domenica 25 giugno 2017

cosa c'è nella mia wishlist - parte VIII


la premessa a questo post è necessaria, o per meglio dire, la premessa è il post, questa volta è roba ancora più fuffosa del solito, e quello della wishlist in fondo è solo un pretesto, in fondo ho ancora pile e pile di roba da leggere e dovrei evitare di comprare cose nuove, ma tanto so già che non ci riuscirò, quindi amen, facciamolo.
il problema è che - ve ne sarete accorti - in questo periodo scrivere qui mi viene davvero difficile: sarà il caldo, sarà lo scazzo esistenziale, ma non sono riuscita ad accendere il pc per giorni. non c'ho voglia di fare niente di niente a parte: 1) dormire, 2) guardare roba su netflix (sto recuperando una vecchia serie, non vi dico quale perché sono anni che cerco di evitare gli spoiler per potermela godere per bene! ne parliamo appena finisco), 3) andare a mare.
persino leggere mi risulta pesante, sembra che il mio cervello sia pieno di schiuma da barba, sto accumulando persino topolino perché non riesco a finire di leggere le storie senza addormentarmi (al momento l'unica eccezione è ducks on the road, la storia anni '70 di turconi/radice che dovete leggere, credetemi, è una genialata totale e assoluta, una delle pochissime cose per le quali il mio cervellino esce dal suo penoso stallo e ricomincia a funzionare, voglio parlarvene per bene appena si concluderà).
caldo a parte, che mi devasta perché non riesco nemmeno a dormire dignitosamente, sto passando uno di quei momenti in cui mi sembra che ogni cosa che faccio sia inutile e stupida, mi sento (più del solito) un fallimento ambulante, e la voglia di mettermi qui a scrivere sparisce.
insomma, io qui sul blog ci vomito su arcobaleni ed entusiasmo ogni volta, è il mio angolo felice e aggiornarlo giusto perché devo farlo mi sembra un po' brutto.
oh, non ho nessuna intenzione di sparire, i post ci saranno eccome, solo che non credo di riuscire a garantire la solita regolarità eccetera. insomma non lo so, magari più tardi mi passa e da lunedì trovate i soliti tre post a settimana senza problemi, chi lo sa. quello che so per certo, e che sa anche il mio salvadanaio (che non è un porcellino, ma un panda, così, per puntualizzare) è che una delle cose che mi tirano su di morale è fare shopping.
e quindi, ecco i prossimi tre titoli che non vedo l'ora di depennare dalla wishlist:


il racconto dell'ancella di margareth atwood.
voglio questo libro da secoli, l'ho scoperto quando cominciarono i primi rumors sulla serie tv, che poi ho visto (e ne ho parlato qui, quando ancora la serie era in corso) e adorato alla follia.
inizialmente, lo sapete, il libro era fuori catalogo e io ero arrabbiata con l'universo intero perché non riuscivo a trovarlo nemmeno tra l'usato, niente di niente. tragggedia.
poi, proprio grazie alla serie tv è stato ristampato (e bisogna dirlo: con un'edizione davvero bella! ero in panico all'idea che avrebbe avuto una tremenda copertina con qualche screen della serie e lo strillone "il romanzo che ha ispirato la serie tv").
ho avuto l'occasione di comprarlo solo una volta alla feltrinelli, ma l'unica copia che ho trovato era talmente rovinata che non l'avrei presa nemmeno a metà prezzo, per cui (considerando anche le spese folli fatte a una marina di libri) ho rimandato l'acquisto, dicendomi che prima sarebbe il caso di finire almeno 5/6 dei libri che ho comprato ultimamente.
però sto sbroccando, voglio leggerlo assolutamente!!! mi sa che il mio proposito di finire prima altra roba non durerà ancora a lungo...


i folletti, i pinguini, fellini, enriqueta, olga e tutti gli altri sono tornati e io non posso che essere la persona più felice del mondo! ve lo ricordate (altrimenti andate qui) quanto ho gioito del fatto che macanudo fosse stato recuperato da la nuova frontiera dopo l'abbandono da parte di doubleshot, e adesso è finalmente uscito il settimo volume, con una bellissima olga in copertina!
siamo seri, chissenefrega del risparmio e delle pile di libri e fumetti che aspettano di essere letti? è uscito macanudo! yeee!!!


saga - volume sette di brian k. vaughan & fiona staples
il nuovo volume di saga! non serve altro, è già nel carrello amazon, vado a concludere l'ordine, ciao!

mercoledì 21 giugno 2017

le due metà della luna

conosci la leggenda della luna sull'acqua?

la luna, lo sanno tutti, è sempre piena, ferma e splendente nel cielo, nonostante quello che raccontino le leggende, che la vogliono scomparsa e sostituita da un grande mantello tondo e luminoso.
lo sanno tutti e lo sa bene anche alba, un'industriosa e ottimista topolina appena giunta alla città di croma, un posto un po' grigio, dove la vita è frenetica e la gente sembra sempre troppo scura in volto.
nonostante l'ispirazione, la creatività e la gioia di fare siano quasi del tutto scomparse dalla vita degli abitanti di croma, alba non crede subito al racconto della sua vecchia vicina talpa, una vecchietta un po' picchiatella che crede che la leggenda della luna scomparsa sia vera, esattamente come fosco, quello strano corvo che nonostante tutto l'ha salvata quando ne aveva bisogno...
dopo un tranquillo mese di lavoro come sarta in una boutique di croma, alba si ritroverà invischiata in una faccenda decisamente pericolosa, a metà tra fantasia e realtà, tra passato e presente, pronta a sfuggire alla crudele e fredda proprietaria di una fabbrica di fazzoletti (no ok, è tremendo detto così, ma poi capirete) e ai suoi gabbiani scagnozzi.


le due metà della luna è un racconto di formazione e avventura appassionante, una storia che ricorda un po' le emozioni che ci davano da bambini i vecchi film della disney (e il fattore animali antropomorfi in tal caso aiuta parecchio) o i fantasy per ragazzi, quelli in cui subito ci affezionavamo all'eroe e lo seguivamo nelle sue peripezie tutti palpiti e ansia, nonostante sapessimo fin da subito che avrebbe vinto e che tutto si sarebbe concluso per il meglio. è infatti uno degli ultimi titoli della collana per ragazzi tipitondi di tunué, un racconto quindi adattissimo a un pubblico più giovane che saprà sicuramente apprezzarne l'atmosfera piena di avventura e magia, tanto quanto a un pubblico più adulto, non solo per l'effetto nostalgia di cui sopra, ma anche perché sa unire una storia appassionante a un ritmo serrato, sa essere originale nonostante i tanti rimandi alla mitologia classica e a quelle atmosfere da racconto fantasy anni '90, e sa farci tornare in qualche modo un po' bambini, pronti a credere alle favole, alle leggende di lune scomparse e avventurose topoline che possono salvare la città - e il mondo! - dai malvagi senza scrupoli.

lunedì 19 giugno 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXVI

insomma, il problema è che ormai è estate inoltrata, fa un caldo bastardo e stare al computer a scrivere è una tortura, vorrei solo stare a mare a leggere sotto l'ombrellone sorseggiando un buon té freddo (non è vero, vorrei un martini). quindi l'unico modo per portare avanti il blog è cercare di recuperare il più velocemente possibile i post arretrati, tutta la roba che ho letto negli ultimi tempi (o almeno una parte) e di cui non ho ancora scritto niente.
oggi verrà fuori un frullatone di roba, tutta bellissima, che vi costringerà a spendere un sacco di soldi quindi, se avete in mente di passare un bel weekend al mare, non leggete nulla. anzi no, leggete questo: domani scade il ghiveuei! qui il post da condividere per partecipare.
e ora fuggite, prima che sia troppo tardi!

iniziamo subito con uno shoujo manga che dovete comprare assolutamente (se vi piacciono gli shoujo manga, altrimenti no, ovvio), cioè tsubaki-cho lonely planet, l'ultimo lavoro di mika yamamori, già nota per una stella cadente in pieno giorno.
la storia prende le basi da una situazione che non è certo il massimo dell'originalità (praticamente l'input è lo stesso - solo per citare uno dei titoli più recenti - di quello di rere hello), ovvero: ragazza in difficoltà economica, senza casa e con una famiglia di irresponsabili alle spalle, decide di andare a servizio per mantenersi e ripagare i debiti dei suoi.
ma la yamamori riesce a rendere tutto molto meno banale di quanto ci si possa aspettare da un incipit del genere creando una protagonista un po' fuori dalle regole: fumi è una ragazza determinata e fiera, affascinata più dagli elettrodomestici e dalle padelle che dai vestiti, poco incline all'innamoramento facile e con un caratterino sicuramente più interessante delle tante protagoniste tutte occhi languidi e sospiri, in grado di evitarci la noia dei soliti batticuori e guanciotte rosse anche quando si scopre che lo scrittore presso cui farà da domestica, akatsuki kibikino, non è affatto il gentile e compassato signore di mezza età che aveva immaginato, ma un giovane burbero con lo sguardo truce, i capelli lunghi e uno scarsissimo senso dell'ordine.
ah, e ovviamente è un figo pazzesco, che però ci evita quelle insulsaggini al limite della denuncia per molestia cui sono soliti i tizi fighi - e più vecchi della protagonista - negli shoujo manga, e già solo per questo io il signor kibikino lo amo parecchio.
alla fine del volumetto, quando tra fumi e lo scrittore si sta cominciando a creare una sorta di equilibrio che lascia intravedere una qualche possibilità di convivenza-con-sviluppi-interessanti, arriva un altro personaggio-cliché: il ragazzo che lei ha conosciuto anni prima, ha ferito e di cui si è dimenticata, a cui ovviamente tocca il ruolo di quello che vuole vendicarsi ma che in fondo ha un debole per lei e lo abbiamo già capito, grazie.
in parole povere tsubaki-cho lonely planet è un manga che gioca con i cliché del genere riuscendo a dar vita a personaggi spontanei, in grado di recitare con naturalezza anche nelle situazioni più assurde. straconsigliatissimo!

poi c'è forse l'amore di sualzo e silvia vecchini, che è uscito per tunué qualche tempo fa e che, sopratutto se siete degli animi romantici, vi consiglio di comprare e ancor più di regalare.
forse l'amore infatti non è un vero e proprio fumetto ma una piccola poesia illustrata, o un libro di illustrazioni che canta una poesia, fate voi.
pagina dopo pagina, i versi di silvia vecchini sono raccontati in immagini dai disegni di sualzo e rincorrono il significato della parola - e del sentimento - più misterioso e più conosciuto di tutti: cos'è l'amore?
[forse l'amore] è vergognarsi un poco, non essere sicuri / e poi sentir arrivare tutta insieme una forza che non sapevi neppure di avere.
silvia prova a spiegare mentre sualzo disegna una mattina qualsiasi di due ragazzi, la sveglia, i vestiti, le strade affollate, i compiti a scuola, i rapporti con i compagni eccetera, perché l'amore forse non è che tutto quello che ci fa vivere, crescere, imparare, essere noi stessi.
una lettura velocissima ma dolce e tenera.

cambiando completamente genere, volevo consigliarvi di leggere elysium, un romanzo edito da zona 42 che ho letto in un periodo in cui avevo voglia di un bella distopia angosciante che mi lasciasse incollata alle pagine fino alla fine.
in realtà elysium ha a che fare con il mio concetto di distopia angosciante e iper appassionante solo a metà, ma è un romanzo che trova il suo punto di forza nella sua struttura e nell'idea di fondo che si colloca più nel filone urban fantasy che in quello fantascientifico/distopico.
sullo sfondo della narrazione, sfocata e descritta a sprazzi e senza troppi pipponi, la nostra terra sta vivendo il momento peggiore possibile e per una volta l'ambientazione post-apocalittica non dipende dalla scelleratezza umana e dal nostro poco saggio uso delle risorse di madre natura.
cosa succede al nostro pianeta lo scopriamo poco alla volta, capitolo dopo capitolo, sopratutto quando capiamo il gioco tra i due veri protagonisti del racconto e riusciamo a lasciare qualche neurone libero di stare attento a ogni dettaglio: antoin/antoinette e adrien/adrienne ritornano e si trasformano di capitolo in capitolo, la loro storia ritorna e si ripete di volta in volta, intervallata dai codici di un computer che sembra raccontarci di loro, dei loro dolori, delle loro paure, della tragedia che si ritrovano a vivere e rivivere ogni volta, e sopratutto del loro immenso amore, come in un folle spettacolo teatrale in cui gli attori rimangono sempre gli stessi ma a ogni cambio di scenografia viene loro dato un nuovo ruolo in cui continuare a essere loro stessi.
jennifer marie brissett esordisce con un romanzo pazzesco, una storia millenaria che sa riflettere tanto di concetti un po' astratti come il fato e l'immortalità dell'anima quanto di aspetti decisamente più pratici, tipo quello che vede un intero pianeta agonizzante e senza speranze, in cui il lettore viene risucchiato e lasciato vorticare in una spirale in cui la vita si ripete, ogni volta crudele e straziante, in cui riesce a riconoscere le stesse frasi e lo stesso ineluttabile destino, e in cui, man mano che si procede, le scenografie di cui sopra si fanno sempre più terrificanti.
a toglierci gli ultimi dubbi che rimangono a fine lettura ci pensa l'autrice stessa, pronta a colmare le nostre lacune circa gli ispiratori storici della vicenda.

venerdì 16 giugno 2017

book blog tour "frantumi" VI tappa ~ intervista a giovanni masi e rita petruccioli

ancora una volta qui su claccalegge si conclude un blog tour organizzato da bao publishing, questa volta dedicato a frantumi, scritto da giovanni masi e disegnato da rita petruccioli.

come sempre, in fondo al post troverete tutte le informazioni per partecipare al giveaway che permetterà a tre di voi di vincere una copia di frantumi, uno sketch di rita e una spilletta con uno dei personaggi del libro.

intanto vi lascio all'intervista (beh sì, prima c'è il mio commentino sul fumetto, ve lo volevate perdere?) ai due autori! buona lettura!


uno scambio di messaggi scritti, cancellati, riscritti e ancora ricancellati e riscritti, così si apre frantumi, con un dialogo virtuale tra due fidanzati, un dialogo che ci mostra tutte le loro paure, le loro insicurezze e la difficoltà che creano nella loro comunicazione.
mattia sta aspettando sofia seduto a un tavolino di un bar alla stazione roma termini. lei gli ha appena scritto di dovergli parlare, ha accennato a degli esami e a delle notizie non-buone.
penso che a tutti sia capitato di vivere quel brivido, quella sensazione di gelo che parte dal midollo e ci ghiaccia ogni centimetro del corpo, e di aver pensato, in quel momento, che se ce lo avessero chiesto, avremmo detto che tutto il nostro mondo si era appena disintegrato in mille pezzi.
ecco, questo è quello che succede a mattia, ma lui non ha il tempo di usare frasi fatte con nessuno perché nel momento in cui sente che tutto sta per crollare e disfarsi, ecco che tutto effettivamente crolla, si disfa, si rompe in un sacco di piccoli pezzi. di frantumi.
è un attimo e mattia si ritrova perso in un inquietante mare rosso in cui i pezzi della realtà che conosceva, che era ben salda fino a pochi attimi prima, sono come rottami in balia delle onde.
confuso e spaesato, mattia scorge una nave e, affacciata come se fosse una signora che si gode la sua meritata crociera nel mar mediterraneo, una ragazza con gli occhiali da sole, che non sembra affatto stupita di dover raccattare qualcuno dal mare rosso.
da questo momento inizia per mattia un viaggio alla ricerca di quello che ha dimenticato - sofia? chi è? questo nome gli dice qualcosa, ma cosa? - e quello che ha perso, letteralmente un pezzo, un frammento di sé. un viaggio sullo sconfinato mare rosso, in cui si renderà conto che quello che è successo a lui è già capitato ad un sacco di altre persone, gente come porcellane cadute a terra, scheggiate o quasi del tutto frantumate, ognuna alla ricerca dei suoi pezzi.
l'unica persona che - anche se senza troppo entusiasmo - lo accompagnerà in questo viaggio mettendolo al sicuro dai suoi stessi errori è la ragazza che lo avvista per prima, laila, misteriosa, con i suoi segreti e il suo dolore nascosti dietro gli occhiali da sole.

frantumi è un racconto-metafora, una storia sul dolore e sulla perdita, una storia che vira dall'esterno - il rapporto un po' in crisi tra sofia e mattia - e si ripiega violentemente su se stessa, scavando all'interno di quel dolore e di quella paura per raccontare il dolore e la paura di chiunque si sia sentito almeno una volta perso in un mondo che non riconosce più, fatto a pezzi da qualcosa, spaventato dall'idea di non riuscire più ad andare avanti.

notevolissimo dal punto di vista visivo, il tratto di rita petruccioli è essenziale e molto pop, la palette cromatica è ridotta all'essenziale, tinte piatte e bordi netti, perfetti per illustrare il mondo frammentario in cui mattia si ritrova a vagare.

e come promesso, lascio la parola ai due autori!


ciao giovanni, ciao rita, grazie mille per il vostro tempo e benvenuti su claccalegge!
ci raccontate come è nato frantumi?
Gio: Frantumi era un soggetto che avevo in testa già da qualche tempo quando una sera ho visto i lavori di Rita in un centro sociale a Roma. Non ci conoscevamo così le ho chiesto se le andava di provare a fare un fumetto insieme, le ho raccontato la mia idea e Rita ha deciso di mettersi in gioco. Dai suoi appunti e dalla riscrittura che ne è nata è venuto fuori il fumetto che è stato poi pubblicato.
(per giovanni) la storia di frantumi è una storia forte, dolorosa, incentrata su un tema di cui non si parla spessissimo che non è tanto la sofferenza in sé, ma il modo in cui la affrontiamo e ne usciamo.
eppure frantumi non è un racconto "pesante": hai deciso fin da subito di ottenere questo effetto? quali sono i primi accorgimenti che hai deciso di usare?
Gio: Non amo molto le storie autobiografiche, quindi raccontare Frantumi in quel modo era fuori discussione. Amo invece molto le storie che sembrano raccontare una cosa ma che invece celano altro, come Cuore di Tenebra per esempio. Frantumi si inserisce in quel filone. È un fumetto d’avventura, in cui le cose succedono rapidamente e i personaggi non stanno (quasi) mai fermi, ma in cui il centro dell’avventura stessa, il motivo per cui succedono le cose, ti riporta a una tematica che speravamo con Rita fosse se non inedita, quanto meno inusuale. Quindi sì, l’idea di non renderlo un racconto “pesante”, come dici tu, c’era fin dall’inizio. Speriamo di esserci riusciti!
(per rita) tu sei un'illustratrice "prestata" al mondo del fumetto: come è stato cambiare così radicalmente il modo di raccontare?
In realtà ho scoperto di sentirmi più una fumettista che finora si è prestata al mondo dell’illustrazione. Ho sempre letto fumetti fin da piccola, ma mi spaventava farne e così ho ripiegato sull’illustrazione fino a questa mia prova con Frantumi.
Nonostante fosse un mio grande desiderio fare fumetti, non ti dirò che è stato facile il passaggio da un linguaggio all’altro. Fare fumetti comporta un lavoro molto più approfondito su spazio, tempo e soprattutto sui personaggi. Come linguaggio necessita di una concentrazione maggiore rispetto all’illustrazione, almeno per come lavoro io.
(per rita) dicevamo che fumetto e illustrazioni sono due mezzi diversi di narrare le storie: adesso che li hai sperimentati entrambi, quale pensi che ti sia più congeniale?
Rita: Non lo so ancora. Sicuramente sul fumetto ho ancora poco esercizio e quindi fatico di più.
(per giovanni e rita) l'elemento grafico e quello cromatico sono i punti di forza di questo libro, a primo impatto risalta in qualsiasi libreria tra tutti gli altri fumetti o libri illustrati. tralasciando al momento il tratto molto riconoscibile e originale di rita, avete deciso insieme la palette cromatica (o meglio le varie palette cromatiche) della storia?
Gio: Mi piacerebbe dire di sì, ma in realtà ho messo molto poco bocca sui colori. Mi fidavo di Rita da questo punto di vista. 
Rita: Giovanni mi ha lasciato carta bianca su questi aspetti, in particolare su quello del colore. Avevo un’idea precisa sin dall’inizio dei colori che avrebbe avuto la nostra storia, e già in fase di story board ho utilizzato i colori, da un lato perché mi aiutavano a comprendere il sistema di pieni e vuoti della mia composizione grafica, ma anche perché per me è stato fondamentale utilizzarli in modo narrativo. Per farti un esempio... ogni personaggio ha dei colori che lo contraddistinguono, Sofia è gialla, colore che è quasi assente o moto debole nelle scene in cui lei non è presente.
Sulla composizione grafica, avevo una sceneggiatura con una regia molto dettagliata, che mi son divertita a sottolineare con composizioni grafiche che ne rafforzassero il dinamismo. Di ogni mia iniziativa ragionavamo insieme con Giovanni e in qualche caso abbiamo modificato le scene sulla base delle mie intuizioni grafiche.
(per giovanni) come è nata la collaborazione con rita? hai scritto la storia sapendo già che l'avrebbe disegnata lei, o l'idea è venuta dopo, quando la trama si era già delineata?
Gio: In parte ti ho già risposto sopra. La storia l’ho pensata quando ancora non la conoscevo, ma è stata riscritta profondamente quando Rita ha deciso di collaborare a questo progetto. Dico sempre che sui credits del libro c’è scritto: Testi Masi, Disegni Petruccioli. Ecco, non è esattamente così. Ci siamo confrontati con Rita continuamente, fosse un dialogo o un’inquadratura.

(per rita) le tavole di frantumi ci presentano un mondo molto visionario: come l'avete creato? avevate entrambi l'idea chiara che tu hai poi tradotto in segno grafico, o hai dato tu una forma definitiva alle intuizioni di giovanni?
Rita: Sui personaggi ho avuto carta bianca, mentre gli sfondi sono stati la parte più problematica. Giovanni aveva un’idea molto chiara del “mondo in frantumi” e io gliel’ho un po’ deviata in direzioni che mi erano più congeniali. Insieme alla sceneggiatura spesso mi ha fornito references fotografiche o composizioni di tavole che sono state preziosissime per capire cosa voleva e poi trovare il modo di rendere la sua idea.
(per giovanni e rita) questa forse è una stupidata, ma la prima cosa che ho pensato guardando il mare rosso è stato il mare di lcl di neon genesis evangelion. non so se è un riferimento voluto, ma in ogni caso, c'è qualche opera (non necessariamente tra fumetti o animazione) a cui vi siete ispirati, per l'ambientazione o i personaggi?
Gio: Bello Evangelion! Allora, il mare rosso è merito di Rita. Io volevo che fosse fatto tipo di mercurio, ma giustamente Rita mi ha fatto notare che tutto quel grigio avrebbe fatto abbastanza schifo sulla pagina, calcolando pure che il Mare Rosso non è proprio un posto bello e rassicurante. Il riferimento a Evangelion ci sta, è una delle mie cose preferite in assoluto di sempre, ma in questo caso non è diretto, almeno per me. Come ti accennavo, Frantumi è stato ispirato tanto da Cuore di Tenebra e dalla sua ambivalenza fatti reali / fatti raccontati, e poi da mille altre cose. C’è dentro il Macbeth, come Corto Maltese o Dylan Dog. È molto, molto difficile per me indicare a cosa mi sono ispirato perché di solito “rubo” di qua e di là in base a quello che serve alla storia che sto scrivendo. 
Rita: mi fa ridere che hai citato Evangelion, perché durante tutta la lavorazione del fumetto, io ho preso in giro il protagonista del nostro libro, paragonandolo a Shinji Ikari! Comunque no, il mare rosso non è tratto da lì, all’origine doveva essere color mercurio, ma io trovavo che rosso e rosa fossero una bomba insieme e che rendessero bene il senso di straniamento che serviva alla storia.
(per giovanni e rita) come è stato lavorare insieme? siete sempre stati d'accordo su tutto man mano che la storia prendeva forma o c'è stato qualche momento in cui avete faticato a trovare una soluzione che piacesse a entrambi?
avete qualche aneddoto sulla lavorazione di frantumi da raccontarci?
Gio: lavorare con Rita è stato molto divertente e, sinceramente, non mi ricordo grossi dissapori. Diciamo che ci siamo molto fidati l’uno dell’altra in base a quello che sapevamo fare meglio. Se si tratta di composizione o di colori, di solito do molto retta a ciò che dice Rita. Se si tratta di regia o di dialoghi, Rita tende a fidarsi molto. Ovviamente, Rita ha rivisto tutti i dialoghi del libro e io tutte le tavole disegnate, quindi abbiamo sempre trovato una soluzione che soddisfacesse entrambi. 
Rita: si è vero, abbiamo condiviso ogni decisione insieme. Al di là del risultato di cui son soddisfattissima, il dialogo che si è generato è stato decisamente interessante perché abbiamo approcci artistici molto diversi e questo mi ha permesso di  imparare un sacco di cose che atrimenti non avrei incontrato nel mio percorso. Io faticavo un po’ a immedesimarmi nella storia d’amore tra Mattia e Sofia, così un giorno ho chiamato Giovanni e gli ho chiesto di raccontarmi, tutta una serie di cose su di loro due che non ci sono nel nostro libro, ma che per me erano fondamentali per dare anima ai disegni. Giovanni era un po’ stupito da questa “sessione di gossip” ma era quello che mi serviva. Immagino che sia un po’ quello che farebbe un attore che deve impersonare un personaggio.
(per giovanni e rita) quali sono i vostri prossimi progetti? continuerete a lavorare insieme?
Gio: allora, c’è un’altra storia che ho scritto che Rita deve disegnare a breve, e sarà completamente diversa da Frantumi e per un progetto molto, molto particolare. Poi boh, sicuramente altre cose insieme le faremo, anche se siamo già al lavoro su progetti personali che verranno però annunciati tra un po’ e di cui non posso dire assolutamente niente.
grazie mille per essere stati qui con noi!


ed ecco le regole per partecipare al giveaway!
- mettere mi piace alla pagina facebook di bao publishing;
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti (la fenice book, librofilia, questione di libri, il piacere della lettura, the crazyfangirl e a clacca piace leggere);
- commentare tutte le tappe del blog tour;
- compilare il form con i dati (per il givaway)
- condividere il blog tour sui social;

a Rafflecopter giveaway
e vi ricordo che oggi è l'ultimo giorno per partecipare! imboccallupo!

mercoledì 14 giugno 2017

verso il mare in ogni caso

nel prato, corrono un bambino e una bambina: la bambina è grassa e mora, il bambino è biondo e col nasone. c'è vento, le nuvole corrono veloci, coprono e scoprono il sole. mucchi di fieno giganteschi imbrigliati per non volare via, disseminati qua e là a punteggiare il verde di altro. e porte che si aprono e si chiudono come palpebre, su questa realtà o quell'altra o quell'altra ancora. i bambini corrono, scappano, si inseguono. la bambina grassa ride, il bambino biondo, col nasone, ride anche lui.


istruzioni per l'uso: iniziare a leggere il libro. rendersi conto di non capire bene cosa stia succedendo, ma continuare a leggere sperando di risolvere il problema (a dire il vero è perché non lo ammettereste mai di non capire cosa state leggendo. vale anche per me). arrivare alla fine con la stessa confusione mentale e solo dopo rendersi conto di aver capito. godere dell'illuminazione. lasciare il libro sul comodino (in realtà va bene anche qualsiasi altra superficie) e riprenderlo dopo qualche ora, leggendolo tutto d'un fiato, saltando anche quelle parti che si ricordano a memoria. esclamare - più o meno ogni pagina e mezzo - "ahhh, ecco!" con soddisfazione.
ripetere l'ultima parte più volte.

verso il mare in ogni caso è un libro strano. già è difficile decidere se è un romanzo che sembra una raccolta di racconti o una raccolta di racconti che sembrano un romanzo. potremmo definirlo narrativa e toglierci dagli impicci, ma proviamoci meglio.
ci sono delle storie, in questo libro, che se inizialmente non sembrano collegate tra loro, poco alla volta svelano il trucco che nascondono: una continua eco che rimbalza in una specie di labirinto fatto di parole ed essenze, e che rimbalzandosi si trasforma in virtù del fatto che tutto quello che vi è tra queste pagine è raccontato, esiste solo come successione ragionata e significativa di parole, gioca con il loro significato, con quello che possono evocare e con le realtà (seppure irreali o surreali o iperreali) che si possono creare quando tutto - lo spazio, il tempo, l'essere - diventa soggetto non più alle leggi fisiche dell'universo ma a quelle più elastiche ma inconfutabili della lingua.
e quando questa lingua è quella delle fiabe e dei sogni, allora le regole non contano proprio più, e il bambino e la bambina (anche quando non sono più bambino e bambina) superano ogni costrizione, vanno oltre il tempo e lo spazio, scavalcano anche i limiti imposti normalmente dall'essere se stessi e non qualcos'altro, dilatano la realtà stessa, e corrono, scappano, si inseguono.

insomma, l'avete capito che non è affatto facile parlare di questo libro, però è facilissimo consigliarvelo perché è uno di quei libri che non rientrano semplicemente tra i libri che mi piacciono, finiscono direttamente nello scaffale dei libri a cui voglio bene, e non è cosa da tutti (i libri).

venerdì 9 giugno 2017

Giardino d'inverno ~ Renaud Dillies & Grazia La Padula

Nell'indifferenza generale, vomito... 
E questo cazzo di pianeta continua a girare... 
E io vomito...

Sam, barista in un locale, un jazz club in cui spesso si organizzano piccoli concerti live, vive una vita monotona, in un mondo monotono, routinario, sconsolante. Tutto è così grigio e valevole di poca attenzione che, pur di non divertirsi, preferisce scappar via dal bar prima che le band comincino a suonare, per immergersi in un rapporto piatto con una ballerina di nome Lili.
Sam è fatto così, è un pesce fuor d'acqua, uno che in quel mondo sembra essere un ingranaggio spezzato, senza una meta, senza voglia di essere più di quello che non è già. 
Sam è triste.
Sam è triste, ma quel mondo routinario, con tutte le sue brutture, va avanti lo stesso.
Qualsiasi scelta risulterà per lui emotivamente deleteria, tanto da farlo allontanare da tutti, quasi anche da se stesso.
Sarà però l'incontro con un vecchio signore che abita al piano di sopra del suo stesso stabile, il quale lo scambia per suo figlio, ad essere la chiave di volta di una storia che, nonostante la sua brevità, non può far altro che tenerci aggrappati in maniera molto forte ed appassionarci fino alla fine.


Giardino d'inverno - già edito in Francia nel 2009 da Editions Paquet - ci mostra ci mostra una talentuosa Grazia La Padula prima della sua collaborazione con Tony Sandoval in Echi invisibili.
Cresce così la collana Prospero's Books Extra di Tunué, proponendo in Italia questo libro che racchiude in sé emozioni contrastanti, forti e cariche di tenerezza al tempo stesso, in un climax ascendente che costringe ad una lettura tutta d'un fiato.
Si tratta del primo romanzo a fumetti di Grazia La Padula (anche se in Italia le pubblicazioni non seguono lo stesso ordine di uscita di quello francese), che, con la sceneggiatura di Renaud Dillies, ci propone un lavoro che, per certi versi, esprime una maturità artistica non di poco conto; maturità che si definirà proprio - come dicevo - con la collaborazione di uno degli autori di punta del catalogo Tunué, quel Tony Sandoval che firmerà i testi di Echi invisibili, tirando fuori l'aspetto più oscuro e dark dei disegni di Grazia, il loro punto in comune che ha reso perfetta la collaborazione tra i due autori.


Renaud Dillies e Grazia La Padula, con il loro stile minimale ed espressivo, ci conducono in questa storia che racchiude un in sé un percorso puramente catartico, in grado di accompagnarci ad un finale liberatorio, sgravante, che ci ridà respiro.
Tutto questo è arricchito da disegni a tratti grotteschi, con personaggi dalla testa enorme e dai nasi arrossati - tipico della La Padula - e con una colorazione che accarezza in maniera eccellente l'andamento emozionale della storia e, in particolare, delle sensazioni dello stesso Sam.
L'intreccio tra storia e disegni non risulta affatto sbilanciato: le parole, i dialoghi e le didascalie, cedono il passo alle immagini senza anticiparle; sembra piuttosto che la parte grafica e quella letterale si enfatizzino a vicenda creando un pathos che si presenta in maniera graduale pur mantenendo uno stile narrativo lineare e mai pressante, benché snello e veloce.

Un fumetto che merita attenzione e che difficilmente lascerà indifferenti, che racconta emozioni cui, spesso, molti di noi si trovano o si sono trovati a far fronte e che è bello anche solo da sfogliare, una, due, più volte.
Perché in fondo, siamo tutti un po' Sam.

Plic
Ploc.
Plic
Ploc.


A voi scoprire la valenza di questo ripetersi onomatopeico che scandisce la lettura costantemente, ora in una tazza, poi in un secchio.

Plic
Ploc.
Plic
Ploc.

Sarà una scoperta piacevole.

R.

mercoledì 7 giugno 2017

the squirrel machine

nei sogni le regole logiche e sociali non valgono mai, ed è difficile, per chi è dentro il sogno, rendersi conto di trovarsi in una dimensione onirica e di percepire l'illogicità di quello che esperisce in quei momenti. ancor di più, negli incubi, capita di essere protagonisti di situazioni al limite dell'orrido e nonostante questo di accettarle, con grande sconcerto poi al risveglio, non tanto per quello che si è sognato, ma per la nostra mancanza delle reazioni emotive giuste in quella precisa situazione.
se non vi è mai successo (a me sì, odio il mio cervello) e volete sperimentare questa sorta di dissociazione emotiva è arrivato il momento di leggere the squirrel machine.


protagonisti della storia sono edmund e william, due fratelli che vivono con la madre - il padre è morto - in un anonimo paesino di campagna, in piena epoca vittoriana, caratterizzata dalla netta separazione tra assoluto bigottismo da un lato e inciviltà quasi immorale dall'altra (la donna dei maiali).
fin da piccoli, edmund e william dimostrano una grandissima inventiva e passano il tempo a costruire assurde macchine, congegni dall'aria steampunk, metà meccanici e metà organici, di cui non ci è mai dato conoscere l'utilità.
elementi integranti delle loro non meglio specificate creazioni sono parti animali (e a volte umane) la cui funzione è oscura ma che di certo destano forte repulsione nel lettore.
sottolineo nel lettore perché le reazioni della madre - che dal canto suo dipinge quadri dai soggetti non esattamente presentabili nella società bene in cui vivono - come degli altri che si ritrovano a vedere queste strane invenzioni, sono totalmente incoerenti: non sembrano in fondo troppo turbati da cose come organi con teste di maiale su ogni canna o amplificatori bovini, non ne percepiscono l'aspetto grottesco, sembrano solo infastiditi, come se i due ragazzini perdessero il loro tempo con giochi inutili anziché occupare meglio il loro tempo.
queste reazioni, o più che altro questa mancanza di reazioni, sono solo l'aspetto più immediatamente riconoscibile di quell'atmosfera onirica di cui prima.

ma il vero elemento di totale mancanza di logica è la definizione spazio-temporale del racconto.
gli ambienti, e ancor di più lo spostamento tra un ambiente e l'altro, sono totalmente assurdi: non è facile collocare nello spazio i vari luoghi dell'azione, né comprendere quanto tempo passi tra uno spostamento e l'altro, senza tener conto che l'architettura stessa è assolutamente priva di ogni logica: gallerie che si aprono da sotto il letto e conducono a laboratori giganteschi, pieni di ogni sorta di insensato macchinario, corridoi verticali, cunicoli, ambienti claustrofobici o immensi, e poi ancora macchine di ogni tipo, tutte impossibili da definire, carcasse di animali, insetti, ibridi organico-meccanici dall'oscuro funzionamento.


a questo insensato contesto spazio-temporale e al rapporto con gli altri, con cui sembra impossibile stabilire una comunicazione reale, si aggiunge la quasi totale atarassia dei protagonisti: nulla li turba, incuriosisce, spaventa, entusiasma, disgusta, nulla li rende felici o preoccupati, o quando succede, sembra che le emozioni siano sfalsate rispetto ai fatti, come se non ci fosse un effettivo collegamento causale tra quello che accade e il modo in cui viene percepito.

nonostante l'atmosfera onirica e irreale, il tratto di hans rickheit indugia nei particolari, nei dettagli di ogni oggetto, persona, ambiente. pur mantenendo questa sorta di straniante freddezza, trascinando il lettore in un vero e proprio incubo a occhi aperti, una non-storia di cui è difficile dipanare il corso degli eventi, allineare i momenti in una qualche linea del tempo, comprendere le giuste relazioni tra causa ed effetto.

capolavoro allucinato e disturbante, the squirrel machine è un mondo di cui solo l'autore conosce le regole, un universo che ripugna e seduce insieme, che imprigiona il lettore in un vortice di illogicità e fascinazione, un orrore che non spaventa e da cui è impossibile staccare lo sguardo.
un modo di raccontare fuori da ogni schema.

lunedì 5 giugno 2017

nessuno ci farà entrare (e il ghiveuei)

che con i manticori ci sia poco da scherzare lo sapevamo già, ogni volta sanno regalarti una buona dose di bellezza e inquietudine, ma io questa volta, con i follettini alati e carini e gli alberelli pensavo sarei stata al sicuro.
ma nessuno è al sicuro quando due tipi come brian freschi e anna ferrari lavorano insieme. nessuno. povera illusa che ero stata...


nessuno ci farà entrare è una storia brevissima e muta, quindici tavole in cui è racchiusa una piccola favola horror che vi farà guardare con occhi nuovi il mondo fatato di gnomi e folletti.
gli abitanti del sottoquercia stanno costruendo la loro nuova dimora, ci imbattiamo subito in un dedalo di cunicoli e gallerie, scalette e lampioncini e sopratutto un sacco di adorabili follettini alati intenti a trascinare secchi pieni di corteccia, a scavare, picconare, ripulire e livellare. il più carino di tutti gli alveari che possiate immaginare, impegnato in un frenetico e tranquillo lavorio.
almeno fino al momento in cui sotto la corteccia non appare una porta.
e le porte conducono sempre in altri luoghi, posti misteriosi e sconosciuti che chiedono silenziosamente di essere esplorati.

tocca dunque a due degli abitanti del sottoquercia inoltrarsi attraverso l'apertura e scoprire quali misteri si celino dietro la porta: forse un nuovo luogo in cui poter vivere felici? il lungo viaggio è sintetizzato in poche tavole, in uno snodarsi di gallerie in rovina, percorsi ombrosi e tortuosi, illuminati dal fuoco delle torce.


a voi scoprire cosa si cela dietro la porta misteriosa, ad anna e brian tutti i complimenti per aver creato un silent book incredibile: anna ha disegnato tutto a matita, il mondo del sottoquercia è un regno di minuziosi dettagli, plausibilmente uno dei suoi lavori visivamente più dettagliati e sorprendenti, ricco di sfumature che lasciano intravedere la ruvidezza della carta originale (un effetto che io ho adorato fin dalle primissime - scusate il gioco di parole - anteprime) che rende il volumino una sorta di ibrido tra narrazione e artbook, e la tenerellosità dei suoi follettini è perfetta per creare quel contrasto così inquietante con l'atmosfera cupa e misteriosa della storia, mentre gesti ed espressioni bastano a raccontare e non fanno pesare l'assenza dei dialoghi.
brian, dal canto suo, dà l'ennesima prova di essere uno sceneggiatore con i controfiocchi, bravissimo a gestire i tempi e a far muovere i personaggi in mondi che non necessitano spiegoni per delinearsi: sa calare il lettore nella storia fin dalle prime vignette, sa catturarlo e incuriosirlo e sa, ogni volta, fargli il cuore a fettine.

alla produzione del gruppo manticora (di cui vi ho già consigliato sindrome, instrumenta, spine, tenebre, feral children, der krampus, le piccole morti e maison là là) si aggiunge uno titolo imperdibile, mentre già sulla loro pagina facebook è apparso un nuovo teaser...


nell'attesa che sia autunno però potete partecipare al ghiveuei (scritto proprio così) e provare a vincere una copia di nessuno ci farà entrare con dedica di anna e brian messa in palio dalla vostra blogger preferita (per togliervi il dubbio: sono io).


le regoline per partecipare sono abbastanza semplici:
- seguite la pagina facebook di claccalegge e di manticora autoproduzioni,
- cercate il link a questo post sulla pagina facebook di claccalegge e condividetelo pubblicamente (non fatelo in altro modo perché ho paura che poi mi perderei qualcuno per strada e non parteciperebbe  all'estrazione. se non trovate subito il post datemi qualche minuto e arriverà!),
- (se vi va, sarebbe una cosa carina per sostenere un po' il blog) aggiungetevi con google friends connect alla lista di lettori fissi del blog (nella colonnina alla vostra destra!),
- incrociate le dita e aspettate il 20 giugno, giorno in cui farò l'estrazione dell'ignoto fortunello.
non è necessario tenere le dita incrociate fino al 20, eh. bastano un paio di minuti al giorno.
(il ghiveuei è valido solo per l'italia, però se vivete all'estero e potete lasciarmi un indirizzo italiano a cui spedire, va bene lo stesso!)

domenica 4 giugno 2017

to be read ~ giugno


questa cosa della tibierre ormai sta diventando difficile. e questo mese lo sarà più del solito. ammetto che ogni volta non riesco a leggere tutto quello che metto qui, e se anche leggo tutto poi magari non riesco a scrivere di ogni cosa sul blog, ma mi consolo perché ogni volta ci sono sempre letture "non programmate" che si aggiungono alla lista e che in qualche modo compensano quelle che salto.
ma il vero problema, sta volta, è ho un saaacco di roba che mi è arrivata a maggio a casa, più un saaacco di roba che ho comprato all'arf (non vi sarete mica persi l'articolo pieno di fuffa e foto, vero?) e sta per iniziare una marina di libri, anche se ho già scritto una lista di acquisti abbastanza striminzita, per limitare i danni al portafogli e sopratutto perché ormai non so davvero più dove mettere i libri...
in ogni caso, questo mese leggere è stato davvero un casino, mi sono arresa e ho messo un sacco di roba, in un momento di enorme ottimismo, ho tralasciato solo gli spillati, ma solo perché in foto aveva veramente molto poco senso aggiungerli alla pila.
leggerete i post a sorpresa.
e a proposito di sorprese, ricordatevi assolutamente di passare da qui domani, perché ho una sorpresa bellissima per voi!
sto divagando.
ecco qui cosa potrei riuscire a leggere - e di cosa potrei riuscire a scrivere - se smettessi di vivere per tutto il mese. grazie a dio la mia vita sociale fa pena...


molti di questi titoli li avete già visti nel post di cui sopra, sono tutte cose che ho preso all'arf, tra cui: david boring, che mi sono convinta a recuperare grazie agli sconti fiera, i diari della nuke e un lungo cammino (c'è anche altrove per sempre, per sempre altrove), che ho preso nell'edizione autoprodotta dei mammaiuto, cosa che ormai non speravo più, ballate di mezza estate, di marga biazzi, che volevo da millenni, lo zoablatore, un librettino geniale e adorabile edito da lavieri, frantumi di giovanni masi e rita petruccioli e la stanza profonda di vanni santoni, che ho preso nel mio immancabile pellegrinaggio alla libreria minimum fax di trastevere e che sto leggendo in questi giorni tra un fumetto e l'altro.
questo mese poi sono strapiena di titoli tunué: rovine, le due metà della luna, forse l'amore, la ricerca del legname, il piccolo caronte e giardino d'inverno, che in foto non c'è perché attualmente si trova tra le grinfie del misterioso recensore che, ci si augura, ne scriverà presto.
i titoli eris sono solo due, the squirrel machine e diario di un fantasma, ma conto di recuperarne altri a una marina di libri, mentre con i manga sto un po' indietro con gli acquisti (e vorrei vedere, dopo essermi svenata con tutto il resto!), ho messo nella tbr solo il primo volume di tsubaki-chou lonely planet che in realtà ho già letto ed è adorabile (ma ad essere sinceri ho già recuperato natsume degli spiriti 18 e our little sister 2, che devo ancora leggere, aspetto di mettermi in pari con qualche altra uscita per il solito commentino randomico su tutto quanto).
ci sono anche altre cose che mi trascino dai mesi scorsi che ho letto e di cui devo scrivere, ma il vero problema è riuscire a trovare il tempo per tutto (ecco perché questo post va di domenica!)

e voi? quali di questi libri avete già letto? e quali leggerete in questi giorni? quali sono quelli che vi incuriosiscono di più?

sabato 3 giugno 2017

plume

storie brevi e brevissime compongono plume, storie claustrofobiche e piene di ogni sorta di malessere, di uomini grotteschi e spigolosi, di colori sporchi e macchie, di poesie arrabbiate e disperate.


morte, pulsioni sessuali, religione, malattia, solitudine: sotto l'ala del corvo della copertina si raccolgono gli aspetti più cupi dell'esistenza, le sue assurdità e i suoi dolori.
c'è, come un filo che collega tutte le storie, una sorta di rabbia inespressa, un'aggressività contenuta in una bolla di tristezza.

alcune storie sono davvero esageratamente disturbanti, al limite del fastidioso (l'ospite forse è quella che proprio non sono riuscita a tollerare), altre sono - a mio modestissimo avviso - più riuscite, come apocalypse pending, il criso di carne e plume - untitled.

nella prefazione del volume, marco taddei scrive: "se è vero che ogni bestemmia è una preghiera, la preghiera di un uomo disperato che invoca l'aiuto di dio che non sopraggiunge mai, allora ognuna di queste storie, storie di odio, orrore, malessere, sono, viste in controluce, storie di profondo amore".
non so fino a che punto si possa parlare di un qualche tipo di amore o di celebrazione della vita in questi racconti, ma è certo che il loro effetto è in qualche modo catartico, al modo in cui lo era inizialmente il teatro: attraverso questo dolore, attraverso le bassezze di questi personaggi, attraverso questo odio e questo orrore, è facile sfogare il proprio dolore e il proprio odio e il proprio orrore, inoltrarsi tra il grigio floscio della carne e lo stantio degli spazi sempre chiusi, guardare in faccia quello che siamo soliti ignorare per uscirne poi respirando come fosse la prima volta.


plume è tutto fuorché un volume facile: raccoglie storie scritte in tanti anni, è - per la sua natura di raccolta di racconti a fumetti - un azzardo editoriale, ed è sopratutto un fortissimo pugno allo stomaco di chi legge, disturbante nelle immagini e nelle parole, prova che se davvero ancora l'arte può turbare e scuotere, ci sono modi migliori per farlo delle mucche segate in due parti, ma che questo tipo di comunicazione, così estrema e provocante, non può arrivare a tutti.

mercoledì 31 maggio 2017

arf! festival 2017

clacca is back! yeah!
in realtà tra la stanchezza fisica e la malinconia, l'entusiasmo non è poi molto. giuro che passerei il tempo a letto a leggere (ho svariati chili di cose bellissime che mi attendono, ma camilla pretende attenzione e coccole e non riesco a stare più di cinque minuti di fila ferma da qualche parte prima che lei venga a chiamarmi e pretenda cose varie e inutili che servono solo a ricordarmi che sono sotto il suo controllo) e a desiderare di tornare indietro fino al primo giorno di festival, ma al contempo in questi giorni questa storia di essere clacca di claccalegge mi ha dato tanta di quella soddisfazione che non vedo l'ora di raccontarvi tutto.
sono in piena crisi schizofrenica.

non so se avete seguito il mio account instagram o la pagina facebook di claccalegge in questi giorni, se sì penso che siate stati abbondantemente inondati di foto, altrimenti potete rimediare qui adesso e non pensarci più! però vi avviso: è un post luuungo...


dunque, che dire? non mi capita di andare a molte fiere, quindi ogni volta è una festa, ma all'arf ci tenevo parecchio, praticamente da quando è stata annunciata la prima edizione, tre anni fa. ho sempre sentito dire che è un festival di fumetto incentrato sui fumetti, e per me che mal digerisco tutto quel casino che ogni volta c'è ad eventi simili (ora mi odierete, lo so, ma tutti gli youtuber iperfamosi, le cinesate tra i gadget, i cosplay, la fuffa, gli ospiti che non c'entrano niente tipo attori e cantanti blabla... insomma non è che mi entusiasmino tanto, mi sembrano sempre fuori luogo) partecipare a un festival di fumetto dove il protagonista è davvero il fumetto, dove le vere star sono gli autori e gli editori, dove gli appassionati sono davvero appassionati e non gente che capita lì perché ci sono anche i fumetti, mi ha reso la persona più felice di sempre.
all'inizio, quando mi sono trovata all'ingresso con la mappa tra le mani, ci sono rimasta un po' male: mi sembrava che fosse piccolissimo, che ci fosse poco da fare e da vedere, invece ci ho messo poco a darmi della cretina e in tutti e tre i giorni siamo stati a girare come trottole per fare e vedere tutto e mi sa che ci siamo anche persi un sacco di cose.
insomma, l'arf non è una fiera gigantesca semplicemente perché non c'è spazio per la fuffa. quello che c'è è esattamente quello che conta.

il primo giorno di fiera, prima di lanciarci (parlo al plurale perché con me c'era ovviamente l'immancabile fidanzato aka misterioso recensore ) in mezzo agli stand, ho finalmente conosciuto carla di tararabundidee! abbiamo razziato fumetti praticamente tutto il tempo insieme, e devo ammettere che è stata una compagna di shopping e fangirleggiamento eccellente, senza contare i pangoccioli.

clacca, carla e lo shopping (e le spillette! chili di spillette!)
indispensabile fidanzato forzuto, l'unico capace di portare in salvo svariati chili di fumetti

inizialmente, complice il fatto che avevo dimenticato in valigia i bigliettini del blog (quelli che di solito vedete nella foto, che poi ale - detto anche fidanzato forzuto e instancabile - è andato a recuperare fino al b&b), ero così in imbarazzo che non riuscivo a parlare con nessuno a nessuno stand. gli unici con cui sono riuscita a non sentirmi a disagio (e dopo tanti anni che li seguo e gli rompo le scatole sarebbe stato davvero grave e ingiustificato) sono stati i manticori, così ho cominciato da loro: nessuno ci farà entrare doveva per forza essere il mio primo acquisto, e ho ricevuto anche le prime dediche e un fantastico selfie - rovinato dalla mia incapacità di fare i selfie - fatto dall'altissimo (oh, sono tutti altissimi!!! anna e flavia si sono dovute piegare e io stavo in punta di piedi!) brian.
mi hanno fatto sentire come quando si rivedono gli amici dopo tanto tempo, non sembrava una cosa tipo ci incontriamo la prima volta, oh, che cosa imbarazzante, e questa cosa mi ha reso taaanto felice grazie!

il nuovo lavoro del gruppo manticora! disegnino di anna e dedica di brian!

flavia ha inaugurato meravigliosamente il mio quadernino delle dediche!

e finalmente, dopo anni e anni, ce l'abbiamo fatta!!!
ma alla prossima voglio una foto con il gruppo al completo
(e voglio riuscire a fare una faccia dignitosa)
per continuare ad andare sul sicuro, sono andata a conoscere finalmente dal vivo anche ornella savarese, l'autrice di gimkhana, anche lei adorabilissima e gentilissima e bravissima! ho recuperato la mia copia del suo artbook e ho avuto un bellissimo disegnino come dedica.
grazie tantissimo e mega imboccallupo per tutto-quello-che-tu-sai!

ornella dice di non essere fotogenica, quindi o io sono una grande fotografa, o lei è bugiarda!
ale e carla hanno fatto di tutto per farmi uscire dalla mia confort-zone. vi assicuro che non è stato facile, non si direbbe, ma credo di essere una persona piuttosto timida, o quantomeno tremendamente impacciata. ad esempio, all'arfist alley mi sono innamorata di colpo dei disegni di una ragazza che non conoscevo, nicoletta baldari, e credo di aver balbettato in modo incomprensibile per proporle un'intervista qui. scusa nicoletta, ti assicuro che sono meno idiota di quello che sembro!
ma mi sono sentita così idiota che ho aspettato il giorno dopo per prendere il suo artbook...

nicoletta baldari all'opera e lo sketch che mi ha regalato, con tanto di fumettino cuoricinoso.
lo disegno sempre anche io dappertutto! ce l'ho persino tatuato!
allo stand bao publishing - oltre all'emozione di essere riconosciuta da caterina marietti e michele foschini ed essere catalogata come lettrice storica! wow! io non pensavo sapessero che esistessi! - ho conosciuto daniel cuello, che è una delle persone più gentili e divertenti di sempre (scusa ancora per l'intervista in treno!) con il quale ho fatto la mega figura di cacca di non aver capito una citazione da residenza arcadia (me ne sono ricordata dopo! troppa emozione, scusa!), barbara canepa, il mio mito assoluto da sempre, una delle responsabili (insieme a barbucci, sky doll e witch, della mia passione per i fumetti), davanti alla quale credo di essere diventata viola e toni bruno (che, non lo sa, ma ha incentivato la mia invidia per chiunque abbia i baffi).

"disegnami un emilio!"

la regola della prevalenza! la so! la so!

b a r b a r a  c a n e p a!!!

toni bruno mentre mi disegna un bellissimo akim...

... e "w clacca"!
allo stand tunuè ho conosciuto finalmente stefano, il responsabile dell'ufficio stampa con cui ho potuto chiacchierare dei fumetti di cui vi parlerò nei prossimi giorni (per prossimi giorni intendo almeno un mese, ho così tanta roba di cui voglio raccontarvi che non so nemmeno da dove cominciare!), rivedere sergio algozzino - che mi ha dedicato il piccolo caronte! - e salutare marco rocchi, l'autore di poertraits (di cui avevo parlato tempo fa qui) e di le due metà della luna. purtroppo mi sono persa il momento in cui francesca carità ha fatto il disegno bellissimo che sta sulla mia copia e non sono riuscita a ringraziarla (se passi da qui: grazie mille, è davvero bellissimo!)

sergio che disegna un piccolo caronte!

marco rocchi all'opera

la dedica completa!
il girellare per gli stand è continuato, ho continuato a distribuire bigliettini (considerando che ale stava per beccarsi un'insolazione per andare a recuperarli, era il minimo!) e fare foto e - ovviamente shopping!

il bellissimo e coloratissimo stand di lavieri...

... e quello di this is not a love song, che ci ha riempiti di nostalgia e fatti sentire vecchi!
il più divertente dei momenti tristi lo hanno offerto tito faraci e sio, scrivendo e disegnando live il più triste tra tutti i fumetti tristi. inutile dire che ridevamo tutti (ma erano "risate nervose, come quelle dei funerali" ovviamente)

preparazione psicologica per sopravvivere a tutta la tristezza che sarebbe arrivata a breve

era tutto così triste che la foto è venuta in bianco e nero
che poi immaginatevi l'emozione: tito faraci è uno dei miei sceneggiatori preferiti da quando ero bambina, aspettavo le storie sue e di silvia ziche come gli eventi dell'anno, quindi quando gli ho detto del blog e mi ha detto "ah, ma me lo ricordo, l'ho già visto" sono tipo morta.
mentre sio non lo conoscevo. ammetto di non aver letto altro di lui se non le storie scritte per topolino, e le ho sempre trovate geniali, ma non mi era mai capitato di parlare con lui: ho scoperto che è davvero adorabile, gentile e disponibilissimo, oltre che simpaticissimo ♥ è nato un amore!

un cane di trecento metri, l'autografo di faraci e un topolino spiaccicato di donrosiana memoria

niente, io con i selfie sono proprio negata!

questo disegnetto vince tutto!
memorabile anche la luuunga attesa per l'autografo di zerocalcare con tanto di "ma io voi due vi conosco?" prova che i nostri anni di stalkeraggio hanno dato i giusti frutti e zerocalcare si ricorda finalmente le nostre brutte facce. che poi il libro (che è la nuova edizione de la profezia dell'armadillo) dovevamo farcelo autografare a palermo mesi fa, ma qualcuno si è fatto venire la febbre proprio il giorno in cui...
vabbè, abbiamo rimediato!

"che vi faccio?" "uno zerocalcare-jedi!" "daje"

che la forza sia con noi!
tra le autoproduzioni però non mi è riuscito di fare nessuna foto ai mammaiuto, che sono stati supergentilissimi tutti. il problema è che i tavoli dell'area self erano altissimi e niente, è stato proprio impossibile. ma sono riuscita a rubare qualche scatto alla premiazione di francesco guarnaccia (grande! non vedo l'ora di avere cavalier inservente in cartaceo!) e a lorenzo palloni allo stand di shockdom (tavolo basso!) oltre alle dediche (e ad avere recuperato un po' di titoli che volevo da un sacco. rosico parecchio per mooned, che non ho preso solo perché pesava troppo e avevamo le valigie al limite del peso accettato da ryanair)

premio lorenzo bartoli a francesco guarnaccia

la dedica di lorenzo palloni su "un lungo cammino"
e poi ho rivisto dopo undici anni (!!!) massimiliano grotti e veronica frizzo, che adesso lavorano con noise edizioni, e che conosco dai tempi felici in cui i social non esistevano e io facevo l'admin cattiva e rompipalle su un forum che non esiste più (ma si chiamava l'aleph. se ve lo ricordate vi vorrò bene per sempre). baci e abbracci e taaanta emozione e mi sono dimenticata di dirgli facciamoci una foto, tonta che sono! spero non ci vogliano altri undici anni prima di incontrarci ancora!
massi ha scritto il soggetto di the steams e io ne ho approfittato per recuperarlo (lo puntavo da un po') e farmici scrivere una dedica carina carina (niente foto della dedica, me la tengo solo per me! rivederli è stato uno dei momenti più commoventi di tutto il festival )

niè, io c'ho gli amici fichissimi e bravissimi
dulcis in fundo, abbiamo finalmente incontrato e stretto la mano e adorato a breve distanza il disegnatore gipi (da leggere con la voce di gipi). ora, gipi le dediche le faceva al tavolone altissimo dell'aria self e messo su una pedana. il risultato era che io arrivavo più o meno a metà del tavolo e non riuscivo nemmeno a vederlo, quindi lo staff mi ha fatto salire e mi sono potuta godere gipi che disegnava proprio davanti a me ("che vi faccio?" "mezz'omo! per coerenza" "(ride) che cretina" ). niente, sembravo una tredicenne davanti al suo cantante preferito... quanta gioia però!

il disegnatore gipi e la fantastica bic a quattro colori!

mezz'omo
e poi i pasti improbabili e le birre in bella compagnia e tutti i sorrisi e i saluti, gli abbracci e quella atmosfera stupenda che c'era ovunque, quel senso di ubriachezza che danno le belle storie e i bei disegni e le belle persone, nonostante la stanchezza e i piedi praticamente smussati dopo tutti quei chilometri macinati ogni giorno e le spalle distrutte e le cordine delle borse di carta che segano le dita.
e ancora gli incontri inaspettati che ti riportano indietro di anni e ti metti a pensare a tutto quello che è stato e ancor di più a quello che sarà, la botta di ottimismo, e il non sentirsi poi così soli con le proprie passioni. il non sentirsi soli e basta.
più che per i disegni, per lo shopping, per i libri (tantissimi!) portati a casa, questo arf è stato il festival delle persone-che-vorrei-incontrare-ogni-giorno e a cui vorrei dire grazie, ma sono pessima in queste cose.

e ora basta al momento strappalacrime, beccatevi questo e rosicate!


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