessare, che sa sorprendere, intenerire e far sorridere, ma che stupisce pagina dopo pagina: ispirata dalla più famosa marjane satrapi per il tratto estremamente grafico, il segno pulito e le campiture piene, zeina abirached ha reso le sue tavole qualcosa di completamente diverso dal fumetto/storyboard: la struttura della gabbia cambia di pagina in pagina, a volte si perde, poi si ritrova, si racchiude in cornici che funzionano più come melodie (è proprio il caso di dirlo!) di sottofondo, i disegni si arricchiscono di pattern che non solo decorano, ma raccontano, creano ritmo e struttura proprio come se fossero musica, le parole si fanno dialoghi e didascalie, la voce narrante si mescola ai pensieri, alle onomatopee, alle frasi dei personaggi e persino il lettering si trasforma in calligrafia.
quello di zeina è un modo di raccontare assolutamente diverso da quello a cui siamo solitamente abituati, a quella visione più cinematografica del fumetto, un modo che stupisce fin dalla prima pagina e che continua a regalare tavole una più bella dell'altra man mano si procede nella lettura.
il risultato visivo è straordinario, ricco e vivacissimo nonostante non ci siano altro che neri e bianchi pieni, senza il compromesso di nessuna sfumatura, e la struttura grafica non solo accompagna perfettamente la narrazione, ma si fa essa stessa narrazione.

forse ho esagerato un po' con questo delirio, ma era da tanto che non trovavo qualcosa di tanto entusiasmante, quindi perdonatemi!

in una sola parola? bellissimo.

mercoledì 5 aprile 2017

to be read - aprile


la domanda che mi pongo più spesso in questo periodo è: dove finisce il mio tempo?
sarà che sbaglio io a voler fare tutto, ma mi sembra comunque di non riuscire a concludere niente.
leggo, quello sì, ma non quanto vorrei, intanto i libri e i fumetti si accumulano, per non parlare della lista di cose di cui devo scrivere e la lista di progettini che mi vengono in mente e che non arrivo materialmente a fare.
insomma, faccio tutto e tutto a metà.
e ormai questa è la rubrica degli sfoghi...

ma lasciamo perdere le lagne, vi faccio vedere cosa mi aspetta questo mese.
in realtà sono un po' in ritardo perché aspettavo un paio di cose che ci tenevo a fotografare, qualcosa è arrivato in tempo, altre cose ancora sono disperse grazie a poste italiane, ma per evitare di postare la tbr a metà mese, ho deciso di mettere solo questi libri qui. gli altri, quando arriveranno, li vedrete sulla pagina facebook o su instagram (seguitemi anche lì così mi fate contenta ).



i due volumi di visione li ho recuperati in fumetteria proprio qualche giorno fa, visto che mi ero persa il primo quando era uscito e che ci tenevo parecchio a leggerlo, ho chiesto al fumettaro di recuperarmelo per quando sarebbe uscito il secondo.
ho letto un sacco di commenti più che entusiastici su questa miniserie, non volevo perdermela per niente al mondo.
poi ci sono un paio di libri che sono usciti il mese scorso per bao, polina e il piano orientale. anche per loro ho perso un po' di tempo, e adesso è arrivato il momento di recuperare.
il mese scorso è stato anche il mese della promo tunué, avrei voluto prendere un mondo di cose, ma ho cercato di limitare le spese il più possibile (non riuscendoci ovviamente) ma alla fine ho ceduto e proprio alla fine ho preso la vita con mr. dangerous, altro titolo di cui ho letto tutto il bene possibile e che sarebbe stato da stupidi non recuperare con lo sconto. insomma, almeno sono riuscita a limitarmi a un titolo solo...
il vecchio e il gatto l'ho preso non ricordo più quando su libraccio, pagandolo praticamente meno della metà del prezzo di copertina. me lo lascio per la prima serata libera da passare sotto le coperte fino a che non lo finisco tutto.
poi c'è l'ultimo gorillibro, l'occupazione di alessandro sesto (del suo moby dick e altri racconti brevi avevo parlato qui) che in realtà (se siete bravi vedete anche il segnalibro che ciccia fuori) ho già iniziato a leggere. mi sta piacendo assai anche se ogni volta che mi ci metto mi lascia sempre un po' spaesata...
poi ci sono i manga, che in realtà sono più di questi, ma non volevo fare una torre infinita, per cui ho messo solo quelli che devo assolutamente leggere prima possibile, perché già stazionano sul comodino da un po', cioè time stranger kyoko (per la serie recuperone arina tanemura, di cui ho già parlato di full moon, the gentlemen's alliance cross e la spada incantata di sakura, ma ho recuperato anche jeanne e mistress fortune, praticamente mi manca solo ion e ogni nostro venerdì, che ho già prenotato. se qualcuno trova ion a un prezzo abbordabile mi faccia un fischio!) e per finire the wedding eve, che ho preso usato insieme a saint young men (sì, sto leggendo anche quelli, insieme a calvin & hobbes, ma davvero, non posso mettere tutto in foto o verrebbe fuori una cosa vergognosa).
infine, arrivati in extremis, ci sono supersorda!, uno dei primi titoli di una nuova collana de il battello a vapore di cui vi parlerò meglio più in là, e il terzo romanzino di viola giramondo, il ritratto della felicità (dei primi due avevo parlato qui).

e quindi, come al solito, un sacco di cose, più quelle che arriveranno e quelle che - sicuro - mi sono dimenticata di mettere in lista. spero solo di riuscire a parlare di tutti questi e di altri titoli che ho letto il mese scorso, entro aprile. ce la farò?
sigh.

venerdì 31 marzo 2017

anteprima "colors of lust" e intervista a ornella savarese

vi ricordate che qualche tempo fa vi ho parlato di gimkhana, un fumetto bellissimo, autoprodotto, scritto, disegnato e colorato da una ragazza italiana bravissima?
beh, se volete, potete rinfrescarvi la memoria qui, intanto oggi vi presentiamo in anteprima l'artbook dedicato ai personaggi di gimkhana, colors of lust, una raccolta di illustrazioni un po'piccanti, quindi via i bimbi!


e sì, ho usato il plurale non per manie di grandezza, ma perché ornella ha accettato di dedicarmi un po' di tempo e rispondere a qualche domanda sul suo lavoro e su questo nuovo libro, che troverete in anteprima al napoli comicon e che dal primo aprile sarà disponibile per il preordine (info qui).

buona lettura!

ciao ornella e benvenuta su claccalegge ♥
come hai scoperto di voler diventare una disegnatrice di fumetti?
 A dire il vero non c’è stato un momento preciso in cui ciò è successo. Da bambina, essendo figlia unica, ero molto molto facile alla noia, oltre che abbastanza incapace di socializzare con gli altri ragazzini, perciò mio padre mi sommergeva di fumetti, soprattutto “Topolino” e correlati! Col tempo, leggendo, mi è sorta la curiosità: cosa si prova a FARE fumetti, invece che leggerli e basta? Quindi goffamente a 7 anni cominciai a costruirmi volumetti piegando i fogli A4 e rilegandoli con lo scotch, disegnando storielle di un certo ragazzino, Mistral, che ancora oggi porto nel cuore! Con il tempo raccontare storie attraverso i fumetti è diventata una vera e propria necessità, non farlo mi dava la sensazione di essere chiusa in gabbia, quindi è stato una scoperta graduale e “silenziosa”.
quali sono i tuoi "attrezzi" preferiti quando disegni?
Al momento mi sto approcciando all’inchiostrazione tradizionale a pennello, per cominciare a far pratica al di fuori del digitale! Mi diverte molto sperimentare sempre mezzi nuovi, anche solo per uscire dal famigerato “blocco dell’artista”. Tuttavia il mio strumento preferito è assolutamente la matita; anche se ora non uso il mezzo tradizionale per il fumetto per questioni di praticità, per tutto il resto ricorro sempre a quello che sicuramente è lo strumento più semplice con cui ho iniziato e con cui ho più confidenza! 
ci racconti la genesi di gimkhana?
“Gimkhana” nasce, senza esagerare, per puro caso! Si parla ormai di circa cinque anni fa: dopo un periodo di allontanamento, ero tornata su DeviantART, che avevo precedentemente frequentato molto di più, e non avevo mai disegnato qualcosa con dei personaggi umani. Per riavviare la galleria cominciai a fare delle tavole di prova con questi due giovincelli dispersi (Tyler e Sean), e addirittura era ambientato ai giorni nostri! Dopo che la prima decina di tavole ebbe suscitato (con mia gran sorpresa) dell’interesse, decisi che fosse il caso di darmi una linea da seguire, e così feci! In realtà, non avendo mai studiato arte e fumetto, tutte le tavole seguivano soltanto ciò che avevo appreso leggendo fumetti da piccola. Le nozioni base le avevo intuite da sola, perciò tutto il resto, la narrazione, i personaggi, nascevano e si muovevano sulla sola base del mio istinto da lettrice.
Se all’inizio c’era una sorta di distacco emotivo nei confronti di quello che facevo, all’improvviso non è stato più così! Raccontare questa storia, dare vita a questi personaggi , vedere come le persone ne fossero coinvolte a loro volta,  mi prese così tanto che nel giro di due anni completai i primi tre volumi (molto più brevi rispetto a quelli attuali, ma ci arriverò a breve) , finché … mi fermai. All’improvviso, guardando all’intera prima fase della storia, non le sentii più mie, non soltanto a livello tecnico (in due anni ero cresciuta artisticamente) ma anche narrativo.
La storia non aveva la profondità che volevo avesse, i personaggi neanche. Non erano fin dall’inizio quelli che avevo costruito man mano col tempo; sentivo di aver sbagliato tutto, che avrei dovuto preparare il tutto meglio sin dall’inizio, ma dopotutto mai avrei immaginato di portare avanti questa storia e di affezionarmi a lei. E così, arrivata alle 264 tavole (ricordo ancora il numero da deviantART!) cancellai tutto, e ricominciai da capo! Per l’occasione ho adottato la divisione attuale in quattro volumi , che sono momenti concettuali diversi sebbene parte di un’unica storia, e soprattutto ho cercato di darle una serietà e una profondità differente, ma soprattutto : studiarla.
   Mi piace sempre far presente che “Gimkhana” in realtà sia la testimonianza della mia crescita; quando la rileggerò, più in là, vedrò la mia prima adolescenza nelle 200 pagine scartate, poi il mio primo sforzo nel lavorare sul serio a qualcosa nei primi due volumi, rivedrò alcuni cambiamenti avvenuti in me stessa negli ultimi due volumi e nell’evoluzione dei personaggi, e infine il graduale cambiamento artistico (inevitabile!). Mi piace pensarlo come il mio dialogo indiretto con il lettore, e anche se è un progetto difficilissimo da portare avanti tutto da sola, amo portarlo avanti!
gimkhana ha una trama molto strutturata, la storia si svolge tanto tra le tribù pellerossa che tra i bianchi "civilizzati": che tipo di ricerca c'è dietro la realizzazione di ambientazioni e personaggi così diversi tra loro?
Ammetterò che, paradossalmente, il mio interesse verso il periodo storico e le vicende relative è nato con alcuni studi universitari. Nella primissima versione di Gimkhana a cui ho accennato, non c’era chissà quale ragionato studio; nelle versioni attuali, invece, sto cercando di essere sufficientemente accurata a livello storico (anche se credo sia impossibile esserlo alla perfezione!) Questo interesse lo devo al mio professore di “Storia dell’economia” e “Storia del pensiero economico”, esami grazie ai quali ho approfondito le interessanti dinamiche economiche e sociali del periodo e che sono stati una vera manna dal cielo! È piuttosto complicato, soprattutto perché le tematiche etiche al momento sono scottanti e vanno prese con le pinze, essendo facilmente travisabili; inoltre devo mantenere il giusto equilibrio fra trama “romanzata” e contesto reale, ed è molto difficile. A causa della mancanza di mezzi di ricerca sicuri al cento percento , quando tratto del contesto storico (cosa che accadrà particolarmente nei volumi terzo e quarto) cerco di adottare una prospettiva abbastanza lontana per evitare errori e inaccuratezze, basandomi sulle informazioni certe (poche, ma certe) che riesco a raccogliere da libri e altre fonti! In particolare sui pellerossa sono stata costretta a romanzare più del resto, proprio a causa della vastità e della vaghezza delle notizie, ragione per la quale ho creato una tribù fittizia.
al momento siamo a metà della storia e da domani (in preordine online) e poi al comicon di napoli, sarà possibile acquistare il tuo nuovo lavoro legato all'universo narrativo di gimkhana, colors of lust, un artbook che contiene, oltre agli sketch e alle illustrazioni, anche delle storie brevi... ci racconti qualcosa su questo nuovo lavoro? cosa aggiunge questo libro ai due volumi precedenti? e ci sarà qualche anticipazione di quello che vedremo nei volumi conclusivi? (non so se si capisce, ma sono curiosissima!)
“Colors of lust” nasce dalla mia esigenza insoddisfatta di avere… spazio narrativo infinito!Durante l’avanzare della storia, essendo piena di avvenimenti e sviluppi di trama, non c’è moltissimo tempo per approfondire i rapporti delle coppie presenti; le dinamiche principali si spiegano tranquillamente fra brevi momenti in cui l’attenzione è focalizzata su di loro e poi in sottofondo alle vicende principali, ma sento di non aver comunque spazio sufficiente per parlare di più di loro! A questo problema ho ovviato parzialmente con gli extra narrativi in appendice ai volumi, e ho poi pensato di trasferirli in un artbook separato! È un po’ un esperimento artistico, un po’ una sfida personale verso il tema dell’erotismo, che mi ha sempre bloccata (ah, la timidezza!).Questo libro extra va a spiegare il rapporto delle coppie che abbiamo già conosciuto, quelle che abbiamo soltanto “sfiorato” e quelle che dovremo ancora conoscere; da qui, infatti, qualche anticipazione dei volumi futuri, ma ho fatto ben attenzione a non spoilerare troppo!

il tuo stile è molto personale, e anche se è possibile riconoscere influenze molto diverse tra loro, hai un tratto estremamente originale e riconoscibile. c'è qualche disegnatore/illustratore/fumettista che pensi ti abbia ispirato maggiormente?
Dunque mi è davvero difficile individuare una fonte di ispirazione precisa, dato che in realtà mi sottopongo ad un brainstorming continuo di svariati artisti e tecniche, quindi tendo ad apprendere un po’ di tutto, riadattarlo a me stessa, senza mai voler scadere nel plagio! Tuttavia se dovessi individuare con esattezza degli artisti che non posso fare a meno di seguire e di ammirare, direi che sono Orpheelin (Anne Voitot, un’eccellente artista francese) ed Enrico Marini, anche se ho altri svariati “senpai” che non riuscirei ad elencare!
dicevamo che alla conclusione di gimkhana mancano ancora due volumi, ma hai già in mente qualche progetto per un prossimo lavoro? che tipo di ambientazione di piacerebbe dare a una nuova storia?
A dire il vero in questi anni, riuscendo a concentrarmi solo su un progetto alla volta, sono stata davvero poco “creativa” al di fuori di Gimkhana stesso; tuttavia, recentemente ho sentito il bisogno di distrarmi e mi sono avventurata nella stesura di un altro paio di progetti. Uno è una graphic novel a sfondo LGBT, mentre l’altro è una sorta di enorme fiaba con ambientazione che richiama la cultura e gli usi egizi (o meglio, decisamente ispirata a questi, sebbene in un luogo fittizio, quasi fantasy). Entrambi sono ancora in stato di “scarabocchi su taccuino”, per dirla in maniera molto banale, ma ho intenzione di lavorarci al fine di una pubblicazione editoriale (sperando!).
tu sei una bravissima sceneggiatrice, una bravissima disegnatrice e una bravissima colorista: ma se dovessi lavorare in team con altri autori, quale sarebbe il ruolo a cui non sapresti rinunciare?
È molto difficile decidere! Avendo sempre ricoperto tutti questi ruoli, non ho sviluppato preferenze più per l’uno o l’altro; ma se dovessi scegliere, credo non saprei rinunciare alla parte di colorista. La fase del colore mi rilassa, mi mette continuamente alla prova ed è la parte in cui vedo il disegno prendere davvero vita, quindi credo che non riuscirei a dire di no a un ruolo del genere!
quali sono secondo te i punti di forza dell'autoproduzione? e quale, invece, pensi sia la parte più "scomoda" del dover fare tutto in proprio?
Nell’autoproduzione hai la possibilità di metterti alla prova per davvero, di costruire il tuo progetto, il tuo pubblico, di imparare tantissime cose senza dover necessariamente dipendere da altri. Se i risultati arrivano, puoi darti una bella pacca sulla spalla e dirti “Bravo/a, ce l’hai fatta da solo/a”. Ti fa capire quanto ami davvero il tuo progetto, perché ogni singola cosa che lo riguarda sarà in qualche modo un sacrificio (in termini di tempo, di soldi, di fatica e anche di autostima). Però, esattamente come amplifica la fatica, amplifica anche le soddisfazioni; è un’arma a doppio taglio!
La parte più scomoda è proprio il dover emergere; emergere in un mondo dove tutti fanno tutto, dove purtroppo i social stanno rovinando la concezione del pubblico riguardo il fumetto e l’arte in generale, dove la meritocrazia si fa spazio a fatica. Direi che la parte più scomoda è il trovare la forza di credere in se stessi abbastanza da resistere e perseverare, di affrontare le difficoltà anche meramente pratiche del gestire un progetto da solo. Ma è una bella sfida!
oltre al comicon di napoli, in quali delle prossime fiere potremo incontrarti?
Al momento non ho molte certezze a riguardo, ma ho in programma anche il Lucca Comics & Games 2017! Speriamo bene!
ti ringrazio tantissimo di essere stata in nostra compagnia, ti mando un abbraccio e un mega in bocca al lupo per gimkhana e per tutti i tuoi progetti futuri! ♥

mercoledì 29 marzo 2017

the wicked + the divine 1

ogni novant'anni dodici dei si incarnano in altrettanti ragazzi.  
vengono amati. vengono odiati. 
nel giro di due anni sono tutti morti. 
sta succedendo ora. 
sta succedendo di nuovo.


beh, ammettiamo che l'idea di divinità che si incarnano in esseri umani non è esattamente la più originale e innovativa, anzi, è una delle storie più di moda degli ultimi duemila anni, ma kieron gillen e jamie mckelvie hanno saputo aggiungere una chiave decisamente nuova, partendo dalla questione chi, oggi, è amato o odiato follemente da milioni di persone?
che domande, le popstar ovviamente.
ed ecco qui l'ambientazione per the wicked + the divine: dodici divinità incarnate in dodici belle, giovani e famose popstar.


the wicked + the divine non si prefigura affatto come una storia semplice: oltre all'ovvia domanda perché ogni novant'anni dodici divinità dovrebbero reincarnarsi in dodici ragazzini? ci sono dodici personaggi di cui scrivere le storie, analizzarne la psicologia, capire come reagiscono a questo loro assurdo destino, quali sono i rapporti tra loro e come si relazionano con il resto del mondo.
di tutto questo, nel primo volume, c'è veramente poco.
insomma sì, c'è un difetto in questo volume, e tanto vale togliersi subito il dente: di trama ce n'è poca e niente.
l'attenzione si concentra sopratutto su laura, una fan sfegatata di buona parte delle divinità che incontreremo in queste prime pagine, uno dei personaggi - almeno al momento - più insulsi che si potrebbero immaginare. laura è una fan, e, come ogni fan, vorrebbe poter somigliare ai suoi idoli. tutto qui. non usereste molte altre parole per descriverla.
ed è una fan fortunata, visto che si ritrova a conoscere da vicino alcuni dei suoi idoli, trovandosi coinvolta però, come testimone di un omicidio di cui viene accusata lucifero, che in questa reincarnazione è una bella ragazza un po' androgina che somiglia un sacco a david bowie.
lucifero si professa innocente e laura vuole provare a scoprire chi, tra gli altri dei, è realmente colpevole di quanto accaduto.
il resto della storia serve a introdurci gli altri personaggi: amaterasu, bellissima e un po' frikkettona, sakhmet, una dea-gatto che ricorda parecchio rihanna, morrigan e baphomet, due tizi che sembrano usciti da una band visual-key con una passione per il gothic, baal, un rapper che - da bravo rapper - ha un debole per l'eccesso e il cattivo gusto e ananke, la più vecchia delle divinità, quella che sembra essere il fulcro immobile di tutto questo lungo processo di reincarnazioni e morti, il personaggio fino ad ora più misterioso ed affascinante.

quindi poco e niente su tutto quello che vorremo sapere, solo tanta carne al fuoco da far invidia a una pasquetta palermitana, ma in compenso il background di quella che sarà la vicenda è ben descritto: divinità/star adolescenti e capricciose, adorate da stuoli di fan in un contesto che più glamrock di così diventa jem e le holograms, nessuna reticenza a mostrare scene di violenza e, già in questi primi capitoli, colpi di scena a gogò.
siamo solo all'introduzione praticamente, ma le premesse per una storia intricata e appassionante ci sono tutte, quindi... buona lettura e buona ansia fino al prossimo volume!

lunedì 27 marzo 2017

frida ~ operetta amorale a fumetti

dai, frida...
ricordati di te...
per me...
la vita di frida kahlo e il suo modo di fare arte sono stati - letteralmente - fuori dall'ordinario. frida kahlo è diventata una vera e propria icona pop non solo per il suo stile tanto personale, nella pittura come nella vita di ogni giorno, ma per aver reso la sua vita, la sua pittura e sé stessa un unica ininterrotta forma d'arte, il motivo e l'espressione di una ricerca artistica e poetica su frida, in tutte le sue sfumature, ma sopratutto sulla coesistenza contraddittoria ma inevitabile di vita e morte, dolore e gioia.

a raccontare la sua storia in frida - operetta amorale a fumetti è una vanna vinci in stato di grazia, in un romanzo di più di duecento pagine in cui, attraverso un dialogo tra frida stessa e la morte, la sua fedele compagna di tutta la vita, si snoda un racconto appassionato e appassionante, in cui lo scorrere del tempo avvolge gli amori, le sofferenze, le passioni, la pittura, la politica, le vicende familiari, gli incontri e i sentimenti dell'artista, senza nessuno spazio per le regole e per le convenzioni: tutto quello che avviene attorno a frida sembra impregnarsi della sua stessa unicità.

frida è da sempre una donna speciale, ma dopo l'incidente sul tram, nel settembre del 1925, la morte miracolosamente scampata, i lunghi mesi di dolorosa convalescenza e tutto quello che poi ne deriverà, cambieranno per sempre il suo modo di vivere e di dipingere, dando alla sua arte quel tratto egocentrico ed autoreferenziale che la contraddistingue, e allo stesso tempo, trasformando la pittura in uno strumento di indagine interiore, un modo per conoscersi, capirsi, raccontarsi e sopratutto per sopportare le enormi sofferenze che dopo l'incidente non la abbandoneranno quasi mai, e - attraverso questa ricerca interiore - capire e conoscere il mistero stesso della vita e della morte.


vanna vinci disegna tavole libere da qualsiasi gabbia o schema ripetitivo, i baloon si intrecciano o si sovrappongono, le figure sono libere dai contorni rigidi delle vignette, i volti cambiano e i personaggi, a seconda del racconto, si fondono letteralmente tra loro, come delle chimere nate da un sogno o da un ricordo lontano.
il tratto di vanna vinci è sempre molto attento ai dettagli, personale ed elegante, ma a mio personalissimo avviso, con il personaggio di frida, con i suoi vestiti messicani, le sue acconciature piene di fiori, con i fondali ricchi di piante e di elementi decorativi tipicamente messicani, sembra proprio che non solo abbia dato il meglio, ma si sia anche divertita parecchio, quel tipo di divertimento che provi quando il lavoro che fai coincide con quello che vorresti fare.

frida - operetta amorale a fumetti è uno di quei libri-capolavoro che non stancano mai, che puoi rileggere o anche solo sfogliare mille volte ed emozionarti sempre, e finirà assolutamente tra gli imperdibili di claccalegge
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