venerdì 19 giugno 2015

Tre ombre

A quanto pare la richiesta spassionata di una recensione, da parte mia, si è rivelata una vera e propria trappola: clacca in versione cerbera ringhia gaudente "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate", chiudendomi dietro la porta.
Volente o nolente, mi si vedrà un po' di più rispetto all'unica apparizione preventivata! Ahimé!


Questa volta vi parlerò di Tre ombre del francese Cyril Pedrosa e distribuito da Edizioni BD.

Cosa accade quando la propria vita viene sconvolta in maniera drastica da una catastrofe? Quali sono i sentimenti, le emozioni che predominano? Rabbia e delusione o, piuttosto, sconforto e tristezza? Questo graphic novel in bianco e nero ci pone davanti a tutto ciò: Luois, Lise ed il piccolo Joachim vivono in una valle tra le colline, in una terra che, come un'isola, si mostra benevola e pacifica, così come liete e felici sono le loro vite. Il focolare domestico è il fulcro della loro serenità, offrendo sicurezza dalla tempesta, dall'esterno e dagli eventi, che sembrano lontani, tanto lontani da lì. Joachim passa le sue giornate mangiando, giocando e dando una mano al padre nei lavori quotidiani al campo, lanciando spessissimo in aria la sua risata cristallina e innocente.

Ma una sera, quando il piccolo si trova già a letto, fanno capolino in lontananza tre ombre, immobili, quasi fossero alberi. La serenità di quel loro mondo comincia a vacillare ed i due adulti si rendono conto che, di giorno in giorno, quelle figure si fanno più vicine: cominciano a nascere, nei loro cuori, timori e domande inespresse, per paura di riceverne risposte. Il clima comincia a farsi sempre più teso e Lise decide, senza il consenso del marito, di rivolgersi ad una vecchia chiromante tuttofare di loro conoscenza, la quale la mette in guardia sulle tre ombre e la avverte del fatto che loro sono lì per il piccolo Joachim. La collera di Louis sale, al ritorno della moglie e dopo aver saputo dove si fosse recata, conscio del fatto che non avrebbe voluto sapere il parere di quella vecchia pazza, forse anche solo per non dover ammettere che lei avesse ragione e che, in fondo, lui non poteva far nulla.
Esasperato dalla situazione e, non volendosi arrendere al destino che si presentava in questa strana maniera, Louis decide di prendere con sé il piccolo Joachim e di intraprendere una fuga disperata, attraversando il paese ed il fiume, sperando così di seminare questi tre cavalieri oscuri. È qui che tutto comincia a farsi sempre più concitato: l'ansia del fuggire e dell'essere inseguiti si mischiano con l'aria pressante e vicende che gettano un po' di luce attorno a queste tre figure misteriose. Il fitto degli alberi e l'ambientazione in ombra, per un attimo si dirada e questo basta a capire che, in qualche modo, l'intento sembra funzionare e degli inseguitori non c'è traccia. Giungono così sulle sponde del grande fiume, decisi oramai a gettarsi in una traversata su un battello e raggiungere così i nonni sulla sponda opposta. L'idea che lì, dai nonni, Joachim potesse essere al sicuro, dà la forza necessaria al padre a far di tutto pur di imbarcarsi e partire quanto prima, così da mettere, si spera, una parola fine alla vicenda.
Sbrigate le faccende lì, in mezzo alla calca e alla folla, riescono dunque a salire sul battello e....

...beh, a voi scoprirlo, non vorrei sciorinare altro e spoilerare troppo.

Ciò che invece mi preme aggiungere è l'impressione che la storia, i personaggi e i disegni mi hanno dato e, devo dire, che non è poco.
Intanto devo ammettere che mentre leggevo mi rendevo conto che non fossero i dialoghi a narrarmi la storia, né a darmi alcun tipo di emozione forte, stavano lì, sembravano più un riempimento, un dire e non dire, un "accennare a" e subito cambiare discorso. Si sta tutto il tempo col fiato sospeso nell'attesa di capire chi siano le tre ombre e come andrà finire quel viaggio e, quando lo si scoprirà, beh, tutto sembrerà riacquistare senso.

I disegni conferiscono il ritmo alla lettura e danno significato al mondo emotivo dei personaggi. Si noterà come nella prima vignetta in alto, le linee siano molto morbide, ampie, che lasciano respirare (sembra quasi diano spessore al luogo ameno e alla serenità idilliache dei due personaggi disegnati), con una preponderanza marcata di spazio bianco.

Bene, queste, durante la storia, subiranno un altalenante cambiamento dando più spazio a tratteggi più duri, dove il nero la fa da padrone e che incalzano il lettore a sentire l'ansia densa di chi non sa cosa aspettarsi. Ci sarà un continuo climax ascendente e discendente, quasi a simulare un respiro rumoroso ad immagini, il che conferirà al tutto un movimento piuttosto concitato.

Per quanto riguarda il resto, si avvertirà sicuramente l'impronta fatalistica del racconto, si noteranno diversi riferimenti al destino, mischiato ad una connotazione magico - rivelatoria, e citazioni a figure che sono presenti sia nei culti latini sia in quelli greci.

È senza dubbio un'opera allegorica nel vero senso della parola e, a volte, ho avuto l'impressione che lo fosse in maniera eccessiva, tanto da appesantire un po' la lettura e costringere a fare dei passi indietro per vedere se ci si è persi qualcosa o meno. Nonostante ciò, ritengo che, nella sua forma d'allegoria della perdita e del non poter cambiare il destino, sia un titolo piuttosto valido. E poi, non ci posso far nulla, a me il modo in cui disegna Pedrosa piace, tanto.

Spero di non avervi annoiato troppo, in caso ci penserà clacca stessa a bacchettarmi, mentre una delle tre teste fuma e l'altra mangia. Ah, cerbera, cerbera che non sei altro!

R.

1 commento:

  1. finalmente anche io ho letto tre ombre. la cosa più strana di questo libro è, post lettura, il modo in cui mi ha attirato: non conoscevo l'autore e non sapevo nulla della storia, ma dovevo leggerlo.
    c'avevo azzeccato.
    come dice ryv nella sua recensione, tre ombre è una lunga metafora sulla difficoltà di accettare il destino, quando il destino si rivela crudele, fin troppo crudele.
    la rabbia cresce fino a trasformare l'animo di chi la nutre, tramuta in mostri e conduce alla perdizione; l'amore sfocia nell'apprensione e l'apprensione nella follia, per paura di perdere chi si ama si è disposti a chiuderlo in una prigione buia...
    ma non si può giocare a lungo con il fato, quello che deve essere sarà.
    è dolceamaro il finale, fatto di malinconica tenerezza e di una gioia nata dalle ceneri del dolore. eppure insegna qualcosa di fondamentale sulla più grande prova che si può essere costretti ad affrontare.

    si sarà capito che ho amato questa storia? l'ho amata moltissimo. mi ha scossa e mi ha commossa, ha riportato alla mente (e ancora più al cuore) giorni di rabbia, di lotta e di rassegnazione, giorni di malinconica consapevolezza che si può sempre, ancora, donare amore e gioia a chi condivide il nostro presente.

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