giovedì 22 agosto 2013

kafka sulla spiaggia

kafka sulla spiaggia è un romanzo che apre una finestra sul mondo fantastico e foriero di meraviglie e interrogativi creato da haruki murakami.
un mondo che si lascia intravedere in ogni suo romanzo e che però non si lascia mai completamente conoscere e comprendere.

*attenzione agli spoiler!* tamura kafka ha deciso che scapperà via da casa il giorno del suo quindicesimo compleanno, per sfuggire a un destino crudele e ineluttabile. nakata è un vecchietto che parla con i gatti ma non sa scrivere né leggere, che viene coinvolto senza volere in un assassinio ed è costretto alla fuga per compiere quello che adesso è il suo scopo.
le loro strade viaggiano parallele sul piano del tempo, arriveranno negli stessi posti senza incontrarsi mai, tutti e due destinati a chiudere un cerchio che tanti anni prima è iniziato con la morte di un giovane e con una canzone misteriosa.

parlare della storia, quando si ha tra le mani un romanzo così, è la cosa più riduttiva e meno utile che si possa fare.
come già succede leggendo altre opere di murakami, anche qui ci si lascia trascinare giù a vortice in un luogo che è questo o forse no, una dimensione parallela in cui le differenze non si vedono ma si percepiscono fortemente. una dimensione in cui ogni cosa va fatta perché così deve essere, e se il destino di due persone che non hanno mai avuto a che fare l'una con l'altra deve intrecciarsi, allora succederà.
kafka sfugge a una profezia di richiamo greco, scagliatagli addosso da un padre senza amore, ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre e tua sorella, due donne di cui il ragazzo non serba neanche un vago ricordo. ma se edipo, incosciente dei propri legami di sangue, si ritrova a uccidere un padre sconosciuto, kafka fugge dalla sua predestinata vittima per accertarsi di non compiere mai quel gesto. eppure, una notte, si ritrova sporco del sangue di qualcuno, senza ricordare nulla di cosa sia successo, e la stessa notte nakata uccide un uomo misterioso, jonny walker che tortura e uccide i gatti, risvegliandosi dallo shock con i vestiti puliti, e sempre la stessa notte, il padre di kafka verrà trovato brutalmente ucciso nella sua abitazione.
cosa è successo? il subconscio di kafka, lontano dal suo corpo e dalla sua memoria, è riuscito, attraverso l'omicidio di jonny walker compiuto da nakata, ad uccidere il padre, facendo così avverare la profezia? il sangue sui vestiti del vecchio si è spostato su quelli del ragazzo? il destino, pur di avverarsi, mette in moto una macchinazione così complicata e astrusa e inspiegabile, senza tenere conto dell'unità spazio-temporale? o si tratta soltanto di strane coincidenze, che si possono leggere come una traslazione di coscienze attraverso diversi scenari e diversi personaggi soltanto a patto di voler a tutti costi vedere una realizzazione dell'infausta profezia?

nakata non è legato a kafka solo dal misterioso e inspiegabile omicidio di un personaggio fittizio di una pubblicità di alcolici, ma riesce a far accadere eventi inspiegabili, avvenimenti come metafore di una canzone. che proprio in una vecchia canzone erano scritte, una canzone che aveva per titolo il nome scelto da un ragazzo che all'epoca non era neanche nato, scritta per un altro ragazzo che sarebbe morto, stupidamente e barbaramente, dopo poco tempo. piovono pesci dal cielo e c'è una misteriosa pietra che apre un'entrata, una pietra della quale non si sa altro se non quello che nakata scopre, man mano che si compie il suo viaggio, come se si trattasse ogni volta di un'epifania senza forma e senza suono dentro la sua testa.
dal momento in cui uccide jonny walker, il vecchio sa, senza chiedersi come e perché, che deve compiere un viaggio. a ogni tappa viene a conoscenza di quella successiva, come in una serie di scatole cinesi, dove per vedere cosa contiene una, bisogna prima aprire quella precedente.

la fuga di kafka e il viaggio di nakata sono entrambi permessi da due personaggi particolari, il primo è il signor oshima, una specie di androgino che accoglie kafka nella biblioteca komura e successivamente in una piccola casa di montagna sperduta nel nulla al limitare di un fitto bosco. non chiede spiegazioni, non interroga, non fa lezioni al giovane scappato da casa, semplicemente offre aiuto e amicizia. allo stesso modo hoshino, un giovane camionista che accetta di dare un passaggio a nakata, non si lascia turbare dalla stranezza del vecchio, neppure quando si rende conto dell'assurdità del modo di viaggiare di nakata, fatto di rivelazioni che oscillano tra il folle e il divino. entrambi influiscono poco sulla vicenda, men che mai provano a far deviare il percorso che il giovane e il vecchio sono in qualche modo costretti a intraprendere, eppure senza di loro sarebbe impossibile la conclusione della vicenda.

vicenda della quale fa parte, e anzi riveste un ruolo centrale, la signora saeki, la proprietaria della biblioteca kamura, del quale kafka si innamora perdutamente nonostante abbia il dubbio, non giustificato da nessun dato certo, che la donna possa essere sua madre. la saeki di oggi è la madre che fa avverare la profezia e la saeki fanciulla è la prima che ha aperto la pietra dell'entrata, che ha cambiato l'ordine delle cose, che è andata in un luogo altro - così come successe a nakata in un particolare episodio della sua infanzia che causò la perdita della memoria e una sorta di deficienza che lo affligge per tutta la vita - e che è tornata, senza potersi rassegnare alla perdita del ragazzo che amava: due metà dello stesso essere divise per sempre dalla crudele stupidità umana.
cosa lega kafka e saeki? sono davvero madre e figlio, o lo diventano soltanto dopo, quando il fantasma di lei, al di là dell'entrata, gli permetterà di bere il suo sangue? o kafka è unsa specie di reincarnazione del suo vecchio amore, del ragazzo ritratto in un dipinto che porta come titolo kafka sulla spiaggia?
e cosa lega kafka alla giovane sakura, incontrata la prima notte sul pullman della fuga, che gli promette di aiutarlo in qualsiasi momento, con la quale giace in un sogno e chiama sorella?
a saeki arriva anche nakata, dopo aver aperto la misteriosa entrata, ed avrà il compito di distruggere la sua storia, quella che lei ha scritto meticolosamente per anni e che adesso diverrà cenere, liberandosi per sempre dal peso degli errori compiuti. entrambi moriranno subito dopo, come se in effetti il loro destino si compisse definitivamente con il loro incontro, entrambi con l'ombra a metà, entrambi ritornati da un altro luogo, entrambi hanno ormai svolto il loro compito nella storia di kafka.

l'ultimo enigma è nel bosco che kafka attraversa, arrivando fino in fondo, in un luogo senza tempo custodito da due giovani soldati, i quali secondo la storia ufficiale dovrebbero essere morti durante la guerra, un paese dove non esiste memoria e che tanto ricorda quello de la fine del mondo e il paese delle meraviglie. lì avviene l'ultimo incontro con lo spirito appena trapassato di saeki e quello sospeso di kafka, lì avviene il misterioso rituale del sangue, lì forse si compie definitivamente il destino di kafka. dopo tutto questo, quando l'entrata è stata chiusa e la profezia compiuta, kafka si addormenterà per svegliarsi in un mondo nuovo.

è un romanzo ermetico e ricco di interrogativi, un racconto in cui il surreale e il veritiero si amalgamo indissolubilmente, tirando in gioco l'ineluttabilità del destino e la forza della scelta, creando una fitta ragnatela di connessioni che sfidano ogni regola mentale e fisica.
ogni cosa è come deve essere.
questo è quanto è più facile descrivere della meraviglia di murakami, un mondo che segue rigide regole fuori dalla logica tradizionale (principio di identità, di non contraddizione, del terzo escluso, causa ed effetto) e che pure si attengono a una linea di eventi inevitabili, storie che cambiano e allargano la struttura della mente e che ci portano in dimensioni fantastiche, distanti da noi appena un soffio ma praticamente inarrivabili.

mercoledì 21 agosto 2013

la storia di una bottega

detesto quando compro un libro con un sacco di aspettative e poi ne rimango delusa. non so se mi sento più la stupida che non ha capito o se è normale che non mi sia piaciuto nonostante in tanti ne abbiano parlato bene.
la storia di una botttega è uno dei libri che ho scoperto su uno dei miei soliti blog-miniere da cui attingo consigli, eppure mi ha lasciata molto delusa dalla lettura, proprio perché prometteva molto bene: siamo alla fine dell'ottocento, e le sorelle lorimer si sono trovate sole e povere dopo la scomparsa improvvisa del padre. non hanno nulla se non i loro attrezzi per la fotografia e così - contrariamente alle aspettative di tutti - decidono di rimanere unite e di cavarsela lavorando come fotografe.
rimarranno accanto a loro gli amici veri che conoscevano da prima di rimanere orfane, e altri ancora sono quelli che conosceranno grazie al loro nuovo lavoro e al nuovo appartamento in cui hanno iniziato a vivere.
sembra incredibilmente affascinante leggere le vicende di quattro giovani donne che decidono di sfidare le convenzioni sociali dell'epoca, eppure...

*attenzione agli spoiler*
buona parte della prima metà del libro consiste in noiose considerazioni su quanto sia fuori luogo e potenzialmente disdicevole la loro scelta di vivere sole e lavorare, su quanto siano povere, su quello che la gente potrebbe dire eccetera.
poi piano piano la vicenda si fa un po' più interessante, ma non va nella direzione sperata, bensì ci si butta sugli immancabili pretendenti e corteggiamenti e alla fine anche i matrimoni. i risvolti più drammatici giungono comunque al lieto fine tranne che per la più giovane e frivola delle sorelle, che cede a un vecchio libertino e alla polmonite che la farà morire giovane, bianca e bellissima.
le due sorelle più spigliate alla fine si ritroveranno felicemente maritate, felicemente mamme e felicemente donne in carriera.
nulla contro l'happy ending romantico, anzi mi piacciono molto, però ho trovato tutto molto... superficiale e noioso. speravo di scoprire qualcosa sul lavoro di fotografo di più di un secolo fa e invece ci sono solo accenni vaghissimi, se non pari a zero, speravo in un rifiuto delle convenzioni più ferreo e deciso, qualche discorso un po' più interessante sull'emancipazione femminile e invece sono più i timori dei giudizi altrui che la gioia di poter essere indipendenti. anche le storie d'amore non hanno nulla di passionale e travolgente da far tremare le ginocchia e accelerare il battito cardiaco, e anche qui queste giovanissime fanciulle vanno all'altare come se fossero vecchiette navigate al loro quarto matrimonio, sposate più per non rimaner sole che per amore.
non che la storia in se non sia affascinante o interessante, ma è narrata con toni talmente piatti che tutto viene reso noioso. mi è dispiaciuto davvero tanto. sono molto indecisa se consigliare o meno questo romanzo, sicuramente verrà apprezzato da chi ama le atmosfere di una volta, ma preferisco un coinvolgimento emotivo maggiore di quello che offre una narratrice onnisciente che sembra quasi disprezzare per prima le sue creature.

martedì 20 agosto 2013

la pittrice di anime

dopo aver letto e apprezzato passione vintage, ho deciso di seguire il consiglio di daniela e di provare a leggere qualche altra cosa di isabel wolff.
la pittrice di anime ha confermato il mio giudizio su questa autrice: è un bel romanzo, uno di quelli che si leggono tutti di un fiato, una storia che anche se in qualche modo si sa come andrà a finire, non si riesce ad abbandonare fino all'ultima pagina.

la protagonista questa volta è, come da titolo, una pittrice, una ritrattista per la precisione, diventata famosa grazie ai suoi dipinti, ritratti in grado di cogliere e mostrare non soltanto l'aspetto dei soggetti ma anche la loro personalità, la loro interiorità. o la loro anima se preferite.
ma si sa, la vita degli artisti non è mai facile, anzi spesso è segnata da eventi crudeli e dolorosi. nel caso di ella si tratta di suo padre, che ha abbandonato lei e sua madre quando lei era bambina, per andare a vivere dall'altra parte del mondo, in australia, con un'altra donna.
nonostante siano passati trent'anni da quella volta, nonostante sua madre abbia un marito ed ella una sorella più piccola di lei, chloe, per ella è sempre un pensiero triste e fisso quello di suo padre, e spesso vive come dei flashback di scene in cui si trova insieme alla sua famiglia al completo, da bambina, scene che la lasciano spesso confusa e spaesata.
se l'inizio della sua carriera di pittrice è stato dettato dalla voglia di non far scomparire dalla sua mente di bambina l'immagine del volto di suo padre, adesso ella dipinge le persone e le loro storie, forse per non pensare alla sua di storia, alla famiglia sgangherata e all'amore che non esiste da troppi anni per lei.
incontra clienti non sempre facili da ritrarre, ognuno con un segreto che verrà alla luce sulla tela di ella, ognuno che lascerà nella giovane donna un bel ricordo... tutti tranne uno, nate, il fidanzato di sua sorella chloe - da poco uscita da una storia con un uomo sposato che le ha distrutto il cuore - un tipo, secondo ella, falso e calcolatore, affatto innamorato di chloe.
ella lo detesta con tutto il cuore ma come può spiegare alla sua finalmente di nuovo felice sorellina il perché di tanto astio senza ferirla di nuovo, adesso che lei sembra di nuovo felice?
così mentre si prepara il matrimonio tra i due, ella dovrà sopportare di ritrarre nate, per la prima volta il suo soggetto sarà qualcuno che giudica davvero insopportabile...

inutile spiegarvi come va avanti la vicenda, vi toglierei il gusto di leggere un bel libro, con qualche colpo di scena davvero inaspettato.
molto belle e spesso toccanti le storie che raccontano i soggetti dei quadri di elle, mi hanno ricordato un po' la vicenda del cappottino azzurro e della vecchietta in passione vintage.
una storia semplice, nulla di sbalorditivo o memorabile, ma di certo una lettura piacevole che rimane impressa in qualche angolino nella testa e nel cuore.

lunedì 19 agosto 2013

arrivare a te 11 e hitsuji no uta 7

l'avevo detto che il numero dieci si concludeva con la promessa di fiumi di sangue? ebbene, in realtà sono lacrime, ma sempre di fiumi si tratta. *attenzione agli spoiler*
l'undicesimo volumetto di arrivare a te ci mette davanti a un momento di infinita tristezza squisitamente nipponica: mezza scuola si sta chiedendo che tipo di sortilegio sawako abbia fatto a kazehaya per convincerlo a stare con lei.
le solite cose da acide stronze adolescenti giapponesi che odiano e disprezzano con un'intensità che solo i colonizzatori spagnoli ai tempi di colombo e delle americhe.
immancabile anche lo scontro finale con kurumi, il boss-stronza, quella a cui sawako, che è la solita idiota, va a dichiarare la propria vittoria ma nulla di personale, anzi, sei stata un'ottima rivale. bah.
personalmente ho trovato davvero carina la scena tra yano e il professore pin, secondo me sono una bella coppia, spero che le cose si sblocchino presto tra loro due, su su.
e immancabilmente si arriva al primo appuntamento, con relative tensioni sul cosa mi metto, batticuori da tachicardia, regalini consegnati in ritardo e tanta tanta tanta tenerezza.
leggere questo manga ogni volta e come mangiare una decina di cucchiaiate di nutella: mette in pace con il mondo e con se stessi!

niente pace invece per i poveri protagonisti di hitsuji no uta. anche se penso di essere stata l'ultima al *state attenti agli spoiler!*
mondo a leggere l'ultimo volumetto,
chizuna è sempre più debole e malata e ci vuole poco perché finisca ricoverata in ospedale. kazuna dal canto suo nonostante stia cercando di vivere in modo normale, viene assalito da attacchi sempre più gravi e incontrollabili, sopratutto alla presenza di yaegashi.
i flashback di chizuna sulla sua infanzia adesso finalmente le permettono di ricordare cosa era successo a sua madre e a lei. per non essere uccisa, chizuna ha ammazzato sua madre, che voleva porre fine alle sofferenze di entrambe. per tutta la vita il padre ha tentato di nascondere la verità alla figlia allora bambina e sotto shock, e così per tutto il tempo chizuna ha dimenticato di essere stata l'assassina sua madre.
dopo aver riscoperto la verità, e nelle condizioni di salute in cui si trova, chizuna piano piano si spegne, morendo infine tra le braccia del fratello.
kazuna si sveglierà da un lungo coma senza ricordare nulla dell'anno passato con la sorella, né della sua malattia, pronto a ricominciare la sua vita da dove aveva intrapreso una svolta così decisiva e drammatica, prima dell'incontro con chizuna.

è tutto così triste, sopratutto per chizuna. il tema del ricordo viene affrontato in maniera orribile sopratutto nella parte finale: il ricordo terribile, celato per tutta la vita, che torna in mente poco prima di morire, e quello cancellato dalla memoria dell'ultima persona che l'ha amata. chizuna è un personaggio bellissimo e drammatico, al confronto del quale kazuna è soltanto un'ombra sbiadita.
adesso che è terminata, posso dire che è stata una bellissima serie per quanto triste e spesso angosciante. recuperatela a qualsiasi costo e speriamo di rivedere kei tome in italia al più presto.

lunedì 12 agosto 2013

agatha raisin e la quiche letale


in vacanza lontano da casa passo un sacco di tempo a leggere. e a scrivere qui. e sopratutto non accatasto i libri da parte per secoli pensando poi li leggo e poi passo sempre ai nuovi acquisti. sarà che i soldi per questo non bastano, o che addormentarsi in un altro letto è più difficile e allora ci vuole un libro che faccia compagnia.

l'ultimo libro che ho finito di leggere e che vi vorrei consigliare è agatha raisin e la quiche letale, che a mia volta ho trovato sul blog della cara leggivendola.
non è che io sia un'appassionata di gialli, cioè, non mi hanno mai messo addosso abbastanza curiosità da dedicarmici. però a una buona recensione su un buon blog non si può dire no, meno che mai a un consiglio ripetuto tante volte.

agatha raisin e la quiche fatale è il primo libro della serie delle indagini di agatha raisin, cinquantenne ex pr che ha deciso di abbandonare la caotica vita londinese e il suo lavoro per potersi godere il cottage dei suoi sogni in un paesino della campagna inglese, nei cotswold.
casette splendide, pace, tranquillità, aria fresca, niente stress, niente falsità da pubblicitari londinesi a caccia di soldi, niente cattiveria. finalmente potrà dedicarsi a se stessa e farsi degli amici.
il paesino dove va a vivere è splendido e poco affollato di turisti, il suo cottage molto bello e ben arredato e le signore sembrano tutte delle persone per bene, molto gentili e cordiali con lei. tutto andrà per il meglio.

ma davvero? la nostalgia comincia non appena mette piede fuori dall'ufficio subito dopo la sua festa di addio e continua a crescere man mano che si allontana da londra, per poi diventare insostenibile una volta arrivata alla sua nuova casa, completamente sola. anche all'unico pub del paese, il leone rosso, è difficile stare a parlare con qualcuno di argomenti che non siano le condizioni del tempo o il lavoro. i primi giorni passano e agatha rimane sola e annoiata. qual'è allora il modo migliore per farsi notare nel villaggio e conquistare le simpatie delle altre donne e poter finalmente iniziare ad avere una vera vita sociale? ma ovviamente partecipare a una gara culinaria! peccato che lei non sappia assolutamente cucinare nulla, e quindi decide di andare a comprare la quiche con la quale parteciperà alla competizione a londra.
niente di male a imbrogliare un po', sopratutto perché non è la vittoria in se che le interessa... peccato che però il giudice viene trovato morto avvelenato subito dopo aver mangiato la sua quiche e così di attenzione su agatha ne ricade ben più di quella sperata.
desiderosa di dimostrare che non si tratta di un incidente come ha stabilito la polizia una volta accertatasi che agatha non sapesse in effetti cucinare nulla, agatha comincia a indagare su chi possa aver fatto fuori il vecchio giudice volendo far passare lei per un'assassina.

un racconto leggero e divertente, anche se è facile capire chi sia il colpevole a volte sono stata un po' sviata dall'autrice e la cosa mi è piaciuta abbastanza, ha reso un po' più giallo questo giallo. agatha è un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi e l'atmosfera di pettegolezzo che aleggia intorno alle signore inglesi mi ha divertita parecchio. ci sono stati dei momenti in cui mi sono davvero messa a sghignazzare.
assolutamente consigliato, non me lo immaginavo proprio un giallo al femminile così, con una protagonista cinquantenne che non sa cucinare, beve gin ed è quantomeno comica e disastrosa negli affari di cuore. ora non vedo l'ora di leggere gli altri romanzi della serie, sperando che mantengano il tono di questo qui!

venerdì 9 agosto 2013

la bambina che salvava i libri

la bambina che salvava i libri è un titolo sbagliato.
a dire il vero doveva essere la bambina che rubava i libri. non so perché gli editori italiani si convincono che un titolo che non c'entra nulla con la storia sia meglio di quello originale soltanto perché suona meglio. più buono forse.
in ogni caso non è questo il punto.

la bambina che salvava i libri è davvero un bel romanzo, uno di quei libri che fanno male e bene allo stesso tempo.
liesel, questo è il nome della bambina del titolo, è una ladra di libri. e incontra la narratrice della storia, la signora morte, per tre volte.
la prima volta succede quando compie il suo primo furto: ha nove anni e ha appena seppellito il suo fratellino insieme a sua mamma. sono dovuti scendere dal treno dove lui è morto, proprio davanti ai suoi occhi. sua mamma li stava conducendo a molching, dalla famiglia che si sarebbe presa cura di loro due, adesso che era scoppiata la guerra e lei non poteva più badare a loro.
proprio dopo aver sepolto il bambino sotto la neve, liesel trova un libretto nero per terra, caduto a uno dei becchini. anche se non sa leggere, sa che non può lasciare il libro lì.
arrivata davanti alla sua nuova casa, nella himmelstrasse, la strada del paradiso, è costretta a dire addio a sua madre e a conoscere i suoi nuovi genitori: rosa e hans hubermann. non sono certo una famigliola da pubblicità: la himmelstrasse è una strada di poveri e gli hubermann non fanno eccezione. rosa è una donna dal carattere di ferro, avara di buone parole e prodiga di insulti e ceffoni. hans, il marito, il nuovo papà di liesel, invece è un uomo buono, dagli occhi d'argento, l'uomo che ogni notte consolerà liesel dai suoi incubi e le insegnerà a leggere.
i giochi di una bambina triste che ha conosciuto il dolore di perdere tutta la sua famiglia nella germania nazista e in guerra, saranno accompagnati da rudy steiner, un ragazzino dai capelli giallo limone, abile ladruncolo e noto come l'imitatore di jesse owen.
quando in casa di liesel arriva max, un giovane ebreo in cerca di un nascondiglio, hans, compagno d'armi del padre del ragazzo durante la prima guerra mondiale, e rosa non potranno negarglielo.
nella soffitta gelida, in compagnia di un ebreo fuggiasco e di suo padre con l'immancabile fisarmonica, liesel impara a leggere e a scrivere, impara l'importanza e il potere delle parole, quelle dei libri che ama leggere, quelle pronunciate da un uomo che ha scatenato la guerra e che ha ucciso la sua famiglia, quelle che generano un odio incommensurabile verso gli altri, verso quegli ebrei che da un giorno all'altro hanno smesso di essere tedeschi e sono diventati quella penosa colonna di moribondi in marcia che nessuno voleva - o poteva - aiutare.

l'orrore della guerra e dell'odio, la paura, la perdita delle persone care, la povertà, la fame, tutto viene narrato senza pietismi o pateticità di sorta, anzi, spesso le bravate di liesel e rudy riescono a strappare un sorriso. se le lacrime e il dolore salgono fino agli occhi durante la lettura, non è per un effetto voluto, ma è per la drammatica veridicità degli eventi narrati. è la verità che fa male più di ogni frase a effetto che potrebbe volgere a compassione il lettore.
la morte narra il racconto della storia di liesel, di quella dei suoi genitori, di max, di rudy, dell'europa stretta nella morsa della guerra, stanca del troppo lavoro a cui è costretta. a volte rastrella anime senza pensare a nulla, altre volte si lascia commuovere e culla i bambini che porta con se. non si poteva scegliere narratore migliore per un periodo orribile come quello.
magari non cambierà davvero la vita come dice la solita frase adesca lettori in copertina, ma di certo è un libro che da una bella botta nello stomaco. forte e intenso, è impossibile non innamorarsi dei personaggi, non soffrire con loro, non ridere, non vivere la loro vita durante la lettura e anche dopo
.
è un racconto che fa male e si fa amare per quello che è: la storia di una guerra attraverso la vita di una vittima, perché nessuno esce indenne da una guerra, qualsiasi essa sia, raccontata come si raccontano le storie vere, senza inutili fronzoli, senza lo sfregio del buonismo e dei commenti gonfi di moralismi da pochi soldi.

mercoledì 7 agosto 2013

macanudo 5 e tante, troppe, amare riflessioni sull'editoria a fumetti in italia

ho letto e adorato dalla prima all'ultima pagina del quinto numero di macanudo.
vi avevo già parlato di macanudo (qui), vi avevo già detto di quanto fosse un fumetto di bellezza e profondità rara, di inusuale poesia, di genio fuori dalle regole.
eppure.
quando ho chiesto notizie del sesto numero, l'editore mi ha detto che non aveva risposte. che macanudo non vende. che più di un volume all'anno...

le osservazioni da fare, a questo punto, sono innumerevoli.

basta che la sottoscritta stia qui a dirvi di comprare e leggere questo capolavoro, di consigliarlo ai vostri amici, per aumentare sensibilmente le vendite? ovviamente no.

si può sperare che un prodotto di nicchia, delicato, poetico, fuori dagli schemi, decisamente non per tutti, faccia il botto nelle classifiche di vendita e si affianchi alle cinquanta sfumature? ovviamente no.

sarebbe il caso che l'editore facesse un briciolo di pubblicità al suo prodotto? ovviamente sì.

è concepibile l'idea che un editore, che per inciso è un'associazione culturale, e non un editore/imprenditore, faccia soltanto i conti in tasca, senza credere neanche un po' a quello che fa, al punto che se qualcuno vuole acquistare questo fumetto deve per forza farlo su internet dopo un sacco di ricerche perché non si trova neanche su amazon, figuriamoci in libreria? ovviamente no.

è ovvio credere che se nessuna libreria ha quel prodotto, non ci si può aspettare che venda tanto? (perché, ebbene sì, ci sono ancora quelli che entrano in una libreria, acchiappano qualcosa, lo sfogliano, dicono wow bello! e decidono di comprarlo. si faceva così fino a qualche anno fa.) ovviamente sì.

ora io mi chiedo, cara double shot: vi lamentate che le vendite non sono abbastanza. il vostro sito non viene aggiornato da mesi? anni? la pubblicità che fate delle vostre pubblicazioni è pari a zero. mai una promozione né un'offerta. non vi si trova nei bookstore online. cosa diamine credete? che sia colpa della "scarsa sensibilità" dei lettori? o che non funziona affatto un simile atteggiamento, sopratutto se mirate tanto in alto con opere di questo livello?

sto cominciando a pensare di recuperarlo in spagnolo, a costo di imparare lo spagnolo per riuscire a leggerlo. mi spiace, tutti devono campare, ma il mercato editoriale italiano non può gravare sulle spalle dei lettori che credono nella qualità delle opere mentre gli editori se ne fregano completamente, delle opere come dei lettori, che ormai sono considerati soltanto come gli stupidi disposti ad uscire i soldi dalle tasche, e non persone che meritano quantomeno di conoscere le informazioni basilari sulla serie che hanno deciso di sostenere (anche dal punto di vista economico), tipo quando uscirà il prossimo numero e quanti ne sono stati pubblicati nel paese di origine (cosa che non potete non sapere, dannazione! da chi li comprate i diritti? come ho fatto ad arrivarci io al sito dell'editore argentino e non voi, che pubblicate macanudo in italia?).
è la solita vergogna inenarrabile.

provo rabbia e vergogna, anche se si tratta solo di un fumetto, perché i fumetti sono uno degli specchi della situazione della cultura in questo paese. conoscere e godere di un prodotto artistico valido è sempre più difficile, mentre le sfumature vanno a cinque euro pure in salumeria. mi illudevo, sbagliando, che un editore credesse fermamente in quello che è il suo lavoro, negli autori che decide di pubblicare, nei titoli che propone, cercando di arrivare al più ampio pubblico possibile.
invece a quanto pare non è così. lanciano una mezza esca, neanche il verme per intero. poi si siedono, e aspettano di vedere se e quanti pesci abboccano.
speravo nella passione per l'arte, invece vedo soltanto un desiderio - corredato da una sana dose di scarsa capacità - di fare soldi, e in culo tutto il resto. e mi riferisco a macanudo, come alla gp, che sarebbe pregata di farci sapere che fine hanno fatto lindbergh e gisèle alain, a j-pop con ciel, a starcomics e planet che vomitano cagate a raffica, alla fine che ha fatto davvero, alle ristampe richieste e mai arrivate, alla quasi defunta dynit e allo sfregio fatto a yotsuba&!, al tienili sulla graticola.
mi viene sempre più voglia di boicottarvi tutti.

ps. se qualche rappresentante delle sopracitate case editrici passasse per caso da qui e si sentisse offeso dal mio sfogo, ne approfitti per pensare a quanto si sentono offesi i lettori, privati di trasparenza, di informazioni, persino spesso di un briciolo di gentilezza nelle risposte che date quando chiediamo informazioni sulle serie che abbiamo iniziato a seguire e che bloccate senza dare neanche un avviso, figuriamoci chiedere scusa.
per me, atteggiamenti del genere, oltre che mancare di professionalità, denotano uno scarsissimo rispetto per il lettore come cliente e come individuo.

martedì 6 agosto 2013

la libreria degli amori inattesi

vi è mai capitato di sentirvi dei perfetti idioti perché decidete che volete assolutamente un libro perché vi piace la copertina? a me è capitato con la libreria degli amori inattesi. quel cagnolino mi ha fatta letteralmente impazzire per giorni fino a che ho ceduto e non ho comprato il libro. e ormai lo sapete, c'è una qualche divinità benevola che mi indirizza sempre verso scelte azzeccate, anche quando i criteri per la suddetta scelta sono a dir poco riprovevoli.
la libreria degli amori inattesi è davvero un bel romanzo, anche se, a contrario di quello che dice la quarta di copertina, non c'è nessun cucciolotto dagli occhi acquosi a zuccherare le parole. un cane c'è, si chiama tavish, ed è un vecchio cane un po' scontroso che si fa amare in modo discreto come saprebbe fare solo un vecchio cagnolino scontroso. mi piacerebbe tanto un cane come tavish.
ma andiamo con calma, non è tavish il protagonista della storia.

michelle si è appena trasferita da londra, decisa a farsi una nuova vita, certa che si getterà il passato alle spalle e ricomincerà ogni cosa da principio, dimostrando alla sua famiglia e al suo ex marito che può tranquillamente farcela da sola, con il suo negozio di articoli per la casa, lo home sweet home, il paradiso per chiunque voglia far diventare la sua casa un vero e proprio nido confortevole, bello e funzionale.
il problema è che però lei non è tipo da farsi subito delle amicizie, e se non fosse per il fortuito incontro con anna, sarebbe rimasta sola chissà per quanto. anna arriva come un tornado preannunciata da pongo, un dalmata abbastanza su di giri che mira alla tortina di michelle, al bar in cui quest'ultima sta con rassegnazione pensando alla propria solitudine. quando si dice il destino...
anna è la moglie di phil, o meglio la sua seconda moglie, e la mamma adottiva delle sue tre figlie, l'adorabile rebecca, becca per gli amici, studiosissima diciottenne che studia per entrare a cambridge, chloe, insostenibile sedicenne che vuole diventare una sorta di star della musica pop e lily, una bimba di otto anni che cerca di rimediare ai vuoti causati dal divorzio e dalla partenza in america della sua vera mamma inventando una vita per ciascuno dei suoi innumerevoli peluche.
le due donne, che si ritrovano a vivere vite praticamente diametralmente opposte, diventano presto amiche, e saltiamo subito a qualche anno dopo, quando il negozio di michelle va a gonfie vele e anna invece ha perso il suo lavoro di bibliotecaria.
destino vuole che il negozio accanto a quello di michelle, la libreria del signor quentin, chiuda e il proprietario si trovi costretto ad andare a vivere in una casa di cura. l'imprenditrice che c'è in michelle decide che, in un modo o nell'altro, il negozio sarà il suo home sweet home II.
ma ci sono delle condizioni per avere il negozio, tra queste una è che la libreria deve rimanere tale per almeno un anno. michelle, che odia tanto leggere, che gestisce una libreria? meno male che c'è anna, senza lavoro, e con una smisurata passione per i libri. cosa che farà zittire rory, l'odioso (almeno per michelle, a me sta un sacco simpatico!) avvocato del signor quentin, e che permetterà a michelle di avere il negozio.
a questo aggiungete la folle situazione familiare di anna e il misterioso passato di michelle, otterrete un racconto che si snoda avanti e indietro, tra il caotico presente, un passato che si vuole cancellare e un futuro che sembra così difficile da costruire, che parla di due donne diversissime tra loro che in fondo sognano soltanto la stessa cosa: vivere felici, coronando il loro rispettivo sogno.
non voglio dirvi altro, a me ha appassionato tantissimo e non ho intenzione di rovinarvi la sorpresa neanche un po'.

sabato 3 agosto 2013

la bambina senza cuore

sul blog de la leggivendola ho trovato un post che parlava di un e-book gratuito scritto da un'autrice italiana, emanuela valentini, e pubblicato da una nuova casa editrice, la speechless books, come primo volume di una nuova serie che mira a una politica editoriale volta alla qualità di contenuti oltre che dal punto di vista visivo ed editoriale.
l'iniziativa mi è parsa subito stupenda, il titolo, la bambina senza cuore, mi ha colpita fin da subito, gli esordienti mi incuriosiscono parecchio e poi la leggivendola riesce sempre a convincermi quando qualcosa le piace (a proposito cara, se passi da qui sappi che sto aspettando aghata raisin e la quiche fatale e non vedo l'ora che arrivi!), ergo ho scaricato subito la versione .pdf del libro (che trovate qui) e mi sono immersa nella lettura.
cosa posso dire? in primo luogo partiamo con uno di quei bei commenti a sangue freddo che so che vi piacciono tanto: questo libro (ebook? no, si può avere anche in cartaceo e spero di poterlo ordinare appena torno a casa, voglio farlo leggere anche a mia mamma che non credo proprio avrà la pazienza di farlo da pc) è bellissimo. mi ha stupita, davvero, non pensavo di trovarmi davanti un prodotto del genere.
bellissima storia, ottimo stile, ottima la cura grafica ed editoriale.
avevo il timore di imbattermi in qualcosa di sì carino ma, e invece.
vi racconto un po' la storia cercando di non fare spoiler, davvero un racconto del genere non li merita.
nell'ultimo decennio del 1800, a whisperwood, un piccolo paesino inglese immerso nella foresta, si è compiuto un delitto tanto efferato quanto privo di spiegazioni. nella stessa notte sono spariti il sindaco e una donna, mentre la figlia di lei è stata trovata uccisa brutalmente, un cadaverino senza più il cuore. alla piccola non viene concesso il funerale religioso, poiché non battezzata, e viene quindi seppellita nel cimitero dei non battezzati e dei suicidi, accompagnata da uno striminzito e spaventato corteo al quale partecipano emily e la piccola rosie maude, madre e figlia, entrambe poco accettate dalla comunità che nutre il sospetto che siano streghe.
il funerale viene interrotto dall'arrivo di un enorme uccello dalle grandi ali nere che terrorizza i pochi presenti e li fa fuggire, tutti eccetto le due strane donne.
cento anni dopo, siamo nel 1990, a whisperwood continuano a circolare strane storie e racconti paurosi che però non hanno intaccato l'animo di nathan, il giovane figlio del sindaco, william morris, discendenti entrambi del vecchio sindaco scomparso un secolo prima.
stanco delle stupide superstizioni, del non trovare risposta alla morte della madre, sparita quando lui era piccolo per colpa delle sconosciute creature che uccidono chiunque si trovi la sera per strada a whisperwood, dopo un litigio con il padre, nathan corre fuori casa, deciso a sfogare nella corsa la sua frustrazione. senza raccontarvi troppo cosa succede, nathan si ritrova a finire nel vecchio cimitero abbandonato, in un'isoletta vicino al lago whisper, e fa conoscenza con dei personaggi a dir poco curiosi: un fantasma che si fa chiamare il poeta e che ama disquisire di filosofia e, ovviamente, di poesia, un gargoyle di pietra animato che si comporta come un cane e che si chiama rufus, un enorme angelo di marmo, anche questo dotato di vita, il cui nome e bianco e lola, una strana bambina che parla come un vecchio libro e che immediatamente colpisce dritto al cuore del giovane nathan.
mentre gli accadimenti legati alla cittadina e al vecchio cimitero si infittiscono e si intrecciano tra di loro, coinvolgendo anche nathan, ritroviamo rosie maude, ormai vecchissima, sola, triste e isolata da tutti.
tra lei e nathan si crea un legame speciale, che porterà il ragazzo a conoscere pian piano una delle storie più terribili, tristi e violente della storia della sua cittadina e della sua famiglia.

non voglio dirvi nient'altro, ci sono un sacco di colpi di scena che mi hanno stupita, altri che nonostante me li aspettassi mi hanno ugualmente fatta trasalire. insomma, leggetelo.
anche perché emanuela valentini scrive benissimo, in uno stile che sa di antico anche se non si perde in fronzoli inutili, aggiungendo un tocco di malinconia e poesia in ogni frase, rendendo dolci anche gli eventi più tristi, come giustamente diceva la leggivendola, scrivendo una favola dark destinata ad adulti e bambini.

e ne approfitto per fare i complimenti all'autrice (bravissima! voglio leggere presto altro di suo, magari su carta!) e alla casa editrice, che ha fatto un ottimo lavoro e ha avuto una bellissima idea.
leggete e diffondete, questa è roba che merita tutta la pubblicità che gli si può fare!
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