venerdì 30 settembre 2016

intervista a cristian posocco

dal primo settembre cristian posocco, ex direttore di flashbook, è ufficialmente diventato publish manager per il settore manga di star comics.

immagine da starcomics.com

cristian è abbastanza conosciuto su forum, social eccetera, è sempre stato aperto al dialogo con i lettori e ha, fin dai primi tempi, cercato di creare un rapporto aperto e trasparente tra editore e compratore, essendo uno tra i primi addetti ai lavori ad illustrare, fin dove possibile, quello che sta dietro alle scelte di una casa editrice.

dopo tanto tempo che non mi capitava di rompergli le scatole sentirlo, sono riuscita a proporgli un'intervista, e ne è venuta fuori una bella chiacchierata che mi ha un po' fatto venire nostalgia per i bei tempi andati, l'era avanti facebook, per intenderci, che, nonostante tutto, ogni tanto ancora rimpiango... ma bando alla tristezza! megacongratulazioni a cristian!

e a voi, buona lettura!


ciao cristian e bentornato su claccalegge!
ciao, monellaccia. mi sei mancata.
come sanno ormai tutti, da qualche giorno fai parte della scuderia star comics, nella sezione – ovviamente – dedicata ai manga. com'è passare da una piccola casa editrice come flashbook a un colosso del genere?
è un cambiamento davvero grosso. le due realtà non sono paragonabili. non solo a livello di risorse, ma, soprattutto, a livello di organizzazione, di obiettivi, di mentalità; ma anche per l’estrema delicatezza nella filiera produttiva di una casa editrice così grande e attiva, che, girando a mille, necessità di un’attenzione costante e maniacale.

per quanto riguarda invece il mio inserimento, non posso che spendere parole al miele per la famiglia bovini e per tutti i dipendenti dell’azienda: mi hanno accolto come lavorassi lì da una vita, facendomi sentire fin da subito apprezzato e tenuto in grande considerazione, e trattandomi come se mi conoscessero da sempre. d’altro canto, andando a inserirmi in una struttura così efficiente, organizzata e “positiva”, mi sento messo in grado di poter svolgere davvero al meglio e a mente serena il mio lavoro. non potrei essere più felice.
quale sarà esattamente il tuo lavoro all'interno della casa editrice?
le mie mansioni fondamentali riguarderanno lo scouting dei titoli e la revisione finale degli albi prima della stampa; per il resto, sto venendo molto coinvolto anche a livello organizzativo e strategico, e in alcune occasioni darò ai miei boss l’opportunità di tirare il fiato o di gestirsi più serenamente sobbarcandomi in prima persona alcuni compiti che prima erano esclusivamente loro prerogativa.
hai già qualche sorpresa per noi? qualche nuovo annuncio, magari per lucca comics?
rivelazioni, purtroppo, non ne posso fare; però posso anticiparti che certi annunci che faremo a lucca sorprenderanno tanti appassionati esigenti e un po' pessimisti.
star comics è una casa editrice storica per quello che riguarda i manga in italia: c'è qualche titolo di questa casa editrice che è/è stato importante per te, anche semplicemente a livello personale?
eccome! in realtà star comics stessa è stata molto importante per me, ha accompagnato gran parte della mia adolescenza e anche oltre, si può ben dire che fossi un fan di star comics in tutto e per tutto. se proprio devo dire quali titoli mi sono maggiormente rimasti nel cuore anche a distanza di molti anni, citerei ushio e tora, jojo, maison ikkoku, rocky joe, f. a proposito di ushio e tora, pensa quanto possa essere emozionante, a pochi mesi dal mio ingresso in azienda, avere subito l’onore di fare da accompagnatore al maestro fujita nel corso della prossima edizione di lucca comics & games!va detto poi che ci sono stati ance titoli che sono stati molto importanti per me nel momento della loro uscita, ma che hanno subito delle rivalutazioni con la mia maturazione. video girl ai ne è un perfetto esempio.
e fra i titoli attualmente in corso?
uhm, amo molto uchu kyodai, è una lettura-toccasana che ti scalda il cuore: ed erased, profondo e toccante, un’ottima prova di maturità del sempre più bravo kei sanbe.
nel corso della tua collaborazione con flashbook c'è stato qualche titolo che avresti voluto proporre in italia ma non è stato possibile? e se sì, pensi che potresti riuscire a farlo/i tradurre con star comics?
non sai quanti! la maggior parte dei titoli che “vorrei ma non posso”, in realtà, sono stati già pubblicati nel frattempo, alcuni me li sono addirittura ritrovati alla star fra gli annunci in cantiere! per la maggior parte si tratta di shonen e seinen, mentre nel campo shojo sono riuscito il più delle volte a centrare gli obiettivi. è anche per questo che, dall’esterno, a qualcuno è parso che prediligessi i generi femminili e snobbassi i seinen e i titoli da omaccioni rozzi, pelosi & puzzolenti.
pescando solo fra titoli che solitamente si immaginano impensabili per il mercato italiano (per ipotetici problemi come i dati di vendita, difficoltà nel trattare i diritti, tematiche o stili grafico-narrativi troppo inusuali per i lettori italiani eccetera), proponi tre manga ai lettori del blog.
yokohama kaidashi kikou di hitoshi ashinano, dolce e poetico slice of life con un fondo di sci-fi (che io adoro alla follia e desidero da più di dieci anni! n.d.c.); il delirante, visionario ed epico nejishiki di yoshiharu, uno dei massimi esponenti del genere gekiga; sex di atsushi kamijo, che applica al manga la sua sensibilità di fotografo regalando una serie di inquadrature e composizioni da urlo (ah, non è un manga erotico).
e poi altri due sul versante femminile: l’oscuro e delicato rakuen di kaoru fujiwara e die tödliche dolis, spettacolare orgia visiva pop-art di maki kusumoto, la ”mamma”, artisticamente parlando di ai yazawa.
tu sei sempre stato molto presente e disponibile online, sui forum prima e sui social dopo: pensi che la tua presenza in star comics migliorerà anche il rapporto diretto con i lettori?
oddio, mi viene difficile dare valutazioni qualitative, di certo non snaturerò la mia attitudine alla comunicazione né il mio modo di comunicare, e questo andrà sicuramente a integrare quello che il rapporto di star comics con il pubblico, un rapporto che comunque mi sembra già ottimo.
cosa ne pensi dei cosiddetti manga italiani (ovvero dei fumetti disegnati da italiani con uno stile o delle tematiche che si rifanno a quelli giapponesi)?
io penso che un buon fumetto possa essere un buon fumetto se è un buon fumetto. punto. e questo a prescindere dalla nazionalità di chi lo disegna e dal paese in cui viene pubblicato o serializzato. detto questo, comincio anche a essere un po’ stufo della parola “manga” e dell’abuso che se ne fa, ti confesso. però bisogna fare buon viso a cattivo gioco e tirare avanti.

per quanto riguarda gli autori italiani che disegnano in “stile manga”, devo dire che negli ultimi anni hanno fatto notevoli progressi. come dissi già in passato, chi ha avuto modo di crescere in un contesto sociale che aveva già metabolizzato i manga, le loro convenzioni grafico-narrative e la le loro cifre stilistiche, è sicuramente avvantaggiato nel poter “fare propri” questi stili e queste convenzioni. il problema è che il mercato, in italia, è in sofferenza, e gli spazi sono offerti prevalentemente dai nuovi media. questo sotto un certo punto di vista è un bene, oggi gli aspiranti fumettisti dispongono di mezzi che i loro colleghi di quindici-venti anni fa non potevano disporre; però la strada per diventare “professionisti”, per potersi mantenere facendo questo lavoro, soprattutto se la propria cifra stilistica non è quella richiesta dall’industria produttiva italiana, è lunga e tortuosa, e prevede molti molti anni di gavetta non retribuita, o non retribuita adeguatamente nella più ottimistica delle ipotesi. alla fin fine, quello del fumettista non è un lavoro come un altro, né è una semplice passione. è una *missione*. è un’ossessione. è un bisogno atavico di disegnare e narrare che ti nasce dentro e si rinnova giorno per giorno. solo chi non può assolutamente vivere senza disegnare, chi è drogato di grafite e/o tavolette grafiche può sperare di arrivare al professionismo. 
secondo te, i lettori che parlano di manga (e fumetti in generale) su internet, sia nei forum e blog specifici sia, soprattutto negli ultimi anni su facebook, credi che rappresentino bene i lettori italiani di fumetto? o possono considerarsi solo una minoranza o comunque una percentuale non rilevante per le scelte di una casa editrice?
be’, sicuramente li rappresentano più che benissimissimo in quanto a livello di “scassaballeria”! XDin realtà, il mercato, i risultati di vendita, nella maggior parte dei casi vanno totalmente controcorrente rispetto alle richieste e ai giudizi dei lettori maggiormente attivi su forum e social network. estremizzando, si potrebbe dire che i lettori si dividono in una “maggioranza silenziosa” e una “minoranza roboante”. la maggioranza silenziosa sono quelli che fruiscono dei fumetti come piacevole passatempo, ma l’interesse non è tanto né tale da indurli ad approfondire l’argomento anche a volumetto chiuso. preferiscono le letture più disimpegnate, e quindi “commerciali”.viceversa, coloro che nutrono una passione che li porta, riposto il volumetto nello scaffale, a rimuginare e riflettere su quanto letto, nonché a passare molto del loro tempo libero (e magari anche del tempo lavorativo :p) online ad approfondire e discutere, sviluppano “fisiologicamente” gusti più complessi e, in un certo senso, evoluti. ma sono solitamente pochi, una nicchia nella nicchia. ora, parlando da amante dei fumetti, posso dire che certi titoli diciamo “di notevole interesse artistico, letterario o culturale” vanno valutati con grande cautela, perché il più delle volte è difficile che la “maggioranza silenziosa” li comprenda; e allo stesso la “minoranza roboante” potrebbe non essere sufficiente per tenere in vita una serie, soprattutto quando poi ulteriormente frazionata in sottogruppi dai gusti diversi. soprattutto ora come ora, con il mercato in profonda sofferenza. se io tentassi di pubblicare un tal fumetto e poi le vendite risultassero pessime, cosa dovrei fare? se andare in perdita non fosse possibile, sarei costretto a macchiarmi dell’onta imperdonabile della sospensione di una serie… e, per di più, di una serie che più di altre avrebbe meritato, e che magari io stesso amo in maniera particolare!ora, una certa dosa di “mecenatismo” è cosa necessaria per la stesura di un piano editoriale equilibrato e lungimirante, star già da un po’ lavora in questa direzione e continuerà a farlo. detto questo, per poter “osare di più” con una relativa tranquillità sarebbe auspicabile un mercato sano. quindi, la cosa migliore da fare è rimanere coi piedi per terra, perseguire un certo “equilibrio” nelle uscite, e lavorare con un occhio teso a un progressivo “risanamento” del mercato. consci che perché tale risanamento sia possibile sono necessarie anche situazioni esterne e/o non direttamente controllabili, e speranzosi che queste situazioni possano prima o poi (magari più prima che poi) verificarsi.
lasciando da parte il tuo lavoro e i manga, quali sono i fumetti che ti hanno colpito e appassionato di più negli ultimi tempi?
be’, è facile e banale dire zerocalcare, ma anche sarah’s scribbles, i kill giants, e il meno conosciuto gotho namite di alonso “el jolly” rojas.
e soprattutto: quando mi concedi uno scoop in esclusiva?
sì: l’anno prossimo mi trasferirò in maniera praticamente definitiva a perugia. con tutto quello che ciò può significare e comportare. :p
grazie mille per aver dedicato il tuo tempo a claccalegge e ai suoi lettori! in bocca al lupo per questo nuovo lavoro! a presto!
grazie a te per avermi ospitato. e siccome, inaspettatamente, mi è uscita una pappardella bella lunga, ringrazio anche chiunque abbia avuto il fegato di leggersela tutta, e mi scuso per la prolissità.

mercoledì 28 settembre 2016

cosa c'è nella mia wishlist - parte V

e ci siamo anche questo mese con la lista dei rosicamenti, mentre aspetto un pacco da amazon che per colpa di un libro disponibile in 2/3 settimane (che ha scelto il misterioso recensore, oltretutto!) mi sta facendo penare tantissimo, mentre i soldi scarseggiano in modo vergognoso, l'internet si scatena con nuove uscite, crowdfunding, preordini e tutto il resto.


penso che morirò presto.


cominciamo con questo artbook, modern witches, semplicemente adorabile che ho trovato per caso girellando su facebook e che mi ha colpita fin da subito. raccoglie illustrazioni di tantissimi artisti, tra cui alcune che conosco e apprezzo particolarmente. credo si possa acquistare solo a settembre (quindi mancano ancora un paio di giorni) e questa storia della roba a tempo mi mette ansia.


altro libro da recuperare entro fine mese è anima, tornato con il nuovo crowdfunding. il goal è stato già abbondantemente raggiunto e io non vedo l'ora di ricevere la mia copia!


poi, finalmente il libro di labadessa! le cose così, edito da shockdom e disponibile da fine mese. labadessa l'ho scoperto per caso su facebook e mi ha incantato dalla prima vignetta. non amo ciecamente tutto quello che fa e a volte alcune trovate non mi fanno impazzire, ma è bravo, spesso brillante e divertente, e credo che un talento simile vada sostenuto, sono sicura che ci riserva delle belle sorprese.


sempre a fine mese, e sempre a proposito di web comic e cose fichissime, esce per bao aqualung, di paliaga/carlomagno (il duo di come quando eravamo piccoli).
avevo letto la prima serie su internet e mi era piaciuta tantissimo, non vedo l'ora di mettere le mie manine sopra questa nuova versione.
ah, è iniziata da poco la seconda stagione, la trovate on line su coldcove.com!


e per finire in bellezza c'è la vita con mr. dangerous, uscito da poco per tunué, che non sono nemmeno riuscita a sfogliare (devo rimediare con un giro in libreria) ma mi ispira parecchio.

e questa volta non ho nemmeno accennato a tutti i manga che dovrei recuperare.
sigh.

certo che essere disoccupati e lettori voraci al contempo è una vera tragedia.
a proposito, cerco lavoro.
se avete bisogno di una coccolatrice di gattini, di qualcuno che vi allinei i libri sullo scaffale con fare ossessivo compulsivo, o di qualcuno che fa disegnetti scemi, mandatemi una mail.

lunedì 26 settembre 2016

to be continued

ormai lo sanno anche i muri che odio leggere la roba dal pc, quindi di solito non leggo molti web comics e, quando capita che ne trovo qualcuno che mi piace, cerco il cartaceo o prego affinché ne spunti uno presto.
questo per farvi capire che se appena ho scoperto to be continued sono rimasta fino alle tre e mezza di notte davanti allo schermo per finire tutti gli episodi, un motivo c'è.
e il motivo, oltre al fatto che è una serie divertente, scritta bene, piena di colpi di scena, con un bel senso dell'umorismo, piena zeppa di cose che da fan della prima ora di pkna non possono che farmi fangirlare, è che questo web comic in cartaceo non renderebbe tanto quanto riesce a fare in digitale, perché si basa su un tipo molto particolare di visualizzazione (che io non conoscevo e quindi sono andata in giro a far ricerche) che si chiama jquery scroll path e che, applicata a un fumetto come questo, è una figata incredibile. potrei stare qui a spiegarvi come funziona, oppure potete aprire il link in alto e scoprirlo da soli (che è molto più divertente, quindi non ve lo spiego).
oltre a questo, lorenzo ghetti, l'autore di to be continued, ha arricchito l'esperienza di lettura (non trovo un modo migliore di definirla, il cielo mi perdoni) con schermate che riproducono finte pagine wikipedia, chat in stile facebook, simil-siti di news e persino pdf di brochure pubblicitarie e moduli di iscrizione scaricabili.

dalla pagina facebook di to be continued / millenium
al momento lorenzo ghetti ha appena iniziato la terza stagione del webcomic, mentre sta per uscire, in cartaceo, uno spin off collegato alla storia principale, millennium, che vedrà alle matite claudia nuke razzoli (e che io ho già preordinato, ovvio).


stagione zero - george taylor, detto bluray per la sua capacità di creare dei dischi di colore blu sul quale può anche spostarsi, riesce a superare gli esami ed essere ammesso alla school of powers, una scuola per superumani in cui imparareà a gestire e migliorare i suoi poteri (?). qui incontra karl, un ragazzo non troppo sveglio e superforzuto, rouge, la ragazza prodigio, che sa sparare fulmini dalle mani, teo, una specie di nerd in grado di creare gadget futuristici. ai quattro, che inizieranno a far gruppo da subito, si aggiunge jackob, con il quale non sono proprio rose e fiori, dotato di ali che gli permettono di volare ad alta velocità.

stagione uno - ve la ricordate quella famosissima frase da grandi poteri derivano grandi responsabilità? bene, non è così in to be continued, qui i superumani sono tanti, conosciuti, non devono nascondere le loro identità e non fanno i supereroi. il loro ruolo è un altro, il più impensabile di tutti.
i nostri infatti, riusciti da poco a superare i test ed essere ammessi a una mediocre scuola per gente con i poteri, si ritrovano coinvolti nello show business dei superumani, con tanto di nome di squadra - i new soul, una sorta di reebot dei soul, il gruppo da cui sono seguiti e addestrati - copioni e combattimenti fasulli, tutti inscenati a beneficio del pubblico.
praticamente come i nostri fumetti o film sui supereroi. però dal vivo.
dove sono finiti i supereroi, quelli che salvano la gente, che combattono il male, non chiedono niente in cambio e spariscono in modo misterioso nella notte?
beh, semplicemente non servono. o meglio, con i tour, gli show, le apparizioni, i gossip eccetera, si fanno molti più soldi, si è molto più sulla cresta dell'onda, si racimolano molti più fan. e non ci si mette contro la polizia, i vigili del fuoco, l'esercito e tutta quella gente il cui lavoro è mantenere la sicurezza e l'ordine pubblico.
in fondo, mica c'è una catastrofe al giorno, no?

stagione due - fallito l'esperimento new soul, george e teo tornano a scuola, rouge e JACOB??? hanno trovato lavoro come addetti alla sicurezza e karl... ha iniziato a lavorare con una ditta di traslochi. tutto sembra essere finito, il gruppo è sciolto e la noia regna sovrana.
almeno fino a quando a scuola non arriva un nuovo personaggio, claire - particlaire per gli amici - una ragazza con poteri incredibili, fuori dalla norma per qualsiasi superumano della sua generazione, e una storia ancora più incredibile alle spalle.
tra pericolosissimi supercattivi, viaggi e paradossi temporali, i nostri si ritroveranno a vivere la più incredibile delle vicende.

stagione tre - è appena cominciata e sono già disponibili i primi due episodi (che generano mega hype per tutto quello che verrà dopo e sono già in astinenza).
poche sono le cose che mi piacciono più dei viaggi nel tempo e dei loop paradossali che possono venire a crearsi... e questo fumetto sembra stare a dirmi ecco clacca, qui c'è tutto quello che volevi, sei contenta?
però non voglio dire nulla di più, non voglio spoilerarvi, dovete leggere questo fumetto, non avete alcuna scusa per non farlo.

venerdì 23 settembre 2016

il suono del mondo a memoria

questa recensione me la tiro avanti da giorni e giorni, non so ancora bene cosa dire ed è la prima volta, da mesi, che mi ritrovo a scrivere all'ultimo minuto, quando mi dico, ok, ora o mai più, sono in ritardo, dovrei già averla scritta questa cosa.

il punto non è che non ho voglia di scriverne o che non mi è piaciuto il libro.
vorrei dire mille cose perché il libro mi è piaciuto tantissimo.
il suono del mondo a memoria è bellissimo. davvero bellissimo.

ma quello che mi è piaciuto davvero tanto di questo libro sono state le sorprese. non una, un sacco di sorprese, di cose che non mi sarei immaginata o aspettata. perché avevo deciso di non leggere nulla in anteprima, di scoprirlo da sola pagina dopo pagina, senza saperne assolutamente niente prima.
e quindi come faccio a parlarvene se la cosa più bella è lasciarsi sorprendere e basta?
potrei solo dirvi leggete questo libro perché merita, è incredibile, davvero, fidatevi.

però sarebbe veramente triste.
quindi facciamo così. se vi fidate, fermatevi qui.
altrimenti continuate a leggere, ok, io non faccio spoiler, però dico sul serio quando dico che meno ne sapete e meglio è.


ok, ve la siete voluta voi.
senza svelarvi troppo, il suono del mondo a memoria (che è un titolo bellissimo e già questo dovrebbe bastare) è la storia di sam, di sam che va a new york per permettere a quella città che ama di consolarlo e curarlo dalla fine di una storia, di sam che anni prima ha fondato quasi per gioco una rivista con un suo amico - una rivista che invece in poco tempo ha avuto un sacco di successo, di sam che è un fotografo (e amo il suo modo di scattare le foto, perché è il mio modo di scattare le foto e mi ha fatto sentire meno sola), e di sam che ha deciso che durante la sua permanenza a new york non parlerà con nessuno.

poi c'è new york che è la new york che chi non è mai stato a new york se la immagina esattamente così, in autunno, con tutti quegli alberi rossi e gialli, i locali con le porte di vetro e i tavolini, le giacche, le sciarpe, la gente... quella new york che potrebbe anche non essere new york, che è in fondo il posto in cui puoi finalmente buttarti in mezzo a così tanta gente da essere confortevolmente solo, perderti in te stesso al punto tale da non vederti più e scoprire finalmente la bellezza delle cose che hai in torno come se fosse la prima volta, come se, appunto, smettessi di ricordare a memoria che suono ha il mondo.


che la storia riservi un sacco di sorprese ve l'ho detto.
una, personalissima credo, è stata quella di rileggere qualcosa di giacomo dopo tanto tempo. io avevo letto solo le prime strisce di panda, il libretto di bd di non so quanti anni fa, ai tempi delle magliette di panda, ai tempi in cui panda non era troppo conosciuto insomma. poi me lo sono persa un po' di vista e ora mi ritrovo un romanzo del genere, graficamente bellissimo, con un'atmosfera da film, con una storia assurda che mi ha fatto sgranare più volte gli occhi e mormorare, con il tono di sawyer di lost, che figlio di puttana (in senso buono, si capisce).
insomma, non me lo sarei aspettata, ecco. e quindi, nel remotissimo caso in cui giacomo bevilacqua passasse da qui a leggere questa roba, beh, complimenti.

ah, voi che leggete. ci sono ancora un paio di giorni in cui vale la promo bao, quella del venticinquepercentodisconto blabla.
approfittatene.

mercoledì 21 settembre 2016

tumulto

ormai ho imparato l'associazione eris edizioni = fumetti fichissimi e fuori dagli schemi, quindi quando ho iniziato a leggere tumulto ero in qualche modo preparata a iniziare una lettura senza aspettarmi altro qualcosa di bello. e infatti quello che ho trovato tra le pagine del romanzo di alice milani e silvia rocchi è stata l'emozione a metà tra l'entusiasmo di una mostra di pittura e il coinvolgimento di un reportage di viaggio, scorci belli come cartoline e la libertà che provi girando strade mai viste prima.


due ragazze, una moto, la ex yugoslavia, gli incontri, le strade, le luci, i colori delle colline e del cielo, e una vecchia questione tra amiche da risolvere.
questo è tumulto, un lavoro realizzato a quattro mani dalle due autrici, nato da un viaggio a bordo della virago che le accompagna nella storia.

entrambe membri di un vecchio gruppo punk, tumulto appunto, le due protagoniste inforcano la moto e partono in un viaggio che le porterà fino alla drina, il fiume che, nonostante non lo avessero mai visto, aveva ispirato una delle loro canzoni.
il sogno ingenuo di due ragazzine è svanito, il gruppo non esiste più, ma qualcosa è rimasto in loro, e dopo tanto tempo è l'ora di liberarsi dai vecchi fantasmi una volta per tutte.
parte fondamentale della storia sono i dialoghi con i ragazzi incontrati durante il viaggio, parole influenzate dalla guerra ormai finita ma di cui sono ancora vivi gli strascichi, parole piene di voglia di scappare e di quella di restare, rimboccarsi le maniche e ricominciare a scoprire la bellezza di una terra distrutta dall'odio e dalla ferocia.


graficamente bellissimo, tumulto è un fumetto disegnato senza costringersi troppo nelle regole e negli schemi: vignette grandi quanto due pagine, testi che se ne fregano di aspettare i balloon, pastelli, matite, acquerelli che si mischiano ricreando scorci che sembrano polaroid scattate durante il viaggio.
esperimento riuscitissimo quello di silvia e alice, che nei disegni sembrano essere quasi la stessa persona, e che sono riuscite a dar vita a un libro che racconta l'amicizia, l'arte, il viaggio, con la stessa passione e intimità di un diario.

lunedì 19 settembre 2016

appuntamento a phoenix

di solito non scrivo mai un post subito dopo aver finito la lettura di un libro, ma questa volta è stato impossibile aspettare: appuntamento a phoenix di tony sandoval mi ha messo addosso così tanta ansia e commozione che non riesco a far altro che scriverne immediatamente.


sandoval ci ha abituato a storie surreali, atmosfere oniriche e fantastiche, immagini a volte tanto grottesche da risultare disturbanti, ci ha fatto conoscere un mondo che solo in superficie è uguale a quello a cui siamo abituati.
con appuntamento a phoenix cambia completamente registro per raccontarci episodi fondamentali nella sua vita, fatti precedenti al suo successo come fumettista.

nato e cresciuto in messico, il giovane e ancora sconosciuto tony sandoval vuole andare in america per due ragioni: diventare un fumettista famoso e poter finalmente stare con la suzy, la sua fidanzata che studia oltre il confine.
ma a differenza di suzy, tony non ha un passaporto americano.
e senza quello è impossibile attraversare la frontiera.
o almeno, è impossibile farlo legalmente.
la sola soluzione è passare il confine da clandestino, rischiare la propria vita, persino la propria libertà (sì, volutamente in questo ordine), oppure rinunciare ai suoi sogni e alla sua storia d'amore.
così, nonostante le paure, nonostante le frequenti notizie di morti alla frontiera, nonostante la sua famiglia sia contraria, tony decide di tentare la sorte e di cercare di raggiungere phoenix, la città dove lo aspetta la sua ragazza.
con pochi soldi in tasca, una penna da disegni e un sacco di speranza per il  futuro, il viaggio non è facile: la frontiera non si passa come se si facesse una passeggiata e il rischio di fare una brutta fine è molto alto.

la vicenda, narrata ovviamente in prima persona, nonostante sia facile intuire come possa andare a finire - tony sandoval è uno dei più famosi fumettisti del mondo, esattamente come il sé stesso più giovane del suo racconto sognava di essere - riesce a mettere ansia fino all'ultimo, a farci sentire partecipi del destino e sopratutto della voglia di cambiarlo da parte di chi, solo per essere nato in un determinato luogo, ha meno diritti di altri e la stessa vagonata di sogni e speranze da realizzare.
è quella sensazione che qualsiasi cuore prova davanti alle ingiustizie e alla voglia di ribellarsi, di dire no alle assurdità imposte in nome di un potere abusato e abusante.

insieme a quel ragazzo che corre di notte, che ha paura, che è stremato dalle attese, che vuole solo riabbracciare la persona che ama, è così tanto facile vivere le sue emozioni che alla fine della storia un paio di lacrimucce sono inevitabili, senza contare che i disegni di sandoval (che in questo libro, ammetto, mi sono piaciuti anche più del solito) sono così espressivi che l'empatia si crea alla prima volta che incroci lo sguardo dei suoi personaggi.


il pippone sulla questione frontiere, passaporti negati, clandestini eccetera ve lo evito, non mi va di buttare la questione sul politico, ma credo che questa storia possa insegnare molto, sopratutto di questi tempi.
almeno a quelli che hanno voglia di capire.
senza quella non si va molto lontani, per quanto i documenti che teniamo in tasca di garantiscano la più totale libertà di vivere e viaggiare senza timori.

venerdì 16 settembre 2016

vita

vita è l'opera di esordio di simone prisco come autore completo. un esordio incredibile, fuori dagli schemi, poetico, straziante, denso e bellissimo.
certo che, dopo aver letto irene, ho iniziato la lettura di questo libro sicura di avere tra le mani un altro capolavoro, ma nonostante la mia buona predisposizione, la lettura mi ha stupita, mi ha ricordato che, per quante opere d'arte tu possa aver visto, ogni volta l'emozione ti colpisce e stupisce come se fosse la prima.


io ero bambina. 
potevo avere nove o dieci anni al massimo. 
prima non tutti andavano a scuola, si imparava un mestiere già da piccoli. 
io andavo a scuola di sarta.
uno pensa che per raccontare una vita ci vogliano chissà quante parole, quante pagine, quanti volumi. simone prisco ci riesce in sessantacinque tavole, poche immagini pochi balloon, pochissime parole. il segreto è che quelle sono le immagini e le parole giuste. quelle che bastano e non tralasciano nulla di quello che non si deve tralasciare.

c'è un momento in cui si smette di definirsi semplici persone e si risponde alla domanda cosa sei? con il termine che designa la propria professione, il proprio posto nella società, nel mondo. quello è il momento in cui si entra a pieno diritto nell'età adulta, in cui i contorni sociali di quella persona si fanno netti e precisi: per la protagonista di vita, questo succede a dieci anni, quando, da sola, riesce a completare un vestito da sposa che la sua maestra non era riuscita a finire per via di un incidente capitato a sua figlia. adesso non è più una bambina.
è una sarta.
il tempo passa e la piccola sarta adesso è una giovane donna, alle prese, per la prima volta, con l'amore, questo sentimento così grande e potente che rimescola i suoi confini, i suoi contorni, che la spoglia dalle definizioni e dai ruoli, che la rende una donna tra tutte le altre donne. l'amore, per quanto possa sembrare banale, ogni volta è così unico da rendere ogni innamorato la prima persona innamorata sulla faccia della terra. l'amore arriva e porta la felicità. poi arriva la guerra e porta via l'amore, che inaspettatamente torna.
da una vita ne nascono altre, due persone si moltiplicano in famiglia, e i giorni si moltiplicano in anni, pieni di eventi, piccoli o importanti che siano, tra i quali il terremoto del 1980.

in una campania soleggiata e riarsa, in cui i colori virano sul seppia dei ricordi, un ragazzo ripercorre la sua vita e quella di sua nonna, ripensa ai bei momenti trascorsi insieme, all'importanza di quella donna anziana per lui, senza mai scivolare nel melenso, senza mai scadere nel sentimentalismo facile. tocca corde nascoste e lo fa con leggerezza, regalandoci la bellezza dolorosa della malinconia.


simone prisco è un artista che è difficile definire con una sola parola: è un fumettista, certo, ma è anche un pittore, un disegnatore, un incisore (l'immagine qui sopra, sarebbe una meravigliosa acquaforte!) un narratore, un poeta. è una di quelle persone che compiono l'incomprensibile e insondabile miracolo per cui, attraverso le loro opere, ti sembra di vedere le cose per la prima volta, di vederle con una sensibilità tutta nuova, e fortissima, e per la prima volta renderti conto del valore effettivo di momenti che avremmo liquidato come banali, senza pensarci troppo su.

mercoledì 14 settembre 2016

sono dio

è questo diario che sto scrivendo che mi sta portando alla rovina. uno scrive, e più scrive, più si sdilinquisce, è inevitabile, e va a finire che si mette in testa ogni sorta di fesserie. comincia a sragionare, s'innamora.

cosa succede se a un certo punto dio comincia a scrivere una sorta di diario? succede, come succede per tutti, che a furia di pensare e ripensare a quello che guarda, inizia a provare dei sentimenti inaccettabili per una divinità (l'unica divinità. avesse magari dei colleghi con cui chiacchierare, magari non si sarebbe sminuito a scrivere come un uomo e a usare il linguaggio povero e inefficace degli uomini). e, insomma, stanco di vagare (non è che dio vaghi, però più o meno si può dire così) per l'universo, decide di dare un'occhiata alla terra, in particolare a quelle mal riuscite creature che sono gli esseri umani, ancora più in particolare a una ragazza, non troppo bella, magra sopra e cicciotta sotto, intelligente, questo sì, ma atea (questo da un po' fastidio a un dio, ma che ci vuoi fare?) e di facili costumi, che fa la genetista e nel tempo libero passa il tempo a ingravidare artificialmente vacche (anche questo da un po' ai nervi a un dio che ha creato mucche e tori in modo che si riproducessero senza problemi, ma gli uomini sono così, che ci vuoi fare? non si può mica apparire ogni momento sulla terra a correggere tutte le cazzate che gli uomini fanno in continuazione), e insomma, in qualche modo dio inizia ad affezionarsi un po' troppo a questa ragazza, nonostante tutto. è imbarazzante dirlo, si tratta pur sempre di dio, ma osserva e osserva, alla fine si innamora.
già.
di un'umana neanche bella, intelligente, ok, ma che non crede in lui, che brucia crocifissi e crede che la scienza sia la risposta di tutto. poteva andar peggio?
ovvio.
perché non appena dio comincia a pensare come gli uomini, a parlare come gli uomini e poi a provare un sentimento così umano, allora poi va tutto a rotoli, e quel dio che ha sempre guardato con distacco il gran casino che gli uomini stanno combinando sulla terra, a un certo punto inizia a provare rabbia, invidia (assurdo, no?), voglia di debellare quelle creature promiscue e pericolose che stanno distruggendo tutto quello che lui ha creato (e bisogna dire che ha fatto un bel lavoro).
ma in fondo lui è dio. c'è mica bisogno di prendersela tanto? (ecco perché siamo salvi e sto ancora qui a scrivere la recensione di questo libro)

giacomo sartori con sono dio ha fatto un gran bel lavoro, ha scritto un romanzo divertente e intelligente, un romanzo che sembrerebbe parlare di dio, ma alla fine parla degli esseri umani, delle loro scelte (spesso sbagliate), del loro destino (non il destino inteso come strada tracciata da un'entità estranea e superiore, ma come l'inevitabile conseguenza delle azioni compiute), della loro arroganza e delle loro debolezze.
di certo leggerlo non vi cambierà la vita, ma qualche ora di piacevolissimo intrattenimento - e qualche spunto di riflessione, che non fa mai male - lo regala.

lunedì 12 settembre 2016

La parte dell'altro - E.E. Schmitt

Eric-Emmanuel Schmitt è geniale.
Uno di quegli autori con uno stile ben delineato e con una costante voglia di cimentarsi con lavori improbabili - proprio per questo sopra le righe - e di grande impatto mentale e, perché no, anche fisico.
Non posso di certo aspettarmi che mi si creda sulla parola, considerato che affermare la genialità di qualcuno è un atto che necessita una prova concreta e degna di essere presa come tale, ma vorrei chiedervi di soffermarvi due minuti e lasciarmi spiegare il perché io sia arrivato a quest'uscita arcisicura.

Vero è che non è mia abitudine scrivere di romanzi, ma ciò di cui sto per parlare può benissimo annoverarsi tra i titoli cervellotici che, comunque, partono da un'idea di base semplice e al contempo dura da digerire.


Il libro in esame è La parte dell'altro, del suddetto autore, edito da Edizioni e/o.
Se vi chiedessi cosa è bene e cosa è male, sapreste darmi una risposta unanime? Ho le ragioni per credere che questo non possa accadere, dato che si tratta di un concetto piuttosto soggettivo e/o comunque pervaso da troppe variabili. Per me il male assoluto potrebbe essere mettere il parmigiano sulla pasta col tonno, mentre tra di voi potrebbe annidarsi un cuore impavido che invece adora farlo e ne resta anche deliziato. Chi è il mostro? In realtà è come se fossimo due mostri! Io ai suoi occhi, lui ai miei.
Ecco, Schmitt ha deciso di indagare questo dualismo terrificante, convinto che il male possa essere parte di ognuno di noi, in maniera decisamente più intelligente di me e sicuramente con una certa audacia e sfrontatezza: S. propone un parallelismo interessante tra la figura storica di Hitler e un Adolf H. fittizio come sua controparte buona.
Partendo dall'otto ottobre del 1908, giorno in cui Hitler venne respinto all'Accademia di Belle Arti di Vienna, l'autore racconterà le vicende di colui che divenne lo spietato dittatore focalizzandosi non tanto sulla ricostruzione storica del Terzo Reich, bensì sul retroscena composto dalla personalità, dalla sessualità, dai sogni e bisogni, dagli affetti nutriti e no di un individuo che cerca in ogni modo di incarnare la figura dell'eroe nietzschiano. A questa realtà, S. lascerà correre la vita parallela di un uomo - Adolf H. - che lo stesso otto ottobre supererà i test di ammissione all'Accademia, che diventerà un pittore disgustato e turbato fin nel profondo dalla Grande Guerra e che, trasferitosi a Parigi, entrerà in contatto con le avanguardie artistiche di Montparnasse, sposerà un'ebrea americana e morirà in una pacifica Santa Monica.

Se dovessi considerare questo incipit come presupposto innegabile di un possibile capolavoro, mentirei un po'. In effetti, un libro tale potrebbe già di per sé dare adito a congetture e dibattiti interessanti e di vario tenore, ma ciò non basta per additarlo come perfetto. Allora perché ho tanto accennato alla genialità dell'autore?
Innanzi tutto perché un romanzo di oltre 450 pagine è uno scrigno che può celare la più grande idiozia del secolo oppure l'esatto opposto: in questo caso abbiamo di fronte un raro esempio di ottima scrittura ed un intreccio degno di essere chiamato tale. In seconda analisi non è affatto un libro noioso e, sicuramente, solletica costantemente il lettore che, in un modo del tutto incontrollato, sente il bisogno di andare avanti nella lettura per continuare a confrontarsi con i due personaggi chiave.

Mi soffermerei adesso a parlare della valenza che Hitler e Adolf H. assumono in un climax crescente all'interno del romanzo.
Hitler è più di quello che conosciamo noi, il mostro. Hitler è prima di tutto un uomo, un uomo con delle pulsioni, dei pensieri, una personalità labile. Hitler è un uomo cresciuto nella miseria e nel fallimento, uno che per sopravvivere ha dovuto crescere un ego smisurato e che ha dovuto credere che tutto ciò che stesse passando avesse un senso. Hitler è un uomo debole, uno che nella vita voleva essere un pittore o al massimo un architetto, ma cui è stata preclusa quella strada. Il contesto in cui vive, le persone con cui viene in contatto, il suo continuo ricercare una figura materna piuttosto che un partner sessuale lo hanno avvicinato, per sfinimento e allo stesso tempo per necessità, ad una scena politica in cui si è scoperto un oratore micidiale, che, nonostante fosse del tutto incapace di parlare davanti alla gente, aveva trovato nell'odio e nell'odio verso qualcosa la verve necessaria a superare la sua debolezza. Da lì a diventare un problema ed uno spauracchio mondiale il passo è breve: l'ascesa del partito nazista, disegnato poi su sua misura, sancisce la massima espressione del Rienzi, protagonista del dramma in cinque Atti del compositore tedesco Wagner, opera su cui Hitler sembra aver riposto ogni sua speranza, considerandola la strada maestra, la sua strada maestra, come se il suo destino fosse già scritto e, in quel caso, scritto e suonato.
Adolf H., di contro, non appare come l'esatto opposto di Hitler, ma presenta un processo di crescita differente pur mantenendone i tratti di personalità comuni. Adolf H. vive la sua carriera accademica con alti e bassi, facendo i conti con i problemi psicologici derivanti dalla perdita della madre per tumore al seno e col tentativo, poi a buon fine, di superarne il trauma. Come persona dall'animo instabile si rifugia su legami puramente sessuali e coltiva un animo da artista decadente che vede la sua realizzazione solo dopo l'esperienza diretta nella Grande Guerra come soldato: per sua fortuna uscirà illeso dal conflitto, ma ne resterà turbato per tutto il resto della sua vita. Sarà frutto della barbarie la sua ascesa professionale e sarà l'odio per la guerra a dargli l'ispirazione artistica che da sempre, dal primo giorno d'accademia, cercava. La sua vita non è per nulla "rose e fiori" come ci si potrebbe aspettare. Sposare un'ebrea americana non si configura come un antitesi all'Hitler storico, bensì risulta essere semplicemente un plausibile e contestualizzato "come sarebbe potuta andare". Questo espediente viene reiterato dall'autore non soltanto riguardo la sfera personale del suo personaggio, ma anche sulla sfera politica, culturale e geopolitica di una Germania e di un mondo che non ha dovuto avere a che fare con un dittatore squilibrato quale Hitler.

Interessante è la struttura del libro: ad ogni capitolo in cui parla e si parla dell'Hitler storico, ne segue uno in cui la scena passa su Adolf H. Questo meccanismo, da un lato, conferisce al romanzo un ritmo che ci impedisce di fermarsi nella lettura, perché è come leggere due romanzi contemporaneamente, uno di tipo storico, l'altro storicamente ambientato; dall'altro ci offre un continuo parallellismo tra i due personaggi, mostrandoci la loro evoluzione durante lo scorrere dello "stesso" tempo e degli "stessi" eventi, in un continuo come sarebbe potuto essere se.

Ad ogni modo, ritengo che l'aspetto geniale dell'opera stia al di là di ciò che viene raccontato e di come viene raccontato, bensì alberga tutto intorno alla figura storica di Hitler, anzi, per meglio dire, a ciò che per ognuno di noi è Hitler: un taboo. Come lo stesso autore ci riferisce alla fine del libro, circa il modo in cui ha lavorato prima di partorire la sua opera definitiva, ciò che facciamo non è altro che considerarlo un mostro, additarlo, combatterlo mentalmente in un modo durissimo, credendo che relegandolo al ruolo di pazzo ci possa rendere immuni. Parlare di Hitler sembra qualcosa da cui dover sfuggire per non provare brividi, per evitare di riversare odio, per non voler affatto fare i conti con qualcosa di tanto forte e questo ci spinge, in maniera incontrollata, a considerarlo tanto distante da noi. Eppure secondo Schmitt è proprio questo il grande errore: il costruire un nemico cui poter puntare il dito, rendendolo altro rispetto a se stessi e, per questo, sicuramente negativo e orripilante non è per niente dissimile dal meccanismo psicologico che portò Hitler all'olocausto. S. ci spinge dunque ad andare oltre, all'analizzare e far conoscere, al non cadere all'ovvio, a superare quanto più possibili gli errori umani ed umanitari compiuti in nome di una purezza fittizia ma necessaria a tenere in piedi l'ego smisurato di una persona psicolabile poi diventata uno spietato dittatore.

Se l'intento di Schmitt fosse quello di smuovere le coscienze, credo che almeno con la mia vi è riuscito pienamente. E la vostra?

R.

giovedì 8 settembre 2016

book blog tour "aiuto!" II tappa ~ intervista agli autori

benvenuti al terzo book blog tour organizzato da bao publishing, questa volta dedicato a un libro che vi incanterà, vi trascinerà in un meraviglioso bosco colorato pieno di adorabili animaletti mentre vi fa sudare freddo, contorcere le budella e magari farvi qualche domanda sul genere umano: stiamo parlando di aiuto!, un graphic novel decisamente fuori dagli schemi, scritto da isaak friedl e illustrato da yi yang.


prima di passare all'intervista, devo per forza scrivere due righe su aiuto!, mi ha colpita tantissimo, forse troppo, mi ha fatto pensare ehi! io una roba del genere ancora non l'avevo mai letta! e forse, in certi momenti avrei preferito non leggerla.
forse già sapete che sono sensibbbile come un cornetto algida in agosto lontano dal congelatore e sicuramente sapete che, nonostante non riesca a trovarmi troppo a mio agio insieme allagggente, non ho nessun problema a socializzare con quattrozampe e pelosi vari, verso i quali ci metto circa cinque secondi prima di innamorarmi perdutamente, sempre.
quindi, appena ho iniziato a leggere aiuto!, ho sentito qualcosa come una mano che mi afferrava lo stomaco e lo usava come una pallina antistress.
senza svelarvi troppo, aiuto! racconta la storia di un cucciolo di orso che vede morire la mamma per colpa di un cacciatore. l'uomo muore nello scontro con l'orsa, ma i suoi fratelli sono pronti a vendicarlo. al piccolo orso non resta che cercare di sfuggire alla furia cieca degli uomini, con l'aiuto di un piccolo, ma tosto!, scoiattolo e degli animali del bosco.
i cacciatori, mentre cercano il piccolo orso, compiono una vera e propria carneficina, ma mentre gli uomini si lasciano andare alla violenza cieca, stupida e furiosa, gli animali mostrano intelligenza, capacità di andare oltre le differenze, di fare squadra, di aiutare senza paura delle conseguenze, di essere umani (se proprio vogliamo intendere questa parola in modo positivo) molto più degli umani. capacità e qualità che soccombono solo davanti alle armi.
però, anche se fa male, è inevitabile amare questo libro, farsi venire voglia di regalarlo a tutti, di farlo leggere a chiunque per dare a tutti una strizzatina allo stomaco e magari alla coscienza.
per il resto, lascio la parola a isaak friedl e yi yang, buona lettura!
e ricordatevi di leggere per bene le regole per partecipare al giveaway, le trovate dopo l'intervista!

ciao isaak, ciao yi(*) grazie mille di aver accettato questa chiacchierata, e benvenuti su claccalegge! aiuto! non è il tuo primo lavoro, hai già pubblicato anche con tunué e hai partecipato a diverse autoproduzioni. però, correggimi se sbaglio, questa è la prima volta che affidi i disegni a qualcun altro.
I: Ciao Clacca! Hai ragione, Aiuto!, esclusa qualche storia breve, è la mia prima collaborazione in cui io scrivo e un’altra persona disegna.
isaak, come è stato vedere la propria storia disegnata da un altro artista (in questo caso yi yang)? pensi che ripeterai l'esperienza? (escludo dalla domanda il secondo volume di aiuto!, so che già avete cominciato a lavorarci).
yi per te è la prima volta che lavori con un altro artista? come ti sei trovata a lavorare con isaak?
I: Lavorare con Yi è stato, ed è, fantastico. Non solo raffigura esattamente quello che penso, ma anzi lo migliora, trasformandolo in qualcosa di più vivo, colorato e comunicativo. Per quanto riguarda la possibilità di vedere altre storie scritte da me con disegni altrui, posso dirti che sta succedendo anche in questo momento. Attualmente sono al lavoro su tre nuovi libri. Uno scritto e disegnato da me, due scritti da me e disegnati da altri. Purtroppo disegnare assorbe un enorme quantità di tempo quindi, se si hanno molte storie da raccontare, creare delle collaborazioni è necessario. Per il momento posso solo anticiparti che entrambi i lavori non hanno niente da invidiare alla qualità tecnica di Aiuto!
Y: È stata un esperienza bellissima, perché Isaak è super bravo e mi ha insegnato tante cose. Soprattutto è molto paziente e mi aiuta a capire come impostare il lavoro quando non ci capiamo. Mi piacerebbe un sacco continuare a lavorare con Isaak, e in generale mi piace collaborare con altri artisti. Trovo che ci sia sempre qualcosa di interessante da imparare dagli altri.
isaak, so che hai frequentato l'accademia a bologna, quanto è stata fondamentale l'accademia per la tua carriera di fumettista?
I: Sinceramente non ne ho idea. Senza addentrarmi in ipotesi complicate, direi che col senno di poi non avrei preferito frequentare nessun’altra accademia al mondo. Il che qualcosa vorrà pur dire. 
bologna è, nell'immaginario collettivo (e sopratutto nella mia testa!), la città ideale per gli artisti italiani, sopratutto per i fumettisti. anche per te è così? pensi che vivere e studiare in questa città ti abbia dato qualcosa di introvabile altrove?
I: Se si cerca bene, nulla è introvabile. Per quanto mi riguarda Bologna è un piccolo centro in cui è facile imbattersi in situazioni o persone interessanti. È una città che non teme confronti con le sue sorelle più grandi, ma che allo stesso tempo rende difficile perdersi o essere ignorati. È una bella città. 
parliamo di aiuto!, il tuo ultimo lavoro, realizzato insieme all'illustratrice yi yang.
aiuto! è un titolo più unico che raro, un libro che potrebbe anche trarre in inganno a prima vista (parleremo poi di questo) e che colpisce come una palla di cannone sparata dritta in pancia. da cosa è nata l'idea di questa storia? (a me hai portato immediatamente la storia di daniza, l'orsa uccisa dopo l'aggressione a un cacciatore, non so però quanto sia effettivamente ispirato da quell'evento.)
I: Non conoscevo il nome dell’orsa, ma ovviamente ne ho sentito parlare. Tuttavia per la stesura della storia, almeno a livello conscio, non ci ho pensato. Lo spunto della vicenda è nato intorno allo stile di Yi. Volevo creare qualcosa dai toni forti, che fosse in contrasto col suo stile fanciullesco. Da questa base sono arrivati gli animali e con loro il sangue e i cacciatori. 
per quanto aiuto! sia – grazie al cielo – tutto fuorché didascalico, hai lanciato un messaggio molto forte di critica contro la caccia, vista come la folle violenza che si contrappone allo spirito di fratellanza e amicizia degli animali nel bosco. ma aiuto! si può definire un "fumetto animalista", o la denuncia che fai è solo, se mi consenti l'espressione, l'effetto collaterale delle vicende narrate?
I: Non mi piacciono le etichette. Secondo me per essere contro la caccia, contro la caccia moderna, non serve essere animalisti ma basta ragionare con la propria testa. Personalmente, mentre lavoravo ad Aiuto!, non volevo lanciare nessun messaggio di denuncia, inteso nel senso classico del termine. Insomma chiunque sa che i cacciatori sono cattivi e gli animali vittime. Eppure esiste un confine tra le due cose che a volte, in maniera velata, si capovolge. A me interessava raccontare qualcosa a proposito di quel confine. 
la vera peculiarità di aiuto! sta nella dicotomia tra l'efferata ferocia delle azioni dei cacciatori e lo stile grafico che ricorda quello di un libro per bambini (esclusi i disegni dei cacciatori che sembrano voler trasmettere, anche nei loro tratti, una sorta di stupidità e ottusità che è tipica della violenza gratuita). perché avete ricercato questo effetto così spiazzante?
I: Per aumentare il contrasto brutale della vicenda, e per creare una forma di lettura in cui le immagini, teoricamente opposte al linguaggio che rappresentano, aiutano il lettore ad addentrarsi nella storia, per indagarla sotto un nuovo punto di vista.  
Y: Perché in quel periodo, quando ho conosciuto Isaak, ero pazza per le MATITE COLORATE. In realtà avevo cominciato da poco a usarle. Non sono una virtuosa, e secondo me i pastelli sono la tecnica che controllo meglio. Riguardo allo stile, volevo fare "una foresta nel sogno" come "Wonderland". Un luogo pieno di animaletti ridotti all’osso dalla sintesi e colori accesi che ti portano in un'avventura da sogno.
c'è qualche aneddoto sulla creazione di aiuto! che vorreste raccontarci?
I: Il migliore è la tendinite di Yi, presa a forza di colorare coi suoi pastelli magici! 
potete darci qualche anticipazione su cosa aspetta ai protagonisti di aiuto! nel prossimo libro?
I: Aiuto! per come è stato impostato, rappresenta l’antipasto. La portata principale, comprensiva di primo, secondo e dolce, sarà concentrata nel secondo volume. Un volume in cui ci saranno molti più esseri umani, molti più dialoghi, molti più temi, molte più pagine, e sopratutto molta violenza e dolcezza in più. Non necessariamente in questo ordine e non necessariamente da chi ce lo aspettiamo. 
grazie mille per la vostra disponibilità e per il tempo che avete concesso a me e ai lettori di claccalegge! un abbraccio e mille inboccallupo (o all'orso?) per i vostri prossimi lavori!
I & Y: Grazie a voi! 

* all'inizio avevo capito che avevo la possibilità di intervistare solo isaak, ho scoperto solo dopo che anche yi yang aveva letto le mie domande, e risposto... ma era troppo incasinato rifare tutta l'intervista, così non sono riuscita a chiederle tutto quello che avrei voluto! mi rifarò sicuramente con il secondo volume di aiuto!



e per finire, ecco il riassuntone/calendario con tutti i post book blog tour di aiuto!:
I tappa (6 settembre) ~ ever pop: introduzione al graphic novel e annuncio giveaway
II tappa (8 settembre) ~ a clacca piace leggere: intervista agli autori
III tappa (13 settembre) ~ read vlog repeat: videorecensione
IV tappa (15 settembre) ~ oh ma che ansia: presentazione dei personaggi
V tappa (20 settembre) ~ il giro del mondo attraverso i libri: di uomini, animali e altre storie

regolamento per partecipare al giveaway:
- mettere mi piace alla pagina facebook di bao publishing;
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti (qui tramite google friend connect, nella colonna alla vostra destra);
- commentare tutte le tappe del book blog tour;
- compilare il form con i dati (per il giveaway);
- condividere il book blog tour sui social;
- tenere le dita incrociate!

il givaway ha durata dal 6 al 20 settembre.
al termine del blog tour si procederà con l'estrazione del vincitore.

ne approfitto per ricordarvi che fino al 25 settembre tutti i titoli bao saranno in sconto del 25%! se siete in cerca di consigli per la lista della spesa, date un'occhiata qui!

lunedì 5 settembre 2016

itero perpetuo

un' astronave. un incidente. un sopravvissuto. un posto assurdo. creature altamente improbabili.

questo è l'incipit frenetico (e un po' assurdo) di itero perpetuo, opera prima del giovanissimo adam tempesta, un autore italiano che, promette bene, benissimo e che è quasi difficile credere sia davvero un esordiente.


l'astronauta si è perso nello spazio, ha incontrato un buffo polletto che in qualche modo è riuscito a tirarlo fuori dai guai e sta cercando di tornare a casa, dalla sua famiglia.
l'astronauta non ricorda nulla. perché è partito? con chi era al momento dell'incidente? da dove viene? dove si trova? come farà a tornare a casa? e sopratutto, cosa diamine sono i guerrieri psichici? e ancora di più, cosa sono tutte queste creature assurde che sembrano uscite da un video dei tool girato dopo che il regista si era calato un acido? 
e il polletto? sembra solo un pollo molto buffo, ma si direbbe capace di cose straordinarie, senza contare che parrebbe capire cosa succede all'astronauta, mentre l'astronauta non ha molto chiaro cosa gli sta succedendo e, ad essere ancora più sinceri, non sa nemmeno perché.
questo è un viaggio! se sai dove andrà a finire che senso ha viaggiare? che senso avrebbe il viaggio?

l'astronauta, in compagnia del polletto, si ritroverà a viaggiare per un universo assurdo (beh? mi piacciono le ripetizioni) che ricorda gli oceani misteriosi dei romanzi d'avventura ottocenteschi, un universo pieno di creature gigantesche e spaventose capaci di catapultarti da un angolo (s fa per dire) all'altro del cosmo), un universo che nasconde per il genere umano un futuro definibile in tanti modi, tra i quali di certo non figura il termine roseo: cosa è successo agli umani? qualcosa che ha a che fare con il viaggio dell'astronauta? perché è partito? e perché, adesso, vuole tornare?

itero perpetuo è un libro che a prima lettura vi sembrerà folle e caotico, vi trascinerà per le profonde oscurità dello spazio, vi turberà l'animo e magari vi darà una buona dose di ansia (se siete tra quelli che alla sola idea di perdersi da qualche parte si fanno prendere dal panico. tipo me.) e poi vi lascerà, alla fine a bocca aperta. a quel punto chiudete, fate un bel respiro, digerite le ultime informazioni e ricominciate da capo.
e poi aggiungete adam tempesta all'elenco dei vostri autori preferiti.


foto di eris edizioni

una nota è necessaria anche per l'edizione. come vedete nella foto con il mio pollicione, il libro ha una bella sovracoperta bianca, minimalista, semplicissima blabla. poi, sotto la sovracoperta, c'è il delirio che intuite nella seconda foto, delirio - ed entusiasmo (mio) per aver trovato wally in mezzo al delirio - di cui evidentemente camilla se ne frega. ma a me è piaciuto tantissimo e merita almeno un quarto d'ora di attenta osservazione.
e poi - ho dovuto rubare la foto ai ragazzi di eris perché il mio telefono non riusciva nell'impresa - la figata è che al buio il libro si illumina! io ero esaltata come se fossi tornata indietro negli anni '90, all'epoca dei braccialetti fluorescenti, e ancora di più.
sicuramente è tutto molto d'effetto ma anche più significativo di quello che potreste pensare. non aggiungo altro, però fatemi dire solo un'ultima cosa: questo è fare grafica a livello ultra-pro, questo è fare libri che davvero... wow!

venerdì 2 settembre 2016

sconti bao: consigli e lista della spesa


è arrivato il momento più atteso dell'anno (dopo natale, ovvio!) e abbiamo provato a fare una lista di consigli per gli acquisti.
dovevano essere dieci i titoli da suggerirvi in occasione degli sconti di bao publishing, poi però alla fine non abbiamo resistito e abbiamo aggiunto qualche altro volume alla pila.


innanzitutto, io e il misterioso recensore continueremo a spammarvi il porto proibito, si sa mai che qualcuno non l'abbia ancora recuperato, perché è un libro di una bellezza indicibile e perché non potete assolutamente non averlo. anche se di solito non leggete fumetti italiani, anche se non leggete fumetti, anche se non leggete e basta, questo dovete averlo. a proposito di bellezza, scusate il gioco di parole, approfittatene per prendere bellezza e dolci tenebre, due titoli imperdibili del catalogo, entrambi disegnati dal duo kerascoët, del quale spero arrivi il nuovo libro, satanie.
da siciliani, non potevamo non ricordarvi basilicò e brancaccio, anche questi diversissimi tra loro ma assolutamente da leggere, a prescindere da quale sia la vostra posizione geografica. il misterioso recensore ci tiene a ricordarvi anche pillole blu e portugal, due libri che gli piacciono tantissimo, mentre io ho tirato fuori dall'angolo dei miei preferiti strangers in paradise, nimona, bone, i kill giants e la generazione.
kobane calling lo abbiamo praticamente detto all'unisono, quindi il consiglio vale moltiplicato per due.

e noi? io ho puntato lumberjanes, dopo aver letto nimona sono pronta a giurare amore eterno a noelle stevenson e questo mi pare il momento migliore per recuperarlo.
poi, l'anno scorso volevo recuperare anche saga ma non ci sono riuscita, e temo che il mio ridicolo budget mi impedirà di farlo anche questa volta. più probabilmente, invece, prenderò il primo volume di bitch planet. poca roba, mentre il misterioso recensore sembrerebbe propenso per la gigantesca barba malvagia, ma sembra che tutto sia ancora avvolto nel mistero...
voi che ci consigliate?

per chi fosse ancora indeciso e in cerca di pareri su qualcosa, qui trovate tutti i nostri articoli sui titoli bao che abbiamo letto e recensito fino ad adesso:

andiamo a tokyo, charlie brown!
basilicò
bellezza
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