lunedì 29 febbraio 2016

Daytripper di Fábio Moon e Gabriel Bá

Daytripper di Fábio Moon e Gabriel Bá, pubblicato negli States nel 2010 da DC Comics, sotto la prestigiosa etichetta Vertigo, raggiunge l'Italia in un'edizione cartonata edita da Planeta DeAgostini e, successivamente (2011), da RW Edizioni.
Già il titolo la dice lunga su cosa aspettarsi da questo volume, benché il rischio di rimanere spiazzati di volta in volta si conserva forte.
Cosa è un daytripper? Non si tratta altro che di una persona che compie un viaggio virtuale, fisico o anche solo simbolico, della durata di un intero giorno, per poi ritornare al punto iniziale o conservando l'approdo come fosse una semplice boa per il successivo viaggio.

*Attenzione! Spoiler!*

Brás de Oliva Domingo è il nostro daytripper: uno scrittore di necrologi che aspira a diventare un affermato romanziere per uscire dall'ombra del più blasonato Benedito, suo padre. Ogni racconto, che sembra essere slegato dagli altri, presenta Brás in diversi momenti della sua vita, anche in maniera inaspettata, ponendo l'accento sulle sue diverse età e mostrandoci, senza però seguire un preciso filo cronologico, la sua nascita, la sua infanzia, i primi amori, il rapporto turbolento col padre, l'amicizia, l'amore, la nascita d'un figlio e la sua vecchiaia, fino alla morte. Perché Brás muore.
Muore ogni volta.
In ogni singolo attimo della sua vita, muore.

È proprio questo l'aspetto, a mio avviso, geniale dell'opera: Brás muore alla fine di ogni capitolo e il tutto viene accompagnato, come per ironia della sorte, da un necrologio sempre diverso.

È come se, concludendosi, ogni capitolo sottolineasse l'importanza che l'evento narrato assume nella storia del protagonista, cambiandone il modo di pensare, di rapportarsi alle persone, di porsi nei confronti della vita e, per ultimo, proprio della morte.


Brás stesso, in un dialogo con il suo amico Jorge:

- Volevo scrivere di vita, Jorge, invece guardami ora...scrivo solo di morte.
- Aah, ma sai bene che la morte è parte della vita, amico mio.
- Hai ragione... La morte è una parte della vita.

In effetti, basta solo questo breve scambio di battute per comprendere la natura di quest'opera che, a mio avviso, appare pregna di un duplice significato: è un inno alla vita, in tutti i suoi aspetti, e mostra quale sia il reale peso di tutte le scelte che si compiono e si portano avanti; allo stesso tempo è un inno alla morte, come parte di essa, come capitolo finale, che conferisce ad ogni singola scelta il potere di rendere ogni attimo come fosse l'ultimo e il più importante. In fondo, quando si sceglie è un po' come morire, se ci si pensa bene, perché per ogni istante successivo si ha comunque la strana sensazione di aver perso ciò che sarebbe potuto essere qualora si fosse fatta la scelta opposta.
Brás è dunque un personaggio a tutto tondo, bambino, adolescente, uomo e, viceversa, uomo, adolescente e bambino.

Eppure, se si volesse andare ulteriormente oltre, si aprirebbero scenari non poco pittoreschi: scegliere è un po' come morire, in un certo senso, perché quando si effettua una scelta si sa cosa si trova  e, di contro, anche cosa si lascia; ogni scelta apre una strada, che si continua a percorrere, ma ne chiude un'altra, che resterà misteriosa, oscura o, più semplicemente, inesplorata (come la morte). Nei meccanismi di quest'opera, il protagonista muore ad ogni capitolo proprio perché, arrivato dinanzi ad importanti istanti della sua vita (professionali, sentimentali, ect.), si ritrova ad avere la possibilità di fare un passo indietro e intraprendere la seconda scelta possibile, una sorta di vediamo come andrebbe se.
Ciò che mi spinge a questa interpretazione è l'atteggiamento stesso di Brás: ad ogni capitolo cambia nettamente il suo modo di porsi nei confronti dell'ambiente, del mondo, delle altre persone che fanno parte della sua vita: nel capitolo iniziale, ad esempio, lui quasi odia suo padre, non sopporta il suo successo, il fatto che si ritrovi ad essere costantemente sotto la sua ombra, eppure dopo essere morto la prima volta, nei successivi capitoli Brás vedrà il padre con altri occhi, prima come meta da raggiungere e poi, addirittura, come maestro di vita.


La morte di Brás è, dunque, un meccanismo cruciale nella narrazione; morire rappresenta proprio la rinuncia ad una situazione presente e, allo stesso tempo, un voler aggiustare il corso degli eventi compiendo un passo indietro.
Non per ultimo, a dare valore a questa tesi, sarà proprio Brás, ormai vecchio, che dirà di aver vissuto al massimo delle sue possibilità, cosa che ci lascia ben capire come questi sbalzi temporali non siano altro che il frutto di continui passi indietro da lui compiuti per aggiustare il suo mondo.

Tutto questo è raccontato in maniera sempre cangiante e in continua crescita, tanto da conferire all'opera un sottile e piacevole lirismo, senza mai appesantirne la narrazione e rendendone la lettura scorrevole e, se vogliamo, con un rapporto quasi ossimorico con gli argomenti principali. Se poi consideriamo lo stile grafico, ci accorgiamo di come la sceneggiatura e i disegni formino un connubio perfetto, fornendo quel colore e calore che il fumetto sudamericano, come pochi, sa mettere in scena.

Una lettura davvero sublime, importante.
Un'opera che sfida il lettore a coglierne tutte le sfumature, i simboli, i gesti compiuti dai personaggi.
Un fumetto che, secondo me, merita di stare in libreria e di cui non se ne potrebbe più fare a meno.


PS: devo dire grazie a Silvia, per il prezioso consiglio lasciatoci tempo addietro sul post che parlava di Rughe di Paco Roca, senza la quale non avremmo conosciuto tutto ciò o, magari, l'avremmo conosciuto davvero troppo tardi. Ancora grazie.
PPS: ovviamente ringrazio anche clacca per il tempo passato con me a teorizzare su questo fumetto e, non di meno, per l'opportunità umilmente concessami. Graaaaaaaazie clacca.

sabato 27 febbraio 2016

the best of 2016 - paperopoli

non ho mai scritto una recensione un commento su un vattelapesca disney e non so neanche se questo titolo si può inserire o meno nella categoria vattelapesca disney. a proposito, la definizione vattelapesca disney è stata coniata su non ricordo più quale forum (se qualcuno lo sa me lo scriva nei commenti!) e poi ha circolato in giro per indicare tutte le ristampe che andavano sulle collane come disney time, tutto disney, speciale disney eccetera. a me è sempre piaciuta moltissimo e devo ammettere che amo molto la mia collezione casualissima di vattelapesca.
ma sto divagando.
the best of 2016 - paperopoli, oltre ad avere uno dei titoli più sbagliati del secolo, è stato anche uno dei titoli disney-panini meno pubblicizzati in assoluto (io l'ho scoperto per caso, nonostante ogni mese controlli per bene tutte le uscite tramite il sito di panini per non perdermi nulla di quello che potrebbe interessarmi). in realtà raccoglie quelle che vengono definite le migliori storie dell'anno appena passato (ragion per cui il titolo più esatto doveva essere the best of 2015) a eccezione di quelle che sono poi state ristampate nelle due collane topolino limited de luxe edition e disney collection, ovviamente, quindi non ci troverete pk o fantomius o pippo reporter.
scelta molto saggia per quanto facile.

ho preso questa raccolta per due ragioni: la prima è che, come si sarà intuito, ho un debole per i vattelapesca e le varie collane di ristampe delle storie di topolino, la seconda è che avendo comprato pochi numeri del settimanale durante lo scorso anno (lo compro solo quando c'è qualche storia che voglio leggere subito e non voglio aspettare i monografici o altre ristampe), avevo buone possibilità di leggere storie che mi sarei persa altrimenti.
mi è andata di straculo visto che ho beccato solo un paio di doppioni. (certo che potevo informarmi prima, ma ho una pessima memoria per i titoli delle storie)

commentino veloce veloce su tutte le storie presenti nel volume:
paperino e l’idolo acquatico, in cui il nostro eroe, incoraggiato da paperoga, si ritrova ad acquistare - senza volerlo - uno strano oggetto a un'asta, la statuetta di una balena chiusa in una gabbietta per uccelli. si tratta ovviamente dell'idolo acquatico del titolo, che porterà i due cugini fino in messico, dove si troveranno a vivere un'avventura tra oasi sperdute nel deserto e gli immancabili cattivoni di turno.
in zio paperone e il quinto gusto e mezzo la famiglia (allargata) dei paperi andrà - più o meno volentieri - alla ricerca di un'antica e perduta spezia dal sapore leggendario, tutto, ovviamente, per rimpinzare le casse dello zione. altrettanto ovviamente, le cose non andranno come erano state programmate.
agente speciale ciccio in: il peso del dovere vede l'aiutante di nonna papera alle prese con problemi... di peso e di lavoro. storia carina, ma non tra le migliori del volume...
molto più divertente invece zio paperone e la magica fuga della numero uno, disegnata dalla mia adorata silvia ziche, e piena di gag tra magie, incantesimi e gli immancabili guai causati dal duetto paperino&paperoga.
dinamite blà e i baci del cocuzzolo è stata una vera e propria sorpresa per me, che non amo particolarmente le storie del vecchio buzzurro, ma questa ha davvero sciolto il mio cuoricino di panna alla fine. dinamite blà sarà davvero un asociale vecchio burbero, ma sa quanto valgono le vere amicizie. molto carina anche
zio paperone e le frottole da un dollaro, la prima dei doppioni, che però ho riletto volentieri: è una storia che si basa sul quando esprimi un desiderio, stai davvero attento a cosa stai chiedendo.
battista mago della finanza lascia il ruolo di protagonista al mio (e non solo) maggiordomo preferito, che si ritrova involontariamente a mettere nei guai zio paperone.
zio paperone e la sfida da 50 $ è la storia che mi è piaciuta di più. divisa in quattro parti, vede zio paperone messo alla prova da rockerduck: riuscirà a cavarsela per un mese, con soli cinquanta dollari in tasca e senza poter sfruttare nessuna delle sue risorse? paperone ovviamente accetta la sfida e per un intero mese lavora come dipendente in uno squallido ristorante fast-food gestito dal giovane nipote di una vecchia e taccagna (vi ricorda qualcuno) ricca signora. un mese di lavoro non insegnerà a paperone solo quanto i tempi siano cambiati da quando faceva il cercatore d'oro nel klondike, ma sopratutto ad ascoltare e imparare a capire e apprezzare anche le idee degli altri. almeno fino alla prossima bastonata sul cranio del povero paperino!
paperino, paperina e l’escalation virtuale, ovvero l'amor papero ai tempi dei social, il megalitigio dei due eterni fidanzati a colpi di selfie e status su quackbook. la conoscevo già e non ne sentivo più di tanto il bisogno di rileggerla, l'ho trovata un po' troppo inutilmente polemica circa un problema molto molto mooolto più serio di quanto siamo abituati a pensare.
zio paperone, paperino e paperoga in: quello che conta è il finale non ho capito nemmeno che ci fa in un volume che vuole raccogliere il meglio di qualcosa, perché mi è sembrata proprio una storia bruttina. paperoga riesce a fare di meglio!
per finire in bellezza, la vignetta di silvia ziche della serie che aria tira a... paperopoli con protagonista zio paperone e la più tenace (e innamorata) delle papere.

in sintesi: volumino consigliatissimo agli amanti delle storie di topolino che... non comprano topolino ogni settimana! o a quelli con la memoria corta, o con 5,90€ di troppo in tasca.
io incrocio le dita e spero esca una raccolta simile dedicata a topolinia, e meglio ancora, che nel corso degli anni un'iniziativa del genere diventi appuntamento fisso in edicola!

giovedì 25 febbraio 2016

the gentlemen's alliance cross

ho fatto fuori un'altra serie della tanemura e l'impressione che mi ha dato è stata la stessa di full moon. all'inizio ho pensato di avere tra le mani un'immane cretinata, ero quasi tentata di abbandonare la lettura e pregare di riuscire a rivendere la serie su un mercatino dell'usato. poi pian pianino, ancora una volta, la tanemura mi ha sorpresa, e, andando molto oltre le premesse iniziali, the gentlemen's alliance cross si è rivelato essere un titoli interessante, non fondamentale, certo, ma molto carino e più adatto di full moon per quei lettori che non amano gli shoujo troppo melensi.

l'inizio è quasi imbarazzante: ci viene presentata haine, ex studentessa ribelle, con un passato torbido alle spalle, trasformata per amore in gentile fanciulla e allieva all'accademia imperiale, una roba ridicola che dovrebbe essere una scuola, ma non vedrete mai una singola scena ambientata in classe, che divide gli iscritti in tre classi - bronzo, argento e oro - sulla base del reddito della loro famiglia.
se tutto questo non fosse già abbastanza insopportabilmente implausibile, l'unico appartenente alla classe oro è anche chiamato l'imperatore, con relativo comitato studentesco che è una sorta di corte dell'imperatore stesso. questi, teoricamente funzionano come un qualsiasi comitato studentesco, in realtà stanno praticamente tutto il tempo a intessere complicate relazioni d'amicizia e d'amore tra loro. insomma, non so se ultimamente è migliorata, ma la tanemura è meglio quando si butta sul fantasy.
viste le premesse, direte voi, cosa ci hai trovato di tanto interessante? presto detto.
il passato di haine è in realtà molto più complesso di quanto si possa pensare: la famiglia con cui vive in realtà l'ha adottata alcuni anni prima, mentre il suo vero padre prova per lei un immotivato (non è vero, poi si capirà tutto, ma non ve lo dico) disprezzo, al punto tale da accettare soldi per cederla ai nuovi genitori. durante la sua vita da teppista, haine stringe amicizia con ushio, anche lei con una situazione familiare niente male alle spalle.
il ricordo più felice di haine, oltre quelli legati a sua madre, riguardano shizumasa togu, rampollo di una ricchissima famiglia, coetaneo di haine e autore, poco più che bambino, del libro di favole preferito di haine. ovviamente, lei ne è innamorata da sempre, ed è proprio per stare accanto a lui - che è ovviamente l'imperatore dell'accademia - che si iscrive in quella scuola assurda.
man mano che la storia va avanti si scoprono gli altarini degli altri personaggi e il loro passato: maguri, innamorato di shizumasa e amico d'infanzia di maora, nonostante l'aspetto da teppista - in realtà i suoi genitori sono yakuza - è in fondo un cuoricino di panna e diventerà un buon amico di haine, nonostante la loro rivalità in amore. maora, la ragazza tutto pepe, è il personaggio che riserva più sorprese (e anche qui, non faccio spoiler), mentre la candida ushio nasconde un atteggiamento autodistruttivo che non avrei mai pensato di trovare sulle pagine di un fumetto pubblicato su ribon. tra tutti i segreti dei membri del comitato, quello più incredibile è proprio legato a shizumasa e alla sua famiglia, una roba che sembra uscire da uno dei manga della takaya e che mi ha sorpresa non poco. alle vicende del presente e ai flashback dei protagonisti, si aggiungono le vicende del passato, e riguardano proprio la famiglia di haine, l'istituzione della platino - ovvero la fidanzata dell'imperatore - ruolo che ovviamente toccherà ad haine, che all'inizio entra a far parte del comitato in quanto guardia del corpo di shizumasa.

la grafica di copertina di panini è orrida, veramente brutta. le costine, tutte una accanto all'altra, sono sono io non sei tu, ma secondo me il titolo è illeggibile a meno che non sia davvero molto grande.
davvero un pessimo spettacolo, e,
il tratto della tanemura è un po' più spigoloso e meno dolce di quello di full moon, francamente la preferisco in altre opere, ma la cura per i dettagli è sempre la stessa, ed è quello che a me piace dei disegni di questa autrice. ushio è il personaggio che graficamente preferisco (per il resto mi sta davvero antipatica).

un titolo consigliatissimo a chi detesta gli shoujo scolastici - come dicevo la scuola serve giusto da sfondo per la storia - e le storie d'amore in stile arrivare a te. certo, il motore primo di tutta la vicenda sono sempre i rapporti tra i personaggi, ma la trama è molto complessa e articolata, i personaggi in ballo sono tantissimi (non li ho nemmeno nominati tutti), e fino alla fine bisognerà seguire un fitto intrico di relazioni, amori, menzogne, segreti, bugie, mezze verità e tradimenti, per avere un quadro chiaro e definitivo su tutto. unica pecca è che credo sia fuori catalogo, per cui l'unico modo per recuperarlo è cercarlo tra l'usato, cosa che vi consiglierei comunque dato che non merita comunque l'intero prezzo di copertina.

martedì 23 febbraio 2016

storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

luis sepúlveda lo conosciamo tutti, credo. il prolificissimo - e bravissimo - autore cileno, oltre che romanzi e racconti per adulti (tra i miei preferiti diario di un killer sentimentale e il vecchio che leggeva romanzi d'amore), è da qualche anno noto al grande pubblico anche per i suoi lavori dedicati a un pubblico più giovane.
in realtà, il suo primo romanzo per bambini/ragazzi, è del 1996, ed è l'ultramegacicciofamosissimo storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, che io lessi più o meno in quegli anni e che è stato, insieme a il piccolo principe e quando hitler rubò il coniglio rosa, uno dei miei "romanzi per bambini" preferiti.
la storia del gatto zorba e della gabbianella fortunata è stata - ed è - un successone mondiale, come si è detto, e la cosa è stata - ed è - ampiamente meritata: zorba sopratutto, è uno di quei personaggi che ti rimangono dentro anche dopo anni e anni. è un tranquillo micione di casa che improvvisamente si trova a dover promettere a una povera gabbiana morente (per via del petrolio che l'ha completamente ricoperta), di prendersi cura del suo uovo e di insegnare al suo piccolo a volare, quando sarà tempo.
nonostante le oggettive difficoltà - come farebbe mai un gatto a insegnare a un pulcino di gabbiano a volare? - zorba mantiene le promesse, e tra lui e la gabbianella, nasce un'amicizia vera, profonda, che supera le differenze tra i due animali, va oltre gli istinti - un gatto è un predatore e un pulcino è la sua preda perfetta - e, da lealtà e rispetto della parola data, si trasforma in affetto sincero.
sedici anni e quattordici pubblicazioni dopo, nel 2012 arriva in italia storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, di cui taaanto tempo fa avevo parlato qui. altro successone e questa volta dopo solo un anno arriva storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, forse quello che ho apprezzato meno tra tutti i libri della serie storia di qualcuno che fa qualcosa. protagonista della storia è una lumachina che cerca risposte ad alcune domande che nessun altra lumaca si è mai neanche posta: perché le lumache non hanno ciascuna il proprio nome? perché vivono tutte nello stesso posto? perché non provano a esplorare il resto del mondo? la lumachina ribelle decide così di partire da sola per trovare tutte le verità di cui ha bisogno, ma durante il suo viaggio non troverà solo le risposte che cercava, ma scoprirà anche una tremenda minaccia che grava su tutte le sue compagne.
solo chi, accanto a lei, accetta di allontanarsi per una volta dal comodo e sicuro "si è sempre fatto così", riesce a salvarsi.
se gli altri due titoli erano stati entrambi (e sarà la stessa cosa per quello successivo, che è quello che di cui in origine volevo parlare, ma mi sono dilungata tanto, scusate) sull'amicizia tra razze diverse, sull'affetto che supera ogni difficoltà e se ne frega dei luoghi comuni e degli stupidi commentuncoli degli altri (cose che dovrebbero essere insegnate e spiegate per bene nelle scuole, anche in modo più esplicito se così le nostre piccole promesse del futuro non riescono a capirlo e ci riempiono i giornali di ragazzini suicidi stanchi di farsi bullare), questo invece invita a riflettere principalmente su sé stessi, sulla propria storia, sulle proprie abilità, caratteristiche, capacità; insegna a capire la propria unicità e a saper contare sulle proprie qualità. una versione un po' più romanzata del più spiccio un pesce si sentirà sempre un idiota se lo valutiamo in base alla sua capacità di andare in bicicletta.

di tutti i libri che avevo ricevuto per il claccaday, l'ultimo che mi mancava da leggere era proprio storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. ho avuto seriamente paura ad affrontare questo romanzo perché ero certa che mi avrebbe commossa oltre ogni limite imposto dalla decenza (parrebbe che se alla soglia dei trenta ti metti a piangere per qualche film con hugh grant, la società ti comprenderà, perdonerà la tua debolezza e ti confiderà peraltro che no, non sei sola. se ti commuovi per un libro per bambini *leggere le ultime tre parole con aria di disprezzo e poi tornare a sfogliare eva tremila* che parla di un cagnetto e di un ragazzino, beh, sei davvero inqualificabile).


ammetto una cosa prima di cominciare: le tanto temute lacrime non sono giunte e per un motivo ben preciso, e cioè che qui non si gioca sul sentimentalismo spiccio. non avrei potuto essere più grata a nessuno se non a sepúlveda per aver descritto in modo tanto bello e reale la bellezza del legame tra un cane e un ragazzo, senza scadere in melensaggini.

la storia del cucciolo inizia sulla neve, quando cade dalla borsa dell'uomo che lo sta portando chissà dove e rischia di morire congelato. era un cucciolo amato dagli uomini, che dicevano sarebbe diventato un bel cane, ma sulla neve, un cucciolo senza mamma non ha possibilità di sopravvivere.
viene salvato dal giaguaro e cresciuto fino al momento in cui la sua mamma adottiva non lo riporta tra i mapuche, tra la gente della terra. qui, il cucciolo salvato dal giaguaro, viene accolto come un dono tra i tanti doni della terra, e cresce accanto al suo fratellino umano, un cucciolo anche lui, di nome aukamañ - condor libero. al cucciolo che ha dimostrato lealtà a monwen, la vita, non ha ceduto al comodo invito di lakonn, la morte, [...] si chiamerà aufman, che [...] significa leale e fedele.
la vita con i mapuche e con aukamañ è quanto di meglio potesse sperare un cucciolo sperduto sulla neve: aufman vive proprio come se fosse il fratello di aukamañ, è amato e coccolato dai mapuche, un popolo gentile che sa che la natura si rallegra per la loro presenza, e l'unica cosa che chiede è che i suoi portenti vengano nominati con belle parole, con amore.
purtroppo, si sa come vanno le cose. si sa chi è più forte tra gli uomini che vivono in armonia con la natura e quelli che sanno solo contare i soldi nelle loro tasche, e per i mapuche, come per aufman, le cose non saranno per nulla facili...

illustrazioni di simona mulazzani

non voglio spoilerare il resto della storia, perché merita davvero una lettura. è un libro che consiglierei a tutti, ma proprio tutti, senza prestare troppa attenzione alla dicitura età consigliata.
dicevo, mancano le melensaggini, ma tutta la vicenda ha il tono delle antiche leggende, delle storie che i vecchi anziani raccontano ai bambini che sanno ancora emozionarsi per le parole. ha l'aria del racconto attorno al fuoco, la poesia della favola della buonanotte, la forza degli insegnamenti che sanno dare solo gli eroi con le loro gesta, il loro coraggio e il loro immenso amore.
per me è diventato subito un librettino prezioso, uno di quelli che va dritto dritto tra i miei tesori, quelle cose da cui non potrei più separarmi.

mercoledì 17 febbraio 2016

17 febbraio ~ giornata mondiale del gatto

quale miglior giorno per festeggiare il ritorno di uno dei gatti a fumetti che ho amato di più?
è tornato macanudo! ed è tornato da novembre, anche se io l'ho scoperto solo adesso... meglio tardi che mai, no? e con macanudo torna anche fellini, l'adorabile, geniale e saggio gattino amico di enriqueta, e io sono felicissima e non vedo l'ora di poter avere il nuovo volume tra le mani.


intanto vi copio il messaggio della nuova casa editrice di macanudo, la nuova frontiera, che mi ha risposto per chiarirmi i dubbi circa questa nuova edizione:
Ciao Claudia, siamo felici di poterti dare una buona notizia! quello che abbiamo pubblicato è Macanudo 6 e presto pubblicheremo anche gli altri! Seguici, sulla nostra pagina fb troverai via via tutti gli aggiornamenti relativi alle nostre uscite. ciao e buona giornata


per chi non conoscesse ancora macanudo, la bellissima, poetica, profonda, divertente, surreale, geniale raccolta di strisce di liniers, vi invito a leggere alcuni vecchi post qui, qui e qui.

e a proposito di gatti, oggi, si diceva, è la giornata mondiale del gatto. io, che sono una frana con questo tipo di celebrazioni, me ne sono ricordata praticamente solo oggi quando ho visto fb intasato di vignette e foto. però qualche tempo fa sono riuscita a scrivere un post più ricco in tempo. lo trovate qui e, ovviamente, parla di gatti a fumetti.
ma perché la giornata mondiale del gatto proprio oggi? e sopratutto, perché non è segnata in rosso sul calendario? alla prima domanda risponde wikipedia:
La Festa Nazionale del Gatto ricorre il 17 febbraio ed è nata nel 1990.
La giornalista gattofila Claudia Angeletti propose un referendum tra i lettori della rivista "Tuttogatto" per stabilire il giorno da dedicare a questi animali.
La proposta vincitrice fu quella della signora Oriella Del Col che così motivò la sua idea nel proporre questa data che racchiude molteplici significati:

  • febbraio è il mese del segno zodiacale dell'Acquario, ossia degli spiriti liberi ed anticonformisti come quelli dei gatti che non amano sentirsi oppressi da troppe regole.
  • tra i detti popolari febbraio veniva definito “il mese dei gatti e delle streghe” collegando in tal modo gatti e magia
  • il numero 17, nella nostra tradizione è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura, stessa fama che, in tempi passati, è stata riservata al gatto
  • la sinistra fama del 17 è determinata dall'anagramma del numero romano che da XVII si trasforma in “VIXI” ovvero “sono vissuto”, di conseguenza “sono morto”. Non così per il gatto che, per leggenda, può affermare di essere vissuto vantando la possibilità di altre vite.
  • il 17 diventa quindi “1 vita per 7 volte”!

sulla seconda non ne ho idea.
regalate un po' di coccole, grattini e tonno extra ai vostri gatti oggi! o approfittate per prendere finalmente in considerazione l'idea di adottarne uno, salvandolo dalla strada o prendendolo dai rifugi o dai volontari che si occupano di randagetti e animali poco fortunati.

e per la gioia di grandi e piccini, un saluto anche da camilla in versione coniglietto!

martedì 16 febbraio 2016

nimona

nimona di noelle stevenson è un fumetto bellissimo, una di quelle letture rare, che riesce a coniugare in modo perfetto aspetti lontanissimi tra loro, nello stile grafico e in quello narrativo, e che - a mio modestissimo avviso - fa proprio di questo il suo punto di forza.
ambientata in un universo che più che medievale si potrebbe definire un background da rpg molto poco attento ai dettagli, la storia di nimona di svolge tra magia e tecnologia, tra cavalieri, draghi, giostre e computer, film di zombie e videochiamate in stile skype.


il regno - viene semplicemente definito così - è gestito e regolato dall'ente, una sorta di organizzazione politica a capo di cavalieri e altra brava gente contro i cattivi.
e il più cattivo di tutti è ballistrer cuorenero, nemico giurato del più grande e coraggioso cavaliere, sir ambrosius lombidoro.
la loro rivalità risale al periodo della loro giovinezza, quando, ancora compagni, i due si sfidano in una giostra e lombidoro viene disarcionato. invidioso e incapace di accettare la sconfitta, colpisce a tradimento ballistrer, facendogli perdere un braccio e - sopratutto - la possibilità di diventare un vero cavaliere. cosa rimane da fare a un uomo senza un braccio e dal cuore gonfio di rimorso e sofferenza per il tradimento dell'amico? cosa fare se non si può più essere il miglior cavaliere del regno? ovviamente, bisogna diventarne il peggior nemico.
e come dice nimona all'inizio della storia, tutti i veri cattivi hanno una spalla, e lei, capace di assumere le sembianze di qualsiasi animale, è la spalla perfetta per il più cattivo dei cattivi.

le regole per scrivere un fantasy ci sono tutte. ma noelle stevenson fa qualcosa che va oltre: scrive, e disegna, una storia che svela quello che c'è dietro i ruoli, una storia - come recita la quarta di copertina - in cui non sempre le cose sono come sembrano.
e sopratutto crea un personaggio difficile da dimenticare, una ragazza-mostro che può diventare qualsiasi cosa desideri, in qualsiasi momento e senza fatica. chi non vorrebbe un potere simile? nimona è senza freni, una vera e propria furia, capace di uccidere come se non fosse altro che un gioco, e lo è in fondo, con dei poteri come i suoi. ma anche lei nasconde qualcosa che la rende ben diversa dall'invincibile creatura che sembrerebbe a prima vista.
nimona è in fondo solo una ragazzina, un'adolescente con la fissa per i capelli da punk e un bisogno d'affetto che, come qualsiasi adolescente, non sa come chiedere.
è una ragazzina convinta di non poter fare altro che spaventare, ferire, distruggere, forse perché è stata spaventata, ferita e distrutta a sua volta. nimona è la miglior descrizione del concetto di adolescenza che potessi trovare in un romanzo (che sia disegnato o scritto che importa?) per ragazzi. e chissà se alla fine capirà che quello che cercava l'ha ottenuto proprio dalla persona meno probabile tra tutte. nimona in fondo è una ragazzina ribelle, e si sa che le ragazzine ribelli non amano raccontare troppo di sé.


se la trama e il messaggio tra le righe sono assolutamente impeccabili, anche i disegni di noelle stevenson meritano qualche riga: lo stile, che a prima vista si definirebbe semplice e cartoonoso, è in realtà molto definito, ricco di particolari, che non significa sempre inutili barocchismi.
un tratto sicuro, personalissimo, molto espressivo, accompagnato da un uso dei colori e delle luci molto consapevole, in grado cioè, di rendere al meglio le atmosfere e gli ambienti. personalmente amo guardare i disegni di chi sa usare una matita in questo modo, chi sa creare personaggi che nonostante la pesante stilizzazione sanno essere così veri: due puntini per gli occhi e qualche linea per i tratti del viso riescono a dar voce ad animi complessi, alle emozioni più forti e disparate.

insomma, me ne sono innamorata durante la lettura, mi sono divertita e mi sono commossa, e ancora sono certa di avere tra le mani quello che sarà uno dei migliori graphic novel dell'anno.
leggetelo, assolutamente!

martedì 9 febbraio 2016

la fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte

ammetto fin da subito che la prima cosa che mi ha fatto avvicinare al libro è stata la copertina. so benissimo che, da lettrice consumata, le copertine sono spesso e volentieri specchietti per le allodole, ti attirano, ti seducono e poi puntualmente ti costringono ad abbandonare il libro perché ti aspettavi qualcosa di meglio.
però qui c'era un gatto. un gatto su un vecchietto.
e io sono fin troppo cuoricino di panna quando si parla di vecchietti e gatti. non vi dico se poi accanto al vecchietto e al gatto c'è un adesivo con la scritta -25%.


la fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte, ovviamente, non ha proprio niente di fantastico. ed è fantastica per questo. no, non sto facendo giochini di parole da due soldi, giuro che è davvero così. ora vi spiego per benino.

il signor frank derrick, la mattina del suo ottantunesimo compleanno, viene investito dal camioncino del lattaio, un catorcio che grazie a dio non superava i dieci chilometri orari, e del quale comunque il conducente riesce a perderne il controllo.
uno quando compie ottantun'anni si aspetta regali strambi, certo, ma di certo non un camioncino addosso. e invece. ma, è il pensiero quello che conta, basta prenderla con filosofia.
dopo qualche giorno in ospedale, e un insopportabile questionario per verificare le sue condizioni mentali, frank può tornare a casa. come il dovere gli impone, declina la proposta della figlia, che dall'inghilterra si è trasferita in america e vive lì da tempo, di andare da lui a dargli assistenza fin che non toglierà tutte le ingessature, ma non riesce a impedirle di assumere un'infermiera a domicilio che l'assisterà per i prossimi tre mesi, un'ora a settimana.
convinto di dover affrontare un'antipatica despotica brutta e insopportabile infermierona che gli scombussoli la vita e lo tratti come un vecchio demente, frank cerca di dare il peggio di sé durante la prima visita di kelly, la sua infermiera.
ma qualcosa non va secondo i suoi piani - le cose non vanno mai come ce le aspettiamo, frank, dovresti saperlo bene alla tua veneranda età - e scoprirà che in realtà kelly è un'adorabile, gentile e premurosa bella ragazza. certo che frank non se ne innamora, ma per un vecchio che vive solo, che divide le sue giornate tra la tv e le spese inutili al negozio dell'usato, senza più moglie, con una figlia in un altro continente, un amico affetto da sclerosi che vive in una casa di cura, e la sola compagnia del suo gatto bibì - non particolarmente sensibile ai suoi problemi oltretutto - kelly diventa la cosa migliore che potesse accadergli.
la presenza della ragazza lo aiuta a recuperare i suoi ricordi, di sheila, la moglie defunta da tempo, di sua figlia beth quando era bambina, e i suoi sogni, quello ad esempio, di costruire un cinema nel capanno in giardino, abbandonato proprio quando si era ritrovato senza più nessuno accanto.

j.b. morrison dipinge un personaggio tanto realisticamente banale quanto indimenticabile: frank è appassionato di cinema, riceve migliaia di depliant sul controllo della demenza senile, sui montascale per disabili, sui bambini del terzo mondo e i cagnolini abbandonati. ha un rapporto con i soldi che oscilla tra l'idilliaco e il terrificante, ovvero: non riesce per nulla a gestirli e li sperpera senza farci troppo caso in soprammobili inutili - tutti comprati al negozietto dell'usato - e cibo in scatola o altre schifezze.
frank è un vecchietto come tanti, senza nulla di speciale a parte un inconsapevole senso dell'umorismo grazie al quale riesce ad andare avanti in una vita piena di nulla. forse è un po' rimbambito, forse ha trovato il segreto della felicità. di certo, grazie alla penna che lo racconta, la sua esistenza ordinaria, costellata di sporadiche follie dal sapore infantile, diventa davvero fantastica.
la sua storia così simile a tante altre, così comune, banale, si trasforma in un monito forse abusato, di sicuro mai ascoltato abbastanza: ogni vita, ogni storia è straordinaria fantastica. basta solo guardare le cose nel modo giusto e non abbattersi mai.

magari la fantastica storia eccetera non sarà il libro più bello che leggerete nella vostra vita, anzi non lo sarà di certo, ma io credo che una lettura la meriti. ed esiste anche un seguito della storia - un ottantaduenne, un gatto e una fantastica vacanza - per cui non preoccupatevi troppo se vi affezionate ai personaggi del romanzo!

domenica 7 febbraio 2016

un sacco di roba scritta senza neanche una figura: sconsigliata la lettura a chi soffre di deficit di attenzione o cerca informazioni su manga.

da quando scrivo qui, mi è capitato un sacco di volte di parlare con la gente che passa a leggermi, spesso con altri blogger, sempre comunque con qualcuno con cui condivido passioni e interessi. è sempre stato piacevole conoscere, anche solo virtualmente, persone così, e le chiacchierate su libri e fumetti mi hanno sempre entusiasmata e fatto passare momenti piacevoli (e vivere situazioni imbarazzanti, come quando ho sbagliato autobus perché parlavo con mel-chan di fumetti e mi sono ritrovata in una parte della città che quasi non conoscevo).
in questi giorni mi sono confrontata con tre persone che non conoscevo e che continuo a non conoscere, visto che non so nulla di loro a parte quello che hanno detto su me e su quello che faccio, non si sono presentate, hanno preteso di conoscere me senza spendere mezza parola che giustificasse l'autorità di scrivere quello che hanno scritto che, come vedrete, non è esattamente un delicato e cordiale parere).
il motivo per cui mi hanno scritto è stato il sondaggio in cui chiedevo se secondo voi era sensato affiliarsi a patreon, il sito di crowdfunding ideato proprio per chi crea contenuti online.
a parte i primi entusiasti, spesso accompagnati da messaggi che spiegavano il perché della scelta di sostenermi, ho ricevuto un sacco di no, tutti ovviamente non giustificati. ho chiesto quindi, nel mio post precedente, di spiegare il perché del no, non per delegittimarne la validità, ma per capire in cosa stavo sbagliando a proporre questa cosa e se c'erano suggerimenti migliori. sono una persona aperta al dialogo io.
dicevo: mi hanno risposto tre persone. e devo ammettere che ho trovato molto irritanti, se non offensive (no ok: molto offensive e cafone), le motivazioni che ho letto. magari, come ha sottolineato uno di questi, è perché sono bugiarda (riferito alla mia espressione attacco trollante, ho usato l'espressione troll perché visto il tono dei messaggi, pensavo che la loro finalità fosse farmi innervosire, non credevo possibile fosse proprio una reale mancanza di tatto) e viziata (perché non ho accettato di sentirmi dire che quello che faccio non è un lavoro, non sono nessuno e scrivo cose inutili. immagino che invece siano cose che renderebbero felici chiunque, sono proprio incontentabile io!)
ma, dato che non mi ritengo né l'una né l'altra, ho cercato di sbollire la rabbia (sono molto permalosa, sì) e di scrivere per bene un po' di cose che servono a chiarire a tutti quanti, sia chi mi legge da tempo, a chi lurka, a chi commenta, a chi magari passerà qui per la prima volta tra un mese, cosa è claccalegge, chi sono io e cosa penso del lavoro che c'è dietro a un blog.

sarà una roba lunga e più complicata dei riassuntini che secondo questa gente io scrivo di solito, quindi armatevi di pazienza e di un'aspirina, credo proprio che come vi siate presi la briga di  provare a umiliarmi, possiate adesso sforzarvi di leggere.

cosa è claccalegge?
claccalegge è un blog di recensioni, o, come suggerisce il sottotitolo, di consigli di lettura (non richiesti).
non è un blog sui manga, ancor meno non è un blog sugli shoujo manga. non è un blog in cui troverete mai materiale illegale come scansioni tradotte di roba inedita in questo paese, sui quali gli autori non vedono un centesimo, né riassunti di roba inedita (per cui vale lo stesso discorso, anche se va fatta un'eccezione per i capitoli inediti di nana di cui ho parlato parecchio tempo fa, lo ammetto) né altro.
spiego meglio il sottotitolo, parola per parola, così magari è più chiaro:
cosa intendo per consigli: io, per mezzo dell'autorità autoconferitami nel momento in cui ho deciso di aprire un blog e spendere ore della mia vita a scrivere di cose, vi informo circa la roba che leggo e vi suggerisco se è valida o meno, magari evitandovi di acquistare qualcosa che si è poi rivelata una delusione, o facendovi scoprire qualcosa di interessante che non avreste conosciuto altrimenti. non posso parlare di tutto per svariate ragioni, che ora vi elencherò:
1) non è detto che mi interessi tutto. so che ci sono titoli che vanno alla grande tra i lettori di manga, come l'attacco dei giganti, che io reputo un'immane cagata alla quale non dedicherei più dei dieci minuti che mi ha già fatto sprecare, neanche se mi ritrovassi in una stanza vuota con nient'altro da leggere. o robe come la cosiddetta letteratura young adult, che mi fa venire i brividi di solito già dai titoli, per non parlare delle copertine. o come i thriller, gli horror, eccetera. quello che non mi piace, non mi interessa, non mi incuriosisce, semplicemente non lo leggo e quindi non ne parlo.
2) nessuno mi regala la roba da leggere, e a quanto pare, in italia non è legittimo nemmeno proporre un qualche tipo di finanziamento da parte dei lettori del blog che si cura (sì, è sarcasmo), e quindi non posso neanche lontanamente immaginare di spendere sia pure un euro per una roba che non mi interessa per poi parlarne qui e farvi passare qualche minuto di relax, come, a quanto pare, questo blog riesce esclusivamente a fare.
3) non avrei il tempo di scrivere tutto quello che ritengo un interessante argomento di discussione, sia perché ho anche una vita, degli impegni, eccetera (incredibile ma vero), sia perché non credo proprio che se iniziassi a parlare di libri di antropologia mi seguireste. già, perché a quanto pare purtroppo da qui passa quella fetta di gente che si dice amante del fumetto, ma legge solo manga e crede per questo di avere una cultura in merito, snobba tutto il resto del blog e si permette persino di criticare quello che faccio. se non fosse penoso, mi metterei a ridere.
mi rimprovero di non essere riuscita a selezionare meglio il mio pubblico.

tu non sei una persona famosa, perché dovrei ritenere valide tue opinioni?
partiamo dal principio che non capisco quale rapporto causale dovrebbe unire l'essere famoso con avere delle opinioni valide. comunque, no, non sono famosa, non ho pubblicato libri, non sponsorizzo prodotti e non sono mai stata intervistata da barbara d'urso. grazie a dio.
sono una persona comune che ha dalla sua circa mezzo secolo di letture sulle spalle: libri, fumetti, depliant, etichette dello shampoo eccetera. amo leggere da sempre, l'ho sempre fatto, e ho deciso di creare un angolo in cui parlare di quello che mi piace, possibilmente con gente che invece di chiedermi il curriculum, si interessa degli argomenti trattati, o ha poi magari voglia di chiacchierare con me del più e del meno, oltre che di libri e fumetti.
non c'è un motivo oggettivo per ritenere valide le mie opinioni. nessuno ve lo chiede, mai detto che quello che io penso sia fondamentale, sacrosanto, inconfutabile. è solo quello che penso.
ora, ho da anni, diciamo da quando ho un computer e una connessione a internet, l'abitudine di leggere i commenti sui libri letti dalla gente comune, quella non famosa, quella non pagata da autori ed editori per parlare di libri. trovo che sia il modo più veritiero ed attendibile per sapere se una cosa mi piacerà o se sto buttando i miei soldi in un malloppo di carta che occuperà solo spazio inutile nelle mie già troppo affollate librerie.
come faccio però, visto che non conosco queste persone, a capire se posso fidarmi della loro opinione? molto semplicemente, cerco di capire cosa ne pensano su cose che già conosco: se qualcuno mi consiglia un libro e poi mi dice che twilight è il libro più bello che abbia mai letto (giuro che mi è successo davvero di trovare questa cosa su twilight), so già che io e quella persona molto probabilmente non condividiamo gli stessi gusti e quindi non avrebbe senso fidarmi delle sue opinioni. (sì, lo ammetto, ho letto twilight)
ci sono persone che non ho mai incontrato, non sono neanche sicura di sapere quali siano i loro nomi reali, ma delle quali mi fido quasi ciecamente quando si tratta di fumetti: per fare un esempio, è da almeno il 2005 che seguo yue lung, prima su un forum e ora sul blog, e sono certa che se lui scrive che una cosa è un capolavoro, io devo leggerla. anche se non credo neanche lui sia stato mai da barbara d'urso, o abbia scritto un libro, o altro.
comunque il giorno che finisco su canale cinque vi faccio sapere, tranquilli.

questa devo copiarla così come mi è arrivata, è davvero troppo offensiva persino per una snob del cazzo come me: tu invece stai casa, magari in pigiama, e riassumi le tue letture : ti rendi conti di quanto tu per prima sei stata indelicata nei confronti di chi veramente lavora?
carissima, meno male che non volevi offendermi, altrimenti chissà che veniva fuori. ho già risposto per e-mail a questa cosa, ma credo sia necessario riportare tutto anche qui.
questo è quello che ho scritto a proposito di questa elegante e appropriata uscita circa il mio stare in pigiama ed essere indelicata verso chi lavora davvero (lo scrivo perché so già che adesso apriti cielo, come osi pubblicare le mie mail. oso oso):
non credo però che tu o chiunque altro possa venirmi a fare prediche sulla questione lavoro, per il semplice fatto che, a esclusione delle persone che mi sono vicine, delle mie vicende lavorative non ne siete a conoscenza in molti. non so chi ti abbia detto che passo la giornata in pigiama davanti al pc o che non so cosa voglia dire lavorare, da soli o per conto di altri. mi sa che invece di un profilo cazzeggione in cui ho scritto che non faccio un cazzo tutto il giorno (a quanto pare la gente ci crede, non sei stata la sola a dirmi che non lavoro, sei solo stata più gentile di altri nell'usare le parole giuste per esprimere il concetto), dovevo mettere il mio curriculum, con tanto di esperienze lavorative, titoli di studio, altri certificati eccetera. così magari sembravo più seria e professionale... però voglio rivelarti che ho vissuto entrambe le situazioni, ho lavorato per altri, alzandomi dal letto all'orario prestabilito, con qualsiasi tempo, andando a lavoro con la febbre, prendendo i mezzi eccetera; e ho lavorato da sola, senza ordini, vero, ma prendendomi le responsabilità di tutto, senza orari (che significa lavorare anche 16 ore al giorno senza certezza di vedere un soldo) e investendo di tasca mia. incredibile, vero? so benissimo cosa significa lavorare, e so meglio di molti altri cosa significa provare a farlo in una città con il più alto tasso di disoccupazione d'italia, in condizioni - che in quanto molto personali non sto neanche a spiegarti - che rendono praticamente impossibile trovare lavoro qui e che rendono terribilmente difficile cercarlo altrove. non credo di aver offeso nessuno tra quelli che la mattina si alza e sa che ha la fortuna di avere un posto dove andare a lavorare perché ho chiesto "ehi, mi aiuteresti a finanziare il mio blog?". se tu pensi che l'abbia fatto, non riesco a capire su quali basi hai fondato la tua idea. non ho mai parlato di "diritto ad essere pagata". non è un diritto, lo so bene. non ho estorto pagamenti a nessuno, quindi non userei quelle parole. scrivere un blog non è un lavoro perché non è pagato, questo sì. solo per questo. richiede impegno, costanza, organizzazione, un briciolo di conoscenze sul tema trattato (anche qui, non ho intenzione di ammorbarti raccontandoti da quanti anni è che studio i fumetti, parlo con gli autori, leggo pubblicazioni in merito eccetera, non credo ti interessi). non ho un capo che mi ordina di fare le cose e lavoro a casa, come fanno tanti altri che hanno deciso di lavorare in modo indipendente (o sono stati costretti a farlo, come faccio io, fuori da questo blog). bisogna offrire qualcosa di competitivo, già, ed è quello che cerco di fare, dando quello che gli altri non danno, cioè un parere che non è vincolato dal dover vendere o meno un dato prodotto. lo fa altra gente? ovvio. ma non chiedo a chi non ama quello che scrivo e come lo scrivo di seguirmi, tanto meno di sostenermi.

e ancora: Tu invece lo hai scritto nel profilo che non fai niente... hai proprio scritto che non fai "un ca**o tutto il giorno", allora io chi pago? Ah sì, un'altra cosa molto importante è che non dai proprio spazio ai manga famosi, per esempio Naruto o L'attacco dei titani, e allora uno capisce che non stai nel giro e non sei esperta [...]
(quella che non "mi paga" perché non faccio un cazzo tutto il giorno è spettacolare. se dicessi che invece passo tutta la giornata a lavorare, che fa? mi stipendia? o sono scema io, o è tanto per offendere - e qui si torna alla mia scelta circa la parola trollare)
quanto ai manga famosi, risponderò tra poco. idem per la mia esperienza, e per quello che penso riguardo a chi legge e conosce solo manga.

scrivere un blog non è un lavoro.
questa l'hanno detta tutti e tre.
ho scritto che questo non è un lavoro perché non è pagato, dal punto di vista legale è - anche - il compenso che definisce qualcosa lavoro.
chi mi conosce sa quanto io ritenga importanti le parole. onde evitare ancora incomprensioni con queste persone (le quali peraltro non hanno certo specificato la loro occupazione, anche se sono stati così precisi nell'immaginare e descrivere la mia), vi ricopio la definizione della parola lavoro secondo niente di meno che treccani:
In senso lato, qualsiasi esplicazione di energia volta a un fine determinato. In senso più ristretto, attività umana rivolta alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale.
quindi, nella nostra fantastica lingua, il lavoro è una forma di attività umana - e direi che rientro nella specie - rivolta a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale - ovvero questo blog, per chi, ovviamente, lo legge. a rigor di logica, quindi, quello che un blogger fa, è un lavoro.
o meglio, potrebbe esserlo, se ci guadagnassi qualcosa. diciamo che lo è per la prima - sporca - metà della definizione.
credo proprio che nessuno di chi mi ha scritto che quello che faccio è fare i riassuntini delle mie letture, abbia idea di cosa significhi gestire un blog, immagino anche la faciloneria del sappiamo farlo tutti. bene, fatelo.
l'impegno è di almeno tre post a settimana. niente copincolla, eh. buona fortuna, poi mi dite tra qualche anno come è andata.
passiamo all'altro, divertentissimo punto.

Non conosco la tua formazione, ci credo che hai studiato ma, perdonami, questo non emerge in quello che scrivi, che è più che altro una sintesi della trama. Ho provato a indovinare che studi hai fatto leggendo i tuoi post, ma non si capisce (liceo? classico? artistico? delle scienze umane? università?) perché non c'è nessun cenno specialistico. E, dal momento che non compari in nessuna pubblicazione ufficiale, è confermato quello che emerge dal blog : sei una dilettante con il dono di una scrittura molto piacevole, ma senza riferimenti, senza approfondimenti, per quanto piacevoli da leggere le tue restano le opinioni di pinco pallino.
dilettante.
pinco pallino.
dico, meno male che non dovevi offendere, eh.
giusto per chiarire a chi magari questo blog l'ha letto sul serio e sta ancora chiedendosi perché questa signora qui dice di leggere solo riassunti della trama: lei legge solo i post sui manga. perché i graphic novel non le interessano. quindi non ha mai letto gli altri post di questo blog, a parte i commenti randomici su shoujo eccetera.
ma sta a criticare. e pesantemente. cioè, io devo leggere di essere pinco pallino dilettante, e non offendermi.
carissima: se tu leggi solo manga, è un problema tuo, e mi dispiace. ti limiti e ti privi di cose molto più interessanti. chi legge solo manga e poi viene da me a chiedermi conto e ragione della mia formazione, del perché io penso di poter parlare di fumetti, di libri, di tutto, mi turba tanto che non so mai se ridere o provare pena.
io sono una che non ci tiene a sbrodolare titoli, che se fa la snob di solito vuole far ridere e basta, che scrive profili simpatici nel tentativo di dar di me un'immagine tipo cristo compagnone (non so se hai mai sentito parlare di dogma. ti aiuto: non è un manga)
allora, io-leggo-solo-manga, siccome le varie offese velate da tono cordiale, il tuo non presentarti ma pretendere da me giustificazioni, la tua arroganza nel dire persino che la tua conoscenza dell'argomento si esaurisce ai manga, mentre pretendi da me competenze nere su bianco, mi hanno urtata oltremodo, credo proprio sia arrivato il momento di chiarire cosa mi da modo di parlare di fumetti qui, e di offendermi per il tuo atteggiamento.
allora, visto che ci tenete tanto, sbrodoliamo pure: mi sono diplomata in uno dei migliori licei classici italiani, in uno dei suoi corsi migliori e ho avuto la fortuna di avere insegnanti più che validi, i migliori che potessi avere, che mi hanno dato moltissimo, non solo come alunna, ma come persona. e ho avuto l'onore di avere la stima di queste persone per tutto il tempo in cui ho frequentato la scuola, e di mantenerla viva ancora adesso.
ho studiato letteratura (italiana, latina, greca, francese e inglese) e letto forse poco (un paio di migliaia di libri, più o meno, da quando ho imparato a leggere), di certo quanto basta per capire che non è mai il cosa di racconta, ma il come si racconta.
non sono una critica letteraria, certo, ma cerco sempre al meglio delle mie capacità di spiegare quello che fa di un romanzo, di un racconto, di una poesia, di qualsiasi narrazione qualcosa di bello e necessario e lo distingue dall'immane banalità del "di cosa parla?"
ho frequentato l'accademia di belle arti, ad indirizzo grafica, cosa che se non mi ha dato molte possibilità lavorative, mi ha insegnato a guardare le immagini in un modo che solo dopo anni di storia dell'arte, teoria della percezione, estetica, grafica d'arte, grafica pubblicitaria, grafica editoriale, filosofia dell'arte, fotografia, pittura, decorazione, eccetera eccetera, potevano darmi.
ho studiato fotografia in accademia e fuori, sia dal punto di vista storico, che pratico. ho studiato le tecniche di disegno, di realizzazione pratica di un fumetto. so cosa c'è dietro un fumetto, conosco quello che riguarda la sua creazione, so leggere oltre i dialoghi.
di un immagine riesco ad apprezzarne composizione, stile, tecnica, messaggio, colore, luce, tutto.
c'ho messo una decina d'anni a capire cosa vuol dire comunicare tramite le immagini, ho sviscerato la cosa da ogni punto di vista possibile, e ho cercato di applicare tutto quello che ho imparato al linguaggio del fumetto. che ritengo un'arte. e faccio tutto questo ancora e ancora e ancora, con l'umiltà (solo in questo posso sentirmi umile) di chi sa di avere ancora tanto da imparare e la gioia di chi ha tanto da scoprire.
ritengo il fumetto un' arte e non mi sognerei leggere quell'enorme cagata de l'attacco dei giganti (lo cito di nuovo, visto che pare essere la più grave delle mie mancanze) perché hollywood ha capito che abbastanza gente pagherebbe per vederne una trasposizione cinematografica, cosa che non mi stupisce, visto che quella schifezza da analfabeti che è cinquanta sfumature di grigio ha fatto record di vendita. chi deve vendere, sa su cosa puntare.
gli idioti sono ovunque, io cerco sempre di non farne parte.

non so a che titolo invece la gente passi il tempo a mandare e-mail piene di insulti e tentativi di umiliazione simili, ma credo che non serva alcuna competenza specifica in merito.

fai i riassuntini, non c'è nulla di più interessante nel tuo blog.
tutti e tre quelli che mi hanno scritto in questi giorni, mandando il mio fegato a spappolarsi come se avessi bevuto un'intera bottiglia di vodka, leggono di claccalegge, solo ed esclusivamente i post sui manga. in particolare sugli shoujo manga. ero certa che chi aveva votato no, o almeno una parte di questi, erano persone che non seguivano il blog, che magari erano passate per caso, erano rimaste due minuti e poi avevano spuntato quella casellina giusto per il gusto di farlo. ecco perché ho chiesto delucidazioni. non è che mi sbagliassi poi più di tanto.
adesso è giunto il momento di scoprire un altro altarino: a me gli shoujo piacciono, ne compro tanti e ne leggo tanti.
ma non li ritengo più che simpatiche minchiate per passare il tempo. non riuscirei neanche volendo a tirarci fuori più di quello che scrivo, per il semplice fatto che non c'è altro! sono simpatici, divertenti passatempi. fine.
mi piace leggere shoujo, mi piace commentarli, o meglio commentarne la storia e le situazioni spesso implausibili che ne vengono fuori. mi diverte da morire, come suppongo si divertano le vecchiette in coda alla posta che parlano tra loro dell'ultima puntata de il segreto.
quando mi capita di suggerire fumetti a chi di solito non legge fumetti, non suggerisco mai manga. perché ritengo che pochissimi tra i miei titoli, forse due su un centinaio e passa, siano così belli da essere suggeriti. in compenso, riempio la vittima di borse piene di graphic novel.
se cercate recensioni più articolate, leggete quelle.
tutto qui.
se volete leggere altro qui, basta guardare la cronologia dei post. ci sono le interviste e le anteprime di cui lamentavate l'assenza. ma non riguardano autori giapponesi.
ci sono le recensioni approfondite, ma non riguardano quasi mai i manga.
ripeto per chiarezza: se cercate un blog che parla di manga, avete sbagliato posto. qui si parla di fumetti, anche di manga. ma ogni cosa viene trattata per quello che è: dei capolavori, ne parlo come meritano, ovvero dopo giorni e giorni in cui leggo, rileggo, rimugino, guardo e riguardo le tavole, per poi cercare di rendere giustizia a tutto quello che quella lettura mi ha trasmesso. delle minchiatine che mi fanno fangirlare, scrivo commentini e amen, giusto per dire se secondo me la serie merita di essere continuata o no. quasi sempre infatti questi commenti sono tutti accorpati in un solo post-macedonia. so di essere onesta fino allo sfinimento, anche quando dico questa cosa non vale niente ma mi piace un sacco o quando ammetto di non capire e non riuscire ad apprezzare quello che è considerato indispensabile.

eppure, a una semplice domanda come sosterresti questo blog, che evidentemente segui e leggi, con una cifra irrisoria al mese?, mi sono beccata email in cui, riassumendo, si legge che: non lavoro, anzi, non faccio un cazzo tutto il giorno, non ho le competenze per scrivere di fumetti, sono una dilettante, un pinco pallino, una che passa il tempo in pigiama a pretendere soldi per non far altro che riassumere trame.
complimenti alle vostre capacità di critica.
su tutto questo non intendo esprimere altri giudizi, ma ritengo opportuno parlarne apertamente proprio in questo spazio che è stato tanto screditato, dando anche ad altri la possibilità di leggere una piccola parte di quello che mi sono sorbita io (ho tralasciato il peggio) e di farsi un'idea in merito.

e ancora, giusto perché voglio che si capisca cosa arriva a scrivere una persona che dichiara di non voler offendere: approfittando della pioggia ho letto qualche post che avevo saltato : non ci siamo. Titolo del manga / fumetto + 3 -5 righe di quanto lo volevi / lo hai aspettato / lo hai cercato + 10-15 righe di riassunto + 5-8 righe di commento tipo bambina del catechismo che ringrazia Gesù per la bella giornata passata con mamma e papà.
non credo ci sia altro da dire, se non che ho sempre pensato, e tu hai confermato, che la cattiveria è sempre sinonimo di piccolezza, intellettuale, morale e culturale. e infatti poco dopo:
My little pony : è questo il livello della tua preparazione e formazione? Un cartone da bambini?
sì, mia cara. un cartone animato pensato per bambini. una roba che mentre fa divertire i bambini, insegna tanto su quei valori morali che molti disconoscono: l'amicizia, il valore della sincerità, la gentilezza, la generosità eccetera. ma non è catechismo. my little pony ha un umorismo geniale, brillante, mai vuoto o cafone, quello che solo chi è abbastanza intelligente da saper andare oltre l'etichetta per bambini sa cogliere. talmente brillante che mezzo mondo si è reso conto del valore di mlp, i fan hanno l'età media di 35 anni (statistiche parlano), un prodotto qualitativamente tanto alto da essere diventato, perché lo merita, un vero e proprio cult. molto più di naruto o l'attacco dei giganti. peccato non sia un manga, altrimenti potevi leggerlo anche tu.
di certo, non è adatto a chi passa il tempo a mandare a sconosciuto mail piene di insulti. tra parentesi, ti suggerirei di provare a leggere un bel po' dei cosiddetti libri per bambini, sono così belli e profondi che potrebbero aiutarti a farti diventare una persona migliore. ma non credo tu sia arrivata a leggere fino a qui.
E devono piacerti proprio, visto che ho dovuto scavare per trovare post su un altro argomento.
ti aiuto: sette post su my little pony, compresi quelli di annunci. su un totale di 629 post, con questo. mi sa che non sai nemmeno scavare. comunque sì, mi piacciono da morire.
per concludere in totale eleganza: Se pensi che i tuoi "articoli" siano buoni, non hai idea di cosa sia un articolo di critica e soprattutto non migliorerai mai, ma continuerai a crogiolarti in una mediocrità che per te è eccellenza e a elemosinare un euro online.
ti prego: fammi leggere i tuoi articoli eccellenti, mostrami la grandiosità del tuo lavoro, stupiscimi con la profondità della tua capacità di comunicazione. sempre che il tuo massimo non sia quello che hai mostrato fino ad adesso, ma ho la vaga sensazione che a parte insultare la gente tu non faccia molto altro. credo proprio che tu non ne sia capace, altrimenti avresti già mostrato cosa sei in grado di fare. d'altronde, non capisco come una mente tanto raffinata e una persona così matura (ha tenuto a specificare di avere più di 30 anni, quindi non penso neanche che tutta questa rabbia sia data dallo squilibrio ormonale tipico dell'adolescenza, che se non giustifica, almeno rende comprensibile tanto schifo) debba perdere tempo a leggere qualcosa che ritiene inutile, di poco valore, scritto male e di addirittura commentarci sopra.
credo di aver perso il mio tempo con qualcuno che ti tempo da perdere ne ha parecchio.

dopo tutto questo, che l'unico nome che posso dargli è schifo totale, stamattina ho letto un commento bellissimo. da una persona che, come me e come tanti altri, invece di vomitare merda di nascosto tramite email, ci mette la faccia, parla delle sue idee, delle sue passioni, si espone, si fa conoscere, è una persona reale, con cui puoi parlare tutti i giorni, in qualsiasi momento - intendo dire che ha un blog, lo puoi trovare e mandargli una mail o scrivergli un commento (dei tre di prima non so nulla, non hanno detto tu fai schifo io so fare questo invece. no, solo la prima parte). quello che ha scritto orlando mi avrebbe già fatto un immenso piacere a prescindere, dopo tutto questo casino degli ultimi giorni poi, mi ha davvero fatta commuovere. per cui ho deciso di inserire alcune righe del suo commento qui, un po' per scusarmi con i miei lettori se ho dato tanto spazio a certe cose (perdono, ma quando ci vuole, ci vuole. a me non piace mangiare merda e poi dire grazie era tutto fantastico): Tu hai un blog sempre aggiornato, pieno di articoli a loro volta pieni di passione! Colgo l'occasione per dire pubblicamente l'ammirazione e la stima che ho verso il tuo blog (che ha uno dei "sottotitli più belli e VERI dell'intera blogosfera! ^____^) e sappi che non commento mai solo perché... 99,999 volte su 100 non conosco (ancora) le opere di cui parli! Hai una conoscenza e una cultura in fatto di manga in primis e di un sacco di altri argomenti a dir poco ciclopica; hai cominciato pochi anni fa quasi con timidezza e ora hai una facilità - e felicità - di scrittura a dir poco ottima e invidiabile! Francamente, non credo che ci sia chi non apprezza e stima il tuo lavoro, e se qualche d'uno/a c'è, credo che parli solo per invidia! (Io, per esempio, ti invidio. Non in senso malevolo, però!).
grazie orlando, non hai idea di quanto tu mi abbia tirata su di morale. ho citato la tua frase perché penso che tu non sia il solo ad apprezzare quello che faccio. o almeno credo che la gente normale, senza particolari turbe psicologiche e complessi di inferiorità, segua qualcosa o qualcuno perché lo ritiene interessante, e credo che fino a ora, tutti hanno seguito questo blog perché lo trovano interessante, non perché fa schifo (vi prego, spiegatemela sta cosa, io non la capisco).
(ho cambiato il colore perché non avevo voglia di associarti neanche visivamente a tutto il resto)

io ci credo in claccalegge. ci credo in questo blog, in quello che faccio. ci metto tutta me stessa in quello che scrivo, quando è il caso ci passo anche la notte a scrivere, perché credo che sia bellissimo condividere una passione, parlare di quello che fa cultura, perché nel mio piccolo ho voluto creare un angolo in cui la meschinità, la volgarità, l'ignoranza che riempie internet possa per un attimo essere dimenticata.
lo faccio a modo mio, senza l'aiuto di nessuno, con quelle che di certo sono le mie limitazioni, ma che altrettanto certamente non sono le cattiverie che ho dovuto sorbirmi.
in claccalegge non ci crede nessun editore, nessuno mi manda fumetti o libri per farmeli recensire.
in claccalegge ci credono pochissimi autori, che hanno accettato di farsi intervistare o che - raramente - mi hanno chiesto di parlare in anteprima dei loro fumetti, e che ringrazio tantissimo, sempre.
in claccalegge ci credono tutti quelli che almeno una volta hanno letto un libro o un fumetto o visto un film perché ne hanno prima letto qui. e poi gli è anche piaciuto magari. e magari mi hanno scritto per raccontarmelo.
claccalegge è un blog piccolo, scritto da una sola persona, a cui raramente ha collaborato qualcuno, assolutamente personale, che non ha l'arroganza di essere una testata giornalistica sul mondo dei fumetti e della letteratura. claccalegge mi richiede un sacco di impegno, di costanza, di organizzazione. non chiedevo molto indietro, cercavo di capire se tutto questo valesse se non pochi spicci, almeno il buon gusto del silenzio.
un'amica mi ha detto è l'italia: se scrivessi in un altro paese avresti molta più considerazione. io ne sono più che sicura. perché in italia ci si indigna se una persona che scrive un blog considera questa cosa lavoro, perché in italia non si è capito ancora bene che quello che trovate su internet è creato da gente che ha faticato per ottenere un risultato e che non ha chiaro in testa il valore del suo lavoro, unico motivo per cui potete ancora rubare foto, contenuti, film, canzoni, unico motivo per cui lasciano (lasciamo) che tutto ciò che è loro sia continuamente sminuito dai furbini che vogliono tutto e tutto gratis, senza dire neanche grazie, e magari arrogandosi poi il diritto, inesistente, di giudicare, aggredire e offendere.
ma siccome so che questo blog merita molto di meglio, che io merito molto di meglio, molto più della merda che è uscita fuori con un semplice sondaggio, molto più delle mail sgrammaticate e ortograficamente abominevoli che ho ricevuto, continuerò a scrivere per me stessa principalmente, per chi fino ad ora ha apprezzato - e di sicuro stiamo parlando di più di tre persone - per quelli che ho sempre ringraziato e continuo a ringraziare.
chi cerca altro rispetto a quello che si fa qui, chiuda pagina e vada altrove.

ps. questa è la risposta definitiva. a tutti gli insulti, quelli futuri compresi. sappiate che le vostre eventuali mail da ora in poi finiranno nello spam, che i commenti saranno cancellati eccetera. e no, non è paura del confronto. è schifo della vostra cafonaggine.

venerdì 5 febbraio 2016

liselotte e la foresta delle streghe 1

vi capita mai di passare giornate a fare mille cose e poi arrivare a sera con la sensazione di non essere riusciti a combinare nulla?
beh, ultimamente la mia vita va esattamente così.
l'unica cosa di cui posso essere veramente fiera è che sono finalmente riuscita a ordinare il forno per la ceramica (non so se ricordate che qualche tempo fa avevo iniziato a decorare tazze e affini) così finalmente tra circa un mesetto dovrei tornare a essere operativa e un po' meno disoccupata...
il resto del tempo l'ho passato a guardare film (io e mamma abbiamo fatto fuori tutta la serie di harry potter, e ci sono piaciuti tantissimo! io avevo letto tutti i libri ai tempi, ma i film non li avevo mai visti) e leggere libri (ho finito i romanzi della trilogia originale di star wars, consigliatissimi ai fan della serie, adesso mi sono buttata su la fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte, ve ne parlerò appena lo finisco), più altra fuffa con la quale non intendo annoiarvi.

negli ultimi giorni però ho letto pochissimi fumetti, giusto il terzo numero di shooting star lens, che mi ha fatto decidere di droppare la serie (vi giuro, il primo mi era piaciuto, il secondo così così... il terzo non sono nemmeno riuscita a capire bene cosa succede esattamente...) e il primo volume di liselotte e la foresta delle streghe, che invece mi è piaciuto tantissimo e che staziona da giorni sulla mia scrivania in attesa di questo post.

di questo titolo ne avevo sentito parlare da tanto, forse da quando era iniziata la pubblicazione in giappone, e ho sempre desiderato poterlo leggere. quindi, in barba al fatto che sia bloccato - per il momento, si spera - al quinti volumetto, ho deciso di provarlo ugualmente. e non me ne sono per nulla pentita. è ovvio che quando un autore piace, si comincia a leggere un suo nuovo lavoro con uno stato d'animo abbastanza positivo, ma natsuki takaya per quello che mi riguarda - sopratutto dopo il canto delle stelle, furuba è così bello che non fa testo - è una garanzia.


a differenza dei due titoli sopracitati, liselotte si inserisce a pieno titolo nel filone fantasy, anche se l'atmosfera di sfiga che colpisce la protagonista senza alcuna pietà né rispetto delle statistiche tipica della takaya è sempre quella.
infatti la nostra protagonista, liselotte appunto, a quanto pare è una nobile decaduta, senza più nulla e nessuno se non i suoi due fedeli servitori, art e anna, due giovanissimi - sono poco più che bambini - gemellini. ha deciso di stabilirsi in una casetta vicina alla foresta, una foresta che a quanto pare è abitata dalle streghe. e proprio quando liselotte si trova in difficoltà per colpa di una di loro, viene in suo aiuto un giovane bellissimo e misterioso, engetsu, che sembra quasi conoscere già liselotte, anche se non si sono mai incontrati prima...
per quanto ci sia tantissima voglia di sapere come andrà da adesso in poi la nuova vita di liselotte, quello che davvero mette curiosità è il suo passato: cosa le è successo? perché è stata allontanata dalla sua vita? chi è la persona che somiglia a engetsu?
in definitiva un primo volume davvero coinvolgente, ben strutturato, che fa partire la storia alla grande e - come sempre con la takaya - fa innamorare dei personaggi.
ho tantissima voglia di leggere il prossimo volumetto!

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ps. ci tenevo a ringraziare tutti quelli che hanno votato al sondaggio senza aver lasciato un commento o scritto un messaggio per giustificare il loro voto (sì, sono sarcastica. il grazie sincero va a chi mi ha scritto e ha discusso con me di questa cosa, ve ne sono davvero grata e mi fa un sacco di piacere ogni volta chiacchierare con voi! ), che così è perfettamente inutile, perché la sola cosa che mi arriva è che vi sto sulle palle e che questo blog vi interessa davvero poco, situazione poco veritiera perché se avete perso tempo a votare, vuol dire che un minimo mi seguite, quindi non può trattarsi semplicemente di questo.
vorrei capire il perché dei vostri voti, non perché non li ritengo legittimi, ma perché un semplice no non mi aiuta a capire cosa pensate (il blog non è interessante? gli articoli non sono utili? pensate che sia inutile pagare per quello che si può comunque avere gratis? non vi importa finanziare proprio questo blog, ma altri sì? finanziereste se ci fosse qualcosa in più? ed eventualmente cosa? scrivere un blog non è considerabile lavoro?) né cosa potrei fare altrimenti.
ormai è ovvio che non proverò neppure a finanziare il mio lavoro - eh beh sì, è un lavoro questo. non paragonabile a quello in fabbrica, certo, ma c'è un certo impegno dietro tutto questo - in questo modo e che probabilmente cercherò altre vie, però mi piacerebbe capire, ecco.

lunedì 1 febbraio 2016

risenfall 1

da qualche giorno risenfall è finalmente tra le mie mani, non vi dico quanto ero contenta quando è arrivato il pacchetto! erano mesi che aspettavo questo momento, e come saprete, ho creduto tantissimo in liana (qui trovate l'intervista che mi ha regalato qualche tempo fa) e ho cercato di fare tutto il possibile nel mio piccolo perché risenfall potesse diventare realtà.


il progetto ha visto la luce grazie al crowfunding, all'impegno dell'autrice e al sostegno di chi ha finanziato la campagna e ha contribuito a pubblicizzarlo sui social.
adesso, sulla copertina di risenfall, trovate il logo di shockdom, che, dopo aver rifiutato di pubblicarlo, visto il successo su kickstarter, ha pensato bene di accaparrarsi i diritti (non conosco benissimo le dinamiche, ma liana mi ha detto di non aver potuto fare altrimenti, quindi non le do colpa di questo). certo è che l'atteggiamento di questo editore non mi è piaciuto per niente, anzi, l'ho trovato a dir poco meschino e mi ha infastidita moltissimo: non è esattamente così che funziona fare l'editore. se non credi a un progetto e lo lasci sviluppare come autoproduzione, poi non ci ripensi quando capisci di aver sbagliato e che invece potevi guadagnarci, non è bello nei confronti di chi ha deciso di sostenere quella cosa.
ma in ogni caso, a parte quello che io penso dell'editore e del suo comportamento, sono contenta che liana recchione riesca ad avere così più visibilità.
perché il suo lavoro merita, e merita davvero tantissimo!

risenfall è ambientato in gran bretagna, in un'epoca vittoriana che differisce dalla nostra per la presenza dei fomori - esseri soprannaturali pericolosi per gli uomini - e gli helwyr - i cacciatori di spiriti, una sorta di polizia segreta al servizio della regina che opera proprio contro i fomori.
a indagare sulla strana, misteriosa e atroce morte di due giovani fidanzati in un paesino del galles, sono proprio due helwyr, rein a. risenfall e fray h. graymist.
il caso si fa subito molto complicato, quello che secondo le notizie ufficiali è stato presentato come un doppio suicidio potrebbe in realtà essere un efferato omicidio, e mentre la polizia non ha trovato nessuno da accusare, il paese intero è scatenato contro la signorina luna heartly, una ragazza che nonostante la giovane età è considerata una strega a tutti gli effetti, e che pare coinvolta nel caso anche se lei stessa non ha nessun ricordo di quanto successo.


questo primo volume da un lato ci catapulta senza preavviso in un mondo misterioso, dove il soprannaturale la fa da padrone, dall'altro introduce i personaggi della vicenda che dovranno, nel prossimo (nei prossimi?) volumi rivelarci il loro passato e gli aspetti più oscuri del loro presente: l'infanzia di risenfall, segnata da un evento drammatico, e i suoi incubi (nonché qualcosa di davvero strano che riguarda i suoi occhi), la vera natura di miss heartly e - cosa che mi incuriosisce tantissimo - i segreti che nasconde graymist.
oltre, ovviamente, la verità che si cela dietro l'assassinio dei due giovani in galles.
insomma, un inizio davvero appassionante, che oltre a una trama ben strutturata che non lascia cadere il ritmo neanche per mezza pagina, i disegni e i colori di liana sono fantastici.
e poi c'è pascal, che è un gattone morbido, peloso e dispettoso.
che volete di più?
se non avete partecipato al crowdfunding, andare a recuperarlo in fumetteria o cliccando qui!
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