venerdì 24 giugno 2016

La casa di Paco Roca

Esistono cose di cui diamo per scontato l'esistenza: le vediamo, le sentiamo, le usiamo, le viviamo, eppure spesso non ci fermiamo abbastanza a riflettere su cosa esse siano e quale significato portino con sé.
Ad esempio la casa. quella in cui avete vissuto da bambini o in cui magari vivete ancora oggi. Quella casa c'era già, probabilmente, quando siete nati. C'è sempre stata, è un punto fermo della vostra vita, qualcosa che non potete immaginare come in divenire. Esiste, è così: immutabile e sicura.


Paco Roca, l'autore spagnolo che ha realizzato Rughe (di cui abbiamo parlato qui), è andato oltre, ha superato il limite della sua personale memoria, è andato indietro nel tempo, nei ricordi e nella storia, ha guardato alla sua infanzia con gli occhi dell'adulto. Utilizzando il fumetto come veicolo per canalizzare ed elaborare il lutto di suo padre, ne La casa ha confermato la padronanza di uno stile unico, pregno di crudo realismo e di un lirismo squisito, che porta il lettore a dover far i conti con emozioni e con riflessioni sempre diverse su cose che, come dicevo prima, si danno per certe.


Lo stile affermato di Paco Roca è subito riconoscibile dalla prima tavola: una gabbia di dodici vignette rigorosamente mute, lapidarie, da cui non si può far altro che rendersi conto di come un uomo anziano, nell'atto di uscire di casa, abbia un giramento di testa e, chiudendo la porta, ci mette di fronte al primo dilemma: quella porta verrà più aperta? E da chi?
L'uomo in questione è Antonio Amparo, sopraffatto dalla malattia, che pur non essendo il vero protagonista delle vicende, ci verrà presentato in maniera piuttosto chiara dalle reminiscenze e dai discorsi dei sui tre figli, Vicente, José e Carla, che si ritrovano, a distanza di un anno dalla morte del padre, a riaprire la casa rimasta chiusa per sistemarla e trovarle un compratore.

Potrei anche fermarmi qui, le informazioni che lasciano intuire verso cosa si va incontro ci sono tutte. Eppure ritengo necessario analizzare tre aspetti fondamentali che emergono in maniera piuttosto forte: la casa e il suo significato, gli accenni sociologici sulla Spagna post-guerra e l'ineluttabile scorrere del tempo.

La casa, quella casa, è stata il sogno di Antonio, il sogno di un uomo che ha sempre lavorato, che da una condizione di povertà, dopo aver racimolato qualche risparmio, prova ad emergere emulando quanto più possibile quello che era stato il suo capo, spinto dall'idea che quell'uomo avesse della famiglia e del possedere un posto in cui riunirla per godersela quando fosse invecchiato. Il suo è un sogno da patriarca, un sogno simbolo di riscatto sociale. Questo è il motivo per cui Antonio mette anima e corpo nella costruzione della casa coinvolgendo i suoi piccoli figli e concentrando tutti i suoi sforzi a migliorarla costantemente ora con un muro di cinta, poi con un orto curato, infine con una pergola (posto in cui immaginava di condividere i suoi pasti col resto della famiglia). Si tratta proprio di un progetto in continuo divenire e, ogni volta si presentasse l'occasione di fare qualcosa di più, Antonio risultava esserne entusiasta, mai instancabile.


Come precedentemente accennato, la vicenda è raccontata dai suoi figli che, riunitisi presso la casa, con l'idea di rimetterla a nuovo quanto basti per poterla vendere, si ritrovano però a fare i conti con ricordi vividi del padre, a capire cose cui non avevano dato alcun peso negli anni addietro, a capire chi fosse veramente il padre e cosa volesse, a risolvere questioni e attriti personali che si sono accumulati tra di loro. Per questo José pianterà dei meloni e proporrà la ricostruzione della pergola; per questo Vicente si assicurerà di sistemare bene la facciata; per questo Carla (e a turno un po' tutti) nutrirà qualche ritrosia a voler vendere, confortata solo dall'idea di un introito economico. A prescindere da ciò ognuno riuscirà a fare pace con sé stesso, ricordando qualche momento felice vissuto lì, rievocando il padre e chiarendo, anche se non in maniera molto esplicita, come Antonio avesse affrontato la morte.

Altri sono anche i significati che la casa riveste in questa opera: essa sarà un luogo ameno, sarà collante, sarà scrigno, sarà il posto in cui tutti gli oggetti desueti e scomodi della famiglia saranno sistemati.
- e cosa ne farete di tutte queste cose che ci sono in casa?
- non ci avevo pensato......immagino che butteremo tutto.
- magari riusciamo a toglierle quest'aria di abbandono e le troviamo un compratore.
- è un peccato... tuo padre teneva tutto così in ordine.
Da questi due scambi di battute è possibile percepire quale siano le differenze generazionali tra un padre dedito alla famiglia e dei figli che non vedono l'ora di spiccare il volo, condurre vite separate, ognuno secondo i propri interessi e - sicuramente - molto lontani da quelli del padre. La cosa paradossale è che, in qualche modo, la generazione dei nipoti sembra essere spinta ad avvicinarsi più alla visione del nonno che a quella dei propri genitori. Ne costituisce un esempio proprio il figlio di Vicente, nipote di Antonio, che vorrebbe tornare a vivere nella casa in pianta stabile, sorridendo al ricordo del nonno che chiede il suo piccolo aiuto per raccogliere del rosmarino profumato per la nonna.
- ma per questo bisognerebbe venirci spesso. hai visto come si è ridotta in un anno
- io ci verrei
- lo dici adesso. tra un po' inizierai a uscire con gli amici [...] e non vorrai venirci
- a me piace stare qui.
Dal punto di vista sociologico, in questo fumetto viene presentato uno spaccato della situazione spagnola dagli anni '40 ai giorni nostri, periodo che ha visto gente impoverirsi a dismisura, fino a patire la fame, poi riuscire a riemergere e - ricordando quello che è stato - ricostruire una vita degna, mettendo a frutto tutto ciò che era possibile riuscire a racimolare, fino ad arrivare alla tanto agognata "villetta", simbolo di prestigio e di benessere. Non importava avere i soldi per un progetto finito, ma si investiva e si continuava a costruire negli anni, soprattutto in un momento storico in cui sanare un immobile abusivo era più conveniente che non possederne alcuno. Viene anche presentata una generazione che vuole discostarsi da tutto ciò, che vuole di più, che crede sia normale volere di più. Viene presentata una Spagna che mostra i suoi cambiamenti più viscerali espressi dalle personalità distinte e separate di ogni singolo protagonista.

Perché, infine, accennare allo scorrere del tempo? In qualche modo, Paco Roca ha consolidato il suo stile e, sia in Rughe che in La casa questo concetto è espresso in maniera dura e cruda. Temi come la vecchiaia, la malattia e la morte ne sono proprio l'emblema: il tempo scorre inesorabile e, a prescindere da tutto, le cose cambiano, non c'è per niente immutabilità. Sebbene nell'incipit de La casa sembri che tutto si sia fermato al giorno della morte di Antonio, come se quell'abitazione aspettasse il ritorno del suo padrone, l'intervento dei suoi figli hanno rimesso in moto tutto, confermando in maniera netta quanto inesorabile sia, appunto, lo scorrere del tempo, sia l'importanza che tutto ciò riveste per l'autore.


Personalmente ritengo questo fumetto un vero e proprio capolavoro lirico e grafico, forte a tal punto da non poterci impedire di stare lì ad arrovellarci sul senso della vita, sul passato e, perché no, anche sul futuro.

Buona lettura, ve lo consiglio.

R.

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