lunedì 16 ottobre 2017

sacred heart

se pensavate che l'esistenza da trent'enne disoccupato che non sa cosa fare della propria vita mentre il mondo intorno a voi si realizza sia la cosa peggiore che poteva capitarvi, evidentemente vi siete dimenticati quale inferno era l'adolescenza (o magari siete stati tra i pochi adolescenti felici a questo mondo, ma non ci credo nemmeno se fate la croce sul cuore).
ma non c'è problema, leggete sacred heart e ogni cicatrice del vostro animo di ex-brufolosi fuori dal mondo tornerà ad aprirsi e sanguinare rabbiosamente: liz suburbia ha preso il meglio del peggio di quell'era di disagio e frustrazioni e l'ha spremuto in un libro che cambia radicalmente il concetto di teen drama, risparmiandoci i luoghi comuni da commedia e catapultandoci in un mondo assurdo in cui l'apocalisse sembra imminente ma di certo meno interessante del prossimo concerto.


le scritte sui muri, la birra onnipresente, le partite di rugby, ma sopratutto la musica punk, i concerti, le feste, i tagli di capelli assurdi, la macchina guidata da sbronzi, i primi amori, la necessità di essere alternativi - ma tutti allo stesso modo, le sigarette fumate di continuo ovunque, il sesso sui divani, la voglia di guardare sempre gli stessi film mangiando schifezze sul divano insieme al tuo migliore amico. questo è il mondo di sacred heart al primo sguardo, un mondo di adolescenti alla scoperta della vita, una città come tante altre fino a che qualcosa non comincia a diventare un po' troppo inquietante...


protagonista della vicenda è ben, una ragazza tosta che ama andare ai concerti, non regge troppo bene l'acool, ha una cotta per il tizio figo&più-grande, pochi amici, un cane di nome john mcclane, la passione per i tatuaggi, un migliore amico un po' creepy a cui però non può non voler bene e una sorella, empathy, a volte troppo riservata.
ben vive ad alexandria, una città come tante altre, piena di ragazzini che vorrebbero diventare grandi presto senza sapere bene come fare, che poi a dirla tutta, diventare grandi sembra un po' uno schifo, quindi tanto vale non pensarci troppo.
tutto normale fin qui, ma dove sono gli adulti? e i bambini? e i vecchi? dove sono tutti i non-adolescenti di alexandria? e poi chi è che va in giro uccidendo ragazzi da qualche mese a questa parte? e perché sembra che a nessuno importi, come se morire assassinati per strada fosse la cosa più normale del mondo? e ancora, cos'è questa sensazione di qualcosa di imminente e definitivo che sta per arrivare?
ai ragazzi di alexandria non piace troppo pensarci, la vita è troppo bella e forse troppo breve per perdere tempo a torturarsi per quello che non c'è, per quello che forse non ci sarà mai, e chi lo fa non lo ammette forse neppure a se stesso.

gli interrogativi sono tanti, ma liz suburbia mantiene il fuoco fisso sui suoi personaggi, soprattutto su ben, e lascia in secondo piano tutto il resto, tutto quello che a una prima lettura non vedrete nemmeno, salterà fuori alla seconda.
tra un concerto e un omicidio, la vita sregolata ad alexandria continua come se non ci fosse un domani (e potrebbe davvero essere così per quello che ne sappiamo), e i riferimenti a questa catastrofe prossima a succedere sono numerosi e sempre più frequenti verso la fine del libro, che, a dette dell'autrice, sarà solo il primo di una serie di quattro.


sacred heart sa essere molto di più di un fumetto sull'adolescenza e molto di più di un racconto distopico: sa dosare sarcasmo e delicatezza per rappresentare senza pregiudizi ma con infinita lucidità quel continuo altalenare tra entusiasmo e sconforto proprio di quell'età, affiancando uno stile di disegno cartoonesco  ma crudo e realistico - la versione più punk e cattiva di brian l. o'malley - che non risparmia e non elogia nessuno, in perfetto accordo con la colonna sonora (i titoli delle canzoni che i ragazzi ascoltano sono segnati come note) di tutta la storia.


nato come web comic, sacred heart ha riscosso immediatamente successo tanto da essere poi stampato - e prima ancora ridisegnato completamente per uniformare lo stile grafico tra i primi e gli ultimi capitoli e per renderlo adatto alla stampa - da fantagraphics, continuando a stupire e a raggiungere un pubblico sempre più vasto ed entusiasta.
a noi non rimane che ringraziare eris per averci fatto scoprire questa artista straordinaria e sperare che il seguito, che - oltre tutto quello che abbiamo già detto - da alcuni dettagli sparsi qua e là nel primo volume sembra essere davvero promettente, non si faccia attendere per troppo tempo.

domenica 15 ottobre 2017

buon compleanno claccalegge! ♥


sei anni di a clacca piace leggere! ogni anno c'è sempre questo momento imbarazzante in cui non so cosa dire, ho paura di essere stucchevole e di ripetermi ogni volta, ma, perdonatemi, in un modo o nell'altro lo devo fare.
e dunque: scrivere questo blog a volta è un po' stressante, mi ritrovo a cancellare e riscrivere lo stesso post dieci volte, mi stupida perché non riesco a dire quello che vorrei, mi sento in colpa perché non riesco a scrivere in tempo anche quando quel tale libro o fumetto mi è stato dato da qualcuno che mi ha detto fammi sapere cosa ne pensi, ci tengo (che poi cerco di consolarmi pensando che magari è una frase di circostanza e in fondo sticazzi si cosa scrivo io, no?), e mi sento piccola rispetto a quei mega siti fichissimi che pubblicano mille aggiornamenti al giorno, che c'hanno pagine fb stracolme di robe e di like, che fanno in un giorno le visualizzazioni che io posso sperare in un mese.
ma.
è una soddisfazione ogni volta che qualcuno mi dice ah ma io lo conosco il tuo blog (ragà, me l'ha detto tito faraci e stavo tipo morendo, ero di un inquietante porpora in faccia, magari c'è passato giusto dieci secondi, ma mi bastano e m'avanzano), è una soddisfazione quando qualcuno mi scrive che ha letto qualcosa che ho consigliato e gli è piaciuto, è una soddisfazione - ed è la più grande - quando qualcuno che incontro qui per caso poi diventa una persona che fa parte della mia vita vera (quella tra un fumetto e l'altro, occupata per lo più dal grosso sedere di camilla che chiede di essere spazzolato e subito) e quando qualcuno mi fa un complimento sincero su tutto questo

claccalegge (che il titolo per intero è troppo lungo e allora alla fine lo chiamiamo tutti così) è un blog piccolino e non credo diventerà mai qualcosa di più grande (e in questo è coerente con la sua autrice, che a volte mi chiedono se ho perso la mamma e poi ci rimangono male quando guardano bene il mio faccione da vecchia stronza), ma continua a essere una gioia per me e, spero!, un posto dove trovare qualcosa di interessante per voi.

e quest'anno per festeggiare voglio proporvi un esperimento un po' social: scegliete almeno uno (in realtà tutti quelli che volete e quando volete non ci sono scadenze) tra libri e fumetti che avete scoperto da uno dei miei post e pubblicate una foto (un selfie, una foto con il gatto, davanti alla vostra libreria, al parco, sul tavolo accanto alla colazione o alla fagiolata, dove e come vi pare insomma) su instagram (taggando @unanuvola) o su facebook (taggando @claccalegge) o entrambe con l'hastag #consiglidiclacca.
però fatelo davvero o ci faccio la figura della povera stronza, eh!
raccoglierò poi tutte le foto in un album sulla pagina facebook, e sarei davvero felicissima se fossero tante

e mentre aspetto, grazie mille a tutti voi che continuate da anni a seguire questo angolo di entusiastici deliri!

mercoledì 11 ottobre 2017

virginia ~ per aspera ad astra ~ intervista a lorenza tonani

da treviso ho portato un bel bottino, ma vi confido che uno dei libri che mi è piaciuto di più è virginia, la biografia illustrata di virginia woolf, scritta da lorenza tonani e illustrata da lucrèce (che ha, tra le altre cose, collaborato anche con il gruppo manticora per maison là là), che fa parte di un progetto più ampio: la collana per aspera ad astra (attraverso le asperità, fino alle stelle), con la quale hop! edizioni propone biografie di donne straordinarie che hanno, con il loro talento e la loro passione, rivoluzionato il nostro mondo e la nostra storia.


virginia, nonostante (come tutte le opere della collana) sia indirizzato anche a un pubblico giovanissimo, non ci risparmia nulla della storia della celebre scrittrice inglese: lorenza, con uno stile semplice ma appassionante, racconta ogni aspetto della complicata esistenza di virginia woolf, da un lato il suo genio, la sua intelligenza fuori dal comune, la sua caparbietà e la voglia di non essere solo una donna, destinata a un'educazione da moglie devota e madre affettuosa.
ci parla del desiderio di virginia di scrivere e della ricerca continua al fine di migliorarsi come intellettuale, ci descrive la storia della sua famiglia, il dolore della perdita, i legami profondi con alcuni dei suoi fratelli e in particolare con sua sorella vanessa, pittrice e sua grande amica.
fuori dalla cerchia dei parenti, la famiglia di virginia saranno i  circoli che creerà con altri intellettuali del suo periodo, e sopratutto suo marito, con cui contrae un matrimonio fondato - più che sulla passione o sull'interesse - sulla comunanza di idee e sul reciproco rispetto di due individui dediti alle lettere, e legati da un affetto sincero.
virginia ha lo sguardo di una donna forte, sa mettere a tacere chiunque tenti di metterla in difficoltà, non ha paura di come la gente possa giudicarla in quanto donna fuori da ogni schema, ma ha un animo fragile, al contempo così grande e potente che sembra quasi non poter essere contenuto in quel corpo magro e pallido che lucrèce ha saputo rappresentare con incredibile eleganza e malinconia, regalandole i toni delicati di un bosco autunnale.


entrambe, con queste pagine in cui testo e illustrazioni si fondono in un tutto indivisibile e simbiotico, ci consegnano una virginia dagli occhi intelligenti, spalancati su quel mondo che vuole osservare e raccontare, forte abbastanza da rovesciare l'idea stessa di educazione femminile, da superare pregiudizi e cattiverie, da rifiutare le più comuni imposizioni sociali, ma al contempo debole e disperata davanti alle perdite, al dolore, alla paura di non riuscire a raggiungere e superare le proprie ambizioni: un genio rivoluzionario e insieme una donna incline alla tristezza, virginia ci rimane impressa nel cuore per sempre.


insomma, penso sia chiaro che questo libro mi ha entusiasmato tantissimo, non vedo l'ora che escano i prossimi due titoli (sopratutto frida, mi piace moltissimo!), ma spero di riuscire a recuperare anche gli altri già usciti, così da scoprire qualcosa di più su queste donne straordinarie.
intanto vi lascio alle parole di lorenza che ci racconta qualcosa di più su questa collana e sui progetti futuri! buona lettura!

ciao lorenza e benvenuta su claccalegge!
ci racconti la genesi della collana per aspera ad astra?
Buongiorno a te Claudia e ai lettori.
Come spesso mi succede nella progettazione di una collana, parto da un'intuizione, qualcosa che mi colpisce e vedendo la quale inizio a immaginare nuovi scenari. Come sai Hop! è una casa editrice a vocazione "femminile", intendendo con questa espressione non necessariamente rivendicazioni femministe estreme, ma semplicemente una sensibilità a tematiche più vicine alle donne, che le donne possono "raccontare" con particolare attenzione e cura. Nella creazione della collana #Perasperaadastra sono partita guardando Lei. Vivian Maier di Cinzia Ghigliano, pubblicato da Orecchio Acerbo. Ho pensato che avrei voluto raccontare per immagini la storia di un'altra fotografa, Diane Arbus, ma non in 32 pagine, bensì in molte più tavole e con più testo.
Creare insomma una nuova frontiera del picture book, per un pubblico un po' più adulto, dai 12 anni in su, che potesse approfondire la storia del personaggio per testo e immagini. Quello che ne è poi derivato è una collana di picture book per adolescenti che piace agli adulti, i quali considerano questi libri come degli art book da sfogliare e risfogliare per la bellezza delle immagini.
Le illustratrici sono state straordinarie.
ne avevamo già parlato al tcbf, ma vorrei riprendere il discorso anche qui: sulle copertine di questi libri è presente sempre solo il nome dell'illustratrice, mentre il tuo è scritto solo dentro, tra i credits dell'opera. è una scelta sicuramente fuori dal comune, ci spieghi come mai hai preso questa decisione?
Sì, è vero, ma è una diretta conseguenza della scelta editoriale. Come specificato nella quarta di copertina sono vite illustrate. I testi, di cui sono autrice, sono al "servizio" delle immagini che giocano la parte del leone. L'emozione passa attraverso le immagini e, per questo, alla bravura delle illustratrici è riservato il posto d'onore. Ho anche voluto rovesciare un cliché che circolava anni fa: nel caso di biografie romanzate con illustrazioni o in generale di romanzi per ragazzi con illustrazioni, spesso il nome dell'illustratore era citato solo nel colophon o nel frontespizio e il nome dell'autore dei testi in copertina. Avendo rovesciato il rapporto di rilevanza testo/immagini, ho pensato di rovesciare anche quella tradizione.
le donne di cui ci parli vengono da mondi e tempi diversi: attrici, cantanti, scrittrici, stiliste, pittrici... qual è il criterio di selezione che ti ha portato a scegliere proprio loro?
Certo guardando i titoli della collana, può sorgere spontanea la domanda: cosa lega Madonna a Virginia Woolf? La risposta è proprio il #Perasperaadastra. Tutte queste donne sono entrate nella storia per aver portato importanti innovazioni nel loro ambito professionale: Madonna è la prima vera popstar, la Callas ha cambiato il melodramma con la sua interpretazione attoriale drammatica, Audrey Hepburn ha sgominato le pin-up anni Cinquanta nel cinema americano, Virginia Woolf ha cambiato il romanzo sostituendo alla trama le impressioni, Frida Kahlo è stata la pittrice che ha introdotto l'autobiografismo come materia privilegiata, trattandolo con uno stile unico, Coco Chanel ha cambiato il concetto di eleganza. Tutte, tutte indistintamente, hanno avuto un'infanzia minata da fatti davvero tragici, spesso sconosciuti ai più, e, dopo tanta sofferenza, hanno riversato tutto il loro impegno nella realizzazione personale, professionale. Solo con una dedizione costante, indefessa, tra ascese e cadute, sono diventate veri e propri miti. Mi piacerebbe che le tredicenni, le quindicenni, le ragazze insomma, leggessero queste storie e che, proprio guardando queste immagini evocative ed empatiche, si affezionassero a figure tanto esemplari.
e invece come sono state scelte le illustratrici che hanno dato vita volume per volume alle storie che ci racconti?
Forse la parte più bella del mio lavoro, in una casa editrice che raramente pubblica manoscritti che riceve ma che invece costruisce progetti puntando sulla collaborazione con gli illustratori, è proprio cercare le persone giuste al momento giusto. Come già successo per La fine dell'amore. Graphic short stories, progetto per il quale gli autori delle tredici storie erano stati scelti sulla base dell'affinità stile personale/racconto da interpretare, anche in questo caso sono andata a caccia di chi secondo me poteva meglio rappresentare quel particolare personaggio per vocazione, temperamento artistico, formazione. Lucrèce è Virginia, Roberta Zeta è Audrey, Sylvia K è Madonna, Amalia Mora è la Callas. Cambiando i fattori il risultato sarebbe sicuramente cambiato, molto in peggio! Sono molto soddisfatta degli esiti. Parlando con le autrici, poi, ho potuto riscontrare come ognuna, lavorando al personaggio, si sia veramente lasciata coinvolgere dalla storia da rappresentare e dall'essenza di queste figure.
è successo che, al contrario, un'illustratrice ti abbia contattato per realizzare uno di questi libri, magari raccontando di un personaggio che ammirava in modo particolare?
La collana ha portato attenzione alla nostra casa editrice e ricevo diverse proposte di portfolio che sono in qualche modo correlabili al progetto. Ho ricevuto una proposta per un personaggio in particolare, ma ancora non so se mi convince fino in fondo in connesione a questa collana.
Non mancano suggerimenti in rete e richieste del pubblico. Poi bisogna valutare tutta una serie di aspetti, come i numeri complessivi da realizzare per questo progetto (che vorrei infiniti naturalmente), il possibile impatto del personaggio sul pubblico etc.
tu ti occupi, oltre che del coordinamento della collana, anche della scrittura dei testi, ma collabori anche con le illustratrici sulla scelta del mood dei vari volumi (ad esempio la scelta delle palette cromatiche o di quali momenti particolari della vita di queste donne straordinarie rappresentare)?
Per diversi anni sono stata curatrice di mostre d'arte e mi sono abituata a creare percorsi espositivi che avessere un senso compiuto, un fil rouge che legasse le opere nelle diverse sezioni, e a immaginare per la didattica in mostra dei focus su singole opere. Ho allora lavorato, anche in questo caso, alla costruzione delle storie immaginando 40 momenti fondamentali nella vita di queste donne, i momenti da rappresentare, e concependo i testi come didascalie lunghe che servissero a entrare in legame con l'immagine, da leggere a piacere, prima o dopo rispetto al momento in cui lo sguardo si sofferma sui dettagli della tavola. Ho quindi consegnato alle autrici i testi con le 40 tappe da rappresentare.  Le autrici mi hanno fatto le loro proposte, attraverso storyboard o bozze singole, su come intendevano raffigurare quei momenti. Ho lasciato alla loro ispirazione molta libertà, correggendo solo le intenzioni quando mi sembravano troppo lontane dal testo o da quello che secondo me era necessario rappresentare per far comprendere davvero il personaggio in  quella fase della vita. Ma è successo davvero poche volte. Totale libertà invece su scelte cromatiche e organizzazione della palette.
nella collana sono già state pubblicate le biografie di madonna, audrey hepburn, maria callas, virginia woolf e a breve usciranno quelle di frida e coco chanel: sai già quali altri personaggi arricchiranno la collana in futuro? e magari con quali disegnatrici vorresti collaborare?
Non ti svelo tutto ma sicuramente non mancherà la zia Jane (Jane Austen) e mi piacerebbe molto lavorare alla biografia di Marina Abramovic. Tra le illustratrici corteggio Monica Barengo: vedremo perché è molto impegnata in questo periodo. Sto tenendo d'occhio Nadia Sgaramella. 
possiamo dire che, anche se in modi diversi, tutti i titoli di hop! edizioni esplorano una realtà prettamente femminile, a volte con ironia (ad esempio con la trilogia di joséphine), altre volte - ed è questo il caso di per aspera ad astra - in modo più "serio". come definiresti la tua casa editrice nell'ottica di questa rinascita della coscienza femminista nell'epoca di internet e dei social?
Come dicevo in apertura di intervista non è nostra intenzione fare pura rivendicazione di genere. Intendo il "femminile" di Hop! molto più vicino ad alcuni concetti espressi nel saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé. La rivendicazione tout court può essere fonte di un'animosità ben lontana dalle nostre corde. Viceversa è innegabile che tra uomini e donne la sensibilità sia diversa e il risultato narrativo anche. In Hop! siamo attente a tematiche che riguardano le donne: che si tratti del make up (e i suoi cliché visti in modo ironico) o di tematiche serie come l'aborto clandestino di Sotto, la violenza contro le donne di 7° Piano e ancora la faticosa affermazione professionale raccontate nella collana #Perasperaadastra, è sempre l'universo femminile che ci piace raccontare. Fatto che non vieta che siano anche autori uomini a lavorare per noi, quando riteniamo che il tema sia meglio affrontabile da un punto di vista maschile. Per esempio nella prossima uscita La Casa Tellier, sulle case chiuse ottocentesche, uno sguardo un po' alla Toulouse Lautrec un po' alla Fabrizio De André, era preferibile.
c'è un personaggio femminile - storico o attuale - più "difficile" di cui vorresti scrivere la storia? ed eventualmente da quale artista ti piacerebbe venisse illustrata la sua biografia?
Sì, ne ho già accennato: Diane Arbus. Il personaggio è difficile. Rimane lì, a bagnomaria. Vedremo. 
so che in questa collana verranno pubblicate solo storie di persone realmente esistite o esistenti, ma se dovessi scegliere di scrivere la biografia di un personaggio inventato, rubato alla letteratura o al cinema (ma anche all'opera, ai fumetti, alle serie tv eccetera) di chi vorresti raccontarci?
Allora... un'idea c'è ma è top secret. Vorrei raccontare un personaggio di una serie TV giocando tra ruolo interpretato e attrice protagonista. Sono strettamente legate. Tempo al tempo e se sarà lo saprai in anteprima.
ti ringrazio tantissimo per il tuo tempo e mentre aspetto con impazienza la biografia di frida (che adoro follemente!) ti faccio tutti gli imboccallupo possibili per questo meraviglioso progetto! ♥
Grazie mille a te!

lunedì 9 ottobre 2017

book blog tour "aiuto! - fratelli" III tappa ~ recensione

terza tappa di questo blog tour organizzato da bao publishing che vi permette di provare a vincere una copia di aiuto! - fratelli, il nuovo libro di isaak friedl e yi yang e il vostro ritratto realizzato appositamente dagli autori.
(definire un mio commentino recensione è una cosa che mi fa un po' spavento e ansia, ma spero di andare bene lo stesso...)


vi ricordo che per partecipare al giveaway dovete:
- mettere mi piace alla pagina facebook bao publishing;
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti (trovate la lista alla fine del post);
- commentare tutte le tappe del blog tour;
- compilare il form con i dati (per il givaway, anche questo in fondo al post);
- condividere il blog tour sui social;

in bocca al lupo a tutti i partecipanti! e state attenti ai cacciatori...


un bosco e quattro cacciatori, l'insensata crudeltà della caccia, un cucciolo d'orso rimasto orfano, i fucili contro denti e artigli, la vendetta, la lotta per rimanere vivi.
questo - e svariati fiumi di sangue - è quello che isaak friedl e yi yang ci avevano presentato nel primo volume di aiuto!, una storia cruda e feroce che senza troppe parole ha saputo parlare di amicizia, di alleanze, ma sopratutto di vita e di morte.

i due autori sono tornati in quel bosco per raccontarci, in un libro - aiuto! - fratelli - che è un po' un prequel e un po' un sequel, tutto quello che ruota attorno a quella tremenda battuta di caccia, riallacciandosi al capitolo finale in cui scopriamo che il padre dei quattro cacciatori, nonostante sia malato e costretto a letto, assistito da un'infermiera e dal suo servile maggiordomo, è pronto a prendersi la sua vendetta.

mentre nel bosco gli animali onorano le ultime vittime dei fucili dei quattro uomini, il padre dei cacciatori è pronto, nella sua casa piena di trofei di caccia, a imbracciare di nuovo le armi, e più che la vendetta sembra spingerlo un incontenibile odio verso qualsiasi creatura non sia un essere umano.
catturati i tre che erano stati i protagonisti del primo volume - il cucciolo di orso, uno scoiattolo e una piccola scimmietta bianca - il vecchio decide di non ucciderli subito, ma di ingabbiarli e portarli con sé in casa. così scopriamo che la sua infermiera, al contrario, è un'amante degli animali, e che di nascosto ha denunciato il suo assistito a un'associazione animalista affinché possa liberare le tre povere bestie. viene organizzato un blitz in quella casa di animali impagliati e altri trofei grotteschi, ma qualcosa va storto, il cacciatore se ne accorge e - durante la colluttazione - riconosce uno degli attivisti. cosa potrà mai legare un uomo feroce e crudele che ama uccidere qualsiasi cosa si muova e uno che spende la sua vita per la tutela delle altre forme di vita?
la risposta è - ovviamente - già nel sottotitolo, ma per spiegarci le differenze tra i due e l'astio che sembrano nutrire uno nei confronti dell'altro, sarà necessario andare oltre la copertina e goderci le spettacolari tavole di yi yang.

alternando pagine piene di quei colori brillanti che avevamo già avuto modo di conoscere a quelle in bianco e nero, i due autori ci raccontano di un'infanzia felice, di una famiglia unita e allegra, piena di amore e di risate, di un padre attento e scherzoso, di una madre affettuosa e dolce e di due fratelli che, nonostante i dispetti e qualche baruffa, si vogliono bene.

se la storia può sembrare fin troppo prevedibile e lineare, il vero punto di forza di aiuto! - fratelli sta nella regia e nella capacità di lasciar crescere la tensione come se una qualche musica angosciante suonasse in sottofondo tra le pagine: osserviamo quei momenti felici, quei ricordi sbiaditi e sentiamo il brivido di qualcosa di terribile pronto a colpirci da un momento all'altro, sconvolgendo e sovvertendo ogni cosa. e il terrore arriva, in una delle sequenze meglio rese che si possano immaginare, lento, inesorabile, crudele e spaventoso, arriva, travolge ogni certezza e ci lascia impotenti, addolorati e sconvolti.
ed è questo il momento che segna la scissione - forse non troppo chiara - tra i due fratelli: da un lato la vendetta cieca e mai appagante del cacciatore - vendetta istillata poi anche nei figli, dall'altro la volontà di segnare un netto confine tra umano e animale, non solo non piegandosi alla violenza, ma anzi allontanandosi da quel mondo di sangue e morte diventando un salvatore.


aiuto! - fratelli è una storia che sa colpire con violenza, che sa farsi dire amara e triste ma che lascia un retrogusto malinconico e dolce, forse perché - già preparati dopo il primo volume - ci feriscono di meno le immagini spesso fin troppo esplicite e cruente.
una perfetta chiusura del cerchio, la risposta a quei tanti perché? che erano sorti spontanei dopo il primo volume, e che nasconde dietro un'apparente semplicità la capacità di lasciarsi comprendere profondamente a livello emotivo e viscerale, perché nulla può esserci di più profondo, emotivo e viscerale di quei sentimenti universali che sono la voglia di difendere chi si ama e l'odio per chi ci ferisce.
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tappe del blog tour:
4 ottobre ~ oh ma che ansia: introduzione al graphic novel e annuncio giveaway
6 ottobre ~ ever pop: intervista all'autore isaak friedl
9 ottobre ~ a clacca piace leggere: recensione
11 ottobre ~ galassia cartacea: videorecensione
13 ottobre ~ agny innocente: videorecensione

a Rafflecopter giveaway

domenica 8 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLIII

scavando nell'immane casino della mia scrivania, completamente affastellata di cose da leggere, da recensire, quaderni di appunti e un sacco di altra roba, è venuta alla luce una pila di manga di cui avrei dovuto scrivere da circa un mese e di cui mi ero quasi dimenticata.
approfitto quindi di questa domenica di pausa per un recupero randomico e velocissimo che non dovrebbe togliere troppo tempo e spazio alle millemila cose recuperate al tcbf (e ad essere sinceri ho ancora roba presa all'arf che devo recensire... sigh!)

sicuramente conoscete bene la gioia che si prova a concludere una serie, anche quando sappiamo che quei personaggi ci mancheranno dopo. tra i manga di cui vi scrivo oggi ci sono due volumini che concludono le serie, ma di uno possiamo ben sperare nella pubblicazione del sequel, ed ovviamente sto parlando di amami lo stesso, di aya nakahara.
la più goffa e ingenua delle trentenni che possiamo trovare tra le pagine di un fumetto ha finalmente trovato l'amore, i suoi sentimenti per il capo si sono fatti più chiari e - cosa che inizialmente le sembrava più impossibile che imbattersi in un unicorno - lui ricambia in tutto e per tutto.
con che coraggio dirle che noi l'avevamo capito fin dalla prima pagina?
comunque, adesso i due sono i meno stereotipati piccioncini che anni di shoujo manga potevano farci immaginare, ma nonostante tutto, la loro storia sembra destinata ad andare a gonfie vele, e molti dei punti irrisolti del rapporto tra shibata e la sua famiglia vengono alla luce (svelandoci che la goffaggine emotiva può anche essere ereditaria).
cuori a carriolate a parte, come accennavo, la serie - che mi viene da definire come una delle migliori tra quelle (manga) che sto leggendo ultimamente - continua in un sequel attualmente in corso in giappone ma con due soli volumi in attivo, ed è facile immaginare che presto arriverà l'annuncio da planet manga, quindi nonostante la malinconia, possiamo sperare che non sia un addio ma solo un arrivederci.

salutiamo invece i due gemelli di romantica clock e tutti gli altri personaggi con il decimo volumetto della serie, in cui yoko maki dispensa lieto fine per tutti: tutte le coppie che avevamo shippato fin dall'inizio sono finite insieme o hanno consolidato il loro rapporto, ovviamente, e altrettanto ovviamente i problemi di salute di akane si sono risolto al meglio, così che tutti sono riusciti ad iscriversi nella nuova scuola tanto agognata, ma la vera sorpresa è che finalmente si è fatto vivo il padre dei fratelli kajiya è tornato, e invece di prendersi la padellata in faccia che meritava, dopo qualche lacrima è stato riaccolto dalla famiglia a braccia aperte.
sicuramente non troppo brillante - e di certo non divertente come amami lo stesso - in qualche modo però questa serie, che sprizza miele e stelline da tutti i pori, mi è piaciuta parecchio dal primo all'ultimo volume proprio per la sua dolcezza e quell'aria un po' ingenua e infantile che caratterizza tutta la storia. insomma, se non siete troppo allergici alle atmosfere zuccherose, recuperatela perché merita.

c'è poi un'altra serie che sta quasi per concludersi ed è rere hello, arrivata al volumetto numero 10 (l'ultimo, il prossimo, uscirà questo mese) e che infatti si sta preparando per uno di quei calmi e rassicuranti finali tipici del genere.
dopo essere stato costretto a partecipare a un incontro per un matrimonio forzato, minato scopre che la ragazza che doveva incontrare è aoi, la bella giovane di buona - ma decaduta e in miseria - famiglia, nipote di un vecchio amico di famiglia di minato.
ovviamente minato rifiuta di iniziare una relazione con aoi, e tutto potrebbe finire con un bel e vissero tutti felici e contenti (anche aoi, ché non è che se non ti fila il tipo che ti piace a quindici anni non hai più possibilità di essere felice per il resto della tua vita), e invece no, perché dobbiamo per forza renderci infelici e frustrati e nulla più al mondo ci distrugge quanto un amore andato male, così aoi continua con la sua fissazione, fino a quando non scopre che la misteriosa ragazza di minato è la sua amica ririko... e anche lì, invece di fare un passo indietro, continua imperterrita a tentare di rovinare ogni cosa.
e nel frattempo siamo all'inevitabile gita al mare! cliché e cuoricini come se non ci fosse un domani!
ormai manca pochissimo per sapere come finirà, facciamoci coraggio insieme!

lontanissimi dalla conclusione sono invece i prossimi tre titoli.
cominciamo con il grande ritorno di marmalade boy little, di cui ormai si può dire che mi ero dimenticata persino l'esistenza.
la yoshizumi è secondo me la maestra assoluta delle storie d'amore assurde, e qui, i due non-esattamente-fratelli finalmente si sono messi insieme, con tanto di approvazione dei genitori.
ma è la yoshizumi e non possiamo che fare spallucce e goderci la storia, che non prospetta grandi sorprese o colpi di scena. sul finire del volumetto - mentre rikka e saku si trovano a fare una gita improvvisata con yu e miki (i protagonisti del primo marmalade boy, fratellastri anche loro che hanno però coronato il loro sogno d'amore) - rikka incontra un ragazzo dall'apparenza gentile e disponibile. nulla di troppo rilevante se poi non se lo ritrovasse anche a scuola.
mi sa che abbiamo conosciuto il nuovo terzo incomodo...
marmalade boy little sembra solo un'altra versione di marmalade boy, ma io non so resistere proprio al tono da soap opera della yoshizumi, però sappiate che se non sopportate il genere, questo non fa affatto per voi.

altra roba che cola miele fin dal titolo ovviamente è honey di amu meguro, giunto al numero 3 (ma sta per uscire il 4...) che inizialmente non mi ispirava affatto, ma più va avanti più mi coinvolge.
onise, nonostante il suo aspetto poco rassicurante, è riuscito a farsi ricambiare da nao e anche se continua a non essere troppo popolare tra gli altri compagni, può dire di essere felice accanto alla sua ragazza.
presto però un suo compagno di classe, futami, il classico ragazzo bello e simpatico, inizia ad interessarsi a lui, a voler a ogni costo fare amicizia. sembra una bella cosa, ma manco a dirlo presto l'atteggiamento di futami cambia radicalmente, sopratutto nei confronti di nao.
ma in fondo, che shoujo sarebbe senza il tizio che si mette in mezzo dichiarando che porterà via a ogni costo la protagonista dal suo fidanzato?
grazie al cielo ci risparmiamo il quindicenne borioso che cerca di fare l'uomo forte, anzi onise è talmente tanto confuso che per amore di nao potrebbe combinare la peggiore delle scemenze...
niente, adoro questi due ragazzini nonostante siano dei tonti e mi sento sempre più in colpa per aver snobbato questo titolo all'inizio!

per finire, terzo volume di tsubaki-cho lonely planet (di cui credo di aver visto in edicola il quarto volume, ma non sono sicurissima, aggiornatemi se è già uscito!).
so che a molte non sta piacendo perché somiglia tanto a una stella cadente in pieno  giorno, però a me non da troppo fastidio che la storia sia simile... insomma, dopo aver letto shoujo per quindici anni credo di non poter sperare in chissà quali opere originali e innovative, quindi almeno preferisco leggere qualcosa di simile a titoli che mi sono piaciuti!
se questo manga ha un difetto è che è davvero leeento, ma mi piace il fatto che i fumi, la protagonista, si renda conto dei suoi sentimenti poco per volta.
il modo in cui i personaggi cambiano il loro modo di relazionarsi tra loro è perfettamente plausibile e rende la storia più verosimile e interessante. la trama di per sé e banale e questo volume serve solo a farci capire meglio cosa si agita dentro fumi e a lasciare in ombra - per il momento - i sentimenti degli altri personaggi.
praticamente, la parte più interessante della storia è quella psicologica e mika yamamori è bravissima a svelarci poco per volta quello che sentono e desiderano.
anche questo titolo però mi sento di continuare a consigliarlo solo ai fanatici delle love story.

lunedì 2 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLII

(oggi fate gli auguri al misterioso recensore che fa il compleanno e a me che torno all'università!)
e dunque, eccoci con la prima carrellata di randomicità, direttamente - o quasi - dal tcbf. in questi giorni mi è completamente passato il blocco del lettore, ho ripreso i vecchi ritmi e sto facendo il pieno di bella roba (così magari trovate qualche spunto per dilapidare soldini anche voi)

il primo titolo è stata la mega sorpresa del tcbf. mentre il misterioso recensore si faceva ritrarre da gilbert sulla sua copia de la saggezza delle pietre, io chiacchieravo con i ragazzi di diabolo edizioni, che mi hanno regalato un libro che non conoscevo assolutamente ma che mi è piaciuto parecchio: non piangere di lance hansen è una raccolta di storie legate all'infanzia un po' particolare.
come spiega lui stesso nell'introduzione, il progetto iniziale voleva essere quello di raccontare episodi della sua infanzia, magari anche divertenti e leggeri, un po' come sono sempre le storie che parlano di bambini. ma mentre rivangava i suoi ricordi, hansen si è reso conto che in realtà anche l'infanzia più tranquilla e felice viene sminuita se viene rappresentata da bambini stereotipati, se ci si concentra solo sugli aspetti buffi, sulle monellerie o sui momenti comici.
in effetti, la vita interiore dei bambini - che come dice l'autore, spesso non viene analizzata a fondo - non è poi così semplice, lineare e superficiale, e anche il più tranquillo dei pargoli spesso nasconde pensieri che vanno ben oltre le birbanterie da giornalino di gian burrasca: i bambini si interrogano su tutto, e spesso il dialogo con gli adulti, che hanno il pessimo vizio di liquidare tutto con un sei troppo piccolo per capire, non aiuta a darsi delle risposte.
lontano anni luce dalle noccioline di schulz, dalle contestazioni di mafalda o dalla fantasia sfrenata e solitaria di calvin, protagonista di non piangere è francis, insieme al suo fratellino minore nicky. è un bambino come tanti, e come tanti bambini a volte fa fatica a capire e interpretare il mondo che lo circonda. basta un film o le notizie del tg a istillare la paura e un rimprovero  - unito all'incredibile egocentrismo dei bambini - a fargli credere che ogni cosa brutta che possa accadere sia colpa dei suoi capricci.
con uno sguardo oggettivo e senza filtro di alcun tipo, lance hansen racconta dei primi innamoramenti, della difficoltà di imparare a giudicare gli altri nel modo corretto, della cattiveria infantile e dei sensi di colpa che forse a quell'età sono tra i più forti e distruttivi di tutta la vita, parla di amore fraterno e di amicizia, del confine a volte non troppo netto tra infanzia e adolescenza, dell'impossibilità di capire e di accettare la morte, delle scoperte - spesso scioccanti - sul sesso, sulla cattiveria, sul dolore che portano passo dopo passo all'età adulta.
l'età che vive francis è l'unico momento della vita in cui si è liberi dal cinismo, nel bene e nel male, l'età meravigliosa in cui un pezzo di vetro arrotondato dal mare può essere un tesoro e quella terribile in cui ogni piccola ferita dell'animo ci mette un'infinità di tempo a cicatrizzarsi, senza forse riuscire a chiudersi mai.
una lettura veloce ma che sa ricondurre il lettore ai primi anni, al suo personale libro di ricordi, e che forse può aiutare a conoscere un po' meglio il bambino che siamo stati.

recupero posticipato da secoli - speravo di farmelo autografare dall'autore che doveva essere in fiera ma all'ultimo minuto non è riuscito a essere presente - safari honeymoon di jesse jacobs ed edito da eris edizioni, è stato fino ad adesso il libro più allucinato e allucinante (vabbè, ma con jacobs è tipo ti piace vincere facile?) letto negli ultimi tempi.
lo stile grafico dell'artista canadese è inconfondibile anche per chi ha solo visto qualche disegno, stilizzato, pulito, lineare e geometrico, le vignette sono regolari, quadrate, perfettamente organizzate nella pagina, i colori si limitano a tre - bianco nero e verde - e tutta questa apparente semplicità visiva è il perfetto contrappunto per le follie che lui ama narrare.
in questo breve racconto, una coppia si trova in luna di miele in una giungla feroce e pericolosa, piena di bestie assassine e affamate, di parassiti velenosi e piante tossiche.
aiutati da una guida esperta e attenta, i due tenteranno di godersi il più inusuale dei safari, pronti a portarsi in casa trofei di animali che sfuggono a qualsiasi tipo di catalogazione.
l'immaginazione visionaria di jacobs non si limita solo a forme di vita ibride e in qualche modo grottesche, ma intreccia, con un ritmo che si fa via via più concitato, una storia che trasforma un viaggio emozionante e romantico in un incubo a occhi aperti, in cui è impossibile tirare a indovinare cosa succederà nella pagina seguente.
innamoramento immediato.

per finire, anche se non c'entra nulla con il tcbf ma l'ho recuperato tramite bookmooch qualche tempo fa, volevo consigliarvi assolutamente di recuperare io e te su naboo, di mabel morri, edito la bellezza di otto anni fa da kappa edizioni (ai bei tempi in cui kappa edizioni faceva bei fumetti).
io e te su naboo è il primo romanzo lungo di mabel morri, una storia dolceamara che parla d'amore e di perdite, di manu e di federico, di lei che rimane e di lui che se ne va via all'improvviso, dopo una sera come tante, in un incidente d'auto.
passando dai ricordi al presente, manu racconta di come è nata prima l'amicizia e poi l'amore tra lei e federico, proprio in quel momento in cui da adolescenti improvvisamente ci si rende conto che si sta diventando adulti. nel passato di manu c'è federico, e con lui c'è la sua passione sfrenata per star wars - e il titolo ne è un chiaro riferimento - che condivide con il fratello gemello emiliano, il loro rapporto viscerale e inaccessibile, l'amicizia con diana - la ragazza di emi, la prospettiva di un futuro felice sempre insieme, tra l'ennesima visione dello stesso  film, una partita a yatzee e la vita che continua ad andare avanti spensierata.
nel presente però a posto di tutto questo c'è solo un buco pieno di dolore e disperazione, un senso di impotenza e disorientamento, sentirsi persi, abbandonati, soli, vittime da un lato e dall'altro colpevoli di essere rimasti, ma c'è anche la voglia - e il dovere - di continuare a vivere senza limitarsi a sopravvivere, e tutta la difficoltà di riuscire ad andare avanti.
e la salvezza arriverà all'improvviso, con un incontro tanto inaspettato da farti saltare in aria o una racchetta rubata nella più strana e inspiegabile delle circostanze.
mabel morri ha un tratto straordinario, forte, graffiante e al contempo elegante e quasi fragile e sa regalare ai volti dei suoi personaggi tutto lo spettro di emozioni che ci lascia vivere durante il racconto, miscelando con talento dolcezza e tristezza, allegria e malinconia, affrontando un tema difficile con delicatezza e saggezza.
se come me ve l'eravate  perso, è giunto il momento di rimediare.

giovedì 28 settembre 2017

treviso comic book festival 2017


tornare a casa dopo una fiera è sempre la stessa storia: da un lato c'è la malinconia di quando finisce qualcosa di bello e avresti voluto durasse di più, dall'altro c'è la voglia di mettersi a leggere tutto quello che siamo riusciti a stipare in valigia (abbiamo evitato l'ira di ryanair per 100 grammi!) che viene puntualmente interrotto dall'entusiasmo di camilla, contenta che mammina sia a casa (ma non subito, prima me la deve fare pesare per almeno qualche ora, se leggete fino in fondo capirete), che passa il tempo a chiedermi croccantini, coccole, spazzolate e altri croccantini e altre coccole ad libitum.

non so cosa di tutto questo prenderà il sopravvento, ma in ogni caso è arrivato il momento dell'inevitabile resoconto di questi ultimi giorni che sono stati bellissimi, nonostante il freddo boia al quale non ero per nulla preparata, considerando che il giorno prima di partire stavo in canottiera davanti al ventilatore e che a treviso ho trovato il freddo che qui fa nel periodo di natale (ma quando fa veramente freddo).

questa foto riassume perfettamente quello che ho provato appena ho messo piede fuori dall'aeroporto

sulla pagina di facebook di claccalegge e su instagram avrete sicuramente già visto le foto di questi giorni, però era più che necessario scrivere qualche riga in più (no ok, è un papiro pieno di melensaggini emotive da quindicenne emo, lasciate perdere): sono stati giorni pienissimi, ho incontrato un sacco di bella gente, ho scoperto artisti che non conoscevo e ho rimpolpato le mie già stracariche librerie con così tanta roba che ho dei seri dubbi circa la sopravvivenza degli scaffali.

così come per l'arf, anche del treviso comic book festival ho sempre sentito parlare molto bene: mi avevano detto che è una fiera non molto grande ma incentrata sopratutto sulle autoproduzioni e sul fumetto indipendente, e in effetti è proprio così, esattamente il tipo di fiera che piace a me.
l'unico problema - se di problema si può parlare - è che non avevamo subito capito che la mostra mercato fosse soltanto gli ultimi due giorni, quindi - nonostante ci fossimo messi a fare un po' i turisti a treviso e a venezia (ci volevo andare da anni!) - abbiamo passato un giorno intero senza fare praticamente nulla, cosa - seppur rilassante - decisamente dispendiosa e dunque da evitare la prossima volta.

prima di cominciare a dilapidare il mio patrimonio comunque ho finalmente conosciuto carla dei cefali! ora, voi sapete che io e lei facciamo entrambe parte del bbb, ma con carla ormai ci sentiamo quasi ogni giorno da più di un anno, siamo diventate amiche, e incontrarsi dal vivo è stato stranissimo perché - esaltamento iniziale e abbraccio spezzacostole a parte - sembrava di conoscersi da un sacco di tempo! e ho anche incontrato giorgia, un altro pezzo della redazione cefala (oh, seguiteli perché questi ragazzi sono proprio bravi, li trovate qui), e niente, sarà che quando si hanno passioni in comune è tutto più facile, ma sono riuscite a farmi sentire a casa anche se stavo lontana quasi mille e cinquecento chilometri.

riuscite a reggere queste tonnellate d'amore?

durante il festival sono state inaugurate un sacco di mostre (qui ci sono le foto un po' stortine di quella su jesse jacobs), tutte sparse per il centro della città (se siete a treviso e ve le siete perse credo siano ancora visibili per i prossimi giorni. non siamo riusciti a vederle tutte, ma ci siamo rifatti girando almeno duecento volte la mostra-mercato (e nonostante tutto sono riuscita a perdermi qualcosa), chiacchierando e rompendo le scatole a un sacco di gente, sopratutto ai manticori! e questa volta sono riuscita a conoscerli tutti

manticore, cefali, clacche e uomini barbuti! come allo zoo ma con più alcool
(però a me lo spritz non piace, ecco)

ho scoperto nuovi editori di cui vorrei un sacco di libri (tipo diabolo, che non so come non conoscevo e di cui ale ha preso la saggezza delle pietre, con tanto di ritratto in veste di cavaliere come dedica, uomo fortunello), ho scoperto un sacco di bravissimi artisti nell'area self, ho rivisto gli amici di eris, di bao (finalmente ho conosciuto gabriele e daniela, che sono forse gli addetti all'ufficio stampa che per primi non hanno cestinato le mie mail prima ancora di leggerle e che mi hanno aiutato a credere un po' di più in questo blog e in quello che faccio e quindi, anche se non ve l'ho detto lì sappiate che l'ho pensato, grazie mille) e di tunué, le fondatrici di attaccapanni press, ho incontrato per la prima volta autori che stimo tantissimo come grazia la padula, ste tirasso, silvia e valeria di studio rebigo, i ragazzi de la legione degli artisti, il maestro cavazzano, davanti al quale sono giusto riuscita a biascicare un potrei chiederle un autografo? mentre in faccia dovevo essere color pomodoro (e per dovere di cronaca mi ha disegnato uno zio paperone favoloso in dieci secondi più o meno, che è già uno dei miei tesori più grandi), rincontrato facce note come i mammaiuto, daniel cuello, giulio macaione, sergio algozzino (ma con lui non vale, riusciamo a incontrarci anche nei posti più assurdi), elena ofride bia, una delle ragazze di blanca (scusa, sono idiota e non ho chiesto il tuo nome, ma sappi che vi seguivo da secoli), alcuni ragazzi del collettivo brace (idem come sopra) e ovviamente i manticori e un sacco di altri che adesso - con il cervellino annebbiato dall'influenza (ma è normale che sopravvivo al gelo del nord e poi qui a palermo mi sento malissimo?) - non mi vengono in mente, perdonatemi, ho visto gente con cui mi sarebbe tanto piaciuto parlare ma poi a me ogni tanto vengono le crisi di timidezza e non riesco a dire ciao io sono clacca, mi piacciono un sacco le cose che fai, e quindi scusate, non è che sono stronza è che mi sento un po' scema a volte a pensare che basti dire clacca per farsi riconoscere e mi prende il panico, ho fatto le solite figure del cacchio ma sopratutto mi sono divertita tanto, sono stati come due giorni di festa tra amici e bei fumetti e già dopo un po' (anche se - ve lo assicuro - ho bevuto poco) mi sentivo ubriaca come una scimmia.
e adesso tutto questo un po' mi manca e non vedo l'ora che sia il prossimo anno per rifare tutto da capo, però ho svariate tonnellate di cose bellissime da leggere (e manca solo un mese circa a lucca!).

"migliore realtà editoriale" e come dargli torto?

elliott fa la guardia alle spillette del malessere ♥

ho sfogliato "ave" in anteprima ed è
una supermegacicciofigatissima!

la prova che ste tirasso non è solo un bravo disegnatore
ma anche un bravo fotografo!

thomas gilbert che trasforma il misterioso recensore in
un cavaliere in groppa a una volpe gigante!

questa cosa bellissima che ci ha regalato grazia la padula ♥

niente, non so cosa scrivere, sono ancora troppo emozionata.

abbiamo colonizzato un intero muretto con le nostre borse!

come sempre, il più grande dei grazie va al signor r., capace di trasportare chili di fumetti per chilometri senza lamentarsi, di incoraggiare lo shopping, di aiutarmi a non perdermi per strada le cose più interessanti delle fiere (e più in generale a non perdermi per strada), di trasformarsi in termosifone umano, di sopportare ogni mia lagna e richiesta senza mai scomporsi e - come me - di resistere all'influenza fino a che non torniamo a casa.
che poi, a casa, come al solito ho ricevuto la più calorosa delle accoglienze 😂

"così poco durava 'sto festival?"

mercoledì 20 settembre 2017

quello che mi sta succedendo

quello che mi è successo è che ho iniziato a leggere questo libro - su cui avevo aspettative altissime e quindi stavo un po' in ansia da e se non mi piace? mi hanno detto tutti che è meraviglioso, non è che poi sono una cretina insensibile io? - e dopo un paio di pagine ho dovuto chiudere tutto. posarlo. respirare. rileggerlo. chiuderlo ancora, andare avanti, tornare indietro, leggere e rileggere le stesse frasi, divorando parola per parola, rigirarmele in bocca, farle mia, lasciarle piombare nello stomaco e far sconquassare le budella centimetro per centimetro.
questo è quello che si perde quando non si legge: l'emozione e le assurde reazioni fisiche dell'innamoramento.


quello che mi sta succedendo è il primo romanzo di miguel brieva, autore spagnolo che vanta un lungo curriculum, tra collaborazioni con pubblicazioni varie, riviste da lui fondate e dirette, progetti di animazione e illustrazione, e il gruppo musicale las buenas noches.
un artista poliedrico e impegnato, e quello che mi sta succedendo è non solo lo specchio perfetto di una generazione - la nostra - ma anche di una mente critica, creativa e capace di un'analisi molto più lucida di quanto il leitmotiv della storia non voglia lasciare intendere.

protagonista e voce narrante è victor, ex bambino che parlava con le pietre, attuale ultratrentenne geologo e disoccupato, alle prese con la depressione, una psicologa pagata poco, pasticche che non vuole prendere, un diario che non leggerà mai nessuno e allucinazioni se non fastidiose quantomeno invadenti.
come tanti trentenni di oggi sicuramente pensa che la laurea stampata di morbida carta pretagliata sarebbe stata più utile visto l'unico utilizzo che se ne riesce a trarre, passa da un lavoretto insoddisfacente e mal pagato a un altro lavoretto insoddisfacente e mal pagato, trascorre le giornate con altri giovani intraperdenti (no, non è un refuso) nel piccolo parco del quartiere, a fumare canne e cercare un modo per trascinare al guinzaglio una vita difficile come un mulo che non vuole saperne di andare avanti. le reazioni di questi ragazzi sono tanto interessanti quanto variegate: da chi si rifugia nello sballo perenne, chi si perde nella depressione e passa giorni e giorni interi a letto, a chi si arrangia a moderno robinson crusoe, come se il mondo là fuori fosse naufragato e soltanto noi sperduti nella nostra piccola isola senza nome, fossimo gli unici sopravvissuti.

siamo noi gli inesistenti e implausibili lettori dei suoi diari e deliri, nella paradossale situazione di lettori fuori dalle pagine e di disoccupati disillusi e disperati come victor, dentro e fuori la sua storia allo stesso momento. ed è a noi soltanto - gli uomini invisibili, in quanto tali, non contano, giusto? - che victor rivela l'esistenza delle sue allucinazioni, facendocele vedere e sentire come se fossimo lui, lasciandoci confondere realtà e fantasia in un delirio sempre più grande, in cui i sogni e le alterazioni schizoidi del reale sono in effetti più ragionevoli del reale stesso.

le allucinazioni di victor sono emblematiche e significative, a partire da aparicio - un pupazzetto dall'aspetto tenero e rassicurante ma un gran figlio di puttana dentro, incarnazione del concetto stesso di consumismo e capitalismo - e continuando con le apparizioni nei riflessi, (spoiler, evidenziate per leggere), prima un uomo di neanderthal, poi pian piano qualcuno si aggiunge fino a diventare una folla, donne con bambini, vecchi, gente abbigliata di costumi tipici scomparsi, la grande massa dei perdenti, degli sconfitti, degli schiacciati, di tutti quelli a cui, con prepotenza e violenza, è stato negato il futuro, proprio come victor, distrutto da una società che lo tratta come uno scarto non necessario al fine di un'evoluzione più economica che sociale. un'immagine potente e densa come poche, mi ha davvero fatto accapponare la pelle.

non manca ovviamente lo scontro generazionale, anche questo sintomo di un sistema malato che non vede oltre la punta del proprio naso e che per questo prima o poi crolla sotto il suo stesso peso, inteso sopratutto nell'ottica (cito la frase di un'amica che penso renda perfettamente l'idea) che un cazzo in culo agli altri è un fuscello di paglia, anzi, il suono di un violino, per via della totale mancanza di empatia e di interesse di chi ha vissuto di certezze, ha insegnato il valore di quelle certezze, ha costruito un modello sociale, culturale ed economico basato su quelle certezze e ora pretende che chi ha perso tutto si arrangi, e che per favore lo faccia in silenzio e con il sorriso sulle labbra. e di fretta anche, grazie.

quello che mi sta succedendo comincia quindi come il diario - imposto come terapia psicologica - di un ragazzo depresso e allucinato per farsi via via cronaca di un mondo impazzito e cannibale, grottesco e persino più irrazionale di un ficus che discute di filosofia in una sala d'attesa.
e - come dicevo all'inizio del mio personalissimo entusiasmato delirio - nella costante ed esponenziale perdita di contatto con quella realtà che siamo abituati a pensare, con il pretesto dell'allucinazione e del disagio psicologico, si delinea finalmente in modo chiaro e sincero, tutta l'incoerenza e la follia della verità dei nostri tempi e del nostro mondo.

compratene una copia da leggere, da amare, da rileggere e rifletterci sopra fino a farvi passare il sonno e una da sbattere più volte in faccia a chi continua a sostenere che i fumetti sono uno stupido passatempo per ragazzini pigri.

lunedì 11 settembre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLI

direi che il blocco del lettore - almeno con i fumetti - mi è definitivamente passato. il prossimo passo è riuscire a finire almeno un romanzo o un libro di racconti (ne ho iniziati almeno quattro o cinque), ma intanto mi sento già più tranquilla.
non riuscire a leggere mi mette ansia: io sono una che legge, se non leggo, chi sono?
comunque, continuo a far fuori un po' di roba dalle pile che avevo accumulato e continuo - vi prego fermatemi! - a recuperare roba nuova. poi, ora che ci sono gli sconti bao e bd, ho preso un paio (ma proprio poche, giuro!) di titoli che volevo da un sacco di tempo (beh, uno è una novità, però vale lo stesso), ma vi farò vedere tutto il malloppo quando arrivano gli ultimi due acquisti, così ne approfitto pure per fare la tbr di settembre.

in realtà i titoli che dovrei mettere qui sono tantissimi, quindi penso che dividerò il post in più parti, così evito di esasperarvi con papiri infiniti.

visto che mi sento un po' orfana di ms. marvel (quando esce il quarto volume? quando???) mi sono buttata senza pensarci troppo su moon girl e devil dinosaur. in realtà, fin dal momento in cui era stata annunciata, me ne ero innamorata: una ragazzina geniale e un dinosauro gigantesco. come facevo a rimanere impassibile?
per l'ennesima volta il mio fiuto ci ha preso.
ammetto di non amare troppo i fumetti pieni di supereroi in tutina che scazzottano il nemico di turno, con le loro virili mascelle squadrate e i fiumi di testosterone che scorrono per tutte le pagine, quindi sono felicissima di queste nuove serie che marvel sta proponendo, che hanno per protagoniste ragazzine come quelle che potremmo incontrare per strada (o - anagrafe permettendo - potremmo essere), che riescono a essere delle eroine pur non dimenticando la loro vita ordinaria.
in questo (e nello stile di disegno molto cartoonoso ed espressivo), moon girl e devil dinosaur mi ha ricordato molto ms. marvel, ed è stato uno dei motivi per cui mi è piaciuto un sacco.
lunella lafayette ha nove anni, è un genio e vorrebbe riuscire a cambiare il mondo in cui vive, un mondo minacciato da esperimenti fatti migliaia di anni prima da un popolo alieno che hanno reso inumani alcuni... umani e che ora stanno, per mezzo delle nebbie terrigene, risvegliando queste mutazioni. ha scoperto di essere lei stessa una potenziale inumana e non ha alcuna intenzione di diventare qualcosa che non è, ma per farlo ha bisogno di un proiettore omni-onda kree, roba che certo non si trova al supermercato vicino casa.
la scuola l'annoia e gli amici non le interessano più di tanto, il suo unico e vero obiettivo è evitare la trasformazione, nonostante il suo strano modo di comportarsi, di passare il tempo a inventare aggeggi assurdi mettano i suoi genitori in un comprensibile stato di ansia.
contravvenendo a qualsiasi regola, lunella non solo ha costruito un enorme laboratorio segreto sotterraneo, ma esce spesso di notte alla ricerca del proiettore kree fin quando... beh, ne trova uno proprio vicino casa. tutto sarebbe perfettamente risolto, non fosse che in qualche modo assurdo, dalla preistoria arrivano degli uomini violenti (e decisamente ipertricotici) che vogliono sottrarre il proiettore e un dinosauro (!) rosso che da loro la caccia e che in qualche modo sembra legato a lunella, che - passato il primo ragionevole momento di panico - capisce che il lucertolone vuole aiutarla a impadronirsi di nuovo dell'oggetto che potrà salvarla dal suo destino misterioso e men che mai desiderato: insieme faranno squadra, diventando moon girl (mai nome fu più azzeccato), con tutti i suoi assurdi attrezzi, stivaletti a molla compresi che fanno tanto paperinik, e devil dinosaur (che poi devil non è affatto cattivo, anzi, è un tenero cucciolone dagli occhi dolci, ma è il suo nome e ci possiamo fare ben poco).
ho, come sempre (o quasi), cercato di non spoilerare nulla perché questi primi sei episodi sono appassionanti e divertenti più di quanto qualsiasi riassuntone potrebbe mai farvi realizzare, e vale la pena scoprire tutti i dettagli della trama leggendoli, senza rovinare sorprese e colpi di scena.
se avete apprezzato ms. marvel con kamala khan (di cui su claccalegge abbiamo parlato qui, qui e qui), allora mi sa che questo non potrà che piacervi da morire. preparatevi però a desiderare il secondo numero così fortemente da farvi venire l'orticaria, il finale è davvero da sadici!

altra uscita recente - recuperata come dicevo prima in occasione degli sconti - è giant days 2 (del primo volume ne avevo parlato qui), in cui continuano le vicende universitarie, o meglio da campus universitario, di susan, daisy ed esther.
tra esami completamente dimenticati, vecchi rancori, nuovi amori e fiamme che si riaccendono, le nostre tre sono costrette a barcamenarsi in situazioni assurde che non possono che strapparci una risata e che fanno tanto sit-com nonostante il tempo passato sul divano sia poco.
esther dovrà fare i conti con le più improbabili lezioni di recupero della sua vita e con una cotta sbagliata ma che più sbagliata non si può, a susan toccherà rispolverare una vecchia lite, cacciandosi in un guaio gigantesco, mentre dovrà riuscire a tenere nascosto alle amiche un rapporto che teme possa farle soffrire, mentre la dolce e ingenua daisy continuerà a interrogarsi su se stessa e sul suo primo amore fiorito e appassito così brevemente da non averle dato neppure il tempo di capire davvero cosa desidera, ma nonostante tutto le tre amiche peggio assortite della storia riusciranno a mantenere saldo il loro rapporto almeno tanto quanto noi rimaniamo saldi  alle pagine, aspettando le loro prossime avventure.
in questo volume la disegnatrice max sarin si affianca a lissa treiman, realizzando gli ultimi due capitoli: la differenza all'inizio è un po' spiazzante, ma man mano che si va avanti nella lettura - bastano poche pagine a dire il vero - il tratto si fa più morbido e più simile a quello della treiman.
il consiglio è di recuperare assolutamente questa serie, sopratutto adesso che potete approfittare degli sconti!

cambiando completamente atmosfera, volevo consigliarvi due libri decisamente più cupi: il primo è da altrove e altri racconti, edito da eris edizioni, un rifacimento a fumetti di alcune storie di h.p. lovecraft a opera di erik kriek.
ora, tocca ammettere che non ho mai letto nulla di lovecraft e che l'horror non rientra affatto tra i miei generi preferiti, ma questo libro mi ha coinvolta e affascinata (e un po' inorridita, ma altrimenti che horror sarebbe?) dalla prima all'ultima storia.
cinque racconti, alcuni brevissimi altri un po' più lunghi, in cui non solo orrore e mistero sono indiscutibilmente i veri protagonisti, ma che kriek ha saputo rendere meravigliosamente con dei disegni dettagliatissimi, a volte molto eleganti, altre - quando serve - a dir poco grotteschi, calando gli inconsapevoli personaggi dei racconti in un'atmosfera sinistra e nebbiosa, carica di quell'umidità e di quell'odore di stantio che non lascia presagire mai nulla di buono, e trascinando con loro anche il lettore.
il primo racconto - forse quello più inquietante per me - è un lungo monologo, una lenta presa di coscienza di un protagonista - l'estraneo del titolo - che vedremo solo riflesso in uno specchio alla fine della storia e con cui inevitabilmente ci identifichiamo per tutta la lettura: dove si trova? e perché si trova lì? cosa è successo prima di quel momento? chi è? e cosa succederà dopo? non c'è alcuna possibilità di rispondere a queste domande, tutto il racconto è l'esempio perfetto dell'espressione paura dell'ignoto, di quello che non si conosce e non ci è dato conoscere, immerso nel buio assoluto, nel silenzio squarciato di tanto in tanto da luci accecanti che si fanno largo a forza tra gli inchiostri nerissimi e fangosi del disegnatore olandese. assolutamente terrificante e ansiogeno, e forse proprio per la brevità della storia e per la scarsa presenza del fattore soprannaturale, ancora più sconvolgente delle storie successive.
se siete amanti del genere non può mancarvi, ma se sono riuscita ad apprezzarlo io, che ho il terrore assoluto di qualsiasi storia anche solo vagamente spaventosa, penso proprio che difficilmente qualcuno potrà non godersi la lettura.

poi c'è gli amari consigli di nicolò pellizzon, un autore che mi piace tantissimo anche se ammetto di non riuscire sempre a seguirlo e a capirlo, però sinceramente non mi importa e vado avanti a godermi le belle sensazioni che mi da.

la storia, brevissimamente e senza troppi spoiler, è questa: sara ha finito da poco l'università, e come tanti altri, saltella da un lavoretto triste e per nulla appagante all'altro, in attesa che la ruota giri e che qualcosa di più dignitoso appaia all'orizzonte anche per lei, ingannando l'attesa in un cinemino che il pomeriggio trasmette b-movie prevalentemente horror.
se state pensando ehi, ma sono io, sappiate che siamo svariate migliaia, ma il punto non è questo, ma che sara ha da sempre delle visioni di creature quasi infernali, mostruose e spaventose che la mettono in guardia da una presunta apocalisse che sta per compiersi e che dipende dalle sue scelte e dalle sue azioni.
non troppo rincuorante e ad essere sincera, io cambierei genere di film, ma non è questo il punto.
cosa le resta da fare? seguire quelle voci, credere che siano reali, che possano salvarla, o affidarsi allo psicologo, alle medicine e al buon senso?

il peggio di questo fumetto - così ci togliamo subito il dente - è che non ha un vero e proprio finale.
non nel senso che il finale è aperto, ma proprio che sembrerebbe che la storia debba continuare un un fantomatico atto secondo che non esiste.
la cosa migliore è che non cambia assolutamente nulla che un finale propriamente detto ci sia oppure no, perché nell'assoluta irrazionalità della storia - tra demoni alati facce gigantesche e frasi ermetiche dal sapore esoterico - l'unica cosa che si avvicina alla vita reale è proprio questa: la vita non ha un senso, non ha un punto di arrivo o, peggio, una morale come nelle favole. l'esistenza è solo un lungo flusso di cose che accadono e che solo a volte e non troppo a lungo sono collegate tra loro. poi, si può più o meno arbitrariamente chiamarle storie, dargli un punto di inizio e una fine, ma non è realistico, e lo sappiamo benissimo.
è un po' come guardare per qualche giorno la vita di sara e poi volgere lo sguardo da un'altra parte. però per quel po' che si scorge, vale la pena.

il tratto di pellizzon è di quelli che si odiano o si amano, e io lo amo alla follia, sopratutto per il suo modo unico di rendere la stessa figura elegante e grottesca al contempo, di saper delineare figure flessuose con un tratto pesante e quasi grezzo, di rendere vivi ed espressivi i giganteschi, quasi alieni, occhi neri e senza luce dei suoi personaggi, senza parlare delle spettacolari splash page in cui le visioni di sara turbinano, si sovrappongono, annullano lo spazio e il tempo e ci fanno precipitare in una dimensione in cui nessuna regola è più valida.
una meravigliosa follia che non posso che consigliarvi.

a metà strada tra il fumetto e l'illustrazione, vi consiglio fortissimamente di recuperare nomi, cosi, animali di fabio magnasciutti, edito da barta.
un volume corposo (di cui ho adorato l'impaginazione, che fa godere appieno delle immagini senza lasciare che si perdano nella piega della rilegatura) ricco di vignette che sanno mischiare con un'intelligenza sconfinata grazia, ironia, poesia e un'abbondante dose di veleno.
magnasciutti gioca non solo con le parole, ma con le manie, le mode e spesso l'orrore dei nostri giorni, senza risparmiare nessuno e sempre senza perdere un colpo, senza scadere nel banale o peggio che mai nel volgare.
a ogni vignetta si rimane spiazzati: che faccio ora? rido? piango? mi arrabbio? e decidere è impossibile, così ci si può solo complimentare con il genio di questo autore che ho scoperto per caso e di cui mi sono innamorata immediatamente.
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