venerdì 9 dicembre 2011

1Q84

questa notte terminare la lettura di 1Q84 è stato come ricevere una pugnalata allo stomaco affondata male. perché i giapponesi sono così bravi a interrompere qualsiasi cosa, anime, manga, libri, nei momenti più cruciali e carichi di pathos? lasciamo stare queste stupide considerazioni, e andiamo al punto.
io non sono sicura di essere in grado di saper parlare di un libro del genere. anzi sono certa di esserne incapace completamente.
man mano leggevo la sensazione era prima quella di un grande puzzle che a poco a poco, pezzo per pezzo, prendeva forma. poi ho capito che quell'immagine era quantomai sbagliata: la storia/io era/ero tante goccioline, ognuna attaccata a uno dei tanti estremi di una ragnatela e poco per volta tutte queste gocce scivolavano verso il centro della ragnatela, unendosi e comprendendosi in una goccia più grande, ogni volta sempre più, man mano si ingrandiva la goccia, aumentava il grado di comprensione.
capire qualcosa è stato, durante la lettura di questo romanzo, un' esperienza incredibilmente vivida. come rendersi conto di una svolta fondamentale della propria vita proprio un attimo dopo che è successa. un'iniezione di ghiaccio fredda dentro le vene della coscienza.
della storia, della trama, di 1Q84 non posso assolutamente parlare. non è un romanzo di cui si può parlare della trama di fondo senza lasciare a chi deve ancora leggerlo il piacere di farlo. la storia, che solitamente è l'aspetto che paradossalmente lascio a margine nelle valutazioni complessive di un romanzo, è bellissima e travolgente. incredibilmente travolgente. eppure ho sentito la necessità, cosa che non mi capita mai, di leggere un po' per volta, senza strafare, chiudendo ogni tanto il libro per pensare, per assorbire al meglio quello che avevo appena letto.
di murakami, secoli fa, avevo letto tokyo blues e norvegian wood, che non ricordo praticamente per nulla. fino ad adesso avevo ignorato questo autore, infastidita da tutto il vocìo che lo circondava. quasi sempre i best seller si scoprono delle schifezze, quindi preferisco evitare. 'sta volta ho deciso di andare contro questa regola, e ho azzeccato. lo stile di murakami è particolarissimo e per quello che mi riguarda perfetto. l'immagine che mi tornava fissa in mente ogni volta era quella di uno sguardo e di un corpo immobile e muto. la volontà di non esternare le emozioni, fortissime, che spingono dietro un muro elastico ma impossibile da abbattere. nonostante sia ridondante e descrittivo fino ai più piccoli particolari, murakami si evita ogni fronzolo inutile: per me, come è scritto è quasi perfetto. asciutto, secco, preciso eppure vivo. la geometria perfetta eppure calda ed effimera di una ninfea.
mi sono affezionata ai personaggi, ad aomame in particolare, con il suo tragico destino che si è messa addosso come un cappotto ben abbottonato, e a fukaeri, di cui ho immaginato la bellezza muta e inarrivabile per tutto il tempo da quando è comparsa.

sull'edizione italiana ho poco da dire. la traduzione non ho idea di come possa essere, ma amitrano ha un'ottima reputazione, e questo basta. la copertina italiana, per quanto mi piaccia in linea generica, sta un puntino sotto quella giapponese, che preferisco di molto dal punto di vista grafico, molto più essenziale e meglio organizzata, capace di trasmettere la sensazione di deformazione della realtà che arriva dalle pagine.
quella inglese e americana (quella con la luna e quella con la foto in trasparenza, non so in che ordine, ma sono sicura che siano anglofone entrambe) le trovo oscenamente bimbominkieske. quella francese pecca solo per quelle foglie (ho capito a cosa si riferiscono, però non mi piacciono comunque, anche se è un bel riferimento sicuramente) mentre quella tedesca ha il pregio di essere anche lei molto essenziale, senza avere però l'eleganza di quella giapponese (perdonate la mia disquisizione sulle copertine, è anche 'sta volta deformazione professionale...)



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